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20 maggio 2016

Tom Hanks ha il diabete: "Sono stato un totale idiota..."

foto wikipedia.org

Tom Hanks ha il diabete: "Sono stato un totale idiota. Tutta colpa della mia dieta poco sana"

"Sono stato un idiota totale" ha detto Tom Hanks ai microfoni di Radio Times ammettendo le sue colpe. "Se ho il diabete sono solo io il responsabile. È colpa della mia dieta poco sana".
La malattia era stata già diagnosticata all'attore nel 2013 e lui stesso aveva confessato nel salotto del David Letterman Show di soffrire di diabete di secondo tipo. Sono due infatti i tipi di diabete: tipo 1 e tipo2 . Il tipo 2 è il più comune, soprattutto tra gli anziani, ed è associato all'obesità. Può causare cecità, insufficienza renale, e persino amputazione degli arti inferiori. Inoltre aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.

02 febbraio 2012

Intouchables, l’handicap sbanca il botteghino

(foto cinefilos.it)
PARIGI – I primi a stupirsi sono stati loro, Olivier Nakache e Eric Toledano, registi del film-fenomeno «Intouchables» che ha sbancato i botteghini francesi raggiungendo 130 milioni di incassi e quasi oscurando il primato del campione Bienvenue chez les Ch’tis. Non avrebbero mai immaginato che la storia (vera) di un aristocratico tetraplegico e del suo badante di colore piovuto nella residenza del malato direttamente dalla banlieu, avrebbe incantato il pubblico francese e risvegliato, a catena, l’interesse di produttori europei e d’oltreoceano. Medusa, che distribuisce il film in Italia (dal 24 febbraio) con il titolo Intouchables – Quasi amici, pensa già al remake, proprio come accaduto per Benvenuti al Sud. Stessa cosa in Germania e negli Stati Uniti dove il soggetto è già nelle mani dei fratelli Weinstein.

Il successo, su cui da settimane s’interrogano critici, sociologi, commentatori, parte dall’idea semplice di affrontare una vicenda tragica attraverso l’insostenibile leggerezza della commedia, senza paura di apparire scorretti e irriverenti, restando sempre in contatto stretto con la verità: «Abbiamo voluto raccontare la condizione dell’handicap nella maniera più realistica possibile. Per questo, prima di girare, abbiamo raccolto il massimo delle informazioni sul lavoro di chi assiste queste persone, non volevamo che si sentissero traditi e non ci piaceva dare l’idea di parlare di cose che non conoscevamo bene».

Tutto è partito dal documentario A la vie, à la mort di Jean-Pierre Devillers, cronaca della vita in coppia di Philippe Pozzo di Borgo, finito sulla sedia a rotelle dopo un incidente con il parapendio, e del suo assistente magrebino Abdel, le due persone che, alla fine della pellicola, appaiono in un breve fotogramma strappato alla vita vera. Colpiti dalla vicenda, i registi sono andati a incontrare il nobile a Essaouira, in Marocco, dove vive con i figli e con la seconda moglie: «Di quel periodo, ci ha detto, ricordava soprattutto una cosa, e cioè che l’umorismo gli aveva salvato la vita».

L’alchimia tra i protagonisti nasce dallo scontro tra diversità, l’impossibile collisione fra gli antipodi tiene in piedi la narrazione. Da una parte c’è il dolore, spesso elegantemente represso, di Philippe, dall’altra c’è il vitalismo sfrenato di Abdel. Da un lato la ricchezza e la cultura, dall’altro l’esatto contrario. Gli attori chiamati a interpretare i personaggi, Omar Sy, popolarissimo comico televisivo, e François Cluzet (scelto al posto del divo Daniel Auteuil), dovevano essere in grado di esprimere tutto questo: «Per me – dice Sy – la cosa più interessante della storia è la comunicazione che si stabilisce tra queste due persone, l’idea che, nonostante le diversità, riescano a parlarsi semplicemente, in modo diretto, da uguali».Philippe Cluzet recita l’intero film con la forza degli occhi, uno sguardo che tradisce un infinito arcobaleno di emozioni, dalla rabbia alla disperazione, dall’ironia all’umorismo: «Quando ho visto le prime foto di Cluzet nel film – ha raccontato Philippe Pozzo di Borgo – ho provato una sensazione fortissima, ho avuto l’impressione di guardarmi in faccia».

Le battute grevi del badante Driss, il ballo in cui si scatena nel giorno del compleanno di Philippe, gli spinelli divisi a metà, le corse con la sedia a rotelle, gli interventi sul look del malato (compreso il gioco di trasformarlo in un quasi sosia di Hitler) provocano nel pubblico una specie di effetto valanga, risate e risate, in un contesto che, sulla carta, non avrebbe assolutamente nulla di allegro: «Questo film – dichiara il sociologo Emmanuel Ethis sul numero di gennaio di «Studio Cinelive» – offre delle indicazioni sul modo di confrontarsi non solo con l’handicap, ma anche, semplicemente, con “l’altro” da noi, con la diversità. Insomma, ci dà delle chiavi di comportamento, è una lezione di vita».Una cosa, dice Ethis, che succede quando il cinema ha la forza di arrivare dritto al cuore degli spettatori riuscendo «a insegnarci un modo per affrontare le situazioni». Un vademecum indispensabile e universale, utile a ogni latitudine del mondo, soprattutto in tempi di crisi: «La recessione favorisce film che richiamano il grosso pubblico. In quest’epoca, ritrovarsi in tanti dentro la stessa sala, ha una funzione rassicurante».

FULVIA CAPRARA

Fonte http://www3.lastampa.it/
Letto su http://www.disablog.it/

02 novembre 2010

Il sesto senso degli animali

Cari amici, oggi parliamo dei nostri amici a quattro zampe. Recentemente mi è capitato di vedere un bel film: Paranormal Activity 2. Nel film ogni qualvolta si manifesta un demone il cane percepisce la sua presenza. Si ritiene infatti da più parti, che gli animali abbiano una specie di sesto senso che gli fa percepire in anticipo l'approssimarsi di eventi futuri, specie catastrofici (ad esempio i terremoti, ma anche tanti altri). A rafforzare questa tesi vi posso raccontare per esempio che in Giappone sono le tortore le vedette per i terremoti, mentre in Brasile vengono utilizzati con successo i gatti per prevedere l'arrivo di tifoni e cicloni. Se facciamo una ricerca in Rete sul sesto senso degli animali, scopriremo un'infinità di documenti che dimostrano la loro vera capacità di prevenire in anticipo le catastrofi naturali.
Gli animali dunque hanno un potere oscuro: quello della premonizione.
Ritornando alla vicenda del film, è documentato da più parti che gli animali domestici riescano a percepire, in alcuni casi, anche delle "strane presenze". Molte testimonianze raccontano di cani e gatti che in casa diventano all'improvviso molto nervosi. Questi in particolare si agitano senza un perché, fissando un punto della casa dove all'apparenza sembrava non esserci assolutamente niente. Facendo poi successivamente delle ricerche, si è scoperto che in quell'abitazione in passato era accaduto qualcosa di strano (ad esempio una morte violenta).
Fin qui abbiamo parlato di fatti misteriosi. Ma per rafforzare la tesi secondo cui gli animali abbiano delle capacità particolari, estranee all'uomo, non posso non segnalare l'impiego dei cani subito dopo una calamità naturale nella vita di tutti i giorni. Parliamo di una valanga, di un terremoto, ma anche di un alluvione o di quant'altro. E' grazie all'utilizzo di questi cani, chiamati cinofili, altamente addestrati, che in ogni parte del mondo, si riescono a salvare ogni anno centinaia e centinaia di vite umane. I cani riescono a individuare in un vasto territorio una persona sepolta viva sotto metri e metri di terra, o di macerie, in pochissimo tempo. Se non fosse per loro (sono dei veri e propri eroi) le vittime sarebbero spacciate. E' infatti solo grazie a loro che si riescono a localizzare le vittime in pochissimo tempo, e dunque far partire i soccorsi immediati.

Redatto da Raimondo per Niente Barriere
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02 giugno 2010

Minori, violenza e sesso al cinema e in tv, i politici che fanno??

Oggi vi propongo un tema secondo me molto interessante:



Cinema, l'allarme dei genitori

L'emergenza educativa passa anche dal cinema. Ne sono più che convinte le più importanti associazioni di genitori, cattoliche e laiche, che hanno firmato un documento congiunto per rilanciare un tema tutt’altro che secondario: chi deve giudicare se un film, è adatto o meno ai minori: l’industria o i genitori? La domanda è rivolta a Governo e politica, con la richiesta di mettere al più presto mano al modo in cui funziona la Commissione di revisione cinematografica.

Intendiamoci – come scrivono nel loro comunicato l’Age (Associazione Italiana genitori), l’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche) e il Cgd (Coordinamento genitori democratici) – «i genitori non vogliono il ripristino della censura, ma tutelare al meglio la sensibilità dell’età evolutiva. E per farlo occorre segnalare con coraggio, motivandoli, rischi e pericoli per i bambini di una certa età presenti in certi film».

Insomma, le associazioni chiedono a gran voce strumenti più efficaci «per aiutare tutti i genitori a vigilare e scegliere». Sempre più spesso – continua il comunicato congiunto – «in Italia si verificano casi di film che in tutto il mondo vengono vietati ai 14 o ai 18 anni e da noi trovano il via libera senza limiti d’età». Come se un dodicenne italiano fosse tanto diverso da un suo coetaneo inglese, francese o americano. L’ultimo caso è l’horror tridimensionale Final Destination 3D, uscito in Italia il 21 maggio senza alcun divieto. Peccato che in tutti gli altri Paesi del mondo sia stato vietato.

Un segnale di libertà o di scarsa attenzione verso i minori? «È il segno inequivocabile che da noi l’industria cinematografica, perfino nelle decisioni educative, al momento conta più delle famiglie». Ma com’è potuto accadere che questo film sia uscito senza alcun divieto? Va detto che in Italia la censura non esiste più da tempo. C’è invece una Commissione di revisione cinematografica. Come spiega il ministero dei Beni culturali «la commissione, articolata in otto sezioni, è presieduta da docenti di diritto o magistrati ed è composta da docenti di psicologia dell’età evolutiva, da esperti di cultura cinematografica, rappresentanti dei genitori, rappresentanti delle categorie del settore cinematografico e da esperti designati dalle associazioni per la protezione degli animali».

In ogni sezione, che è composta da otto persone, i genitori sono soltanto due. E regolarmente finiscono in minoranza. Nelle varie sezioni c’è persino un rappresentante degli animalisti che però ha diritto di voto solo se nel film al vaglio ci sono scene con animali. Il che rischia di generare un altro paradosso: se una pellicola ha una scena crudele con un cucciolo, spesso ha più possibilità di venire vietata di una in cui, nella scena «incriminata», al posto del cagnolino o della tigre c’è un bambino o un ragazzo.

Gli interessi in gioco sono tanti. Dietro il divieto a un film ai minori di 14 anni si nasconde un mare di soldi, perché le pellicole vietate non possono essere trasmesse in televisione in prima serata e così il loro valore di acquisto è praticamente dimezzato.

Nel 2007 l’allora ministro dei Beni culturali Rutelli propose un disegno di legge per istituire il divieto ai minori di 10 anni e al contempo lasciare l’autocertificazione del divieto ai 14 e ai 18 anni di un film in mano ai produttori cinematografici. Ma quel ddl, nonostante fosse molto favorevole all’industria, non venne mai approvato. Da allora oggi nei nostri cinema sono passati decine di film «per tutti» come Final Destination 3D.

Gigio Rancilio

Fonte Avvenire

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