Niente Barriere sara'in manutenzione per qualche giorno, ci scusiamo per eventuali disagi.

31 luglio 2011

Reazioni avverse ai farmaci, FederAnziani: 40mila morti ogni anno.


Le reazioni avverse ai farmaci (Adverse Drugs Reactions, ADRs) provocano ogni anno “una vera e propria strage” e le principali vittime sono gli anziani, principali fruitori di terapie farmacologiche. La denuncia arriva dal centro studi Sic, Sanità in cifre di FederAnziani, sulla base di 95 studi pubblicati negli Stati Uniti e che, confrontando i numeri americani sia demografici che economici con la popolazione e i costi sanitari italiani, fanno emergere delle “cifre terrificanti”.

Il bilancio di FederAnziani parla di 40.000 morti l'anno, senza che nessuno paghi. Le reazioni avverse ai farmaci inoltre costano oltre un milione 700 mila giornate di degenza, 3 milioni 400 mila visite in pronto soccorso e 23 milioni di prestazioni medico-sanitarie non necessarie.
Ciò che preoccupa in particolare il centro studi di Federanziani è il fatto che le reazioni avverse ai farmaci rappresentano la quarta causa di morte negli Usa. Per quanto riguarda la situazione italiana FederAnziani ammette che “non abbiamo studi approfonditi in materia”.

“Considerando che in Francia, Germania e Gran Bretagna fra il 1961 ed il 1993 sono stati ritirati dal commercio per ragioni di sicurezza 126 farmaci, l'87% dei quali a causa di gravi reazioni avverse, il centro studi Sic di FederAnziani non ha trovato riscontri significativi su ritiri dal commercio per ragioni di 'sicurezza' in Italia, come hanno fatto gli altri”.

Alla luce di questo studio, FederAnziani “ha proposto all'Aifa di poter ottenere un modulo, preparato dall'Agenzia del Farmaco, da poter far compilare a tutti i suoi iscritti segnalando cosi' eventuali reazioni avverse, poiché per pigrizia, mancanza di tempo e volontà, le segnalazioni che pervengono tramite farmacie, medici, ospedali e asl alla competente Commissione di farmacovigilanza sono al di sotto delle soglie accettabili”.

In merito ai risultati dello studio diffuso da Federanziani, secondo il quale le reazioni avverse da farmaci provocherebbero 40mila morti l'anno, l'AIFA, “pur apprezzando l'intento dell'Associazione di sollevare una problematica importante come la Farmacovigilanza che e' da tempo all'attenzione delle autorità italiane” rileva “un profondo difetto metodologico poiché si tratta di dati teorici dedotti in modo aritmetico, e troppo semplicistico, comparando tra loro due realtà profondamente diverse come quelle americana ed italiana”

L'Aifa ricorda inoltre che l'America non ha “né un Servizio Sanitario Nazionale, né una Rete territoriale di Farmacovigilanza, né un sistema capillare di tracciatura del farmaco, elementi di grande garanzia per il cittadino italiano”.

L'Aifa sottolinea poi che il nostro Paese negli ultimi 10 anni ha ritirato 39 farmaci, tra cui  'Mediator' ritirato in Italia nel 2003 rispetto alla Francia nel 2011.

L'Aifa riferisce inoltre di aver  intrapreso per prima “un programma di sorveglianza post marketing per gli anziani, soggetti molto spesso trattati con più farmaci contemporaneamente dei quali non sono note, al momento dell'autorizzazione, le reciproche interazioni”.

Fonte InformaSalus

30 luglio 2011

Il letale inganno del Diabete



Questo articolo vi farà arrabbiare, gli inganni non fanno piacere, soprattutto quando sono preposti a tenerci ammalati a scopo di lucro, pur essendoci la cura. In questo articolo informazioni su cosa è il diffusissimo diabete di tipo 2, quali patologie da origine, la sua storia nascosta al pubblico e soprattutto la cura che lo guarisce senza fallo con il 100% di successi e con la guarigione dalle patologie indotte da tale malattia. L’articolo è un po’ lungo, ma vale la pena di leggerlo, dopodichè diffondete questa conoscenza in quanto utilissima.

Se siete un diabetico il vostro medico non vi dirà mai che è curabile nella maggior parte dei casi, se solo nominate la parola cura probabilmente si irriterà, in quanto la sua preparazione medica contempla solo la parola trattamento, per lui la parola cura non esiste. Il diabete nella sua forma epidemica moderna è curabile da almeno 40 anni. Nel 2001 negli USA sono morti 934.550 per sintomi fuori controllo di tale malattia. Il vostro medico inoltre non vi dirà che un tempo gli infarti, sia ischemici che emorragici, i colpi apoplettici dovuti a neuropatie, gli eventi coronarici sia ischemici che emorragici, obesità, arteriosclerosi, alta pressione, alti livelli di colesterolo e trigliceridi, impotenza, la retinopatia, l’insufficienza renale ed epatica, la sindrome policistica ovarico, alti livelli sanguigni di zucchero, la candidosi sistemica, un compromesso metabolismo dei carboidrati e/o dei grassi, difficoltà di cicatrizzazione, neuropatie periferiche, nonché altrettanti disordini epidemici dei giorni nostri, un tempo venivano spesso considerati niente altro che sintomi del diabete, e curati curando il diabete di tipo 2. Se vi ammalate di diabete e vi affidate al trattamento medico tradizionale prima o poi con il peggioramento della malattia sperimenterete uno o più dei suoi sintomi. Attualmente è prassi comune fare riferimento a tali sintomatologie come fossero affezioni indipendenti e separabili, a cui corrispondono trattamenti separati e non collegati tra di loro, somministrati da specialisti in concorrenza fra di loro.
E’ vero che molti di questi sintomi possono derivare, come talvolta capita, da altre cause, ad ogni modo è altrettanto vero che tale aspetto è stato impiegato per giustificare inefficaci e costosi trattamenti dei sintomi in questione.
Il diabete di tipo 2 è curabile, una volta terminato di leggere il presente articolo ve ne sarete resi conto.

Attualmente l’industria del diabete rappresenta una cospicua comunità, che nel corso degli anni è riuscita a mettere a tacere in modo esemplare le voci contrastanti che cercano di evidenziare la frode che sta alla base della moderna cura della malattia che è diventata quasi una religione e che dipende fortemente dalla fede dei suoi credenti tale da rendere quasi blasfema la sola ipotesi che l’affabile medico, nella maggioranza dei casi è solo un ciarlatano e un truffatore, nella maggior parte dei casi costui non ha mai curato un solo caso di diabete in tutta la sua carriera.

L’influenza politica e finanziaria di questa comunità medica ha sovvertito la realtà delle cose e domina l’intero settore controllando virtualmente in tutto e per tutto ogni documento pubblicato sull’argomento diabete. Se mai le persone verranno a conoscenza della cura del diabete che esiste da 40 anni, l’intero settore crolla, ma è pura utopia il pensarlo. Da oltre 40 anni la ricerca medica dimostra coerentemente e con sempre maggiore chiarezza che il diabete è una malattia degenerativa provocata direttamente da forniture alimentari industriali improntate al profitto piuttosto che alla salute.

Breve storia del diabete
Nel 1922 i tre premi Nobel canadesi, Banting, Best e Macleod riuscirono a salvare la vita ad una giovane con una iniezione di insulina, un nuovo farmaco prodigio. Fu solo nel 1933 che in un documento pubblicato nell’America journal of medical Science, cominciarono ad emergere notizie relative ad una nuova forma di diabete che non reagiva al nuovo farmaco prodigio e ancora peggio a volte la terapia con insulina causava la morte del paziente. Questa nuova malattia divenne nota come “diabete resistente all’insulina” , in quanto presentava l’elevato tasso di zucchero tipico del diabete, ma reagiva scarsamente alla terapia insulinica. Negli USA agli inizi del 900 aveva un’incidenza pro capite pari allo 0,0028%, nel 1933 si impenno del 1.000%, sino a diventare negli anni 90 un’affezione sotto vari pseudonimi tale da rovinare la salute di oltre la metà della popolazione statunitense inabilitandone il 20%. E’ evidente che c’è qualcosa che ha provocato tale impennata della patologia.
Nel 1950 la comunità medica fu in grado test sierologici sull’insulina. Tali test rivelarono che questa nuova malattia non era il classico diabete, ma era caratterizzata da livelli di insulina sufficienti, spesso eccessivi, il problema era che l’insulina non riduceva il tasso di zucchero nel sangue. Se le intuizioni dietetiche dei precedenti 20 anni e sino agli anni 60 fossero state prese in considerazione, il diabete sarebbe stato curabile e non semplicemente controllabile. Invece nel 1950 è iniziata la ricerca di un altro farmaco prodigioso. Questo farmaco come tutti i farmaci doveva essere brevettabile, ovvero non una medicina naturale, in quanto queste non sono brevettabili e molto remunerativo. Sarebbero state necessarie approvazioni obbligatorie da parte delle autorità sanitarie. I test richiesti per tali autorizzazioni dovevano essere straordinariamente costosi per evitare che altri farmaci non autorizzati (naturali) diventassero competitivi. Questa è l’origine del classico protocollo medico relativo al “trattamento dei sintomi”, nessuno guarisce, solo liberazione temporanea dei sintomi. Inoltre i farmaci naturali che effettivamente curavano il diabete (e altre malattie ndr), avrebbero dovuto essere tolti dalla circolazione, incarcerando i loro propugnatori in quanto ciarlatani. Spesso le sostanze naturali hanno realmente curato la malattia, e questo è il motivo per cui si è fatto e si fa tuttora ricorso alla forza della legge per estromettere dal mercato farmaci naturali, spesso superiori.

Molte malattie degenerative possono essere ricondotte ad un consistente collasso del sistema endocrino, fenomeno ben noto ai medici degli anni 30 come diabete insulino-resistente. Questo fondamentale disturbo è conosciuto come un disordine del sistema di controllo dello zucchero sanguigno determinato da grassi e oli malamente lavorati. Grassi e oli non sono tutti uguali. Alcuni sono sani e salutari, molti altri sono dannosi. Sotto il profilo della salute la distinzione non riguarda quelli saturi e quelli insaturi, come erroneamente vuole fare credere l’industria che li produce. Nell’ambito della salute la distinzione va fatta tra naturale e manipolato.

La natura della malattia
Il diabete viene tipicamente diagnosticato come l’incapacità dell’organismo di metabolizzare adeguatamente i carboidrati, il suo sintomo distintivo è un elevato livello di glucosio nel sangue. Il diabete di tipo 1 deriva da un’insufficiente produzione di insulina da parte del pancreas, mentre il diabete di tipo 2 da insulina inefficace. In entrambi i tipi il livello di glucosio nel sangue resta elevato. L’insulina inefficace non differisce da quella efficace, la sua inefficacia si riferisce all’incapacità della popolazione cellulare di reagire ad essa. Oggi data la maggiore conoscenza di questi processi sembrerebbe più appropriato definire il diabete di tipo 2 in quanto fondamentale incapacità dell’organismo di metabolizzare grassi e oli, incapacità che determina una perdita di efficacia dell’insulina e il conseguente mancato metabolismo dei carboidrati. Ogni cellula si trova nell’incapacità di trasportare il glucosio dal sangue al proprio interno, il glucosio quindi rimane nel sangue, oppure si accumula come grasso corporeo o glicogeno, oppure viene espulso dalle urine. Sembra che quando l’insulina si lega ad un recettore della membrana cellulare esso dia inizio ad una complessa cascata di reazioni biochimiche all’interno della cellula, ciò fa sì che trasportatori del glucosio di una certa classe, noti come molecole GLUT4, abbandonino la propria area di sosta entro la cellula e si trasferiscono nella superficie interna della membrana cellulare del plasmocita. Una volta nella membrana, questi migrano verso specifiche aree della membrana stessa denominate domini caveolari dove in virtù di un’altra serie di reazioni biochimiche, individuano e agganciano molecole di glucosio, che poi trasportano all’interno della cellula tramite un processo chiamato endocitosi. All’interno della cellula questo glucosio viene quindi consumato dai mitocondri come carburante per produrre energia destinata ad alimentare l’attività cellulare, così questi trasportatori GLUT4 abbassano il glucosio nel flusso sanguigno trasportandolo all’esterno di quest’ultimo e dentro tutte le cellule dell’organismo. Molte molecole implicate in questi percorsi mediati da glucosio sono lipidi, vale a dire acidi grassi, in particolare omega 3. Quando a causa del nostro regime alimentare questi acidi grassi cis sono costantemente assenti, acidi trans e acidi grassi saturi a catena media e breve prendono il loro posto nella membrana cellulare; tali sostituzioni rendono la membrana più rigida ed inibiscono il meccanismo di trasporto del glucosio, e come conseguenza il glucosio nel flusso sanguigno resta elevato. In altre parti dell’organismo il pancreas secerne insulina in eccesso, il fegato produce grassi dallo zucchero in eccesso, non vi è sufficiente energia cellulare per l’attività dell’organismo e l’intero sistema endocrino risulta alterato, infine si verifica un’insufficienza pancreatica, il peso corporeo cala molto e la crisi precipita.

Trattamento medico convenzionale
Il moderno trattamento medico ortodosso prevede la somministrazione di agenti ipoglicemici orali che rientrano in 5 classificazioni o insulina.
Biguanidi, inibitori della glucosidase, meglitinidi, sulfoniluree, tiazolidinetdioni. Alcuni stimolano la produzione di insulina, ampiamente ignorando il fatto che un elevato livello di insulina sia dannoso quasi quanto un elevato livello di glucosio, altri sono famosi per provocare il cancro al fegato.

Insulina
Oggi si prescrive l’insulina per entrambi i tipi di diabete tipo 1 e tipo 2. L’insulina sostituisce quella che l’organismo non produce più. Questo trattamento per quanto necessario per preservare la vita ai diabetici di tipo 1 , è tuttavia assai discutibile quando somministrato ai diabetici di tipo 2. E’ importante sottolineare che né l’insulina né alcuno di questi agenti ipoglicemici orali esercita alcuna azione terapeutica su qualsivoglia tipo di diabete. Nessuna di queste strategie è progettata per normalizzare l’assorbimento cellulare di glucosio da parte delle cellule che ne abbisognano per alimentare la propria attività. La prognosi con questo trattamento ortodosso è crescente invalidità e morte prematura, determinate da infarto o insufficienza renale, oppure dal collasso di qualche altro organo vitale.

Terapie mediche alternative, diabete di tipo 1.
Per tale patologia è ora disponibile una metodologia di cura alternativa, elaborata nei moderni ospedali di Madras in India, già sottoposta a rigorosi studi a doppio cieco per attestarne l’efficacia, essa verte sul ripristino della normale funzione delle cellule beta del pancreas, di modo che tale organo sia nuovamente in grado di produrre insulina così come dovrebbe. Questo approccio si è apparentemente dimostrato capace di curare il diabete di tipo 1 in oltre il 60% dei soggetti. Per le ragioni economiche esaminate questa metodologia ha scarse probabilità di fare la sua compara in occidente, in quanto curando definitivamente mina i lucrosi affari dell’industria del diabete.
Terapie mediche alternative, che funzionano e guariscono, il diabete di tipo 2.
Lo scopo di qualsiasi efficace programma alternativo è quello di riparare e ripristinare il meccanismo di controllo sangue-zucchero proprio dell’organismo, è il suo funzionamento compromesso che con il tempo determina direttamente tutti i numerosi sintomi debilitanti, che rendono il trattamento ortodosso così economicamente redditizio. Per quanto riguarda il diabete di tipo 2, le fasi in programma sono.

1 - Riparare il sistema di controllo sangue-zucchero compromesso.
Ciò viene realizzato semplicemente sostituendo grassi ed oli sani, salutari e puri al mix trans-isomero (olio di semi) dall’aspetto puro ma in realtà tossico, presente in allettanti contenitori colorati sugli scaffali dei supermercati. Consumare solo olio di lino, olio di pesce ed occasionalmente olio di fegato di merluzzo, sino a quando lo zucchero sanguigno non inizia a stabilizzarsi; dopodichè aggiungere oli sani come: burro, olio di cocco, olio di oliva, e grassi animali puri.
Leggere le etichette e rifiutarsi di assumere economici oli di scarsa qualità quando sono presenti negli alimenti lavorati o nei menù dei ristoranti. I diabetici presentano una carenza cronica di minerali, quindi è necessario che aggiungano alla propria dieta integratori minerali ad ampio spettro e di buona qualità.

2 -Controllare manualmente il rapporto sangue-zucchero durante il ciclo di recupero.
Soto supervisione medica, interrompere gradualmente l’assunzione di tutti gli agenti ipoglicemici orali e di tutti i farmaci supplementari somministrati per contrastare gli effetti collaterali. Sviluppare un controllo naturale del sangue-zucchero tramite l’impiego di comprese glicemiche, il consumo di pasti leggeri e frequenti (comprendenti alimenti ricchi di fibre), regolare esercizio fisico dopo i pasti, la totale astensione da tutti gli zuccheri. Evitare il consumo di alcol sino a quando lo zucchero sanguigno non sia rientrato stabilmente nei parametri normali. Registrare i valori tramite un misuratore di glucosio ad ago, annotare su un diario medico tutto quello che si fa.

3 – Ripristinare un adeguato equilibrio di grassi ed oli salutari allorquando il meccanismo di controllo sangue-zucchero funziona nuovamente.
Eliminare in modo permanente dalla dieta tutti i grassi e oli economici, tossici e di scarsa qualità, nonché gli alimenti lavorati e i piatti dei ristoranti che li contengono. Quando il meccanismo di controllo del sangue-zuccero riprende a funzionare correttamente, integrare gradualmente la dieta con ulteriori alimenti sani. Controllare gli effetti di questi ultimi monitorando i livelli di zucchero sanguigno con l’apposito attrezzo ad ago. Ricordarsi di registrare tutto.

4 – Continuare il programma sino a quando non siano ripristinati anche i valori normali dell’insulina.
Una volta che i livelli di zucchero saranno rientrati nella gamma ordinaria, il pancreas smetterà gradualmente di produrre insulina in eccesso, Questo processo richiede un periodo un po’ più lungo e lo si può testare facendo inviare dal vostro medico un campione del vostro sangue ad un laboratori di analisi per determinare l’insulina nel siero. Una buona prassi è di attendere un paio di mesi dopo che il controllo dello zucchero sanguigno si è ripristinato.

5 – Riparare separatamente i danni collaterali provocati dalla malattia.
I problemi vascolari determinati da un elevato livello cronico di glucosio generalmente si risolveranno da sé senza sforzo cosciente. Gli effetti della retinopatia e della neuropatia periferica, solitamente si riparano da sé, I danni ai reni di solito non si riparano da sé. I danni vascolari ed alle arterie determinati da anni di elevato tasso di zucchero e insulina, regrediranno lentamente grazie ad una dieta appropriata e sana, tuttavia ripulire le arterie in questo modo può richiedere molti anni. Il danno alle arterie può essere corretto molto più velocemente ricorrendo ad una terapia di chelazione intravenosa, che nell’80% dei casi si sistema in sei mesi. Ovviamente non aspettatevi che il vostro medico per ovvi motivi la approvi, in particolar modo se è uno specialista in cardiologia.

6 – Tempi di recupero.
La prognosi solitamente prevede un rapido recupero dalla malattia ed il ripristino di un normale stato di salute e di energia nell’arco di alcuni mesi, un anno o anche più. Il tempo richiesto dipende da quanto a lungo si è permesso alla malattia di svilupparsi.
Per chi interviene precocemente i tempi di recupero sono di alcuni mesi o anche meno. Per coloro che soffrono della malattia da molti anni, i tempi di recupero potrebbero estendersi ad un anno o anche più.

Magnet

Tratto da:
Nexus N. 55

Per una mole maggiore di informazioni consultare:
www.Healingmatters.com

Fonte: Informarmy Il Blog dell'Informazione

29 luglio 2011

Manovra economica: disabili ed invalidi sempre più spremuti


Il Decreto legge 6 luglio, n°98 è ormai entrato in vigore e molte cose sono già state dette in merito. Penso sia opportuno in questa sede fare alcuni commenti dal punto di vista di coloro che, già duramente colpiti per la loro condizione di disabili e/o non autosufficienti, sono chiamati a pagare un contributo ingiusto se non odioso. I cosiddetti tagli orizzontali semplificano la vita del legislatore, ma non sono accettabili se si accaniscono nei confronti di coloro che, al contrario, dovrebbero essere tutelati in maniera particolare.

La manovra impatta sui disabili su sei punti.


  • Il taglio delle agevolazioni fiscali

La quasi totalità delle agevolazioni fiscali per la maggioranza dei contribuenti verrà tagliata del 5% nel 2013 e del 20% nel 2014. Non si può fare a meno di notare che la stragrande maggioranza di questi tagli riguarderà le più comuni detrazioni e deduzioni come quelle per il lavoro dipendente, la prima casa, i carichi di famiglia e le spese sanitarie. In particolare verrà ridotta la possibilità di dedurre le spese mediche di assistenza specifica per le persone con grave disabilità (es. infermiere, terapista), nonché la possibilità di detrarre le spese per ausili, veicoli, sussidi tecnici informatici, cani guida per non vedenti, deduzione e detrazioni per le badanti. Questi tagli incideranno in maniera ancora più significativa sui nuclei famigliari in cui è presente una persona anziana non autosufficiente o con disabilità.


  • I contenziosi per l'invalidità civile saranno più difficili

La manovra introduce l'articolo 445 bis. Questo articolo prevede l'accertamento tecnico preventivo obbligatorio. Il Cittadino che intenda opporsi ad una decisione dell'INPS, non presenta più il ricorso introduttivo per il giudizio, ma presenta, sempre al Tribunale, l'istanza di accertamento tecnico per la verifica preventiva delle condizioni sanitarie legittimanti la pretesa fatta valere. Il Giudice nomina il consulente tecnico che provvede a stendere la relazione e, prima di depositarla, tenta la conciliazione fra le parti. Senza accertamento tecnico preventivo il Giudice non procede. Terminate le operazioni di consulenza, il Giudice, con decreto comunicato alle parti (INPS e Cittadino), fissa un termine perentorio non superiore a trenta giorni, entro il quale le medesime devono dichiarare, con atto scritto depositato in cancelleria, se intendono contestare le conclusioni del consulente tecnico dell'ufficio. In assenza di contestazione, il Giudice, entro trenta giorni, omologa con decreto l'accertamento del requisito sanitario presentato nella relazione del consulente. Il decreto è inappellabile. Al contrario, nei casi di mancato accordo, la parte che abbia dichiarato di contestare le conclusioni del consulente tecnico dell'ufficio deve depositare, presso lo stesso Giudice, entro il termine perentorio di trenta giorni dalla dichiarazione di dissenso, il ricorso introduttivo del giudizio, specificando, a pena di inammissibilità, i motivi della contestazione. La successiva sentenza - secondo quanto previsto dalla Manovra - è inappellabile e questa limitazione ad un solo grado di giudizio lascia alquanto perplessi, perché contraria agli stessi principi del nostro diritto. Le nuove disposizioni dovrebbero entrare in vigore dal primo gennaio 2012. È da capire se riguarderanno anche i ricorsi già depositati oppure solo quelli presentati dopo quella data.


  • Innalzamento della percentuale per la pensione di invalidità

Fino al 31 maggio i cittadini riconosciuti con una percentuale di invalidità civile compresa tra il 74% ed il 99% venivano considerati "invalidi parziali". La manovra alza questa percentuale minima per la concessione dell'assegno di €256,67 euro all'85% a partire dal 1 giugno 2010. Il limite vale solo per le nuove domande.


  • Congelato l'organico degli insegnanti di sostegno

La manovra conferma che il numero dei posti degli insegnanti di sostegno non dovrà superare complessivamente il 25 per cento del numero delle sezioni e delle classi previste nell'organico di diritto dell'anno scolastico 2006/2007. Il testo indica che verrà mantenuta la media di un docente ogni due alunni disabili, ma lascia la possibilità di istituire posti in deroga allorché si debba assicurare la piena tutela dell'integrazione scolastica. In altre parole il dirigente scolastico ha la facoltà di assegnare ai portatori di handicap anche dei docenti di classe. Ai questi ultimi dovrà perciò essere assicurata un'adeguata formazione nell'ambito delle risorse assegnate, che devono prioritariamente essere destinate a tale scopo.


  • Ticket per visite specialistiche

Viene reintrodotto il ticket sanitario. Tutti i cittadini dovranno pagare 10 euro per le visite specialistiche e la diagnostica e 25 per i codici bianchi al Pronto soccorso. Fortunatamente non tutte le regioni hanno aderito, almeno per il momento


  • Contenimento della spesa protesica delle Regioni

A partire dal 2013 la spesa sostenuta direttamente dal Servizio Sanitario Nazionale per l'acquisto di dispositivi medici, compresa quella protesica, è fissata entro un tetto a livello nazionale e a livello di ogni singola regione. Il tetto di spesa è riferito rispettivamente al fabbisogno sanitario nazionale standard e al fabbisogno sanitario regionale standard. Questa rigida compressione della spesa avrà delle probabili conseguenze, ancora da definire, nella qualità delle prestazioni protesiche attualmente riservate alle persone con disabilità.

La situazione che si è delineata rafforza la Fondazione Cesare Serono nella sua scelta di dedicarsi con sempre maggiore impegno nella tutela dei più deboli ed in tale logica che Vi chiediamo di aiutarci ad aiutarvi:


  1. Comunicateci l'esperienza che vi ha fatto sentire soli e non sufficientemente supportati da parte delle istituzioni pubbliche;
  2. Fateci sapere che tipo di servizi vi sarebbero più necessari;
  3. Cosa vorreste che la Fondazione facesse per voi

Gianfranco Conti
Direttore Fondazione Cesare Serono

28 luglio 2011

Malattie congenite: con una corretta prevenzione una buona percentuale potrebbe essere evitata


In Italia ci sono circa 35 mila neonati colpiti da malattie congenite o malformazioni, come cardiopatie, sindrome di Down, spina bifida o reni e intestino malformati.


Eppure queste malattie potrebbero essere evitate se la prevenzione e i corretti stili di vita iniziassero ancora prima del concepimento: ed e’ proprio su questo che si stanno confrontando gli specialisti, riuniti a Milano al congresso della Societa’ italiana di pediatria (sip).”Questa prevenzione – spiega Pierpaolo Mastroiacovo, direttore del Centro internazionale per i difetti congeniti e la prematurita’ (Icbd) di Roma – si puo’ fare soprattutto controllando nella futura gestante le malattie croniche, come il diabete e l’obesita’. L’eccesso di glicemia nel diabete, ad esempio, o un alterato metabolismo nella donna, possono determinare malformazioni all’intestino o cardiopatie. Il vizio del fumo e’ un altro elemento che puo’ essere una concausa, e provocare insieme ad altri fattori queste malformazioni, aumentando ad esempio le probabilita’ di una labiopalatoschisi”.

Il caso piu’ conosciuto di prevenzione pre-concepimento e’ quello della spina bifida, una grave patologia che si puo’ evitare se la futura mamma assume acido folico, una vitamina del gruppo B. Ma com’e’ possibile salvaguardare la salute del proprio bimbo prima ancora di essere incinte? ”In realta’ – spiega Mastroiacovo – non e’ difficile, perche’ la donna programma la gravidanza gia’ nel 50-60% dei casi. Questo rende piu’ facile adottare misure ‘correttive’ che promuovano il giusto ambiente per accogliere una nuova vita. Ma questa percentuale va aumentata con l’informazione e l’incoraggiamento da parte di tutti i sanitari”. Anche per questo il Centro Icbd ha messo a punto il progetto ‘Pensiamoci prima’, nel quale gli esperti hanno stilato linee guida, materiale didattico per corsi di aggiornamento professionale e informazioni per le coppie in eta’ fertile ”per promuovere la salute della donna in vista della riproduzione”. Le linee guida, in particolare, sono state revisionate da 21 societa’ scientifiche e raccolgono 28 raccomandazioni, tra cui quelle che prevedono l’assunzione dell’acido folico e la corretta alimentazione in vista della gravidanza. ”Le malattie congenite, in senso lato – conclude Matroiacovo – ma anche la prematurita’ e la restrizione della crescita intra-uterina, sono eventi che possono essere ridotti: basta un corretto approccio alla riproduzione”.

27 luglio 2011

Geo-Ingegneria e Modificazione climatica: ecco come fanno...


Siamo a fine luglio, dovremo essere nel vivo dell'estate e in Sardegna e in gran parte dell'Italia piove e soffia forte il maestrale. Siamo passati in appena una settimana da temperature che superano abbondantemente i 40 gradi, ad un clima temperato, umido, a tratti freddo. L'ennesima conferma di un clima impazzito. Gli esperti sottolineano che siamo nel vivo del riscaldamento globale. Essi sottolineano il fatto che non sia un riscaldamento naturale, ma tutto questo è causato dalle mani dell'uomo, grazie all'aumento smisurato dei gas serra (co2) presenti nell'atmosfera che porterà progressivamente fenomeni climatici impazziti e sempre più estremi. Lunghi periodi di siccità, quindi desertificazione, con un aumento in varie parti del mondo degli incendi, ma anche più precipitazioni, quindi più uragani e tornadi e soprattutto il continuo scioglimento dei ghiacciai ai poli.

Fin qui i dati in rapida sintesi della situazione attuale. Ma siamo sicuri che quanto ci raccontano gli scienziati sia la verità? O per caso quello a cui stiamo assistendo, è si per mano dell'uomo, ma c'è qualcosa che a noi comuni mortali non si può dire? Siamo sicuri che dietro questo clima capriccioso non ci sia lo zampino di qualche Nazione, gli USA ad esempio, per non dire o la NATO? E poi non è che qualcuno sta giocando un po troppo con il clima del pianeta, per poter aver in futuro dei vantaggi economici (ad esempio le tante risorse naturali presenti nei poli) e soprattutto militari?

Il video che vi propongo oggi è illuminante, e se avrete la pazienza di guardarlo tutto, sono certo che vi metterà in testa un sacco di belle domande.

Video messo in rete dall'utente you tube NemesisDivina1

Geo-Ingegneria e Modificazione Climatica: ecco come fanno ...

26 luglio 2011

Disattiva la Sidebar della Chat di Facebook

Il post è stato aggiornato dopo la sua prima stesura

Con queste estensioni o componenti aggiuntivi puoi disattivare la nuova Sidebar della Chat e ritornare alla buona vecchia Chat di Facebook.
Dopo l'installazione premi F5 in tutte le finestre e tab di Facebook, oppure chiudi e riapri il tuo Browser.
Per scegliere tra il vecchio e il nuovo stile della chat, utilizzare il menu delle opzioni nella lista contatti.

Versione per Google Chrome:
https://chrome.google.com/webstore/detail/bfipfkeoidmndggnnpobeenlamiclald?hl=it
Versione per Firefox:
https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/fb-chat-sidebar-disabler/
Versione per Opera:
https://addons.opera.com/addons/extensions/details/facebook-chat-sidebar-disabler/1.3/?display=it




By Salvatore Falletta

NB. Consigliamo di leggere il post del 21 Ottobre 2011 Disattiva la Sidebar della Chat di Facebook "Nuovo Aggiornamento" per scoprire gli ultimi aggiornamenti su come disattivare la sidebar della chat di facebook.

25 luglio 2011

TVolontario, la TV del Volontariato.


Cari amici, oggi ritorniamo a parlare di televisione e lo facciamo segnalando un'altra tv molto speciale e interessante. Stiamo parlando di TVolontario: tvolontario è una web tv unica nel suo genere. Al suo interno troverete servizi, reportage e documentari che raccontano la situazione attuale, spesso drammatica, del mondo del volontariato. Storie silenziose che meriterebbero perfino l'interesse dei media tradizionali. Racconti dall'Italia, ma non solo. Su TVolontario troverete interessanti reportage girati in tutto il mondo.

Come vedere Tvlontario? E' molto semplice:
Tvolontario è presente su Streamit, la tv in alta definizione via Internet, al canale 67.

23 luglio 2011

Disco Volante, ‎"la TV di Strada" gestita da disabili



La Storia. 

La tv di strada Disco Volante, una tra le decine di tv di strada attive in Italia, nasce a Senigallia, nella primavera del 2003, all'interno di un laboratorio artistico autogestito da un gruppo di persone disabili, denominato Studio Zelig, presente sul territorio del Comune di Senigallia da diversi anni. Lo Studio Zelig, durante la sua lunga attività nel tempo, ha concentrato la propria attenzione sull'utilizzo delle arti visive come strumento aperto di comunicazione da mettere a disposizione di soggetti disabili: nei primi mesi del 2003, su proposta di Franco Civelli, un disabile di 65 anni membro dello Studio, si pensa di creare uno strumento di comunicazione che possa mettere in contatto più direttamente il gruppo di lavoro dello Studio con la comunità cittadina e gli abitanti del quartiere: era questo un altro passo nella direzione perseguita dallo Studio fin dalla sua nascita: l'abbattimento della barriera della comunicazione, una delle barriere più penalizzanti, anche se apparentemente impalpabile, che si oppone ad una piena partecipazione alla vita sociale da parte delle persone disabili.

Il progetto Telestreet era nato a Bologna sulla base di vari obiettivi uno dei quali era la creazione di una alternativa contro la concentrazione monopolistica degli strumenti di comunicazione televisiva, per aprire nuovi spazi di comunicazione dal basso attraverso i quali la società civile potesse auto-rappresentarsi: se uno scopo del progetto Telestreet era dunque quello di dare voce a chi non ha voce e non è rappresentato nel panorama della comunicazione, tale scopo corrispondeva perfettamente ad una delle finalità fondamentali dello Studio Zelig, e cioè quella di dare voce a soggetti come i disabili che generalmente vengono rappresentati, quando non vengono semplicemente ignorati, attraverso modelli di tipo assistenzialistico e pietistico, senza che ad essi venga concesso di prendere la parola in prima persona.

Dopo un periodo di lancio pubblico del progetto di tv di strada, finalizzato a far conoscere alla cittadinanza senigalliese le finalità del progetto, si assemblarono le minime attrezzature elettroniche richieste per effettuare le trasmissioni: la bassissima potenza di emissione richiesta per coprire l'area del quartiere oggetto delle trasmissioni, 0,07 watt, garantiva che tale attività non comportasse alcun inquinamento elettromagnetico e quindi fosse legittimata anche su un piano di etica ambientale: per quanto riguarda la possibile interferenza con le trasmissioni di altre emittenti questa era in partenza esclusa, come per ogni tv di strada, dal fatto che la micro-tv trasmetteva all'interno di un "cono d'ombra" nello spettro delle frequenze e cioè all'interno di una zona circoscritta completamente libera da qualsiasi segnale radio-televisivo. Nel quartiere sede della tv di strada, chiamata Disco Volante su proposta di Franco Civelli, il cono d'ombra era stato individuato, tramite apposita apparecchiatura (misuratore di campo), sul canale 52.

La telestreet Disco Volante inizia le sue trasmissioni il 3 luglio 2003 ed in poco tempo conquista l'attenzione di diversi cittadini del quartiere all'interno del quale ha sede, il Rione Porto di Senigallia: la telestreet comincia a produrre in proprio diversi servizi sulle problematiche del quartiere e della città, diffondendoli poi attraverso le proprie trasmissioni: servizi sulle barriere architettoniche che ostacolano la libertà di movimento dei disabili, sulle condizioni di vita degli immigrati extra-comunitari, sulla condizione giovanile e sui problemi ambientali. La particolarità di molti di tali servizi stava nel fatto che non solo parlavano della condizione dei disabili, cosa ovvia data la specificità dello Studio Zelig, ma erano realizzati con l'attivo contributo dei disabili stessi, i quali non si limitavano così a costituire l'argomento delle trasmissioni ma erano i protagonisti della pratica di comunicazione. Spesso erano i cittadini del quartiere a proporre l'argomento di alcune trasmissioni, realizzando così quel rapporto orizzontale tra emittente e ascoltatori che è uno degli scopi principali del progetto Telestreet.

Il 19 settembre del 2003, dopo nemmeno tre mesi di trasmissione, nella sede della telestreet Disco Volante intervennero funzionari del Ministero delle Comunicazioni con un'ordinanza di chiusura: il piccolo trasmettitore della tv venne sigillato e tale è rimasto da quel momento sino ad oggi: la telestreet Disco Volante ha da quel momento cessato di esistere come emittente, ma il gruppo di lavoro dello Studio Zelig e la redazione della tv non hanno per questo cessato di riunirsi e di credere nella loro attività: per tale motivo la redazione di Disco Volante Tv ha continuato a produrre propri servizi anche nell'impossibilità di poterli trasmettere in proprio.

Nell'occasione della chiusura la tv di strada ricevette numerosi attestati di solidarietà da giornalisti e personaggi del mondo delle telecomunicazioni: si pronunciarono a favore di Disco Volante Michele Santoro e l'ex-presidente della Rai Roberto Zaccaria, in occasione di loro interventi pubblici tenuti a Senigallia, oltre che giornalisti come Michele Serra e critici televisivi come Aldo Grasso. Nell'ottobre del 2003, con il contributo del Comune di Senigallia, il cui sindaco Luana Angeloni ha sempre sostenuto le iniziative della tv di strada cittadina, si svolge a Senigallia un forum delle tv di strada al quale partecipano diversi operatori del progetto Telestreet da tutta Italia, alcuni deputati e senatori, il sindaco del comune toscano di Peccioli e un inviato del Ministero delle Comunicazioni in rappresentanza del Ministro Gasparri che ha declinato l'invito.

Il caso della chiusura di Disco Volante, già rimbalzato su diversi quotidiani nazionali oltre che su molti siti web, diventa ancora una volta un caso di rilevanza nazionale in occasione di una puntata della trasmissione "L'elmo di Scipio", curata da Enrico Deaglio e andata in onda su Raitre nel gennaio del 2004, dedicata alla vicenda della tv di strada senigalliese. Proprio il caso della chiusura di Disco Volante fu all'origine della scelta di Senigallia come sede per il Meeting Generale delle Tv di Strada e della Produzione Video Indipendente, "Eterea Due", che si è tenuto nei giorni 26, 27 e 28 marzo del 2004. Nell'aprile del 2004 Disco Volante, con altre telestreet italiane, viene invitata a partecipare al convegno annuale "Antennacinema Media", tenutosi a Conegliano Veneto, nel contesto del quale vengono pubblicamente proiettati alcuni servizi filmati della telestreet.

Infine, nel giugno del 2004, un servizio filmato realizzato da Franco Civelli, redattore disabile della telestreet Disco Volante, vince il Premio per il giornalismo televisivo "Ilaria Alpi", nella sezione dedicata alle tv locali: si tratta di un'inchiesta sulle barriere architettoniche nella nostra città ed è proprio un disabile in prima persona a svolgere il lavoro giornalistico necessario. In seguito alla realizzazione e alla diffusione del servizio, alcune delle barriere architettoniche in esso documentate vengono abbattute su intervento dell'amministrazione comunale ed il sindaco si congratula personalmente con Franco Civelli per l'azione sostenuta.

Nel luglio del 2004 Disco Volante partecipa ad un meeting sulla democrazia mediatica tenutosi a Monaco di Baviera (MediaDemocracy and Telestreet) nel contesto di un grande convegno sulla libertà di informazione in Italia (Va Bene - Europa verstehen: Italien): nel corso del meeting Disco Volante partecipa, assieme ad operatori di Candida Tv ad un'azione dimostrativa al Goethe Institut, che ha per tema il "cibo mediatico (mediafood) che viene servito in Italia".

da Spazio Web di Jonathan.Rizzi
http://spazioinwind.libero.it/jonathanrizzi/DiscoVolante/Storia_DiscoVolante_Tv01.html

Aggiornamento Domenica 24 Luglio 2011

Un saluto a tutti,
Ci è sembrato doveroso metter mano e ultimare questo post. Infatti a quanti ci leggono non è sfuggita una domanda: Ma che fine ha fatto la tv di strada Disco Volante? E' una domanda certamente opportuna, che anche noi ci siamo fatti leggendo la storia pubblicata dello Spazio Web di Jonathan Rizzi.
Per rispondere a questa domanda, abbiamo interrogato come spesso ci capita, il famosissimo motore di ricerca Google e ... abbiamo scoperto che i nostri amici di Senigallia non si sono arresi e hanno continuato a diffondere le loro battaglie tramite il web. Infatti Disco Volante continua ancora oggi a trasmettere è lo fa grazie a internet. Per chi volesse seguire questa originalissima e utilissima televisione non deve fare altro che cliccare il seguente indirizzo http://www.livestream.com/discovolante e BUONA VISIONE!
Ciao!!

21 luglio 2011

Se io fossi la mamma di Carlo Giuliani o di Mario Placanica.

Carlo Giuliani. (osservatorioreppressione.org)



In questi giorni tra il 19 e il 21 luglio 2011 si ricordano i 10 anni trascorsi dai fatti del G8 di Genova e dalla morte di Carlo Giuliani per mano del carabiniere Mario Placanica, che sparò per legittima difesa.

Se io fossi la mamma di Carlo Giuliani oggi lo ricorderei, come l'ho ricordato ogni giorno, per 10 anni, e parlerei, parlerei di lui, non in sua difesa, ma in suo ricordo, per raccontarlo a chi l'ha visto solo da morto. A chi l'ha visto insanguinato, a chi non l'ha visto perchè lo so, aveva un passamontagna in testa e un estintore in mano, cos'altro c'era da vedere?

Se fossi la mamma di Mario Placanica oggi lo guarderei felice nel vederlo lì accanto a me, ancora vivo, ma il mio cuore si spezzerebbe come si spezza ogni volta che penso a 10 anni fa, a quel ragazzo insanguinato, che poteva essere mio figlio, ma non lo era, era insanguinato per terra per mano di mio figlio. Non si può essere felici da madre, della morte di un figlio, di qualsiasi figlio.

Io non sono la madre di nessuno di loro due, ma a quelle due madri oggi penso e a quella pozza di sangue rappreso che ha macchiato Piazza Alimonda per sempre.
Quel sangue che ha segnato due famiglie, che ha segnato un Italia che non si immaginava che 3 giorni d'estate l'avrebbero ancora una volta fiaccata, colpita al cuore, messa a processo.

I fatti del G8 di Genova non ve li sto qui a raccontare perchè c'è chi lo fa meglio di me, posso però dire che portarono all'apertura di numerosi processi. Mario Placanica, accusato di aver ucciso Carlo Giuliani, secondo i giudici ha agito per legittima difesa. I poliziotti e carabinieri accusati delle violenze nella caserma di Bolzaneto e nella scuola Diaz si sono conclusi in secondo grado con la condanna di alcuni di loro. Alcuni manifestanti sono stati condannati per loro azioni compiute in quei tre giorni

Haidi Giuliani, madre di Carlo e il portavoce del Genova Social Forum Agnoletto chiedono che lo Stato si scusi e approfondisca le indagini. Amnesty International si unisce ufficialmente a questa richiesta.

Per ricordare i fatti di quei giorni le manifestazioni sono sparse un po' in tutta italia ma com'è ovvio, è a Genova che trovano il loro fulcro.
Oggi pomeriggio, in piazza Alimonda, si ricorda la morte di Carlo Giuliani con una rassegna di interventi, testimonianze, memorie e spettacoli teatrali.
Giovedì 21 luglio fiaccolata da piazza Matteotti alla scuola Diaz
Sabato 23 luglio corteo della memoria promosso dal coordinamento Verso Genova 2011

Il Sindaco  di  Milano  Giuliano  Pisapia (che fu avvocato della famiglia Giuliani) ricorda Carlo Giuliani con queste parole:
“Dieci anni fa moriva Carlo Giuliani, un ragazzo di  23  anni,  con  le  speranze  e le paure di tanti suoi coetanei. Era un ragazzo  che sognava un futuro migliore per il nostro Paese e per il mondo, cui  sentiva  di  appartenere  e che desiderava più giusto, più libero, più democratico.
Nel  decimo  anniversario  dell’uccisione  di  Carlo  sono  vicino  ai suoi genitori,  Heidi  e  Giuliano. A loro è stato sempre negato il diritto a un pubblico  dibattimento,  l’unico  che  avrebbe potuto fare piena luce sulla dinamica di quei tragici avvenimenti che resteranno  per  sempre dolorosamente impressi nella nostra memoria e nella storia d’Italia”.

Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini.
Uscir di casa a vent'anni è quasi un obbligo, quasi un dovere,
piacere d'incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere,
la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza,
sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza.
Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione,
Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione.
Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia
e uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia.
Si rompe il tempo e l'attimo, per un istante, resta sospeso,
appeso al buio e al niente, poi l'assurdo video ritorna acceso;
marionette si muovono, cercando alibi per quelle vite
dissipate e disperse nell'aspro odore della cordite.
Brano tratto dalla canzone Piazza Alimonda di Francesco Guccini

Emanuela Cerri - 19 luglio 2011

pianetamamma.it

Cina: drogati all’inferno dei Laogai

(foto laogai.it)


La nuova legge antidroga cinese definisce l’uso di droga una malattia e non piú un reato. In realtá la popolazione tossicodipendente finisce in gran numero nei campi di concentramento, i famigerati Laogai, per venire sfruttati in lavori forzati di beni che vengono poi venduti in Occidente.
E’opinione comune che se una nazione sceglie politiche liberali sulle tossicodipendenze abbracciando la cd. “riduzione del danno”, se non risolverá le cause prossime e remote della diffusione di droga, almeno garantirá migliori condizioni alla propria popolazione di drogati rispetto ad un regime “proibizionista”.
La Cina é la dimostrazione clamorosa che questo non é vero, e che, a volte, il liberalismo si accompagna con i lager, e la riduzione del danno con la tortura.
Questo é quanto si evince dal rapporto diffuso all‘inizio di quest’anno dalla Human Rights Watch: “Where Darkness Knows No Limits Incarceration, Ill-Treatment and Forced Labor as Drug Rehabilitation in China”, interamente dedicato appunto alla realtá che si nasconde dietro al processo “riabilitativo” ufficiale del consumatore di droga in Cina.
Scopo della ricerca é dimostrare come, dal giugno del 2008, quando la prima legge quadro sugli stupefacenti, “Legge Anti-Droga”, della Repubblica popolare cinese entra in vigore, le prescrizioni  ivi contenute siano solo propaganda.

Il testo infatti invoca come determinanti l’attenzione alla riabilitazione del consumatore di droghe illegali, alle cure orientate al rispetto dei diritti umani e al pieno reintegro sociale, e alla cessazione di qualunque stigma. Gli stessi consumatori sono soggetti, con la nuova legge, solo a sanzioni amministrative e non piú di tipo penale come in precedenza.
Nello stesso testo piú avanti, peró, si puó leggere che le istituzioni possono porre restrizioni alla libertá individuale, in appositi centri di recupero per un periodo che va da un minimo di due anni fino a sei, a tutti coloro che vengano anche solo sospettati di uso di droghe, senza quindi le verifiche di una indagine di polizia o il confronto in un aula di tribunale. .
In realtá in questi centri, che si vogliono di recupero,  i detenuti non ricevono alcun sostegno di tipo medico-sanitario,  e nessuna formazione scolastica o professionale per un futuro rientro nella societá.
Vivono invece in condizioni inumane, soggetti a trattamenti degradanti, oggetto di continue violenze fisiche e psicologiche, e forzati a lavori non retribuiti fino a 18 ore al giorno. Abusi, sostiene l’attiva ong statunitense, che portano in numerosi casi anche alla morte.
A fronte del proliferare di questi centri di detenzioni per tossicodipendenti il governo Cinese, ci informa sempre il rapporto “Where Darkness Knows No Limits” si é fatto promotore di politiche sempre piú aperte, rispondendo all’alto tasso di HIV / AIDS e di consumatori di droghe, con strategie di intervento improntate alla “riduzione del danno” quali la fornitura di siringhe sterili alla popolazione a rischio e le terapie a base di metadone.
Secondo l’ Office of China National Narcotics Control Commission, queste riforme “sono in linea con i principi scientifici” garantendo “i tre livelli necessari nel trattamento della dipendenza da droghe: 1) disintossicazione fisica 2) riabilitazione psicologica e 3) reintegrazione sociale”.
Ma al di lá di vaghe linee guida la legge non contempla regolamenti o altre indicazioni piú precise. Ex detenuti hanno riportato allo Human Rights Watch che “non avevano diritto ad alcuna terapia medica, lo spaccio e l’uso della droga era comune nei campi e le decisioni sulla data del rilascio erano arbitrarie perché non basate su “esiti positivi della cura” e comunque non decise da personale medico”.
Altri ex detenuti positivi all’Aids e alla Tubercolosi hanno riferito che una volta dentro i centri gli sono state sospese le somministrazioni delle medicine salva-vita, mentre altri detenuti entrati in condizioni precarie di salute hanno contratto le infezioni senza essere informati pur subendo controlli del sangue. Tutti confermano che non esiste una supervisione medica o visite regolari di medici.
I malati terminali o in condizioni molto gravi vengono di solito rilasciati, senza alcuna indicazione di profilassi, ma l’inferno non finisce con l’uscita dal campo. La nuova legge prevede  infatti per l’ex tossicodipendente, pur “riabilitato” un continuo “monitoraggio”: la polizia deve essere avvertita quando questi si registra in un albergo, vada ad un colloquio di lavoro oppure chieda assistenza medica.
L’unica certezza in questi campi é il lavoro forzato. Ex detenuti e volontari di alcune ONG riportano che per le loro esperienze dirette questi centri sono solo fabbriche sotto altra veste.
Ex detenuti hanno raccontato di aver trascorso il loro  internamento fabbricando scarpe e bigiotteria. Un detenuto ha sottolineato: “tutta la detenzione per droga é stata di lavoro. Ci svegliavano alle cinque del mattino per fare scarpe. Lavoravamo tutto il giorno fino a notte. Questo é tutto’”. E un suo compagno ha aggiunto: “Non esiste nessun sostegno per uscire dalla droga, non c’é alcuna formazione. Eravamo trattati come animali e obbligati a lavorare come animali tutto il tempo e senza salario”.
Secondo numerose altre testimonianze raccolte nel Report sembra evidente che le autoritá locali  dove esistono i campi di riabilitazione abbiano un ritorno economico grazie ad accordi commerciali con imprese private cinesi o estere.
“Il lavoro vi renderá liberi”: ieri il motto dei lager nazisti oggi, per i drogati e non solo, dei laogai cinesi.

fonte nocensura.com

20 luglio 2011

Spagna, un avatar contro le barriere architettoniche


Dall’estate 2012 in Spagna tutti gli addetti alle reception degli alberghi avranno un collega molto speciale. Infatti saranno affiancati da un avatar tridimensionale e animato, capace di trasformare la voce in linguaggio dei segni. L’interprete virtuale aiuterà i clienti sordi nell’accesso ai servizi offerti dalle strutture ricettive. Si tratta di Consignos, un progetto sperimentale nato dalla sinergia tra il Ministero del Turismo e alcune aziende private, considerando anche il fatto che si stimano che in Spagna più di 1 milione i cittadini soffrono di un handicap uditivo. Inoltre ci sarà una medaglia al valore per gli hotel che parteciperanno a questo progetto, infatti gli alberghi che adotteranno l’avatar, riceveranno un certificato di qualità.

Leggi il Progetto Consignos (in PDF)

A cura di Raimondo per Niente Barriere 
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19 luglio 2011

Come visualizzare la vecchia chat di Facebook

(foto universalaccess.it)

Cari Amici come molti di voi sapete Niente Barriere oltre al Blog utilizza per poter interagire con i suoi amici anche il famoso Social Network Facebook. Purtroppo Facebook da qualche tempo ha apportato una fastidiosissima modifica alla chat.

Ebbene per quanti volessero riutilizzare la vecchia chat consigliamo di:

  1. Mettervi online;
  2. Aprire la chat in popup (si aprirà una nuova scheda) cliccando questo link http://www.facebook.com/presence/popout.php
  3. Chattare come e quanto volete.
  4. salvare il link tra i preferiti

Con questo metodo potrete riavere gli amici ordinati in liste e nello stesso tempo vedere chi è online e chi invece non lo è.

Ringraziamo Trucchi Facebook per la dritta.

Sai cosa c'è dentro il tuo latte? Farmaci e almeno 20 sostanze chimiche differenti


Quando beviamo un bicchiere di latte abbiamo sempre la sensazione di nutrirci con qualcosa di sano; forse perché è un alimento primario e ci accompagna fin dai primi mesi di vita, ma in realtà bere oggi un bicchiere di latte significa assumere anche tante sostanze chimiche estranee al prodotto naturale delle mucche.
È quanto emerge da uno studio effettuato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Jaen(Spagna), coordinata da Evaristo Ballesteros e pubblicata sul “Journal of Food Chemistry” secondo cui in un bicchiere di latte ci sarebbero tracce di 20 sostanze diverse, tra farmaci ed altri elementi chimici, come antibiotici, antidolorifici, acido niflumico, acido mefenamico e ketoprofene, ma anche una forma di estrogeni come l’ormone 17 beta-estradiolo.
Prima di arrivare a queste inquietanti conclusioni, il gruppo di studiosi ha raccolto i campioni di 20 varietà di latte, provenienti da mucche allevate in Spagna e Marocco, da capre e anche latte materno, hanno poi analizzato i liquidi e riscontrato tante sostanze estranee in tutti i tipi di latte.
Tra tutte le sostanze estranee riscontrate però, a prevalere sono soprattutto gli antidolorifici(acido niflumico, mefenamico e chetoprofene) gli antinfiammatori, gli ormoni sessuali ed estrogeni, e quello più contaminato è proprio il latte di mucca.
Ma c’è di più: secondo i ricercatori, ormai, le sostanze chimiche estranee sono presenti in tutta la catena alimentare e quindi, purtroppo, anche nel latte materno, considerato normalmente l’alimento più sano per eccellenza.
Ma perché tutte queste sostanze chimiche nel latte? 
Secondo il Ballesteros e i suoi colleghi, queste alterazioni sono dovute al processo a cui i bovini sono sottoposti, come ad esempio l’iniezione di ormoni impiegati per stimolare la produzione di latte.
A quanto pare però, la concentrazione di questi farmaci nel latte non dovrebbe portare danni alla nostra salute: La nostra metodologia di test è altamente sensibile – ha detto Ballesteros – e fornirà un sistema molto più efficace per determinare la presenza di questo tipo di sostanze”.
di Verdiana Amorosi
Fonte greenme.it


Per approfondire 

17 luglio 2011

Ability Channel, la prima web tv che parla di disabili e disabilità


Molti ancora non lo sanno ma da qualche settimana è nata «Ability Channel» (patrocinata dal CIP Comitato Italiano Paralimpico), la prima web tv italiana che si pone l'obiettivo ambizioso di far conoscere al grande pubblico i protagonisti, le storie e gli eventi più importanti del mondo della disabilità.

Ability Channel ha sei canali:
«Ability Stories», che racconta storie e successi di persone disabili;
«Ability&You», contenitore autogestito;
«Ability News», fatti e curiosità sul mondo della disabilità;
«Ability Sport», che trasmette gare ed eventi sportivi;
«Ability Enjoy», il canale delle risate e del divertimento;
«Ability Reports», il canale della scienza, della tecnologia, del recupero e della riabilitazione della persona disabile.

Ability Channel è visibile digitando l'indirizzo:
http://www.abilitychannel.tv/

16 luglio 2011

Gli ostacoli degli ammalati di Parkinson e della sindrome di Down

(da lagiraffa.wordpress.com) 


Rapporto Censis: La solitudine di chi vive la disabilità. Due indagini su Parkinson e sindrome di Down. Pesano soprattutto indifferenza e ostacoli burocratici


Occorrono in media 17 mesi per sapere che si soffre di morbo di Parkinson; ottenuta la diagnosi, un paziente su tre non può contare su nessun aiuto e a volte “salta” le terapie, ostacolate anche dai lunghi tempi della burocrazia. Oltre la metà delle famiglie che ha in casa una persona con sindrome di Down deve trovare da sola la struttura che fornisce i servizi di riabilitazione più adeguati e circa il 40% li paga di tasca propria per carenza di strutture pubbliche. Ostacoli che fanno aumentare il senso di solitudine dei pazienti e delle loro famiglie, secondo un’indagine del Censis, realizzata nell’ambito del progetto pluriennale "Centralità della persona e della famiglia nei sistemi sanitari: realtà o obiettivo da raggiungere?" promosso dalla Fondazione Cesare Serono.

VISSUTO DEI PAZIENTI - Questa volta il rapporto dell’Istituto di ricerca, grazie anche alla collaborazione delle associazioni dei pazienti, ha dato voce alle condizioni di vita che si nascondono dietro alla disabilità. Un’indagine ha coinvolto un campione di 312 persone con morbo di Parkinson, l’altra ha riguardato un campione di 315 famiglie in cui vive una persona con sindrome di Down. «Tra gli aspetti più drammatici nella vita quotidiana di un malato di Parkinson c’è il dover assumere  molte medicine, anche 7- 8 al giorno nei casi più gravi, ma anche il senso di isolamento che i pazienti avvertono», sottolinea Giuseppe De Rita, presidente del Censis.

SENTIRSI INUTILI -  La gestione della terapia è complessa: un paziente su quattro almeno due volte a settimana perde il conto delle somministrazioni giornaliere, mentre uno su cinque dimentica  del tutto di prendere le medicine. Un paziente su due deve farsi aiutare da qualcuno per ricordarsi di prenderle negli orari giusti. Di solito l’aiuto arriva dai familiari che vivono insieme a lui e, in un caso su 10, dalle badanti. Ma ben un paziente su tre non può contare su nessuno aiuto. «Due intervistati su tre affermano che la malattia ha modificato la propria vita sociale - afferma una delle curatrici del rapporto, Ketty Vaccaro, responsabile del settore welfare del Censis - . Il 26% dei pazienti intervistati non sono anziani». Oltre al tremore, altri sintomi non meno importanti minano la qualità della vita: difficoltà a parlare, astenia, estrema stanchezza, almeno una volta a settimana blocchi a volte improvvisi, non controllabili e spesso fonte di imbarazzo. Così, 7 pazienti su 10 si sentono isolati e uno su due avverte addirittura la sensazione di essere inutile.

IL PESO DELLA BUROCRAZIA – Come se non bastasse il peso della malattia, a volte i malati si sentono vessati anche dalla burocrazia. Circa il 30% di quelli più gravi sottolinea le difficoltà nell’accesso ai farmaci. Spiega Claudio Passalacqua, presidente di Azione Parkinson: «La trafila è spesso lunga perché occorre andare dal medico di base, poi dallo specialista che prescrive il piano terapeutico, poi alla Asl per l’autorizzazione, infine in farmacia. Un percorso a tappe che si ripete anche più volte al mese. Sulla ricetta, infatti, non possono essere prescritte più di due confezioni di farmaci che però possono finire nel giro di una decina di giorni».

LA PAURA DELLE FAMIGLIE -  Problemi di altra natura, invece, per chi ha la sindrome di Down e per i loro familiari. L’indagine del Censis segnala soprattutto il forte impatto emotivo che comporta l’irruzione della malattia nella vita genitori. «Colpisce l’esplosione del senso di abbandono che assale la famiglia quando arriva la diagnosi -  sottolinea De Rita - . Paura, incredulità e rabbia sono le reazioni più frequenti. Spesso per superarle si fa ricorso all’aiuto di una guida spirituale». Aiutano anche la vicinanza e l’affetto di parenti e amici e il livello di istruzione dei genitori. Secondo il rapporto è ancora inadeguata la comunicazione della diagnosi a mamma e papà, anche sotto il profilo strettamente informativo.

INCLUSIONE SCOLASTICA CON RISERVA - La scuola è un’opportunità di inclusione per i bambini down, ma non per quelli più gravi. Altri problemi per i ragazzi cominciano soprattutto quando finisce il percorso scolastico e si aggravano verso i 25 anni, quando lavora solo una persona down su tre, di solito in laboratori o cooperative sociali. Di questi, circa il 30%, però, non percepisce alcun compenso. Gli altri ragazzi, circa il 70%, non trovano lavoro e stanno a casa, spesso in completa solitudine.  

ANCHE LE PERSONE DOWN CRESCONO - L’attenzione pubblica riservata di solito alle persone Down si concentra sui bambini. Ma anche loro crescono. Oggi in media una persona down vive 62 anni.  Con gli anni la disabilità diventa più vincolante per le famiglie. Il “dopo di noi” preoccupa i genitori, anche perché le possibilità al di fuori del nucleo familiare sono quasi inesistenti.

Maria Giovanna Faiella
14 luglio 2011
da corriere.it

Per approfondire

15 luglio 2011

Ha contribuito a far camminare i paraplegici in America, ma in Italia non trova un lavoro.

Paradosso italiano: in America fa camminare i paraplegici, ma in Italia è disoccupato.
Enrico Rejc è l’unico italiano nel team che ha compiuto un vero e proprio miracolo su un giovane dell’Oregon bloccato su una sedie a rotelle da 5 anni. Ma ora, con la borsa di studio scaduta, per lui non c’è posto negli enti di ricerca italiani
“Ho contribuito anch’io al primo esperimento al mondo che è riuscito a far camminare di nuovo un paraplegico, ma oggi per il mio paese sono soltanto uno dei tanti ricercatori a spasso”. E’ amareggiato il trentenne Enrico Rejc, l’unico italiano nel team americano che ha compiuto un vero e proprio miracolo su Rob Summers, 26enne dell’Oregon bloccato su una sedie a rotelle da cinque anni.
Il progetto a cui ha preso parte Rejc probabilmente finirà negli annali della medicina: non era mai successo di riuscire “ricollegare” il cervello alla spina dorsale che ha subito una lesione permanente. “Noi ci siamo riusciti – racconta il ricercatore – e se voglio continuare a lavorare serenamente su questo filone di ricerca non mi resta che fare le valigie e trasferirmi definitivamente negli Stati Uniti”.

Il contributo del ricercatore italiano al progetto è stato frutto di un “prestito”. Grazie a una borsa di dottorato all’Università degli Studi di Udine, Rejc è andato prima a Los Angeles e poi a Lousville a lavorare fianco a fianco con Susan Harkema e Reggie Edgerton, i due scienziati che hanno coordinato lo studio pubblicato sulla rivista Lancet.

“E’ stata un’esperienza straordinaria. Siamo riusciti a dimostrare – racconta –  che con lastimolazione elettrica epidurale è possibile riattivare i circuiti spinali che controllano la postura e il movimento, che non sono più collegati al cervello a causa della lesione”. In questo modo, la parte “intelligente” del midollo spinale è in grado di utilizzare le informazioni sensoriali periferiche per  controllare autonomamente l’attività muscolare. “E’ stato incredibile – riferisce Rejc – vedere il giovane Rob che si alzava da quella sedia a rotelle a cui è stato condannato nel 2006 quando un pirata della strada lo investì e fuggì via”. Il nostro ricercatore è stato lì tutto il tempo necessario per vedere con i suoi occhi quei miracolosi passi incerti compiuti da Rob. “Un lavoro molto duro – racconta – Prima l’impianto chirurgico di 16 elettrodinella zona lombosacrale sulla spina dorsale di Rob, dopo 70 lunghissime sessioni di allenamento. Ma ne è valsa la pena: vedere Rob alzarsi è stato molto emozionante”. Peccato che ora l’avventura di Rejc sembra essere arrivata al capolinea. Con la borsa di studio scaduta, per lui non sembra proprio esserci posto nelle università o negli enti di ricerca italiani.

“Sono da gennaio – racconta – che aspetto un segnale, ma ancora niente. Questo è uno dei primi effetti concreti della riforma Gelmini. Un provvedimento ipocrita che, alzando le soglie minime per gli assegni di ricerca e la loro durata minima, senza affiancare dei finanziamenti adeguati, ha di fatto reso quasi impossibile per le università, già in crisi, di far lavorare un ricercatore, anche per brevi periodi”.

Fare un biglietto di sola andata fuori dall’Italia sembra proprio l’unica alternativa, ma Rejc è uno di quei cervelli molto legati alla sua terra. Nato e cresciuto a Gorizia, sogna di formare una famiglia nel suo paese. “Quando penso al mio futuro – dice – mi piace immaginare di poter crescere i miei figli qua. Mi sembra di tradire il mio paese andando via. E’ qui che sono cresciuto, è qui che ho la mia famiglia e gli amici ed è qui che vorrei mettere a disposizione tutto quello che ho imparato e che continuerò ad imparare”. In effetti, il ricercatore italiano non si può di certo definire un membro passivo della comunità. Anzi tra una laurea in Scienze Motorie e una specializzazione in Scienza dello Sport, Enrico ha portato la sua scienza nei centri sportivi.  Sì, perché il primo amore di Rejc è stato proprio lo sport: dalla pallacanestro al calcio fino alla pallavolo. Ed è proprio al volley che ha dedicato la sua conoscenza offrendo consulenze scientifiche a squadre di serie A. “Il mio compito – spiega il ricercatore – è quello di ‘fotografare’ gli atleti, sfruttando anche strumenti d’avanguardia, per trovarne i punti deboli e i punti forti. In base ai risultati dei test a cui vengono sottoposti si possono disegnare ‘allenamenti’ su misura per ogni atleta, prevenendo gli infortuni e migliorando le prestazioni”.

Gli interessi scientifici di Rejc sono davvero molto vasti. “Da un lato mi piace esplorare le prospettive di cura – dice – per i pazienti che hanno difficoltà motorie. Oltre ad aver partecipato al progetto americano, nel 2004 ho svolto a Manchester alcune ricerche sul controllo muscolare nelle persone anziane, quelle più esposte al rischio cadute. Dall’altro lato ho ancora una forte passione per lo sport, su cui ho focalizzato i miei studi”.

Certo, è una sfida stimolante quella di ritornare negli Stati Uniti e inseguire lo stesso sogno diChristopher Reeve, l’attore che diede il volto a Superman, e che fino al 2004, l’anno in cui morì, lottò con tutte le sue forze per superare la paralisi che lo colpì nel ’95 dopo una caduta da cavallo.

L’associazione che porta il nome dell’attore ha sostenuto e sostiene ancora attivamente gli studi sulla stimolazione elettrica del midollo spinale. “Ma poterlo fare nel mio paese – dice Rejc – mi riempirebbe d’orgoglio”. Conclude ironicamente: “e poi dopo il lavoro a me piace girare in moto e con il traffico delle metropoli americane è impossibile guidare con tranquillità”.

di Valentina Arcovio da Vergognarsi.it

Per approfondire leggi anche
Pazienti in Piedi da LesioniSpinali.org

14 luglio 2011

Bambini usati come cavie per uno psicofarmaco

E' confermato: bimbi cavie per uno psicofarmaco. Il ministro della salute ha confermato l'esistenza a Pisa di una sperimentazione in corso su bambini per un vecchio farmaco ipertensivo riconvertito in psicofarmaco. Ecco la denuncia di "Giù le mani dai bambini".Risposta a tempo record quella del Ministro per la Salute On. Ferruccio Fazio, che nel question-time alla Camera dei Deputati ha confermato l’esistenza presso lo “Stella Maris” di Pisa di una sperimentazione in corso su bambini, con somministrazione di una molecola psicoattiva per migliorarne le performance attentive. “Si tratta di un vecchia molecola anti-ipertensiva  che si sta cercando di riciclare come psicofarmaco pediatrico, cosa assai discutibile, dal momento che neppure se ne conoscono i meccanismi d’azione sul cervello dei bimbi”, ha commentato Emilia Costa, Psichiatra e già 1^ Cattedra di Psichiatria alla Sapienza di Roma e Primario di Psicofarmacologia all’Umberto I°. 
"La nostra denuncia – dichiara Luca Poma, giornalista e Portavoce di Giù le Mani dai Bambini, il più rappresentativo Comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica (www.giulemanidaibambini.org) - era circostanziata e corretta: c’è una strategia in corso per medicalizzare i comportamenti di sempre più ampie fasce di bambini italiani. La Guanfacina di Shire è una molecola apolide, che non rendeva più: cosa c’è di meglio che inventare da zero una nuova applicazione terapeutica per guadagnare altri soldi a spese della salute dei più piccoli? Neanche si conoscono le modalità di azione di questo psicofarmaco e già lo si vuole autorizzare per l’uso sui nostri bambini”.
L’On. Paola Binetti ha preso atto della risposta del Ministro Fazio, commentando: “I fondi che il Ministro ha promesso nella Sua riposta per incrementare la vigilanza anti-abuso e iscrivere sul registro di controllo anche le somministrazioni di anti-depressivi ai bimbi, che vengono somministrati in misura 15 volte maggiore degli psicofarmaci per l’iperattività, sono un’ottima cosa, peccato che in questa Finanziaria non ve ne sia traccia, speriamo non sia l’ennesima azione di propaganda. E per la ‘pubblicità’ fatta dalla casafarmaceutica, della quale il Ministro chiede notizie, vorrei segnalare che nel XXI° secolo le campagne di marketing non si muovono solo sulle gambe dell’advertising diretto ai pazienti, bensì sulla base di articolate campagne di relazioni pubbliche, proprio come quella a cui stiamo assistendo: si crea artificialmente il bisogno di un farmaco mediante congressi scientifici che chiedono più diagnosi di iperattività, e articoli sui giornali firmati da specialisti che indicano la strada (4), poi compare la soluzione, guarda caso uno psicofarmaco. Ma la scienza – lo dico da Neuropsichiatria Infantile, prima che da Parlamentare – ha molto da dire prima di dover somministrare uno psicofarmaco a un bambino di 6 anni”.
Nel frattempo, il dossier è arrivato nell’Aula del Parlamento Europeo, dove l’On. Cristiana Muscardini ha presentato un’interrogazione alla Commissione. La Parlamentare dichiara che “la Guanfacina è un vecchio brevetto da tempo in cerca di una malattia a cui essere associato. In genere succede il contrario, di fronte ad una malattia si fa della ricerca per trovare antidoti e terapie. Che un'agenzia di relazioni pubbliche si presti a simili tentativi è un problema di etica professionale che non vogliamo affrontare, ma che una casafarmaceutica operi cercando ipotetici clienti per una molecola esistente e non più usata per il primitivo scopo, ci sembra un'operazione assai disinvolta, che rovescia la scala di valori alla quale ci si dovrebbe attenere quando si tratta di salute: prima i bambini e poi il business”.
In conclusione, Poma ha ringraziato i Parlamentari per l’attenzione dimostrata in quest’importante azione di denuncia e vigilanza, ed è tornato anche sulla polemica salita agli onori delle cronache la scorsa settimana sulle campagne di pubbliche relazioni in corso per agevolare Shire nell’introduzione di questo psicofarmaco nel nostro paese: “Come ha ben ricordato Toni Muzi Falconi, la vicenda ha destato non poche perplessità per com’è stata gestita. Non abbiamo emesso una condanna senza appello per Ketchum, l’agenzia di relazioni pubbliche di Shire, ma di una cosa siamo certi: mentre a Milano negavano di avere rapporti con divisioni farmaceutiche produttrici di psicofarmaci, a Roma organizzavano conferenze stampa in cui si auspicava l’aumento del numero di bambini iperattivi in terapia farmacologica. Possiamo pensare ad una sfortunata serie di ‘combinazioni’, ma allora facciamo appello ad Andrea Cornelli, il loro amministratore delegato, un professionista di indubbia caratura: che si dissoci dalle aziende farmaceutiche quando fanno business miliardari a spese della salute dei bambini”.