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23 aprile 2015

Giovanni Lo Porto ucciso per errore dagli USA

Di Giovanni ci siamo occupati molte volte, tra i pochi online. Speravamo in una soluzione positiva della sua vicenda. Invece Giovanni non ce la fatta. Oggi è arrivata la notizia che non avremo mai voluto leggere, ascoltare o peggio scrivere quello che ora stiamo facendo. Non ci rimane che tristemente dare le nostre condoglianze alla famiglia e pregare per la sua anima ma soprattutto tenere vivo il ricordo di un ragazzo partito con grandi sogni. Il suo sogno era quello di far star meglio le persone. Ciao Giovanni, Riposa in Pace.

La notizia:
Giovanni Lo Porto, il cooperante siciliano da tre anni ostaggio in Pakistan, è stato ucciso da un drone della Cia a gennaio: l’obiettivo dell’aereo militare senza pilota della missione americana era un compound di Al Qaeda. Lo Porto era nel compound colpito con altri ostaggi americani. La notizia è stata data dall’agenzia americana Dow Jones che cita alti funzionari dell’amministrazione Obama. Assieme a Lo Porto vittima del drone Usa è l’esperto di sviluppo Warren Weinstein. (fonte Sole24Ore)

28 gennaio 2015

Non lasciamolo solo #VogliamoGiovanniLibero

Non si sono ancora spente le polemiche dopo il rilascio delle cooperatrici italiane rapite in Siria, che la Rete prova nuovamente a farsi sentire chiedendo a gran voce la liberazione di un nostro connazionale ancora nelle mani di alcuni pericolosi criminali senza cuore: il palermitano Giovanni Lo Porto, rapito in Pakistan nel gennaio del 2012.
In prima linea sono i parenti e gli amici di Giovanni, che sul sito di change hanno lanciato una petizione dal titolo "Non lasciamolo solo #VogliamoGiovanniLibero". Noi ancora una volta ci associamo e vi invitiamo a firmare questa petione:
Giovanni Lo Porto è un cooperante rapito in Pakistan il 19 gennaio 2012 insieme ad un collega tedesco. Giovanni lavorava a Multan per un progetto di aiuto umanitario a favore di centinaia di famiglie in grave difficoltà, dopo le devastanti alluvioni che hanno colpito la zona di Kot Addu nella provincia del Punjab.
Un gruppo armato ha fatto irruzione nell’edificio dove lavorava e viveva con altri colleghi e lo ha sequestrato. Da allora non ci sono più notizie significative sulla sua vicenda.
Il mondo del terzo settore e le ONG hanno scritto una lettera ai Presidenti Napolitano e Letta perché Giovanni possa finalmente tornare a casa. ____________________
Signor Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
Signor Presidente del Consiglio Matteo Renzi
Rompiamo il silenzio su Giovanni Lo Porto,  rapito in Pakistan il 19 gennaio del 2012.
Giovanni è stato rapito una sera di 21 mesi fa a Multan, nel Punjab pakistano, dopo una giornata di lavoro. Quattro persone armate hanno fatto irruzione nella casa dove alloggiava con i colleghi e lo hanno portato via insieme ad un altro cooperante tedesco. Quando è stato rapito, Giovanni era in Pakistan con l’organizzazione non governativa Welt Hunger Hilfe. Era partito da pochi giorni da Palermo, sua città natale, per portare cibo e ricostruire case a favore di migliaia di persone colpite dal devastante terremoto e dall’alluvione del 2010.
Quello di Giovanni, al pari di molti altri operatori umanitari, è un aiuto concreto, svolto con competenza e impegno. Attraverso il loro lavoro l’Europa, l’Italia, noi tutti riusciamo ad esprimere solidarietà e soccorso vero alle persone più svantaggiate del mondo, quelle che rischiano la vita, colpite da calamità naturali e devastanti conflitti.
Giovanni è la faccia di un’umanità che si sente unita, che supera i confini, le distanze, i pregiudizi per ribadire che ogni uomo ha diritto ad una vita dignitosa. Gli occhi di Giovanni sono i nostri occhi che non si chiudono e decidono di vedere le difficoltà delle persone più vulnerabili; sono le nostre mani che scelgono di agire per rendere il nostro un mondo più accogliente per tutti, anche per i più umili e dimenticati.
Non lasciamo solo Giovanni. Rompiamo il silenzio che è normalmente richiesto in situazioni delicate come questa, per inviare questo appello a voi, signor Presidente della Repubblica e Signor Presidente del Consiglio, affinché si facciano tutti gli sforzi possibili per riportare finalmente a casa Giovanni, restituirlo alla sua famiglia, a tutti noi e alla certezza che impegnarsi per un mondo più umano è giusto ed è possibile.

Silvia Stilli, Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (AOI)
Maria Egizia Petroccione, Coordinamento Italiano Network Internazionali
Paolo Dieci, Link 2007 Cooperazione in Rete
Pietro Barbieri, Forum nazionale Terzo Settore
FIRMA LA PETIZIONE SU CHANGE.ORG (CLICCA)

19 settembre 2012

Il web si mobilita per Giovanni Lo Porto, il cooperante italiano rapito il 19 gennaio scorso

Oggi ritorniamo a parlare dei nostri connazionali rapiti all'estero. La liberazione di Rossella Urru ci ha fatto in qualche modo dimenticare del fatto che ancora più di una famiglia in Italia è in aprensione e aspetta la liberazione del proprio caro. Il pensiero va a Giovanni Lo Porto (foto) e dei due militari italiani presi in ostaggio dalle autorità indiane. Di questi ultimi lo prometto ci occuperemo più avanti. Intanto oggi invece la nostra attenzione si sofferma su Giovanni Lo Porto, il cooperante italiano rapito il 19 gennaio scorso in Pakistan. Ci sono delle novita: La Rete si mobilita per lui. Dunque è doveroso che anche noi lo facciamo: Giovanni Lo Porto Libero!!!

12 aprile 2012

Paolo Bosusco è libero. Ora aspettiamo la liberazione di Rossella Urru (e di tutti gli altri)

(Paolo Bosusco - repubblica.it)
Finalmente, dopo Claudio Colangelo (liberato il 26 marzo), anche Paolo Bosusco potrà riabbracciare presto la sua famiglia, e tutti i suoi cari. I Maoisti dello Stato Indiano dell'Orissa l'hanno finalmente rilasciato oggi, dopo averlo rapito il 17 marzo scorso. Ora più che mai aspettiamo con ansia la liberazione di Rossella Urru, 30 anni, cooperante italiana nata a Samugheo in provincia di Oristano, rapita nel sud dell’Algeria nell'ottobre scorso.
Paolo Bosusco e Claudio Colangelo
Vi ricordiamo inoltre che oltre a Rossella, mancano all'appello altre otto persone italiane. Tra di esse troviamo Maria Sandra Mariani (nella foto insieme a Rossella Urru), rapita nel febbraio 2011. Maria Sandra è l’ostaggio da più tempo nelle mani dei rapitori, ed è stata rapita nella stessa zona in cui è stata rapita Rossella Urru. Ricordiamo anche il cooperante siciliano Giovanni Lo Porto, rapito lo scorso 19 gennaio insieme ad un collega tedesco in Pakistan nella località di Multan (Punjab). Gli altri italiani prigionieri sono i sei italiani della nave Enrico Ievolì, sequestrata il 27 dicembre scorso al largo delle coste dell’Oman.

Maria Sandra Mariani
Giovanni Lo Porto
Post redatto da Raimondo per Niente Barriere