Niente Barriere sara'in manutenzione per qualche giorno, ci scusiamo per eventuali disagi.

31 dicembre 2011

Auguri, Buon 2012 a Tutti!! Buon Anno!!!

Buon Anno by NienteBarriere 
A cura di SuxSayrus Production


Cari Amici, ci siamo il 2012 è alle porte. 
L'occasione è gradita per farVi i nostri più sinceri Auguri di Buon Anno. 
Ci auguriamo che sia un 2012 pieno di buoni sentimenti e di solidarietà, ma anche pieno di tanta salute, di pace e di gioia.


Buon Anno dallo Staff di Niente Barriere


Cogliamo infine l'occasione, visto che questo è l'ultimo post del 2011, di fare un piccolo bilancio di questo Blog. Niente Barriere nel 2011 ha visto quasi raddoppiare i suoi visitatori, passando da 48.349 del 2010 agli 81.804 visitatori nel 2011 (con oltre 102.000 pagine viste). Il nostro profilo Facebook ha 878 amici, mentre la nostra pagina fan (recentemente aperta) detiene 213 fans. Anche il nostro canale di youtube ha raggiunto dei traguardi straordinari: nel solo 2011 ben 281 iscritti e 5788 visualizzazioni del canale, con 12.416 visualizzazioni totali dei video caricati. 
Che aggiungere ancora... se non un immenso e sincero ... Grazie a Tutti! 

NB. Infine facciamo gli Auguri di Buon Anno in particolare a tutti gli anziani e agli ammalati.

30 dicembre 2011

Salute. Hpv, vaccinato il 62,2% delle 14enni


Almeno una volta l’anno il 66,5 per cento delle donne effettua una visita ginecologica, e il 54,5 per cento il Pap test. Tuttavia l’informazione sulla prevenzione del papillomavirus umano (Hpv) resta ancora generica, parziale e superficiale. È quanto emerge da una ricerca del Censis che ha coinvolto un campione nazionale di 3.500 donne dai 18 ai 55 anni.
L’80 per cento delle donne intervistate ha dichiarato di sapere che cos’è l’Hpv. Di queste, il 94 per cento è consapevole che l’Hiv è responsabile di diversi tumori, soprattutto di quello al collo dell’utero, mentre l’83 per cento sa che può causare altre patologie dell’apparato genitale. Ma meno della metà collega il virus ai condilomi genitali e quasi il 70 per cento ritiene erroneamente che colpisca solo le donne. L’8 per cento, crede che sia il virus responsabile dell’Aids, e il 7 per cento dell’epatite. Inoltre, prevale l’idea che il virus si diffonda solo mediante il rapporto sessuale completo (67,5 per cento) e che pertanto l’uso del preservativo rappresenti una protezione sufficiente. Solo meno del 20 per cento sa che non è possibile eliminare completamente i rischi di contagio quando si è sessualmente attivi.
Dalla ricerca emergono l’importanza delle campagne di vaccinazione e l’esigenza di un’informazione completa e autorevole. La campagna vaccinale gratuita ha un ruolo centrale nell’informazione, sia sull’Hpv che sul vaccino, e finisce per influenzare le convinzioni delle italiane. Le donne intervistate tendono a confondere le scelte di sanità pubblica con le indicazioni dei vaccini, per cui credono che questi siano efficaci solo nelle bambine 11enni, in quanto sono le uniche a cui la campagna gratuita si rivolge. E la maggioranza delle madri con figlie vaccinate, di fronte alla proposta della vaccinazione gratuita per le adolescenti, è stata indotta a ritenere che il problema dell’Hpv non riguardi gli uomini.
Quante si sono vaccinate? Al momento la quota di bambine, ragazze e donne italiane fino a 55 anni che hanno effettuato il vaccino è pari complessivamente al 7,2 per cento. Il dato è molto variabile a seconda dell’età e rispecchia le scelte sull’accesso gratuito alla vaccinazione per le 11enni compiute a livello nazionale e regionale. Risulta vaccinato il 62,2 per cento delle 14enni, cioè le ragazze che avevano 11 anni nel 2008, anno dell’avvio effettivo delle campagne vaccinali. La quota decresce tra le attuali 13enni (59,9 per cento) e 12enni (54,3 per cento), segnalando così una flessione nel tempo delle adesioni alle campagne di vaccinazione gratuita. Scarsa è invece la diffusione della vaccinazione tra le donne adulte e al di fuori del regime di gratuità: la quota delle donne di 18 anni e oltre vaccinate è pari appena al 2,9 per cento.
“Affinché la prevenzione dell’Hpv si realizzi in modo efficace, e si estenda alla popolazione femminile e maschile per cui esiste l’indicazione, anche attraverso l’accesso in regime di prezzo agevolato – sottolinea il Censis -  è necessario un impegno ulteriore da parte delle istituzioni. Prima di tutto attraverso il potenziamento della funzione informativa che le italiane attribuiscono al Servizio sanitario nazionale. Il ruolo svolto in modo efficace dai servizi vaccinali delle Asl deve essere sviluppato ed esteso alle donne che non sono target della campagna gratuita. E non possono non essere coinvolti anche i medici curanti, dal ginecologo al pediatra, chiamati a svolgere il loro ruolo di guida esperta: possono rappresentare una fonte d’informazione strategica e vicina per favorire una maggiore diffusione tra le donne italiane dei comportamenti di prevenzione delle patologie Hpv-correlate”.

La versione originale di questo articolo è presente su http://www.agopress.info/

29 dicembre 2011

«Rossella è il volto migliore dell’Italia»

Rossella Urru la cooperante italiana rapita dallo scorso 23 Ottobre 2011
insieme a due colleghi spagnoli nel sud ovest dell'Algeria.


Christopher Hein, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati, è uno dei più profondi conoscitori del mondo della cooperazione e dunque delle migliaia di ragazze e ragazzi italiani che, come Rossella Urru, lavorano nelle zone più pericolose e complicate del mondo. Li definisce “ambasciatori”. Perché, al pari dei diplomatici di professione, maa volte con più efficacia, fanno conoscere l'Italia e il mondo occidentale nel suo volto migliore, quello della solidarietà operante, del sostegno concreto a situazioni difficili. E in qualche misura compensano il disimpegno degli Stati, il taglio dei fondi per i paesi in via di sviluppo, l'impressione – sempre più radicata specie negli Stati africani – che dietro l'intervento occidentale ci sia una componente determinante di opportunismo e di cinismo.

Voi, come consiglio italiano dei rifugiati, avete rapporti col Cisp, l'organizzazione non governativa per la quale lavora Rossella Urru. Ci può descrivere la situazione del campo profughi saharawi dove Rossella è stata rapita?

«E' una storia di rifugiati che si protrae da anni, senza che si riesca a trovare una soluzione. Nel campo profughi ci sono oltre centomila persone in una zona desertica.Le condizioni di vita per un occidentale sono estreme, sia per il clima, sia per la distanza da qualunque realtà urbana. Sullo sfondo c'è un conflitto politico tra il Marocco, che ha annesso il Sahara occidentale, e l'Algeria che ha dato rifugio agli saharawi che continuano a rivendicare la loro indipendenza».

Diceva che è una situazione di tensione che si trascina da anni, ma prima del sequestro di Rossella e dei due ragazzi spagnoli i cooperanti occidentali non avevano avuto problema.

«Credo che tutta quell'area risenta degli effetti di quanto è accaduto nel Nord Africa con la primavera araba e soprattutto in Libia con la fine del regime di Gheddafi. E' cominciata la circolazione di una grande quantità di armi che sono entrate in possesso di organizzazioni terroristiche più o meno legate ad Al Qaeda. E' in questo contesto che va collocato il rapimento. Non credo si possa parlare di leggerezza, perché era un evento imprevedibile. E non era nemmeno un' azione mirata perché, per quanto se ne sa, hanno portato via le prime persone che hanno incontrato prima di darsi alla fuga dopo una sparatoria».

Le notizie sono scarse e contraddittorie.

«Sì, questo è l'aspetto più drammatico, più terribile per i familiari. E' una condizione pesantissima. Ma vorrei dire loro che nella stragrande maggioranza dei casi i sequestri si concludono con la liberazione degli ostaggi. Chi li compie può essere animato da interessi politici, economici, di propaganda. Ma non ha interesse a uccide. Perché se questo interesse ci fosse stato l'avrebbero fatto subito. Ci vuole molto coraggio, molta forza, mabisogna considerare questi aspetti razionali».

Lei ha conosciuto molti ragazzi impegnati nella cooperazione. Qual è la principale motivazione che secondo lei li spinge?

«C'è certamente una motivazione che rientra nell'età, nel desiderio di mettersi alla prova. Ma, attenzione, non in modo incosciente. Al contrario, inmodopositivo: mettersi alla prova per crescere, anche per appagare delle curiosità. Sto parlando di un tratto del carattere umano che cambia in meglio il modo. Anche Marco Polo era un giovane così. A questo si aggiunge una motivazione ideale, che può avere una spinta politica o religiosa. Una motivazione umanitaria, fondamentalmente: dedicare la propria vita agli altri, aiutarli concretamente. Di certo questi ragazzi non sono persone che pensano al business come centro dell'esistenza...»

Intende dire che sono anche retribuiti poco?

«Certamente molto al di sotto di quanti svolgono la stessa attività nelle istituzioni, per esempio nelle Nazioni Unite. Le Ong collaborano con l'Onu, ma i loro cooperanti hanno uno status molto diverso. Che presenta anche vantaggi, per esempiouna maggiore libertà, la possibilità di stare più agevolmente in mezzo alla gente».

Cosa si sente di dire ai familiari di Rossella?

«Quanto dicevo a proposito dei sequestri, che nella stragrande maggioranza dei casi finiscono positivamente. So che questo è poco in momenti di tale angoscia, ma è un dato statistico di cui tenere conto, che deve essere di conforto. E poi voglio dire che Rossella ha fattouna scelta che va rispettata. Non ha cercato il rischio, non è vittima di un'azione di guerra. Ha scelto di impegnarsi per il prossimo. Credo che in questo abbia portato in quel territorio il meglio del bagaglio culturale del suo paese, l'Italia, e della sua terra, la Sardegna».

27 dicembre 2011 - Giovanni Maria Bellu

La versione originale di questo articolo è presente su http://www.sardegna24.net/

Vedi anche
http://www.rossellaurru.it/

28 dicembre 2011

"Io, oncologo vi spiego perché la Medicina esclude Di Bella"

di Gioia Locati -
Paolo Lissoni, 57 anni, oncologo e endocrinologo. Lavora all’ospedale San Gerardo di Monza dal 1985. E’ stato premiato dal National Cancer Institute di Washington per le sue ricerche sulla ghiandola pineale, su questo argomento ha pubblicato 600 lavori.
Paolo Lissoni, oncologo al San Gerardo di Monza, mette in luce i punti di forza e le debolezze della terapia Di Bella e conclude: "Quando le terapie tradizionali falliscono si potrebbe applicare la Di Bella".

Il reparto di oncologia di Monza è l’unico in Italia che offre, accanto alle tradizionali, una terapia “complementare”.

Ossia?
“Il campo delle terapie alternative anti-cancro (usate in abbinamento a chemio e radio) è estesissimo: vischio, aloe, graviola, veleno di scorpione, curcuma, mirra. Noi abbiamo dato la priorità alle sostanze naturalmente prodotte dal nostro corpo. La ghiandola pineale produce melatonina e altre quattro molecole derivate da aminoacidi. Sono molecole – fondamentali nel regolare il sistema immunitario, nel dosare le endorfine (che danno benessere) e nel favorire i processi di coscienza - che variano a seconda delle ore della luce”.

Quindi proponete la melatonina ai pazienti oncologici?
“Si sa da anni che un ammalato di cancro produce livelli bassissimi di queste sostanze prodotte dalla pineale, melatonina soprattutto. Tutti i processi psico-chimici sono alterati in chi ha un cancro”. Date melatonina dopo o durante la chemio? “Dopo e durante per ridurre la tossicità dei chemioterapici. La melatonina ha proprietà antiossidanti, azione anti-proliferativa, potenzia il sistema immunitario (accresce il rilascio dell’interleuchina 2 dai linfociti T), contrasta la carenza di piastrine e la cachessia che sono la debolezza e il dimagrimento tipici di chi fa una chemio…”

La scoperta di Luigi Di Bella…
“Esattamente, tutto il mondo deve essergli grato per questo. La melatonina mette in moto almeno 20 meccanismi antitumorali…”

Però non tutti gli oncologi ci informano di questo… 
“Noi lo facciamo”.

Date la melatonina in ospedale?
“Anni fa sì, ora non più. La prescriviamo e si compra in farmacia fra i prodotti da banco”.

Parliamo di Di Bella?
“L’argomento mi coinvolge affettivamente. Negli anni Ottanta conobbi Luigi Di Bella, lo contattai per confrontare con lui i miei studi sulla ghiandola pineale. Trovai un terreno comune ma i miei tentativi di conciliare le due oncologie, la tradizionale e la dibelliana sono tristemente falliti…”

Come mai? 
“Da un lato c’è l’ottusità mentale dell’oncologia tradizionale che non conosce o non vuol conoscere gli aspetti biologici, dall’altro la terapia Di Bella che ha avuto (e ha) il grosso limite di non essersi espressa attraverso una sperimentazione clinica”.

Però c’è chi guarisce dal cancro con la Di Bella.
“Non basta dire: uno è guarito. Quanti pazienti sono andati bene e quanti male? Questa situazione va avanti da 25 anni. La multiterapia Di Bella deve seguire la sperimentazione clinica che tutto il mondo segue. Sennò si fa confusione, non si comprenderà mai l’efficacia della cura tradizionale rispetto alla Di Bella”.

Se fosse lei a decidere come si comporterebbe?
“Raccoglierei i dati e unirei le forze: ai malati che non rispondono alle cure ufficiali darei la Di Bella”.

Quindi la proporrebbe dopo che si è accertato il fallimento della terapia tradizionale, perchè? 
“Potrebbe essere un modo per conciliare le posizioni scientifiche e per poter testare finalmente i risultati sul campo. Anche lei mi sta confermando che ha raccolto molto storie di pazienti che dopo il fallimento della tradizionale si sono trovati bene con la Di Bella…”

C’è un altro limite del metodo Di Bella?
“L’aspetto immunologico nella cura del cancro è noto da pochi anni, so che Giuseppe Di Bella ogni tanto inserisce al cocktail anche le interleuchine 2 (sostanze prodotte dai linfociti T) per potenziare il sistema immunitario”.

Un aspetto positivo della terapia Di Bella (oltre alla melatonina?) 
“Il fatto di somministrare chemioterapici a piccole dosi è stata una geniale intuizione di Luigi Di Bella, oggi si inizia a praticare la “metronomica” che significa appunto curare con dose minima di chemioterapici a intervalli di tempo brevi”.

Piccoli dosi per evitare il fenomeno della chemio-resistenza?
“Questo aspetto va ancora studiato. Quel che è certo però è che le piccole dosi non intossicano l’organismo e hanno effetti immunostimolanti e antiangiogenetici (ossia impediscono la formazione di nuovi vasi sanguigni necessari al tumore per crescere).

Allora pro o contro Di Bella?
“Non ha senso dire ‘pro o contro’, io direi: ognuno dia il meglio di sé e la cosa funzionerebbe se il dialogo fosse solo scientifico, ma è chiaro che entrano in gioco altri interessi. La terapia Di Bella è la punta dell’iceberg che dischiude una tematica immensa: il rapporto tra la scienza e la cultura umana”.

La versione originale di questo articolo è presente su http://www.ilgiornale.it/

Millecento morti sul lavoro nel 2011


Il giorno di Natale lo dedico ai lavoratori che hanno perso la vita nel 2011. Più di 1000 non sono tornati a casa dalle loro famiglie. E' una guerra senza tregua cha va avanti da decenni, ma sembra che non interessi a nessuno. Il profitto viene sempre prima della sicurezza dei lavoratori. La sicurezza costa, la morte di un dipendente costa meno, talvolta, grazie alle leggi italiane, quasi nulla. I parenti delle vittime di un'economia e di una società malate passeranno il primo Natale senza un padre, un figlio, un marito. A loro vanno il mio cordoglio e un abbraccio.

Caro Beppe,
oltre 1100 morti su lavoro nel 2011, il 15% di questi lavoratori erano "in nero" o già in pensione, sono i dati che fornisce l'Osservatorio Indipendente di Bologna di Carlo Soricelli, un operaio in pensione, che fa un lavoro enorme con il suo blog, aggiornando ogni giorno le morti sul lavoro in Italia. Voglio ricordare quello che aveva detto l'INAIL, che per l'anno 2010, le morti sul lavoro erano scese per la prima volta dal dopoguerra, sotto quota 1000, per l'esattezza 980. Evidentemente c'è qualcosa che non va nei dati INAIL, e viene da sé che sono dati fortemente sottostimati, perchè non tengono conto di tutti i lavoratori che muoiono "in nero". Sono ancora in troppi che prendono questi dati come "oro colato". I dati dell''Osservatorio dimostrano che moltissimo resta da fare sulla sicurezza sul lavoro. Siamo di fronte a un'ecatombe. Come si può definire civile un Paese con tutti questi morti sul lavoro quando l'art 1 della Costituzione dice che "l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro" e non sulle morti sul lavoro!!! Lo Stato, oltre a chiederci di lavorare fino alla vecchiaia, dovrebbe garantire di tornare a casa vivi la sera, dopo una dura giornata di lavoro. Mi rivolgo al Ministro dell'Istruzione Profumo: faccia un decreto, perchè la sicurezza sul lavoro sia inserita come materia di insegnamento dal prossimo anno scolastico, a partire dalle scuole elementari come in Francia. Mi rivolgo al Ministro Fornero: ripristini le norme per la sicurezza sul lavoro, volute dal Governo Prodi con il testo unico per la sicurezza sul lavoro (Dlgs 81/08) e stravolte dall'ex Ministro del Lavoro Sacconi, con il Dlgs 106/09 (decreto correttivo), che tra le tante cose negative ha dimezzato le sanzioni ai datori di lavoro, ai dirigenti, ai preposti, in alcuni casi ha sostituito l'arresto con l'ammenda, ha introdotto la "salva-manager". Mi rivolgo al Ministro Cancellieri: aumenti le pene per i responsabili delle morti sul lavoro. Per il reato di omicidio colposo, la pena varia da 2 a 7 anni, ma spesso i datori di lavoro se la cavano con pene molto più basse o con la prescrizione.Un invito vorrei rivolgere alle associazioni, ai sindacati, ai partiti politici, alle Istituzioni e ai mezzi d'informazione: si smetta di chiamare queste morti, con il termine "morti bianche" e "tragiche fatalità". Queste morti non hanno nulla di bianco, e non sono fatalità, ma dovute al non rispetto delle minime norme di sicurezza sul lavoro ."

Marco Bazzoni-Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Email: bazzoni_m@tin.it

La versione originale di questo articolo è presente su  http://www.beppegrillo.it/

27 dicembre 2011

Bomba nel centro del prete anti 'ndrangheta

Il bresciano don Giacomo Panizza gestisce una comunità in un immobile confiscato alla cosca Torcasio.

(Don Panizza - foto Corriere.it)
Hanno scelto il Natale per mandare un nuovo pesante messaggio a don Giacomo Panizza, prete antindrangheta a Lamezia Terme. Un ordigno è stato fatto esplodere la notte scorsa davanti all'ingresso di un centro per minori stranieri non accompagnati aperto dalla comunità Progetto Sud, guidata dal sacerdote, originario di Brescia, in un bene confiscato alla cosca Torcasio della 'ndrangheta.
L'esplosione, che ha provocato solo lievi danni, è stata preceduta dalla deflagrazione di un altro ordigno poco distante, sulla stessa strada, davanti ad un negozio. Era stata inaugurata lo scorso 31 agosto la struttura, ospitata nello stabile dove sono attivi altri servizi di solidarietà ed ha la sua sede la delegazione calabrese della Federazione per il superamento dell'handicap (Fish). Non è la prima volta che Progetto Sud, comunità attiva da oltre trent'anni a sostegno di persone disabili e tossicodipendenti, è nel mirino delle cosche: nel 2009 ignoti avevano manomesso due vetture in uso alla struttura e, solo per un caso, si era evitata la tragedia. Qualche tempo dopo era stata la volta di furti e danneggiamenti ad una coop agricola che fa parte della comunità. Anche per queste azioni a don Giacomo - che recentemente ha raccontato la sua esperienza in Calabria in un libro intervista con Goffredo Fofi «Qui ho conosciuto Purgatorio, Inferno e Paradiso» e che è stato tra gli ospiti della trasmissione «Vieni via con me» con Roberto Saviano e Fabio Fazio - è stata assegnata una scorta.

La nuova intimidazione a Progetto Sud ha scatenato un coro di reazioni. Dal sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza, che si è subito recato sul posto manifestando tutta la sua preoccupazione per l'accaduto, al presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, secondo cui «questi atti non influenzeranno minimamente l'opera della sua comunità che svolge un lavoro fondamentale sul territorio nell'educazione dei giovani contro la 'ndranghetà». Anche il presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico, ha parlato di atto di violenza «contro chi caratterizza la propria azione nella passione nell'aiutare i più deboli e in difficoltà, senza distinzione di cultura e di religione». Parole di sostegno anche da don Luigi Ciotti. «Toccare quella realtà, toccare quella comunità, toccare quel bene confiscato - ha detto il fondatore di Libera - significa toccare tutti noi». Netto il commento di don Panizza in merito a quanto è accaduto. «Ci è sembrato - ha detto il sacerdote - un messaggio molto chiaro, ma noi continuiamo nel nostro lavoro e proseguiremo nelle attività di accoglienza». (fonte Ansa)

Redazione Online

La versione originale di questo articolo è su http://brescia.corriere.it/

TEORIE DI UN ( .. finto) COMPLOTTO



Attori protagonisti: la natura e la razza umana..


Trama: La natura si ribella all’uomo che presuntuosamente ha sempre cercato di poterla dirottare verso personali interessi, deviandone il proprio corso e contribuendo attivamente alla creazione di sconvolgimenti climatici.. Ma un bel giorno lo stesso uomo si accorge che in realtà non è la natura il “nemico” da combattere.. Il gioco comincia ora..

Tratto da un romanzo collettivamente scritto dal: ... sistema massmediatico…

Durata: (forse..) da sempre..

Nazionalità: Mondiale..

Provocatorio quanto volutamente riflessivo ha la pretese di voler apparire il titolo dell’odierno editoriale…Ultimamente, e sempre più, ci accorgiamo di quanta strumentalizzazione vi sia da parte di chi vorrebbe riuscire nell’intento di “influenzare” l’opinione pubblica, ossia tutto il sistema massmediatico che noi stessi circonda… Ancor prima della scienza, la quale a volte può essa stessa divenire opinabile, vi è il sistema di informazione a volerci presuntuosamente spiegare il perché di eventi estremi ma naturali con la sola pretesa dell’”indottrinamento”, intenzione che appare ben lontana dalla semplice informazione. Ancor più allarmante se pensiamo che è lo sistema massmediatico che a volte “processa” e condanna senza appello, a volersi investire delle facoltà paranormali proprie di pseudo maghi del terzo millennio, fa davvero sorridere quando sento spender paroloni con buona dose di certezza che vorrebbero indicare il tempo da qui a qualche mese.. specie quando penso che umanamente capita a volte di errare una previsione anche a poche ore dall’evento in se. Non è la natura che si adatta all'uomo, ma l'uomo alla natura, se ci fanno credere che eventi estremi sono solo e solamente provocati dall'uomo, a mio avviso, forse non è esattamente così. Cicli naturali di caldo e freddo esistono da quando esiste la vita solo che nello storico non abbiamo dati di tutto, e in molti, specie chi ha il compito di far notizia, spesso fa credere che siamo noi stessi la rovina del pianeta, in alcuni casi sparuti e locali, potrebbe essere, ma non è una cosa universalmente applicabile. Se davvero esiste quello che viene definito "global warning", sempre se tale cosa non sia l'ennesima speculazione su cui fare sensazionalismo, come sempre più mi sembra.. non è per forza solo e strettamente collegato all'attività dell uomo quanto e soprattutto, a mio parere, a cicli naturali Ma ci rendiamo conto che forse la vera guerra che silenziosamente si combatte da sempre non è per il controllo di stati, di fonti di energia piuttosto che di giacimenti di infinita di ricchezza.. ma è quella per il controllo e l’influenza di ciò che dovrebbe essere la coscienza ed il pensiero proprio d’ognuno di noi? È una guerra senza armi capace di mietere milioni di vittime, ovvero, coloro che senza alcun spirito di critica mai si oppongono a ciò che santoni del terzo millennio a vario titolo vogliono indottrinare. Senza la presunzione di voler forzosamente sottrarre l’uomo dal giudizio, esso appare e certamente è co-responsabile degli eventi alla base di fenomeni che a volte in natura appaiono estremi, ma è altrettanto utopico quanto presuntuoso dar da sempre ad intendere che parentesi ed episodi violenti possano essere direttamente riconducibili solo e solamente all’opera smisurata dell’uomo stesso. Presuntuoso proprio perché questa scuola di pensiero non tiene in alcun modo conto che la natura ha comunque una vita propria fatta di “ere” e che le stesse, attraversando nei millenni parentesi estreme, trovano comunque il loro equilibrio nel tempo, il compito dell’uomo è quello di potersi “adattare” il meglio possibile alla natura stessa, togliendo e non fornendo ad essa, qualora ve ne sia la possibilità, parametri ed occasioni che rendan possibile il deragliamento dai binari conosciuti.. In poche parole, la natura segue e seguirà comunque il proprio corso indipendentemente dalle nostre volontà, la sola cosa che eventualmente ci è dato possibile fare è l’aiutarla a percorrere sentieri tali per cui possa permettere di poterci adattare al meglio ad essa stessa. Ricordiamoci che da sempre è l’uomo che si adatta alla natura, diffidate da chi ha la pretesa di volervi far credere che è l’esatto contrario al 100% .. Forse proprio l’ecologia ed il controllo del nostro pensiero sono e sempre saranno la vera guerra del terzo millennio..

Commento di Nicola Rossi del 13 ottobre 2011

26 dicembre 2011

Inps, chiamato a visita bimbo di 5 anni con distrofia di Duchenne



Il caso segnalato da Parent Project a Cittadinanzattiva. Ai genitori è stato confermato dal dirigente Inps che la visita è dovuta anche se si tratta di un minore e la sua è una patologia cronica e irreversibile.


ROMA – Deve comunque essere sottoposto a visita di verifica della propria condizione di invalidità. Pena, la revoca dell’indennità. Non importa che il bambino di 5 anni, in quanto minorenne, sia esonerato da questo iter previsto dal Piano straordinario sulle invalidità civili, in base alla circolare Inps n.76 del 22 giugno 2010. No, non importa: il referente della sede Inps, al quale i genitori si sono rivolti per chiedere spiegazioni a seguito della lettera di convocazione per la visita, è indefesso. Il piccolo è affetto da distrofia muscolare di Duchenne (patologia cronica ed irreversibile) ed è titolare di indennità di accompagnamento. Il suo caso, una delle tante testimonianze raccolte dal Pit di Cittadinanzattiva su questo argomento, è stato segnalato all’organizzazione da Parent Project, associazione di genitori e familiari di ragazzi con questo tipo di distrofia.

Nella lettera di convocazione, oltre alla data ed al luogo della visita, viene specificato che se il soggetto è beneficiario di accompagnamento o di indennità di comunicazione per le patologie previste dal decreto 2 agosto 2007, dovrà trasmettere entro la data fissata per la visita la documentazione sanitaria che attesta lo stato invalidante con indicazioni chiare e leggibili dei suoi dati. La commissione medica, accertati i requisiti richiesti, potrà disporre l’esonero dalla visita di revisione. Il cittadino, genitore del bimbo, ha pertanto inviato la documentazione come indicato dalla comunicazione, ma non ricevendo alcuna risposta nei giorni immediatamente successivi, ha contattato la sede Inps presso la quale era stata fissata la visita. Contattando il referente della sede Inps la risposta è stata che la lettera inviata è una lettera “tipo” che viene inviata in automatico senza valutare caso per caso; veniva aggiunto poi che tutti i soggetti convocati devono recarsi a visita, pena la revoca delle indennità. Nel caso in cui alla visita risultasse che il soggetto è di fatto affetto da patologie riconducibili al decreto 2 agosto 2007 allora potrà non recarsi ai nuovi controlli sulla revisione dell’invalidità. Rispetto al fatto che il figlio è minorenne, e quindi esonerato secondo la circolare Inps n.76 del 22 giugno 2010, il responsabile ha fornito lo stesso tipo di risposta: deve comunque essere sottoposto a visita di verifica. (ep)

La versione originale di questo articolo è disponibile su http://www.superabile.it/

A cura di Raimondo per Niente Barriere 
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Il Natale della catastrofe e quello della speranza

(immagine di chiamalasicilia.org)


È tempo di fare i conti con un mondo cambiato. Per non perdere la fiducia di poter migliorare.

Che strano Natale, così poco festaiolo (a Milano hanno anche risparmiato sulle luminarie), così tanto rassegnato e denso di presagi non proprio auguranti.
Desacralizzata oramai quasi completamente la ricorrenza, con buona pace degli appelli papali a sentirci più buoni, non è neanche più la festa dei negozi, quella tanto vituperata dei consumi e del portafoglio che non lesina. Natale di recessione, quella in cui siamo caduti ben prima che ce lo dicessero le statistiche ufficiali, e che nella laconicità dell'espressione rammenta i Natali di guerra. Perché guerra è, solo che la si combatte a colpi di debito e non di cannone.
LA LOTTA CON LA CRISI. Quanto lunga sarà non è dato sapere. La sensazione però è che non ce la caveremo tanto presto, e che occorrerà fare i conti con scenari per nulla tranquillizzanti.
Se serve a consolare, non è soltanto una crisi italiana, ma dell'intero Occidente: l'Europa su tutti, perché di sicuro l'America ha testa e risorse per tirarsene fuori  molto prima.
Noi, invece, siamo troppo occupati a fare i conti con i nostri problemi e a misurare quotidianamente gli spread con l'ansia del malato in cerca di guarigione. Il risultato è l'atteggiamento passivo di chi ha trasformato la sua vita in lotta per la sopravvivenza, e non può più guardare avanti.
SOCIETÀSENZA PROGETTI. Perché la principale colpa di questo modello di sviluppo ora alle corde è l'aver ucciso il senso e le aspettative del futuro. E insieme ad esse il sentimento collettivo di appartenenza a una società, sostituito dal più cinico individualismo.
Non falliscono dunque solo gli Stati, le banche e le aziende, ma un progetto esistenziale e sociale che se ritrova privo del domani e di regole condivise su cui costruirlo.
L’AUSTERITY CHE AMMAZZA. Si può eccepire, e in questo Lettera43.it non ha mai lesinato, sulla bontà delle ricette adottate per uscire dalla crisi. Si può biasimare l'insipienza di terapie che invece di guarire il malato ne aggravano la malattia.
Noi per esempio - ma vedo che anche i nostri lettori non scherzano - continuiamo a considerare la manovra varata dal governo Monti brutalmente recessiva e iniqua. Anche se capiamo che la fretta con cui è stata fatta non potesse che favorire la spremitura dei soliti noti. E che, come sostiene qualcuno, oggi è comunque meglio di quando a Palazzo Chigi c'era Lui e oltre alla crisi ci toccava di sopportare un profondo discredito.
LA DERIVA SPINGE A EST. Ma anche se si poteva fare diversamente rispettando nei fatti la tanto conclamata equità, la sensazione è che comunque un mondo sia per sempre finito, che il suo baricentro si stia spostando altrove, verso Est. È la che ci sono i nuovi padroni, è là che la crescita esiste non solo come auspicio nominale e dove si liberano energie a noi oramai sconosciute.
La nostra civiltà è spossata e senza idee, ripetitiva, tutta votata a salvaguardare le rendite di posizione, a difendere chi è garantito dal dilagare del numero sempre maggiore di chi non ha tutele. Intervenire per arginare la deriva è impresa ardua.
Si invoca la flessibilità del mercato del lavoro in un contesto dove il lavoro non c'è. Si invocano nuove opportunità per i giovani, ma non c'è il becco di un quattrino per incentivarle. Si manda la gente in pensione più tardi senza creare condizioni di welfare che non riducano le persone alla fame.
C'è in giro aria di rassegnazione, se non di catastrofe incombente, che la pausa natalizia forse acuisce perché ci lascia più tempo per pensare.
LA FIDUCIA NECESSARIA. Ma se anche siamo consapevoli che quello che ci aspetta non sarà migliore di quanto ci sta toccando, sarebbe tanto se dopo aver ucciso il futuro non si facesse anche strame della residua speranza di ritrovarlo. Occorre credere e lasciare spazio all'imprevisto, al colpo d'ala possibile, al gesto che salva e che illumina il buio. Senza paura del nuovo e del diverso con cui dovremo per forza convivere.
Ci piacerebbe che Natale potesse essere per tutti un momento per ricordarlo, e crederci ancora.

Domenica, 25 Dicembre 2011

La versione originale di questo articolo è presente su http://www.lettera43.it/

25 dicembre 2011

"Con questa crisi il Natale è duro, ma c'è solidarietà"

Ha voluto ricordare i poveri e gli immigrati, il Ministro per la Cooperazione Internazionale e Integrazione, Andrea Riccardi, nel pranzo di Natale di oggi, organizzato presso la Comunità di Sant'Egidio.
Queste le sue parole (fonte http://tg24.sky.it/):
(immagine Wikipedia)
"Gli italiani non sono razzisti, però ci sono dei fatti, dei segnali, che ci preoccupano molto" Noi dobbiamo dire che ci deve essere la sicurezza per tutti, sia per i nati in Italia che per chi non è nato in Italia. Sono qui per la ventinovesima volta è un'esperienza bellissima in cui le persone più disagiate sono al centro. E' la festa della solidarietà quotidiana che non vive solo a Natale, ma c'è ogni giorno. Il momento è difficile per le famiglie e per chi è solo, però a Roma e in Italia ci sono risorse di solidarietà che devono avere spazio. Non è vero che con la crisi la gente è solo presa da se stessa. La gente ha voglia di dare, di apprezzare valori anche immateriali". "L'Italia è un Paese solidale, in questi tempi di esigenze, che aumentano la solidarietà, sta crescendo e se ciò si rafforza ce la possiamo fare"

24 dicembre 2011

Tanti Auguri di Buon Natale ...

PER UN NATALE DI PACE ... 

DOVUNQUE VOI SIATE
TANTI AUGURI DI BUON NATALE
DALLO STAFF 
DI NIENTE BARRIERE!

Per l'occasione, imitando il Papa, abbiamo deciso di farvi gli Auguri in tantissime lingue del mondo ...


Afrikaans: Gesëende Kersfees
Albanese:Gezur Krislinjden 
Arabo: Idah Saidan Wa Sanah Jadidah 
Armeno: Shenoraavor Nor Dari yev Pari Gaghand 
Azerbaijan: Tezze Iliniz Yahsi Olsun 
Bahasa (Malesia): Selamat Hari Natal 
Basco: Zorionak eta Urte Berri On! 
Bengali: Shuvo Naba Barsha 
Boemo: Vesele Vanoce 
Bretone: Nedeleg laouen na bloavezh mat 
Bulgaro: Tchestita Koleda; Tchestito Rojdestvo Hristovo 
Catalano: Bon Nadal i un Bon Any Nou! 
Ceco: Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok 
Choctaw (Nativi americani, Oklahoma): Yukpa, Nitak Hollo Chito 
Cinese (Cantonese): Gun Tso Sun Tan'Gung Haw Sun 
Cinese (Mandarino): Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan 
Cingalese: Subha nath thalak Vewa. Subha Aluth Awrudhak Vewa 
Coreano: Sung Tan Chuk Ha 
Croato: Sretan Bozic
Danese: Glædelig Jul 
Eschimese: (inupik) Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo! 
Esperanto: Gajan Kristnaskon 
Estone: Ruumsaid juulup|hi 
Farsi: Cristmas-e-shoma mobarak bashad 
Fiammingo: Zalig Kerstfeest en Gelukkig nieuw jaar 
Filippino: Maligayan Pasko! 
Finlandese: Hyvaa joulua 
Francese: Joyeux Noel 
Frisone: Noflike Krystdagen en in protte Lok en Seine yn it Nije Jier! 
Gaelico (Scozia): Nollaig chridheil huibh 
Gaelico: Nollaig chridheil agus Bliadhna mhath ùr! 
Gallese: Nadolig Llawen 
Giapponese: Shinnen omedeto. Kurisumasu Omedeto 
Greco: Kala Christouyenna! 
Hamish Dutch (Pennsylvania): En frehlicher Grischtdaag un en hallich Nei Yaahr!
Hausa: Barka da Kirsimatikuma Barka da Sabuwar Shekara! 
Hawaaiano: Mele Kalikimaka 
Hindi: Shub Naya Baras 
Indonesiano: Selamat Hari Natal
Inglese: Merry Christmas
Iracheno: Idah Saidan Wa Sanah Jadidah 
Irochese: Ojenyunyat Sungwiyadeson honungradon nagwutut. Ojenyunyat osrasay.
Islandese: Gledileg Jol 
Isola di Man: Nollick ghennal as blein vie noa 
Latino: Natale hilare et Annum Faustum! 
Latviano: Prieci'gus Ziemsve'tkus un Laimi'gu Jauno Gadu! 
Lituano: Linksmu Kaledu 
Macedone: Sreken Bozhik 
Maltese: LL Milied Lt-tajjeb 
Maori: Meri Kirihimete 
Navajo: Merry Keshmish 
Norvegese: God Jul, or Gledelig Jul 
Occitano: Pulit nadal e bona annado 
Olandese: Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar! oppure Zalig Kerstfeast 
Papua Nuova Guinea: Bikpela hamamas blong dispela Krismas na Nupela yia i go long yu 
Polacco: Wesolych Swiat Bozego Narodzenia or Boze Narodzenie 
Portoghese (Brasile): Boas Festas e Feliz Ano Novo
Portoghese: Feliz Natal 
Rapa-Nui (Isola di Pasqua): Mata-Ki-Te-Rangi. Te-Pito-O-Te-Henua 
Rumeno: Sarbatori vesele 
Russo: Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom 
Samoa: La Maunia Le Kilisimasi Ma Le Tausaga Fou 
Sardo: Bonu nadale e prosperu annu nou 
Serbo: Hristos se rodi 
Slovacco: Sretan Bozic oppure Vesele vianoce 
Sloveno: Vesele Bozicne. Screcno Novo Leto 
Spagnolo: Feliz Navidad
Svedese: God Jul and (Och) Ett Gott Nytt År 
Tailandese: Sawadee Pee Mai 
Tedesco: Fröhliche Weihnachten 
Turco: Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun 
Ucraino: Srozhdestvom Kristovym 
Ungherese: Kellemes Karacsonyi unnepeket 
Urdu: Naya Saal Mubarak Ho 
Vietnamita: Chung Mung Giang Sinh 
Yoruba: E ku odun, e ku iye'dun!


La nota stonata, e non possiamo tacerlo, è che questo sarà un Natale "particolare", che cambierà radicalmente il nostro modo di vivere. Dopo almeno dieci anni di continui rincari (con stipendi/pensioni invece fermi al palo) il Governo di Mario Monti & C. (i quali non siedono per forza sui banchi del Governo e del Parlamento ...) hanno voluto fare un ulteriore regalo alla stragrande maggioranza degli italiani: Un PACCO REGALO inviato solamente a quelli che pagano le tasse e che non possono sfuggire al Fisco.
Saranno tempi bui e possiamo solo sperare che questi sacrifici ... servano un domani a qualcosa ...e a qualcuno. Parliamo delle nuove generazioni e, naturalmente, a tutte le categorie sociali più deboli ... i disabili in primis ...
Ora vi lasciamo, rifacendovi gli Auguri. Auguri sinceri a tutti, ... ma anche un IN BOCCA AL LUPO ...


FONTE IMMAGINE

Weltbild, la Chiesa cattolica tedesca vende la sua casa editrice porno


BERLINO –  Dopo settimane di polemiche la Chiesa cattolica tedesca ha venduto la sua casa editrice hard. La Weltbild, controllata interamente dai vescovi tedeschi, con il suo catalogo di libri come “Il nuovo Kamasutra”, “Sesso per intenditori”, “La puttana dell’avvocato” o ”Attratti dal peccato”, cerca ora un acquirente.
La decisione è stata presa dall’assemblea generale della diocesi della Germania
La casa editrice, una delle maggiori in Germania, e la sua posizione nelle mani dei vescovi aveva già fatto scrive al Welt, quotidiano conservatore: “La Chiesa cattolica guadagna un capitale grazie al porno”.
Sul catalogo online si possono trovare oltre duemila volumi sull’erotismo e il doppio dedicato all’esoterismo. Tanto che lo stesso papa (tedesco) Benedetto XVI era intervenuto sull’argomento: “È giunto il momento di arginare in maniera energica la prostituzione, nonché l’ampia diffusione di materiale dal contenuto erotico o pornografico, anche su internet”, ha detto in un richiamo alla Chiesa tedesca”.

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://www.blitzquotidiano.it/

Salisburgo premiata Città più Accessibile d'Europa


Tra le finaliste città di Polonia, Germania e Francia: a secco l’Italia

E’ Salisburgo la città più accessibile in Europa. Va infatti alla città austriaca il Premio europeo per le città a misura di disabili del 2012, riconoscimento che premia i centri urbani più accessibili ai disabili.
Un premio, quello dell’Accessy City Award, nato nel 2010 con lo scopo di premiare sì, l’impegno delle città  a fare dell’accessibilità un punto chiave della propria agenda per favorire un miglioramento della qualità della vita delle persone disabili, ma anche l’implicito riconoscimento sempre maggiore della sua importanza, oltre che sociale  e civile, anche economica.

La premiazione, avvenuto in occasione della Giornata europea delle persone disabili, ha così voluto riconoscere, dopo Avila che si aggiudicò il titolo nel 2010, l’importante impegno della città austriaca, consolidato peraltro nel tempo, a rendersi facilmente fruibile alle persone anche con deficit fisici.

Salisburgo è riuscita a sbaragliare le 114 città di 23 paesi dell’Unione Europea che si erano candidate dovendo dimostrare l’impegno prodigato e i risultati conseguiti nel garantire l’accesso su un piede di parità a tutti, indipendentemente dall’età o dall’abilità. Dopo una preselezione nazionale effettuata da singole giurie composte da persone disabili ed esperti in materia di accessibilità, si è giunti a una rosa di 31 città che si sono contese il titolo.

Ma che cosa ha fatto conquistare a Salisburgo il primo premio? Tra le motivazioni della giuria, gli eccellenti risultati in tema di accessibilità degli spazi urbani, trasporti e infrastrutture, iniziative di informazione e comunicazione, anche mediante nuove tecnologie, strutture e servizi pubblici.

Sull’ideale podio dell’Europa accessibile, anche le altre tre finaliste: Cracovia (Polonia), scelta per l’impegno nel migliorare l’accessibilità nel difficile contesto di infrastrutture inaccessibili e per la particolare attenzione rivolta all’accesso ai monumenti che costituiscono il suo patrimonio culturale; Marburgo (Germania), selezionata per il prolungato impegno a favore dell’accessibilità, la chiara strategia a lungo termine per il futuro e l’esemplare integrazione dei disabili nei progetti comunali di accessibilità, dalla fase di progettazione fino a quella di esecuzione; e Santander (Spagna), nominata finalista per i suoi programmi urbani caratterizzati dall’accessibilità e da un approccio di progettazione universale e per la qualità e sostenibilità dei risultati ottenuti.

Oltre che alla città vincitrice e alle altre tre finaliste, quest’anno la giuria ha assegnato una menzione speciale ad alcune altre città che si sono distinte nel loro impegno all’abbattimento delle barriere architettoniche e culturali: Grenoble (Francia) per le strutture e i servizi pubblici; Lubiana (Slovenia) per i trasporti e le infrastrutture (autobus con un servizio di annunci video e audio alle fermate, indicazioni in Braille alle fermate degli autobus, mappe tattili nel centro della città); Olomouc (Repubblica ceca) per le iniziative di informazione e comunicazione, anche mediante nuove tecnologie, che hanno portato a progetti innovativi come una guida turistica multimediale – un nuovo strumento di navigazione interattivo che comprende un sistema GPS e informazioni su supporto audio e video in diverse lingue; Terrassa (Spagna) per l’ambiente urbano e gli spazi pubblici, settore in cui la città ha prodigato un grande impegno nel rendere accessibili i siti storici, eliminare le barriere architettoniche negli edifici residenziali, parchi, strade, piazze e monumenti, prevedendo l’installazione di ascensori, rampe e ponti.
Rattrista solo che tra le finaliste non ci sia nessuna città italiana: la strada da fare, a quanto pare, è ancora lunga, per noi.

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://www.disabili.com/

Per Approfondire
http://www.accesscityaward.eu/index_en.htm

23 dicembre 2011

Benefattore paga la carne rubata dall'anziano. E il sindaco lo querela

Lo chiamano il "Santo". Si è offerto prima di pagare i 24 euro delle bistecche che un pensionato di 77 anni aveva rubato in un supermercato a Piove di Sacco (Padova). Poi, pochi giorni dopo, è intervenuto per saldare il conto e pagare la merce rubata da coppia di anziani che a Nereto (Teramo) in un altro supermercato.
E’ un cittadino di Prato, Alessandro Maiorano, dipendente pubblico, che si è detto indignato da entrambe le vicende e si è fatto avanti proponendo di saldare il prezzo della merce che i pensionati hanno tentato di rubare: "Li ho pagati io — spiega Maiorano ad Affaritaliani.it — i 24 euro di quelle tre bistecche, basta che a quell’anziano venga ridata la dignità che gli è stata tolta. Non i carabinieri, ma il sindaco e gli assistenti sociali di quel paese padovano avrebbero dovuto occuparsi di questo pensionato". E continua: "Vengo da una storia di povertà, e ora che posso cerco di aiutare gli altri. Non voglio farmi conoscere, ma solo far presente che è lo Stato che dovrebbe occuparsi di loro.

LA QUERELA - Eppure il benefattore è stato querelato. Maiorano si è infatti offerto di pagare la spesa dell'anziano di Piove Di Sacco, accusando però in maniera pesante il sindaco della cittadina per non essersi accorti di avere "in casa" un caso tanto grave di indigenza. E il sindaco Sandro Marcolin non è voluto passare per insensibile e inefficiente e ha deciso di querelare per diffamazione il dipendente pubblico di Prato che lo ha accusato, chiedendo due milioni di euro per risarcimento.

Da destinare, neanche a dirlo, al potenziamento dei servizi sociali comunali. "Il signor Alessandro Maiorano oltre a scrivere ai giornali – sottolinea il sindaco – ha inviato al sottoscritto una e-mail offensiva, ignorando due cose: primo che non si tratta di un anziano così indigente da dover rubare per fame, secondo che non vive a Piove ma in provincia di Venezia. Mi sono consultato con gli assessori e si è deciso di chiedere due milioni di risarcimento danni per la diffamazione subita".

"Il sindaco si deve vergognare - insiste con Affaritaliani.it Maiorano. Ma come, io cerco di aiutare la povera gente e lui mi querela? Come faccio da anni quando leggo di simili vergogne intervengo subito affinché gli anziani non finiscano alla sbarra".

E' vero che la chiamano il Santo? "Sì, e il sindaco di Sant'Omero mi ha fatto i complimenti, mentre quello di Piove di Sacco mi ha denunciato per diffamazione e mi ha chiede 2 milioni di euro di danni. Sembra una barzelletta, ma in realtà il nostro e un paese strano, tanto strano. Se ammazzi qualcuno ti lasciano libero, se aiuti dei poveri disperati che hanno perso la dignità per cause di crisi finanziarie ti chiedono 4 miliardi delle vecchie lire di risarcimento". Da quanto tempo aiuta gli altri? "Da qualche anno, e lo faccio perché quando ero un bimbo i miei genitori hanno conosciuto la miseria e oggi che le cose sono cambiate non permetto che queste umiliazioni vengano date non a dei ladri, ma a persone che hanno perso la dignità per fame e quando capitano certe notizie i direttori dei market non dovrebbero chiamare i carabinieri, ma le assistenti sociali".

Venerdì, 16 dicembre 2011 - 11:31:52

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://affaritaliani.libero.it/

“Non pubblicate i risultati dello studio sul virus”. Governo Usa blocca Science e Nature

Il National Science Advisory Board for Biosecurity ha chiesto alle due più importanti riviste in campo scientifico di non divulgare dettagli sull'esperimento di due gruppi di ricercatori sulla mutazione di una variante dell'H5N1 ad alta trasmissibilità. Per Washington c'è il rischio di regalare informazioni a potenziali bioterroristi. "Inutile e dannoso", replicano le due testate.


Come comportarsi quando una pubblicazione scientifica rischia di creare un pericolo per la salute pubblica? La questione è diventata determinante nelle redazioni delle riviste scientifiche più importanti del mondo, che hanno tra le mani gli studi di due gruppi di ricerca che hanno sviluppato un virus influenzale mutato. Se uscisse dai laboratori questo virus potrebbe causare una pericolosa pandemia. Infatti il nuovo virus ha dimostrato una rapida velocità di trasmissione, tramite l’aria, perlomeno ai furetti. Insomma, si parla di un virus molto pericoloso, potenzialmente letale, e che si diffonde molto facilmente, quanto quelli dell’influenza stagionale.

Le nuove varianti del virus, appartenenti al ceppo H5N1 (quello dell’influenza aviaria), sono state sviluppate da ricercatori dell’Erasmus medical center di Rotterdam, in Olanda, e dell’Università del Wisconsin, negli Stati uniti. Lo scopo delle ricerche è quello di capire meglio i meccanismi di trasmissione e le possibilità di dover affrontare una forma mutata molto aggressiva. Ieri gli studi che spiegano le tecniche usate e le mutazioni genetiche che hanno reso i virus altamente trasmissibili sono stati inviati a due delle principali riviste scientifiche del mondo, Science e Nature, che ora dovranno valutare se e come pubblicarli.

Infatti il comitato per la biosicurezza statunitense, il National Science Advisory Board for Biosecurity (NSABB) ha chiesto esplicitamente alle due riviste scientifiche di contravvenire alle regole e pubblicare versioni parziali dei due studi. In particolare chiedono che “i manoscritti non contengano dettagli metodologici o di altro tipo che possano permettere la replicazione degli esperimenti da parte di chi cerca di causare dei danni”. Un articolo scientifico dovrebbe contenere tutte le informazioni necessarie perché un altro ricercatore possa riprodurre la ricerca, ma non in questo caso. Nature e Science potrebbero infatti pubblicare in questo modo le “istruzioni” per produrre un supervirus, che il governo americano ritiene pericolose per timori legati a potenziali fini terroristici.

Anche se nella storia recente il bioterrorismo non si è mai rivelato una minaccia concreta, restano gli spettri dell’antrace, che nel 2001 seminò il panico negli Stati uniti post-11 settembre causando cinque morti. In quel caso si trattava di terrorismo interno: le buste provenivano da un laboratorio della Difesa americana.

Ora tuttavia molti ricercatori credono che la richiesta della NSABB sia eccessiva, e che la pubblicazione degli studi, magari non completi di tutti i dettagli utili alla produzione del virus, sia necessaria. Secondo il direttore di Nature, Philip Campbell, “le raccomandazioni del NSABB, che causerebbero la restrizione all’accesso pubblico ai dati e ai metodi della ricerca, sono senza precedenti”. Tenere nascoste agli scienziati del mondo le informazioni potrebbe causare più danni di quelli della supposta minaccia terroristica. I ricercatori che stanno lavorando con virus simili, ad esempio, hanno bisogno di tutti i dettagli per mettere in campo misure di protezione in caso di incidenti o per sviluppare vaccini e antivirali adeguati a combattere forme letali di influenza. E le informazioni sulla genetica del virus diventano indispensabili.

Inoltre, molti esperti di biosicurezza sostengono che ormai la ‘frittata è fatta’: diversi ricercatori hanno visto i risultati degli studi, per esempio quelli che lavorano con le redazioni delle riviste scientifiche per valutare la qualità delle ricerche. Richard Ebright della Rutgers University ha dichiarato a Nature che “a questo punto è completamente futile discutere di restrizioni alla pubblicazione di queste informazioni”. Ora sarebbe meglio concentrarsi sulle misure di contenimento e protezione dei laboratori che possiedono campioni del virus, e dare ai ricercatori gli strumenti e le informazioni per creare soluzioni.

Il direttore di Science, Bruce Alberts, sostiene in una nota pubblicata ieri che la rivista sta aspettando una decisione del governo Usa, così come sta facendo Nature, ma che vorrebbe “far sì che qualsiasi informazione che venga omessa dalla pubblicazione sia fornita a tutti gli scienziati responsabili che ne fanno richiesta, come parte dei loro sforzi legittimi per migliorare la salute pubblica e la sicurezza”.

di Alessandro Delfanti

22 dicembre 2011

Stanno uccidendo i greci

Articolo di http://crisis.blogosfere.it/




In Grecia ci sono già bambini che hanno fame, e malati che non hanno medicine. A pochi mesi dall'inizio della crisi, a pochi chilometri dalle nostre coste.

Quando ho letto questa notizia pensavo fosse l'esagerazione di qualche blog catastrofista, tanto mi sembrava incredibile.

Invece è l'ANSA. Vi riporto qualche estratto:

Parlando con il sito online Newsit.gr, la donna ha affermato che nelle ultime settimane "sono stati registrati circa 200 casi di neonati denutriti perche' i loro genitori non sono in grado di alimentarli come si deve", mentre gli insegnanti delle scuole intorno all'istituto da lei diretto fanno la fila per prendere un piatto di cibo per i loro alunni che non hanno da mangiare. Il ministero della Pubblica Istruzione, che in un primo momento aveva definito la denuncia come "propaganda", si e' visto costretto a riconoscere la gravita' del problema.

Come hanno detto alcuni insegnanti al quotidiano To Vima, il problema di denutrizione esiste e viene individuato piu' facilmente nelle scuole a pieno tempo: "Molti ragazzi vengono in classe senza il pranzo e dicono di averlo dimenticato a casa perche' si vergognano di dire la verita'". E non mancano nemmeno i casi di pazienti che, dopo essere guariti, non vogliono lasciare l'ospedale perche' non hanno dove andare a dormire.

Stanno uccidendo i greci, e non solo con la fame. L'Unità, qualche settimana fa:

I ricoveri nelle strutture private sono crollati del 30% tra il 2009 e il 2010, mente quelli negli ospedali pubblici sono aumentati del 24%. Contemporaneamente, gli ospedali pubblici hanno subito tagli per il 40% del loro budget, molti lavoratori sono stati licenziati e quindi il personale è carente. Le code per una visita o per un ricovero sono diventate lunghissime, tanto da scoraggiare i pazienti e da alimentare il sistema delle bustarelle elargite a medici e infermieri.

Inoltre, cominciano a scarseggiare alcuni medicinali. Molte ditte farmaceutiche hanno infatti deciso di sospendere l'approvvigionamento di farmaci agli ospedali greci perché le fatture non venivano pagate da anni. Un esponente della Roche ha dichiarato sempre al Wall Street Journal che il gruppo svizzero ha interrotto la fornitura di alcuni farmaci anticancro, Novo Nordisk ha smesso di mandare insulina e Leo Pharma non spedisce più un farmaco anticoagulante e uno contro la psoriasi.

Questo blog si occupa di Grecia da tempo. Nel dicembre 2008, tre anni fa, sapevamo già che i greci sarebbero stati "i primi". E Pietro cominciò a seguire da vicino la Grecia nel gennaio 2010, due anni fa. Malgrado ciò, sono stupita dalla rapidità con cui la situazione si sta deteriorando. Non possiamo fare altro che assistere inorriditi alla tragedia che si consuma a poche ore di navigazione dalle nostre coste, con la sempre più ineluttabile consapevolezza che i prossimi saremo noi.

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://crisis.blogosfere.it/

Ddl per i familiari dei disabili

Cari amici che mi avete giustamente sollecitato sulla proposta di legge per i familiari dei disabili, vorrei dirvi che la Commissione Lavoro del Senato ha ripreso, anche su mia sollecitazione, l'esame del provvedimento. Ho invitato i gruppi parlamentari del Senato a trovare una rapida soluzione normativa a una questione socialmente così intensa, come quella di un riconoscimento alle famiglie che con generosità compiano la scelta amorevole di provvedere In modo diretto all'assistenza dei propri familiari con grave disabilità. La soluzione individuata, dopo un ampio processo di coinvolgimento, svoltosi nel corso dei mesi scorsi, delle forze sociali e in particolar modo delle associazioni impegnate da anni su questo fronte, è quella di applicare un meccanismo analogo a quello recentemente adottato per i lavori usuranti: riconoscere, cioè, a fronte di un'assistenza costante, protrattasi per moltissimi anni, a favore di congiunti gravemente disabili, un anticipo nel pensionamento e un rafforzamento del trattamento spettante. È una soluzione equa, collocata nella traiettoria della sussidiarietà, giacché indennizza, sollevandoli dall'obbligo lavorativo nella fase finale del loro percorso professionale, coloro che si siano fatti carico nella dimensione familiare di garantire un'assistenza continua, teneramente impegnata nella pur faticosa quotidianità, ai disabili.

Maurizio Sacconi

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://mauriziosacconi.blogspot.com/

NB. Fa un certo effetto sentir dire certe cose da personaggi che in questi anni hanno fatto di tutto ... tranne che parlare di noi e tanto meno proteggere noi e le nostre famiglie. Di questo passo va a finire che Tremonti diventerà il paladino dei disabili (!?!?). Un po di vergogna no? Basterebbe che qualche pseudo giornalista facesse notare certe cose ... e saremo a posto. Che vergogna!

21 dicembre 2011

Ministero: “208.489 alunni disabili, 5% in più rispetto allo scorso anno”


ROMA – Sono stati 208.489 gli alunni con disabilita’ nelle scuole italiane nell’anno scolastico 2010/2011, con un’incidenza percentuale del 2,3% sul totale degli scolari e un incremento annuo intorno al 5%. Lo rende noto il Ministero dell’Istruzione che anticipa on line gli ultimi dati relativi all’integrazione scolastica degli alunni con disabilita’.

La maggiore incidenza percentuale riguarda la scuola primaria e la scuola secondaria di I grado (rispettivamente il 2,8% e il 3,4%). Il 91,9% degli alunni con disabilita’ si iscrive nella scuola statale e l’8,1% nella scuola non statale, percentuale, quest’ultima, che conferma il dato dell’anno scolastico precedente. Come gia’ emerso nella pubblicazione statistica dell’anno scolastico 2009/2010, l’incremento si conferma essere, annualmente, intorno al 5%, arrivando ad una variazione percentuale del 50,9% dall’anno scolastico 2000/2001 al 2010/2011.

Gli alunni con disabilita’ aumentano di piu’ al nord che al sud, con picchi dell’80% (Lombardia). Va sottolineato, tuttavia, che al nord aumenta anche il totale degli alunni, mentre al sud si registrano, in questo caso, importanti flessioni (-15,4% in Basilicata).

La tipologia di disabilita’ piu’ diffusa e’ quella intellettiva (69,1%), mentre percentuali molto piu’ ridotte riguardano la disabilita’ visiva (1,8%), la disabilita’ uditiva (3,1%) o quella motoria (4,5%).

Significativo il dato concernente le altre disabilita’ (per esempio, alunni con problemi psichiatrici precoci, con sindrome di iperattivita’, con disturbi specifici di apprendimento in comorbilita’ con altri disturbi), pari al 21,4% del totale degli alunni con disabilita’.

Nell’anno scolastico 2010/2011, i docenti di sostegno rappresentano il 12,1% del totale dei docenti, passando dalle 57.248 unita’ del 1998/1999 alle 94.506 unita’ del 2010/2011.

Fra il 2009/2010 e il 2010/2011, i docenti di sostegno sono aumentati del 6%.

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://www.asca.it/

Vaccino antinfluenzale, ritirate 300.000 dosi per gli effetti collaterali

LONDRA (INGHILTERRA) – Ammontano a 300.000 le dosi di vaccino antinfluenzale che verranno ritirate dal mercato europeo. Il farmaco in questione, il Prefucel, in seguito alle ultime vaccinazioni, avrebbe provocato nausea, mal di testa, affaticamento e dolori muscolari, sintomi comuni anche ad altri vaccini contro l'influenza, ma non con percentuali così alte di segnalazioni.

L'allarme è stato lanciato dalla MHRA, ovvero l'agenzia per la regolamentazione dei medicinali e prodotti sanitari del Regno Unito, che ha dato disposizione di ritirare repentinamente da qualsiasi farmacia o ambulatorio medico il prodotto.

Il Prefucel era stato approvato come vaccino per l'influenza stagionale lo scorso Marzo, e una ricerca scientifica pubblicata su The Lancet ne aveva confermato sia la validità che la sicurezza. Nonostante il lotto incriminato sia uno solo, è stato consigliato di non somministrare ulteriormente questo tipo di vaccino e, in caso di dubbi o particolari reazioni avverse, di rivolgersi al proprio medico curante.

Il prodotto è stato sviluppato dall'industria farmaceutica americana Baxter Pharmaceutical, già nota per le polemiche che si innescarono a seguito di presunte contaminazioni del vaccino H1N1 (influenza suina) con quello dell' H5N1 (influenza aviaria).

1 NOVEMBRE 2011 - di Nicola Capolupo  

Fonte medicinalive.com

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://www.infooggi.it/

20 dicembre 2011

La lobby che manca


Il problema è la lobby. I disabili non sono come gli avvocati che in Parlamento hanno una pattuglia di 132 tra deputati e senatori. O come i farmacisti capaci, pur non essendo rappresentati, di mandare a pallino qualsiasi tentativo di liberalizzazione.

No, i disabili non hanno fondi più o meno leciti a disposizione per pagare campagne pubblicitarie oppure per organizzare costose convention. E soprattutto sono tanti, per lo Stato sono un costo che qualcuno da qualche anno vuole a tutti i costi ridimensionare.

Sono nate per questo le campagne contro i cosiddetti “falsi invalidi”. Negli ultimi anni – con risultati quantomeno dubbi – centinaia di migliaia di invalidi (veri) subiscono vessazioni e richieste di controlli anche in presenza di patologie irreversibili.

Com’è tristemente noto a chi questi problemi li affronta ogni giorno, al peggio non c’è fine. Succede così che dopo la guerra al falso invalido, ora arriva la guerra al falso povero. Protagonista il governo Monti.

Anche in questo caso la premessa è corretta, le conclusioni perverse. Chi può negare l’esistenza degli evasori fiscali? Rubano al fisco 120 miliardi l’anno, anche sotto forma di provvidenze non dovute in termini di scuola o di servizi socio-sanitari.

Il governo cerca una soluzione e sembra che l’abbia trovata usando l’arnese dell’Isee, cioé l’indicatore della ricchezza effettiva depurata dei costi sociali ed economici che una famiglia è costretta ad affrontare o per meglio dire a subire.

Siamo sicuri che è giusto inserire nell’Isee anche i redditi da pensione d’invalidità o da accompagnamento che percepisce il disabile fiscalmente a carico della famiglia? E se questa misura, oltre che a colpire con maggiori tasse un nucleo familiare colpito dalla malattia, portasse a espellere quella famiglia dalla rete socio-sanitaria indispensabile alla sopravvivenza e non certo al benessere, noi “normali” che ne diremmo?

Ecco, il governo rischia di fare tutto questo a dispetto delle parole e delle solidarietà di facciata.

A questo punto uno che vota Partito democratico potrebbe osservare quello che Antonio Lettieri annota a proposito dei tentativi di stravolgere il mercato del lavoro. “Oggi”, scrive Lettieri, “si strumentalizza la crisi per far girare all’indietro la ruota della storia. Ma il ricatto della crisi e la condizione di emergenza in cui opera il governo Monti non debbono diventare il grimaldello per scardinare ciò che rimane del sistema di tutele e di diritti essenziali del lavoro conquistati dalle generazioni passate, ma non meno importanti per le generazioni future, alle quali oggi si fa un continuo ipocrita e ingannevole richiamo. Non fosse altro che per lealtà, il Partito democratico,in quanto parte essenziale della maggioranza parlamentare, in sintonia con Cgil Cisl e Uil, deve avvertire Monti che vi sono soglie che non possono essere superate”.

Ecco, applicate pari pari queste parole al tema della disabilità e non sbaglierete.

Carlo Chianura

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://chianura.blogautore.repubblica.it/

La ragazza allergica all’acqua: non può piangere e farsi la doccia è una tortura

(Una ragazza allergica all'acqua - immagine di mo24.it)


di Simona Vitale -

Triste storia quella di Katie Dell, 26enne gallese che soffre di orticaria acquagenica, una malattia molto rara (ne soffrono attualmente 35 persone in tutto il mondo) che la rende allergica all'acqua. Katie non può piangere: le lacrime le bruciano il viso. Anche farsi la doccia è un'esperienza terribile: la donna sta male per almeno due ore, vittima di pruriti irresistibili e bruciori estremamente dolorosi.

La vita della 26enne Katie Dell, di Flint, nel Galles del Nord, è per molti aspetti un vero e proprio incubo. La donna, infatti, è allergica all’acqua. Questa giovane donna non può nemmeno piangere, perchè le lacrime le bruciano il viso. Oltre a questo Katie ha anche dovuto rinunciare al suo lavoro di insegnante di danza perchè il sudore le provocava delle dolorosissime eruzioni cutanee.

Il Sole 24 Ore riportò un caso analogo, in cui la protagonista è Michaela Dutton.

A Katie fu diagnosticata due anni fa un‘orticaria acquagenica, una forma di orticaria della pelle così rara che solo 35 persone al mondo ne sono affette. “Non posso guardare un film romantico o commovente. Se sento che sto per piangere, devo spegnere il televisore. Ho perso la fine di tanti film” ha dichiarato Katie. Suo marito Andy deve anche aiutarla nel fare la doccia: ”Devo essere molto veloce, lui mi lava i capelli, mentre io lavo il mio corpo. Non posso andare da nessuna parte per almeno due ore dopo, perché è troppo doloroso” ha aggiunto Katie.

I primi sintomi comparvero quando Katie aveva sedici anni, subito dopo l’operazione alle tonsille. “Presi la penicillina, a cui solo dopo scoprii di essere allergica. I medici pensano che questo potesse aver alterato il livello di istamina nel mio corpo” ha aggiunto Katie. Inzialmente si pensava che le sue eruzioni cutanee fossero dovute all’allergia ad alcuni prodotti per la pulizia, come shampoo o bagnoschiuma, ma pur cambiando prodotti la situazione non migliorava affatto. Katie provò anche a cambiare regime alimentare, pensando a qualche intolleranza, ma nulla. Solo due anni fa le è stata diagnosticata, correttamente, l’orticaria acquagenica, che le provoca pruriti irresistibili e terribili bruciori. “Gli inverni umidi sono terribili per me. Se voglio uscire di casa sono costretta a guardare le previsioni del tempo. È difficile per me avere una vita sociale e non credo che le cose miglioreranno  nel corso del tempo”. Purtroppo per questa rara malattia non può essere curata completamente e Katie, per forza di cose, sta imparando a conviverci.

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18 dicembre 2011

Una nazione di privilegiati: ecco chi non paga l'Ici in Italia!

(immagine da oblioilblog.it) 

di Stop Censura -
Avevo trattato l'argomento già ne giorni scorsi, parlando in particolar modo del Vaticano e delle esenzioni di cui gode a danno dei cittadini Italiani ... ma ecco un riassunto di chi paga o non paga l' Ici in Italia, sfatando così anche quel falso tabù (a cui avevo abboccato anche io) sui sindacati che non pagherebbero l'imposta sulla casa (da Repubblica.it):

RELIGIONI
Musulmani e buddisti salvi come i cattolici
Tutti i luoghi di culto non pagano l'Ici. Vale per parrocchie, moschee, sinagoghe, anche per l'unico edificio in mano all'Unione Buddista Italiana. Per tutti vale l'esenzione dei beni utilizzati a fini "non esclusivamente commerciali". Con i Comuni incaricati di valutare eventuali abusi. Una recente sentenza della Commissione tributaria provinciale di Lecco, per dire, ha esentato dall'imposta un ex-opificio trasformato in "luogo di culto dalla locale comunità mussulmana".

CIRCOLI
Biliardini e ristoranti sfuggono alla gabella
I circoli ricreativi che fanno capo a organizzazioni non a fine di lucro non pagano l'Ici. Vale ad esempio per i 5.500 circoli e sodalizi Arci, anche se l'associazione – conferma il presidente Paolo Beni – paga l'imposta sulle parti di edificio legate ad attività commerciali come ristoranti. È forse una delle partite più delicate, visto che in molte di queste realtà operano attività di ristorazione. "Ma sono rette dal volontariato e funzionano solo per i soci", assicura Beni.

ONLUS
Molte cause in tribunale per gli immobili affittati
Tutte le Onlus e le Ong sono esentate dal pagamento dell'Ici, almeno per gli edifici che usano come sedi proprie e non a fine di lucro. Non paga Emergency (*), non paga Medici senza frontiere, non paga l'Associazione per la ricerca sul cancro e la Lega per il filo d'oro. Chi invece dispone di un patrimonio di immobili messi a reddito (cioè affittati) è costretto - almeno in teoria - a onorare con il fisco il pagamento dell'imposta, anche se la materia è ancor oggi oggetto di confronto giuridico.

SCUOLE
Niente tassa agli istituti legati agli enti no-profit
Un altro tema delicato è quello delle strutture sanitarie e scolastiche. Le cliniche private (convenzionate o meno con sistema sanitario nazionale) devono pagare l'Ici. Gli enti non commerciali convenzionati con la sanità pubblica - tra cui diverse istituzioni religiose o Onlus - invece no, almeno sui reparti ospedalieri mentre sul patrimonio immobiliare a reddito si paga tutto. Zero Ici anche per le scuole private che fanno capo a enti non a fine di lucro indipendentemente dal livello delle loro rette.

PARTITI
Pagano tutta l'imposta sulle abitazioni ereditate
I partiti politici non beneficiano di alcuna esenzione Ici. "Noi per la sede di Torre Argentina sborsiamo 2-3mila euro l'anno" mette i puntini sulle "i" Mario Staderini, segretario dei Radicali. Paga il Pd, pagano le fondazioni degli ex-Ds cui è stato dirottato il patrimonio di case (5.800 immobili) girato dai militanti. Fanno la loro parte - perché obbligati dalla legge - pure gli eredi della vecchia Democrazia Cristiana. Anche se durante i burrascosi anni di Tangentopoli e della diaspora della Balena bianca è svanita nel nulla una dote di qualche centinaio di edifici di pregio.

SINDACATI
Patrimonio milionario, non ricevono sconti
I sindacati (come Confindustria) pagano l'Ici. Sia per le loro sedi istituzionali che per gli altri immobili destinati a reddito. Si tratta di un patrimonio importante. Solo la Cgil ha oltre 3mila tra uffici e delegazioni lungo tutta la Penisola. La Cisl ne ha addirittura 5mila. Il mattone nel portafoglio della Uil ha un valore stimato di circa 35 milioni. Un "tesoretto" accumulato grazie a lasciti, donazioni e investimenti nel corso degli anni e cresciuto sullo zoccolo duro dei beni ereditati (esentasse) per legge dalle vecchie rappresentanze sindacali dell'era fascista.


(*) Per dovere di cronaca puntualizzo che nel caso specifico di Emergency, non viene pagato l’Ici, non per le agevolazioni sopra riportate ma perchè semplicemente non possiede proprietà immobiliari. Grazie a Ada Zangara per la puntualizzazione.

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://www.stopcensura.com/

nb. sottolineiamo che sulla leggenda metropolitana secondo il quale i Sindacati non pagano l'ICI ... purtroppo ci siamo cascati anche noi. Quindi con questo post vogliamo in qualche modo rettificare quanto riportato in passato in questo Blog.

La grande truffa del Telethon il professor Testard denuncia

Francia. Telethon 2009 dal 4 al 5 dicembre, 30 ore di richieste di doni.
Sono 20 anni che questa "grande fiera" televisiva continua...
Ecco cosa ne pensa un ricercatore, uno specialista in biologia della riproduzione.


La grande escroquerie du Téléthon Le professeur Testard dénonce une "mystification"
di Olivier Bonnet
Traduzione di Giuditta


"E 'scandaloso. Il Telethon raccoglie annualmente tanti euro quanto il bilancio di funzionamento di tutto l'Inserm. La gente pensa di donare soldi per la cura. Ma la terapia genica non è efficace. Se i donatori sapessero che il loro denaro, prima di tutto è utilizzato per finanziare le pubblicazioni scientifiche, ma anche i brevetti di poche imprese, o per eliminare gli embrioni dai geni deficienti, cambierebbero di parere. Il professor Marc Peschanski, uno dei architetti di questa terapia genica, ha dichiarato che abbiamo intrapreso un strada sbagliata. Si stanno facendo progressi nella diagnosi, ma non per guarire. Inoltre, anche se progrediamo tecnicamente, noi non comprendiamo molto di più la complessità della vita. Poichè non possiamo guarire le malattie, sarebbe preferibile cercare di scoprirne l'origine, prima che si verifichino. Ciò consentirebbe l'assoluta comprensione dell'uomo, di una certa definizione di uomo".  In un'intervista con Medicina-Douces.com.

Jacques Testard, è direttore di ricerca presso l'Istituto Nazionale della Sanità e della Ricerca Medica (Inserm), specialista in biologia della riproduzione, "padre scientifico" del primo bebè-provetta francese, e autore di numerose pubblicazioni scientifiche che dimostrano il suo impegno per una "scienza contenuta entro i limiti della dignità umana".

Testard scrive sul suo blog, fra l'altro:
"Gli OGM (organismi geneticamente modificati) sono disseminati inutilmente, perché non hanno dimostrato il loro potenziale, e presentano un reale rischio per l'ambiente, la salute e l'economia. Essi non sono che degli avatar dell'agricoltura intensiva che consentono ai produttori di fare fruttificare i brevetti sulla Natura e la Vita. Al contrario, i test terapeutici sugli esseri umani sono giustificati quando sono l'unica possibilità, anche piccola, per salvare una vita. Ma è assolutamente contraria all'etica scientifica (e medica) far credere a dei successi imminenti di uno o di un altro farmaco. Nonostante i numerosi errori, i fautori della terapia genica (spesso gli stessi fra  quelli degli OGM) sostengono che "finiremo per arrivarci", e hanno creato un tale aspettativa sociale che il "misticismo del gene" si impone ovunque, sino nell'immaginario collettivo. Il successo costante del Telethon dimostra questo effetto, poiché a forza di ripetute promesse, e grazie alla complicità di personalità mediatiche e scientifiche, questa operazione raccoglie donazioni per un importo vicino al bilancio di funzionamento di qualsiasi ricerca medica in Francia. Questa manna influisce drammaticamente sulla ricerca biologica in quanto la lobby del DNA dispone del quasi monopolio dei mezzi finanziari (finanziamenti pubblici, dell'industria e della beneficenza) e intellettuali (riviste mediche, convenzioni, contratti, man bassa sugli studenti ...). Quindi, la maggior parte delle altre ricerche sono gravemente impoverite - un risultato che sembra sfuggire ai generosi donatori di questa enorme operazione caritativa... "

Per completare, ultima citazione estratta dal libro di Testard "La bicicletta, il muro e il cittadino":

Tecno science e mistificazione: il Telethon.

"Da due decenni, ogni anno, due giorni di programmazione della televisione pubblica sono esclusivamente riservati ad un'operazione orchestrata, alla quale contribuiscono tutti gli altri mezzi di comunicazione: il Telethon. Col risultato che, delle patologie, certamente drammatiche ma che, per fortuna, interessano relativamente poche persone (due o tre volte inferiore alla sola trisomia 21, per esempio), mobilitano molto di più la popolazione e raccolgono molti più soldi rispetto ad altrettante terribili malattie, un centinaio o un migliaio di volte più frequenti.
Possiamo solo constatare un meritato successo di una efficace attività di lobbying e consigliare a tutte le vittime, di tutte le malattie, di organizzarsi per fare altrettanto.
Ma si dimenticherebbe, per esempio, che:
- il potenziale caritativo non è illimitato. Quello che ci donano oggi contro la distrofia muscolare, non lo doneranno domani contro la malaria (2 milioni di decessi ogni anno, quasi tutti in Africa);
- quasi la metà dei fondi raccolti (che sono equivalenti al bilancio annuale di funzionamento di tutta la ricerca medica francese) alimentano innumerevoli laboratori che influenzano fortemente le linee guida. Contribuendo in tal modo alla supremazia finanziaria dell'Associazione francese contro la distrofia muscolare (l'AFM che raccoglie e ridistribuisce a suo piacimento i fondi raccolti), sarebbe anche e soprattutto impedire ai ricercatori (statutari per la maggior parte, e quindi pagati dallo Stato, ma anche laureati e, soprattutto, studenti, sicuramente raccomandati, post-dottorato che vivono sul finanziamento della AFM) di contribuire alla lotta contro altre malattie, e/o di aprire nuove strade;
- non è sufficiente disporre di mezzi finanziari per guarire tutte le patologie. Lasciar credere a questo strapotere della medicina, come lo fa il Telethon è indurre in errore i pazienti e le loro famiglie;
- dopo venti anni di promesse, la terapia genica, non sembra essere la buona strategia per curare la maggior parte delle malattie genetiche;
- quando delle somme così importanti sono raccolte, e portano a tali conseguenze, il loro utilizzo dovrebbe essere deciso da un comitato scientifico e sociale che non sia sottomesso all'organismo che le colletta.

Ma anche, come non domandarsi sul contenuto di una "magica" operazione in cui le persone, illuminate dalla fede scientifica, corrono fino ad esaurimento o fanno nuotare i loro cani nella piscina comunale ... per "vincere la miopatia"? Alla fine della tecnoscienza, spuntano gli oracoli e i sacrifici di un tempo che credevamo finito ... " 
In conclusione: Non fate doni al Telethon!
di Olivier Bonnet

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://ilsole24h.blogspot.com/