15 ottobre 2008

Stop alla TV analogica: La Sardegna è Digitale

Aggiornamento Domenica 19 Ottobre 2008 ore 14:27

Dall'Unione Sarda. Il numero verde 800-022-000 è, però, stato preso letteralmente d'assalto, quasi sempre con richieste di supporto nella sintonizzazione dei decoder. L'attivazione delle nuove frequenze ha causato degli spostamenti di canale che rendono necessario sintonizzare nuovamente il decoder. A questo si è anche aggiunto un guasto ad un impianto della Rai che ha "oscurato" in alcune parti del cagliaritano le tre reti per tutta la mattinata di ieri. Il problema è stato poi risolto. Il passaggio dal segnale analogico a quello digitale si concluderà a fine mese.
Lo switch off ha interessato finora 850 mila persone e sono stati attivati 85 trasmettitori da parte di 13 emittenti. Si sono verificati alcuni disagi, segnalati soprattutto delle persone anziane.

Aggiornamento Giovedì 16 Ottobre 2008 ore 14:22

per continuare il dibattito, dimostratosi molto interessante, aggiorno il post con 2 notizie molto interessanti che mettono altra carne sul fuoco (soprattutto la prima):

  1. Dal Blog di Daniele Martinelli: Per i media di regime fa notizia la Sardegna (oggi mi trovo a Cagliari a punzecchiare Antonio Di Pietro) avviata al “digitale terrestre” cimitero ideale per i vermi in doppiopetto che si nutrono di cadaveri uccisi dal tubo catodico. Guarda caso, proprio ora Europa 7 otterrà le frequenze. Di Rete4? No! Quelle di Rai 1, probabilmente quelle in bassa banda che quasi nessuno ha canalizzato sul proprio televisore. Una a caso? Il vhf 17, lontano dalle frequenze prelibate che vanno si e no dalla 40 alla 65. Ma questo i giornali non lo pongono, tantomeno come eventualità possibile. Preferiscono riportare le idiozie del forzitalidiota Paolo Romani secondo cui “nessuno sarà penalizzato e nessuno sarà favorito”. Balle! Rete4 continuerà a fare l’abusiva. Alla faccia di chi, quelle frequenze che sono bene comune di tutti non le ha mai potute nemmeno sperare.
  2. Da L'Unione Sarda: Sono già "quasi 100" gli interventi compiuti oggi sugli impianti di trasmissione televisiva in Sardegna "che hanno consentito nell'area dell'Ogliastra, e per Raiuno a Cagliari, il passaggio al digitale terrestre". Lo annuncia Andrea Ambrogetti, presidente di DGTVi, l'associazione che riunisce Rai, Mediaset, Ti Media, DFree e le emittenti locali di Frt e Aeranti-Corallo. "E' questo l'inizio del processo - sottolinea Ambrogetti in una nota - che porterà da oggi fino al prossimo 31 ottobre tutta l'isola in digitale e che farà della Sardegna, con i suoi 1.600.000 abitanti, l'area digitale più vasta dell'intero continente europeo".
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Da oggi in Sardegna parte ufficialmente la fase finale del processo di transizione alla tecnologia digitale, iniziata lo scorso anno con il passaggio totale al digitale di Rai 2 e Rete 4. Presi d’assalto in questi giorni i negozi per l'acquisto dell'apparato senza il quale dal primo novembre non si potrà più vedere la tv nell’isola.

Il processo per il definitivo passaggio dall'analogico al digitale nella mia Isola si completerà entro fine mese, quando anche nell'Oristanese, Nuorese e nel Sassarese occorrerà definitivamente il decoder per poter vedere tutti i programmi tv. Per agevolare questa fase di passaggio alla nuova tecnologia, il Ministero ha realizzato una serie di iniziative a favore dei cittadini. I cittadini avranno a disposizione il contributo statale per l'acquisto di un decoder digitale (50 uero) rivolto però ai soli cittadini in regola con l'abbonamento alla RAI, utilizzabile presso tutti i rivenditori che aderiscono all'iniziativa.

Per tutte le informazioni possibili e immagginabili è stato attivato un call center - con il numero verde 800.022.000 - per fornire dal lunedì al sabato dalle ore 8 alle ore 20 informazioni e assistenza ai cittadini, con particolare riferimento alle modalità di sintonizzazione dei decoder.

Dove reperire altre informazioni? Nei siti http://decoder.comunicazioni.it e www.raiway.it

14 ottobre 2008

Io amo Internet



"I love Internet": è la nuova campagna lanciata dal gruppo Codice Internet, un movimento volto a far conoscere la Rete nel nostro Paese. Lo scopo è proprio quello di far innamorare gli italiani del Web. Dopo alcuni incontri svoltisi a Milano con diversi professionisti nostrani del Web, è partita questa iniziativa che prevede anche il lancio di una bella mostra fotografica online, con protagonisti gli utenti italiani di internet.

Sono state raccolte già più di mille immagini - le trovate qui su Flickr -, e si punta ad ottenere almeno 100 mila foto entro novembre del 2009, per l'Internet Week di allora.

L'idea mi sembra simpatica e partecipo molto volentieri e voi?

http://img186.imageshack.us/img186/6219/img000113nr4.jpg

Per partecipare basta un cartello (che ti fai tu o ti scarichi da qui) e farsi una foto (o un video).

Lo carichi online con tag "iloveinternet" e that's it.

Per approfondire
Reporter Diffuso di Marco Montemagno

13 ottobre 2008

Banche e pecore da scannare

Non è facile riuscire a capire, per noi profani, la situazione economica attuale. Tutti i media parlano di "mantenere la calma e di continuare a vivere normalmente" ma subito dopo ci propinano una montagna di chiacchere che sono incentrate sul "catastrofismo" il "pessimismo". C'è da uscirne pazzi e sconfortati pensando al nostro, già precario, futuro. La convinzione di molti poveri normali italiani e che quello che stiamo vivendo consentirà alle solite persone di continuare a vivere agiatamente alle spalle di noi... "paga pantalone" come al solito.

C'è un personaggio che grazie ad internet e a numerose presenze in piccole televisioni, in questi anni, ha acquisito popolarità, malgrado le sue opinioni non fossero riportate dai soliti network imbonitori di sistema. Lui da tempo ha lanciato più volte l'allarme su quanto stava accadendo e che ora ci tocca sopportare da qui in avanti. Sto parlando di Eugenio Benetazzo.

Dal suo sito eugeniobenetazzo.com tra le tante cose si può leggere "... è stato battezzato il Beppe Grillo dell'economia e il Marco Travaglio della finanza per il suo modo di porsi, irriverente e dissacratore, caratterizzato da un'analisi lucida e critica senza eguali, basata sulla radiografia ed evoluzione dell'attuale scenario macroeconomico mondiale... opinionista ...su tematiche legate al risparmio gestito, alla globalizzazione, al signoraggio e soprattutto al sistema bancario italiano.

Vi propongo un suo articolo molto interessante dal titolo "Banche e pecore da scannare" scritto per disinformazione.it

Come può la Banca d’Italia esercitare realmente la vigilanza ed effettuare i controlli quando i principali soggetti che ne sarebbero penalizzati sono proprio i suoi azionisti?
E sì, perché se qualcuno ad oggi ancora non lo sapesse la Banca d’Italia è una società per azioni in mano alle grandi majors: Unicredito, Intesa, Capitalia, San Paolo e qualche altro istituto di credito, a dispetto di molte altre nazioni, in cui la relativa banca centrale è un ente pubblico, senza pericolo di collusioni o clientelarismi stile i “furbetti del quartierino”.
Mi piace sempre a tal punto ricordare come il mercato principe al mondo per liquidità e potenzialità abbia deciso di tutelare gli interessi del mercato e di quei soggetti che ne apportano i capitali, dollaro dopo dollaro: sto parlando di Wall Street e del popolo statunitense.

Già più di 70 anni fa dopo la disfatta del 1929 e la conseguente carneficina e mattanza di banche che soffocarono (succederà anche da noi basta aspettare, un nuovo 1929 è alle porte con dinamiche del tutto inaspettate) venne varato il Glass Steagle Act, una disposizione di legge, unica al mondo, che di fatto imponeva una rigida suddivisione tra banche di prestito e banche di investimento: in questo modo chi prestava denaro non poteva offrire forme di investimento.
Niente di più efficiente ancora ai tempi odierni: grazie a questa disposizione infatti nacquero banche che si evolsero lentamente diventando regine incontrastate su tutto il pianeta (tanto per fare un esempio la Banca Morgan venne divisa in due banche indipendenti una dall’altra: J.P. Morgan e Morgan Stanley).

Che cosa avviene invece nel nostro paese? Nulla di tutto questo. Anzi, decisamente l’opposto in cui il panorama bancario nazionale è costituito da grandi gruppi bancari (nati dall’accorpamento forzato in questi ultimi anni) che vi possono vendere come se fossero un discount di seconda categoria ogni forma di merce porcheria: assicurazioni, carte di debito, leasing, cellulari, investimenti, vacanze a rate, polizze unit, personal computes, bonds, p/t, mutui vari, bot e qualsiasi altro prodotto feccia che esite sul mercato. Tanto l’importante è che ci sia il gregge di pecore … quindi un numero elevato di soggetti ignoranti, grezzi e poco colti intontiti ed imbambolati da calcio, fictions e reality shows. E sapete che fine fanno le pecore? Vengono scannate … un po quello che è successo in tutti questi anni … e che purtroppo continuerà anche nei prossimi.

Sapete chi è Kenneth Lay? Ve lo dico io … è l’ex amministratore delegato della Enron … che sta scontando una pena detentiva di 175 anni, dopo aver subito il sequestro dei propri beni per pagare le sanzioni amministrative che gli sono state inflitte per la frode contabile che ha causato il crack Enron.
E dove sono invece e come vivono quelli che hanno truffato il popolo italiano ? E' ora che cominciate a farlo funzionare quel bozzo che avete un metro sopra il culo, altrimenti continuerete ad essere sodomizzati da questo sistema truffaldino. La Banca d’Italia (non vigila) semplicemente protegge gli interessi delle majors per evitare che il risparmio degli italiani venga assorbito da qualche più efficiente e corretta banca straniera.
Qualcuno mi chiede il perché i piccoli istituti di credito siano meno esposti rispetto a quelli grandi in caso di crash finanziario stile 1929 come profetizzato in Duri e Puri? Semplice: la piccola cassa rurale, la piccola banca di credito cooperativo non finanza il grande gruppo industriale, non foraggia i furbetti del quartierino, non viene strumentalizzata per gli interessi di una elite finanziaria. È una banca che si fa forte della sua presenza di solito storica sul territorio e che per questo ne conosce le caratteristiche e potenzialità sia sociali che imprenditoriali. Come ricordo spesso, presso le majors siete un numero, in quelle più piccole (forse) un essere vivente con emozioni e sentimenti.

Quanto al franco svizzero che dire: è la moneta rappresentativa dell’unica economia indipendente e neutrale dal resto del pianeta, il bene valutario che multinazionali, governi, organizzazioni criminali, magnati dell’industria e banchieri filibustieri hanno nelle proprie tasche. È la divisa bene rifugio per eccellenza, l’unico paese al mondo assieme all’Australia che non ha mai conosciuto la guerra: provate a guardare come si è rivalutato durante gli attentati del 11/9. La Svizzera è il forziere delle ricchezze bianche e nere di questo pianeta, la sua moneta non è una certezza, è l’unica certezza. Purtroppo. Se il franco svizzero non valesse più nulla, probabilmente la civiltà umana non esisterebbe più. Qualcuno ha mai sentito parlare del fallimento di una banca svizzera? Tutti i più grandi centri di controllo finanziario si trovano a Ginevra, Zurigo e Lugano, se salta la Svizzera , ve lo ripeto, la razza umana sarà catapultata all’età della pietra.

Infine termine spendendo qualche parola sulle banche on-line: sono più sicure di quelle tradizionali in quanto l’attività di prestito è inesistente e pertanto non hanno affidamenti a rischio. Sono banche che offrono (di solito) condizioni più vantaggiose e costi notevolmente inferiori rispetto alle altre tradizionali.
Sono banche che gestiscono depositi e pertanto in grado di rispondere alle richiesta in prima istanza di rimborso in quanto prive di contropartita bancaria contabile. Ma attenzione, perché anche qui esistono eccezioni e pertanto grandi bidoni.

Eugenio Benetazzo - Trader Professionista
Un video di Eugenio Benetazzo da youtube:


per aprofondire:
Blog di Beppe Grillo
Altre notizie: le cifre che stanno dietro

11 ottobre 2008

Vanvera&Zock e Francesca dei Comaneci

Oggi vi faccio vedere un video, trovato casualmente su youtube, che mi ha fatto ricordare l'ultima edizione di Settembre dei Poeti dove, tra le tante cose belle, ho potuto assistere "live" a uno splendido duetto proprio degli artisti che vedrete in video.

Vanvera & Zock con Francesca dei Comaneci in Henry Lee di Nick Cave.
Buon Ascolto!


Charity Business il nuovo guadagno


Secondo lo studio di Forum3, l'ente di reclutamento del personale nel settore terzo, i banchieri e i lavoratori della City negli ultimi quindici giorni si sono riciclati nel charity business.Il numero di “golden boy” che sta cercando lavoro nel campo umanitario è aumentato del 30 per cento.

Un vero e proprio boom quello relativo alle persone che stanno cercando di cambiare un’occupazione altamente rischiosa, visto il periodo, con una più sicura e “redditizia” dal punto di vista umano. A quanto risulta pare quello che sta succedendo non è nuova, in passato si è notato già un cambiamento di rotta di queste persone, ma la situazione attuale dell’economia internazionale, ha accelerato fortemente il fenomeno.

A confermare questo riclico lavorativo è stata la VSO (Voluntary Service Overseas), agenzia internazionale che si serve di volontari per lottare contro la povertà nei Paesi in via di sviluppo, che ha visto un’improvvisa crescita di domande di impiego, specie da parte di professionisti provenienti dai campi del business e management. D'accordo anche la Training and Development Agency for Schools, agenzia che lavora per il governo inglese, che si occupa formazione e d'inserimento lavorativo che ha osservato un aumento di richieste (dell’ordine 34 per cento), dall’inizio della crisi.

Tutto questo avvantaggerà il mondo delle ONG, come spiega la rivista Management Today Debbie Hockham, direttrice del forum: “Questi professionisti saranno sicuramente dei buoni fundraiser (chi raccoglie i fondi nel no profit, ndr), perchè hanno delle capacità e abilità facilmente trasferibili”.

Insomma al momento lavorare per il sociale sembra diventato un campo più sicuro e appagante moralmente del settore finanziario ed io francamente ho i brividi nel pensare che gente abituata a pensare senza aver degli scrupoli possa riciclarsi nel campo degli aiuti umanitari, specie nelle ONG, strumento che fino a questo momento è l' unico che ottiene realmente dei risultati alleviando la vita di milioni di persone nel mondo.

10 ottobre 2008

Parte la raccolta firme per il Referendum contro il "Lodo Alfano"

AGGIORNAMENTO 11:40

Qui la diretta in Streaming da Piazza Navona

inoltre diretta satellitare dalle ore 16:30 alle 18:30 su Sky - canale 872.


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Servizio di Daniele Martinelli alla presentazione del Referendum


Domani comincerà ufficialmente la raccolta delle firme per il Referendum proposto da L'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro contro il Lodo Alfano, in 3500 piazze d'Italia, che si protrarrà fino all'8 gennaio 2009, data in cui verranno depositate le firme in Cassazione.

Questo il quesito proposto:

"Volete voi che sia abrogata la legge 23 luglio 2008, n. 124 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 25 luglio, recante Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato?"

http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/firmaefermali/images/punti_firme.jpg
Clicca l'immagine e cerca nella tua Regione dove poter andare a firmare


Nella mia provincia si potrà firmare presso:


Oristano, Piazza Roma ore 10.00 - ore 20.00;
Oristano, Piazza Italia ore 14.00 - ore 20.00.

e poi successivamente a:

Uras in Via Roma a partire dal 17 Ottobre 2008 dalle ore 16.00 alle ore 20.00;
Uras in Piazza Berlinguer a partire dal 18 Ottobre dalle ore 16.00 alle ore 24.00.

Giornalettismo.com smonta RaiNews24

Ieri vi avevo parlato dell'inchiesta svolta dal giornalista Maurizio Torrealta per RaiNews24 passata quasi inosservata in Italia e che al contrario ha invece fatto molto scalpore nella maggior parte del panorama giornalistico mondiale.
Ebbene è passato neanche un giorno dalla sua pubblicazione, che la rete si subito mobilitata per mettere i puntini su questa inchiesta.

In Italia il famoso sito d'informazione libera www.giornalettismo.com a sferrare un duro attacco al lavoro svolto dal giornalista di RaiNews24 Torrealta, smontando punto per punto lo scoup della televisione All News della Rai.

Vi riporto fedelmente il post.


di John B (John)

Una recentissima inchiesta di Rai News 24 svela che nel 1991 gli americani usarono un’arma nucleare in Iraq.

In questi giorni RAI News 24 ha presentato un’inchiesta giornalistica che riporta dichiarazioni di un reduce americano della Guerra del Golfo del 1991, secondo le quali nell’ultimo giorno di quel conflitto gli americani utilizzarono un piccolo ordigno nucleare da penetrazione, della potenza di cinque chilotoni, nella zona compresa tra la città di Basra (Bassora) ed il confine iraniano.

QUANTO C’È DI VERO? - I giornalisti di RAI News affermano di aver verificato la notizia consultando gli archivi dell’International Seismological Centre e hanno scoperto che quel giorno, proprio in quella zona, fu registrato un evento sismicodi potenza corrispondente a cinque chilotoni”. In più, l’inchiesta riporta dichiarazioni del responsabile del reparto oncologico dell’ospedale di Basra secondo cui i decessi annuali per tumore sono passati dai trentadue del 1989 agli oltre seicento del 2002. Questo genere di inchieste giornalistiche (che purtroppo non sono una novità per RAI News 24) è deprimente, perché partono da una notizia del tutto inverosimile (nascondere un’esplosione nucleare in Medio Oriente è un po’ come nascondere un ippopotamo nella Fontana di Trevi) ma riescono in qualche modo a costruirci sopra uno “scoop”. Forse è l’eccesso di ottimismo el dopo - scoop fosforo bianco, utilizzato in guerra dagli usa. A tal proposito, qualcuno azzarda che questa sia una bufala nata proprio per “vendicarsi” di quell’inchiesta.

PARLIAMO DI ARMI NUCLEARI - Un’arma nucleare da 5 KT (chilotoni) equivale a 5.000 tonnellate di alto esplosivo che detonano contemporaneamente. Nel 1991, gli americani disponevano soltanto di due tipi di testate di potenza così piccola: la bomba B61 (sganciabile da aerei) e la W80/W84 montata sui missili “Cruise” strategici. Nessuna delle due era a “penetrazione”: soltanto nel 1995 fu autorizzato lo sviluppo di una variante a penetrazione della bomba B61 (la B61-11). I primi test avvennero nel 1996 e l’arma entrò in servizio nel 1997. Questi dati già smentiscono inesorabilmente la storiella di RAI News. Qualcuno potrebbe dire che gli americani hanno sviluppato segretamente un ordigno nucleare di quel tipo, senza dirlo a nessuno, prima del 1991. Non si vede perché, visto che per decine e decine di altri tipi di ordigni, versioni e sottoversioni, non è stato tenuto segreto nulla, e lo stesso sviluppo della B61-11 è stato ampiamente pubblicizzato.

L’IMPORTANTE È AVERLA, NON USARLA - Del resto, lo scopo principale di un’arma nucleare è quello di non dover mai essere utilizzata: è il principio della deterrenza, in base al quale è bene che il nemico sappia che ce l’hai e quante ne hai. Dovremmo quindi immaginare un complotto (quello di un’esplosione nascosta) cui se ne aggiunge un altro (quello di un’arma segreta il cui sviluppo è stato tenuto nascosto e poi posticipato negli anni, in barba ai controlli e alle ispezioni che USA e Russia si scambiano per vigilare sul rispetto dei trattati di controllo delle armi nucleari). Poi c’è la storia della potenza dell’esplosione. Per quanto “piccola” possa essere una bomba da 5 KT, la sua azione distruttiva è immensa. Uno studio recente (“Nuclear Terrorism and Nuclear Accidents in South Asia” di Kuchibhotla e McKinzie) illustra proprio gli effetti dell’esplosione di un ordigno nucleare da 5 KT. La sovrapressione distruggerebbe qualsiasi cosa nel raggio di un chilometro e mezzo circa, la nuvola del fall-out ricadrebbe su un’area di seicento chilometri quadrati. Senza contare gli effetti termici e quelli dell’impulso elettromagnetico.

UN PO’ DIFFICILE NASCONDERE TUTTO QUESTO - In un altro studio (“The Effects of Nuclear Weapons” di Glasstone e Dolan), viene mostrata la montagna di rocce creata dall’esplosione sotterranea di un ordigno di appena 0,087 KT. Figurarsi l’esplosione di un ordigno da 5 KT (cinquanta volte più potente). Del resto la bomba di Hiroshima aveva una potenza nominale di circa una quindicina di chilotoni, ed esistono studi secondo cui la potenza effettiva sviluppata dall’ordigno fu di molto inferiore: appena 3 KT (“Yeld of the Hiroshima Bomb Derived from Pessure Record”, di H.L. Brode).

QUALE TERREMOTO? - Chiarito che la storia dell’ordigno nucleare non sta in piedi in alcun modo, la curiosità ci spinge a verificare il presunto riscontro di un evento sismico registrato proprio in quella data e proprio in quell’area. Innanzitutto bisogna capire di che data si parla. La Prima guerra del Golfo è terminata il 28 febbraio del 1991, e il 10 marzo le truppe della coalizione erano già in fase di ritiro dal teatro. Per buona misura, abbiamo controllato i rilievi di eventi sismici registrati in un’area di ben 200 km di raggio da Basra (Bassora), dove esiste una stazione di rilevamento, per tutto l’anno 1991: qui l’evento. L’inchiesta dice che si è verificato tra “0 e 33 km di profondità” ma non si sono accorti (o non hanno voluto vedere) che il dato è contrassegnato con una F, che significa Fixed. Ossia la profondità è stata determinata e fissata con precisione, non è un range.

GUGOL CONFERMA - Se poi scarichiamo il file che contiene le coordinate di tutti gli eventi sismici registrati nel mondo nel 1991 e lo lanciamo su Google Earth, possiamo notare che non c’è stato un solo evento in tutta l’area compresa tra Bassora e l’Iran, nemmeno il più piccolo. I numerosi eventi registrati sono tutti avvenuti in Iran, in una zona fortemente sismica (figura 2). Non si capisce davvero come abbiano fatto quelli di RAI News a trovare un riscontro che non c’è, considerato che il database da noi utilizzato è il medesimo. Non si capisce nemmeno come si faccia a dire che la “potenza” di un evento sismico è comparabile a quella di un’esplosione nucleare da 5 KT, dato che gli effetti sismici di un’esplosione nucleare possono essere estremamente variabili secondo la profondità (se sotterranea) o la quota (se aerea) cui avviene l’esplosione, e secondo la conformazione geologica del sottosuolo. Anche la storia dell’evento sismico si rivela quindi una bufala.

L’INCREMENTO DEI TUMORI - Prendiamo atto dell’aumento dei casi di tumore a Bassora, e ci risparmiamo la verifica del dato. Ci sconcerta però l’affermazione secondo cui nel 1989 sono decedute solo trentadue persone di tumore in quell’area, con una popolazione di 2.600.000 persone, di cui oltre 1.800.000 nella città, pari a un decesso annuale ogni 56.250 abitanti. In Italia la media annuale è di un decesso ogni 450 abitanti , e non ci risulta che siano esplose bombe atomiche da queste parti. Sarà mica che le diagnosi tumorali, a Bassora, lasciavano un po’ a desiderare? In un articolo pubblicato nel 2003 sul Boston Globe, si riportano altre dichiarazioni rese dai medici iracheni, compreso lo stesso Jawad al-Ali citato da RAI News.

FORTI DUBBI - Da esse apprendiamo che nel 1988 a Basra erano registrati undici casi di cancro ogni 100.000 abitanti. È una cifra molto diversa rispetto agli 1,7 ogni 100.000 menzionati adesso, il che lascia piuttosto dubbiosi sulla validità delle cifre fornite. È verosimile che dopo la guerra siano stati applicati controlli diagnostici più incisivi, anche per studiare gli effetti delle sostanze tossiche rilasciate nelle aree di combattimento (metalli pesanti, uranio impoverito, composti chimici utilizzati nelle cariche esplosive, ecc.): queste sono certamente sostanze idonee a determinare un aumento dei casi di tumore, leucemie e malformazioni. Ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con una fantomatica esplosione nucleare ed è sconcertante verificare che qualcuno senta la necessità di inventarsi ridicoli “scoop” per denunciare il quotidiano dramma della guerra. Questi sensazionalismi possono favorire la carriera di un giornalista, forse, ma sicuramente non saranno di alcun aiuto alla gente che soffre e muore nel corso di tante guerre, specialmente se lo “scoop” si rivela una bufala, come in questo caso.