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07 ottobre 2012

Blogger satirico condannato per delle novelle satiriche su Renzo Bossi

In questi giorni si è fatto un gran parlare del caso Sallusti. Il direttore de Il Giornale è stato condannato come tutti sanno a 14 mesi di carcere per aver fatto pubblicare, quando dirigeva l'altro quotidiano di casa Berlusconi ("Libero"), un articolo scritto dal Senatore Renato Farina (radiato dall'ordine dei giornalisti), risultato gravemente diffamatorio nei confronti di un magistrato.
A questa vicenda i media si sono interessati tantissimo, segnalando a ragione (è infatti grottesco per un opinione uno deve andare in carcere) la grave violazione della parola e della libertà di stampa. Libertà di stampa e di parola che a mio avviso sembra essere garantita attualmente soltanto a quanti fanno parte del salotto buono della politica, mentre gli altri, penso ai piccoli giornalisti ma ancor di più ai piccoli blogger, devono subire qualsiasi ingiustizia nel silenzio più assordante dei media più famosi.

17 settembre 2012

La Cassazione: "Non c'è obbligo di registrazione al Tribunale per i blog e i notiziari web"

Dovranno iscriversi come testata giornalistica solo se intendono chiedere il finanziamento pubblico. Sentenza storica: Ruta, condannato in primo grado
e in appello per il reato di stampa clandestina, assolto con formula piena

Per i notiziari web e per i blog diffusi su internet non c'è alcun obbligo di registrazione al Tribunale come testata giornalistica: ciò è necessario solo se intendono chiedere il finanziamento pubblico previsto dalla legge sull'editoria. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza di assoluzione del giornalista e saggista Carlo Ruta, autore di un blog che era stato condannato per il reato di stampa clandestina. Il punto è chiarito dalla motivazione della sentenza, appena pubblicata.

21 giugno 2012

Allarme Google, aumentano le richieste di censura da parte dei governi


Dopo una pausa durata una decina di giorni torniamo a postare, sempre contro ogni discriminazione e ingiustizia. Un saluto a chi passa di qua.

Le richieste di censura sul web effettuate dai governi aumentano in maniera allarmante: è questo il monito lanciato da Google, secondo cui spesso il fenomeno riguarda "democrazie occidentali non tipicamente associate con la censura". Nel rapporto riguardante gli ultimi sei mesi del 2011 (parte di uno studio iniziato nel 2010) - secondo quanto riportato dal quotidiano Wall Street Journal - il gigante di Cupertino ha detto di aver ricevuto un totale di 1.007 richieste riguardanti la rimozione di contenuti online e consegna di informazioni su persone che utilizzano il motore di ricerca o il sito di video YouTube. 

27 febbraio 2012

Nel 2012 non ci sarà la fine del mondo bensì la fine di internet libero!!

Sembra che con il 2012 sia partito anche l’assalto alla libertà del web. Il prossimo 27 febbraio inizierà a Ginevra un incontro diplomatico il quale potrebbe assegnare alle Nazioni Unite un potere senza precedenti in termini di controllo della rete. Ne parla il Wall Street Journal.


Controllare il Web - Le grandi potenze sembrano coalizzate, altro che Iran o Siria. Russia, Cina e dozzine di altri paesi vogliono arrivare, entro la fine dell’anno, a un controllo globale della rete sotto l’egida dell’Onu, come confermato nel giugno 2011 dal primo ministro russo Vladimir Putin, secondo il quale “è obiettivo mio e dei nostri alleati di instaurare un controllo internazionale su Internet”. Il controllo avverrebbe attraverso l’International Telecommunication Union, controllata direttamente dall’ONU.

Nel 1988 in Australia - Si tratta, potenzialmente, della più grande rivoluzione nel mondo del web dal 1988. In quell’occasione, 114 delegati provenienti da tutto il Pianeta si trovarono in Australia per siglare un trattato che liberalizzava le comunicazioni internazionali. Così facendo Internet divenne una specie di “porto franco” libero da ogni vincolo. Si trattò del più importante caso di “deregulation” della storia. Da quel momento in poi la rete conobbe una crescita verticale, grazie soprattutto agli accademici e alle organizzazioni non governative, che compresero subito le potenzialità di questo nuovo canale.

Sedici anni di crescita - Nel 1995 erano sedici milioni le persone che avevano accesso al World Wide Web. Sedici anni dopo, il numero è cresciuto a oltre due miliardi, e ogni giorno che passa mezzo milione di persone accede alla rete. A cosa è dovuta la crescita verticale nell’uso di Internet? Probabilmente al fatto che i vari governi non ci avevano mai messo gli artigli sopra. L’avvento di smartphone, tablet, notebook ha aumentato ancora di più la penetrazione del web nelle nostre vite, trasformando la rete, molto probabilmente, nella scoperta tecnologica più importante della storia umana.

La Rete tentacolare - Tutti sono collegati. Un contadino disperso con le sua fattoria nel cuore dell’Australia potrà acquistare un prodotto a New York, con buona pace del negoziante di paese. Una mamma può cercare sul web la medicina adatta a suo figlio. Basta un telefonino e si può lasciare a casa il computer ed è possibile comunicare liberamente e senza censure. Non dimentichiamo neanche il ruolo avuto dalla rete nell’evoluzione del mercato del lavoro mondiale. Per ogni impiego perso per colpa di Internet, sono state assunte per merito della rete 2.6 persone, le quali operano senza il controllo del governo.

Le proposte - Eppure sembra che Russia, Cina, i loro alleati e i 193 membri dell’ITU vogliano modificare gli accordi del 1988, allungando le loro fredde mani su quanto era stato “liberato”. Il prossimo dicembre, a Dubai, le seguenti proposte potrebbero diventare realtà, e al solo pensiero c’è da tremare:

  • 1) Porre sotto controllo internazionale la sicurezza della rete e la tutela della privacy;
  • 2) Permettere alle compagnie telefoniche straniere di addebitare il traffico web internazionale, probabilmente attraverso una tariffazione “a click”, per foraggiare le casse dello Stato e della compagnia in questione;
  • 3) Imporre regolamenti economici senza precedenti su tariffe, termini e condizioni attualmente non regolamentati come il “peering”;
  • 4) Creare domini “ITU” che verranno distribuiti dall’ICANN, l’entità no-profit che gestisce gli indirizzi web di tutto il mondo;
  • 5) Mettere sotto controllo intergovernativo tutti i gruppi ed enti che consentono a Internet di operare;
  • 6) Modificare le tariffe del roaming internazionale.

India e Brasile approvano - Lo so. Lo state pensando. Con la scusa della sicurezza cercano di legare le mani degli utenti chiedendo anche più soldi per continuare a vivere come adesso. Alcuni paesi in via di sviluppo, India e Brasile su tutti, sembrano molto interessati alle proposte che verranno discusse a Ginevra. Il fatto che molti Paesi conosciuti per il loro pugno duro nei confronti della libertà di espressione sul web stiano sponsorizzando la probabile entrata in vigore di queste norme lascia perplessi.

Meglio il dialogo - Non si tratta di rifiutare in tutto e per tutto di modificare il mondo del web. Ma anziché calare la decisione dall’alto modello scure, forse sarebbe più sensato trovare un dialogo tra le parti, garantendo prima di tutto la tutela della libertà di un posto ormai ritenuto “sacro” da centinaia di migliaia di persone. Non si possono neanche dimenticare i benefici che un Internet libero ha garantito all’umanità, in termini di sviluppo di conoscenze, di possibilità lavorative, d’interazione sociale.

La burocrazia che uccide - Così facendo sembra si voglia dare ragione a quei Paesi che auspicano il controllo del Web. Un internet “balcanizzato” sarebbe insostenibile per il mercato attuale. Acuirebbe e di molto la sovranità nazionale e limiterebbe la sua libertà. Internet crescerebbe nelle zone sviluppate a scapito di quelle arretrate, e bisognerà perdersi nella burocrazia per innovare ed investire. Il Cloud computing verrà demolito e saremmo tutti più poveri, oltre che più controllati.

Quei 90 voti - La rete è un qualcosa privo di confini per sua stessa natura. Vincolarla, normarla, chiuderla, bloccarla, fermerebbe tutto il processo nato nel 1988, esploso a fine anni ’90 e tale per cui oggi ci sentiremmo persi senza una connessione web. La cosa migliore sarebbe tornare indietro. La modernizzazione è necessaria e costruttiva, ma non può essere accettata se è sinonimo di legaccio burocratico. La situazione è però molto grave. Lo statuto dell’ITU prevede che le decisioni vengano prese a semplice maggioranza, e non è previsto diritto di veto. Per approvare queste norme basterebbero 90 voti. Siamo a livello di “si dice”, e sinceramente si spera che resti così. Dopo tanto parlare di libertà negli ultimi anni, bloccare il web sarebbe una mossa suicida, prima ancora che incomprensibile.


La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.ecplanet.com/node/3079

Articolo letto su
http://ilfattaccio.org/

27 settembre 2011

Ritorna la legge ammazza Blog, la Rete e i Blog tornano a mobilitarsi

bellissima vignetta che spiega bene il Decreto Legge Intercettazioni 

Cari amici, della serie "Il lupo perde il pelo ma non il vizio" e quindi eccoci di nuovo qui a parlare, anzi a commentare, il nuovo tentativo di mettere il bavaglio alla Rete, in particolare ai Blog. 
Controllare e imbavagliare la Rete, si sà, è obiettivo bipartisan della politica italiana. Di certo se quanto esposto in questo post fosse approvato, statene certi che nessun Governo futuro abrogherebbe quanto si appresta a legiferare attualmente il Governo di Silvio Berlusconi in materia di controllo della rete.
Per questo, la mobilitazione di quanti usufruiscono della libertà di internet deve essere massima (tutti i giorni alcune decine di milioni solo in Italia). Questo perché stanno circolano sempre più delle voci che ci dicono che il Governo sta pensando di approvare il Decreto Legge sulle Intercettazioni (tanto caro non solo al nostro Premier), dove al suo interno risiede il famigerato comma 29 dell’articolo 1, grazie ad una pericolosissima Fiducia del Governo.
L'approvazione del comma 29 porterebbe multe salatissime (fino 12 mila e 500 euro) a tutti i siti e Blog che non rispettano il famoso "obbligo di rettifica", il quale prevede la rettifica entro 48 ore dalla richiesta via email di chi si è sentito leso. 
Una norma che di sicuro porterà alla chiusura tantissimi Blog e siti web. Ovvero tutti quei siti o Blog, che sono la stragrande maggioranza, che non si possono di certo permettere di ricevere una multa, o magari anche una querela, solo per aver reso noto una notizia (noi ad esempio)
Tutto questo malgrado i giudici hanno già segnalato più volte che i Blog non sono delle testate giornalistiche (clicca qua)
Chiudo con una provocazione: visto che vogliono comparare i Blog alle testate giornalistiche, perché non danno anche a noi la possibilità di ricevere il finanziamento pubblico all'editoria?

NO ALLA LEGGE BAVAGLIO!
NO ALLA LEGGE AMMAZZA BLOG!



Per approfondire consiglio la lettura del post di byoblu (il Blog di Claudio Messora): 

Consiglio anche la lettura del post dal sito Linkiesta:

22 aprile 2011

Per Freedom House il web in Italia è libero



Questa volta sul fronte Freedom House giungono buone notizie. Il web in Italia è libero. A dirlo è la classifica stilata da Freedom House, una famosa società di ricerca americana, che monitora e classifica il livello di libertà nel mondo. Pensate è la prima volta che il nostro paese compare nelle prime posizioni della classifica, al sesto posto per la precisione, e dunque, viene catalogato come nazione libera.

Una buona notizia senz'altro che però bisticcia con un altra classifica stilata da Freedom House recentemente. Stiamo parlando della libertà di stampa, che vede l'Italia pensate al 72simo posto, e dunque paese parzialmente libero.

Al primo posto sulla libertà della Rete si piazza (ed è una sorpresa) l'Estonia. Il sorpasso degli Estoni ai danni degli USA, è dovuto al fatto che ai primi ha giovato una serie di sentenze e di leggi a difesa dei diritti degli utenti internauti (al contrario degli USA dove il Governo ogni giorno che passa "per motivi di sicurezza", sorveglia e controlla i cittadini che usano internet). Subito dopo l'America troviamo la Germania, l'Australia, la Gran Bretagna e l'Italia. Da segnalare che dopo di noi troviamo il Sud Africa e il Brasile, che chiudono di fatto la classifica dei paesi totalmente liberi nel web.

La classifica di Freedom House poi continua classificando quelle nazioni in cui la rete è meno libera e in quelle che non lo è affatto (“parzialmente free” e “non free”). Nel primo caso troviamo 18 paesi, tra cui spicca la Russia di Medvedev e Putin e il Venezuela di Hugo Chavez. Di questo gruppo fanno parte anche il Kenya, l'Egitto, la Turchia e diversi stati latino-americani. Ad un passo nell'essere declassati a “non liberi” troviamo il Pakistan, che ha visto l'anno scorso il proprio governo impegnato a decidere se bloccare o no siti sulla base di “offese molto vaghe allo Stato o alla religione”.

11 sono gli Stati in cui non esiste libertà di rete, i cosiddetti “not free”: Thailandia, il Bahrein, l'Arabia Saudita, la Tunisia e Cuba. Al terzultimo posto c'è la Cina, che ottiene il triste riconoscimento di nazione con i metodi di repressione “più sofisticati”. Maglia nera della censura online, ultima, è l'Iran di Muhammad Ahmadinejad. In Iran internet è stato reso quasi completamente inaccessibile dopo l'ondata di proteste del 2009.

Per Approfondire leggi anche il post Giornata Mondiale della Libertà di Stampa. Italia al 72° posto

09 luglio 2010

Chi si imbavaglia è perduto!

Avevo deciso di farlo, mi volevo ulteriormente imbavagliare, come se i miei silenzi nell'ultimo mese non fossero già un segnale di protesta e di sofferenza. E invece oggi dico no, non sciopero: continuo e vado avanti. Oggi più che mai manifesto ancora una volta tutto il mio disprezzo verso la Casta, in particolare contro una parte di essa: perennemente posta a 90 gradi.

Scioperare oggi sarebbe l'ennesimo regalo alle lobby che sostengono il marcio che c'è in Italia, in primis i giornalisti. La Rete oggi in Italia è più che mai sinonimo di democrazia, libertà e conoscenza, ed è per questo che viene continuamente minacciata dal Sistema. Sarebbe un errore madornale farsi contagiare dai silenzi e omissis dei media tradizionali.

No al Bavaglio, No al DDL Intercettazioni e come sempre W La Rete.

Infine questa mattina voglio farvi leggere un post molto interessante, che condivido, del Blog Cogito Ergo Vomito:



Chi si imbavaglia è perduto - Giovedì 8 luglio 2010

"Il 9 luglio sarà la giornata del silenzio", recita il comunicato dell'FNSI. Ma di un silenzio rumoroso. Di un silenzio assordante.
Ora per dirla un pò alla maniera degli anti-bavaglisti di professione, della serie "Quante cose non avreste potuto sapere se ci fosse stato il Bavaglio", oggi mi verrebbe di ricordare che tutte le notizie, i commenti e gli editoriali sulle manganellate agli Aquilani a Roma di ieri, se fossero successe domani, giornata del "rumoroso" silenzio, non sarebbero potute essere raccontate.
Ed ora, come la mettiamo? Si sarebbe parlato paradossalmente di un "Conflitto d'Interessi da Bavaglio"?
Fermo restando che sono assolutamente convinto, forse più di tanti altri, che il DDL sulle intercettazioni sia una legge veramente criminale. Che ci vuole privare non solo delle informazioni necessarie, ma anche della conoscenza, della cultura e delle nozioni fondamentali per maturare obiettività ed equilibrio "ad causam" e non "ad personam".
Ma di certo non posso ignorare o evitare di dire che il Monopolio del "No al Bavaglio" mi sta facendo venire veramente la nausea.
3 anni non sono 3 secoli, e chi ha un minimo di memoria non può dimenticare che 3 anni fa la pappardella fu più o meno la stessa: Alfano si chiamava Mastella, Berlusconi si chiamava Prodi, ma il Bavaglio si chiamava sempre Bavaglio.
O meglio: "Trovi il candidato le differenze" tra il DDL Mastella n°1512, e il DDL Alfano n°1611 (qui sul Velino messi a confronto).
Ora la notizia che va assolutamente oscurata, ignorata, manipolata, e perchè no, imbavagliata, è che quando passò il DDL Mastella alla Camera, il 17/4/2007, passò con 447 favorevoli e 7 astenuti, e cioè con i voti della stragrande maggioranza dei deputati.
L'11 giugno del 2009 il DDL Alfano è passato con 318 sì, 224 no e un astenuto.
Cosa cambia o cosa è cambiato? La questione è più breve e semplice di quello che può sembrare: il No al Bavaglio è diventato solo ed esclusivamente propaganda antiberlusconiana.
Non si spiegherebbero altrimenti Bersani e Di Pietro sul palco del 1 luglio. E non si spiegherebbe nemmeno "la libertà di stampa non è mai sufficiente" del Presidente Fini.
Ma a chi giova tutto ciò? Non si capisce. A chi nuoce invece? A noi cittadini, ovviamente.
Alla democrazia, come sempre. A chi crede nella libertà di stampa, veramente.
E a chi crede che questo maledetto ddl possa realmente limitare l'attività dei magistrati, le inchieste dei giornalisti, le indagini, gli arresti, l'informazione, la conoscenza, le notizie.
Ora chiarito questo, la questione deve o almeno dovrebbe spostarsi su un altro versante: ma se il DDL non passasse, in Italia sarebbe comunque legittimata la libertà di stampa?
E la risposta è ovviamente no. Perchè non è scontato ricordare che i Berlusconi della stampa si chiamano ad esempio De Benedetti, Soru, Caltagirone o Angelucci, o sono la IFIL e la Confindustria.
Ci sarebbe da interrogarsi se nonostante tutto in Italia ci sia più un problema di libertà di stampa o di stampa libera. Che non è la stessa cosa.
Anche se è da encomiare "l'esperimento di autonomia ed indipendenza" del Fatto Quotidiano, primo giornale in Italia senza contribuiti pubblici, ma spesso con la mano un po' troppo leggera verso il partito di Di Pietro (e lo dice un lettore quasi fisso del Fatto Quotidiano).
Comunque da domani tra i bimbi potrà circolare: "Lo sai qual è il colmo per un giornalista? Scioperare contro un Bavaglio, ma stando in Silenzio".
Ora, che lo sciopero dei giornalisti di domani sia completamente in antitesi con la libertà d'informazione, credo sia abbastanza chiaro e scontato.
Ma il mio invito di oggi va a tutti gli amici bloggers, a tutte le testate online che sono o cercano di essere ancora indipendenti, nonostante le carenze di lettori, nonostante la crisi, nonostante gli introiti, nonostante i bavagli dei padri e dei padroni, dei manager e dei politici.
"Chi si imbavaglia è perduto" sia il leit motiv di tutto e di tutti, nonostante tutto e nonostante tutti. E' il Silenzio il vero Bavaglio. Il NOSTRO Bavaglio.

Inserisco in serata un video fondamentale in questa giornata, anche per farci ricordare che quasi tutta l'informazione che oggi incrocia le braccia, si sostiene con i nostri soldi, e profumatamente. Qualche anno fa un milione e mezzo di persone desiderose di un cambiamento, avevano firmato per dei referendum che la Casta tiene a distanza di anni, in naftalina.


08 luglio 2010

La giornata del silenzio della Rete


Questo post è stato modificato dopo la sua prima stesura.

E' indetta per domani, venerdì 9 luglio 2010 "La giornata del silenzio della Rete" contro il fantomatico DDL sulle intercettazioni, chiamato anche "Legge Bavaglio". Come più volte ricordato su questo Blog, questa legge pone delle gravissime restrizioni alla Giustizia, all'informazione e ai siti web, in particolare ai Blog. All'appello hanno aderito un centinaio di adesioni, tra giornali on line e Blogger, ed è stato promosso da Lettera 22, Reporter Senza Rete e Articolo 21 in collaborazione con la FNSI.



Niente Barriere aderirà a questo sciopero in una forma anomala, e in chiaro dissenso con i giornalisti che, come ho più volte sottolineato qui, sono da sempre i complici e i maggiordomi, del sistema politico italiano. Questi ultimi protestano solo ora, solo perché questa legge colpirà i loro editori. Politici, Editori e Giornalisti sono tra le lobby che hanno maggiormente imbavagliano questo paese. La mia adesione rappresenta dunque una "sveglia" a chi frequenta i Blog. Ricordatevi che se non ci fossimo noi Blogger molte, troppe, cose non verrebbero fuori (ricordiamoci delle recenti vicende dei terremotati e dei disabili). Dunque una giornata senza la nostra "informazione" deve essere da esempio a chi ci legge! Sveglia gente!!!! Volete che continuamo a scrivere si o no? Appoggiate i Blogger si o no?

19 maggio 2010

La libertà va sempre conquistata



I nodi stanno per venire al pettine. La politica, il Governo, con il Decreto Intercettazioni, ovvero l'ennesima legge creativa di questo Governo sta per compiere un passo importante per ottenere il controllo, a proprio piacimento, di questo paese.
E' questa la solita legge ad personam, ma questa volta nazionale, che interessa e tutela solamente tutte le persone importanti, ovvero tutte quelle persone che sopravvivono grazie alle più forti lobbies di questo paese.

I cittadini sono al corrente di quello che sta per accadere? Naturalmente no. O meglio, gli organi di informazione italiani sono controllati, e la lottizzazione partitica dell'informazione attuale, sta alla larga dal sottolineare i passi più importanti di questo Decreto. Sta molto attenta a non informare i cittadini, stando ben attenta a non raccontare che con questo decreto, va a farsi benedire uno degli articoli più belli della nostra Costituzione: l'Articolo 21.

I cittadini se fossero informati per bene, andrebbero contro questo Decreto? Molto probabilmente si, anche se da sempre gli italiani sono sempre più concentrati nelle cose della loro vita, e mal si prestano (salvo rare eccezioni) a essere il vigile e il controllore dei nostri governanti.

Leonardo Sciascia esporrerebbe molto meglio il mio pensiero e in poche e efficaci parole, ve le faccio leggere:
Ebbene, Le dirò questa – per me terribile – verità: ancora oggi credo che una buona parte degli italiani (di destra, di sinistra, di centro) vivrebbe nel fascismo come dentro la propria pelle. Magari dentro un fascismo meno coreografico, con meno riti, con meno parole: ma fascismo.
(Leonardo Sciscia)
  • Non si potrà intercettare i ladri, ma solo per reati gravi
  • Non si potranno fare riprese tv nei processi senza consenso,
  • Le ‘talpe’ che rivelano atti del processo rischiano da uno a 6 anni di carcere (GIUSTO),
  • I Blog verranno monitorati e verrà applicato il diritto di rettifica entro 48 ore: pene peculiari fino a 13000 euro per i trasgressori e cancellazione dei siti da parte dei provider,
  • immediato avviso al Vaticano se un pm intercetta un uomo di Chiesa.
Durante il dibattito a chi contestava il chiaro attentato al diritto di informazione e al libero pensiero il collega deputato Pdl Mariano Delogu (è sardo) è sbottato: «ci stanno rompendo i coglioni!», rivolto ai contestatori. La reazione dell’esponente della maggioranza ha scatenato critiche anche tra i senatori del Pdl. (Fonte)

DOVEVANO BATTEZZARLO DECRETO INSABBIAMENTO!!!

In conclusione vi metto a disposizione un video dell'utente citypork di youtube, guardatelo e se vi va, commentate pure quanto esposto in questo post.



Saluti

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03 febbraio 2010

Dopo il DDL 733 e l'art. 50-bis, ecco servito il bavaglio a internet, grazie al Decreto Romani

Il sito di liberacittadinanza l'11 gennaio 2010 aveva pubblicato un appello riguardante il DDL 733 e sull'art. 50-bis. Il giorno dopo (dopo averlo letto), decisi di pubblicarlo su Niente Barriere. Ora grazie ad una vostra segnalazione, aggiorno il post modificando il titolo, in quanto è arrivata l'errata corrige:
"Da LiberaCittadinanza.it
ATTENZIONE: Ci scusiamo con i lettori, ma questa notizia non è veritiera. Infatti il DL n.733, noto come "Pacchetti sicurezza" è stato approvato al senato nell'estate scorsa, ma l'emendamento D'Alia è nato e morto in commissione non è mai arrivato in aula."
Ringrazio l'utente darkeagle84 (che ha commentato su Niente Barriere) per la pronta segnalazione, e mi scuso con i lettori del Blog per l'errore.

Malgrado ciò, non arretro neanche un pò nell'esprimere la mia totale contrarietà al tentativo di mettere dei paletti alla libertà di espressione, attraverso internet. Persino il Time ci ha paragonato alla Cina. Se passerà cosi come è stata pensato, male, questo Decreto, paragonerà un qualsiasi Blog, che al suo interno ha dei contenuti video, (anche citando fonti altrui come fa Niente Barriere) a qualsiasi emittente televisiva che trasmette in analogico, sul satellite o via internet. L'obiettivo è quello di incatenare i blogger, obbligandoli ad avere lo stesso trattamento giuridico di un canale televisivo. Con questo sistema sarà fuori legge anche Facebook, che grazie alle condivisioni video proposti dagli utenti, è diventato uno strumento d'informazione seguitissimo.

Per questo pubblico, anche per fare chiarezza, il PDF del testo del Decreto Legislativo n 169 sulla Tv, ribattezzato "Decreto Romani", che ho trovato pubblicato sul sito di Articolo 21 da Marco Bazzoni e sul Blog di Stefano Quintarelli.


Infine vi ricordo la bellissima iniziativa lanciata dai Blogger Claudio Messora e Enzo di Frenna: Mr. President, help Internet in Italy a cui Niente Barriere aderisce.


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