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20 maggio 2016

Tom Hanks ha il diabete: "Sono stato un totale idiota..."

foto wikipedia.org

Tom Hanks ha il diabete: "Sono stato un totale idiota. Tutta colpa della mia dieta poco sana"

"Sono stato un idiota totale" ha detto Tom Hanks ai microfoni di Radio Times ammettendo le sue colpe. "Se ho il diabete sono solo io il responsabile. È colpa della mia dieta poco sana".
La malattia era stata già diagnosticata all'attore nel 2013 e lui stesso aveva confessato nel salotto del David Letterman Show di soffrire di diabete di secondo tipo. Sono due infatti i tipi di diabete: tipo 1 e tipo2 . Il tipo 2 è il più comune, soprattutto tra gli anziani, ed è associato all'obesità. Può causare cecità, insufficienza renale, e persino amputazione degli arti inferiori. Inoltre aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.

06 aprile 2015

Soros prepara la regina delle speculazioni: quella sul cibo

Sono certo che la terra da coltivare sia il miglior investimento della nostra epoca. I prezzi dei prodotti alimentari aumenteranno, grazie alle richieste sempre maggiori dei mercati, e il fabbisogno sarà soddisfatto attraverso la coltivazione di nuove terre, o della tecnologia o, forse, di entrambe”.George Soros aveva le idee chiare già nel 2009 e l’anno successivo ha iniziato la sua scalata all’approvvigionamento di terre, aziende agricole e società impegnate nell’agrochimica e nella biotecnologia. Secondo alcuni analisti l’obiettivo del miliardario e speculatore americano sarebbe quello di creare una bolla economica sui principali prodotti alimentari di largo consumo: una speculazione dalla portata enorme, capace di mettere in ginocchio vaste aree del globo.

26 maggio 2013

In ospedale si buttano 4 pasti su 10. Perché non darli ai poveri?


Quattro pasti su dieci destinati agli ospedali vanno a finire nella pattumiera. Soldi che sfumano e sprechi che potrebbero essere ridotti, destinando questi pasti a chi da solo non ce la fa più, come i quasi due milioni di poveri assistiti ogni giorno dal Banco Alimentare con le sue 8.600 strutture caritative convenzionate.

25 maggio 2013

VANDANA SHIVA – I piccoli siano i custodi dei semi


Ai bambini chiediamo di salvare il pianeta e la biodiversità. Siano i piccoli custodi dei nostri semi.“Ai bambini chiediamo di salvare il Pianeta e la biodiversità. Siano i piccoli custodi dei nostri semi”.

20 maggio 2013

05 maggio 2013

Siamo già in guerra, ma speriamo tocchi prima a loro


C’è una guerra in atto. Terroristi in giacca e cravatta fanno annunci, programmano azioni di carta e mietono vittime. Barclays, Deutsche Bank e Jp Morgan hanno investito massicciamente nel settore delle commodities agricole, negli ultimi anni, per sfidare Goldamn Sachs e Morgan Stanley: queste cinque banche controllano il 70% degli scambi sui prodotti agricoli in tutto il mondo.

24 aprile 2013

La Monsanto e quei tumori troppo sospetti

Lo sapevate? Uno studio pubblicato sul Food and Chemical Toxicology, riportato da The Grocer e Fanatic Cook ha dimostrato che la Monsanto, prima produttrice mondiale di erbicida, insieme al mais geneticamente modificato per resistere alla "doccia", potrebbe aver causato tumori, danni multipli agli organi e portare ad una morte prematura.

22 aprile 2013

Mais cancerogeno “riciclato” come biogas. Il professor Montanari: idea pericolosa



“Significa spostare le sostanze cancerogene su altri cibi”. Una voce preoccupata e autorevole si leva a commentare la notizia di ieri: sarà trasformato in biogas quel 30% del raccolto italiano 2012 di mais che risulta contaminato da aflatossine cancerogene.
Secondo Stefano Montanari – è il direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, uno degli scienziati più famosi d’Italia – le aflatossine torneranno nei campi, e dunque nel nostro cibo, attraverso il digestato, il residuo della produzione di biogas che abitualmente viene usato come concime.
Ho intervistato il professor Montanari per email. Le sue affermazioni vanno decisamente controcorrente rispetto alle rassicurazioni ufficiali secondo le quali le aflatossine si degradano nel digestore (una sorta di pentolone nel quale la materia organica viene fatta fermentare ricavandone il gas) e dunque il mais cancerogeno sarà riciclato senza causare problemi.
Afferma invece Montanari: le aflatossine sono prodotte da funghi microscopici in grado di sopravvivere a condizioni ambientali estreme (il riferimento è al digestore) e di tornare a prosperare non appena le condizioni ambientali diventano favorevoli.

27 ottobre 2012

Allergia al nichel. I cibi e gli oggetti da cui stare alla larga

Il nichel può avere effetti nocivi sulla salute, scatenando delle reazioni allergiche. Vediamo quali sono i cibi che ne contengono di più e le accortezze da usare nel maneggiare taluni oggetti

Per le sue caratteristiche chimico-fisiche, il nichel è un metallo abbondantemente usato nell’industria, soprattutto per la preparazione delle leghe caratterizzate da resistenza al calore e alla corrosione. In particolare, il nichel è impiegato per la produzione della maggior parte degli oggetti di uso quotidiano con i quali siamo perennemente in contatto: bigiotteria, orologi, cellulari, maniglie, cerniere, stoviglie, pentole, accendini, forbici, aghi, batterie, coloranti, materiale elettrico, ceramiche, parti metalliche di occhiali. È un componente anche delle tinture per capelli e dei prodotti per le permanenti. Leggendo le etichette, possiamo constatare come il nichel sia un ingrediente usato anche in cosmesi, lo ritroviamo infatti, nello shampoo, prodotti per il make-up, smalti (in particolare quelli di colore verde), prodotti per la rasatura, dentifrici.

14 marzo 2012

MSF “Gli aiuti internazionali continuano a fornire cibo scadente ai bambini”

“Il sistema degli aiuti alimentari internazionale continua a fornire ogni anno su larga scala cibo scadente a milioni di bambini malnutriti”. Lo denuncia un comunicato di Medici Senza Frontiere (MSF) alla vigilia della Giornata mondiale dell’Alimentazione di domenica 16 ottobre. “La maggior parte degli aiuti alimentari, compresi quelli verso paesi con alti tassi di malnutrizione - come intere zone dell’Africa Subshariana - comprendono farine a base di mais e soia (Corn Soy Blends - CSB), che non contengono i nutrienti vitali e le proteine di cui hanno bisogno i bambini per la loro crescita. Solo gli Stati Uniti ogni anno inviano ai Paesi in via di sviluppo circa 130.000 tonnellate di aiuti alimentari inadeguati come il CSB, coltivato e processato in piantagioni americane” - afferma l'associazione.
La malnutrizione – una malattia prevenibile e curabile – colpisce 195 milioni di bambini in tutto il mondo ed è la causa nascosta di almeno un terzo degli otto milioni di decessi di bambini al di sotto dei 5 anni, la maggior parte dei quali nei paesi del Sud del mondo. I bambini al di sotto dei due anni sono i più vulnerabili e senza l’accesso a cibo altamente nutritivo necessario per la loro crescita e sviluppo – come il cibo terapeutico pronto all’uso ora disponibile – soffriranno di conseguenze debilitanti per tutta la vita. “È stato provato al di là di ogni dubbio che assicurare aiuti alimentari adeguati ai bambini più piccoli e vulnerabili salva le loro vite, ma nonostante ciò il sistema globale degli aiuti alimentari non è ancora al passo con i rivoluzionari progressi fatti dalla scienza della nutrizione” - dichiara Unni Karunakara, presidente internazionale di MSF.
“Molti Paesi, tra cui quelli europei, hanno risolto con successo il problema della malnutrizione a casa propria adottando strategie che assicuravano l’accesso a cibi nutrienti per le persone più vulnerabili” - prosegue Karunakara. “Ma stiamo ancora aspettando che applichino le stesse strategie quando si tratta di mandare aiuti alimentari agli altri Paesi”. I paesi europei sono tra i principali donatori di aiuti alimentari al mondo. “Mentre alcuni Stati europei hanno provveduto individualmente a includere prodotti adeguati nel pacchetto di aiuti alimentari, la Commissione Europea è in ritardo” - sottolinea MSF. “Nonostante le ripetute promesse circa la necessità di garantire che i bisogni nutritivi dei bambini sotto i due anni di età siano soddisfatti, la Commissione Europea deve ancora pubblicare linee guida chiare su come intende implementare le riforme necessarie. Inoltre, le politiche degli aiuti alimentari della Commissione Europea sono incoerenti perché impongono ostacoli per l’ottenimento dei fondi per l’acquisto di prodotti adeguati che possano prevenire la malnutrizione, mentre spianano la strada a quei programmi finanziati dall’Europa che forniscono prodotti molto meno nutrienti ed efficaci”. “La Commissione Europea deve andare oltre le generiche dichiarazioni d’intenti e mostrare la propria determinazione nel miglioramento della qualità degli aiuti alimentari europei” - evidenzia Unni Karunakara.
Alcuni attori chiave del sistema degli aiuti alimentari hanno iniziato a cambiare. Il Programma Alimentare Mondiale (PAM), per esempio, adesso utilizza alimenti supplementari che rispondono ai bisogni nutritivi dei bambini sotto i due anni come cardine della propria azione durante le emergenze umanitarie. Questi prodotti hanno giocato un ruolo chiave nel 2010 nella risposta alle crisi nutrizionali che hanno colpito il Niger, durante le inondazioni in Pakistan e il terremoto a Haiti. I Paesi donatori e le altre organizzazioni coinvolte hanno migliorato la qualità degli alimenti inviati in Somalia e Kenya per rispondere all’attuale crisi nutrizionale che ha colpito i due paesi. Ma a oggi, i bambini che vivono fuori da queste grandi emergenze continuano a ricevere prodotti dai principali donatori alimentari internazionali che non soddisfano i loro specifici bisogni nutrizionali. “Le grandi emergenze, come quelle che stanno colpendo in questi giorni la Somalia e il Kenya, rappresentano solo la punta dell’iceberg della malnutrizione” - continua Unni Karunakara. "La maggior parte dei bambini malnutriti sono invisibili e non dovrebbero essere vittime di guerre o catastrofi naturali per poter avere accesso al cibo di cui hanno bisogno”.
Nel 2008, un vertice internazionale di esperti organizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha esaminato il crescente volume delle evidenze scientifiche e ha concluso che gli standard nutrizionali degli aiuti alimentari dovevano essere migliorati. Ma tre anni dopo, l’OMS, a cui fanno riferimento i Ministeri della Salute dei Paesi in via di sviluppo per le politiche di orientamento, non ha ancora emesso linee guida ufficiali per garantire il miglioramento degli alimenti per i bambini malnutriti. “Le linee guida dell’OMS sono cruciali per incoraggiare i paesi donatori ad adottare standard migliori per gli aiuti alimentari e per i Paesi beneficiari per predisporre misure migliori per garantire che i loro bambini abbiano accesso ad alimenti di qualità,” afferma Karunakara. “I bambini non possono tollerare il ritardo causato dal fatto che debba essere dimostrata l’efficacia e la sicurezza di questi nuovi alimenti specifici da ogni singolo governo durante ogni crisi” - nota Karunakara. “Ciò serve solo a ritardare il lancio di programmi salva-vita”.
Mentre iniziative come la campagna “1000 giorni” o “Scaling Up Nutrition” (SUN), - che riuniscono paesi colpiti da alti livelli di malnutrizione insieme ai principali donatori alimentari internazionali – dimostrano che esiste un consenso scientifico e politico sulla necessità di investire sui bambini al di sotto dei due anni d’età: la maggior parte degli aiuti alimentari non fornisce cibi adeguati ai bambini più piccoli. “La gamma dei prodotti disponibili per gli aiuti alimentari ancora ignora i bisogni dei più vulnerabili” - conclude Unni Karunakara. “Non ci sono più scuse per aspettare; i più importanti paesi donatori di aiuti alimentari del mondo devono finalmente cambiare rotta”.
Il 12 ottobre, a nome di più di 125mila persone di oltre 180 paesi che hanno firmato la petizione sul sito www.starvedforattention.org, MSF ha inviato una lettera a tutti i rappresentanti dei principali paesi donatori, compresi gli Stati Uniti, gli Stati membri dell’Unione Europea, il Canada e il Brasile, per chiedere di “porre fine alla fornitura di aiuti alimentari inadeguati ai bambini malnutriti e ai bambini a rischio malnutrizione nei Paesi in via di sviluppo”. [GB]

Fonte http://www.unimondo.org/

Maggiori Informazioni su
http://www.medicisenzafrontiere.it/

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10 marzo 2012

Chi ha fame ci vede di più

Lo dice una ricerca che dimostrebbe come il nostro cervello ‘stimoli’ la vista e potenzi la percezione

Rémi Rade, un professore universitario di psicologia, ha condotto un esperimento su alcuni volontari al termine del quale ha verificato come le persone affamate riescano a distinguere le parole collegate al cibo meglio si quelle sane.

SVEGLI E PRONTI – Si diceva un tempo che la necessità aguzza l’ingegno e ora sembra anche provato he la fame aguzzi la vista o almeno potenzi la percezione. Dei 42 volontari arruolati per l’esperimento, quelli che non avevano mangiato nelle ore precendeti al test si sono rivelati molti più capaci di distinguere una serie di parole legate al cibo in mezzo a serie di termini che sono stati sfilare sotto i loro occhi a una velocità tale da escludere una loro visione cosciente.

IL BOOST – I cervelli dei corpi affamati sembrano quindi reagire allo stimolo della fame allertando e potenziando i sensi. Un meccanismo inutile al giorno d’oggi, ma fondamentale per la sopravvivenza della specie  quando doveva procurarsi il cibo competendo con altri animali, ma anche la conferma che la sonnolenza durante la digestione (il riposo del cacciatore vittorioso) e molte altre sensazioni e cambiamenti di stato trovano la loro spiegazione nelle caratteristiche della specie.

La versione integrale e originale di questo articolo è presente sul sito
http://www.giornalettismo.com/

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09 marzo 2012

Mangiar meno mantiene giovane il cervello


Il merito è di Creb1, la molecola attivata dal cibarsi con moderazione, la cui funzione è stata individuata dai ricercatori della sede di Roma. La ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences Usa".


Mangiare troppo “appesantisce” il cervello facendolo invecchiare: ricercatori italiani della sede di Roma dell’Università Cattolica hanno identificato una molecola che aiuta il cervello a mantenersi giovane e che può essere attivata mangiando meno. Questa molecola, chiamata Creb1, viene attivata da una dieta a basso contenuto calorico (restrizione calorica) e funziona da direttore d’orchestra accendendo altri geni importanti per la longevità e per il buon funzionamento del cervello. La scoperta è frutto del lavoro scientifico condotto dall’équipe di Giovambattista Pani, ricercatore dell’istituto di Patologia generale, facoltà di Medicina e Chirurgia, diretto dal professor Achille Cittadini, in collaborazione con il gruppo di ricerca del professor Claudio Grassi dell’istituto di Fisiologia umana. Il lavoro ha visto impegnati per diversi anni un dottorando di ricerca, Salvatore Fusco, e altri giovani colleghi di entrambi gli Istituti: Sofia Chiatamone Ranieri, Cristian Ripoli, Maria Vittoria Podda, Lucia Leone). La ricerca viene pubblicata questa settimana sulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences Usa (Pnas).
«La speranza – afferma il dottor Pani – è che si trovi il modo di attivare Creb1, per esempio attraverso nuovi farmaci, anche senza doverci sottoporre a una dieta ferrea. La restrizione calorica, non scevra da effetti collaterali, è stata per noi più che altro un espediente sperimentale per scoprire e accendere un circuito protettivo del cervello che coinvolge Creb1 e altri geni responsabili della longevità, le sirtuine (Sirt)».
La restrizione calorica, ovvero una sorta di dieta non particolarmente drastica in cui l’animale può mangiare solo fino al 70% del cibo che consumerebbe normalmente, è uno strumento ormai noto per allungare la vita, come si è visto in molti modelli sperimentali. Sottoposti a restrizione calorica i topi non vanno incontro a obesità e diabete, presentano migliori performance cognitive, sono meno aggressivi e non sviluppano, se non molto più tardivamente, alterazioni comparabili a quelle della malattia di Alzheimer e, comunque, in forma meno grave rispetto agli animali supernutriti.
Non a caso negli ultimi anni si è andata facendo largo l’ipotesi, sempre più avvalorata da numerosi risultati sperimentali, che l’obesità fa male al cervello, lo rallenta, lo fa invecchiare precocemente, rendendolo suscettibile alle malattie tipiche della terza età come la demenza senile e il Parkinson. Al contrario, la restrizione calorica mantiene giovane il cervello. Ciò nondimeno, i “pulsanti” molecolari che governano gli effetti positivi della dieta sul cervello non erano finora noti. Ci hanno pensato i ricercatori dell’Università Cattolica a fare un po’ di luce, scoprendo una molecola attivata dalla restrizione calorica. Gli esperti hanno dimostrato che a mediare gli effetti positivi della dieta nel cervello è la proteina Creb1, una molecola che supervisiona l’attivazione di altri geni tra cui quelli delle molecole della longevità, le sirtuine. Non a caso Creb1 regola importanti funzioni cerebrali come la memoria, l’apprendimento e il controllo dell’ansia e la sua attività diminuisce o viene compromessa fisiologicamente dall’età che avanza.
«I neuroni – spiega il professor Grassi – comunicano tra loro mediante giunzioni specializzate chiamate sinapsi la cui funzione è essenziale non solo per la trasmissione delle informazioni nelle reti neurali, ma anche per il loro immagazzinamento (formazione dei ricordi). La corretta funzione delle sinapsi è, quindi, determinante per l’apprendimento e la memoria e sue alterazioni sono alla base del declino cognitivo che si osserva nella malattia di Alzheimer e in altre forme di demenza. I nostri studi dimostrano che la restrizione calorica potenzia la capacità delle sinapsi di memorizzare le informazioni e che tale azione benefica è mediata da Creb1».
I ricercatori italiani hanno scoperto, infatti, che la funzione di Creb1 può essere di molto aumentata semplicemente riducendo l’introito calorico e che Creb1 è assolutamente indispensabile per l’effetto della restrizione calorica sul cervello. Infatti, in topi mancanti di Creb1 nelle aree cerebrali deputate alle funzioni cognitive, i benefici della restrizione calorica sul cervello (miglioramento della memoria, etc.) risultano totalmente aboliti. Pertanto, l’animale, nonostante la dieta, presenta gli stessi deficit dell’animale supernutrito. Queste osservazioni identificano, quindi, per la prima volta un importante mediatore degli effetti della dieta sul cervello. «Questa scoperta – conclude il dottor Pani – ha notevoli implicazioni per future terapie volte a mantenere il cervello giovane e prevenirne la degenerazione senile. Inoltre, i nostri studi gettano luce sulla correlazione, evidente ma mai completamente compresa, tra malattie metaboliche (diabete e obesità) e declino delle attività cognitive».

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.cattolicanews.it/

Immagine da http://www.tuttasalute.net/

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04 marzo 2012

Grecia, patate anticrisi per abbassare i prezzi.

(foto LaPresse)
L'austerità si affronta anche così: patate a prezzi stracciati vengono distribuite davanti all'università di Salonicco, dove consumatori e agricoltori si sono uniti per questa iniziativa. Più di 50 tonnellate di tuberi sono stati venduti in sole 4 ore, al prezzo di 5 Euro per ogni sacco da 20kg (25 centesimi al kg), direttamente dal produttore al consumatore, eliminando passaggi intermedi e, quindi, aumenti dei costi. Il tutto è stato organizzato dalla facoltà di agronomia dell'ateneo insieme all'associazione agricoltori, come dimostrazione pratica di una lezione di marketing sulla possibilità di vendere a prezzi bassi mantenendo un margine di guadagno per i produttori, contrariamente a quanto accade solitamente a causa delle rigide regole del mercato UE, politiche inefficienti e tasse sui trasporti

fonte http://video.repubblica.it/

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03 marzo 2012

Il cibo riscaldato può diventare tossico


Attenzione a riutilizzare l’olio già usato per cuocere, o riscaldare un alimento cotto con questo olio perché può essere tossico per la salute: si formano delle sostanze collegate alla malattie neurodegenerative e alcuni tipi di cancro.

L’olio utilizzato per friggere può essere altamente tossico in diversi modi. Fin già da quando si frigge lo diventa perché può rilasciare nell’ambiente delle sostanze volatili chiamate Aldeidi che possono essere inalate. Poi, queste sostanze possono rimanere nell’olio stesso ed essere ingerite con il cibo.
Le aldeidi, lo ricordiamo, sono sostanze ritenute dagli scienziati collegate a malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer e il Parkinson, e alcuni tipi di cancro.

«Si sapeva che alla temperatura di frittura gli oli rilasciano aldeidi che inquinano l’atmosfera e possono essere inalate – spiega la dottoressa Maria Dolores Guillen, coautrice dello studio, sulle pagine di Food Chemistry – Così abbiamo deciso di condurre una ricerca per appurare se queste rimangono negli oli dopo che sono riscaldati, e lo fanno».
Lo studio è stato condotto da un équipe di ricercatori dell’Università dei Paesi Baschi in Spagna, ed è tra i primi a dimostrare che in alcuni alimenti si possono trovare queste sostanze tossiche.

Il problema delle aldeidi è che possono appunto essere tossiche in due modi e tempi. Se un tempo si riteneva che potessero solo ammorbare l’aria, ora si sa che alcune di queste rimangono nei cibi una volta che questi sono riscaldati. Una volta immesse nell’organismo, queste sostanze possono reagire con le proteine, gli ormoni e gli enzimi andando a modificarne o degradarne il corretto funzionamento. Da qui la possibilità che insorgano le diverse malattie.

Queste sostanze si formano per via della degradazione degli acidi grassi presenti negli oli vegetali. Per tale motivo, i ricercatori hanno testato il comportamento di diversi tipi di oli, tra cui l’olio di oliva, l’olio di semi di girasole e l’olio di semi di lino. Il motivo per cui è stato incluso anche l’olio di semi di lino – che di norma non si utilizza per friggere – è stato dettato dall’altra presenza di acidi grassi omega-3 al suo interno.

Durante i test, condotto in laboratorio, i ricercatori hanno utilizzato una friggitrice industriale a una temperatura di 190° Centigradi in cui è stato fatto friggere l’olio. L’intero test è durato circa 40 ore, di cui 8 per l’olio di oliva, 8 per quello di semi di girasole e, infine, 20 ore per quello di semi lino.
I risultati ottenuti dai diversi test hanno permesso di individuare la presenza delle aldeidi nell’olio e nei cibi fritti in questi, in particolare quando si riscaldano. Se possibile, evitiamo pertanto di riscaldare cibi che sono prima stati fritti in olio se vogliamo evitare di magiare insieme a questi anche le aldeidi.

La versione integrale e originale di questo articolo è presente sul sito
http://www3.lastampa.it/

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Gli OGM sono tossici: la Francia chiede il divieto per il mais MON810


Arriva da studiosi francesi e tedeschi una ricerca che sostiene la tossicità del mais OGM MON810 di Monsanto. Christoph Then che dirige la Testbiotech a Monaco di Baviera spiega che ci sono prove che il mais OGM produce una tossina dannosa per gli esseri umani e che entra nella catena alimentare attraverso i mangimi animali contaminando anche il suolo e le acque. A condurre gli esperimenti presso l’Università di Caen il professore Gilles-Eric Séralini che ha supervisionato lo studio e che spiega:

In conclusione, questi esperimenti dimostrano che i rischi di tossine Bt e di Roundup sono stati sottovalutati.

Infatti, secondo la nuova pubblicazione, dosi anche estremamente basse di formulazioni a base di glifosato ossia il pesticida Roundup, usato assieme al MON810 possono danneggiare le cellule umane e questi risultati sono in accordo con diverse altre indagini che evidenziano rischi per la salute imprevisti connessi con le preparazioni di glifosato.
Il mais OGM che ebbe parere positivo nel 2008 dall’EFSA non è ammesso alla coltivazione in Austria, Germania, Grecia, Ungheria e Lussemburgo, mentre la Francia minaccia di re-imporre il proprio divieto, nonostante la moratoria del 2008 confermata anche per quest’anno se non dovesse intervenire l’Ue. Infatti Oltralpe si vivono giorni di tensione da quando la scorsa settimana è stata rinnovata la richiesta di autorizzazione per il MON810. Il governo francese ha indirizzato perciò una nota alla Commissione europea in cui chiede sostanzialmente di ergersi a giudice in questa vicenda e la consultazione è stata fissata con urgenza per il prossimo 6 marzo. Dunque fino ad allora ambientalisti e oppositori alle colture geneticamente modificate stanno esercitando pressioni su un governo che è in piena campagna elettorale essendo prossime le presidenziali.
La Monsanto da parte sua ha sempre sostenuto che il MON810 così come altre colture geneticamente modificate siano sicure e rispettose dell’ambiente producendo rendimenti più elevati. Ciò grazie al fatto che richiedono meno pesticidi e meno acqua rispetto alle sementi convenzionali. Anche la stessa EFSA, Autorità europea per la sicurezza alimentare, nel 2009 ha emesso un valutazione positiva sul MON810, essendo:
sicuro quanto la sua controparte tradizionale per quanto riguarda i potenziali effetti sulla salute umana e animale ed è improbabile che possa alcun effetto negativo sull’ambiente.
Un medesimo studio nel 2004 aveva raggiunto analoghi risultati.

Via | Euractiv, Testbiotech Foto | Flickr
Fonte Ecoblog

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23 gennaio 2012

Dimagriremo tutti 10 chili - Il rincaro della benzina e la produzione di cibo

L’ITALIA E’ ARRABBIATA PER I RINCARI DEL GASOLIO E DELLA BENZINA

(Ormai 1,8 euro al litro, salute!), dovuti agli aumenti decisi dal Governo, alle nuove accise regionali per finanziare gli altrimenti morituri trasporti pubblici locali e al rincaro del petrolio. Tutti pensano alle auto. Io invece penso all’alimentazione. Per lavorare i campi ci vogliono i trattori, che vanno a gasolio. Altro gasolio ci vuole per riscaldare le serre e per trasportare il cibo: altrimenti in inverno – almeno qui al Nord – si mangiano sì e no patate, rape e mele, e pure poche. Garantito. Non credo di peccare di pessimismo dicendo che il carburante non diminuirà facilmente di prezzo, e anzi probabilmente continuerà ad aumentare: picco del petrolio, tensione con l’Iran, Governo italiano disperatamente a caccia di quattrini.

E DUNQUE MI INQUIETA ASSAI CHE I POLITICI PENSINO A TUTTO

Fuorchè ad assicurare agli italiani un’alimentazione sana, varia ed adeguata nonostante i rincari del carburante: perchè se si va avanti così finiamo come i cubani, che in pochi anni dimagrirono di 10 chili a testa. La situazione a Cuba nel 1991 era (ovviamente) diversa da quella dell’Italia attuale, ma è l’unico parallelo storico possibile. In seguito al crollo dell’Urss, le forniture di petrolio si ridussero al minimo. Per l’Italia si profila un problema di prezzo, non scarsità: ma stringi stringi…In fondo trovate il link ad un’intervista pubblicata oggi su Vivere Consapevole a due autori di un documentario su quel momento drammatico della storia cubana. In sintesi, l’agricoltura – e le tavole dei cubani – furono le prime (anche se non le uniche) a patire.In quegli anni ogni cubano perse in media 10 chili di peso. Un pasto al giorno, massimo due, per un totale medio di 1863 calorie, mentre prima del 1991 le calorie erano 2908. In particolare, calata del 40% la disponibilità di proteine.I cubani ne uscirono re-inventando un’agricoltura ad alta intensità di manodopera e a bassissima intensità di carburante. Nel giro di pochi anni ricominciarono a mangiare.Sintetizzo, ovviamente, e non mi interessano le polemiche su Cuba (astenersi anche nei commenti, grazie). Piuttosto voglio rimarcare che Cuba è il giardino dell’Eden rispetto alla nebbiosa e fredda Pianura Padana o alla Sicilia bruciata dal sole.

E COME SE NON BASTASSE  PER MANGIARE DIPENDONO  DALLE IMPORTAZIONI PER TUTTO

Tranne frutta e poco altro.. Ossia, mangiare locale e comprare cibo a chilometri zero al mercato dei contadini magari aiuta: ma certo non risolve.Abbiamo un po’ di tempo davanti, la situazione non è drammatica come a Cuba nel 1991. Abbiamo del tempo in cui è possibile intervenire sull’agricoltura perchè l’Italia riesca a sfamare il più possibile se stessa, e con il minor consumo possibile di carburante.Cose del tipo: usare i cereali innanzitutto per mangiarli, e non per ingrassare il bestiame. Far sì che ogni zona sia il più possibile autosufficiente, per ridurre i viaggi del cibo. Riconvertire la struttura produttiva e le abitudini tarate sui pomodori in tavola anche a Natale.Sono le prime cose da fare. A meno che all’attuale Governo non importi se gli italiani patiranno la fame.

Fonte http://blogeko.iljournal.it/
Letto su http://ilfattaccio.org/
Immagini di http://ilfattaccio.org/