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13 maggio 2013

L'OMS avverte: la nuova SARS e' in Europa


La nuova SARS è in Europa - Dopo il secondo caso in Francia è ufficiale anche per l'Organizzazione Mondiale della Sanità: la nuova Sars è in Europa.

11 maggio 2013

Scoperto un nuovo superbatterio sessualmente trasmissibile peggiore dell'AIDS



Si sta diffondendo anche negli Stati Uniti una malattia a trasmissione sessuale che potrebbe essere più micidiale e letale dell’AIDS causata da un batterio scoperto già due anni fa in Giappone da un team di ricercatori.

16 ottobre 2012

Ecco il virus “armageddon”, tra 5 anni saremo tutti morti? Sos degli scienziati

Entro 5 anni saremo tutti morti? Gli scienziati temono che un nuovo virus simile alla Sars, trasmesso dagli animali agli esseri umani, possa ucciderci tutti. L’allerta è scoppiata dopo che un uomo di Glasgow è morto per aver contratto una malattia virale trasmessa da alcune zecche che si trovano sugli animali domestici e selvatici di Africa e Asia.
Lo scorso mese un altro uomo di 49 anni di Londra, è stato ricoverato per febbre altissima, tosse grave e serie difficoltà nella respirazione. I sintomi della Sars c’erano tutti ma dalle analisi è risultato che non si trattava né di Sars né di nessun altro virus ancora conosciuto dalla scienza medica. Poco dopo il paziente è andato incontro a insufficienza renale, condizione mai verificatasi in casi simili. L’uomo è stato poi messo in quarantena: di recente era rientrato dal Qatar in Medio Oriente.

06 aprile 2012

Un virus sconosciuto allarma la Russia, ma non l'Europa

Il Servizio Federale Russo per il controllo Veterinario e Fitosanitario ha temporaneamente vietato l’importazione dall’Unione Europea di bovini e suini. È stata fatta un’eccezione solo per il bestiame di razza sottoposto, all’ingresso in Russia, ad un controllo veterinario approfondito. La causa del veto temporaneo è lo scoppio, in Unione Europea, di due virus: Schmallenberg e Febbre catarrale, pericolosi per la vita degli animali. All’inizio di quest’anno, in tutta l’Europa occidentale si è diffusa un’ondata di nuove malattie provocate da un virus sconosciuto, soprannominato Schmallenberg, dal nome della città tedesca dov’è stato rilevato. Le prime ricerche hanno dato un risultato non rassicurante: il virus può provocare, nei giovani esemplari di ovini, difetti nello sviluppo. Casi di malattie nell’uomo non sono stati ancora riscontrati. Per questo nel Vecchio Continente l'azione delle Autorità russe sono state giudicate insensate. Ma gli specialisti russi ritengono che non ci si possa comportare in maniera negligente nei confronti di malattie poco studiate, dice il segretario stampa dell’agenzia zooprofilattica statale russa, Aleksej Alekseenko:
“Difatti, questa malattia è in particolar modo pericolosa proprio per il fatto di essere poco conosciuta. In passato essa non si è mai presentata. Le conseguenze risultano piuttosto tragiche: muore fino al 50% delle figliate di mucche, capre e pecore. Qui non abbiamo ricevuto finora una dimostrazione convincente del fatto che il virus non è pericoloso per l’uomo. In una situazione simile non potevano continuare l’importazione. Nei confronti dei suini esistono altre ragioni. In quel caso non sono state rispettate regole veterinarie di base per la fornitura di maiali vivi in Russia. Per questo sono state applicate tali misure restrittive.”
Il Servizio Federale Russo per il controllo Veterinario e Fitosanitario non è giunto subito a questa decisione. Fonte di preoccupazione da noi sono, in generale, le azioni dei paesi europei nei confronti di questo problema, dice Aleksej Alekseenko:
“Quando si è tenuto da noi il primo incontro su questo tema, la prima domanda che abbiamo posto è stata: quali misure restrittive hanno imposto da loro? Hanno limitato il trasferimento degli animali dalle zone infette? La risposta è stata un no. Non hanno voluto turbare i commerci e gli animali hanno potuto diffondersi, privi di controllo, su tutto il territorio dell’Unione Europea. Le conseguenze di questo possono essere tra le più inaspettate.”
Cionondimeno, nell e interviste ai media europei, il rappresentante dell’Associazione tedesca degli allevatori di suini, Ulrich Paulschneider, ha comunicato che non gli sono chiare le ragioni del divieto. La sua collega, Jana Püttker, l’ha definita una decisione a sfondo politico, a difesa del mercato. Difficile condividere quest’ultima dichiarazione. Lo scorso anno, dai paesi UE in Russia, sono stati importate circa 40 mila tonnellate di maiali macellati. Allo stesso tempo, l’allevamento di maiali nel paese ha prodotto 2,4 milioni di tonnellate. L’importazione totale di questa carne ammonta a 703 mila tonnellate. Quindi 40 mila tonnellate non incidono affatto sul commercio russo di questa carne. Inoltre, la produzione di carne suina in Russia già quest’anno è aumentata di 150 mila tonnellate. Legato alla creazione di uno spazio economico unico (dal 1° gennaio 2012) in Russia, crescerà il volume di forniture di carne di maiale dalla Bielorussia.
Le decisioni del Servizio Federale relative a bovini e ovini eserciteranno una qualche influenza sul mercato? Gli specialisti ritengono che ciò difficilmente avverrà, poiché dai paesi europei viene importato prevalentemente bestiame di razza.


di Svetlana Andreeva
fonte La Voce della Russia

Redatto da Raimondo Orrù per Niente Barriere

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23 dicembre 2011

“Non pubblicate i risultati dello studio sul virus”. Governo Usa blocca Science e Nature

Il National Science Advisory Board for Biosecurity ha chiesto alle due più importanti riviste in campo scientifico di non divulgare dettagli sull'esperimento di due gruppi di ricercatori sulla mutazione di una variante dell'H5N1 ad alta trasmissibilità. Per Washington c'è il rischio di regalare informazioni a potenziali bioterroristi. "Inutile e dannoso", replicano le due testate.


Come comportarsi quando una pubblicazione scientifica rischia di creare un pericolo per la salute pubblica? La questione è diventata determinante nelle redazioni delle riviste scientifiche più importanti del mondo, che hanno tra le mani gli studi di due gruppi di ricerca che hanno sviluppato un virus influenzale mutato. Se uscisse dai laboratori questo virus potrebbe causare una pericolosa pandemia. Infatti il nuovo virus ha dimostrato una rapida velocità di trasmissione, tramite l’aria, perlomeno ai furetti. Insomma, si parla di un virus molto pericoloso, potenzialmente letale, e che si diffonde molto facilmente, quanto quelli dell’influenza stagionale.

Le nuove varianti del virus, appartenenti al ceppo H5N1 (quello dell’influenza aviaria), sono state sviluppate da ricercatori dell’Erasmus medical center di Rotterdam, in Olanda, e dell’Università del Wisconsin, negli Stati uniti. Lo scopo delle ricerche è quello di capire meglio i meccanismi di trasmissione e le possibilità di dover affrontare una forma mutata molto aggressiva. Ieri gli studi che spiegano le tecniche usate e le mutazioni genetiche che hanno reso i virus altamente trasmissibili sono stati inviati a due delle principali riviste scientifiche del mondo, Science e Nature, che ora dovranno valutare se e come pubblicarli.

Infatti il comitato per la biosicurezza statunitense, il National Science Advisory Board for Biosecurity (NSABB) ha chiesto esplicitamente alle due riviste scientifiche di contravvenire alle regole e pubblicare versioni parziali dei due studi. In particolare chiedono che “i manoscritti non contengano dettagli metodologici o di altro tipo che possano permettere la replicazione degli esperimenti da parte di chi cerca di causare dei danni”. Un articolo scientifico dovrebbe contenere tutte le informazioni necessarie perché un altro ricercatore possa riprodurre la ricerca, ma non in questo caso. Nature e Science potrebbero infatti pubblicare in questo modo le “istruzioni” per produrre un supervirus, che il governo americano ritiene pericolose per timori legati a potenziali fini terroristici.

Anche se nella storia recente il bioterrorismo non si è mai rivelato una minaccia concreta, restano gli spettri dell’antrace, che nel 2001 seminò il panico negli Stati uniti post-11 settembre causando cinque morti. In quel caso si trattava di terrorismo interno: le buste provenivano da un laboratorio della Difesa americana.

Ora tuttavia molti ricercatori credono che la richiesta della NSABB sia eccessiva, e che la pubblicazione degli studi, magari non completi di tutti i dettagli utili alla produzione del virus, sia necessaria. Secondo il direttore di Nature, Philip Campbell, “le raccomandazioni del NSABB, che causerebbero la restrizione all’accesso pubblico ai dati e ai metodi della ricerca, sono senza precedenti”. Tenere nascoste agli scienziati del mondo le informazioni potrebbe causare più danni di quelli della supposta minaccia terroristica. I ricercatori che stanno lavorando con virus simili, ad esempio, hanno bisogno di tutti i dettagli per mettere in campo misure di protezione in caso di incidenti o per sviluppare vaccini e antivirali adeguati a combattere forme letali di influenza. E le informazioni sulla genetica del virus diventano indispensabili.

Inoltre, molti esperti di biosicurezza sostengono che ormai la ‘frittata è fatta’: diversi ricercatori hanno visto i risultati degli studi, per esempio quelli che lavorano con le redazioni delle riviste scientifiche per valutare la qualità delle ricerche. Richard Ebright della Rutgers University ha dichiarato a Nature che “a questo punto è completamente futile discutere di restrizioni alla pubblicazione di queste informazioni”. Ora sarebbe meglio concentrarsi sulle misure di contenimento e protezione dei laboratori che possiedono campioni del virus, e dare ai ricercatori gli strumenti e le informazioni per creare soluzioni.

Il direttore di Science, Bruce Alberts, sostiene in una nota pubblicata ieri che la rivista sta aspettando una decisione del governo Usa, così come sta facendo Nature, ma che vorrebbe “far sì che qualsiasi informazione che venga omessa dalla pubblicazione sia fornita a tutti gli scienziati responsabili che ne fanno richiesta, come parte dei loro sforzi legittimi per migliorare la salute pubblica e la sicurezza”.

di Alessandro Delfanti