Secondo l’Unicef, nei primi tre mesi del 2017 il numero di minorenni utilizzati in attacchi suicidi è salito a 27 rispetto ai 9 casi registrati nello stesso periodo del 2016.
Tratto dall’Osservatore romano – L’uso di minori per compiere attentati suicidi è solo l’ultimo di una lunga fila di orrori perpetrati dai jihadisti nigeriani di Boko Haram, il gruppo terrorista responsabile, tra le tante inaudite violenze, del rapimento avvenuto tre anni fa di oltre duecento ragazze di Chibok.
Secondo un rapporto dell’Unicef, il fondo della Nazioni Unite per l’infanzia, nei primi tre mesi del 2017 il numero di minorenni utilizzati in attacchi suicidi nella regione del Lago Ciad — che oltre alla Nigeria comprende Niger, Ciad, e Camerun — è salito a 27 rispetto ai 9 casi registrati nello stesso periodo dell’anno scorso.
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19 maggio 2016
Canada, eutanasia. «Usate i soldi per curare i malati come me, non per ucciderli»
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| foto tempi.it |
Di Benedetta Frigerio - Alcuni malati, insieme a medici e avvocati belgi, hanno raccomandato al Parlamento del Canada di non approvare eutanasia e suicidio assistito.
La legge sull’eutanasia che il Parlamento del Canada voterà il 6 giugno è molto simile a quella introdotta oltre 10 anni fa da Belgio e Olanda. I parlamentari hanno scelto di non considerare molte delle 21 raccomandazioni fatte da un’apposita commissione federale, che l’avrebbero resa ancora più radicale, con la promessa però di considerarle «negli anni a venire», come avvenuto nei due paesi europei.
17 maggio 2016
"Sarebbe brutto essere tutti uguali" Lo splendido tema di un bambino disabile
"Sarebbe brutto essere tutti uguali". Il tema di questo bambino disabile è la migliore risposta a chi rifiuta la diversità.
Alessio ha 7 anni ed è affetto da emiplegia alternante, una malattia neurologica rara che provoca disabilità motoria e intellettiva. A scuola, qualche giorno fa, dopo una lezione sulla diversità, ha preso la penna e il suo quaderno a righe e ha scritto questo pensiero:
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| Foto huffingtonpost.it |
07 marzo 2015
Francia, obbliga Google a rimuovere i contenuti pedopornografici
La Francia fa sul serio e contro la pedopornografia online obbliga alcuni dei più famosi motori di ricerca mondiali, a rimuovere dalle loro ricerche, i contenuti pedopornografici. Da oggi Google, Bing o Yahoo! saranno obbligati dalla Polizia Francese a rimuovere quei siti internet che contengono materiale pedopornografico, foto e video ma anche annunci, che vedono per protagonisti dei bambini o dei minori. Secondo le disposizioni pubblicate sulla gazzetta ufficiale francese, i motori di ricerca online avranno 48 ore di tempo per rispettare la nuova direttiva. La polizia francese farà dei controlli ogni tre mesi, per verificare l'effettiva scomparsa dei contenuti precedentemente segnalati. A quando il turno dell'Italia?
01 febbraio 2015
Olanda: 650 bambini morti per eutanasia nel 2013
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| Credit Photo laeutanasia.bligoo.com.co |
Questo articolo ve lo lascio cosi come l'ho trovato, non riesco a commentarlo. Vi lascio solamente il link di un nostro articolo del passato che mi sembra ancora molto molto attuale quando parliamo di eutanasia e disabili: Il Progetto T4: Lo sterminio dei disabili
Olanda: 650 bambini morti per eutanasia nel 2013
I numeri di una legge che sembra invitare a vedere l'eutanasia e il suicidio assistito come soluzione immediata ed efficace a vari problemi anziché come ultima ratio.
Secondo dati della Reale Associazione Medica Olandese, 650 bambini sono morti nel 2013 a seguito della legge 26.691 sull'eutanasia, visto che i medici o i genitori ritenevano che la loro sofferenza sarebbe stata molto difficile da sopportare.
Il 10 aprile 2001 è stata approvata in Olanda una legge che permetteva l'eutanasia e il suicidio assistito. Questo provvedimento, il nº 26.691, è entrato il vigore il 1° aprile 2002.
Nel corso degli anni, l'esperienza ha dimostrato che anche se la normativa era stata pensata per pazienti affetti da malattie terminali, il diritto di morire è stato garantito a un gran numero di persone fisicamente in salute ma con problemi psicologici.
Al riguardo, Wesley J. Smith ha richiamato l'attenzione di coloro che sostenevano che la legge si riferiva solo ai malati terminali e ha esortato ad ammettere che in realtà cerca di permettere la morte come soluzione a molte cause di sofferenza: terminale o cronica, handicap, malattie mentali...
I mezzi di comunicazione dei Paesi Bassi hanno reso noto che il numero di morti riferite per eutanasia nel 2011 è aumentato del 18% rispetto all'anno precedente, raggiungendo le 3.695 unità, e che il numero di decessi per suicidio assistito – che non integra le statistiche ufficiali sull'eutanasia – nel 2011 è stato probabilmente di 226.
Le morti per eutanasia sono state 3.136 nel 2010, 2.636 nel 2009, 2.331 nel 2008, 2.120 nel 2007 e 1.923 nel 2006.
Un altro aspetto che suscita preoccupazione è che non tutte le morti per eutanasia vengono registrate. Si sa che nel 2010 il 23% di questi decessi non è stato reso noto alle autorità preposte.
Cifre ufficiali certificano inoltre che 13 pazienti che soffrivano di malattie mentali sono morti per eutanasia nel 2011, mentre nel 2013 sono stati 42.
L'esperto di bioetica olandese Theo Boer sosteneva la legislazione menzionata, ma dopo dodici anni dalla sua approvazione ha cambiato idea. Constatando l'incremento esponenziale di morti nelle statistiche, si è chiesto se sia dovuto al fatto la legge avrebbe dovuto prevedere maggior garanzie o se sia il risultato della semplice esistenza di una legge che invita a vedere l'eutanasia e il suicidio assistito come una soluzione immediata ed efficace a vari problemi anziché un'ultima ratio.
[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]
sources: AICA
Il 10 aprile 2001 è stata approvata in Olanda una legge che permetteva l'eutanasia e il suicidio assistito. Questo provvedimento, il nº 26.691, è entrato il vigore il 1° aprile 2002.
Nel corso degli anni, l'esperienza ha dimostrato che anche se la normativa era stata pensata per pazienti affetti da malattie terminali, il diritto di morire è stato garantito a un gran numero di persone fisicamente in salute ma con problemi psicologici.
Al riguardo, Wesley J. Smith ha richiamato l'attenzione di coloro che sostenevano che la legge si riferiva solo ai malati terminali e ha esortato ad ammettere che in realtà cerca di permettere la morte come soluzione a molte cause di sofferenza: terminale o cronica, handicap, malattie mentali...
I mezzi di comunicazione dei Paesi Bassi hanno reso noto che il numero di morti riferite per eutanasia nel 2011 è aumentato del 18% rispetto all'anno precedente, raggiungendo le 3.695 unità, e che il numero di decessi per suicidio assistito – che non integra le statistiche ufficiali sull'eutanasia – nel 2011 è stato probabilmente di 226.
Le morti per eutanasia sono state 3.136 nel 2010, 2.636 nel 2009, 2.331 nel 2008, 2.120 nel 2007 e 1.923 nel 2006.
Un altro aspetto che suscita preoccupazione è che non tutte le morti per eutanasia vengono registrate. Si sa che nel 2010 il 23% di questi decessi non è stato reso noto alle autorità preposte.
Cifre ufficiali certificano inoltre che 13 pazienti che soffrivano di malattie mentali sono morti per eutanasia nel 2011, mentre nel 2013 sono stati 42.
L'esperto di bioetica olandese Theo Boer sosteneva la legislazione menzionata, ma dopo dodici anni dalla sua approvazione ha cambiato idea. Constatando l'incremento esponenziale di morti nelle statistiche, si è chiesto se sia dovuto al fatto la legge avrebbe dovuto prevedere maggior garanzie o se sia il risultato della semplice esistenza di una legge che invita a vedere l'eutanasia e il suicidio assistito come una soluzione immediata ed efficace a vari problemi anziché un'ultima ratio.
[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]
sources: AICA
Articolo interamente tratto da www.aleteia.org
22 gennaio 2015
I MIEI FIGLI AL 41 BIS – Come mi sono stati tolti i figli
Riceviamo e Pubblichiamo ...
Salve, mi chiamo Rosanna e fino a qualche anno fa ero una mamma.
Proverò a racconare la mia storia, in maniera molto succinta naturalmente, perché non è una storia da poter raccontare in poche righe, ne uscirebbe sicuramente un libro (che sto scrivendo), di come i miei figli sono finiti al “41 bis degli affetti”.
Anni fa, dopo tutta una serie di violenze, denuncio e lascio mio marito, ma sorge il problema di una casa per me e per i miei bimbi, e non per volontà, ma per necessità, lascio temporaneamente i miei figli ai miei suoceri, dopo aver chiesto invano ai servizi sociali una sistemazione. L’inesperienza, la credulità e la fiducia riposta nel prossimo sono stati sempre il mio punto debole… Io non potevo immaginare ciò che sarebbe potuto succedere. I miei (ora ex) suoceri, valutati idoneamente dal servizio sociale, mi negano gli incontri e persino le telefonate con i miei figli. Disperata, chiedo supporto per l’ennesima volta al servizio sociale affinchè possano riavvicinarmi ai miei figli; questi mi propongono un regime di visite in quello che viene da loro definito spazio neutro, ma che ricorda molto il 41 bis (e che pare essere una prassi per i servizi sociali): una stanza di pochi metri quadri alla presenza di un operatore per due ore ogni 15 giorni dopo circa due mesi in cui non avevo avuto modo di vederli. Quattro sole visite, fino a dicembre 2010 dove i miei figli vengono affidati dal servizio sociale che mi convince a firmare per la nuova collocazione presso gli zii paterni. Altri due mesi senza vederli (ambientamento, così lo hanno definito) e nuove visite ogni 15 giorni in quel triste spazio neutro ora ancora più angusto in altro paese, da febbraio fino a luglio 2011. Da quella data la mia bimba di 9 anni, viene trasferita in una comunità a 60 km dalla mia sistemazione, il piccolo di 7 anni resta con gli zii paterni. Continuo a vedere mia figlia in comunità dopo l’ennesimo ambientamento (altri mesi persi), ma sempre naturalmente in regime di 41 bis, mentre contemporaneamente mi vengono totalmente negati gli incontri con il maschietto.
Ho sempre manifestato il mio dissenso per il trattamento inumano che stavo subendo da parte del servizio sociale a cui i miei figli erano stati affidati da un decreto del tribunale dei minori, da un giudice che ancora oggi a distanza di quasi 4 anni, non conosco. Alle mie pressanti richieste di poter riavere i miei figli, o quantomeno poterli rivedere insieme e più spesso, mi venivano invece proposti percorsi psicologici, incontri di gruppo e colloqui con la psicologa il cui “leit motiv” era…”Signora, finché non si renderà conto di ciò che ha fatto non potrà certo rivedere i suoi figli”. Cosa avevo fatto?
Nel settembre 2011, vengo convocata in tribunale per assistere dietro uno specchio all’incidente probatorio dove scopro che i miei figli durante il periodo in cui li ho lasciati dai nonni hanno subito violenza. Assisto con un groppo alla gola e le lacrime che mi scendono silenziose al racconto dei miei figli che hanno subito…., non sapevo nulla, non mi è stato detto niente, non potevo immaginare, non potevo crederci.
Poco dopo mi viene notificato un ordine di comparizione in tribunale; l’accusa è di favoreggiamento in abuso sessuale e maltrattamenti. Ora capivo tutto, o meglio… la frase che più mi aveva colpito detta da quelle streghe del servizio sociale era quella famosa “Signora, lei non ha capito cosa ha fatto”, quella che non capivo, quella che più mi faceva male e quella che più mi ha macerato l’animo ora diventava chiara. Ma loro si, lo sapevano dall’inizio del 2010 e non me l’hanno mai detto, doppiamente infide perché conoscevano i fatti e sapevano perfettamente della mia estraneità, ma chissà per quale meccanismo perverso se ne sono autoconvinte tanto da condannarmi in un impeto di delirio onnipotente o in virtù di una scienza inventata a loro giovamento. Mi hanno condannato all’esilio dai miei figli, colpevolizzandomi a priori, arrogandosi il diritto di rendere i miei figli orfani di genitore in vita prima che un giudice chiaramente mi assolvesse (sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto e per totale estraneità del 3 luglio 2013).
Ed infine la beffa… Dopo l’assoluzione la notizia esce su diversi quotidiani a seguito di comunicato stampa del mio avvocato Francesco Miraglia, che accusa pubblicamente il servizio sociale ed il sindaco del paese di Cesate, tutore dei miei figli, di non aver tutelato sin dall’inizio i miei bambini, non vigilando sull’operato del servizio sociale che mi fa consegnare i miei figli ai loro aguzzini (vengo a scoprire precedenti penali d’ordine sessuale in quella famiglia e di cui il servizio era a conoscenza). Il sindaco risponde sulle stesse testate “difenderò l’operato del servizio sociale”. Forse lo sta facendo realmente, tant’è che queste professioniste dell’accusa e paladine della tutela dei minori ad oltranza, soprattutto a discapito delle figure genitoriali, a distanza di ormai più di 15 mesi dalla sentenza non hanno ancora stilato alcun programma per farmi riavvicinare ai miei figli. Mia figlia è stata affidata ad una nuova famiglia da settembre 2012, a oggi nonostante sia stata assolta, la vedo ancora 1 ora ogni 2 mesi in regime di 41 bis. Stessa cosa per mio figlio; l’ho visto solo 3 volte per 1 ora a distanza di 3 mesi l’una dall’altra naturalmente anch’egli in regime 41 bis. Vanno ancora protetti…da me!
Emerge ora che in questi 4 anni di allontanamento non è stato fatto assolutamente un percorso che abbia tenuto conto della possibilità di un riavvicinamento al punto che il bambino ora rifiuta la mia presenza. Vengo a scoprire da incartamenti resi pubblici solo ora dal solerte servizio sociale che ha volutamente occultato i documenti per 2 anni, che nel 2012 una psicoterapeuta ha riscontrato nella psiche di mio figlio forti criticità nei rapporti interpersonali con chiunque non faccia parte della sua “cerchia”. Qualcosa di simile sta accadendo con mia figlia più grande… Non sa più chi sono, cosa faccio, come vivo, (del resto non lo sa nemmeno il servizio sociale perché di ciò non gliene è mai importato nulla) perché questi sono discorsi tabù in quell’ora ogni 2 mesi di incontro, quindi anch’ella naturalmente ambientatasi nel nuovo nucleo famigliare ha paura di parlare con me di ciò perché teme che voglia portarla via dalla sua nuova sistemazione e quindi creare nuovo scompenso (tratto dalla documentazione ora disponibile).
All’inizio ho detto “ero una mamma”, ma lo sono ancora dentro anche se non ho i miei figli con me, non possono uccidere l’amore, non lo permetterò. Non mi sono mai arresa, non lo farò mai. Ho deciso di mettere a frutto questa mia esperienza fondando assieme ad altre splendide persone una associazione di nome “Pronto Soccorso Famiglie”. Giornalmente prestiamo supporto psicologico, legale, ma soprattutto umano, ad un numero enorme di persone che si rivolge a noi che veniamo troppo spesso a sapere perseguite da inique disposizioni del servizio sociale e del tribunale dei minori, che non esitano a sottrarre i bambini al loro nucleo d’origine con motivazioni del tutto soggettive e non supportate da fatti oggettivi. Così….,colpevolizzando chiunque o applicando etichette di disturbati psicologicamente nel nome del “supremo interesse del minore”.
Sono triste ed arrabbiata, amo i miei figli e per amore loro mi sto domandando se non sia il caso di abbandonare tutto per non turbarli ulteriormente imponendogli la mia presenza. Sarebbe un gesto di amore nei loro confronti per quanto per me struggente, ma lo sto valutando. Chissà se queste donne e madri che operano nei servizi sociali lo capirebbero….
Ottimo lavoro, i miei complimenti….
Rosanna Romano
Proverò a racconare la mia storia, in maniera molto succinta naturalmente, perché non è una storia da poter raccontare in poche righe, ne uscirebbe sicuramente un libro (che sto scrivendo), di come i miei figli sono finiti al “41 bis degli affetti”.
Anni fa, dopo tutta una serie di violenze, denuncio e lascio mio marito, ma sorge il problema di una casa per me e per i miei bimbi, e non per volontà, ma per necessità, lascio temporaneamente i miei figli ai miei suoceri, dopo aver chiesto invano ai servizi sociali una sistemazione. L’inesperienza, la credulità e la fiducia riposta nel prossimo sono stati sempre il mio punto debole… Io non potevo immaginare ciò che sarebbe potuto succedere. I miei (ora ex) suoceri, valutati idoneamente dal servizio sociale, mi negano gli incontri e persino le telefonate con i miei figli. Disperata, chiedo supporto per l’ennesima volta al servizio sociale affinchè possano riavvicinarmi ai miei figli; questi mi propongono un regime di visite in quello che viene da loro definito spazio neutro, ma che ricorda molto il 41 bis (e che pare essere una prassi per i servizi sociali): una stanza di pochi metri quadri alla presenza di un operatore per due ore ogni 15 giorni dopo circa due mesi in cui non avevo avuto modo di vederli. Quattro sole visite, fino a dicembre 2010 dove i miei figli vengono affidati dal servizio sociale che mi convince a firmare per la nuova collocazione presso gli zii paterni. Altri due mesi senza vederli (ambientamento, così lo hanno definito) e nuove visite ogni 15 giorni in quel triste spazio neutro ora ancora più angusto in altro paese, da febbraio fino a luglio 2011. Da quella data la mia bimba di 9 anni, viene trasferita in una comunità a 60 km dalla mia sistemazione, il piccolo di 7 anni resta con gli zii paterni. Continuo a vedere mia figlia in comunità dopo l’ennesimo ambientamento (altri mesi persi), ma sempre naturalmente in regime di 41 bis, mentre contemporaneamente mi vengono totalmente negati gli incontri con il maschietto.
Ho sempre manifestato il mio dissenso per il trattamento inumano che stavo subendo da parte del servizio sociale a cui i miei figli erano stati affidati da un decreto del tribunale dei minori, da un giudice che ancora oggi a distanza di quasi 4 anni, non conosco. Alle mie pressanti richieste di poter riavere i miei figli, o quantomeno poterli rivedere insieme e più spesso, mi venivano invece proposti percorsi psicologici, incontri di gruppo e colloqui con la psicologa il cui “leit motiv” era…”Signora, finché non si renderà conto di ciò che ha fatto non potrà certo rivedere i suoi figli”. Cosa avevo fatto?
Nel settembre 2011, vengo convocata in tribunale per assistere dietro uno specchio all’incidente probatorio dove scopro che i miei figli durante il periodo in cui li ho lasciati dai nonni hanno subito violenza. Assisto con un groppo alla gola e le lacrime che mi scendono silenziose al racconto dei miei figli che hanno subito…., non sapevo nulla, non mi è stato detto niente, non potevo immaginare, non potevo crederci.
Poco dopo mi viene notificato un ordine di comparizione in tribunale; l’accusa è di favoreggiamento in abuso sessuale e maltrattamenti. Ora capivo tutto, o meglio… la frase che più mi aveva colpito detta da quelle streghe del servizio sociale era quella famosa “Signora, lei non ha capito cosa ha fatto”, quella che non capivo, quella che più mi faceva male e quella che più mi ha macerato l’animo ora diventava chiara. Ma loro si, lo sapevano dall’inizio del 2010 e non me l’hanno mai detto, doppiamente infide perché conoscevano i fatti e sapevano perfettamente della mia estraneità, ma chissà per quale meccanismo perverso se ne sono autoconvinte tanto da condannarmi in un impeto di delirio onnipotente o in virtù di una scienza inventata a loro giovamento. Mi hanno condannato all’esilio dai miei figli, colpevolizzandomi a priori, arrogandosi il diritto di rendere i miei figli orfani di genitore in vita prima che un giudice chiaramente mi assolvesse (sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto e per totale estraneità del 3 luglio 2013).
Ed infine la beffa… Dopo l’assoluzione la notizia esce su diversi quotidiani a seguito di comunicato stampa del mio avvocato Francesco Miraglia, che accusa pubblicamente il servizio sociale ed il sindaco del paese di Cesate, tutore dei miei figli, di non aver tutelato sin dall’inizio i miei bambini, non vigilando sull’operato del servizio sociale che mi fa consegnare i miei figli ai loro aguzzini (vengo a scoprire precedenti penali d’ordine sessuale in quella famiglia e di cui il servizio era a conoscenza). Il sindaco risponde sulle stesse testate “difenderò l’operato del servizio sociale”. Forse lo sta facendo realmente, tant’è che queste professioniste dell’accusa e paladine della tutela dei minori ad oltranza, soprattutto a discapito delle figure genitoriali, a distanza di ormai più di 15 mesi dalla sentenza non hanno ancora stilato alcun programma per farmi riavvicinare ai miei figli. Mia figlia è stata affidata ad una nuova famiglia da settembre 2012, a oggi nonostante sia stata assolta, la vedo ancora 1 ora ogni 2 mesi in regime di 41 bis. Stessa cosa per mio figlio; l’ho visto solo 3 volte per 1 ora a distanza di 3 mesi l’una dall’altra naturalmente anch’egli in regime 41 bis. Vanno ancora protetti…da me!
Emerge ora che in questi 4 anni di allontanamento non è stato fatto assolutamente un percorso che abbia tenuto conto della possibilità di un riavvicinamento al punto che il bambino ora rifiuta la mia presenza. Vengo a scoprire da incartamenti resi pubblici solo ora dal solerte servizio sociale che ha volutamente occultato i documenti per 2 anni, che nel 2012 una psicoterapeuta ha riscontrato nella psiche di mio figlio forti criticità nei rapporti interpersonali con chiunque non faccia parte della sua “cerchia”. Qualcosa di simile sta accadendo con mia figlia più grande… Non sa più chi sono, cosa faccio, come vivo, (del resto non lo sa nemmeno il servizio sociale perché di ciò non gliene è mai importato nulla) perché questi sono discorsi tabù in quell’ora ogni 2 mesi di incontro, quindi anch’ella naturalmente ambientatasi nel nuovo nucleo famigliare ha paura di parlare con me di ciò perché teme che voglia portarla via dalla sua nuova sistemazione e quindi creare nuovo scompenso (tratto dalla documentazione ora disponibile).
All’inizio ho detto “ero una mamma”, ma lo sono ancora dentro anche se non ho i miei figli con me, non possono uccidere l’amore, non lo permetterò. Non mi sono mai arresa, non lo farò mai. Ho deciso di mettere a frutto questa mia esperienza fondando assieme ad altre splendide persone una associazione di nome “Pronto Soccorso Famiglie”. Giornalmente prestiamo supporto psicologico, legale, ma soprattutto umano, ad un numero enorme di persone che si rivolge a noi che veniamo troppo spesso a sapere perseguite da inique disposizioni del servizio sociale e del tribunale dei minori, che non esitano a sottrarre i bambini al loro nucleo d’origine con motivazioni del tutto soggettive e non supportate da fatti oggettivi. Così….,colpevolizzando chiunque o applicando etichette di disturbati psicologicamente nel nome del “supremo interesse del minore”.
Sono triste ed arrabbiata, amo i miei figli e per amore loro mi sto domandando se non sia il caso di abbandonare tutto per non turbarli ulteriormente imponendogli la mia presenza. Sarebbe un gesto di amore nei loro confronti per quanto per me struggente, ma lo sto valutando. Chissà se queste donne e madri che operano nei servizi sociali lo capirebbero….
Ottimo lavoro, i miei complimenti….
Rosanna Romano
19 gennaio 2015
Santarcangelo di Romagna: un gioco accessibile a tutti al Campo della Fiera
Un gioco accessibile a tutti al Campo della Fiera
Documento di giovedì 15 gennaio 2015
A breve l’avvio dei lavori per l’installazione di un gioco inclusivo nel
parco principale della Città. Il sindaco Alice Parma: “Avviamo un
percorso per rendere Santarcangelo ancora più accogliente e solidale”
A pochi giorni dall’avvio dei lavori per l’installazione di un gioco
inclusivo nel parco principale della città, il Campo della Fiera, il
sindaco Alice Parma si dichiara soddisfatta. “Lo avevamo annunciato
nelle scorse settimane, e anche se abbiamo accumulato qualche ritardo in
parte dovuto alle condizioni climatiche, teniamo fede ad un importante
impegno che ci eravamo dati come Giunta comunale per avviare un percorso
che da qui ai prossimi anni renderà la nostra città ancora più
accogliente”.
I lavori sono stati affidati dalla Green Arreda Srl che avvierà
l’intervento nei prossimi giorni con l’obiettivo di collocare il nuovo
gioco del diametro di 2,70 metri di fronte all’area divertimento già
esistente al Campo della Fiera, in prossimità della fontanella.
L’intervento, dal costo complessivo di 20.000 euro finanziati da
Amministrazione comunale, Pro Loco e da alcuni privati, si concluderà
nell’arco di qualche settimana.
“Presentando le Linee programmatiche di mandato amministrativo al
Consiglio comunale – afferma il sindaco Parma – abbiamo sottolineato
l’importanza, per la nostra Amministrazione e per la Città di
Santarcangelo, del concetto di ‘inclusione’ che va di pari passo con
quello di ‘partecipazione’. La domanda di benessere e di qualità della
vita di ogni cittadino, con particolare riguardo per i più piccoli,
comprende molteplici dimensioni e si estende a tutte le relazioni che le
persone stabiliscono tra loro e con l’ambiente in cui vivono. La
rimozione delle barriere che ostacolano il pieno godimento dei diritti e
la partecipazione di tutti alla società sono dunque gli elementi
fondanti le politiche inclusive, i cui principi ispiratori – radicati
nella lotta alla discriminazione, alla diseguaglianza e all’esclusione,
in particolare delle fasce più deboli – sono tesi ad orientare le
politiche e le strategie socioculturali ed economiche per rendere reale
la partecipazione dei cittadini. Favorire il processo inclusivo, ma
soprattutto impegnarsi sul tema “più diritti per i bambini”, significa
quindi prestare attenzione ai bisogni educativi e lavorativi, al bisogno
di salute, di relazione e radicamento, oltre all’esigenza di poter
acquisire abilità ed esprimerle all’interno della propria comunità”.
“Con la realizzazione di un gioco accessibile a tutti i bambini –
conclude il sindaco Parma – ci impegniamo a migliorare e sviluppare le
possibilità di partecipazione dei cittadini sul territorio, sviluppando
spazi e momenti di aggregazione. D’altra parte, è proprio attraverso il
gioco che diamo ai più piccoli l’opportunità di conoscersi, divertirsi e
socializzare”.
Fonte: comune.santarcangelo.rn.it
Credit Social Network: Parchi con giochi accessibili per tutti i bambini
Credit Site: Parchi per Tutti parchipertutti.blogspot.it
08 luglio 2013
Psicofarmaci: non posso difendere mio figlio
Bassano del Grappa. “Voglio solo difendere mio figlio da queste sostanze pericolose e spingere le strutture ad aiutare veramente mio figlio e offrirgli una vita serena e dignitosa, invece di semplicemente sedarlo e istituzionalizzarlo, ma gli psichiatri e il tribunale non mi permettono di proteggere mio figlio.”
03 luglio 2013
Figli allontanati dalla famiglia, i genitori scrivono al ministro
Una battaglia lunga ormai quattro anni per chiedere conto ai Servizi sociali di Parabiago dell’allontanamento coatto dei due figli dal nucleo famigliare. Dal 2009 Ivana Frassetti e il marito stanno lottando contro il Comune per sapere come sia stato possibile che due ragazzi all’epoca adolescenti — oggi uno di loro ha raggiunto la maggiore età e di anni ne ha 21 — con problemi comportamentali, certo, ma non tali da pregiudicare la loro normale vita in famiglia, siano stati portati via dal Tribunale per i minorenni per essere inseriti all’interno di due comunità protette. Una delle quali addirittura in provincia di Cremona.
23 giugno 2013
Bambini e disabilità. Ci convivono 93 milioni.
12 giugno 2013
Giornata mondiale contro il lavoro minorile 2013. Dieci milioni di minori impiegati nel settore domestico.
09 giugno 2013
Psicofarmaci ai bambini: ecco i conflitti d'interesse
Il titolo di questo 4° Congresso Mondiale sull'ADHD è "ADHD, da disturbo dell'infanzia a disturbo degli adulti". L'idea di base, che questo congresso vorrebbe stabilire come verità scientifica, è che i bambini affetti dal cosiddetto disturbo da deficit di attenzione e iperattività, se non curati in tempo, da adulti potranno diventare tossicodipendenti.
05 giugno 2013
Il silenzio dei sardi sui propri bambini avvelenati.
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(Sarroch, raffineria gruppo Saras)
|
Anche su Il Manifesto Sardo (“Il silenzio dei sardi sui bambini avvelenati“), n. 147, 1 giugno 2013
Eccola, la Sardegna.
E’ l’isola del sole, del mare e delle vacanze, dove si respira aria buona, ricca di iodio. L’isola della buona tavola, dei banditi e dei nuraghi. Magari i trasporti sono costosi e difficili, ma è un paradiso.
Questo pensano moltissimi continentali, italiani e stranieri, della nostra Isola, lì nel mezzo del Mediterraneo.
Luoghi comuni, ma anche mezze verità.
Però in Sardegna avvengono cose che altrove avrebbero provocato quasi certamente reazioni molto dure e determinate.
Qui, invece, il silenzio di quasi tutti.
03 giugno 2013
Vaccino "esavalente", ritirato in molti paesi, in Italia continua a mietere vittime...
Pochi giorni fa a Frascati (Roma) un bambino di un anno è stato trovato morto nella culla,
all'asilo; il giorno prima gli era stato somministrato il "vaccino esavalente", che è finito sotto accusa.
Vaccino esavalente che in molti paesi, è stato ritirato dal mercato...
29 maggio 2013
Manifestazione contro l’istituzionalizzazione dei bambini: è emergenza sociale
70 bambini all’anno sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio, 6.000 bambini all’anno ricoverati in psichiatria, 40.000 bambini in strutture residenziali per minori, più di 60.000 bambini trattati con psicofarmaci.
25 maggio 2013
VANDANA SHIVA – I piccoli siano i custodi dei semi
24 maggio 2013
Staminali, seconda infusione per Rita La madre: “La cura funziona”
Mentre al governo nazionale tiene banco il dibattito sulle cellule staminali, ci sono una mamma ed un papà che ogni giorno osservano i progressi della propria piccola grande guerriera. Sono i genitori di Rita Lorefice, la bimba modicana di 20 mesi affetta dal morbo di Niemann Pick, della quale BlogSicilia vi ha più volte raccontato e che lunedì è stata sottoposta alla seconda infusione di cellule staminali mesenchimali agli Spedali Civili di Brescia.
18 maggio 2013
L’Invalsi E La Discriminazione Verso I Disabili, Una Lettera Di Una Studentessa Di Trieste
17 maggio 2013
Invalsi e le discriminazioni dei disabili. Carrozza: “Fatto grave”, possibile un’inchiesta
La protesta dei genitori del Cesp sulla esclusione dai test di 200mila alunni disabili arriva fino al ministro dell’Istruzione che non ha escluso l’ipotesi di un’inchiesta interna.
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