Niente Barriere sara'in manutenzione per qualche giorno, ci scusiamo per eventuali disagi.

31 ottobre 2011

L’impegno sociale cammina anche in carrozzina

Marie Dedieu, la volontaria francese disabile uccisa in Somalia. (Foto repubblica.it)


Tra i molti motivi che l’hanno provocata e i molti dolori che provoca, la morte della francese Marie Dedieu uccisa in Somalia dai suoi sequestratori fa riflettere anche per una questione che qui vorremmo segnalare: Marie era disabile, a causa di un incidente d’auto era costretta a vivere in carrozzina.

Questo non le ha impedito di proseguire il suo impegno sociale. Già leader e storica attivista del femminismo francese negli Anni Sessanta e Settanta, Marie Dedieu aveva scelto quindici anni fa di andare a vivere nel nord del Kenya, in una zona disertata dal ricco turismo europeo. Aveva stretto rapporti con la popolazione locale, ma soprattutto negli ultimi tempi aveva criticato la costruzione di resort di lusso nella zona, che avrebbero contrastato in maniera a suo avviso inaccettabile con la povertà della popolazione locale.

A suo modo un simbolo per le persone con disabilità: la conferma che vivere in condizioni svantaggiate non deve togliere alla vita il senso dell’impegno e del futuro.


Fonte Diversamente di Carlo Chianura

29 ottobre 2011

Oggi a Bologna flash mob dei disabili, si getteranno a terra fingendosi morti



E' prevista per oggi una clamorosa protesta annunciata da alcuni disabili, e da numerose associazioni del settore, che in piazza Nettuno a Bologna si getteranno a terra per cinque lunghissimi minuti, fingendosi morti, per contestare i pesantissimi tagli al welfare che stanno uccidendo i disabili e le loro famiglie.

Scenderanno in piazza e si immobilizzeranno simulando un olocausto che, nel silenzio assoluto dei media nazionali,  si sta avvicinando su un'intera e numerosa generazione.

I protagonisti della giornata di oggi saranno i disabili e le loro famiglie, ma anche chi lavora con loro tutti i giorni, gli educatori sociali e le associazioni di volontariato in primis, ma anche tutte quelle persone, speriamo tante, che vorranno solidarizzare con una parte importante della società italiana.

28 ottobre 2011

Simoncelli: da famiglia donazioni ad Associazioni di Handicap


Marco Simoncelli (foto Guerin Sportivo)

La famiglia Simoncelli ha espresso il desiderio che tutte le donazioni in memoria del figlio Marco siano devolute alle associazioni No Profit ‘Rimini Autismo’ e ‘La Piccola Famiglia di Montetauro’. “A queste due Associazioni il campione era particolarmente legato, avendo un cugino di primo grado con diagnosi di autismo - ha dichiarato il presidente di Rimini Autismo Onlus, Enrico Maria Fantaguzzi - Per volonta’ della famiglia, tutto il ricavato verra’ diviso equamente tra le Associazioni che ringraziano infinitamente, fin d’ora, i familiari per la loro grande sensibilita’ e generosita’”. La Piccola Famiglia di Montetauro si trova a Coriano ed e’ una comunita’ fondata da don Lanfranco Bellavista nel 1985 in cui un gruppo di persone, consacrati e coniugi, condividono la scelta di una vita di preghiera e di servizio con gli ultimi: bambini e portatori di handicap, ma anche ragazze-madri ed ex prostitute. Rimini Autismo Onlus e’ un’associazione nata nel 2004 dall’unione di padri e madri di bambini e ragazzi della provincia di Rimini affetti da disturbo pervasivo dell’apprendimento, meglio conosciuto come autismo. L’associazione, che e’ ospitata presso la struttura Villa Del Bianco di Misano Adriatico a pochi passi dall’autodromo, ha avviato una serie di iniziative e progetti per favorire la crescita dei ragazzi che all’interno della struttura sono seguiti da personale specializzato, ed al contempo ha contribuito a migliorare la situazione sociale delle famiglie.
Le donazioni possono avvenire tramite versamento diretto ai banchetti presenti al Teatro di Coriano, dove domani verranno celebrate le esequie, e al Misano World Circuit di Santamonica a Misano Adriatico. Per chi lo desidera sara’ possibile effettuare la propria donazione anche tramite bonifico bancario sul conto IT56B0857824100000100101441 (specificando la causale: Per Marco Simoncelli).

Coriano (Rimini), 26 ott. - (AGI) Vic

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://www.disabili-oggi.it/

Cagliari, 20 insegnanti immessi in ruolo poi la beffa: "Scusate, c'è stato un errore"



IL SOGNO DI UN CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO È DURATO POCO PER DIECI INSEGNANTI

Beffa per venti insegnanti, assunti a settembre dall'Ufficio scolastico provinciale a tempo indeterminato: nei giorni scorsi sono stati convocati per la risoluzione del contratto "per un errore amministrativo".

Assunti a tempo indeterminato all'inizio dell'anno scolastico, ora rischiano di tornare precari. È la storia di 20 insegnanti di sostegno (16 per la provincia di Cagliari, 4 per quella di Sassari) che ieri sono stati convocati dall'Ufficio scolastico provinciale, dove gli è stato spiegato che il loro posto fisso tutto d'un tratto è diventato traballante. Alla base di tutto un pasticcio dell'Usp, che ha sbagliato il conteggio dei posti vacanti. Un errore che non ha comportato uno sforamento del numero totale dei posti, ma che ha determinato problemi nelle compensazioni per quello che riguarda le classi di concorso. Il risultato è che ci sono alcuni docenti di ruolo che potrebbero tornare a fare i precari.

Guarda l'intervista a una delle insegnanti (Fonte Videolina.it)
La versione dell'Ufficio scolastico provinciale (Fonte Videolina.it)

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://www.unionesarda.it/

27 ottobre 2011

Afriradio, la radio con l’Africa dentro


Si chiama Afriradio, e non trasmette solo musica (anche se quella proposta è veramente meravigliosa). Afriradio è la radio con l’Africa dentro, un canale di informazione alternativa.

Contro gli stereotipi e chi considera il continente africano come sinonimo di fame, miseria, guerra, Afriradio è la voce di una società che promuove “la solidarietà, l’accoglienza, il dialogo interculturale, l’incontro interetnico e il rispetto per le diverse tradizioni e fedi religiose”.

Afriradio è un progetto dei Missionari Comboniani, dello storico mensile Nigrizia e di Nigrizia Multimedia.

Da Verona, ogni giorno propone un ricco palinsesto con programmi per tutti i gusti: cultura, cucina, economia, sport, gossip, storia, politica, diaspora, cooperazione, viaggi… In italiano, certo. Ma non mancano gli interventi in francese e inglese, i proverbi in congolese, le ricette in swahili. E non solo, ma non vogliamo svelarvi altro:  non vi resta che ascoltarla online.

Link: Afriradio

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://affrica.org/

Afriradio su Facebook
clicca qua

Tre milioni all’ora: l’Italia in crisi li spende per la difesa. Firmate l’appello di Zanotelli


Malgrado l’assenza di supporto mediatico sono già settemila le adesioni, che continuano a ritmo incessante, all’appello contro la manovra finanziaria di Padre Alex Zanotelli, che chiede di tagliare drasticamente le enormi spese militari italiane e non i servizi sociali.

Di seguito il testo dell’appello.
In tutta la discussione nazionale in atto sulla manovra finanziaria, che ci costerà 20 miliardi di euro nel 2012 e 25 miliardi nel 2013, quello che più mi lascia esterrefatto è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. È mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Sono dati ufficiali questi, rilasciati lo scorso maggio dall’autorevole Istituto Internazionale con sede a Stoccolma (SIPRI). Se avessimo un orologio tarato su questi dati, vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all’ora e 76 milioni al giorno. Ma neanche se fossimo invasi dagli UFO, spenderemmo tanti soldi a difenderci!!
È mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per la manovra invece di farli pagare ai cittadini? Ma ai 27 miliardi del Bilancio Difesa 2010, dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal Parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare i 131 cacciabombardieri F35. Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013. Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari. A questo dovrebbe spingerci la nostra Costituzione che afferma :”L’Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali…” (art.11) Ed invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia. La guerra in Iraq (con la partecipazione anche dell’Italia), le guerre in Afghanistan e in Libia fanno parte delle cosiddette “guerre al terrorismo”, costate solo agli USA oltre 4.000 miliardi di dollari (dati dell’Istituto di Studi Internazionali della Brown University di New York). Questi soldi sono stati presi in buona parte in prestito da banche o da organismi internazionali. Il governo USA ha dovuto sborsare 200 miliardi di dollari in dieci anni per pagare gli interessi di quel prestito. Non potrebbe essere, forse, anche questo alla base del crollo delle borse? La corsa alle armi è insostenibile, oltre che essere un investimento in morte: le armi uccidono soprattutto civili.
Per questo mi meraviglia molto il silenzio dei nostri vescovi, delle nostre comunità cristiane, dei nostri cristiani impegnati in politica. Il Vangelo di Gesù è la buona novella della pace: è Gesù che ha inventato la via della nonviolenza attiva. Oggi nessuna guerra è giusta, né in Iraq, né in Afghanistan, né in Libia. E le folle somme spese in armi sono pane tolto ai poveri, amava dire Paolo VI. E da cristiani come possiamo accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali?
Ma perché i nostri pastori non alzano la voce e non gridano che questa è la strada verso la morte?
E come cittadini in questo momento di crisi, perché non gridiamo che non possiamo accettare una guerra in Afghanistan che ci costa 2 milioni di euro al giorno? Perché non ci facciamo vivi con i nostri parlamentari perché votino contro queste missioni? La guerra in Libia ci è costata 700 milioni di euro!
Come cittadini vogliamo sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d’armi. Noi vogliamo sapere quanto lucrano su queste guerre aziende come la Fin-Meccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto-Melara, l’Alenia Aeronautica. Ma anche quanto lucrano la banche in tutto questo.
E come cittadini chiediamo di sapere quanto va in tangenti ai partiti, al governo sulla vendita di armi all’estero (Ricordiamo che nel 2009 abbiamo esportato armi per un valore di quasi 5 miliardi di euro).
È un autunno drammatico questo, carico di gravi domande. Il 25 settembre abbiamo la 50° Marcia Perugia-Assisi iniziata da Aldo Capitini per promuovere la nonviolenza attiva. Come la celebreremo? Deve essere una marcia che contesta un’Italia che spende 27 miliardi di euro per la Difesa.
E il 27 ottobre sempre ad Assisi, la città di S. Francesco, uomo di pace, si ritroveranno insieme al Papa, i leader delle grandi religioni del mondo. Ci aspettiamo un grido forte di condanna di tutte le guerre e un invito al disarmo.
Mettiamo da parte le nostre divisioni, ricompattiamoci, scendiamo per strada per urlare il nostro no alle spese militari, agli enormi investimenti in armi, in morte.
Che vinca la Vita!
Alex Zanotelli
per firmare http://www.ildialogo.org/appelli/indice_1314206334.htm

Fonte: http://altracitta.org/

Leggi anche i seguenti post
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26 ottobre 2011

Wheelmap, una mappa online contro le barriere architettoniche



Si chiama Wheelmap e aiuta a individuare la presenza o meno di ostacoli che limitano l’autonomia dei disabili.

MILANO - In stazione ci sarà l’ascensore per raggiungere il binario del treno? Il gradino all’ingresso del cinema non sarà troppo alto? Il ristorante avrà il bagno accessibile? Muoversi in autonomia, fare la spesa o passare una serata con gli amici non è affatto scontato per chi ha una disabilità motoria.  Stanco di districarsi fra barriere architettoniche di ogni tipo, Raul Krauthausen, un trentenne tedesco costretto sulla sedia a rotelle a causa di una malattia genetica, l’osteogenesi imperfetta, ha pensato di creare una mappa virtuale dei luoghi senza barriere architettoniche. Un’idea raccolta e realizzata dall’associazione no profit “Sozial Helden” (Eroi del sociale). Così è nata WheelMap, una mappa online dove chiunque può mettere in rete o segnalare, anche tramite smartphone, i luoghi che presentano ostacoli per una persona in carrozzina, ma anche per anziani che usano un deambulatore e genitori con passeggino.

VOGLIA DI AUTONOMIA - Per pubblicizzare il servizio a distanza di un anno, Krauthausen ha girato uno spot autoironico andato in onda sulle tv tedesche e disponibile anche su youtube: in una settimana è stato cliccato da oltre 500 mila persone. «Grazie a Wheelmap è cambiata la mia vita: ora in un attimo sono in grado di fissare appuntamenti in un bar di Amburgo o Colonia e organizzare le serate con gli amici - racconta nel clip - . In Germania sono oltre un milione e mezzo le persone sulla sedia a rotelle che conoscono, quindi, posti più o meno accessibili». In seguito allo spot si è registrata una crescita esponenziale del numero di luoghi segnalati sulla mappa virtuale, non solo in Germania ma anche in  grandi città come Londra e New York. Il sito è disponibile in diverse lingue, anche in italiano.

COME FUNZIONA - WheelMap serve a catalogare tutti i punti di difficile accesso per una persona in carrozzina. La stazione ferroviaria, il cinema, il bar, il negozio possono essere classificati con bandierine di diverso colore. Il verde segnala che non ci sono problemi: tutte le località sono raggiungibili in sedia a rotelle, il gradino all’ingresso è più basso di 7 centimetri, è disponibile il bagno per persone con disabilità motoria. La bandierina gialla indica i luoghi parzialmente accessibili: sono raggiungibili solo quelli più importanti e l’ingresso ha un gradino inferiore a 7 centimetri. Il rosso segnala le località off-limits: quelle principali non sono raggiungibili in carrozzina e l’ingresso ha un gradino più alto di 7 centimetri.

METTERSI IN REGOLA - Oltre a segnalare la presenza o meno di ostacoli che limitano l’autonomia di chi ha una disabilità motoria, chissà che WheelMap non riesca a stimolare enti pubblici, privati e proprietari di esercizi commerciali a mettersi in regola con le norme che prevedono l’abbattimento delle barriere architettoniche. Pena la bandiera rossa sulla rete che smaschera l’inadempienza.

Maria Giovanna Faiella

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://www.corriere.it/

WheelMap è raggiungibile all'indirizzo http://wheelmap.org/

La preghiera del disabile Indignato

di FLAVIA AMABILE -

E' una lettera dura, questa, un Padre Nostro violento ma comprensibile, perché recitato da chi ha un disabile grave in famiglia. Come chi è  sceso in piazza sabato scorso.

Padre Nostro che sei nei cieli, oggi ti prego perché Tu voglia inviare ad alcune persone una Tua speciale benedizione. Ti prego Padre, manda a coloro che ci governano un figlio o un nipote gravemente disabile, fai scoprire loro il sacrificio di una dedizione totale, 24 ore al giorno e per 365 giorni l’anno, senza riposo ne’ interruzioni. Permetti loro di scoprire l’amore incondizionato necessario per cambiare pannoloni maleodoranti, asciugare saliva, lavare, accudire, inserire cateteri, imboccare, somministrare medicine, gestire le emergenze di crisi epilettiche, aggressività, autolesionismo, notti insonni.
Padre Nostro, fai scoprire loro che c’è un’alternativa alle orge e ai festini, che si può “fare l’Amore” rubando il tempo a quei pochi minuti durante i quali il tuo caro finalmente dorme. Fai scoprire loro il dolce sapore di un pasto consumato in piedi e di corsa perché tuo figlio reclama la tua attenzione. Fai scoprire loro cosa significa alzarsi alle quattro del mattino per organizzare una giornata senza plauso, senza portaborse e donnine o maschietti compiacenti e adoranti davanti al potere e alla popolarità. Fai scoprire loro la necessità di mediare con i tuoi vicini che non sopportano più le urla e i pianti notturni, o con i colleghi che ti considerano un parassita quando sei costretto a mancare un giorno dal lavoro.
Fai scoprire loro la burocrazia che ti costringe ad utilizzare il tempo che vorresti dedicare a chi ami, in lunghe file davanti a sportelli e in uffici pubblici per ottenere qualcosa che dovresti avere per diritto. Fai scoprire loro perché ai nostri figli occorre una scuola attenta con programmi mirati ed assistenza. Fai scoprire loro cosa significa vivere con poche centinaia di euro al mese ed essere costretti a contrattare i prezzi anche sulle bancarelle da un euro al pezzo. Fai scoprire loro la gioia dei viaggi ai quali si è costretti per le cure necessarie perché la tua Regione non riconosce il diritto, o le motivazioni che ti fanno impallidire davanti alla mancanza di fondi mentre il tuo Paese finanzia le guerre. Fai scoprire loro cosa vuol dire essere malati e non potersi curare per dare priorità alla persona che ami e che non può fare a meno di te, o il tormento di un futuro nebuloso ed angosciante accompagnato da un’unica domanda: “con chi lo lascerò?” Fai scoprire loro il desiderio imperante di fuga e di suicidio che incombe su tutti noi, frenato solo dall’amore per i nostri cari. Fai ricordare loro, attraverso l’esperienza, il servizio che la politica dovrebbe offrire ai cittadini e quindi il motivo per il quale detengono la loro carica. Fai scoprire loro la profondità della nostra Costituzione, sulla quale hanno giurato.
E infine, Padre Nostro, ti prego di inviare questa speciale benedizione anche ai giornalisti che si ergono a paladini contro le ingiustizie ma che ignorano le nostre situazioni rendendoci invisibili, contrariamente alla missione alla quale dovrebbero essersi votati.
SIGNORE, MANDA LORO UN FAMILIARE GRAVEMENTE DISABILE!

Amen

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://www.lastampa.it

A cura di Raimondo per Niente Barriere 
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25 ottobre 2011

Secondo Facebook il mio nome è falso: Come posso fare?


“Ci risulta che il nome da te fornito sia falso”. Ma il nome che ho fornito è il mio nome anagrafico.

Ho cliccato su Inizia per avviare la procedura di verifica, ed è comparsa questa richiesta:

 

Ho immesso il mio nome e cognome vero, completo e reale: “Niente XXX” 
Ho anche un secondo nome, ma il modulo mi dice che è facoltativo. Purtroppo il nome che hai inserito non è stato approvato dal nostro sistema. Attendi 10 minuti e riprova. Assicurati che il nome sia digitato correttamente e che rispetti le nostre linee guida sulla formattazione. Tieni presente che, se anche il prossimo tentativo che farai non andrà a buon fine, il tuo account potrebbe essere disabilitato.


Nessuna opzione per dimostrare che “Niente XXX” è il mio vero cognome? E la minaccia addirittura di disabilitarmi l'account se insisto. 
Aspetto dieci minuti e riprovo.


Risultato? 
Il tuo nome ora è stato aggiornato come "Niente Barriere". 
Ora puoi accedere al tuo account.


Trovo comunque scorretto il comportamento di Facebook, non tanto per il fatto  che mi accusi di avere un nome e cognome falso, ma per il fatto che non ci sia un’opzione che mi permetta d’accedere per dimostrare il contrario.
Lo trovo un atteggiamento arrogante e del tutto inutile.

Cordiali saluti dal vostro Salvatore Falletta J


ps. Naturalmente quello che abbiamo fatto è un esempio, per dimostrare che chi avesse eventualmente questo problema, può riprovare, e con successo, dopo una decina di minuti.

Per scrivere questo post abbiamo preso spunto da un post del Blog di Paolo Attivissimo - Il Disinformatico (giornalista informatico e cacciatore di bufale). Ecco il link: http://attivissimo.blogspot.com/2011/10/facebook-dice-che-il-mio-nome-e-falso.html

22 ottobre 2011

Stiamo chiedendo collaborazione a 27.250 medici di Medicina Generale

Davvero pregevole la campagna promossa dall'AILS (Associazione Italiana Lotta alla Sclerodermia) e rivolta a tutti i 27.250 medici di Medicina Generale del nostro Paese, per sensibilizzarli sul fenomeno di Raynaud, ovvero su quello che statisticamente è ritenuto il primo sintomo riscontrato nel 95% dei pazienti affetti da sclerodermia. Infatti, capire in tempo che quel sintomo può essere la spia di una patologia secondaria invalidante, può ritardare alla persona la disabilità e, nei casi più gravi, anche salvargli la vita.

È un'iniziativa davvero pregevole quella promossa dall'AILS (Associazione Italiana Lotta alla Sclerodermia), che da alcuni mesi è impegnata in una campagna informativa rivolta a tutti i 27.250 medici di Medicina Generale del nostro Paese, per sensibilizzarli sul fenomeno di Raynaud, ovvero su quello che statisticamente è ritenuto il primo sintomo riscontrato nel 95% dei pazienti affetti da questa rara malattia autoimmune, cronica ed evolutiva, nota anche come sclerosi sistemica e caratterizzata principalmente dalla fibrosi della cute, ma che può nel tempo estendersi anche agli organi interni, coinvolgendo ad esempio l'apparato gastrointestinale, i polmoni, i reni e il cuore.

«Il fenomeno di Raynaud - spiegano dall'AILS - è un disturbo vasospastico scatenato dall'esposizione alle basse temperature e/o da stati emotivi. La vasocostrizione delle piccole arterie alle estremità (mani, piedi e più raramente naso, orecchie, lingua ecc.) è dovuta a una riduzione acuta dell'afflusso del sangue, mancanza la quale fa sì che le dita delle mani siano prima bianche e fredde, poi bluastre e infine rosse. Il fenomeno di Raynaud può essere "primario" o "secondario" e nel primo caso è un disturbo a sé stante, mentre nel secondo caso è provocato da un'altra patologia».
Il medico di base, dunque, che è il primo interlocutore delle persone, dev'essere informato che un disturbo circolatorio alle estremità può essere la spia di una patologia secondaria invalidante che, se riconosciuta in tempo, può ritardare al malato la disabilità e, nei casi più gravi, anche salvargli la vita.

Del resto è già da tempo (se ne legga ad esempio anche nel nostro sito, cliccando qui) che l'AILS chiede ai medici di famiglia un'attenzione particolare per quei pazienti che presentano il fenomeno di Raynaud e una fattiva collaborazione affinché prescrivano due semplici esami: la capillaroscopia alle mani e un esame del sangue (gli anticorpi antinucleo - ANA), che potranno confermare o escludere la malattia. Con un esito positivo per sclerodermia, infatti, la persona dovrà essere indirizzata rapidamente a un Centro di Reumatologia o Immunologia, dal momento che l'inizio della terapia in uno stadio "presclerotico" può rallentare l’aggressività della malattia.
«È la prima volta - commenta Monica Paderno, segretario nazionale dell'AILS - che un'iniziativa di questo tipo viene adottata in Italia su così vasta scala, ma abbiamo deciso di attuarla - ascoltando soprattutto le testimonianze di tante persone con sclerodermia - ritenendola fondamentale per favorire una diagnosi precoce, indispensabile, ad oggi, nel ritardare la disabilità e anche nel salvare delle vite. Contiamo senz'altro di ottenere dei buoni risultati, nell'interesse dei malati e nella lotta alla sclerodermia».
Da segnalare che al momento sono già 17.083 i medici raggiunti dall'informativa dell'AILS e che il progetto terminerà nel prossimo mese di gennaio del 2012, con la spedizione delle rimanenti 10.167 lettere. (S.B.)

Per ulteriori informazioni: AILS (Associazione Italiana Lotta alla Sclerodermia), tel. 02 58296675, ails@tiscali.it


La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://www.superando.it/

21 ottobre 2011

Disattiva la Sidebar della Chat di Facebook "Nuovo Aggiornamento"


Aggiornamento del 19/10/2011


Finalmente è stata rilasciata la nuova versione (la 1.9.7.1) di Sidebar Disabler. 

Vi ricordo che le versioni precedenti non funzionano più, quindi è necessario aggiornare con la nuova versione.

Con queste estensioni o componenti aggiuntivi puoi disattivare la nuova Sidebar della Chat e ritornare alla buona vecchia Chat di Facebook.

Dopo l'installazione premi F5 in tutte le finestre e tab di Facebook, oppure chiudi e riapri il tuo Browser.

Versione per Google Chrome:
https://chrome.google.com/webstore/detail/bfipfkeoidmndggnnpobeenlamiclald

Versione per Mozilla Firefox:
http://data.sidebardisabler.net/install/firefox.xpi

Versione per Opera:
http://data.sidebardisabler.net/install/opera.oex

Un Saluto dal Vostro Salvatore Falletta :)

La lettera dello studente disabile alla Gelmini


Roberto Meconi chiede: “Perché io sono svantaggiato?”

Ha scritto una lettera al ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini per conoscere i motivi dello svantaggio che vivono i disabili a scuola, in occasione del suo diciassettesimo compleanno. Roberto Meconi, giovane disabile di Borgo a Mozzano (Lu), ha deciso di mettere nero su bianco il proprio disagio in seguito al taglio delle ore di sostegno nel nuovo anno scolastico appena cominciato, dove il suo orario pieno di sostegno dovrebbe essere di 18 ore, ma in realta’ ne sono garantite soltanto 10.

L’ORARIO ANORMALE - “Ma l’orario di un ragazzo normale che frequenta la scuola e’ di 18 ore solamente o di 30/34 a seconda dell’istituto frequentato? – si chiede Roberto nella lettera, pubblicata per intero da Volontariatooggi.info – Come si puo’ facilmente vedere, facendo un’operazione matematica, anche concedendomi il massimo delle ore sarei sempre svantaggiato di molto rispetto agli altri… Praticamente sarei coperto per il 53% delle ore settimanali”. “Il diritto allo studio – prosegue la lettera di Roberto -, sancito a chiare lettere dalla Costituzione Italiana (art.34), dovrebbe essere garantito a tutti, tanto piu’ a coloro che hanno gia’ delle difficolta’ proprie nella vita. Tutti devono avere la possibilita’ di studiare, tutti hanno il diritto di essere persone uguali alle altre soprattutto se hanno questo desiderio. In un paese moderno, o meglio civile come si ritiene il nostro, il sostegno dello Stato non dovrebbe limitarsi solo all’esperienza scolastica, ma continuare anche dopo, quando c’e’ il bisogno e la voglia di mettere in atto cio’ che si e’ imparato”.

L’IMPORTANZA – Roberto sottolinea l’importanza per un disabile di partecipare alla vita scolastica: “Per me e’ stato molto importante perche’ mi ha permesso di conoscere nuovi compagni, fare nuove esperienze e di non sentirmi estraneo alla vita della classe e della scuola. Un conto e’, infatti, studiare da soli, un conto e’ avere il continuo confronto con gli altri e avere un rapporto frontale con gli insegnanti. La scuola mi ha dato l’opportunita’ di scoprire anche le mie attitudini, per esempio ho capito che mi piace fare i conti, mi piace la matematica, ma non vorrei mai essere trattato come un numero, quindi, mi aspetterei un po’ di sensibilita’ da chi gestisce l’istruzione”. “I responsabili della scuola – conclude Roberto – dovrebbero rendersi conto che anche cambiare ogni anno insegnante di sostegno puo’ creare un grande disagio; dovrebbero capire che, dietro le materie, ci sono persone e rapporti umani. In 10 anni di vita scolastica, ho avuto 8 insegnanti e ogni volta e’ stato piu’ o meno difficile rapportarmi a loro, imparare a conoscerli e farmi conoscere: una grande fatica.. fortuna che adesso, tra questi, ho qualche buon amico. La candela della speranza e’ sempre piu’ consumata, forse sarebbe bene cambiarla prima che si consumi definitivamente!”.

L’AIUTO – Roberto ha scritto la lettera grazie all’aiuto di Fabio Lucchesi, insegnante e infaticabile attivista sociale. “Roberto non e’ uno qualsiasi- racconta Fabio -E’ bloccato dalla sorte a casa sua e, senza l’insegnante di sostegno, non potrebbe proprio partecipare alla vita scolastica. E’ stato percio’ necessario “inventarsi” un sostegno che non esisteva, grazie all’inventiva dell’allora dirigenteLuisa Arcicasa, ed un progetto specifico (“Progetto Stralisco”) per permettergli di non perdere un’occasione di essere a scuola che poi lui ha sfruttato al meglio arrivando fino a partecipare alle olimpiadi provinciali di matematica e farsi accompagnare in gita con la scuola a Strasburgo!” . La lettera, oltre che al ministro Gelmini, e’ stata inviata a Stella Targetti e Angela Palamone, rispettivamente assessore all’istruzione della regione Toscana e direttore generale del Ministero dell’Istruzione. (REDATTORE SOCIALE)

La versione integrale di questo articolo lo potete trovare sul sito http://www.giornalettismo.com/

20 ottobre 2011

Cina: documentario sulla tratta dei bambini rapiti e venduti


Se siete già stati in una città cinese avrete sicuramente notato bambini chiedere l'elemosina o suonare strumenti musicali nelle stazioni ferroviarie o, per strada, tra la folla, in cambio di qualche monetina. Allora siete stati spettatori inconsapevoli dell'epilogo di un crudele piaga sociale in Cina - e cioé la tratta dei bambini rapiti e venduti.

All'inizio del 2009 la polizia cinese ha promosso una campagna contro il traffico di esseri umani. Alla fine del 2010, le stime ufficiali [zh], certo poco attendibili, riportavano la scomparsa di 9.165 donne e 5.900 casi di bambini scomparsi; di cui 9.388 bambini e 17.746 donne salvati oltre a 3.573 bande di rapitori sgominate.

Le cifre reali sui bambini rapiti sono probabilmente ben più alte dei casi di salvataggio. Alcune stime [en, come i link successivi, eccetto ove diversamente indicato], parlano di qualcosa come 70 mila bambini l'anno rapiti nelle strade.

Ma cos'è che alimenta il traffico di minori? Grazie alla politica del figlio unico e al retaggio culturale che favorisce i figli maschi, i bambini rapiti vengono spesso venduti a nuove famiglie. Dal canto loro, le bambine rapite vengono spesso rivendute in zone dove vi è maggioranza di uomini single. E molte altre di più vengono rivendute per esibirsi per strada, a scopo accattonaggio o prostituzione.

Raccontare la propria storia

Il tema della tratta dei minori è al centro di un documentario di Charles Custer, di prossima uscita, intitolato “Living with Dead Hearts” (”Vivere con la morte nel cuore: Alla ricerca dei bambini rapiti in Cina”).

Custer è un americano animato da un forte interesse per la Cina. Attualmente residente a Beijing gestisce il blog di successo ChinaGeeks, che si occupa di tradurre e analizzare i vari siti della blogosfera cinese. In questo documentario Custer si propone di andare oltre le statistiche e le analisi. Concentrandosi sul lato personale ed emozionale delle storie, egli vuole associare un volto reale a questi problemi sociali.

Alla fine dello scorso anno Custer lanciò un appello per la raccolta di fondi su Kickstarter per poter produrre il documentario. In seguito alle generose donazioni di più di 100 persone, il progetto ha raccolto più di 8.500 dollari, e Custer, da allora, ha trascorso molto del suo tempo libero rintracciando, intervistando e filmando genitori e bambini rapiti.

Questo mese, la troupe televisiva ha prodotto un aggiornamento, insieme a un primo trailer del film:

http://vimeo.com/29966374

Lo scopo è quello di mettere in condizione gli utenti stranieri di vedere nel popolo cinese degli individui dopo aver visto questo documentario.
Qualche esempio di ciò che potrebbero vedere include la reazione dei genitori dei bambini rapiti a domande quali: “Quando ha scoperto la scomparsa di sua figlia? / Potrebbe raccontarci degli hobby e del carattere di sua figlia? / Quali strade avete seguito per la sua ricerca a parte la denuncia alla polizia e a scuola?/ Come pensate di continuare nella ricerca?”
Oppure rigurardo a come vivono i bambini rapiti una volta diventati adulti: “Hai ricordi risalenti a prima del rapimento?/ I vostri attuali genitori ricordano qualcosa su chi vi ha venduto loro? / Cosa pensano oggi di quello che hanno fatto?”

Se siete interessati all'argomento potete seguire i progressi di Custer nel suo documentario sul sito dedicato
www.livingwithdeadhearts.com[en], o saperne di più in una sezione speciale di ChinaGeeks.org.

Se desiderate contribuire, visitate Baby Come Home [zh] e Xinxing Aid [zh], iniziative a sostegno dei bambini rapiti che chiedono l'elemosina in strada.

scritto da Andy Yee · tradotto da Mariateresa Varbaro 

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://it.globalvoicesonline.org/

19 ottobre 2011

Morganti, nessuno vieti ai disabili di votare o essere eletti

Bruxelles, 17 ottobre 2011. L'eurodeputato della Lega Nord, Claudio Morganti (nella foto), vicepresidente dell'intergruppo parlamentare sulla disabilità, denuncia una frase «a dir poco spiacevole» contenuta nel "Codice di buona condotta in materia elettorale sulla partecipazione delle persone con disabilità alle elezioni", approvato il 21 ottobre 2010, dalla Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto, anche conosciuta come Commissione di Venezia.

La frase sotto accusa è la seguente: "A nessuna persona con disabilità si può impedire di fruire del diritto di voto o di eleggibilità a causa della sua disabilità fisica e/o mentale a meno che la privazione del diritto di voto e di eleggibilità sia imposta da un tribunale per casi valutati individualmente e sulla base di una disabilità mentale comprovata".

«Nessun tribunale - dichiara Morganti - dovrebbe avere la facoltà di decidere se una persona disabile possa votare o meno, in quanto ritengo che il diritto di voto delle persone affette da disabilità non debba, a priori, essere messo in discussione».
«Al Palamento europeo, all'interno dell'intergruppo sulla disabilità - spiega l'eurodeputato leghista - abbiamo deciso di inviare una lettera, firmata da molti europarlamentari e indirizzata alla Commissione di Venezia, in cui preghiamo tale istituzione di eliminare, quanto prima, questa frase dal suddetto Codice di buona condotta».
«Purtroppo, la risposta, giunta oggi, è stata negativa, rispetto alle nostre aspettative, in quanto ci è stato detto che non si tratterà la questione prima di dicembre, quando, in realtà, avevamo chiesto che se ne discutesse questo mese stesso. Di conseguenza - ha concluso Morganti - presenteremo urgentemente una dichiarazione scritta all'Esecutivo UE, chiedendo che esso intervenga immediatamente al fine di sospendere un'eventuale applicazione di un simile provvedimento, assolutamente incivile e antidemocratico».

da  Maria Cristina Coccoluto

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18 ottobre 2011

Dalla povertà alla sostenibilità: le persone e lo sviluppo inclusivo


di Ban Ki-Moon***

È questo il tema centrale della Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Povertà del 17 ottobre, di fronte alla quale un preoccupato Segretario Generale delle Nazioni Unite dichiara che «solo ascoltando le persone e lottando per le loro speranze e le loro aspirazioni, costruiremo un mondo libero dalla povertà», sottolineando con forza che «in nome dell'austerità fiscale non possiamo ridurre i giusti investimenti sulla popolazione». Questioni fondamentali per l'intera umanità, così come il tentativo - che appare purtroppo difficilmente perseguibile - di raggiungere entro il 2015 gli otto Obiettivi del Millennio, fissati dall'ONU nel 2000, senza mai nemmeno dimenticare che i tanti milioni di persone con disabilità nel mondo sono quasi sempre "i più poveri tra i poveri"

Per decenni le Nazioni Unite hanno lavorato per liberare le persone dalla povertà. Abbiamo ottenuto grandi progressi, ma oggi questi risultati sono messi in dubbio.
Troppe persone, infatti, vivono nella paura: paura di perdere il loro lavoro; paura di non essere in grado di sfamare i propri familiari; paura di rimanere intrappolati per sempre in uno stato di povertà, privati del diritto fondamentale di vivere in buona salute, con dignità e speranza per il futuro.

Possiamo fronteggiare le sfide che incontriamo, dalla crisi economica al cambiamento climatico, dalla crescita dei costi del cibo e dell'energia, sino agli effetti dei disastri naturali.
Possiamo sconfiggerle mettendo le persone al centro del nostro lavoro. Troppo spesso, infatti, nei dibattiti che influenzeranno il nostro futuro, noto che mancano tre "grandi gruppi": i poveri, i giovani e... il pianeta.
Dato che lavoriamo per impedire un crollo finanziario, dobbiamo lavorare anche per impedire il crollo dello sviluppo globale e in nome dell'austerità fiscale non possiamo ridurre i giusti investimenti sulla popolazione.
La malaria può essere fermata, la crescita dell'AIDS può diventare un calo, milioni di madri possono essere salvate dalla mortalità in seguito al parto. Gli investimenti ecologici, infine, possono portare lavoro e crescita.

Queste non sono solo teorie, sta già succedendo e ora non è il momento di fare passi indietro, ora è venuto il momento di cercare ad ogni costo di raggiungere gli Obiettivi del Millennio*. Ora è il momento di prepararsi a sfruttare al massimo la cruciale Conferenza Rio +20** del prossimo anno sullo sviluppo sostenibile.
E insieme dobbiamo ascoltare le persone e lottare per le loro speranze e le loro aspirazioni. Solo così costruiremo un mondo libero dalla povertà.

*Gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals) compongono la campagna globale lanciata dall'ONU nel 2000 che ha fissato nel 2015 la fine del suo percorso. Essi sono i seguenti: "Eliminare fame e povertà estrema" - "Istruzione primaria per tutti" - "Pari opportunità fra i sessi" - "Ridurre la mortalità infantile" - "Migliorare la salute materna" - "Combattere HIV/AIDS e malaria" - "Assicurare la sostenibilità ambientale" - "Sviluppare un'alleanza globale per lo sviluppo". Vale poi sempre la pena ricordare come tali Obiettivi siano profondamente connessi alla condizione di milioni di persone con disabilità nel mondo, quasi sempre "i più poveri tra i poveri".

**La Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile si terrà appunto a Rio de Janeiro, in Brasile, dal 4 al 6 giugno 2012.

***Segretario generale delle Nazioni Unite. Messaggio diffuso in occasione della Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Povertà del 17 ottobre 2011. Traduzione e adattamento a cura di Chiara Elsa Odelli del Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite (UNRIC) per l'Europa Occidentale - Zona di Italia, San Marino, Malta e Santa Sede. Per approfondire cliccare qui, all'interno del portale ONU (testo in lingua inglese).

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Freerumble, Social Network tutto italiano con l'audio per non vedenti


SALUTE: SOCIAL NETWORK TUTTO ITALIANO CON L’AUDIO PER NON VEDENTI
(AGI) - Roma, 13 ott. - Un Social Network per tutti, ma perfettamente accessibile e fruibile da parte di non vedenti ed ipovedenti, perche’ dotato di audio. Si chiama Freerumble, e’ un progetto italiano e verra’ presentato ufficialmente il giorno 20 ottobre alle ore 18.00 a Palazzo Marini (Camera dei Deputati) in via della Mercede n. 55 a Roma. “E’ un modo brillante per superare la situazione esistente in rete, che vedeva di fatto i disabili della vista discriminati ed esclusi dalla partecipazione ad un fenomeno di massa come quello dei social network, ancora piu’ importante per coloro, come le persone con disabilita’ visiva, che incontrano grossi problemi nel muoversi fisicamente per socializzare, dice Giulio Nardone, presidente nazionale dell’Associazione Disabili Visivi (ADV)”. “Le potenzialita’ che intrinsecamente possiede Freerumble, aggiunge Gabriel Battaglia (istruttore subacqueo per non vedenti) se messe al servizio della comunita’ dei non vedenti, potrebbero aprire entusiasmanti orizzonti ricchi di nuove opportunita’ di studio, sociali, culturali e di divertimento”. Ma quali sono i punti focali del progetto? Li ha elencati Sonia Topazio, ideatrice del progetto: creare un ponte tra i volontari dell’UICIECHI e dell’ADV con Freerumble in maniera che tutti gli studenti ciechi possano fare richiesta di letture volontarie o riassunti su determinati capitoli di libri scolastici che non sono fruibili sul web; fare in modo che per ogni immagine caricata su Facebook si potesse inserire accanto l’audio Freerumble che spiegasse quella determinata immagine; - Caricare su “Rumblesecret” interi libri letti da donatori di voce, direttamente online in maniera che l’utente possa collegarsi ed ascoltare senza bisogno di inviare cd, cassette, recarsi in posta, abbattendo tutti i costi dei supporti multimediali; Creare audioblog in cui non vedenti esperti in qualsiasi campo personale o professionale, possano condividere loro esperienze di vita ed essere ascoltati, quindi di fatto insegnare ad altri senza bisogno di conoscersi od incontrarsi di persona, il che potrebbe permettere la condivisione di esperienze dirette superando eventuali difficolta’ da parte di alcuni non vedenti, nel muoversi fisicamente per raggiungere luoghi diversi da quelli in cui vivono. Infine, inserire la descrizione del maggior numero possibile di opere artistiche del mondo, consentendo ai non vedenti di visionare, direttamente da casa, un museo virtuale avendo la descrizione di ogni quadro, chiesa, statua od altro monumento che in quel dato momento, interessa loro. (AGI) Red/Pgi

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17 ottobre 2011

Caritas: in Italia 8,3 milioni di poveri

16/10/2011 - La fotografia del Paese nel rapporto realizzato con la Fondazione Zancan. Allarme giovani: il 20% è under 35.

Dalla fotografia del rapporto cambia il volto della povertà che
ora coinvolge "pesantemente l'intero nucleo familiare: tutti
si trovano a vivere, in modi diversi, una condizione di stress
e di sofferenza, anche le donne e i giovani pagano il prezzo
più alto". Ad esempio, nel 2004 il 75% dei problemi si riferiva
ai bisogni di carattere primario (casa, cibo, sanità, etc), nel 2010
tale valore ha raggiunto l'81,9% mentre le problematiche post
materiali (come disagio psicologico e dipendenze) passano dal 25
al 18,1%.
Hanno casa, macchina, lavoro. Eppure non riescono ad arrivare alla fine del mese. Il fenomeno dei nuovi poveri, in Italia, continua ad allargarsi e la conferma arriva dal rapporto Caritas-Fondazione Zancan. In quattro anni (2007-2010) le richieste di aiuto economico rivolte ai Centri di Ascolto delle Caritas Diocesane sono aumentate dell’80,8%. Fra gli italiani, con un +42,5% - afferma il rapporto dall’emblematico titolo ’Poveri di dirittì - si è registrato l’incremento maggiore delle persone che si sono rivolte ai centri mentre fra gli stranieri si è avuto il +13,9%. Al primo posto fra i problemi segnalati c’è la povertà economica, seguono i problemi occupazionali ed abitativi; al quarto posto, i problemi familiari.

Nel complesso, in 4 anni è aumentata dell’83,1% la richiesta di coinvolgimento di soggetti esterni (come gruppi di volontariato, enti pubblici o privati, persone o famiglie, parrocchie). Forte anche l’aumento delle richieste di sussidi economici (+80,8%) e di consulenze professionali (+46,1%). Diminuiscono invece le richieste di sostegno socio-assistenziale (-38,6%) ma anche quelle di lavoro (-8,5%). Rispetto alle risposte fornite dalla Caritas, aumenta il coinvolgimento di soggetti terzi (+90%) come anche l’erogazione di sussidi economici e di beni primari: rispettivamente, +70% e +40,8%.

La questione abitativa diventa «un’emergenza» i cui problemi in 4 anni sono aumentati del 23,6%. Altro dato in forte aumento: dal 2005 al 2010, il numero dei giovani che si è rivolto ai centri è aumentato del 59,6%; il 76,1% (era il 70% 5 anni prima) di questi non studia nè lavora.

Particolarmente vulnerabili si confermano gli stranieri che rappresentano il 70% delle persone che si rivolgono ai centri. Secondo un campione degli operatori della Caritas, il disagio maggiore è fra gli immigrati che vivono da soli in Italia, quelli di sesso maschile, con età compresa fra i 25 e 44 anni. In genere hanno problemi di lavoro (66,4%) e situazioni di povertà economica (62,5%).

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16 ottobre 2011

Destra o sinistra che sia ci facciamo prendere in giro come sempre. Quanti black bloc hanno arrestato? Nessuno, 12 fermati tra i pacifici.

(Il post è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale)

- di slasch16 - 12 arresti e 20 fermati, migliaia di video nel web, migliaia di foto sui giornali ma non leggo nessun titolo come questo: arrestati 4,5,20, black bloc.
I black bloc sono riconoscibilissimi con i loro caschi e vestiti di nero ma, quando si tratta di arrestarli, diventano dei fantasmi, invisibili.
Destra o sinistra che sia io mi sento preso per il culo, delle speculazioni dei fascio-piduisti-leghisti al governo non me ne frega niente le stesse cose sono successe a Genova nel 2001 e la musica della propaganda era ancora la stessa.
Dei 12 arrestati 4 sono stati arrestati prima che cominciasse il corteo, gli altri 8 durante e dopo la manifestazione.
Qui potete trovare le loro foto, nessun black bloc, tutti ragazzi normali.
Roma, giovani fermati durante gli scontri.
Poi ci sono 20 fermati, 70 feriti ecc.ecc. Quello che ferisce di più la mia sensibilità sono le vetrine infrante delle banche e la Madonnina gettata per terra dal piedistallo.Non vorrei che i 20 fermati siano tra i ricoverati al pronto soccorso dove le forze dell’ordine hanno fatto irruzione per identificare i feriti.
I feriti identificati in ospedale protestano i medici
La sensazione di un già visto, già sentito, comprese le condanne generali da parte della politica verso i violenti che lasciano il tempo che trovano visto che a 10 anni da quello che è successo a Genova c’è solo che manca il morto, questa volta sono stati più attenti e chi vuole intendere intenda.
Altra costante, anche se è cambiato il ministro degli interni, è il fatto che questi cazzo di block blac sono concreti quando assaltano negozi che comprano e vendono oro, banche o danno a fuoco le auto di lusso, diventano impalpabili quando si tratta di isolarli ed arrestarli.
Ieri, un invasato della Guardia di Finanza, perchè altro non può essere, girava a forte velocità incerchio in mezzo ai manifestanti, che si scansavano come potevano, con il suo furgone blindato.
Poteva fare decine di invalidi se non ammazzarne qualcuno.
Pochi minuti dopo anche uno della Polizia ha voluto emularlo lanciandosi con il suo blindato i cerchio contro i manifestanti salendo addirittura sui marciapiedi.
Speravo che il migliore ministro degli interni degli ultimi 2000 anni avesse dato le giuste istruzioni, lui ha detto che tutto era stato organizzato perfettamente ed è partito per Varese dove ci sono problemi ben più gravi di quello che è successo a Roma, Bossi verca di fare fuori i suoi.
Io non ci stò, non riescono a convincermi nè Bersani, Vendola, Cicchitto, Gasparri e tutti quelli che condannano la violenza in senso lato, come ferita alla democrazia.
Intanto qualcuno gli organizza, e non vorrei andare oltre, li istruisce tatticamente ed operativamente, non vengono mai arrestati e godono di una immunità che è la stessa di cui godono questori e comandanti delle forze dell’ordine che quando vanno sotto processo, a mentire,  vengono sempre assolti anche quando ci scappa il morto o massacrano la gente pacifica e indifesa come alla scuola Diaz di Genova.
Qualcuno più attento di me, più colto ed esperto, che conosca meglio come si muovono i regimi, per cortesia, me lo potrebbe spiegare?
Intanto grazie a tutto questo ad alla stoltezza strategica, voluta o no non mi interessa, dell’intervento delle forze dell’ordine oggi ci troviamo a parlare delle auto bruciate, del furgone dei carabinieri dato a fuoco e non manca neppure il lato comico che, come sempre, spetta ai carabinieri. Due blindati si sono scontrati tra di loro.
Per chi volesse sapere come è stata la manifestazione pacifica di ieri qui c’è un riepilogo del corteo prima degli scontri, va messo in evidenza altrimenti non riusciamo a capire perchè centinaia di migliaia di giovani hanno manifestato a Roma ieri.
Il corteo che non avete visto. Gli indignati prima degli scontri.
Io insisto e rimango in attesa di qualche risposta in merito al quesito di partenza: come mai non riescono mai ad arrestare una decina di black bloc?
Non per altro ma potrebbero sapere come si chiamano, dove abitano, con chi se la fanno e chi li istruisce non vorrei, se succedesse che venissero arrestati, che qualche magistrato scrupoloso ci venga a raccontare, tra 10,20,30 anni che sono una specie di corpo speciale delle forze dell’ordine.
E’ solo un mio dubbio, non è una certezza, ma di infiltrati della Polizia nei cortei di Milano negli ultimi 40 anni ne so qualcosa, anche alle manifestazioni del 25 aprile dove il capro espiatorio sono sempre i centri sociali.
Attendo con ansia fiduciosa che il ministro più bravo che c’è annunci che ne hanno arrestato qualcuno, si chiama così e se la fa con cosà, li organizza il tal dei tali e, soprattutto, lo Stato non c’entra niente.
O almeno me lo auguro.
N.B. Il titolo è riferito all’ordine pubblico, destra o sinistra che sia le mazzate le prende sempre il popolo, la democrazia.
Reprimere è più facile che comprendere le ragioni di chi manifesta.
Tutto questo casino ha partorito un topolino, 12 arresti, 20 fermati e black bloc scappati.

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://slasch16.wordpress.com/

(immagine di Cose che nessuno ti dirà di nocensura.com)
Non pretendiamo certo di avere ragione, la nostra è una sensazione. Però quello che abbiamo visto ci fa venire il sospetto che ieri a Roma non sia stato fatto tutto il possibile per contrastare quanti si sono macchiati di atti violenti e criminosi (NB. chiaramente la foto in alto è satira)Ora invece vi mostriamo alcuni video che circolano oggi in Rete, e che abbiamo scelto appositamente per voi, guardateli:

Il superpensionato perde la causa, dimezzato assegno da 500mila euro


Sicilia, il superpensionato perde la causa. Dimezzata indennità da 500 mila euro.

Addio pensione d'oro. Felice Crosta, il dirigente più invidiato d'Italia e ribattezzato mister 1.369 euro al giorno, ha perso la sua battaglia legale con la Regione siciliana. L'ex super burocrate dovrà rinunciare alla pensione da mezzo milione di euro l'anno, cifra che lo aveva incoronato di diritto recordman con un assegno superiore persino a quello del Capo dello Stato (220mila euro l'anno).

La sezione giurisdizionale d'appello della Corte dei conti ha accolto il ricorso della Regione alla sentenza di primo grado che aveva dato ragione all'ex capo dell'Agenzia regionale per le acque e i rifiuti, uno dei fedelissimi dell'ex governatore Totò Cuffaro. Crosta a questo punto dovrà "accontentarsi" di incassare 219 mila euro lordi l'anno, pari a 600 euro al giorno. Il "caso" del grand commis è balzato alla cronaca sei anni fa, quando Cuffaro accordò a Crosta, appena nominato capo dell'Agenzia per i rifiuti dopo aver prestato servizio al dipartimento agricoltura, l'indennità che, grazie a un emendamento approvato dall'Assemblea regionale siciliana, fu presa come base per il calcolo previdenziale. Il cambio di governo, passato intanto nelle mani di Raffaele Lombardo, ha trasferito la questione nelle aule della giustizia contabile. Crosta si rivolse alla Corte dei Conti contestando la scelta dell'amministrazione di erogargli "soltanto" 219 mila euro di pensione. In primo grado, i giudici gli diedero ragione, portando il vitalizio a 496 mila euro. La Regione avrebbe dovuto pagare anche gli arretrati e la parte di Tfr non liquidata in precedenza facendo lievitare ancora le uscite. Ma i giudici contabili d'appello (sentenza 289/A/2011, presidente Luciana Savagnone) hanno messo la parola fine al contenzioso evitando un ulteriore buco alle casse regionali. "L'amministrazione regionale - scrivono i giudici contabili - correttamente ha determinato la pensione del suo dirigente sulla base del trattamento stipendiale goduto in servizio prima del collocamento fuori ruolo". Proprio il trattamento economico dei 2.200 dirigenti della Regione siciliana rimane uno dei nodi difficili da sciogliere. Sebbene la Sicilia abbia recepito la legge Brunetta, soltanto tre dipartimenti su 25 (più gli uffici speciali), al momento, pubblicano i compensi dei propri dirigenti, come prevede la norma. Secondo il sindacato Cobas/Codir, che rappresenta la maggiora parte dei 18mila dipendenti regionali, "c'è poca chiarezza", col dubbio addirittura che alcuni dirigenti, a parità di funzioni, vengano pagati in modo diverso. Tanto che l'assessore alla Funzione Pubblica, Caterina Chinnici, proprio oggi ha emanato una nuova circolare a tutti i dipartimenti. "Nessun ulteriore ritardo - avverte l'ex magistrato - potrà essere più tollerato".

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://www.unionesarda.it/

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Fanno schifo e non si vergognano

15 ottobre 2011

Rubano sedia a rotelle a disabile la comunità ispicese è indignata



"E' stata un'azione vergognosa"
 
Ispica - Forte indignazione e sgomento in città per il furto perpetrato nei giorni scorsi a danno di una giovane disabile alla quale hanno rubato la sedia a rotelle. L’episodio si è verificato in pieno centro storico nel quartiere SS Annunziata dove la ragazza abita con la famiglia.

La ragazza aveva l’abitudine di far sistemare la sedia a rotelle nel balconcino con cancelletto di una casa a piano terra vicina a quella in cui abita per evitare di ripiegarla al rientro in casa ma martedì mattina non l’ha trovata.

Nessuno dei vicini si è accorto di nulla ma lo sdegno di tutti è stato notevole soprattutto nel vedere che adesso la ragazza è condannata a casa da due giorni perché non può uscire.

“Possiamo, ha commentato la ragazza, pure capire ma non giustificare il furto di un mobile, di una scala, di un motore ma rubare la sedia a una disabile è quanto di più vergognoso si possa fare”. La famiglia della ragazza ha già denunciato il fatto ai carabinieri della stazione di Ispica e ha già avviato la pratica all’Asp di Ragusa per ottenere una nuova sedia attrezzata e realizzata secondo le esigenze e i problemi della ragazza.

I tempi non saranno quindi brevi e il disagio continuerà per la ragazza e per la sua famiglia. L’associazione Assod, Associazione Sostegno Disabili, guidata dal presidente Paolo Santoro ha messo a disposizione una sedia a rotelle per ovviare momentaneamente al disagio e ha espresso sdegno per il gesto e solidarietà alla ragazza e alla sua famiglia. “Definire ladri gli autori di un tale gesto, ha detto Santoro, è certamente poca cosa. La famiglia della ragazza è tra i nostri soci più anziani e troverà tutto il nostro sostegno. Ai malfattori un invito a pentirsi e restituire la sedia. La Città di Ispica e il nostro pluriennale impegno, ha concluso Santoro, lo meritano”


Giuseppina Franzò, Giovedì 13 Ottobre 2011 

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://www.ilgiornalediragusa.it/

14 ottobre 2011

Turismo accessibile, campeggi e villaggi al top


Persone su carrozzina non accettate in albergo, non vedenti con i cani di accompagnamento la cui presenza non è tollerata o semplicemente coppie con bambini piccoli in difficoltà, ad esempio, nel muoversi con passeggini. Scene come queste, che accomunano turisti con esigenze particolari, dai diversamente abili agli anziani o alle famiglie, sono meno frequenti in Italia se la struttura ricettiva scelta per il proprio soggiorno è un campeggio o un villaggio turistico.

A dirlo sono alcuni dati estrapolati da una recente ricerca dell’Osservatorio Buyers TTG, secondo i quali proprio i campeggi e i villaggi turistici forniscono nel panorama dell’offerta ricettiva italiana in media i servizi migliori per l’accessibilità. Soprattutto, evidenzia l’indagine, sono le tipologie di strutture che meglio comunicano servizi ad hoc e comfort disponibili, inserendo con regolarità informazioni puntuali e dettagliate sull’accessibilità in cataloghi e brochure.

Non sono solo i diversamente abili i vacanzieri con più problemi nel prenotare un viaggio. Secondo un’indagine promossa da Village for all (www.villageforall.net), network internazionale di campeggi e villaggi che offrono servizi per tutti e che al momento comprende 31 strutture in tutta Italia, al secondo posto per difficoltà di organizzazione di una vacanza da parte dei tour operator ci sono le famiglie con bambini piccoli. E “la qualità di soggiorno, non solo la sua accessibilità”, ricorda Roberto Vitali, il presidente e fondatore di Village for All, richiede accortezze particolari anche per gli anziani.

I dati del rapporto, presentato nei giorni scorsi in occasione del TTI di Rimini, delineano da questo punto di vista un quadro sul quale c’è ancora tanto da fare seppure con alcuni passi in avanti. Nel dettaglio, i servizi per le persone con disabilità sono giudicati in gran parte insufficienti o appena sufficienti (46,75%) e a fronte di una scarsa conoscenza dell’offerta presente (oltre il 30% degli intervistati ha risposto “non so”), oltre il 77% dei villaggi e il 72% dei campeggi risultano avere servizi per persone con esigenze speciali, mentre circa il 48% dei villaggi e oltre il 40% dei campeggi descrive tali servizi all’interno del materiale promozionale e del sito internet: dati al di sopra della media dell’offerta turistica. Secondo la stessa ricerca, infatti, tra gli hotel solo il 52% dichiara di essere accessibile e soltanto il 28,8% di questi declina sul materiale informativo i servizi per le persone con bisogni speciali.

Numeri confortati dai dati di affluenza di Faita-Federcamping che, in un momento di crisi anche per il settore del turismo, hanno evidenziato una stagione positiva per villaggi e campeggi con un aumento del 3% negli arrivi e del 4% nelle presenze. Numeri, sottolinea Vitali in una nota, che “evidenziano il lavoro svolto negli ultimi anni sotto il profilo dell’incremento della qualità dei servizi per tutti nei villaggi e nei campeggi italiani di Village for all, che dalla sua fondazione nel 2008 ha lavorato attivamente per sviluppare l’accessibilità e i servizi per tutti come elemento determinante della qualità dell’accoglienza”.

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://ansa.it/

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Spagna, un avatar contro le barriere architettoniche

L’arte è mobile e “disabile”, con Sant’Egidio alla Biennale

(immagine unita.it)

VENEZIA – Nel 1972 Gino De Dominicis portò come opera d’arte alla Biennale un ragazzo affetto dalla sindrome di Down, lo tenne seduto e intitolò l’intervento «Seconda soluzione d’immortalità, (l’universo è immobile)». Successe il finimondo con strascichi legali, accuse di sfruttare cinicamente la malattia per pura gloria, i genitori del ragazzo dopo il consenso iniziale reagirono con durezza contro l’artista. Cinismo o meno, negli anni in cui il pensiero e l’azione di Franco Basaglia smantellavano i manicomi vedere una persona down in mezzo all’arte ebbe un effetto deflagrante, portò a galla paure, ipocrisie, voglia di non vedere e non sapere. Ora non è molto diverso. Ma, grazie alla Comunità di Sant’Egidio di Roma, venerdì 14 la Biennale lagunare compie un passo che si spera ne anticipi di più audaci in futuro: con l’università della Sapienza, alle 14.30 nella Biblioteca presso il Padiglione centrale ai Giardini di Castello l’artista italo-brasiliano César Meneghetti presenta il progetto voluto dai volontari di Sant’Egidio «IO_Io è un altro», dal titolo esplicitamente preso dall’«io è un altro» di Rimbaud per ricordarci quanto siano labili le nostre individualità di presunti sani. Ne parlano in tanti: tra gli altri Simonetta Lux, docente di storia d’arte contemporanea che segue i laboratori per disabili di Sant’Egidio, Cristina Cannelli, storica dell’arte, che quei laboratori coordina, Alberta Basaglia, psicologa, vicepresidente della Fondazione Basaglia, Beppe Sebaste, scrittore che collabora con l’Unità.

DAI LABORATORI IN PERIFERIA AL DIPINTO SUI MIGRANTI
Il progetto matura nei laboratori d’arte nelle periferie di Roma e di fatto sovverte alla radice quanto combinò De Dominicis: i disabili sono protagonisti in quanto autori di dipinti, sculture, collage che in più casi potrebbero figurare in una rassegna d’arte contemporanea e pochi capirebbero che le hanno create persone con carenze fisiche e/o mentali. E non stride che se ne occupi Meneghetti, artista, fotografo e video maker attento a temi come le migrazioni, il nord e il sud, i rapporti umani: dal marzo 2010 documenta e intervista le donne e gli uomini che elaborano forme e immagini in grado di trascendere i limiti verbali e logici che frenano la loro vita e, spesso, pure la comunicazione razionale tra cittadini «normali». Basti citare qui una tela collettiva lunga una decina di metri, esposta prima al museo di Trastevere e poi in una scuola al Tufello, che attraverso impronte di piedi su fondo verde-blu picchiettato con effetto dripping alla Pollock costruisce una metafora efficace e nient’affatto didascalica dei migranti che vanno, vengono, magari muoiono in mare, restando per lo più ignorati. Qualcosa che gli autori del dipinto conoscono sulla propria pelle.

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito www.unita.it

13 ottobre 2011

Tracce di metalli pesanti nei malati di Sla (Video)

I risultati di una ricerca Usa su un campione del Medio Campidano


di Luciano Onnis

Sono arrivati gli americani a scoprire che nelle urine di una decina di malati di Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) che abitano nel Medio Campidano, in particolare a San Gavino e a Villacidro, sono presenti significative quantità di metalli pesanti e tossici.  Al risultato sono giunti i ricercatori di un laboratorio specializzato dell'Illinois lavorando sui prelievi fatti in Sardegna attraverso una procedura eseguita con farmaci chelanti.  La scoperta apre nuove strade sulla genesi della malattia e per capire quale sia la causa della presenza dei metalli nei pazienti colpiti da Sla. Da qui si potrebbe partire per verificare se il gene responsabile, identificato recentemente in uno studio scientifico italo-americano effettuato dalla Feinberg School of Medicine della Northwestern University di Chicago con la collaborazione del professor Giuseppe Borghero, neurologo del Policlinico universitario di Cagliari-, subisca la mutazione anche per un fattore esterno quale l'inquinamento ambientale.  Le analisi che evidenziano concentrazioni di alluminio, stagno, piombo, cesio, uranio e cadmio, pongono molti interrogativi sulle concause della Sla.  Nel Medio Campidano i casi accertati di Sla sono una trentina. C'è un sospetto per la forte incidenza in alcune aree campidanesi, e in particolare a San Gavino e Sanluri. Ma solo un sospetto perchè gli studi scientifici finora effettuati non hanno dato conferma su quali siano le prove provate sull'origine della terribile malattia. Le ombre del sospetto si stagliano sulla ormai dismessa fonderia del piombo e dello zinco di San Gavino che nella sua più che secolare attività ha rilasciato dalle sue due gigantesche ciminiere i fumi di lavorazione.  Fumi che, ovviamente, sono andati a impregnare l'aria circostante, spandendosi tutt'attorno in un raggio di almeno una decina di chilometri, e il terreno. I primi a farne le spese potrebbero essere stati gli abitanti di San Gavino, il cui centro abitato è proprio a ridosso della fonderia, e più in là quelli della vicina Sanluri dove i fumi ricchi di sostanze tossiche venivano trasportati dal maestrale, vento che nella zona soffia percentualmente due giorni su tre.  Ma anche Villacidro e Gonnosfanadiga, limitrofi a San Gavino e dirimpettai dell'area industriale dove hanno sbuffato per 30 anni le ciminiere di Snia ed Enichem, non sono immuni dai casi di Sla.  Non c'è solo la presenza industriale a interessare gli studiosi di Sla. Ipotesi espressa dallo stesso professor Borghero tempo fa in una intervista, vuole che possa esserci anche il fattore genetico a determinare la malattia in alcune aree.  Ovvero che qualcuno abbia potuto introdurre il gene secoli addietro o che soggetti lo abbiano sviluppato attraverso mutazione genetica per poi trasmetterlo nel tempo, attraverso generazioni, sul territorio.


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Aggiornamento 16:17


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SLA, IL MISTERO DEI METALLI PESANTI
TG Sardegna 1 10/10/2011