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11 marzo 2012

Un anno fa il Terremoto in Giappone ...

Terremoto in Giappone - speciale BBC


Erano le ore 14:46 (ora locale) dell’11 marzo 2011: un terremoto devastante del 9° grado della scala Richter della durata di 400 secondi (fonte RaiNews24) ha investito il Giappone nord-orientale, provocando successivamente uno tsunami con onde alte oltre dieci metri che si è abbattuto sulle coste del nordest del paese.
Questo terremoto è stato il più grande mai registrato in Giappone e il quarto per intensità nel mondo. Ad oggi il bilancio ufficiale parla di 15.703 morti accertati, 5.314 feriti e 4.647 dispersi (fonte Wikipedia).
Infine a un anno dal disastro, continua l'emergenza causata dal'incidente alla centrale nucleare di Fukushima. I tecnici minimizzano e affermano che la centrale è stata messa in sicurezza, ma fatto sta che attorno alla centrale è in vigore una zona di esclusione in un raggio di 20 chilometri. In quest'area non c'è più nessuno, solo gli animali. La città che un tempo aveva circa 80mila abitanti ora è deserta.


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21 agosto 2011

Il nostro latte è sicuro dopo Fukushima?




Latte radioattivo dopo Fukushima: bambini al sicuro? 

Attenti: nessuno ne parla, ma la radioattività diffusa nell’atmosfera dall’incidente nucleare di Fukushima potrebbe essere molto più pericolosa di quanto ci viene raccontato. Il trucco? Abbassare a tavolino la soglia di sicurezza, come ha fatto il Giappone per evitare il crollo della pesca e il business mondiale del pesce. In Italia, a distanza di migliaia di chilometri, solo il Codacons ligure ha denunciato la Tepco per disastro ambientale. Siamo già tutti radioattivi senza saperlo? Stando ai dati ufficiali, il latte italiano è scarsamente contaminato: ma in teoria, secondo gli standard Euratom, potrebbero bastare 10 litri per esporre un bambino piccolo a potenziale rischio radioattivo, sommando semplicemente gli indicatori per litro forniti dall’Ispra in base all’analisi del nostro latte dopo Fukushima.

Possibile che il latte italiano contaminato da Fukushima nasconda il pericolo, per i più piccoli, dell’anticamera del rischio nucleare? Interrogativi sollevati con preoccupazione da Lorenzo La Face, studente di Medicina del Lavoro (tecnica della prevenzione degli ambienti e dei luoghi di lavoro) che per passione personale rileva quotidianamente i valori di radioattività nell’aria. Già a marzo si era reso protagonista di una involontaria polemica con l’Arpa della Liguria, scettica di fronte al “picco” di radioattività da lui registrato a Genova. «Lo studente – scrive Diego Pistacchi sul “Giornale” – non ha cercato né facile pubblicità, né ha inteso creare allarmismo». Si era rivolto all’Arpa proprio perché «consapevole che la sua misurazione era comunque soggetta a possibili errori», ma si è sentito rispondere che il suo rilevatore «potrebbe essere stato colpito in quel momento da un raggio cosmico, cioè una particella radioattiva arrivata dallo spazio».

Più probabile invece che le sue rilevazioni, condotte a terra, dessero risultati diversi da quelle dell’Arpa perché i “sensori” dell’agenzia regionale di protezione dell’ambiente sono dislocati in alto, sui tetti: «Una differenza – continua “Il Giornale” – già potrebbe essere rappresentata dal fatto che la pioggia, portando a terra sostanze raccolte eventualmente dalla nube, creerebbe una maggior radioattività proprio a terra, dove si infrange». Lorenzo La Face ribadisce di non pretendere di fornire certezze con i suoi dati, anche se si augurava che le sue segnalazioni venissero prese in considerazione. Di certo non ha intenzione di arrendersi: e per questo, con un esperto micologo, si prepara a compiere accertamenti sui funghi, ottimi recettori e segnalatori di radioattività. «Uno studio sempre personale e privato, che semmai userò per farci la tesi», spiega Lorenzo, che intanto torna all’attacco denunciando il silenzio generale sull’effetto-Fukushima.

«Dopo la certezza dell’arrivo della contaminazione in Italia – scrive, sul blog “Notizie Genova” – ecco le prove su tutto quello che non sappiamo». Sotto accusa, innanzitutto, la scarsa attenzione per gli standard di sicurezza: che sono ancora quelli fissati dall’Euratom nel 1996. Anche per il Criirad, l’agenzia indipendente francese sulla sicurezza nucleare, si può stare tranquilli se la radioattività non supera i 10 MicroSievert all’anno. «La quantità di iodio-131 capace di rilasciare una dose di 10 MicroSievert varia molto con l’età del consumatore», spiega Lorenzo, «e i bambini fino a due anni sono i più vulnerabili: l’ingestione di 56 Becquerel (Bq) di iodio-131 è sufficiente a rilasciare nel loro corpo una dose di 10 MicroSievert», come conferma una ricerca documentata dal Criirad sulla base della Direttiva Euratom.

Secondo l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, i controlli effettuati sul latte italiano il 30 marzo hanno rilevato tracce di iodio-131 con un valore massimo di 5,24 Becquerel per litro, oltre alla presenza di cesio. Mentre il Sievert indica il reale impatto radioattivo sulla salute, il Bequerel si limita invece a rilevare il numero di atomi che, per unità di tempo, si trasformano in elementi radioattivi: «Senza altri dati – precisa Lorenzo La Face – non è pertanto indicativo riguardo ai danni alla salute che possono portare le radiazioni ionizzanti (che invece è quello che interessa al cittadino)». Pur tenendo conto di questa premessa e usando tutte le cautele del caso, forse la situazione non è così rassicurante: sommando infatti la dose di Bequerel per litro, si scopre che basta bere dieci litri e mezzo di latte per raggiungere quota 56 Bequerel, pari a 10 MicroSievert, cioè la soglia europea di rischio. Soggetti più esposti: i bambini piccoli.

«Questo significa che con poco più di 10 litri di latte contaminato il bambino riceve una dose radioattiva che raggiunge il limite massimo di sicurezza imposto dalla direttiva Euratom per un anno», sostiene Lorenzo. «Con un litro di latte contaminato viene pertanto ingurgitata una quantità di iodio-131 che secondo Euratom è da considerare pericolosa, anche se fosse stata assunta in un mese». Comunque, al di là dei numeri, appellandosi alla letteratura scientifica, per Lorenzo si può certamente affermare che «non esiste soglia sotto la quale le radiazioni non possono fare danno, visto che si tratta di una questione probabilistica». I limiti di legge, continua il futuro medico-ecologo, «sono solo valori precauzionali: pertanto, ad ogni seppur minimale aumento dell’esposizione, corrisponde un aumento della possibilità di avere dei danni alla salute (e all’ambiente) perchè i nostri meccanismi di autoriparazione dei danni genetici sono “abituati” a lavorare con livelli di fondo più bassi», senza contare che «non esistono studi ufficiali sugli effetti di “basse” esposizioni prolungate nel tempo».

Per l’Ispra, che dal 12 marzo controlla il livello di radioattività dell’aria e del suolo alla ricerca di iodio-131 e cesio-137, i livelli di radioattività rilevati in Italia non sarebbero dannosi per la salute. Ma i francesi del Criirad rilanciano l’allarme: verdura e latte delle nostre nazioni europee sarebbero contaminati dallo iodio-131, isotopo radioattivo potenzialmente dannoso per la salute, rilasciato proprio dal disastro di Fukushima. Allarme purtroppo confermato anche dall’istituto francese per la protezione radiologica e la sicurezza nucleare. Secondo le ricerche d’oltralpe, non sarebbe semplice stabilire in che modo si raggiungerebbero i 10 MicroSievert. I bambini, in particolare, si è ipotizzato possano superare la soglia in due settimane, perché particolarmente sensibili anche ad esposizioni minime di questi elementi radioattivi. Per questo i francesi hanno consigliato a donne incinte e bambini di non mangiare verdure a foglia larga, dove è più facile si depositino iodio e cesio, e di non bere latte.

In Giappone hanno recentemente triplicato il limite per la radioattività nel pesce. «Triplicato – insiste Lorenzo La Face – senza che venissero fatti studi per verificare se ciò può comportare danni alla salute dei consumatori». Di questo passo, manipolando i limiti solo per proteggere l’economia, non si aprono scenari inquietanti? Eccome: per importare alimenti dal Giappone, la Commissione Europea si accontenta che la radioattività del cibo sia pari al massimo a 500 Bequerel per chilo, «senza tenere minimamente conto di ciò che è espresso nella Direttiva Euratom». Sulla sicurezza, sembra dunque prevalere la ragione commerciale. «Se nel 1996 10 MicroSievert all’anno erano pericolosi secondo studi scientifici, come ora riconferma anche il Criirad, perchè all’alba del 2011 improvvisamente non dovrebbero esserlo più? Forse perché Euratom è troppo anni ’90, mentre ormai siamo nel terzo millennio?»

Fonte Altro Giornale

24 giugno 2011

La corsa al nucleare continua



Nonostante Fukushima la corsa al nucleare continua.

Nonostante l'incidente di Fukushima, nel mondo la produzione di energia nucleare è in aumento. La World Nuclear Association, citando fonti dell'Iaea, fa sapere che nel 2010 si è registrato un rialzo del 2,8% rispetto al 2009: 2,63 miliardi di kwh contro 2,558 miliardi. L'incremento è dovuto all'entrata in funzione di 5 nuovi reattori, per un totale di 3722 Mw: Rostov 2 in Russia, Rajasthan 6 in India, Ling Ao 3 e Qinshan II-3 in Cina e Shin Kori 1 in Corea del Sud.

Per il 2011 è previsto un lieve calo in conseguenza del terremoto-maremoto in Giappone, che ha comportato la chiusura definitiva di Fukushima Daiichi, e quella temporanea di altri 31 reattori su 55. Inoltre in Germania sono appena stati chiusi 8 tra i reattori più obsoleti.

Si tratterà solo di una parentesi: il rapporto The Future of Nuclear Energy dell'Economist evidenzia un trend al rialzo nel medio-lungo termine. La scelta della Germania di dismettere tutte le centrali entro il 2022 sarà infatti compensata da nuovi impianti pianificati in Francia e negli Stati Uniti, per non parlare degli oltre 60, tra progettati e in costruzione, promossi dalla Cina. E sarà proprio il Dragone asiatico a trainare il nucleare a livello globale.

Il rapporto afferma che i primi 10 Paesi per energia prodotta dall'atomo (Stati Uniti, Francia, Giappone, Russia, Germania, Corea del Sud, Ucraina, Canada, Regno Unito e Cina) passeranno dai 319.800 Mw del 2010 a 351.200 nel 2015 e a 405.200 nel 2020. A conti fatti, un +27% in 10 anni.

In più, sottolinea il rapporto, va anche considerato l'interesse verso il nucleare da parte di vari Paesi in via di sviluppo, tra cui l'Indonesia. La conclusione è che il futuro dell'energia nucleare “sembra effettivamente un rinascimento”. L'onta popolare che ha indotto Germania e Svizzera (e in prospettiva, l'Italia) non è bastata ad arrestare la proliferazione di centrali. Non a caso il sottotitolo del documento è "Un passo indietro, due in avanti".

Al gennaio 2011, nel mondo erano attivi 442 reattori nucleari, per una potenza totale di 374.914 Mw. Altri 65 reattori sono attualmente in costruzione, per ulteriori 62.862 Mw. Dal computo vanno adesso sottratti il reattore di Fukushima Daiichi e gli altri la cui attività è temporaneamente sospesa in seguito ai noti eventi dell'11 marzo.

I Paesi dotati di centrali nucleari sono 31. In cima alla classifica ci sono gli Stati Uniti, sia come numero di reattori sia come potenza complessiva: 104 reattori per 100.683 Mw. Seguono la Francia (59 reattori, 63.130 Mw) e il Giappone (54 reattori, 46.823 Mw). In fondo, con un solo reattore in attività, Slovenia, Olanda e Armenia.

Quasi tutti gli impianti in funzione sono di seconda generazione: fanno eccezione solo 4 reattori di prima, nelle centrali britanniche di Oldbury e Wylfa, e 4 di terza nelle centrali giapponesi di Kashiwazaki-Kariwa, Hamaoka e Shika. Il modello più diffuso è il PWR (ad acqua pressurizzata) con 269 reattori, pari al 61% del totale e al 66% della potenza complessiva. Seguono il BWR (ad acqua bollente) con 92 reattori e il Candu (modello canadese ad acqua pesante pressurizzata con 47 reattori.

Fra i reattori in costruzione c'è in testa la Cina, con 26 reattori per 27.230 Mw totali. Seguono Russia con 11 (9153 Mw), Corea del Sud e India con 5 (rispettivamente per 5560 e 3564 Mw).

In Europa i reattori attivi sono 195, per una potenza complessiva di 169.972 Mw. Vanno aggiunti altri 19 reattori in costruzione in 6 Paesi, per una potenza di ulteriori 16.941 Mw.

I Paesi europei dotati di centrali nucleari sono 17, di cui 14 appartenenti all'Unione Europea (gli altri tre sono Russia, Ucraina e Svizzera). Il Paese con il maggior numero di reattori è la Francia, con 59, per una potenza di 63.130 Mw. Segue la Russia con 32 reattori per 22.693 Mw (ad onor del vero 5 reattori, sebbene conteggiati in Europa, si trovano nel territorio asiatico del Paese). Terzo posto per la Germania (17 reattori, 20.490 Mw), al quarto il Regno Unito (19 reattori, 10.137 Mw) e al quinto l'Ucraina (15 reattori, 13.107 Mw).

Per quanto riguarda la percentuale di elettricità prodotta attraverso il nucleare, in cima alla classifica c'è la Francia con il 75,2%. Seguono la Slovacchia con il 53,5%, il Belgio con il 51,7% e l'Ucraina con il 48,6%. Il sito World Nuclear News segnala che nel 2010 sono stati avviati i lavori per 13 nuovi reattori, per un totale di 15.218 Mw. I nuovi cantieri erano stati 10 nel 2007 e nel 2008, e 11 nel 2009. Secondo l'Iaea, di questo passo dal 2012 entreranno in funzione 10 nuovi reattori all'anno (ai livelli del 1990), e dal 2015 più di un reattore al mese.

Dei 13 nuovi cantieri, ben 8 sono in Cina: Fuqing 3, Ningde 3, Taishan 2, Changjiang 1, Haiyang 2, Fangchenggang 1, Yangjiang 3 e Changjiang 2. Si segnala altresì l'avvio della costruzione di due reattori indiani (Kakrapar 3 e 4), che rafforzano il primato asiatico nella corsa al nucleare. Lavori in corso anche Russia per due reattori (Leningrad II 2 e Rostov 4) e in Brasile (Angra 3). Il Giappone, infine, ha annunciato di aver ripreso la costruzione della centrale di Ohma (1383 Mw), iniziata nel 2008 ma sospesa poco tempo dopo.

Fonte AgoraVox

Incidente (alle piscine del combustibile esaurito).
Località: Nebraska USA.
Nome: Fort Calhoun
Tipo centrale: Acqua pressurizzata.
Anno attivazione: 1973
Situazione prima di incidente: stato massima allerta causa esondazione Missouri. Reattore disattivato per sostituzione barre di uranio. Reattore carico ma spento.
Causa incidente: Incendio elettrico (domato) a seguito inondazione fluviale, danneggiata piscina combustibile esaurito.
Gravità incidente: Attualmente livello 4. Limitato all'impianto, grave al suo interno.
Altro: Interdetto lo spazio aereo sopra centrale. Sacchi di sabbia intorno a centrale non evitano inondazione. Ripristinato in due ore sistema raffreddamento. Rischio limitato a fuga acqua contaminata. Ripristinato sistema.
Quarto incidente nucleare in 4 mesi dopo Giappone, Egitto e Canada.
Situazione: 6 Giugno inondata dal fiume Missouri; 8 Giugno: viene comunicato incendio, fuori uso raffreddamento combustibile esaurito; 15 Giugno: Impianto ripristinato e situazione sotto controllo; 15 Giugno: Interdetto volo sopra centrale; 15 Giugno: Inizia inchiesta su accaduto.

Fonte youtube





Leggi anche: Nucleare, incidenti in serie presso centrale francese

2055, è questo è il numero di esplosioni nucleari nella storia, che ci sono state nel mondo. Nel 1996 vi fu un trattato di moratoria dei test nucleari non firmato da tutti i paesi. Dopo il trattato nel 1998 India e Pakistan effettuarono 4 test nucleari, da allora solo due altre esplosioni sotterranee ad opera della Corea del Nord (una nel 2006 ed un altra nel 2009).




Aggiornamento 12 Settembre 2011

Un morto e quattro feriti. E' questo il bilancio provvisorio dell'esplosione di un forno per il trattamento di scorie radioattive avvenuta questa mattina nella regione del Gard nel sud della Francia. L'incidente si è verificato all'interno del sito nucleare di Marcoule che si trova a 257 km in linea d'aria da Torino.
Riferendosi a una possibile fuoriuscita di materiale radioattivo un portavoce del Commissariato dell'Energia Atomica ha dichiarato che "al momento non c'è stata fuga verso l'esterno". I vigili del fuoco giunti sul posto hanno comunque eretto un perimetro di sicurezza intorno alla centrale. Complice la vicinanza al confine italiano, la nostra Protezione Civile si è subito attivata mettendosi in contatto con l'Ispra, l'istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, per verificare eventuali rischi per il nostro Paese. La centrale nucleare di Marcoule è la più vecchia presente in Francia. Tratto dal Tg3 del 12/09/2011 


Aggiornamento 12 Settembre 2011 ore 18


Nucleare: Francia, incidente finito. Esperti, incidente di tipo convenzionale.

(ANSA) - PARIGI, 12 SET - L'incidente nell'impianto nucleare di Marcoule, nel sud della Francia, e' terminato. Lo ha annunciato l'ASN, l'Autorita' per la sicurezza nucleare francese. Esperti dell'Enea e dell'Associazione Italiana Nucleare sostengono che quello avvenuto oggi non puo' essere considerato un incidente nucleare, ma ''un incidente di tipo convenzionale''.