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30 giugno 2013

24 giugno 2013

SexAbility

Secondo un sondaggio, riportato dal sito disabili.com, il 77 per cento dei portatori di handicap si dichiara favorevole all’assistenza sessuale. Gli assistenti sessuali sono delle figure professionali che, dopo aver seguito uno specifico corso di formazione, aiutano persone affette da disabilità fisica o psichica a vivere delle esperienze affettive ed erotiche.

14 giugno 2013

Pubblicità sessista: guardatela con occhi diversi

Si sente parlare sempre più spesso della cosidetta pubblicità sessista. Nella maggior parte dei casi si riportano immagini in cui viene volgarmente e spudoratamente mandato un messaggio: quello delsesso, spesso lì dove non c'entra per niente, come ad esempio nella pubblicità di un gelato, di una bevanta alcolica, di una sauna o di un telefonino.
Vorrei dimostrare che la maggior parte dei blogger e delle organizzazioni che parlano di pubblicità sessista in rete e nella realtà non hanno manco l'idea di cosa sia il sessismo.


13 giugno 2013

Debora, l'assistente sessuale dei disabili: «CI METTO LA FACCIA»


"Io ci metto la faccia". A dirlo e' Debora De Angelis, una ragazza romana di 31 anni che, per la prima volta nel nostro Paese, ha rotto il tabu' sul ruolo dell'assistente sessuale.

22 maggio 2013

Sessoterapia per disabili, sul Web si apre una petizione contro i tabù

LoveAbility.it 

ROMA - Una terapia per poter permettere ai disabili di vivere una serena vita sessuale. L'argomento è delicato e divide. Qualcosa però sembra muoversi. Anche in Italia si comincia a parlare, grazie a iniziative e proposte concrete, di assistenza sessuale per i disabili. Un tabù, fino a oggi, che sembra scricchiolare sotto la spinta del cosiddetto popolo del web: grazie a una sorta di petizione online lanciata da Max Ulivieri, web designer con una grave disabilità, «in poco più di due mesi, e senza nessuna pubblicità dell'iniziativa, si sono già raccolte circa 1. 500 adesioni alla proposta di istituire, anche nel nostro Paese, la figura dell'assistente sessuale».

20 settembre 2011

L’escort non riceve i disabili


Escort, sesso e disabilità. Sono sufficienti queste tre parole al lettore distratto per catalogare un intero articolo come una storiaccia da bassifondi dell’anima. Ventuno lettere per accendere il motore della fantasia, della pruderie e della fabbrica degli stereotipi. Ma la confessione che mi accingo a riportare nasconde molte verità che poche persone hanno il coraggio – e la lucidità – di raccontare. Un brano che ha la crudezza delle canzoni di De Andrè… e la sua poeticità.
Ecco quanto è stato pubblicato sul blog di Dolce Alexia.
«Facile accettare un essere sano. Semplice amare un essere bello. Agevole l’affetto per un essere potente. Comodo prediligere un essere ricco. Ma ci si ferma alla superficie senza gustare l’essenza», scrive Dolce Alexia. «Non mi è facile parlare di questo argomento, perché non so cosa vuol dire essere disabile. Non penso che loro sono diversi da tante altre persone, forse hanno più bisogno di attenzione, affetto. Sicuramente sessualmente sono persone normali che hanno le stesse esigenze di un uomo qualsiasi, anche se sono limitati in alcune cose fisiche».
«Qualche giorno fa ho ricevuto una mail da un ragazzo disabile che mi chiedeva un incontro», confessa Alexia. «Aveva deciso di scrivermi una mail prima di chiamarmi, perché aveva paura che gli avrei buttato giù il telefono – come hanno fatto tante ragazze. Mi sono trovata in difficoltà a rispondere alla sua richiesta. Non ho avuto mai a che fare con una persona disabile, non ho pregiudizi. Piuttosto non sono in grado di gestire una situazione del genere. Mi sentirei a disagio, non saprei cosa fare, come muovermi e comportarmi. Ed è per questo non ero in grado di dare una risposta. Ho chiesto ad alcune escort se hanno avuto esperienze con disabili e alcune mi hanno risposto: “No, non c’e la farei”… Ora rifletto e chiedo scusa: scusa, se sono io cosi “disabile” con loro».
A voi commenti e riflessioni

Simone Fanti

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://blog.ok-salute.it/

02 giugno 2010

Minori, violenza e sesso al cinema e in tv, i politici che fanno??

Oggi vi propongo un tema secondo me molto interessante:



Cinema, l'allarme dei genitori

L'emergenza educativa passa anche dal cinema. Ne sono più che convinte le più importanti associazioni di genitori, cattoliche e laiche, che hanno firmato un documento congiunto per rilanciare un tema tutt’altro che secondario: chi deve giudicare se un film, è adatto o meno ai minori: l’industria o i genitori? La domanda è rivolta a Governo e politica, con la richiesta di mettere al più presto mano al modo in cui funziona la Commissione di revisione cinematografica.

Intendiamoci – come scrivono nel loro comunicato l’Age (Associazione Italiana genitori), l’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche) e il Cgd (Coordinamento genitori democratici) – «i genitori non vogliono il ripristino della censura, ma tutelare al meglio la sensibilità dell’età evolutiva. E per farlo occorre segnalare con coraggio, motivandoli, rischi e pericoli per i bambini di una certa età presenti in certi film».

Insomma, le associazioni chiedono a gran voce strumenti più efficaci «per aiutare tutti i genitori a vigilare e scegliere». Sempre più spesso – continua il comunicato congiunto – «in Italia si verificano casi di film che in tutto il mondo vengono vietati ai 14 o ai 18 anni e da noi trovano il via libera senza limiti d’età». Come se un dodicenne italiano fosse tanto diverso da un suo coetaneo inglese, francese o americano. L’ultimo caso è l’horror tridimensionale Final Destination 3D, uscito in Italia il 21 maggio senza alcun divieto. Peccato che in tutti gli altri Paesi del mondo sia stato vietato.

Un segnale di libertà o di scarsa attenzione verso i minori? «È il segno inequivocabile che da noi l’industria cinematografica, perfino nelle decisioni educative, al momento conta più delle famiglie». Ma com’è potuto accadere che questo film sia uscito senza alcun divieto? Va detto che in Italia la censura non esiste più da tempo. C’è invece una Commissione di revisione cinematografica. Come spiega il ministero dei Beni culturali «la commissione, articolata in otto sezioni, è presieduta da docenti di diritto o magistrati ed è composta da docenti di psicologia dell’età evolutiva, da esperti di cultura cinematografica, rappresentanti dei genitori, rappresentanti delle categorie del settore cinematografico e da esperti designati dalle associazioni per la protezione degli animali».

In ogni sezione, che è composta da otto persone, i genitori sono soltanto due. E regolarmente finiscono in minoranza. Nelle varie sezioni c’è persino un rappresentante degli animalisti che però ha diritto di voto solo se nel film al vaglio ci sono scene con animali. Il che rischia di generare un altro paradosso: se una pellicola ha una scena crudele con un cucciolo, spesso ha più possibilità di venire vietata di una in cui, nella scena «incriminata», al posto del cagnolino o della tigre c’è un bambino o un ragazzo.

Gli interessi in gioco sono tanti. Dietro il divieto a un film ai minori di 14 anni si nasconde un mare di soldi, perché le pellicole vietate non possono essere trasmesse in televisione in prima serata e così il loro valore di acquisto è praticamente dimezzato.

Nel 2007 l’allora ministro dei Beni culturali Rutelli propose un disegno di legge per istituire il divieto ai minori di 10 anni e al contempo lasciare l’autocertificazione del divieto ai 14 e ai 18 anni di un film in mano ai produttori cinematografici. Ma quel ddl, nonostante fosse molto favorevole all’industria, non venne mai approvato. Da allora oggi nei nostri cinema sono passati decine di film «per tutti» come Final Destination 3D.

Gigio Rancilio

Fonte Avvenire

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