Niente Barriere sara'in manutenzione per qualche giorno, ci scusiamo per eventuali disagi.

31 maggio 2011

Censura, allarme per 50.000 blog italiani

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50 mila blog chiusi per stampa clandestina?

All’inizio di maggio una sentenza della prima sezione penale della Corte di Appello di Catania ha equiparato un blog ai giornali di carta. Dunque commette il reato di stampa clandestina chiunque abbia un diario in Internet e non lo registra come testata giornalistica presso il tribunale competente, come prevede la legge sulla stampa n 47 del 1948.

La vicenda è paradossale e accade in Italia. Lo storico e giornalista siciliano Carlo Ruta aveva un blog: si chiamava Accadeinsicilia e si occupava del delicato tema della corruzione politica e mafiosa. In seguito a una denuncia del procuratore della Repubblica di Ragusa, Agostino Fera, quel blog è stato sequestrato e chiuso nel 2004 e Ruta ha subito una condanna in primo grado nel 2008. Ora la Corte di Appello di Catania, nel 2011, ritiene che quel blog andava considerato come un giornale qualsiasi – ad esempio La Repubblica, Il Corriere della Sera o Il Giornale – è dunque doveva essere registrato presso il “registro della stampa” indicando il nome del direttore responsabile e l’editore. La notizia farà discutere a lungo la blogosfera italiana: cosa succederà ora?

Massimo Mantellini se la prende con Giuseppe Giulietti e Vannino Chiti per aver presentato in Parlamento la Legge 62 sull’editoria, che è stata poi approvata, con la quale si definisce la natura di prodotto editoriale nell’epoca di Internet. Ma il vero problema, a mio avviso, è la completa o scarsa conoscenza di cosa sia la Rete da parte di grandi pezzi dello Stato, incluso la magistratura. Migliaia di burocrati gestiscono quintali di carta e non sanno quasi nulla di cosa accade in Internet e nei social network. Questa sentenza, quindi, è un regalo alla politica cialtrona che tenterà ora di far chiudere i blog scomodi. Proveranno a imbavagliarci.

In Italia ci sono oltre 50 mila blog. Soltanto BlogBabel ne monitorizza 31 mila. Nel mondo esistono almeno 30 milioni di blog e forse sono anche di più. I blog nascono come diari liberi on line, può aprirne uno chiunque. Una casalinga. Uno studente. Un professore universitario. Un operaio. Un filosofo. Chiunque. Ma adesso in Italia non è più possibile e possiamo dire che inizia il Medioevo Digitale. Nel mondo arabo i blog e i social network hanno acceso il vento della democrazia, il presidente americano Barack Obama plaude il valore di Internet e la libertà d’informazione, Wikileaks apre gli archivi segreti delle diplomazie, e noi, in Italia, in un polveroso palazzo di giustizia, celebriamo la morte dei blog.

(…) Vogliamo innalzare una grande scritta davanti alla Corte Costituzionale con lo slogan “Io bloggo libero, non sono clandestino!”. Eggià: perché gli avvocati di Ruta faranno appello in Cassazione e a quei giudici bisognerà far sapere che in Italia ci sono 50 mila persone libere che hanno un blog e confidano nell’articolo 21 della Costituzione, che permette la libertà di espressione con qualunque mezzo.

Che ne dite? Ci proviamo?

Enzo di Frenna

Fonte originaria: “Il Fatto” (edizione on-line), 28 maggio 2011

Movimento Italiano Disabili, oggi grande manifestazione a Roma per i diritti dei disabili


Il Movimento Italiano Disabili organizza oggi a Roma a partire dalle ore 10:00, in Piazza Montecitorio, una grande manifestazione a favore dei diritti dei disabili, e contro le attuali politiche italiane in fatto di disabili. La politica infatti in questi anni non ha fatto altro che insultarci e lasciarci, di fatto abbandonandoci, al nostro destino. Sia noi disabili, sia le nostre famiglie. Una situazione non più accettabile.

Sarà l'occasione, per chiedere a gran voce:
  1. Aumento assegno sociale (invalidità civile) 260 euro, Media europea 600 euro
  2. Aumento delle pensioni minime 470 euro, a 700 euro
  3. Aumento assegno di accompagnamento 480 euro a 900 euro
  4. Prepensionamento per i disabili e familiari con disabili gravi e gravissimi
  5. Esenzione dei ticket e dalle fisioterapie per i disabili e le fasce più deboli
  6. Riconoscimento delle malattie RARE “riconosciute solo a parole”
  7. C.C.S.V.I. contro la sclerosi multipla avendo diritto alle cure innovative e ricerca
  8. Una vera politica contro le barriere architettoniche (mai eliminate)
  9. Dipartimento unico della disabilità, per far smettere il continuo sperpero di risorse da parte di regioni, enti, province e comuni
  10. Lavoro per i disabili legge 68/99 per non avere più l’elemosina dal governo

Solo uniti possiamo cercare di arginare questa vera e propria discriminazione verso la nostra categoria, siamo contro ogni forma di tagli che il governo e le regioni attuano contro i disabili

UNITI PER DIRE BASTA!!!!!
info@ilmid.it - Tel. 0774.343891

Per info vi invito a visitare il sito del Movimento Italiano Disabili
cliccando su http://www.ilmid.it/

30 maggio 2011

Trapianti, 10mila in lista d'attesa

''Aumentano i donatori, ma sono anziani, e per questo i trapianti da cadavere alla fine risultano stabili. Sebbene all'inizio del 2011 ci sia stato un lieve aumento, il sistema si conferma stabile''. Questa la fotografia dei trapianti in Italia scattata dal direttore del Centro Nazionale Trapianti, Alessandro Nanni Costa, durante la presentazione, al ministero della Salute, della ''Campagna nazionale per la donazione e il trapianto di organi''.

E intanto quasi diecimila persone (9.362) sono in lista d'attesa: 6.961 aspettano un trapianto di rene, 1.234 un trapianto di fegato, 723 un cuore, 352 un polmone e 252 il pancreas. Guardando i dati delle donazioni nel primo quadrimestre 2011 si trova un aumento del numero dei donatori di 87 unita' (+3,8%) mentre il numero di organi trapiantati si attesta su un aumento di 26 unita' (+1%). I dati registrano anche una diminuzione dell'eta' media dei pazienti con lesioni traumatiche a fronte di aumento dell'eta' di pazienti neurolesi (72 anni) e di quelli che muoiono in seguito a lesioni cerebrali (65 anni). L'eta' media dei soggetti sottoposti ad accertamento di morte si attesta sui 62 anni. Da questi numeri emerge, da un lato, che nelle rianimazioni italiane muoiono meno giovani, dall'altro si assiste pero' a un forte invecchiamento degli organi donati che segue il trend generale di invecchiamento della popolazione.

''Tanto piu' e' anziano il donatore - spiega Nanni Costa - e minore e' il numero degli organi che si possono prelevare. Un giovane, infatti, puo' arrivare a donare fino a 5 organi, mentre tra i 65 e i 75 anni si puo' donare il fegato e, solo in alcuni casi, il rene''. Per esempio, sul fronte dei donatori segnalati, nel 2010 erano il 38,1 su un milione di abitanti e nel 2011 il 39,4, ma analizzando poi i dati dei donatori procurati (abili a donare) il dato resta sostanzialmente stabile tra i due anni: 21,7 nel 2010 e 21,8 nel 2011. In merito invece alle differenze territoriali al Nord si registrano 27 donatori per milione di abitante, dato che si dimezza al Centro-sud, con 13 donatori.

Sul fronte dei trapianti di rene da vivente, le donne risultano essere le piu' generose, e, dal 2001 al 2010, su 1.304 trapianti, il 69% degli organi e' arrivato da loro, contro il 31% degli uomini. La situazione si ribalta pero' quando si analizza il genere del ricevente: le donne sono il 34% e gli uomini il 66%. In particolare, ha detto ancora Nanni Costa, dal 2006 al 2010 i trapianti di reni da vivente e' quasi raddoppiato attestandosi al +84%. Anche nel 2010 si e' registrato un aumento del 25% di trapianti di rene da vivente rispetto al 2009 e analizzando l'ultimo anno si conferma il trend evidenziato nel decennio: le donne donano molto piu' degli uomini. Nella donazione di rene da vivente tra coniugi nel 71,4% sono le donne che donano ai mariti, a fronte di un 24,4% di mariti che donano alle mogli. Nel caso di donazione di rene da vivente tra consanguinei nel 51% dei casi le donatrici sono le madri, nel 20% i padri.

Certo e' che, a fronte di un aumento dei trapianti da vivente, resta il problema di quelli da cadavere per cui il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha tracciato strade alternative ai trapianti stessi, che, non aumentando, costringono a trovare altre vie: dagli organi artificiali alle staminali, dalle terapie rigenerative al miglioramento delle tecniche di conservazione.

''Vorrei arrivare ad una sanita' in cui il trapianto non sia piu' un problema, ma una delle tante opportunita' - ha detto Fazio - Ho gia' consultato informalmente alcune regioni, alla prossima Conferenza, tra una quindicina di giorni, porro' la questione''. Come si e' detto, infatti, a fronte di un lieve aumento dei donatori, sale anche la loro eta' media (62 anni) il che significa avere piu' donatori ma meno organi donati. ''Una situazione da cui non ci aspettiamo miglioramenti, dunque - ha spiegato Fazio - dobbiamo andare a colmare il divario tra richiesta e offerta in altri modi. Abbiamo notato che la sopravvivenza media in lista d'attesa e' piuttosto alta, segno che il sistema riesce a far sopravvivere i pazienti, anche con gravi insufficienze di organo, per anni.

Pensiamo quindi di trasferire le metodologie impiegate per i trapianti in una filiera unica per il trattamento delle gravi insufficienze, che prenda strade alternative come le terapie rigenerative o gli organi artificiali, disegnando nuovi percorsi della presa in carico di questi pazienti. Una filiera che comprendera' anche i trapianti perche' le due cose non possono essere scisse. Siamo il primo paese europeo - ha concluso - ad affrontare questo percorso''.

Fonte asca

27 maggio 2011

La tetraparesi spastica non ferma Cinzia Rossetti. Cinzia è pronta a sfidare il mondo della moda

Cari amici oggi vi propongo la storia di Cinzia Rossetti, 39 anni di Brescia, laureata in Scienze dell'Educazione ed affetta da tetraparesi spastica.

«Una donna può essere bella e attraente nonostante l'handicap». E' questo il giusto pensiero di Cinzia Rossetti, una ragazza di 39 anni di Brescia che malgrado la sua malattia, è determinata più che mai nel cercare di realizzarsi. A Brescia, Cinzia lavora presso la Bottega Informatica e tra le altre cose, essa ha fondato un'associazione di volontariato intitolata  "Zanzébia". Una vita già ricca di spunti anche per una persona "sana". Ma a Cinzia questo non basta, vuole di più. Ed ecco, dulcis in fundo, un nuovo obiettivo: sfidare il mondo della moda diventando, malgrado la sua disabilità, una modella.
«L'idea mi è nata giusto un anno fa, quando sono stata a Torino a vedere una mostra di Paolo Ranzani nella quale spiccavano un paio di foto che ritraevano atleti disabili come la ballerina Simona Atzori e la medaglia d'oro del basket Andrea Rocca.

26 maggio 2011

Pensioni, la maggior parte non arrivano a 500 euro

(clicca la foto)

Oltre la metà delle pensioni erogate dall'Inps, precisamente il 50,8%, non arriva a 500 euro al mese. È quanto si evince dal Rapporto annuale dell'istituto. La quota sale al 79% se si considera la soglia dei 1.000 euro lordi mensili. L'11,1% presenta importi compresi tra i 1.000 e i 1.500 euro mensili e il 9,9% superiori ai 1.500 euro. Per quanto riguarda le pensioni da 500 a 1.000 euro mensili, continuano a prevalere le pensioni femminili con il 30,5% rispetto al 24,9% delle pensioni maschili.

Il trend si inverte nelle classi di importo più elevato, laddove le pensioni dei titolari maschi presentano pesi percentuali nettamente più significativi: il 18,9% tra i 1.000 e i 1.500 euro mensili (contro il 5,6% per le donne) e il 20,2% con importi superiori ai 1.500 euro mensili (a fronte di appena il 2,6% per le pensioni erogate alle donne). Il gruppo più numeroso di pensionati è rappresentato dai titolari di sole pensioni di vecchiaia (7,2 milioni), ai quali è destinato un reddito pensionistico lordo medio mensile pari a 1.182,82 euro.

Il secondo gruppo in termini di numerosità è costituito dai titolari di almeno due pensioni di tipo previdenziale non della stessa specie (1,6 milioni), che mediamente ricevono 1.185,31 euro al mese. Seguono i beneficiari di sole pensioni assistenziali (1,5 milioni) che percepiscono mediamente 621,71 euro mensili e, nell'ordine, i percettori di prestazioni assistenziali associate a una qualche prestazione di tipo previdenziale (1,4 milioni) con importi medi mensili pari a 1.338,98 euro, i titolari di sole pensioni ai superstiti (1,3 milioni), che ricevono mediamente ogni mese 869,15 euro e i beneficiari di sole pensioni di invalidità previdenziale (circa 717mila) con importi medi mensili di 754,30 euro. Il 91% delle pensioni Inps erogate alle donne è inferiore ai 1.000 euro ma per sei assegni su 10 l'importo è inferiore a 500 euro.

I pensionati Inps a fine 2010 erano 13.846.138 ma le donne pur essendo il 54% del totale (7,5 milioni a fronte dei 6,3 milioni di pensionati uomini) possono contare solo sul 45% della spesa complessiva. Gli uomini ricevono in media su 1.311 euro al mese (la media è tra i 1.284 di chi può contare su una sola pensione e i 1.442 euro medi di chi beneficia di più assegni) mentre le donne hanno un reddito pensionistico medio di 893 euro (la media tra i 744 euro di chi ha un solo assegno e i 1.183 di chi ha due o più trattamenti).

Un pensionato su due percepisce importi inferiori ai 500 euro al mese. La percentuale sale al 61,3% se si tratta di donne (il 91,8% risulta sotto i 1.000 euro). È questo il quadro che emerge dal rapporto annuale dell'Inps. Dalla distribuzione delle pensioni per classe di importo si osserva infatti che il 50,8% delle pensioni erogate appartiene alla classe più bassa, con importi inferiori ai 500 euro mensili. Questa quota sale al 79% se si considera la soglia dei 1.000 euro lordi mensili. L`11,1% presenta importi compresi tra i 1.000 e i 1.500 euro mensili e il 9,9% superiori ai 1.500 euro.

Emergono però notevoli differenze nella distribuzione degli importi tra i sessi. Il 61,3% delle pensioni erogate alle donne si situa al di sotto dei 500 euro mensili, a fronte del 36% per gli uomini. Nella classe di importo immediatamente successiva, da 500 a 1.000 euro mensili, continuano a prevalere le pensioni femminili con il 30,5% rispetto al 24,9% delle pensioni maschili. Il trend si inverte nelle classi di importo più elevato, laddove le pensioni dei titolari maschi presentano pesi percentuali nettamente più significativi: il 18,9% tra i 1.000 e i 1.500 euro mensili (contro il 5,6% per le donne) e il 20,2% con importi superiori ai 1.500 euro mensili (a fronte di appena il 2,6% per le pensioni erogate alle donne).

NEL 2010 BOOM DELLE PENSIONI DI ANZIANITA' - Boom per le pensioni di anzianità nel 2010: nell'anno - secondo quanto si legge nel Rapporto annuale dell'Istituto presentato oggi - sono stati liquidati 174.729 trattamenti a fronte dei 100.880 registrati nel 2009 (+73%). La crescita ha seguito un anno, il 2009, nel quale a causa del passaggio dei requisiti da 58 a 59 anni a fronte di 35 di contributi il numero di pensioni di anzianità era stato molto basso. Nel 2011 con il nuovo «scalino» (da 59 a 60 anni) e l'entrata in vigore della finestra mobile si prevede un nuovo calo. Nel 2010 l'età media per la pensione di anzianità è stata di 58,3 anni per i lavoratori dipendenti e di 59,1 per gli autonomi.

LA SPESA PENSIONISTICA - La spesa pensionistica l'anno scorso è aumentata del 2,3% rispetto al 2009 ed è stata di 190,453 miliardi di euro, «comprensivi della spesa per l'erogazione delle indennità di accompagnamento agli invalidi civili, pari a 13.083 milioni di euro».

IL FUTURO DEI GIOVANI - «La pensione non è a rischio per i giovani: ci sarà, ma la qualità della loro pensione di domani si costruisce oggi, agganciata sempre più al destino del sistema Paese». Così il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, durante la presentazione della relazione annuale dell'istituto alla Camera dei deputati. «C'è - ha sottolineato Mastrapasqua - una necessità che deve essere ribadita ai giovani e ai meno giovani: bisogna lavorare più a lungo. La fuga dal lavoro è un approccio incompatibile con l'allungamento dell'età anagrafica».

IL PD ATTACCA TREMONTI - «Le smentite di Tremonti lasciano il tempo che trovano. Ormai l'hanno visto tutti e noi lo dicevamo da tanto tempo: noi abbiamo perso il doppio degli altri nella crisi in termini di Pil e stiamo crescendo della metà rispetto agli altri paesi». Lo ha detto a Trieste il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. «È indiscutibile e il guaio vero - ha agiunto - è che abbiamo un governo che nega la realtà. Tutti chiedono al governo di dire come stanno le cose e mettere in campo qualche misure per reagire. Da tre anni ci dicono che non c'è problema, ogni volta che arriva una notizia dall'Istat dicono che non è vero, e così non abbiamo fatto niente».

25 maggio 2011
fonte unita

25 maggio 2011

Questa multa chi la paga

(Maurizio Crozza)
Ballarò 24/05/11 

Mia figlia in carrozzina, il lavoro e quei politici sordi

Carissimi politici e soprattutto governanti chi vi scrive è un papà con una figlia ( Dajana ) di 25 anni disabile dalla nascita e sulla carrozzina ( sua mamma è morta 6 anni fa), quindi in poche parole vi spiego la mia situazione: la lavo, le preparo da mangiare, la vesto la metto a letto e faccio tutto ciò di cui ha bisogno e questo, voglio farvi capire,  lo faccio 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno. In più devo lavorare per vivere. E non sono certamente il solo in questa situazione, lo so che già tanti genitori vi hanno scritto e tutti assieme vi chiediamo il prepensionamento che da ben sedici anni vi era stato chiesto e da un anno è passato alla Camera ed è fermo al Senato. Aggiungo che le leggi se volete le fate passare in un giorno. Questo mio scritto l’ho fatto avere a voi cari governanti e politici e in più a giornali, tv e radio. Ascoltateci, dateci una risposta.

Firmato: Walter Menia (nella foto).

24 maggio 2011

Parma e Castel Sant'Angelo le città più vivibili per i disabili

(foto disabili.com) 

Se la città spagnola di Avila si è aggiudicata la prima edizione del premio europeo per le città a misura di disabili (l'Access City Award), la città di Parma è tra le prime in Europa per il sostegno alle persone con disabilità. Nella speciale classifica delle città a misura di disabile troviamo a sorpresa un piccolo centro italiano, Castel Sant'Angelo (Provincia di Rieti). Questa classifica, stilata per vedere dove trovare una migliore vivibilità per chi ha delle difficoltà motorie o intellettive, è stato l'ISFOL all'interno del progetto DSE "Disability and social exclusion".

Maggiori informazioni qua

22 maggio 2011

Farmaco dannoso, ora ne risponderà il medico che lo ha prescritto

Scatta il risarcimento dei danni se il farmaco prescritto al paziente gli procura danni. Lo rileva la Cassazione (sentennza 11005/11) che conferma il risarcimento inflitto ad un medico veneziano colpevole di avere prescritto l’assunzione di un farmaco ad un paziente che aveva poi procurato danni alla vista. La Suprema Corte afferma che «la responsabilità professionale del medico - ove pure egli si limiti alla diagnosi e alla illustrazione al paziente delle conseguenze della terapia o dell’intervento che ritenga di dover compiere, allo scopo di ottenere il necessario consenso informato, ha natura contrattuale e non precontrattuale». In pratica, è il medico ad avere l'obbligo di informare il paziente.

La difesa puntava a dimostrare che non era stato provato che la maculopatia del paziente fosse effettivamente dovuta all’assunzione del farmaco prescritto. La Cassazione ha evidenziato che «il professionista non ha mai posto in discussione nè l’affezione da parte dell’attore alla maculopatia, nè il rapporto tra questa malattia e l’assunzione dello specifico farmaco prescritto dal dottore». Inoltre, «la derivazione causale in questione è dimostrata dalla documentazione medica prodotta dall’attore». Il dottore dovrà risarcire il danno e rifondergli le spese sostenute nel giudizio in Cassazione per un importo di 2.200 euro.

Fonte: La Stampa

Il Presidente della RAI Garimberti: Basta con i video messaggi di Berlusconi nei TG

(Garimberti stringe la mano al Presidente Giorgio Napolitano - foto Wikipedia) 

E' ora di finirla con i continui video messaggi di Berlusconi nei telegiornali e in particolare nei TG del servizio pubblico. A una settimana dai ballottaggi serve un riequilibrio tempestivo, dando spazio a tutti i candidati o ai leader di partiti diversi da quello del Presidente del consiglio. A chiederlo è il Presidente della Rai Paolo Garimberti.
''Un conto è dare una notizia, e il primo commento del Presidente del Consiglio ai risultati delle amministrative certamente lo era. Altro discorso è consentire che questa notizia diventi poi una sorta di comizio, per giunta senza un'adeguata compensazione con opinioni di altri candidati. Questo - ed è ben noto - nessun giornalista dovrebbe mai permetterlo, meno che mai i giornalisti del servizio pubblico che devono sempre avere chiara la missione fondamentale che è affidata loro: informare e dare al cittadino la possibilità di avere un panorama completo delle opinioni. Alla luce di quanto accaduto, è necessario che la Rai - per adempiere appieno alla sua missione di Servizio Pubblico - riequilibri tempestivamente dando spazio, sui temi delle amministrative, a punti di vista di candidati o leader di partiti diversi da quello del Presidente del Consiglio''. (Paolo Garimberti, Presidente della RAI)
Garimberti ha ragione, finalmente qualcosa si muove. Il mandare continuamente in onda nei telegiornali video/audio messaggi, mi ha stancato ed è molto pericoloso per la nostra democrazia. Tutto questo suona alle mie orecchie ancora una volta come PNL o messaggio subliminale. Strumenti questi che se usati in politica, ci fanno paragonare lo dico per l'ennesima volta senza vergognarmene, a una dittatura oramai prossima. Volete qualche esempio? Provate a pensare alla strategia mediatica di gente come Saddam, Gheddafi e di Fidel Castro per fare qualche esempio. Non trovate delle similitudini?

La mia sensazione è che per fortuna molti italiani schierati politicamente nel centro destra, pur non capendo niente di PNL o Messaggi Subliminali, hanno finalmente capito dopo quasi vent'anni che tutta questa propaganda è pura gazzosa. Per chi avesse ancora dei dubbi chieda agli Aquilani o agli abitanti di Napoli e dintorni ad esempio ...

Giuliano Ferrara: Il monologo di Berlusconi ha stufato gli Italiani


Sottolineo una cosa: Fu proprio il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara (tralascio il mio parere sulla sua trasmissione televisiva, pessima) qualche tempo fa durante una manifestazione del PDL, a paragonare Berlusconi a Breznev, un personaggio che si è segnalato nella storia per non essere proprio un modello di democrazia ...   

21 maggio 2011

La vita di Giovanni Paolo II in Streaming (Documentario - 2005)



La vita di Karol Wojtyla dai difficili inizi in Polonia, all’arrivo sulla scena mondiale come il primo Papa non italiano in oltre 400 anni, fino alla sua missione in giro per il mondo come sostenitore dei diritti umani. Un reportage realizzato attraverso materiali d’archivio, interviste agli amici d’infanzia e membri del Vaticano…

La vita di Giovanni Paolo II - Prima Parte
(Megavideo)


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La vita di Giovanni Paolo II - Seconda Parte


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Oppure Guarda il video:
Guida Megavideo Player Streamo.TV


Malasanità, Costose attrezzature e sprechi. Ecco perché in Italia la Sanità non funziona.

(malasanità vignetta ilnord.com)


Dieci mesi per una mammografia nell'ospedale di Frosinone, addirittura tre anni per un eco doppler a Latina. Senza contare l'allarme infezioni nella terapia intensiva delle Molinette di Torino. Dopo gli scandali negli ospedali italiani, Alberto Bencivenga, specialista in chirurgia generale all'ospedale di Roma e Firenze, lancia su Affaritaliani.it la sua denuncia sul cattivo funzionamento della Sanità italiana. "Tornato in Italia, dopo 42 anni spesi a praticare chirurgia e ad insegnarla all'università in due Paesi europei (Germania e Svizzera) e due africani (Somalia, quando questa terra era un paradiso terrestre, e Kenya), mi sono scandalizzato per quello che ho trovato". Poi spiega: "Costose attrezzature, sprechi e tempi lunghissimi di degenza dove si possono anche contrarre le malattie più svariate. Ecco perchè la sanità in Italia funziona peggio che in Kenya". E infine ad Affari svela il metodo per far eccellere a livello mondiale le prestazioni cliniche italiane.

LA DENUNCIA

1 - ATTREZZATURE COSTOSE MA PRESTAZIONI CARENTI- Le costose attrezzature ospedaliere in Italia sono ovunque usate in modo insufficiente ed antieconomico, dato il sistema organizzativo dei nostri ospedali, anche se non tutti sanno che il numero di letti ospedalieri pubblici pro capite è in Italia di gran lunga maggiore che in Germania, cioè nel Paese con, probabilmente, il miglior sistema sanitario pubblico del mondo, un sistema che è assolutamente privo dei ben noti e scandalosi ritardi delle prestazioni cliniche disponibili in Italia. Tutti sanno che cosa succede, per esempio al CTO a Roma, che mi piacerebbe di dirigere per un po’ di tempo, anche senza stipendio, solo allo scopo di dimostrare con che facilità se ne potrebbe fare un ospedale di fama internazionale (ci porterei in comodato d’uso, ma riservandomene la proprietà, oltre un milione di dollari dei più sofisticati strumentari per la chirurgia dei traumi e per endoprostesi ortopediche).

Che fare per sfruttare al meglio le nostre attrezzature ospedaliere? Basta seguire l’esempio di quello che si fa quasi ovunque altrove nei paesi civili e, cioè, permettendo a qualunque specialista che lo richieda, di essere accreditato da un determinato ospedale per lavorarci (naturalmente questa accreditazione si dà soltanto a specialisti che il loro curriculum dimostra essere sicuramente competenti e che vengono, quindi, avallati dall’Ordine dei Medici).

Gli specialisti accreditati di ogni reparto eleggono fra loro un capo-servizio ogni due o tre anni, a rotazione. Nel caso delle specialità chirurgiche, esisterà anche un Consiglio permanente delle sale operatorie, in cui siedono tutti i chirurghi e gli anestesisti accreditati e una rappresentanza del personale infermieristico di sala operatoria. Questo consiglio, che si riunisce a scadenze fisse ed almeno una volta ogni mese, è competente a decidere le routine e le modalità d’uso del reparto operatorio. Ogni giorno, a rotazione, uno degli specialisti accreditati per ciascuna specialità è di accettazione e sarà responsabile del trattamento dei pazienti ricoverati d’urgenza nel suo giorno di guardia, oltre che dei trattamenti di pazienti da lui studiati in ambulatorio e ricoverati per le terapie del caso. Questo specialista sarà pagato non a stipendio, ma per le singole prestazioni effettivamente effettuate e riceverà la pro-rata dedotta dal costo generale pagato all’ospedale dalle assicurazioni o dal Sistema Sanitario Nazionale, riferita alle prestazioni effettivamente effettuate. Le terapie necessarie le attuerà assistito dagli assistenti dell’ospedale, che debbono tutti essere allievi della relativa scuola di specializzazione e che, invece, percepiscono uno stipendio dall’ospedale, che può essere cumulato con un’eventuale borsa di studio per la scuola di specializzazione.

Gli specialisti accreditati non possono esercitare al di fuori dell’ospedale accreditante, il quale però fornirà loro gratuitamente servizi di segreteria, di amministrazione e di ambulatorio. Naturalmente, il malato che volesse cambiare specialista curante, può farlo liberamente, seguendo un semplice protocollo predefinito. Una mentalità comune o una scuola, come si diceva in passato, si forma gradualmente mediante l’istituzione dei meeting, che in italiano potremmo chiamare incontri clinici, a scadenze fisse almeno mensili, ed a cui partecipano tutti i medici che lavorano nell’ospedale ed i medici di base che sono interessati. Di questi incontri clinici, i più importanti sono i seguenti: a) Incontro clinico sulla mortalità, in cui si discutono tutti i casi di pazienti deceduti, con lo scopo di rispondere alla domanda, se la morte era evitabile o no; b) Incontro clinico sulle complicazioni e sulle infezioni; c) Incontro clinico-radiologico, in cui ciascun clinico descrive il caso e spiega perché ha richiesto un particolare esame diagnostico per immagini e viene seguito dal radiologo che illustra i risultati ottenuti e, eventualmente, indica il tipo di esame che sarebbe stato più utile nella fattispecie attuale; d) Incontro clinico su casi speciali, in cui ciascun clinico illustra i casi di particolare interesse scientifico osservati nel mese appena passato. Inutile dire che gli assistenti ed i tirocinanti sono obbligati a partecipare a tali meeting e che se gli specialisti accreditati disertano tali meeting, perdono il diritto di operare nell’ospedale.

Questo sistema, che attua la regola aurea che il mio professore di storia e filosofia al liceo cercò di insegnarci e, secondo cui, sono buone solo quelle leggi che creano nella maggioranza l’interesse ad obbedirle, pone in essere negli specialisti accreditati nell’ospedale un sano desiderio di eccellere nella loro opera didattica, nelle loro prestazioni cliniche e nel loro modo di trattare i pazienti, allo scopo di crearsi una reputazione tale per cui sono scelti da più pazienti possibile e, di conseguenza, guadagnano di più. Questo sistema, se applicato anche in Italia, avrebbe anche l’effetto collaterale non di poco conto di abolire in brevissimo tempo lo sconcio delle liste di attesa, per terapie magari urgenti.

2- PREZZI DEI PRESIDI GONFIATI- I vari importatori di presidi medico-chirurgici in Italia si sono informalmente messi d’accordo per gonfiare i prezzi a dismisura. Solo per dare un’idea della vastità del fenomeno, riporto quando ho potuto osservare direttamente: una placca a T da osteosintesi per chirurgia della mano che in Svizzera, dove è prodotta, costa, al minuto, 14 franchi e 70 centesimi (quindi meno di 10 Euro) che ho, usata tempo fa qui a Roma per una rizartrodesi con una tecnica da me inaugurata e pubblicata nel 1977, ci è stata fatturata da un fornitore ben 600 Euro. Recentemente, ad una casa di cura che conosco bene, per un trapano da ossa che in Svizzera si acquista a 7.000 franchi, è stato fatto un preventivo di 40.000 (sì, quarantamila!) euro!
Questo fatto ha anche altre conseguenze spiacevolissime per i pazienti italiani, che cercherò qui di spiegare. Siccome il Sistema Sanitario Nazionale non paga le case di cura e gli ospedali a piè di pagina, ma a forfait, cioè a cifre prefissate per ciascuna patologia, è ovvio che, per rientrarci con le spese, gli amministratori sono costretti in tutti i modi a risparmiare il più possibile sugli acquisti. Questo fa sì che, anche chirurghi aggiornati e competenti, quando si tratta di impiantare, per esempio, una protesi d’anca, sono spesso costretti ad usare protesi obsolete, che, se le usassero in Germania, in Svizzera o in Kenya, li porterebbero in tribunale.

Mi spiego per i non addetti ai lavori: le protesi d’anca comunemente usate fino a qualche anno fa, erano fatte di una coppa emisferica acetabolare di polietilene, accoppiata con una testa femorale di metallo. Questa soluzione, anche se garantiva un regime funzionale di bassa frizione, produceva una ben nota serie di inconvenienti dovuti alla liberazione per attrito di microparticelle di polietilene, capaci di provocare con una frequenza frustrante l’instabilità secondaria, che costringe a cambiare la protesi dopo un certo tempo, con un’operazione molto più indaginosa che la semplice inserzione iniziale della protesi stessa e, potenzialmente, gravida di complicanze anche serie. Il passaggio all’accoppiamento di polietilene con ceramica, ha dimezzato il problema e il progressivo sviluppo dei materiali ha fatto sì che, oggi, nei paesi civili, vengono prevalentemente usate protesi in cui l’articolazione non avviene più fra polietilene e metallo o polietilene e ceramica, ma fra metallo e metallo (protesi di Metasul) o fra ceramica e ceramica, che hanno moltiplicato di varie volte la potenziale durata funzionale delle protesi articolari. Siccome queste protesi moderne costano un po’ di più delle precedenti e considerata la scandalosa esosità degli importatori in Italia, è perfettamente comprensibile che gli amministratori di ospedali e di case di cura costringano i loro chirurghi ad usare le protesi più antiche e meno costose di polietilene e metallo, col risultato pratico che i pazienti italiani, per lo più, non possono ricevere le terapie più moderne che invece sono ovvie in Germania, Svizzera e Kenya! Evidentemente, lo stesso avviene per materiali da sutura e da medicazione.

Che cosa si può fare per ovviare a questo vergognoso inconveniente? Una semplice leggina che vietasse di vendere in Italia presidi medico-chirurgici importati dall’estero ad un prezzo superiore a quello al minuto praticato nel paese di produzione, aumentato soltanto delle documentate spese di importazione, pena 5 anni di prigione ed il rimborso al Sistema Sanitario Nazionale delle cifre illegalmente lucrate in eccesso risolverebbe immediatamente il problema. Le rappresentanze diplomatiche italiane all’estero, potrebbero tempestivamente ottenere le informazioni sui costi eventualmente richieste dal Sistema Sanitario Nazionale in occasione di eventuali contestazioni.
Oltretutto, questa leggina toglierebbe dalle mani degli importatori le grosse somme che hanno per corrompere chirurghi corrompibili, pagando loro, sotto banco, mazzette per far loro eseguire osteosintesi non necessarie e far loro usare sistematicamente solo placche viti e chiodi di costosissimo titanio anche quando si dovrebbero usare i poco costosi impianti d’acciaio, che sono obbligatori in traumatologia!

3- SPRECO DI MEDICINE- Se un paziente ha bisogno di 5 compresse di aspirina, il medico di base italiano gli dà una prescrizione per un tubetto da 20 compresse. Le 15 in soprannumero finiscono in uno stipo nel bagno di casa o nel secchio delle immondizie, Quanti milioni di Euro costa ogni anno al Sistema Sanitario Nazionale questa pratica idiota? L’inconveniente può essere facilmente ovviato facendo fare anche in Italia quello che si fa in tutti i paesi civili: il medico scrive sulla sua ricetta, oltre alla posologia, anche la quantità di farmaco che il paziente deve assumere; il farmacista apre una confezione ospedaliera (di per sé meno costosa), preleva il numero di compresse o di fiale indicato nella ricetta, le mette in una scatolina con su scritto il nome del malato, il nome del medico che ha fatta la prescrizione e la posologia e consegna il tutto al paziente.

4- PASSAGGI INUTILI- In Italia si buttano milioni di euro dalla finestra ogni giorno per studiare pazienti, anche per cose di routine, a causa di continue ed inutili ripetizioni. Qui, un paziente va dal suo medico di famiglia che gli fa fare una serie di esami di laboratorio e radiologici. Poi, eventualmente, gli dice che ha bisogno di essere visto da uno specialista. Il paziente va dallo specialista che, naturalmente, gli fa fare ancora una batteria di indagini diagnostiche, fra le quali, il più delle volte, anche quelle che il paziente ha già fatto su richiesta del medico di base pochi giorni prima. Poi, se il paziente viene ricoverato in ospedale, il tutto si ripete, inutilmente, per la terza volta. Moltiplichiamo questo processo per l’intero numero nazionale di pazienti che ogni anno ricorrono al medico e arriveremo a cifre da capogiro!

Che succede nei Paesi civili? Anzitutto, se un paziente va direttamente da uno specialista, questi non si sogna neppure di riceverlo e gli fa dire dalla segretaria di andare prima dal medico di base. Il medico di base, se lo ritiene utile o necessario, invia il paziente allo specialista, sempre e obbligatoriamente accompagnato da una dettagliata lettera in cui scrive le sue osservazioni, i risultati degli esami da lui già fatti eseguire ed il suo quesito diagnostico, per cui lo specialista non ripete le indagini che sono già state fatte. Lo specialista risponde con una lettera altrettanto dettagliata al medico di base del paziente, lettera che copia all’ospedale, se il paziente ha bisogno di ricovero e neppure l’ospedale si sogna di ripetere gli esami già fatti, a meno che non ci sia una precisa, eccezionale necessità. All’atto della dimissione, l’ospedale manda obbligatoriamente un dettagliato rapporto scritto a chi ha inviato il paziente e, sempre, al medico di base del paziente stesso. E se qualcuno si dimentica di scrivere queste lettere o le scrive con dati imprecisi, può passare seri guai con l’Ordine dei Medici!

Questo sistema di mettere tutto per iscritto, ha anche un enorme beneficio collaterale, impedendo la faciloneria ed il pressappochismo di alcuni medici, poiché chiunque, in futuro, potrà accorgersi se sono state fatte o scritte scemenze o cose non lege artis! Per esempio, avrebbe evitati i costi che il Sistema Sanitario Nazionale ha dovuto sostenere per un paziente da me visto poco tempo fa, con una rottura sottocutanea del tendine di Achille ed un gesso da ben 6 mesi! Questa particolare lesione si diagnostica ponendo il piede in dorsiflessione e palpando con un dito il tendine: quando si trova un infossamento, si capisce che il tendine è rotto. Il paziente da me visto aveva con sé ben tre risonanze magnetiche e due ecografie, esami assolutamente inutili nella fattispecie attuale, ma indubbiamente costosi. Dissi al paziente che andava operato e fui sorpreso nel sentirmi rispondere testualmente: “Ma il professore mi ha detto che devo portare il gesso ancora per molti mesi”. Per carità di patria non tradussi al paziente il vero significato di quell’affermazione, che deve essere stato il seguente: “Io non so fare questa operazione perché ogni volta che l’ho fatta in passato, ho sempre avuto risultati disastrosi, però non voglio perdere nè la faccia nè i guadagni che ho continuando a visitare più volte questo paziente e facendogli un gesso dopo l’altro e allora, gli dico che questa lesione si cura solo col gesso”. Quali sono stati i costi finanziari e sociali provocati da questa incompetente “terapia”? Se quel “professore” avesse lavorato in un ambiente in cui tutto si deve mettere per iscritto, come si fa nei paesi civili, avrebbe avuto il coraggio di affermare che le rotture del tendine d’Achille si curano solo con mesi e mesi di gesso?

5- LUNGO DEGENZE CAUSE DI ALTRE INFEZIONI- Se andate negli equivalenti tedeschi o svizzeri delle nostre ASL, trovate una stanzetta di pochi metri quadrati con degli archivi ed uno o due tavoli a cui siedono, al massimo, uno o due impiegati, che provvedono ad istruire le pratiche per i pagamenti dei medici che hanno prestato i loro servizi ai cittadini malati. Però, esiste un controllo spietato sulla qualità delle prestazioni sanitarie erogate, come ebbi modo di apprendere quando lavoravo come caporeparto alla Clinica Chirurgica dell’Università di Tubinga, dove, se un paziente non veniva dimesso, dopo una laparotomia, in VIII giornata, arrivava puntualmente il medico controllore della Krankenkasse (l’organizzazione mutualistica) a vedere perché. Mi informai ed appresi così dell’esistenza di un sistema per cui, se, per esempio, in un ospedale c’era una frequenza inaccettabile di ritardi nella dimissione dovuti a suppurazioni della ferita chirurgica, partiva immediatamente una lettera diretta ai medici di base della zona che invitava a non inviare più i loro pazienti in un posto dove c’erano troppe complicanze settiche!

Questa riduzione di invii, avrebbe causato una riduzione dell’occupazione dei letti e questo è uno dei parametri, insieme con altri, per la non conferma del primario o direttore, al biennale giudizio di competenza. Questo giudizio si fonda sul comportamento statistico dei seguenti parametri: tasso di occupazione dei letti, tasso di complicazioni, tasso di mortalità corretta (corretta, perché è chiaro che la mortalità di un reparto di neurochirurgia specializzato in tumori del cervello sarà più alta di quella di un reparto specializzato in chirurgia cosmetica) e tasso di concomitanza fra diagnosi cliniche e diagnosi anatomo-patologiche. Questo sistema ha anche altre utilissime ricadute. Per esempio, siccome per l’ottenimento della specializzazione in chirurgia serve in quei paesi un numero minimo di interventi chirurgici personalmente eseguiti con successo, è logico che giovani specializzandi preferiscono di non andare a lavorare in un posto dove il capo non fa operare i giovani e, quindi, il numero dei pazienti curati entro l’anno diminuisce per mancanza di personale, esponendo così il primario o il cattedratico alla possibilità di non essere riconfermato alla prossima revisione biennale; però, siccome anche un tasso di complicazioni e di mortalità anormalmente elevato fa perdere il posto al caposervizio, questi si sente obbligato a fare in modo che i suoi assistenti siano addestrati ad operare come si deve, col che si crea un ciclo virtuoso utile a tutti: servizio, pazienti, primari e assistenti!

6- ITALIA PEGGIO DEL KENYA- Anni fa, ho fatto fare in Kenya da un mio studente una tesi di dottorato un po’ particolare. Gli ho fatto prendere 100 strisci dall’asfalto delle strade di Nairobi per farne esami culturali con antibiogramma. Questi esami non hanno mai mostrato alcunché di sostanzialmente pericoloso! Poi gli ho fatto prendere strisci cutanei lungo le più frequenti vie d’accesso alle ossa ad altri 100 malati, cominciando all’atto del ricovero e ripetendoli ogni ora, per 12 ore consecutive. I risultati furono sorprendenti, perché, all’atto del ricovero, si coltivavano pochi e innocenti saprofiti, mentre 8 ore dopo la permanenza in corsia, si coltivavano, in ciascun paziente, tutti i germi più pericolosi, dallo stafilococco aureo all’escherichia coli ed alla klebsiella, tutti abbondantemente antibiotico-resistenti! Col che si fondava scientificamente il principio che la routine più giusta è la seguente: un malato pianificato, va studiato ambulatoriamente e ricoverato mezz’ora prima dell’intervento chirurgico, per farlo arrivare direttamente in sala operatoria senza farlo passare prima per la corsia. Nel caso del traumatizzato acuto, questi deve passare dal pronto soccorso direttamente nella sala operatoria per le emergenze, dove un chirurgo vestito per operare, lo esamina, ottiene le radiografie indicate ed attua immediatamente le cure necessarie. Se il pronto soccorso riceve una frattura esposta, l’arto va immediatamente avvolto in un telino sterile, possibilmente imbevuto di Betadina acquosa e il paziente va portato, subito ed evitando ogni contatto con la corsia, direttamente in sala operatoria, dove viene trattato come sopra.

Tante volte, in casi di politraumatizzati, ho eseguito gli interventi di chirurgia viscerale necessari a salvare la vita e poi, ho lasciato il paziente sul tavolo alle cure dell’anestesista che, una volta rimesso il paziente in sesto, mi chiamava, anche dopo diverse ore, per farmi continuare la terapia con la fase delle osteosintesi! Questo tipo di routine non solo è la migliore profilassi delle infezioni post-operatorie, facendo risparmiare gli enormi costi finanziari e sociali delle complicazioni settiche, ma consente risultati funzionali finali eccezionalmente buoni, evitando i costi sociali di lunghe invalidità temporanee e riducendo drasticamente sia le invalidità post-traumatiche permanenti, sia le complicanze post-operatorie. E così continuo a chiedermi: perché questo mi era possibile in Africa e non si può fare a Roma?  Possibile che qui non si possa fare nulla per portare la medicina del nostro Paese almeno al livello di quella kenyana?

fonte Affari Italiani

20 maggio 2011

Pietro Rosenwirth, un handicappato in moto

(Pietro Rosenwirth foto Repubblica.it)


Quello nella foto è Pietro Rosenwirth "Un handicappato in moto". Pietro ha usato proprio il termine handicappato "perché finché non riconosciamo nei disabili delle persone normali e non gli si dà la possibilità di fare una vita vera, sono proprio handicappati" ha ribato lui stesso. Il centauro, affetto da gravi problemi fisico-motori, ha guidato da solo uno Scooter-Trike a 3 ruote attraversando 6 nazioni, visitando ben 5 Capitali, per abbattere ogni barriera fisica e mentale.

(Pietro Rosenwirth foto Repubblica.it)
Guarda anche:

Referendum, un'immagine vale di più ...


Loro hanno la pensione garantita di 3.100 euro al mese lavorando per solo 5 anni. Noi lavoreremo fino ai 65 anni per avere una pensione forse pari a metà dello stipendio!


Loro beneficiano gratis di aereo, treno, autostrada, cinema, ristoranti, ecc.. Noi paghiamo anche la carta igienica dei figli a scuola!


Loro hanno la casa in affitto in centro a Roma a 500 euro al mese con supporto statale! Noi abbiamo un mutuo fino alla terza età!


Il 12 e il 13 giugno pensate di andare al mare? Fate girare questo messaggio!!!!

E’ molto importante per NOI presentarsi al referendum abrogativo del 12-13 giugno 2011.

E’ l’unico strumento, oltre alle elezioni, che ci fa sentire parte attiva di questo stato.

Il referendum avrà quattro quesiti: in sintesi: 
  • Primo quesito (Acqua) Vuoi eliminare la legge che dà l’affidamento a soggetti privati o privati/pubblici la gestione del servizio idrico? VOTA SI
  • Secondo quesito (Acqua) Vuoi eliminare la legge che consente al gestore di avere un profitto proprio sulla tariffa dell’acqua, indipendente da un reinvestimento per la riqualificazione della rete idrica? VOTA SI
  • Terzo quesito (Centrali Nucleari) Vuoi eliminare la legge che permette la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano? VOTA SI
  • Quarto quesito (Legittimo Impedimento) Vuoi eliminare la legge che permette al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri di non comparire in udienza penale durante la loro carica? VOTA SI
Come per ogni referendum bisognerà raggiungere il quorum. 25 milioni di persone, il 50% + 1 degli aventi diritto perchè sia valido.

RICORDIAMOCI CHE DOBBIAMO PUBBLICIZZARLO NOI IL REFERENDUM 
perché non lo sarà ne’ in Rai ne’ a Mediaset.


Molti cittadini non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12-13 giugno. 

QUINDI I cittadini, non andranno a votare il referendum!

Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ?

Datti da fare! Pubblicizza il Referendum a parenti, amici e conoscenti.


Basta con i privilegi a questo ammasso di fannulloni!
La verità e che la politica in Italia la sta facendo fuori dal vaso da tanto tempo e sempre di più!!
E' ora di fermarli e di dire BASTA!!
Votiamo i Referendum e inizieranno
ad avere il terrore di NOI!!!

Vedi anche: I Quesiti del Referendum 12/13 Giugno 2011

Fonte: neuroniattivi

19 maggio 2011

Si profila una guerra globale per l'energia?

Si profila minacciosamente una guerra globale per l'energia. 

Ecco un grafico allarmante su cui riflettere. HSBC ha calcolato cosa succederebbe al consumo di energia entro il 2050 date previsioni plausibili per la crescita economica e supponendo che non ci siano limiti alle risorse, o che gli esseri umani continuino ad utilizzare l'energia nel modo "dato per scontato" come fanno al momento.

Come si può vedere nel grafico, la domanda in Cina, India e negli altri mercati emergenti vola, ma c'è anche una crescita abbastanza rilevante delle economie avanzate. Il quadro generale è che con un ulteriore miliardo di automobili sulla strada, la domanda di petrolio dovrebbe crescere da 110 a più di 190 milioni di barili al giorno. La domanda globale di energia aumenterà di un ordine di grandezza simile, raddoppiando la quantità di carbonio nell'atmosfera e per più di tre volte e mezzo l'ammontare dei cambiamenti climatici, gli scienziati pensano che si possano comunque mantenere le temperature a livelli di sicurezza.

C'è quasi bisogno di dire che a prescindere dalle conseguenze ambientali, le industrie energetiche stenterebbero a farvi fronte, e più probabilmente sarebbe impossibile. Si può o non si può essere già pericolosamente vicino al picco del petrolio - o al massimo della capacità produttiva - ma nessuno crede che l'industria potrebbe produrre il doppio di quello che fa al momento, per quanto intelligente diventa nell'attingere alle riserve in precedenza non commercializzate o inaccessibili.

Se qualcosa non può accadere, non accadrà, così tutte le previsioni di crescita nel mondo in via di sviluppo sono solo una questione di pio desiderio che saranno presto deluse dai limiti dell' energia finita? Non necessariamente, dice il team economico di HSBC. Il mondo può ancora ospitare una crescita elevata, ma solo se vi è un cambiamento nel comportamento collettivo, tra cui una maggiore efficienza energetica, un grande cambiamento nel mix energetico, un urgente sviluppo di tecnologie di cattura del carbonio in modo da limitare i danni derivanti dall'utilizzo dei combustibili fossili.

Come ho scritto più volte in precedenza, il grande premio va qui agli Stati Uniti, dove l'uso pro capite di petrolio è molto più alto che in qualsiasi altra parte del mondo. Se questo consumo si riducesse ai livelli europei, come è perfettamente possibile senza danni per gli standard di vita, sarebbe come rimuovere una fonte di domanda pari all'intera produzione attuale di petrolio dell'Arabia Saudita.

Così dovrebbe essere effettivamente possibile ospitare l'ascesa della Cina e degli altri mercati emergenti, senza esaurire le risorse o distruggere il pianeta. Ma è andando a richiedere una grande volontà collettiva, di un tipo di cui gli Stati Uniti e altri non sono stati disposti a contemplare fino ad ora.

La causa più comune dello shock dei prezzi dell'energia è l'interruzione dell'approvvigionamento. E' il timore di una tale distruzione, a causa delle turbolenze in Medio Oriente, che sta guidando il prezzo del petrolio in questo momento. Ma in futuro è molto più probabile che sia la pressione della domanda sull'offerta limitata. Non importano gli sviluppi in Nord Africa e altrove nella regione. Questa è una bagattella rispetto a ciò a cui si può arrivare. Queste tensioni sulla domanda potrebbero creare una molto più ampia instabilità geo-politica, con conseguenze intercontinentali potenzialmente catastrofiche.

Il prezzo dell'energia sarà di per sé, naturalmente, portato ad una maggiore efficienza e una crescita più lenta, ma può anche richiedere qualcosa di ben più traumatico per portare le nazioni ai loro sensi e galvanizzare al necessario cambiamento nel comportamento collettivo. Ci stiamo rapidamente avvicinando ad un'era in cui l'energia dovrà essere razionata. Questo può essere fatto in modo pacifico, o possiamo andare avanti come facciamo, nel qual caso è fin troppo probabile che finisca per essere risolto con la canna di una pistola.

Tradotto da un articolo di Jeremy Warner, vicedirettore del Daily Telegraph

da Musculus

18 maggio 2011

SM e CCSVI, ecco i motivi della nostra protesta! Roma, 31 Maggio 2011

In queste ore ci è giunto un appello che non esitiamo a pubblicare. Gli ammalati di Sclerosi Multipla e CCSVI sono stanchi. Sono stanchi di essere presi in giro, in primis da quelle persone o istituzioni che invece dovrebbero tutelarli. Una situazione inammissibile, che ha portato tanta gente a dire basta e a mobilitarsi, scendendo in Piazza. Lo faranno in tanti, Martedì 31 Maggio 2011 a Roma, per chiedere risposte chiare a chi di dovere.
Siamo con Voi e rimaniamo a vostra più completa disposizione.
Non mollate!
Grazie Stefania!

(La Sclerosi Multipla si può fermare con un piccolo intervento, informati ccsvi-sm.org)

Caro mondo di mondo questo messaggio è per voi !!….c'è un mondo parallelo al vostro: chiamato SCLEROSI MULTIPLA. . . NOI MALATI ….Viviamo INSIEME A VOI. . . c'è chi sta bene e chi NO....c'è chi cammina e chi non riesce neanche a respirare . . . .
Siamo stanchi.. vedendo che il nostro URLO non viene ascoltato dalle Istituzioni . Abbiamo deciso di chiedere il vostro AIUTO anche se, da diversi mesi avete contribuito anche voi alla diffusione di notizie e informazioni condividendo tutto ciò che veniva pubblicato mettendo a conoscenza tanti malati e non, della scoperta del PROF.ZAMBONI la CCSVI nella SM  (La CCSVI consiste nel restringimento di alcune vene del collo e del torace che hanno la funzione di drenare il sangue dal cervello al cuore.Questa malattia si associa altamente con la sclerosi multipla e in Italia si sta avviando uno studio per valutare se aprendo queste vene il decorso della sclerosi multipla cambia. Da uno studio pilota compiuto fra il 2007 e il 2009, i cui esiti vengono aggiornati tutt'ora, si è visto che gran parte dei pazienti trattati ha avuto un beneficio nella qualità della vita e nella riduzione ) ..chiediamo solo di fare delle fotocopie di questo messaggio e lasciarle dove volete,nel vostro condominio al ristorante al bar in ufficio dalla fioraia in palestra a scuola sopra le panchine dei giardinetti nella buca dei vicini in qualsiasi posto riterrete opportuno. Tutti devono sapere che c'è una speranza ... Le nostre Istituzioni devono permettere a tutti i malati di SM di fare tramite il SSN  I malati di sclerosi multipla non possono e non vogliono aspettare!

Ormai da mesi in Italia è NON possibile effettuare QUASI PIU' la diagnosi Eco-Color-Doppler per la CCSVI E  LA PTA E' FERMA, via SSN in pochi Ospedali pubblici e a pagamento presso alcuni centri privati PERCHE' IL MINISTRO FAZIO ha :

  • il 27 ottobre 2010 il Ministero ha inviato una nota alle Regioni con la quale consentiva, sotto la responsabilità del medico, di erogare le prestazioni per diagnosticare e correggere le anomalie della CCSVI;
  • il 4 marzo 2011 lo stesso  Ministero della Salute ha inoltrato una circolare alle Regioni, con la quale esprime un nuovo parere del Consiglio Superiore di Sanità, questa volta molto restrittivo, riguardo alla diagnosi e alla cura della CCSVI, sia in ambito pubblico che privato, riportando di fatto la situazione al tempo dei viaggi della speranza  all'estero;
  • a seguito della suddetta circolare il 4 aprile 2011 la SIAPAV, Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare, ha preso autorevolmente posizione di dissenso  riguardo alla circolare del 4 marzo, con una lettera aperta al Ministro;
  • che i diretti interessati in quanto malati di sclerosi multipla, loro familiari e conoscenti, sottoscrivono in pieno il contenuto della lettera indirizzata dalla SIAPAV  al Consiglio Superiore di Sanità;
  • che noi malati di sclerosi multipla non possosiamo e non vogliamo più aspettare;
  • che chiediamo di ripristinare la posizione esplicitata nella nota del Ministero agli Assessori Regionali alla Sanità del 27 ottobre 2010 che consentiva, sotto la responsabilità del medico, di erogare le prestazioni per diagnosticare e correggere le anomalie
  • che vogliamo anche ribadire, in accordo con quanto espresso dalla Società di Angiologia e Patologia Vascolare e più volte richiesto dall'Associazione CCSVI nella Sclerosi Multipla,  che tale posizione sia integrata dall’individuazione da parte di Ministero e Regioni e nell’ambito della sanità pubblica di strutture idonee a soddisfare le esigenze diagnostiche e terapeutiche dei pazienti, anche al di fuori di studi randomizzati.
E PER QUESTO SCENDIAMO IN CAMPO...
TUTTI A ROMA A MANIFESTARE PER UN NOSTRO DIRITTO
IL DIRITTO DI CURA, ART.32, CHIDENDO:
  1. È la Commissione al corrente dello studio del prof. Zamboni?
  2. Nell’ambito del Settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico, soltanto due progetti sono stati finanziati per circa 6 milioni di euro. Può la Commissione dire se il progetto Brave Dreams potrebbe essere ammissibile?
  3. Può la Commissione elencare tutti i centri italiani dove si svolge la sperimentazione della cura con fondi europei, pubblici o privati dato che il ministero italiano non è stato in grado di rispondere su questo?
  4. ECD SUBITO IN OGNI OSPEDALE QUALIFICATO
  5. PTA SUBITO IN OGNI OSPEDALE QUALIFICATO

Stefania Ajò M.

Nell’Italia dei tagli, sulle famiglie il peso dell’assistenza domiciliare




Antonio Trapani ha lasciato il proprio lavoro per assistere la madre anziana. Ora si trova senza un'impiego e senza una pensione. E come lui migliaia di persone.


Esiste un paese silenzioso, che passa le sue giornate a sopravvivere senza fare troppo rumore. È il paese degli eroi senza armatura, che la corazza se la sono costruita negli anni sotto i colpi della vita: uno dopo l’altro, inarrestabili. Un ammasso di storie ordinarie, poco interessanti, normali. Eppure straordinarie nell’assurdo di una quotidianità conquistata con le unghie e con i denti. Storie talvolta raccontate con la melodrammaticità di un giornalismo che sa compatire, ma ha da tempo smesso di denunciare.

In questo angolo di esistenze dimenticate da Dio, c’è Antonio Trapani, “Il Principe dei poveri” come si fa chiamare: 48 anni e un mantello fatto di ingiustizie e porte sbattute in faccia. Una favola moderna surreale e con un finale ancora tutto da scrivere. Antonio sei anni fa viveva a Belluno e aveva un lavoro: una normalità negata dalle condizioni di salute di sua madre, invalida al 100% e residente a Roma. Per accudire lei, Antonio ha lasciato tutto e si è trasferito alla periferia della Capitale, in un appartamento nel quartiere di Torpignattara.

Da allora Antonio non ha più lavorato. Anzi, non ha più vissuto. Prigioniero di una guerra persa ancor prima di essere combattuta, si è visto negare l’assistenza domiciliare per sua madre. Un’assistenza “riconosciuta ma mai erogata, che consisteva in un paio d'ore al giorno” tra l’altro neppure sufficienti a consentire spostamenti lavorativi o l’adempimento di qualsiasi personale esigenza. A nulla sono valse le ripetute richieste fatte agli enti competenti: non ci sono soldi, non c’è personale, l’assistenza non può essere in alcun modo garantita. Così Antonio ha continuato a condurre la sua esistenza invisibile, lanciando attraverso la rete un sordo, inarrestabile grido d’aiuto. Fino al 17 gennaio 2011, quando sua madre si è spenta lasciandolo solo nella sua dimora di desolazione e solitudine. Oggi Antonio, scampato il pericolo dello sfratto, ha sulle spalle un sostanzioso aumento del canone d’affitto e nessuna entrata per saldarlo. Nessun lavoro. Nessun contributo versato. Nessuna pensione futura che gli consentirà di sostenere una vecchiaia dignitosa.

Nel paese dei Balocchi l’assistenza domiciliare viene garantita dal CAD (Centro di Assistenza Domiciliare) allestito e gestito dall’ASL di riferimento. Nell’Italia del reale, le ASL non hanno fondi a sufficienza per assicurare il funzionamento del servizio. Inutile presentare la domanda, non ci sono soldi, non c’è personale.

La Legge di Stabilità per il 2011 ha quasi azzerato i trasferimenti alle Regioni nell’ambito delle politiche sociali. Il Fondo per le non-autosufficienze, coperto con 400 milioni agli enti locali nel 2010, non è stato rifinanziato. La protesta dei malati ha poi indotto a stanziare fino a 100 milioni, per il solo 2011; soldi destinati però esclusivamente ai soggetti affetti da SLA. L’azzeramento dei finanziamenti nazionali strizza l’occhio al federalismo: le Regioni debbono raggiungere una loro completa autonomia finanziaria. Nell’ambito della spesa sociale questa autonomia in parte esiste già per molti degli enti locali, soprattutto in ambito sanitario. Tuttavia da nord a sud lo scenario è estremamente differenziato, le risorse in molti casi scarse e i servizi garantiti minimi, se non nulli.

Il welfare dei tempi d’oro ha smesso di funzionare e lo stato assistenziale non esiste più. Il cocchiere ha sciolto le briglie ai cavalli zoppicanti senza averli messi in condizione di tornare a cavalcare. Non esiste bastone in grado di sorreggere il degenerare lento e inesorabile della popolazione che invecchia giorno dopo giorno.

Antonio, e tanti altri come lui, continueranno a trovare porte chiuse, trafile burocratiche e impiegati troppo onesti per incoraggiare la pretesa di una follia. Antonio e gli altri si vedranno negati il diritto più importante: quello alla dignità. Per questo Antonio non vuole e non deve tacere. E attraverso la rete continua ogni giorno a far rimbalzare la sua storia da un portale all’altro, denunciando l’inefficienza e la diffidenza prolungata delle istituzioni, che non l’hanno mai ascoltato. Lui, “Il Principe dei Poveri” si racconta senza abbassare la testa, alza la voce nel silenzio dell’Italia dimenticata, cercando giustizia per tutte quelle “persone che soffrono e a cui qualcuno deve ridare la dignità che meritano”.


fonte: dirittodicritica.com

Dalla Sardegna parte un messaggio al mondo intero "For a World Nuclear Free"

All'indomani dell'importantissimo successo contro il nucleare ottenuto in Sardegna, nel Referendum Consultivo  Regionale che si è svolto il 15 e 16 Maggio 2011, il Comitato.Si.Nonucle, segnalatosi per l'incredibile campagna di sensibilizzazione effettuata in questi mesi in Sardegna, dove ha lanciato non solo l'allarme sulla pericolosità ma anche sull'inutilità dell'energia nucleare, ora lancia una proposta unitaria e globale contro il nucleare.

Ecco il comunicato stampa diffuso dal Comitato Si.Nonucle a nome del suo Coordinatore Bastianu Cumpostu.


UNITI SI VINCE
DUE SI CHIARI DA PARTE DEL POPOLO SARDO

SI CONTRO IL  NUCLEARE
SI AL DIRITTO DI DECIDERE

UN MESSAGGIO SARDO A TUTTO IL MONDO
“FOR A WORLD NUCLEAR FREE”

C'e' un sottomarino giallo in rada, pronto a salpare per emergere in tutti i continenti del mondo, attende il messaggio che la Sardegna lancera' al mondo dopo il referendum cel 15-16 maggio contro il nucleare. E' un sommergibile a propulsione sonora, partira' dalla Sardegna spinto dalla musica dei Beatles e dal canto a tenore, marcera' a passo di Rock e Dillu, alimentera' i suoi motori con la musica dei continenti che tocchera'. Una navicella shardana sara' la sua guida di superficie e lo scortera' fino al largo. Bonu viagiu e bona sorte a unu mundu prenu de pitzinnos sanos e alligros*.
Tra qualche ora quel sottomarino potrà prendere il largo, il messaggio “FOR A WORLD NUCLEAR FREE” attende solo la ratifica legale. Il messaggio è scritto con il linguaggio universale della musica e raggiungerà tutte le popolazioni che vogliono un altro tipo di interrelazione con la madre terra.
Sarà un grande messaggio che parte da un piccolo popolo, che ha però una grande storia e che, capendo l’importanza del proprio habitat, in passato ha anche divinizzato la sua mamma terra e oggi mantiene con essa una relazione di rispetto come si conviene tra figlio e madre.
Il messaggio non è solo una risposta politica alla scelta scellerata del governo italiano ma è una scelta di vita che ha valore universale.
Siamo orgogliosi del NOSTRO POPOLO, siamo figli della grande Sardegna.

Oristano  16/05/2011

Il Coordinadore Provvisorio
BUSTIANU CUMPOSTU

* Buon Viaggio e Buona Fortuna ad un mondo pieno di giovani sani e allegri.

A TUTTI LORO va il mio più sincero e sentito GRAZIE!!!! :) Se la Sardegna ha ripudiato il Nucleare in gran parte è merito loro. Prima hanno raccolto le firme per il Referendum attraverso Sardigna Natzione il partito Sardo Indipendentista (provocatoriamente mi chiedo come mai non ci hanno pensato i partiti italiani), e poi si sono fatti "un mazzo tanto" per informare la gente girando in lungo e in largo tutta la Sardegna. GRAZIE!!!  W il Comitato.Si.Nonucle!!! ps. Ora ci aspetta ancora un'altra battaglia. La Sardegna ha dato l'esempio ed è pronta a contagiare l'Italia per i Referendum di Giugno contro il nucleare e a favore dell'Acqua Pubblica (3 SI). 

Facebook impazzito per chi ha installato Unfriend Finder

(Unfriend Finder, per scoprire chi vi ha cancellato dalla vostra lista amici su Facebook)

Ieri come tutte le mattine siamo andati sul nostro profilo Facebook per interagire con i nostri amici (il nostro profilo conta 479 amici dopo poco più di un mese). Subito abbiamo notato che facebook faceva le bizze!!! Ti pareva... è stato il nostro primo commento ...memore di intere giornate a maledire il suo fondatore Mark Zuckerberg.
Keep your account free of Spam
It looks like a spammy link posted into your address bar caused unintentional activity on your Facebook account.Don’t worry, your account is safe and we ended the activity. Continue on for a few quick security tips.
Questo messaggio ci appariva in continuazione con l'invito finale a condividere un link informativo a tutti i nostri amici. Fin qui niente di male: traducendo quanto scritto, facebook c'invitava a stare attenti nel condividere link che potevano avere nel loro interno spam o codici malevoli. La cosa snervante è che quanto descritto sopra, accadeva in continuazione, disconnettendoci di continuo dal nostro profilo.

La soluzione a tutto questo (dopo aver passato molto tempo a cercare eventuali virus e malware sul pc) in tarda serata frugando in Rete.

Qualche tempo fa vi consigliammo un trucchetto per scoprire in tempo reale chi vi aveva cancellato dalla vostra lista amici, stiamo parlando di uno script chiamato Unfriend Finder

Per tutti quelli che hanno avuto lo stesso nostro problema, ora consigliamo di entrare su facebook e eseguire questa piccola procedura: 
Posizionatevi nella Home e in alto a destra cliccate su Account, Unfriend Finder Impostazioni e Disable, oppure potete direttamente cliccare sull’icona di Unfriend Finder in basso a destra e poi su Disable. Naturalmente visto il time time che si è creato online, l’autore dello script è corso ai ripari, e Unfriend Finder ora lo si può scaricare e installare senza incorrere nel casino che abbiamo avuto noi nella giornata di ieri. 

Se volete potete di nuovo installare Unfriend Finder cliccando qui (se utilizzate Firefox ricordatevi che dovete per forza installare prima un altro componente aggiuntivo, GreaseMonkey) oppure fate come abbiamo fatto noi: lasciate perdere questo script, e una volta disinstallato continuate a utilizzare facebook nella versione originale, ne guadagnerete in salute.

17 maggio 2011

La Sardegna boccia il nucleare

(foto facebook  - W Sardegna)

Nelle giornate di domenica e di lunedì quasi il 60 % dei Sardi, oltre ottocentomila elettori, hanno votato contro il nucleare. Quasi il 98% di loro hanno espresso un chiaro no (votando SI) al nucleare in Sardegna, dando cosi un'immagine chiara di come sarebbero andate le cose a livello nazionale se i referendum nazionali fossero stati accorpati alle elezioni amministrative in un unico grande election day.

16 maggio 2011

Le scorie nucleari nella nostra bolletta

(L'energia nucleare costa troppo, EcoBlog.)
"Cosa paghiamo realmente con le bollette dell'Enel? Tra le varie voci il costo dell'energia ammonta solo al 30% del totale. E il resto? Circa il 22% serve per ammortizzare i costi di gestione della Rete. Un altro 14% sono imposte. Il ricarico che va agli operatori vale circa il 10%. Infine c'è una quota che varia dal 3 al 5%, la cosiddetta "componente A3"..."destinata a promuovere la produzione di energia da fonti rinnovabili e "assimilate" mediante un sistema di incentivi...". Per fare un esempio, la Germania destina alle fonte rinnovabili il 10%. In Italia, invece, il 3-5% è ulteriormente suddiviso: il 35% viene assorbito dai certificati verdi, il 31% finanzia il Cip6 e quindi le fonti "assimilate" come l'energia prodotta con gli inceneritori. Le "assimilate" si sono mangiate la quota più grossa togliendo fondi all'energia verde. Secondo la relazione dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas del 2009, su 4.204 milioni di euro raccolti per gli incentivi Cip6, solo 1.268 sono andati alle rinnovabili. All'interno della voce A3 c'è, quasi nascosta, la voce A2 che copre i costi per lo smantellamento delle centrali già dismesse. Le stime (al 2007) indicano che i costi per i rifiuti nucleari sono arrivati alla stratosferica cifra di 500 milioni di euro all'anno. Se li intasca la Sogin. Nata nel 1999, 800 dipendenti, in 11 anni non è andata oltre un decimo del suo programma costitutivo."

Dal libro "Spegniamo il nucleare" tratto da beppegrillo.it.

15 maggio 2011

Contro il Nucleare vota SI

Sono 1.479.570 i sardi che sono chiamati al voto per il referendum consultivo regionale sul nucleare oggi,  domenica 15 Maggio 2011, e domani, lunedì 16 Maggio 2011. Se, dopo la moratoria del Governo, non dovesse tenersi la consultazione nazionale del 12 e 13 giugno (ma sono convinto che i Referendum alla fine si faranno), la Sardegna sarà l’unica unica regione in Italia che si sarà potuta esprimere sul nucleare. Dunque:

"SEI CONTRARIO ALL'INSTALLAZIONE IN SARDEGNA DI CENTRALI NUCLEARI E SITI PER LO STOCCAGGIO DI SCORIE RADIOATTIVE DA ESSE RESIDUATE E PREESISTENTI?"

CONTRO IL NUCLEARE: VOTA SI

14 maggio 2011

Terremoti in Sardegna

Chissà quante volte avete sentito nei telegiornali e letto sul giornale che la Sardegna è una delle poche Regioni d'Italia dove non è possibile che si verifichino dei terremoti. E' questa infatti in questi giorni di campagna elettorale per il referendum in Sardegna (si vota il 15 e 16 Maggio per il nucleare), l'unica affermazione che chi è a favore dell'energia atomica ribatte continuamente, sicuro che nessuno o quasi, possa smentire e ribattere questa affermazione.

Ma attenzione, non è cosi. Perché? E' facile! Infatti basta accendere un computer, collegarsi ad internet e cercare sul motore di ricerca google le parole "Terremoti in Sardegna". Cliccando i tanti risultati ottenuti, vi farete una cultura e scoprirete molte cose interessanti, che sbaraglieranno di colpo, quanti argomentano il loro favore al nucleare, solo col fatto che la Sardegna non è una Regione Sismica. Tutto il resto sappiatelo sono un mare di bugie già ampiamente note e smontate, che non hanno nessuna veridicità scientifica (se non dal CEPU).

Era il 10 Novembre del 2010 e in Sardegna venne avvertita una scossa di terremoto di magnitudo 3,3 della scala richter. La scossa fu localizzata in mezzo al mare, a circa 200 km in linea d'aria da Sassari, tra le coste della Francia e Porto Torres. Così riportarono le notizie dell'epoca.
La Sardegna, comunemente, è risaputo che sia una zona asismica, quindi le scosse di assestamento non sono percettibili in superficie. Sismologi e Geologi ne hanno quasi la certezza assoluta. Al contrario si potrebbero verificare dei maremoti attorno al suo perimetro.
Eppure la storia ci riporta delle testimonianze su terremoti verificatisi proprio in Sardegna.
Un sisma si è verificato nella zona di Cagliari nel 1616. Un altro sisma si è verificato nel 1771, sempre nel Sud dell'Isola. Il primo terremoto riportato dall'Istituto Nazionale di Geofisica risale al 1838. Gli effetti furono misurati con la scala Mercalli soltanto in seguito, in quanto non esistevano strumenti per misurare la magnitudo, e stabilirono un record per i sismi dell'Isola: sesto grado (6,0)Nel 1870 una scossa del 5° grado della scala Mercalli partì da Ittireddu, nel Goceano, nella parte centro settentrionale dell'Isola. Il 13 novembre del 1948 ancora un sisma del sesto grado della scala Mercalli con epicentro in mare, nelle acque del Canale di Sardegna, verso la Tunisia. Nel 1960 vi fu un terremoto di quinto grado della scala Mercalli con epicentro nei dintorni di TempioNell'agosto del 1977, causato dal Vulcano sottomarino Quirino, il terremoto fu registrato nelle vicinanze di Cagliari.
Quindi la Sardegna non è esente dall'avere dei terremoti o dei maremoti. 
Fonte, da Terremoti Fantasma (di TheAgnay)

Senza Parole!!!!

(foto liberespressioni)
Stento ancora a credere a quello che ho ascoltato in questo video .....



BASTA CON QUESTA GENTE!!! BASTA NON SE NE PUO' PIU' DI QUESTA GENTAGLIA, BASTA!!!


Fonte: Da un idea di Politica Critica, società civile, pensieri e rifflessioni di Miryam

13 maggio 2011

Maggio è il Mese della Prevenzione della Spina Bifida

ASBI Onlus promuove la prima edizione del Mese della prevenzione della Spina Bifida e dei Difetti del Tubo Neurale.

Maggio è il mese della festa della mamma e proprio per questo ASBI lo ha scelto per dare un messaggio importante a tutte le donne in età fertile attraverso una serie di iniziative.

Tra le principali la campagna di comunicazione “Io non concepisco una vita senza acido folico” che ha per testimonial Ellen Hidding, la comunicazione alle associazioni di categoria dei medici ginecologi e dei medici di base, il coinvolgimento attivo della classe medica nella distribuzione di materiale sulla prevenzione e la comunicazione attraverso alcune associazioni femminili su tutto il territorio nazionale.

L’iniziativa è realizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri; con il Coordinamento Nazionale delle Associazioni Spina Bifida e con la consulenza scientifica dell’Istituto Superiore di Sanità-Network Italiano Acido Folico. ASBI ringrazia inoltre per il sostegno Italfarmaco, Bracco, Rotary Club Cagliari Distretto 2080, Italia Gruppo Po Distretto 2050 e Rotary Club Bollate-Nirone Distretto 2040.

Per maggiori informazioni potete visitare il sito dell'ASBI http://www.asbi.info/html/italiano/le_campagne/il_mese_della_prevenzione.html

Disabili a Chieti, 86 famiglie chiedono aiuto

Sono ottantasei le famiglie iscritte all’Anffas di Chieti. La necessità di un Dopo di Noi è avvertita da tutte, la punta dell’iceberg di un fabbisogno che loro stessi stimano molto più diffuso. Tarcisio Falcone, 72 anni, padre di un disabile grave di 40, ha rotto dunque il muro di un silenzio diffuso e acuto. Ha affidato al Centro la disperazione per non sapere che fine farà il figlio dopo la propria morte. L’ha descritta in una lettera all’arcivescovo Bruno Forte e al prefetto Vincenzo Greco, perché la portino all’attenzione del Papa, del presidente della Repubblica e del presidente del consiglio. Un volo oltre i confini locali, dove dice che la sua angoscia non trova ancora pace.
«Purtroppo la vicenda di Tarcisio non è isolata», ammette Gabriella Casalvieri, presidente dell’Anffas Chieti, «solo nella nostra associazione abbiamo diversi casi particolari. C’è per esempio un down con genitori anziani o una madre di 82 anni rimasta sola ad accudire il figlio e non sa se ce lafarà. Tanti non hanno più la forza di reagire, di combattere». Ci sono casi, poi, di ragazzi che, dopo la morte dei genitori, sono andati a vivere con sorelle o fratelli. Storie di nicchia ma anche qui la soluzione è temporanea.
EMERGENZA DISABILITA’. Per questo da anni, insieme, chiedono un Dopo di noi. Nel frattempo spingono anche per il “Durante noi”. Si tratta di un nido d’accoglienza anche temporanea per i loro cari, quando la famiglia non riesce ad occuparsene. Il papà o la mamma in ospedale, una cerimonia a cui non possono partecipare, perché sarebbe per loro troppo stressante. Al momento proprio nell’Anffas, attraverso i finanziamenti del piano di zona, garantiti dal Comune con la propria azienda Chieti Solidale, è attivo il servizio di Emergenza disabilità, che fa proprio questo. E’ finanziato con 25 mila euro l’anno. A giugno scade e non si sa se e per quanto tempo verrà ancora garantito. In attesa che si faccia il Dopo di Noi, magari, si potrebbe potenziare questo servizio.
BUONE PRATICHE. «Mi fa rabbia che intorno a Chieti queste case siano già in atto», dice Tarcisio Falcone. Scopre coì un ennesimo perché al suo sconforto. Effettivamente sia a Pescara che a Lanciano le case famiglia per disabili stanno nascendo. «Uscì un bando sulla legge 470 del 2000», afferma Maria Pia Di Sabatino dell’Anffas di Pescara, «abbiamo partecipato e con l’80 per cento finanziato dalla Regione la stiamo realizzando. I nostri figli adulti sono stanchi di vivere in famiglia, vogliono indipendenza come gli altri». A Lanciano il progetto è ancor più articolato. «Su terreni dell’ex manicomio di Santa Maria Imbaro», dice il presidente dell’Anffas di Lanciano, Carlo Martelli, «che la Provincia di Chieti ha assegnato per 30 anni alla nostra associazione, stiamo realizzando un complesso polivalente, con centro diurno e tre case famiglia. C’è anche un’azienda agricola». A Pescara e Lanciano sì, a Chieti no. [...]

Sipo Beverelli
Fonte: il Centro – 08 maggio 2011