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26 maggio 2013
In ospedale si buttano 4 pasti su 10. Perché non darli ai poveri?
17 maggio 2013
Oltre 30.000 infermieri disoccupati o precari, il Ministero dell'Università corre ai ripari e...
Scritto da Angelo Riki Del Vecchio
ROMA. Il lavoro per gli infermieri non c'è? Si blocchino i Corsi di Laurea. E' in fase di studio una proposta di Legge da parte del Ministero per l'Università e la Ricerca (MIUR) per ridurre l'accesso agli studenti relativamente ai Corsi di Laurea in discipline sanitarie, visti gli esuberi che solo nel campo infermieristico si sono creati negli ultimi tre-quattro anni. Si contano, infatti, oltre 30.000 infermieri senza lavoro o con lavoro a tempo determinato e precario.
06 giugno 2012
In ambulanza per alcol o droga? Paghi il trasporto.
Lo prevede proposta legge consigliere regionale umbro Pd.
Se una persona viene trasportata in ambulanza all'ospedale perche' in stato di ebbrezza o per aver usato droghe, deve partecipare alla spesa sostenuta dal servizio sanitario per il trasporto: lo prevede una proposta di legge presentata nel consiglio regionale dell'Umbria da Andrea Smacchi, del Pd.
La proposta di legge (ora in commissione, con un solo precedente a livello nazionale, nella provincia di Bolzano) prevede, oltre al divieto di somministrare bevande alcoliche ai minori di 18 anni, di vietare anche la pubblicita' e la sponsorizzazione di bevande alcoliche in luoghi dove accedono anche i minori. Le sanzioni per i responsabili degli esercizi che venderanno o somministreranno alcolici ai minori vanno da 1.000 a 6.000 euro. Negli esercizi ci dovranno essere cartelli indicanti tale divieto, in caso contrario la sanzione amministrativa andra' dai 600 ai 2.000 euro. Chi sponsorizza o pubblicizza bevande alcoliche durante spettacoli e manifestazioni cui accedono anche minorenni dovra' pagare da 500 a 1.000 euro.
Smacchi ricorda che in Umbria 110 mila persone tengono comportamenti a rischio (il 13,6 per cento, dati Istat) per il consumo alcolico, e che soprattutto fra i ragazzini tra gli 11 e i 15 anni si sta diffondendo il ''binge-drinking'', consistente nell'ubriacatura fino allo stordimento. In quest'ultimo caso la percentuale si attesta sul 5,7 per cento, vale a dire 46 mila persone, di cui 10 mila di sesso femminile. Per quanto riguarda le droghe, i morti per overdose sono stati 27 nel 2011.
La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://ansa.it/
Mi sembra una cosa giusta.
Redatto da Raimondo per Niente Barriere
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La proposta di legge (ora in commissione, con un solo precedente a livello nazionale, nella provincia di Bolzano) prevede, oltre al divieto di somministrare bevande alcoliche ai minori di 18 anni, di vietare anche la pubblicita' e la sponsorizzazione di bevande alcoliche in luoghi dove accedono anche i minori. Le sanzioni per i responsabili degli esercizi che venderanno o somministreranno alcolici ai minori vanno da 1.000 a 6.000 euro. Negli esercizi ci dovranno essere cartelli indicanti tale divieto, in caso contrario la sanzione amministrativa andra' dai 600 ai 2.000 euro. Chi sponsorizza o pubblicizza bevande alcoliche durante spettacoli e manifestazioni cui accedono anche minorenni dovra' pagare da 500 a 1.000 euro.
Smacchi ricorda che in Umbria 110 mila persone tengono comportamenti a rischio (il 13,6 per cento, dati Istat) per il consumo alcolico, e che soprattutto fra i ragazzini tra gli 11 e i 15 anni si sta diffondendo il ''binge-drinking'', consistente nell'ubriacatura fino allo stordimento. In quest'ultimo caso la percentuale si attesta sul 5,7 per cento, vale a dire 46 mila persone, di cui 10 mila di sesso femminile. Per quanto riguarda le droghe, i morti per overdose sono stati 27 nel 2011.
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11 maggio 2012
"Porte chiuse" per i disabili in cliniche e ospedali
Il Codacons presenta un esposto alla Procura della Repubblica di Catania.
[Informazioni tratte da Codacons.it, Italpress - Corriere del Mezzogiorno]
Niente scivoli per i disabili, ed enormi difficoltà dei portatori di handicap per entrare in ospedali pubblici e nelle case di cura private. A Catania il Codacons ha dichiarato guerra alle barriere architettoniche: ostacoli insormontabili come gli scalini, barriere per usare spazi ed attrezzature, mancanza di segnalazioni per sordi e non vedenti.
Dopo le numerose segnalazioni pervenute, il Codacons ha presentato un esposto alla Procura ella Repubblica in merito alla mancata rimozione delle barriere architettoniche negli ospedali e nelle cliniche private. Sono infatti numerose le strutture sanitarie pubbliche e private rispetto alle quali diversi pazienti hanno segnalato presso le sedi Codacons la presenza di barriere architettoniche costituenti ostacoli insormontabili per i degenti disabili, e l'assoluta carenza di strumenti idonei ad agevolare l'accesso dei portatori di handicap agli ospedali ed alle cliniche private.
La normativa, precisa una nota dell'Ufficio Legale Regionale del Codacons, prevede espressamente l'obbligo per le strutture sanitarie di rimuovere le barriere architettoniche che impediscono, limitano o rendono difficoltoso l'accesso e/o la mobilità di persone con una limitata capacità motoria. In particolare la Legge n. 41 del 1986 (Legge Finanziaria del 1986) impone agli Enti Locali territoriali, allo Stato, agli Uffici periferici dello Stato, agli Enti Pubblici, di dotarsi di un piano per l'abbattimento delle barriere architettoniche e di destinare a tal fine una quota annuale del bilancio d'esercizio. Il Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici n. 236 del 1989 contiene le prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche. In particolare, all'art. 3 il suddetto decreto statuisce che l'accessibilità agli edifici deve essere garantita per quanto riguarda: a) gli spazi esterni; il requisito si considera soddisfatto se esiste almeno un percorso agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotte o impedite capacità motorie o sensoriali; b) le parti comuni. Inoltre il Decreto del Presidente della Repubblica n. 503/96 definisce le "barriere architettoniche" stabilendo che: per barriere architettoniche si intendono: a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea; b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di spazi, attrezzature o componenti; c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.
Più recentemente il Decreto 17 giugno 2002 dell'Assessorato alla Sanità della Regione Siciliana individua, conformemente alla normativa nazionale, i requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l'esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private, definendo i requisiti minimi per le autorizzazioni e l'accreditamento delle strutture sanitarie. Il Decreto contiene le regole che consentono di riconoscere il possesso da parte della struttura sanitaria di prescritti specifici requisiti (standard di qualificazione), essenziali all'espletamento delle funzioni cui lo stesso organismo (ospedale, casa di cura, ecc.) è preposto. Nello stesso decreto si stabilisce che tutti i presidi, in relazione alla tipologia delle attività svolte, devono essere in possesso dei requisiti previsti dalle vigenti leggi in materia di: caratteristiche ambientali e di accessibilità solo per le nuove strutture; protezione antincendio; protezione acustica; […] eliminazione delle barriere architettoniche.
In ragione di quanto sopra il Codacons Sicilia chiede che presso ogni struttura sanitarie pubblica e privata si effettuino delle verifiche mirate a valutare la sussistenza dei requisiti di legge per il mantenimento dell'accreditamento regionale dell'organismo, facendo particolare attenzione all'esistenza presso la struttura di barriere architettoniche che impediscono, limitano o rendono difficoltosa l'accesso e/o la mobilità di persone con una limitata capacità motoria; il Codacons chiede l'applicazione delle sanzioni ai soggetti proposti ai controlli ed alle strutture stesse, anche per i danni arrecati ai portatori di handicap e la condanna dei responsabili alle sanzioni previste, ed anche all'immediata rimozione delle barriere architettoniche esistenti.
Allarme rosso anche per la carenza di infermieri in uno degli ospedali cittadini, il Ferrarotto. L'unità operativa sotto accusa è quella di Cardiologia, rinomata in tutto il mondo. Lo denuncia il sindacato regionale infermieri Cni-Fsi: "Il livello qualitativo dell'assistenza - spiega il sindacalista Calogero Coniglio - non può essere garantito se un infermiere si trova costretto a coprire due turni al giorno invece che uno, causato da un organico infermieristico insufficiente, non in grado di assicurare i turni di servizio. Questo malessere che si nasconde dentro le mura dell'ospedale cittadino, tra il personale infermieristico turnista che si sente completamente abbandonato, provoca grande preoccupazione". Per il sindacato, gli infermieri usano i rientri in servizio comprendo i turni scoperti durante le assenze. Chi va in pensione non viene sostituito, e nessuno copre maternità e malattie lunghe. Tutti rinunciano alle ferie, e nessuno fa più i riposi.
[Informazioni tratte da Codacons.it, Italpress - Corriere del Mezzogiorno]
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A cura di Raimondo per Niente Barriere
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06 marzo 2012
Topo aggredisce paziente in ospedale dodici morsi sul corpo
LONDRA - Una dozzina di morsi lungo la schiena e il collo mentre era ricoverato nell'ospedale «St. Ebba» di Epsom, a pochi chilometri da Londra. Ad attaccare Jason Ketley, 42 anni, affetto da una patologia mentale, «è stato un ratto che gli ha lasciato sul corpo - affermano i familiari al "Daily Mirror" - una dozzina di morsi. Una serie di lesioni dolorose e sanguinanti».
È stato lo staff del dipartimento dove era ricoverato Ketley a scoprire il fatto, mentre il paziente inciampava camminando nel corridoio con il ratto appeso al collo. Dopo l'attacco, avvenuto lo scorso novembre, Ketley è stato sottoposto a un serie di iniezioni contro la difterite, il tetano e la polio. I suoi genitori hanno denunciato alle autorità competenti la "Surrey and Borders Partnership Nhs Foundation Trust" che gestisce la struttura.
Il grosso topo è stato catturato e soppresso, e i funzionari dell'ospedale hanno precisato «che si trattava di una specie che vive in campagna». Secondo la madre di Ketley, Pat Boardman, «il fatto è scandaloso perché mio figlio aveva grandi segni di morsi sanguinanti sul corpo. Era completamente impotente e terrorizzato. Inoltre, per calmarlo - conclude - il personale ha dovuto fargli vedere che aveva ucciso il ratto per dimostrargli che l'animale non poteva più fargli del male».
La versione integrale e originale di questo articolo è presente sul sito
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È stato lo staff del dipartimento dove era ricoverato Ketley a scoprire il fatto, mentre il paziente inciampava camminando nel corridoio con il ratto appeso al collo. Dopo l'attacco, avvenuto lo scorso novembre, Ketley è stato sottoposto a un serie di iniezioni contro la difterite, il tetano e la polio. I suoi genitori hanno denunciato alle autorità competenti la "Surrey and Borders Partnership Nhs Foundation Trust" che gestisce la struttura.
Il grosso topo è stato catturato e soppresso, e i funzionari dell'ospedale hanno precisato «che si trattava di una specie che vive in campagna». Secondo la madre di Ketley, Pat Boardman, «il fatto è scandaloso perché mio figlio aveva grandi segni di morsi sanguinanti sul corpo. Era completamente impotente e terrorizzato. Inoltre, per calmarlo - conclude - il personale ha dovuto fargli vedere che aveva ucciso il ratto per dimostrargli che l'animale non poteva più fargli del male».
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25 febbraio 2012
Caos e «effetto imbuto», solo il 15% ricoverato
In troppi con il «CODICE VERDE»: 7 pazienti su 10. Dal 2000 a oggi 45 mila posti letto in meno. Al pronto soccorso in 23 milioni l'anno. Sei su 10 ottengono un letto entro 12 ore. Per 1 su 4 è necessario un giorno intero.MILANO - «Emergency!». Il 28 maggio del 1990 il settimanale statunitense Time dedica la copertina ai pronto soccorso, con il titolo choc: «Emergenza!». È la prima presa di coscienza di un flagello dell'assistenza sanitaria in tutto il mondo: il sovraffollamento dei pronto soccorso.
Le date, in casi simili, sono importanti: ammettere l'esistenza di un problema è il primo passo per risolverlo. L'Italia, 22 anni dopo, annaspa ancora tra immagini vergognose di massaggi cardiaci praticati per terra e malati legati su barelle, polemiche e accuse incrociate. Gli allarmi lanciati dalle società scientifiche, come la Federazione italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza (Fimeuc) e la Società italiana Medicina di Emergenza-Urgenza, sono rimasti inascoltati. Giorgio Carbone, presidente della Simeu, scrive sul suo sito internet: «Già nel 2008 i colleghi di Roma misero in atto per le strade della città la protesta del "Barella day " per porre all'attenzione dell'opinione pubblica, e degli amministratori politici, la gravissima e pericolosa situazione del settore dell'Emergenza a Roma. Da allora nulla è stato fatto, se si esclude la definizione di piani di rientro regionali che inaspriscono anziché risolvere i problemi esistenti».
Troppi pazienti, pochi letti - La maledizione dei pronto soccorso è quello che, in gergo medico, viene chiamato l'«effetto imbuto». Arrivano troppi pazienti, l'ospedale non è in grado di reggere l'onda d'urto né di smistare i malati nei reparti spesso ridotti all'osso da un taglio di 45 mila posti letto dal Duemila a oggi. In Italia ci sono state ventitré milioni di richieste d'aiuto in un anno: il 15% sono cittadini in condizioni gravi che hanno bisogno di essere ricoverati; l'altro 85% è composto da uomini, donne e bambini che non riescono a trovare altrove la soluzione ai propri malanni, in sette su dieci sono «codici verdi» (non gravi). Di qui il caos, le ore in sala d'aspetto in attesa di una visita, lo stress di medici e infermieri che scontano il taglio degli organici e la crescita dei malati da visitare.
Ma per chi è entrato nel girone infernale del pronto soccorso con condizioni di salute serie, purtroppo, i problemi da affrontare sono solo all'inizio. Lo dimostrano all'ennesima potenza gli episodi di cronaca degli ultimi giorni, come la storia di Miriam, lasciata quattro giorni in pronto soccorso su una barella al policlinico Umberto I, le braccia legate per non farla cadere a terra. Succede, infatti, che i pazienti spesso non riescono ad avere un posto letto, nei reparti c'è il tutto esaurito, non resta che attendere e pregare.
In attesa di un ricovero - Così la condizione dei malati diventa di «imbarcati», come vengono definiti coloro che stazionano in pronto soccorso in attesa di posto letto al termine del processo diagnostico-terapeutico. Non sempre è una questione di ore, a volte ci vogliono giorni: solo il 60% dei pazienti trova un letto nel giro di 8/12 ore, nel 25% dei casi vengono superate le 48 ore, nel Lazio e in Campania 72 ore possono non bastare (come emerge dai dati raccolti dalla Fimeuc). «Il sovraffollamento non va considerato un problema del pronto soccorso, ma dell'intero ospedale - spiega Maria Antonietta Bressan, presidente Simeu della Lombardia -. È una situazione rischiosa per il paziente, perché ritarda le cure e fa diminuire la loro sicurezza». È già stato perso troppo tempo, adesso servono soluzioni. Cinzia Barletta, presidente della Fimeuc, precisa: «Alcune contromisure efficaci sono già state adottate in via sperimentale da Regioni come la Toscana, l'Emilia Romagna e la Lombardia. Altre possono essere importate dagli Usa e dall'Inghilterra».
I modelli da copiare - Sulla scrivania di Barletta c'è lo studio di mister Steven J. Weiss, Università della California, Davis Medical Center di Sacramento. È Weiss che otto anni fa ha messo a punto il Nedocs, uno strumento per misurare con una formula matematica il sovraffollamento dei pronto soccorso. I parametri utilizzati sono sia di tipo strutturale (come il numero di posti letto dell'ospedale e le postazioni di pronto soccorso) sia basati sull'attività ospedaliera (numero di pazienti, gravità, tempi di attesa). Adesso l'obiettivo è arrivare a misurare in modo scientifico, con il Nedocs, anche il sovraffollamento dei pronto soccorso italiani. È in corso uno studio multicentrico che coinvolge Emilia, Toscana, Lombardia, Liguria, Veneto e Lazio. «I risultati sono attesi per fine estate - dice Barletta -. Fotografare con precisione il problema è indispensabile per risolverlo».
Sono state messe in campo anche altre misure virtuose. In Toscana, con un decreto dell'11 dicembre 2009, hanno debuttato le «Discharge Room», aree dell'ospedale dedicate ai pazienti che devono essere dimessi, che in questo modo possono liberare la camera alle 13. In Lombardia dallo scorso ottobre sono stati attivati 880 letti destinati ai pazienti sub-acuti, soprattutto anziani, che possono essere dimessi dall'ospedale ma non ancora in condizioni di essere adeguatamente assistiti a casa per la complessità del quadro clinico. «È un sistema per decongestionare i reparti, in modo da non intasare i pronto soccorso - spiega il supermanager della Sanità lombarda, Carlo Lucchina -. L'obiettivo è intercettare anche i pazienti cronici che, al bisogno, possono rivolgersi alle strutture dedicate ai sub-acuti, invece che al pronto soccorso». Nel Lazio, con una delibera del 3 novembre 2009, è stata introdotta la figura del «facilitatore dei processi di ricovero e dimissione»: «Il problema - ammette Barletta - è che il provvedimento è rimasto sulla carta». Ma per disincentivare gli accessi inutili al pronto soccorso è necessario anche riorganizzare le cure al di fuori dell'ospedale. Lì, sul territorio. Così il ministro della Salute Renato Balduzzi punta sul progetto «Medicina 24 ore» che prevede ambulatori e studi medici in funzione 7 giorni su 7 dalle 8 alle 20. Un'offerta, dunque, più ampia di quella che solitamente viene offerta oggi dai medici di famiglia.
di Simona Ravizza
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