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24 maggio 2016

Basta con le file al pronto soccorso, sta arrivando l’assistenza al distretto…

foto www.artedelsapere.it

Lunghe attese, talvolta anche in barella, prima di vedere un medico. Un’assistenza territoriale capillare ed efficiente è fondamentale per alleggerire gli ospedali e le strutture di pronto soccorso, anche grazie all’ottimizzazione dei mandati degli oltre 600 distretti sanitari presenti in Italia. In Italia sono censite circa 800 strutture di pronto soccorso, distinte in 500 complesse e 300 di base, alle quali affluiscono circa 100.000 persone al giorno, con rilevanti differenze geografiche. Poiché il 70-80% degli accessi riguarda fragilità da cronicità, lo scopo di Card (Confederazione associazioni regionali di Distretto) è proprio la riorganizzazione dell’assistenza territoriale, che intercetti finalmente questi malati cronici per evitare che si riversino, ormai in fase acuta, al pronto soccorso.

19 maggio 2016

Canada, eutanasia. «Usate i soldi per curare i malati come me, non per ucciderli»

foto tempi.it

Di Benedetta Frigerio - Alcuni malati, insieme a medici e avvocati belgi, hanno raccomandato al Parlamento del Canada di non approvare eutanasia e suicidio assistito.

La legge sull’eutanasia che il Parlamento del Canada voterà il 6 giugno è molto simile a quella introdotta oltre 10 anni fa da Belgio e Olanda. I parlamentari hanno scelto di non considerare molte delle 21 raccomandazioni fatte da un’apposita commissione federale, che l’avrebbero resa ancora più radicale, con la promessa però di considerarle «negli anni a venire», come avvenuto nei due paesi europei.

01 febbraio 2015

Olanda: 650 bambini morti per eutanasia nel 2013

Credit Photo laeutanasia.bligoo.com.co
Questo articolo ve lo lascio cosi come l'ho trovato, non riesco a commentarlo. Vi lascio solamente il link di un nostro articolo del passato che mi sembra ancora molto molto attuale quando parliamo di eutanasia e disabili: Il Progetto T4: Lo sterminio dei disabili

Olanda: 650 bambini morti per eutanasia nel 2013
I numeri di una legge che sembra invitare a vedere l'eutanasia e il suicidio assistito come soluzione immediata ed efficace a vari problemi anziché come ultima ratio.
Secondo dati della Reale Associazione Medica Olandese, 650 bambini sono morti nel 2013 a seguito della legge 26.691 sull'eutanasia, visto che i medici o i genitori ritenevano che la loro sofferenza sarebbe stata molto difficile da sopportare.
Il 10 aprile 2001 è stata approvata in Olanda una legge che permetteva l'eutanasia e il suicidio assistito. Questo provvedimento, il nº 26.691, è entrato il vigore il 1° aprile 2002.
Nel corso degli anni, l'esperienza ha dimostrato che anche se la normativa era stata pensata per pazienti affetti da malattie terminali, il diritto di morire è stato garantito a un gran numero di persone fisicamente in salute ma con problemi psicologici.
Al riguardo, Wesley J. Smith ha richiamato l'attenzione di coloro che sostenevano che la legge si riferiva solo ai malati terminali e ha esortato ad ammettere che in realtà cerca di permettere la morte come soluzione a molte cause di sofferenza: terminale o cronica, handicap, malattie mentali...
I mezzi di comunicazione dei Paesi Bassi hanno reso noto che il numero di morti riferite per eutanasia nel 2011 è aumentato del 18% rispetto all'anno precedente, raggiungendo le 3.695 unità, e che il numero di decessi per suicidio assistito – che non integra le statistiche ufficiali sull'eutanasia – nel 2011 è stato probabilmente di 226.
Le morti per eutanasia sono state 3.136 nel 2010, 2.636 nel 2009, 2.331 nel 2008, 2.120 nel 2007 e 1.923 nel 2006.
Un altro aspetto che suscita preoccupazione è che non tutte le morti per eutanasia vengono registrate. Si sa che nel 2010 il 23% di questi decessi non è stato reso noto alle autorità preposte.
Cifre ufficiali certificano inoltre che 13 pazienti che soffrivano di malattie mentali sono morti per eutanasia nel 2011, mentre nel 2013 sono stati 42.
L'esperto di bioetica olandese Theo Boer sosteneva la legislazione menzionata, ma dopo dodici anni dalla sua approvazione ha cambiato idea. Constatando l'incremento esponenziale di morti nelle statistiche, si è chiesto se sia dovuto al fatto la legge avrebbe dovuto prevedere maggior garanzie o se sia il risultato della semplice esistenza di una legge che invita a vedere l'eutanasia e il suicidio assistito come una soluzione immediata ed efficace a vari problemi anziché un'ultima ratio.
[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]
sources: AICA 
Articolo interamente tratto da www.aleteia.org

21 maggio 2013

"Stamina offre speranze noi cerchiamo certezze"


Parlano le famiglie dei malati che chiedono la sperimentazione sulle staminali: "Quando vedi tuo figlio soffrire, credi in ogni cura. Ma servono dati scientifici".

07 maggio 2013

Quelli che… non vogliono le staminali! Quanti interessi ci sono dietro?



In Italia il dibattito si è aperto quando il 10 aprile scorso la legge per l’uso terapeutico delle cellule staminali ai trapianti d’organo,  è stata approvata in Senato e ha riscosso notevole scalpore. Ora dovrà passare al vaglio della Camera e si cerca perciò di fare pressione affinché la legge venga bocciata. Ma di cosa si tratta nel concreto e cosa si vuole veramente impedire? Quali  interessi ci sono dietro?

05 maggio 2013

Dieci ragioni per evitare il vostro medico


di JOSEPH MERCOLA
lewrockwell.com

In breve 
• La maggioranza delle visite mediche finisce col fornire “soluzioni” farmacologiche e chirurgiche che risolvono solamente i vostri sintomi ma spesso causano effetti collaterali e problemi.

04 maggio 2013

Dalle staminali la trachea biotech: Hannah ora può respirare



Hannah non aveva la trachea. Un'equipe internazionale di chirurghi gliene ha impiantata una ottenuta con cellule staminali e la piccola sudcoreana, appena due anni, ce la farà. Si tratta del primo intervento di questo tipo a livello mondiale su un bimbo.
Hannah, è nata senza trachea e i medici hanno potuto ''fabbricare'' un organo sostitutivo utilizzando cellule staminali prelevate dal suo midollo osseo e poi coltivate in una provetta di plastica. Le cellule hanno dato origine a una nuova trachea in meno di una settimana.
Un intervento simile era stato tentato con successo l'anno scorso, in Svezia: il paziente era un malato terminale di cancro, Andemariam Beyene, ingegnere di origine eritrea. Il gruppo di medici del Karolinska Institutet di Stoccolma, guidato dall'italiano Paolo Macchiarini, aveva sostituito la parte malata con un organo costruito in laboratorio con lo stesso metodo utilizzato per Hannah.

03 maggio 2013

Se sei povero muori (tanto per cambiare) - Scovata a Londra la cura per il cuore ma sarà solo per i ricchi

Gli scienziati britannici stanno studiando un virus modificato che potrebbe allungare considerevolmente la vita di un cuore malato - Peccato che la cura in questione, sarebbe talmente costosa che solo i super-ricchi potrebbero permettersela...

02 maggio 2013

Thalidomide, battaglia legale degli esclusi dall’indennizzo


Elisabetta Cannone - La loro speranza adesso è legata a una visita. Quella di uno specialista, un medico legale qualificato che dica se possono iniziare la loro battaglia. Loro sono i “figli” più sfortunati del thalidomide, il farmaco tedesco della Grunenthal che li ha fatti nascere con gravi malformazioni agli arti, dopo che le loro madri lo hanno assunto in gravidanza. Sfortuna perché oltre alla patologia che li accompagnerà per tutta la vita, per lo Stato la loro data di nascita li penalizza: prima del 1959 o dopo il 1965. 

01 maggio 2013

Quando la difesa della vita è contro la vita. Riflessioni sul blitz animalista a Milano.

di Marcello Ienca, youthunitedpress.com - Il blitz animalista effettuato sabato scorso dagli attivisti del movimento “Contro Green Hill” nei laboratori di Farmacologia dell’Università Statale di Milano rappresenta un caso che, per sostrato ideologico e modalità di esecuzione, risulta pressoché privo di precedenti. E’ pertanto opportuno fare chiarezza sulle dinamiche di questa protesta e delle relative conseguenze.
Anzitutto ricostruiamo l’accaduto.

29 aprile 2013

Segnalati 105 farmaci potenzialmente pericolosi: ecco la lista


Segnalati 105 farmaci potenzialmente dannosi per i consumatori: ecco la nuova misura che metterà in maggiore sicurezza i consumatori di farmaci. Esultante, la FederAnziani, che vede in questo evento un'occasione di dare voce e tutelare i consumatori over-65 di farmaci, che in Italia sono più di 3 milioni.

25 marzo 2012

Donazione di cellule staminali: quante vite si possono salvare?



Modena 23 Marzo 2012,

Convegno promosso dalla Conculta di Bioetica, sezione di Modena e Reggio Emilia. Presiede Enrico De Micheli, Presidente Consulta Bioetica, Sezione Modena e Reggio Emilia.
Relatori: Berenice Cavarra (Docente di storia della medicina e di bioetica Università di Modena e Reggio Emilia), Patrizia Romeo (Referente Scientifico del ProgettoDonazione Sangue Cordonale per ASEOP (Associazione Sostegno Oncoematologia Pediatrica) ), Monica Cellini e Giovanni Palazzi (Dirigenti medici Oncoematologia Pediatrica Policlinico di Modena).
Intervengono: Erio Bagbi (Genitore Socio Fondatore ASEOP, Presidente in carica di ASEOP Emilia Romagna), pazienti/riceventi e donatori con la loro testimonianza
Messaggio divulgativo offerto da Tipolitografia F.G. - Savignano sul Panaro (Mo) - info@tipolitografiafg.com

Fonte http://www.radioradicale.it/

NB. Sul sito di Radio Radicale questo audio è intitolato "Donazione di cellule staminali: quante vitte si possono salvare?". A nostro avviso siamo in presenza di un evidente errore ortografico ("vitte" invece di "vite"). Dunque ci siamo permessi, e ci scusiamo con la fonte, di modificarlo, sperando che Radio Radicale ci perdoni. Naturalmente ringraziamo la stessa Radio Radicale per aver messo a disposizione di tutti questa interessantissima conferenza.
Grazie
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23 marzo 2012

Si può morire di antiscienza a sedici anni?

Perché si combattono le pseudoscienze e le credenze idiote? Perché la gente ne muore. A sedici anni.

Clara Palomba. Clara. Palomba. Non dimenticate questo nome. Scanditelo bene. Scanditelo ogni volta che incontrate venditori di acque magiche, terapie miracolose e pastiglie curatutto, veggenti a raggi X e tutti quelli che promuovono questo schifo. Clara. Palomba.

Perché Clara è morta a sedici anni a causa della pseudoscienza e dell'ignoranza dei suoi genitori e degli amici che li hanno consigliati. Clara aveva il diabete. Il diabete, non una malattia esotica. Che si tratta benissimo. È morta perché i suoi genitori hanno sospeso le cure mediche che funzionavano e si sono rivolti a una ciarlatana, Marjorie Randolph, detta Maya. Non si sa bene se fosse una naturopata o omeopata o guaritrice o specialista in antroposofia. Importa poco: sono solo parole pompose per imbellettare una cloaca letale di scemenze.

Anche la Randolph è morta. Soffriva di ulcera gastrica e si è curata con le sue stesse stronzate. L'ulcera perforata che si è provocata l'ha fatta crepare di emorragia. Ben le sta. Spero sia stata una morte lenta e dolorosa. No, non ho pietà per i morti. Sono troppo incazzato e comunque non sono un ipocrita. Una deficiente in meno sulla Terra è sempre una buona cosa. Leggete tutti i dettagli nel blog Medbunker di WeWee, che è medico, e ditemi se non v'incazzate anche voi.

A volte mi chiedono perché mi accanisco contro le pseudoscienze. Perché spendo tempo e soldi a sbugiardare ufologi, astrologi, guaritori, sensitivi e chiaroveggenti. Perché sono così acido e tagliente nei miei giudizi. Mi chiedono "Ma che male fa? Sono credenze innocue...".

No. Non sono innocue. Perché tutto questo clima di rifiuto della scienza, del buon senso, della ragione, per abbracciare fantasie esoteriche gestite da una manica d'incoscienti e pubblicizzate da uno stuolo d'irresponsabili è quello che ha generato due imbecilli come i genitori di Clara e quegli altri imbecilli dei loro amici che hanno dato il consiglio di rivolgersi alla ciarlatana. Il processo a carico dei genitori, Dario Palomba ed Elisabetta Ontanetti, è terminato ieri, a due anni di distanza dalla morte di Clara, con la condanna per omicidio colposo aggravato per entrambi.

A tutti quelli che pubblicano oroscopi, vendono macchinette che producono acqua miracolosa, vanno in TV a parlare di alieni stupratori e di piramidi friulane, rifilano braccialetti per migliorare le prestazioni sportive, propinano pastigliette che contengono il nulla cosmico, diagnosticano le malattie guardando l'aura, a tutti quelli che dicono che la medicina è un grande complotto delle multinazionali e le cure mediche si possono sospendere e sostituire con parole magiche, talismani e pozioncelle, dico solo questo: Clara Palomba.

Voi, tutti voi ciarlatani e seminatori di paccottiglia, avete contribuito a uccidere una ragazzina di sedici anni. Possa il suo nome perseguitarvi per sempre. Io non vi darò il lusso di dimenticarlo.
di Paolo Attivissimo

Fonte Il Disinformatico

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Censis. Sanità peggiorata per il 29% degli italiani

L’accentuarsi delle differenze regionali (35,2%) e l’interferenza della politica sulla qualità della sanità (35%) sono le paure maggiori dei cittadini. I dati al centro della Tavola rotonda promossa oggi dall’Associazione parlamentare per la tutela del diritto alla prevenzione e da AboutPharma.

Gli italiani sono preoccupati per loro salute. E lo sono sempre di più. Emerge chiaramente dal capitolo Welfare e Salute del 45° Rapporto sulla situazione sociale del Paese del Censis, sui cui risultati si sono confrontati oggi politici ed esperti del settore riuniti al Senato per la Tavola Rotonda promossa dall’Associazione Parlamentare per la Tutela e la Promozione del Diritto alla Prevenzione e da AboutPharma.

Il tema delle risorse rappresenta chiaramente uno degli snodi nevralgici della questione, ed il rischio più rilevante è che l’unica direttrice degli interventi di riforma sia quella della razionalizzazione economica che non necessariamente porta ad una ottimizzazione del sistema. Oggi, in sanità è ancora evidente il divario di performance regionali, tanto che nelle Regioni del Mezzogiorno è più alta la percentuale di cittadini che parla di un peggioramento negli ultimi due anni: sono sempre più le persone che valutano come inadeguati gli ospedali, i laboratori di analisi, i medici specialisti e gli uffici delle Asl. L’accentuarsi delle differenziazioni regionali (35,2%) e l’interferenza della politica sulla qualità della sanità (35%) sono le paure maggiori dei cittadini per il futuro della loro salute.

“Bisogna dare risposta alle attese della gente, cercare dove possibile di venire incontro alle loro richieste che sono per noi tutti molto importanti, ma per poter far questo sarà indispensabile, che già da ora, le cose comincino a cambiare”, ha affermato il senatore Antonio Tomassini, Presidente XII Commissione Igiene e Sanità del Senato e Presidente dell’Associazione Parlamentare per la Tutela e la Promozione del Diritto alla Prevenzione intervenendo alla tavola rotonda. “Le dinamiche del Servizio sanitario regionale – ha aggiunto - dovranno garantire fattivamente entrambe le esigenze della popolazione: sostenibilità finanziaria e a tutti i cittadini, di qualunque Regione essi siano, la migliore qualità possibile”.

Tra i risultati evidenziati emerge come le donne dichiarino condizioni di salute buone in quote sistematicamente inferiori rispetto ai maschi, anche perché oberate dal lavoro di cura e di assistenza: le caregiver, specie nei casi più gravi di non autosufficienza, sono soprattutto donne che molto spesso assumono il carico assistenziale da sole, pagando talvolta con problemi psicologici e di salute. “Sulla condizione di salute al femminile – ha messo in luce Concetta Maria Vaccaro, responsabile del Welfare e Salute del Censis - pesano ancora situazioni strutturali di diseguaglianza sociale, come gli alti tassi di disoccupazione e i bassi livelli di reddito e le donne subiscono anche il contraccolpo della squilibrata distribuzione del lavoro di cura in termini di rischio psico-sociale e sanitario. Le casalinghe sono, subito dopo i ritirati dal lavoro (più anziani), la componente della popolazione che denuncia condizioni di salute peggiori. E nelle giovani donne incidono anche stili di vita più rischiosi, quali fumo e alcool, o la minore attività fisica”.

Nel corso dell’incontro si è anche dibattuto sul fatto che negli ultimi anni i redditi da pensione hanno fornito un contributo importante alle finanze di figli e nipoti alle prese con la crisi economica attuale. Questa forma di solidarietà intergenerazionale è però destinata a conoscere una brusca frenata nei prossimi anni: le pensioni erogate dal sistema obbligatorio pubblico saranno più basse di quelle attuali e, soprattutto, sarà indispensabile rimanere più a lungo nel mondo del lavoro per maturarne il diritto. “Tutta la popolazione – ha commentato Vaccaro - sembra però sostanzialmente inconsapevole di quello che sarà il livello reale di copertura garantito dal sistema pubblico, e anche per questo si registrano bassi livelli di adesione alla previdenza integrativa ed anche una scarsa propensione a farlo nel futuro. Nello stesso tempo i lavoratori più giovani e gli autonomi, quelli più colpiti dall’instabilità lavorativa attuale, hanno percorsi contributivi più deboli ma nella maggior parte dei casi non possono permettersi di sottoscrivere strumenti integrativi. Insomma – ha concludo Vaccaro -, l’equilibrio nei conti della previdenza pubblica non ci salverà dalla caduta del reddito degli anziani di domani, che con ogni probabilità dovranno fronteggiare i loro bisogni sanitari e assistenziali senza neanche poter contare sull’autogestione familiare”.

fonte http://www.quotidianosanita.it/cronache/articolo.php?articolo_id=8080

Impaginazione a cura di Raimondo by Niente Barriere

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20 marzo 2012

Scoperti due nuovi gruppi sanguigni

I gruppi sanguigni non sono i quattro che tutti conosciamo – A, B, AB e 0 – ma molti di più: con gli ultimi 2 appena scoperti da un gruppo di ricercatori dell' Università del Vermont il totale sale a 32.

I due nuovi gruppi, battezzati Junior e Langreis in onore dei portatori, sono stati identificati isolando due proteine mai osservate prima nei globuli rossi dei due pazienti.

Raro ma vero
I diversi gruppi sanguigni si caratterizzano per la presenza di antigeni sulla superficie dei globuli rossi: si tratta di macromolecole capaci di interagire con il sistema immunitario. Le due recentemente scoperte dagli scienziati americani sono le proteine e ABCB6 e ABCG2.
Gli individui con sangue appartenente a uno dei nuovi gruppi sono molto rari e concentrati in alcune zone del pianeta: i ricercatori stimano che in Giappone ci siano almeno 50.000 persone con gruppo sanguigno Junior negativo che potrebbero avere problemi con le trasfusioni di sangue o, nel caso di donne in gravidanza, manifestare incompatibilità con il bambino che portano in grembo.

Se non lo conosci, non lo cerchi
Il problema dei gruppi sanguigni rari o sconosciuti non è solo la scarsità di donatori, ma anche la mancanza nel laboratori di analisi dei reagenti necessari a identificarli. «Grazie a questa scoperta il test per i nuovi gruppi sanguigni entrerà nella routine, perchè ora sappiamo cosa cercare» ha spiegato alla stampa Bryan Ballif, biologo presso l'Università del Vermont.

I risultati di questo studio permetteranno ai medici di arrivare meglio preparati alle trasfusioni o ai trapianti di organi e tessuti su pazienti con gruppi sanguigni rari: «Molto spesso le crisi di rigetto hanno cause ignote, che però potrebbero essere riconducibili alla presenza di questi antigeni» spiega Ballif.
Eccesso di autodifesaLa reazione è causata dal sistema immunitario del ricevente che non riconosce come suoi i tessuti trapiantati o il sangue trasfuso e attiva tutte le difese utili a scacciare il presunto intruso. Tramite gli anticorpi, l'organismo inizia quindi a combattere se stesso.

La ricerca non è però conclusa: Ballif e i suoi colleghi ipotizzano la presenza di almeno altri 10 o 15 gruppi sanguigni oggi sconosciuti. «Anche se si tratta di gruppi estremamente rari, per i portatori è una delle cose più importanti da sapere» conclude lo scienziato.

fonte http://www.koimano.com/articolo.asp?id=1463&genere=Articoli

Articolo letto su http://terrarealtime.blogspot.it/

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06 marzo 2012

Topo aggredisce paziente in ospedale dodici morsi sul corpo

LONDRA - Una dozzina di morsi lungo la schiena e il collo mentre era ricoverato nell'ospedale «St. Ebba» di Epsom, a pochi chilometri da Londra. Ad attaccare Jason Ketley, 42 anni, affetto da una patologia mentale, «è stato un ratto che gli ha lasciato sul corpo - affermano i familiari al "Daily Mirror" - una dozzina di morsi. Una serie di lesioni dolorose e sanguinanti».

È stato lo staff del dipartimento dove era ricoverato Ketley a scoprire il fatto, mentre il paziente inciampava camminando nel corridoio con il ratto appeso al collo. Dopo l'attacco, avvenuto lo scorso novembre, Ketley è stato sottoposto a un serie di iniezioni contro la difterite, il tetano e la polio. I suoi genitori hanno denunciato alle autorità competenti la "Surrey and Borders Partnership Nhs Foundation Trust" che gestisce la struttura.

Il grosso topo è stato catturato e soppresso, e i funzionari dell'ospedale hanno precisato «che si trattava di una specie che vive in campagna». Secondo la madre di Ketley, Pat Boardman, «il fatto è scandaloso perché mio figlio aveva grandi segni di morsi sanguinanti sul corpo. Era completamente impotente e terrorizzato. Inoltre, per calmarlo - conclude - il personale ha dovuto fargli vedere che aveva ucciso il ratto per dimostrargli che l'animale non poteva più fargli del male».

La versione integrale e originale di questo articolo è presente sul sito
http://www.ilmessaggero.it/

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02 marzo 2012

I medici non sanno più fare una diagnosi


Un inchiesta dell’ Espresso punta la lente d’ingrandimento sulla sanità, o meglio su accertamenti Colesterolemia, Pap Test, Tac e risonanze magnetiche utilizzate quando non serve.

Da uno studio dell’American Academy of Orthopaedic Surgeons, il primo mai realizzato afferma che il 96 per cento degli medici intervistati ha ammesso di avere ordinato indagini diagnostiche a scopo difensivo, ovvero per avere le spalle coperte in caso di controversie legali. L’Associazione stima che questo sia costato almeno 2 miliardi di dollari. Il Motivo? I medici non sanno più fare una diagnosi senza vedere dentro il corpo.

Se il paziente va dal dottore lamentando dolori articolari, la prescrizione di un “accertamento” è la regola, anche contro ogni linea guida. Tutti gli studi condotti negli ultimi anni hanno dimostrato che per ridurre il dolore e migliorare lo stato delle articolazioni bisogna puntare sulla ginnastica mirata e sul mantenimento del peso, e che anche per la diagnosi un buon esame clinico vale più di molti test strumentali come la risonanza magnetica o l’artroscopia. Eppure chi va da un medico per questo genere di disturbo quasi sempre viene spinto a iniziare un lungo percorso di esami che non portano a risultati certi né a soluzioni durature.

La rivista “Arthritis Care & Research” pochi mesi fa ha dedicato un numero speciale al confronto tra pratica clinica e raccomandazioni, continua l’Espresso, tutto l’approccio sarebbe da rifondare: la diagnosi viene affidata a test poco risolutivi, la terapia è focalizzata sui farmaci e non sulla prevenzione, la chirurgia viene consigliata troppo spesso.Il motivo è presto detto: solo negli Stati Uniti, il mercato delle malattie articolari muove, ogni anno, più di 120 miliardi di dollari. Visite e ginnastica costerebbero certamente di meno.

Ls situazione e’ sempre più drammatica e sconvolgente,tra l’abuso di antibiotici prescritti, le mafie delle case farmaceutiche (Big Pharma) e questa ultima inchiesta direi che non c’è mai fine al peggio! Ma queste cose perché non vengono dette? Nei vari Matrix, Porta a Porta Vespone, Tg vari dovrebbero dedicare puntate intere a questi fatti scandalosi!

Forse non e’ loro interesse approfondire questi discorsi?

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.mondoallarovescia.com/

23 febbraio 2012

Sempre più farmaci "generici" in farmacia e sulle ricette - Ma noi ci fidiamo?


In arrivo molti medicinali copia. Sarà il medico a informare il paziente se è possibile utilizzare il generico
Finora, chi arrivava in farmacia con una ricetta doveva aspettarsi la domanda del farmacista: «Vuole il generico, rimborsato dal Servizio sanitario o il medicinale “di marca” prescritto dal suo medico? In tal caso dovrà pagare la differenza di prezzo rispetto a quello rimborsato». Era questo il risultato di una norma ideata per favorire il consumo dei farmaci equivalenti (o generici), che nascono da molecole per le quali è scaduta la protezione del brevetto e che quindi possono essere venduti il più delle volte a minor prezzo rispetto all’originale. Nulla comunque vietava all’assistito di rimanere fedele “al marchio”, purché fosse disposto a pagare quanto eventualmente eccedeva la quota rimborsata dal Servizio sanitario. E, stando ai dati, spesso lo faceva.
Forse per una malcelata diffidenza nei confronti dei generici, o perché non vedeva di buon occhio il fatto che il farmacista sostituisse un medicinale prescritto dal medico. Dalle prossime settimane ci sarà un piccolo cambiamento, i cui risultati potrebbero però essere importanti. Se non subirà variazioni, il decreto legge sulle liberalizzazioni – quello definito “Cresci Italia” – prevede infatti che sia compito del medico stesso informare i pazienti dell’eventuale disponibilità di farmaci generici. Il medico dovrà indicare sulla ricetta, a fianco del medicinale “con marchio” prescritto, la dicitura “sostituibile con equivalente generico” e il farmacista, in questo caso, procederà sostituendo il medicinale, a meno che il paziente non confermi di volere il prodotto “di marca”. Oppure, il medico espliciterà sulla ricetta che il farmaco prescritto è “non sostituibile”.

INTANTO QUEST’ANNO

scadrà la protezione brevettuale di ben 44 molecole (che si potrebbero andare ad aggiungere ai 233 principi attivi – o associazioni – già trasformati in generici). E tra queste ci sono dei veri e propri campioni di vendita. Per esempio, nel 2012 toccherà all’atorvastatina, il prodotto per ridurre il colesterolo che da anni è il medicinale più venduto al mondo. Secondo Ims Health (multinazionale specializzata in analisi di mercato), soltanto in Italia questa sostanza ha fruttato 490 milioni di euro all’azienda produttrice nel periodo compreso tra l’agosto 2010 e l’agosto 2011. C’è poi il farmaco contro l’ipertensione irbesartan, altro cavallo vincente da 127 milioni di euro; l’antiasmatico montelukast, che ha reso 89 milioni. Ed entro il 2013, tra altre decine di brevetti in scadenza, toccherà, per citare solo qualche nome, all’associazione salmeterolo/fluticasone contro la bronchite cronica e l’enfisema (che vende confezioni per quasi 300 milioni di euro l’anno) e a diversi altri farmaci, meno redditizi ma non meno importanti: per esempio, medicinali per l’Alzheimer e il Parkinson (donepezil, galantamina, entacapone, tolcapone), per l’osteoporosi (raloxifene), per le malattie psichiatriche (quetiapina) o il dolore (ossicodone). In scadenza anche il brevetto del Viagra (66 milioni di euro il valore delle vendite).

UN ELENCO LUNGO

quello che, secondo le stime di Ims Health, tra il 2012 e il 2015 riguarderà in totale brevetti pari a un mercato di circa 2 miliardi di euro in Italia. «Le nuove disposizioni sulla sostituibilità dei farmaci “di marca” con l’eventuale generico arrivano nel momento giusto — commenta Maria Font, farmacista dell’Ulss 20 di Verona e vicedirettore della rivista Dialogo sui farmaci — perché c’era bisogno che il medico si riappropriasse del suo ruolo nella prescrizione e nell’informazione al paziente». Secondo il ministero della Salute, le norme dovrebbero vincere le resistenze e «favorire l’uso di medicinali equivalenti a più basso costo, in tutti i casi in cui non sussistano specifiche ragioni sanitarie che rendano necessario l’uso dello specifico medicinale indicato dal medico». Nonostante abbia raggiunto gli 800 milioni di euro l’anno, il mercato dei generici, in Italia, continua infatti a segnare il passo rispetto a Paesi europei in cui da più tempo si ricorre a questa categoria di farmaci. Poco più del 13% dei medicinali assunti dagli italiani sono farmaci senza brand (marca). Una quota ancora piccola, se si considera che più del 55% dei medicinali a disposizione è a brevetto scaduto. In concreto, quando si può scegliere tra un generico e un farmaco “di marca”, quasi 3 italiani su 4 optano per quest’ultimo. Nulla a che vedere con gli Stati Uniti, dove la percentuale di preferenza per il generico è del 90% o con la Gran Bretagna e la Germania, dove arriva al 70%. «C’è da tenere conto che, rispetto ad altri Paesi europei, in Italia gli equivalenti sono stati introdotti più tardi» precisa Font. Anche se la prima normativa che li definisce è del 1996, soltanto nel 2001 i generici sono approdati concretamente sul mercato italiano. Con quasi un trentennio di ritardo rispetto a Stati Uniti, Germania e Regno Unito e 20 anni dopo i Paesi nordici. «Ora, però, dovremo fare un ulteriore salto, dato che i generici sono una voce importante di risparmio» aggiunge Font.

DELLO STESSO AVVISO

è il direttore del reparto di Farmacoepidemiologia del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell’Istituto superiore di sanità, Roberto Raschetti, che aggiunge: «Sul fatto che, a parità di principio attivo, si continui a preferire il prodotto “di marca” pesa probabilmente l’atteggiamento dei pazienti, legati al farmaco di cui conoscono bene il nome». La sensazione è confermata dai dati: un’indagine condotta da Sextantfarma nel biennio 2009-2010 su un campione rappresentativo della popolazione mostrava che è ancora forte nei pazienti la convinzione che a un prezzo inferiore corrisponda una minore qualità ed efficacia. Dall’indagine emergeva una certa diffidenza nei confronti dei generici anche da parte dei medici di medicina generale: circa la metà del campione dichiarava perplessità, nella maggior parte dei casi perché dubitava della loro efficacia o per timori sulla tollerabilità del medicinale. «C’è carenza di informazione, — sottolinea Achille Caputi, direttore del Dipartimento clinico-sperimentale di Medicina e farmacologia dell’Università di Messina — per cui è importante fugare ogni dubbio sui generici». Ancor più in una fase in cui, da una parte la crisi impone di stringere la cinghia e dall’altra si prevede un arrivo imponente, e probabilmente in tempi più rapidi, di nuovi generici. Un altro intervento contenuto nel decreto “Cresci Italia” ha infatti abrogato (salvo cambiamenti in fase di conversione) la norma che non consentiva alle aziende di avviare le pratiche per il riconoscimento dell’equivalenza prima della scadenza del brevetto. Ora non sarà più così e il generico potrà essere disponibile non appena la protezione sarà scaduta. Una novità positiva per i produttori di generici, secondo cui si è rimossa la causa di «inutili rallentamenti» nell’accesso a farmaci che riducono la spesa. Da parte loro, i produttori di medicinali griffati lamentano un’incongruenza: a causa di un’altra legge (del 2009) devono attendere 9 mesi prima di poter abbassare anche i loro prezzi a livelli competitivi rispetto a quelli del generico.

Antonino Michienzi

La versione integrale e originale di questo articolo è presente sul sito
http://www.corriere.it/

Immagine e Articolo Letto su
http://ilfattaccio.org/

17 febbraio 2012

Potremo parlare con i pazienti in coma?


di Gordon Francis Ferri

Lo studio, pubblicato su Plos Biology spiega come è possibile tramutare in suoni le onde cerebrali: in un futuro prossimo sarà dunque possibile anche 'leggere' e interpretare le parole di chi non può parlare

Chi di noi non avrebbe voluto sentire almeno una volta le parole che passavano nella mente di un nostro amato o del nostro capo?

Adesso non sembra piu' fantascienza. Alcuni ricercatori di Berkeley hanno infatti messo a punto una tecnica che raccoglie i segnali elettrici direttamente dalle onde cerebrali dei pazienti e ricostruisce i suoni delle parole mentre queste vengono pensate.

Lo scopo pero' non e' certamente svelare i pensieri segreti delle persone, ma e' bensi' di tipo medico. In futuro, come spiega lo studio pubblicato su Plos Biology, questo metodo potrebbe aiutare infatti a comunicare con i pazienti in coma e locked-in.

Per arrivare a questo risultato i ricercatori Usa sono partiti impiantando degli elettrodi direttamente su una parte del cervello dei partecipanti a uno studio, che erano in grado di muovere un cursore su uno schermo semplicemente pensando il suono delle vocali.

Tramite la risonanza magnetica funzionale hanno poi tracciato il flusso di sangue cerebrale mostrando la strada per identificare quali parole o idea una persona stesse pensando.

Successivamente, dopo aver studiato i modelli di flusso sanguigno collegati a particolari immagini, gli scienziati hanno pensato che potevano essere utilizzati per indovinare quali immagini erano pensate, ricreando cosi' 'i film della mente'.

Dalle immagini si e' quindi deciso di passare al sonoro. Cosi' il team guidato da Brian Pasley si e' concentrato su un'area cerebrale nota come giro temporale superiore, o stg, che ci aiuta a dare il senso linguistico dei suoni che ascoltiamo.

Gli scienziati hanno monitorato le onde cerebrali dell'stg di 15 pazienti, che dovevano sottoporsi a operazioni chirurgiche per epilessia o tumori, mentre eseguivano i suoni di persone che recitavano parole e frasi.

Dopo di che hanno 'pulito' il caos dei segnali elettrici che l'audio trasporta nell'stg dei pazienti, usando un modello informatico che aiuta a tracciare le parti del cervello molto attive quando si eseguono varie frequenze dei suoni.

fonte Adele Lapertosa per ANSA

Cosi', quando ai pazienti erano date della parole cui pensare, i ricercatori sapevano indovinare quella scelta e sono stati anche in grado di ricostruirne alcune, convertendo in suoni le onde cerebrali. Secondo gli scienziati una delle possibili applicazioni di questa tecnica puo' essere realizzare uno strumento, una protesi 'traduci-pensieri' per chi ha problemi di linguaggio o per chi non riesce a parlare ma puo' immaginare quello che vorrebbe dire.

"Anche se per questo - commentano i ricercatori - ci vorra' ancora molto tempo".

fonte Adele Lapertosa per ANSA

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01 febbraio 2012

Da Ricerca Italiana passo avanti contro diabete giovani

Colpiti in 500mila. Una molecola migliora trapianto cellule pancreas.

Arriva dalla Ricerca italiana un contributo significativo per la cura del diabete giovanile, ovvero il diabete di tipo I che colpisce circa 500mila under-14 nel mondo (circa 20mila in Italia) e, in fase ritardata piu' rara, a volte anche gli adulti. Una nuova molecola (Reparixin), frutto della Ricerca dell'azienda farmaceutica Dompe', ha infatti dimostrato di migliorare l'efficacia del trapianto di cellule (isole) pancreatiche, nuova frontiera per la cura di tale patologia.

I risultati della sperimentazione clinica di fase II su pazienti della nuova molecola sono stati presenti a Innsbruck in occasione del Congresso internazionale Aidpit-Epita, appuntamento fondamentale della comunita' scientifica per l'approfondimento sul trapianto di isole, secondo gli esperti uno dei piu' promettenti approcci terapeutici (ancora in fase sperimentale) per la cura del diabete giovanile di tipo I.

Questa forma, la piu' diffusa tra le malattie croniche pediatriche, porta ad una rapida distruzione delle cellule pancreatiche che producono insulina a causa di un'anomala reazione del sistema immunitario, rendendo cosi' necessaria per questi pazienti la somministrazione esterna dell'insulina per il controllo della glicemia.

Varie possono pero' essere le complicanze, ed in questi casi il trapianto di pancreas e' stata finora la procedura di riferimento. Ma negli ultimi anni si e' affermato un piu' efficace metodo 'alternativo': il trapianto di isole pancreatiche (le cellule del pancreas che producono insulina) da donatore, che vengono impiantate nel fegato del ricevente attraverso una semplice infusione in vena. Il fegato, cosi' 'ingegnerizzato', assolve dunque anche alla funzione del pancreas iniziando a produrre insulina.

Oggi, grazie alla nuova molecola, e' possibile ridurre significativamente le frequenti reazioni infiammatorie ed il potenziale rigetto delle isole trapiantate. Attualmente, a livello internazionale, 10 pazienti sono in trattamento con la nuova molecola e 2 sono diventati totalmente indipendenti dalle iniezioni di insulina. Lo studio internazionale di fase III (su circa 60 pazienti) del nuovo farmaco partira' quest'anno.

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