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15 settembre 2012

I medici non vogliono rianimare paziente down

Un uomo inglese di 51 anni con la sindrome di Down ha intrapreso un'azione legale contro un ospedale inglese, il Queen Mother Hospital di Margate nel Kent, perché i medici hanno inserito nella sua cartella clinica, durante il suo ricovero, l'ordine di non rianimarlo in caso di arresto cardiaco o respiratorio senza informare la sua famiglia, ponendo come ragione la sua disabilità.
L'uomo, che soffre di una forma di demenza ed è stato nutrito con una sonda nella stomaco, è stato ricoverato nell'ospedale l'anno scorso per quasi un mese.

14 settembre 2012

Sei di Reggio Calabria? Per te niente affitto

Quella che sto per raccontarvi è una storia triste. Nessun morto e nessun ferito, se non nel profondo della dignità e dell'orgoglio di persona e di cittadino meridionale. O meglio, reggino.
La protagonista è una ragazza originaria di Reggio Calabria residente da diversi anni a Chieti, città nella quale, dopo essere passata con un dottorato di ricerca all'università di Pescara, si è stabilizzata. Lavora da diversi anni come freelance, precaria tra i precari, svolge il suo lavoro con professionalità e presta pertanto il proprio servizio in una città che, stando alle vicende che racconteremo, ha paura di lei in quanto "reggina". Ada - questo il suo nome - vive con il compagno abruzzese in un appartamento a Chieti. Con i proprietari della casa, da sempre, ha ottimi rapporti: "Siamo quasi coetanei, qualche volta siamo stati loro ospiti a cena e viceversa, ci hanno invitato a vedere la loro casa nuova. Un rapporto, insomma, che non definirei di amicizia ma almeno di simpatia e cordialità".

10 settembre 2012

Moni Ovadia: «Combatto il razzismo con tutti i mezzi»

Due popoli diversi che hanno condiviso lo stesso destino: sono stati perseguitati, espulsi, discriminati, massacrati. Moni Ovadia racconta gli ebrei e i rom nello spettacolo “Senza confini. Ebrei e Zingari”, che ieri all’Anfiteatro dei Giardini pubblici – ha chiuso la ventiduesima edizione di "Ittiritmi", la rassegna di musica etnica e world music dedicata quest’anno al tema dei migranti. «Per duemila anni ebrei e rom sono stati popoli senza terra, hanno mostrato al mondo che si può essere popolo senza bisogno di confini, burocrazia, eserciti, barriere – spiega l’artista - e proprio per questa loro proposta straordinaria sono stati destinati allo sterminio. Poi qualcosa è cambiato: gli ebrei sono entrati nel salotto buono, hanno scelto una terra da abitare, una nazione. I rom invece no, e quindi su di loro gravano ancora pregiudizi e discriminazione».

22 giugno 2012

Su Radio Padania va in onda la Xenofobia contro i disabili


Radio Padania colpisce ancora. Questa volta i loro commenti razzistici, xenofobi e maleducati si sono posati incredibilmente su una bambina ucraina di nove anni, affetta da tetraplegia muscolare. La bambina grazie all'interessamento di una Onlus, ora può finalmente camminare ma purtroppo ora rischia (a causa della lunghezza delle cure riabilitative) l’espulsione dal nostro paese, per problemi burocratici (per problemi al suo visto turistico). Radio Padania e in particolare Pierluigi Pellegrin nella sua trasmissione, non ha trovato di meglio che strumentalizzare la vicenda cosi: «Questa bambina, adesso, tutto sommato, può andarsene con le proprie gambe a casa sua». Della serie "La madre degli imbecilli è sempre incinta" ...

09 giugno 2012

Stormfront delira su Balotelli: “Negro con genitori ebrei, giochi per Israele”

Mario Balotelli con la maglia della Nazionale Italiana (foto donnanotizie.com)
Un “negro” con “genitori ebrei”. Uno “scemo del villaggio che potrebbe chiedere di di giocare nella nazionale di Israele, ci libereremmo del personaggio una volta per tutte”.  Parole che si commentano da sole e che nel giorno in cui iniziano i campionati europei in Polonia e Ucraina sono rivolte a Mario Balotelli, uno dei simboli della Nazionale italiana di calcio.
A scriverle è uno dei tanti utenti del sito “Stormfront”, forum di ispirazione razzista e neo-nazista, sorta di costola italiana del Ku Klux Klan. Soprattutto sito tranquillamente aperto nonostante ospiti contenuti come “negrolandia, l’inferno dei morti che camminano”.

11 aprile 2012

Rifiuta il caffè a un nordafricano, barista denunciato per razzismo

Lite nel locale, vietate le consumazioni ai magrebini; un immigrato chiama i carabinieri. Dopo la multa tornano i vecchi clienti: «Trattati come spazzatura». Denunciato ai carabinieri con l’accusa di razzismo e multato con una sanzione amministrativa perché per ben due volte si era rifiutato di servire da bere (un caffè) a clienti nordafricani. È successo a Lorenzo Pistore, responsabile della Cooperativa Sociale Faber, che gestisce il Centro ricreativo comunale di Abano Terme. I fatti: domenica mattina, giorno di Pasqua, un uomo di 47 anni di origini marocchine è entrato nel locale per consumare un caffè ma si è visto opporre un rifiuto dalla barista in servizio. Che per dimostrare come stavano le cose, ha pure contattato il gestore del bar. Era stato lui infatti a imporre ai dipendenti di non servire consumazioni agli avventori nordafricani a causa di una lite particolarmente accesa avvenuta la sera prima e che aveva avuto come protagonisti tre giovani magrebini nel plateatico del locale.

Pensando che si trattasse di uno scherzo, il cliente si è allontanato dal bar senza protestare, per farvi ritorno però nel pomeriggio insieme a tre amici. Di fronte al nuovo rifiuto di un caffè, l'uomo ha chiamato i carabinieri, ai quali il gestore ha confermato l'intenzione di non voler servire i clienti nordafricani. Il titolare del bar si è detto esasperato per i continui problemi causati nel locale, frequentato da anziani e famiglie, oltre che da gruppi di immigrati. Per il responsabile del bar è scattata una sanzione amministrativa (la legge infatti permette a un esercente di non accogliere le richieste del cliente solo se è visibilmente ubriaco e molesto) e la denuncia per atti di razzismo. Ma già martedì mattina, dopo l’esplosione mediatica della vicenda, le cose sembravano tornate alla normalità. Con al bancone e ai tavolini del Crc diversi clienti magrebini intenti a sorseggiare un aperitivo o un caffè.

«Non è tornato nulla alla normalità – hanno però commentato -. Ci siamo sentiti trattare come spazzatura e non lo siamo. Non dobbiamo pagare le colpe di altri, noi siamo qui tutti i giorni da anni e siamo integrati. Facendo così si torna indietro nella storia e non in avanti, mentre sarebbe stato utile allontanare i protagonisti della rissa. Siamo offesi». «Non è razzismo, ma solo una provocazione – hanno risposto gli anziani che frequentano il circolo comunale -, non si può generalizzare. Questo bar è sempre stato ospitale”. Di “provocazione” e “segnale forte” parla pure lo stesso gestore. «Siamo noi in prima linea, l’avamposto e capiamo certe dinamiche. Non è semplice e con quello che ho fatto ho voluto dare un segnale pure alla politica».

Nicola Munaro

Post redatto da Raimondo per Niente Barriere 

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30 marzo 2012

Italia, arriva il telefono antirazzismo


Il numero verde è 800.90.10.10, fa capo all’Ufficio nazionale antirazzismo voluto dal ministro dell’Integrazione Andrea Riccardi e raccoglie le segnalazioni di casi di razzismo che i cittadini intendono denunciare.

L’annuncio è avvenuto durante l’inaugurazione della prima conferenza permanente che mette attorno a un tavolo tutti i leader delle ormai numerosissime religioni che si sono diffuse in Italia a seguito dell’immigrazione: musulmani, induisti, buddisti, ortodossi, copti, ebrei, sikh.

“Qualcuno prevede che ci sia uno scontro perché troppo differenti sono le culture e le mentalità – ha commentato Riccardi – noi invece siamo convinti che si possa vivere insieme. I leader religiosi possono rappresentare un ottimo strumento di integrazione”.

Fonte http://www.eilmensile.it/

Redatto da Raimondo Orrù per Niente Barriere

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09 marzo 2012

Razzismo cresce nel 2011, piu' discriminati est europei.

Relazione al parlamento. Web mezzo piu' usato grazie ad anonimato.

ROMA - In Italia si fa sentire ancora l'ombra sinistra del razzismo, che nella maggior parte dei casi viene espressa nei confronti di cittadini dell'Europa dell'est e dei Balcani: e' quanto si evince leggendo la relazione al Parlamento per il 2011, messa a punto per il nostro Paese dall'Unar, l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. La discriminazione corre soprattutto sulle onde dei mass media e nella rete Internet, sostenuta in questi casi dall'anonimato.

A livello territoriale il numero massimo di segnalazioni sono state registrate nelle regioni del Centro (32,3%), seguito dal Nord-Ovest (27,5%), tallonato a sua volta dal Nord-Est (25,9%); distanziati invece il Sud e le Isole (14,3%). Nel 2011, spiega lo studio, si e' assistito a una forte crescita delle istruttorie relative a eventi di discriminazione: dalle 766 del 2010 si e' passati alle 1.000 del 2011. I mass media sono i luoghi piu' frequenti di discriminazioni, molto spesso supportato da Internet (che in questo settore fa la parte del leone, con l'84% di casi segnalati) dove l'anonimato amplifica la risonanza di gesti e parole: in questo ambito, evidenzia l'Unar, si e' registrato rispetto al 2010 un lieve incremento che ha portato il dato al 22,6% dei casi pertinenti (contro il precedente 20,2).

Brusca accelerazione nel mondo del lavoro, dove la percentuale di denunce e' del 19,6%, 8 punti in piu' rispetto all'11,3% archiviato nel 2010. Stabile l'andamento nella vita pubblica (16,7%) e in leggero calo (10,9%) i casi relativi all'erogazione di servizi da parte di enti pubblici e in quelli attinenti la casa (6,3% contro l'8,9). La maggior parte delle persone che hanno segnalato casi di discriminazione sono di nazionalita' italiana.

Ma, sottolinea l'Unar, le vittime, 1 su 4, sono per lo piu' cittadini provenienti dall'Europa dell'Est e dai Balcani (25%, contro il 23,3% del 2010); il 16,6% dall'Africa del Nord (era il 21 due anni fa) e il 13,8 dall'America Latina (9,8). In prevalenza erano di sesso maschile (56,4%) nel 2011 le persone al centro di atti di discriminazioni, facendo segnare un'inversione di tendenza rispetto al 2010, quando a prevalere sono state le vittime di sesso femminile.

E anche i testimoni tendono a essere di sesso maschile, raggiungendo nel 2011 una percentuale del 58,4%. Nessun cambiamento sostanziale sotto il profilo anagrafico delle vittime: sia nel 2010 sia nel 2011 gli under 35, ricorda il rapporto dell'Unar, hanno rappresentato il 40% delle vittime; nel segmento di eta' successivo (35-64 anni) si ha invece un sostanziale equilibrio rispetto all'anno precedente (57,9 contro il 58,5% del 2010).

Come piu' volte sottolineato in sede Ue, rammenta il rapporto, la condizione di molti Rom, Sinti e Caminanti continua a essere caratterizzata da discriminazione, esclusione sociale e poverta' estrema. Recentemente il nostro Paese, ricorda l'Urar, e' stato oggetto di monitoraggio da parte dell'Onu, anche a seguito degli eventi di razzismo verificatisi sul territorio e, alla luce della recrudescenza di comportamenti razzisti. Per questa ragione nella relazione si evidenzia la necessita' ''di un salto di qualita' per l'adozione, da parte del Governo, di un piano organico di prevenzione e contrasto dei fenomeni di discriminazione razziale''.

Fonte Ansa

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08 marzo 2012

Video accusato di razzismo, Bruxelles lo ritira. Voleva trasmettere messaggio pace, ma effetto opposto.

Il video della Commissione Europea
accusato di razzismo (fonte youtube). 

BRUXELLES - Un video che nelle intenzioni di Bruxelles doveva esprimere un messaggio di “pace e armonia”, ma che finisce per essere accusato di razzismo costringendo la Commissione europea a ritirarlo in fretta e furia. E’ la fine fatta da una breve clip realizzata dall’esecutivo comunitario in cui una ragazza vestita con una tuta gialla nella stile del film di Tarantino “Kill Bill” viene affrontata da tre maestri di arti marziali: un cinese, un indiano e un brasiliano.

La donna, nonostante l’aria per niente conciliante degli avversari, riesce a mantenere la calma: chiude gli occhi per un istante e si moltiplica circondando i guerrieri di altri undici suoi “cloni”. Tutti si siedono, i guerrieri scompaiono e le donne si trasformano in dodici stelle gialle, tante quante quelle della bandiera europea. Chiude il video una breve frase: “Più siamo, più forti siamo”.

“La clip era indirizzata a un pubblico giovane e le reazioni erano state positive”, spiega in una nota il direttore generale per l’Allargamento della Commissione Ue, Stefano Sannino. Si intendeva rappresentare le abilità di maestri di alcune arti marziali – kung fu, capoeira e kalaripayattu – per poi concludere il video con un messaggio di “rispetto reciproco”. Sannino si rammarica per il fatto che l’iniziativa possa essere stata percepita come “razzista” e si scusa dunque “con tutti colori che si fossero sentiti offesi”. A causa delle polemiche, l’esecutivo comunitario “ha deciso di fermare immediatamente la campagna e ritirare il video”.

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.ansa.it/

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24 febbraio 2012

Quando sono i «penultimi» a vietare l'ingresso agli ultimi

Il cartello di un'immigrata marocchina contro i nomadi.

«E intritt für Italiener verboten!». Quel famosissimo cartello appiccicato all'entrata d'un ristorante di Saarbrücken, tradotto e rafforzato nella nostra lingua («Proibito "rigorosamente" l'ingresso agli italiani!») perché tutti capissero, è una ferita che sanguina ancora tra i nostri emigrati in Germania. Non sappiamo chi fosse il razzista padrone di quella trattoria. Forse, chissà, era un immigrato danese, russo o polacco arrivato qualche anno prima. Nessuno stupore. Così come non può stupire che il cartello piazzato in una vetrina di Vicenza con scritto «Vietato entrare ai zingari» sia stato messo lì da Fatima Mechal, un'immigrata marocchina. È andata quasi sempre così, nella storia delle emigrazioni: quelli che stavano all'ultimo gradino della scala sociale, appena riescono a salire sul penultimo si voltano e sputano su chi ha preso il loro posto.
Da anni quanti hanno letto un po' di libri sull'emigrazione tentano di spiegare agli xenofobi, che scatenano campagne furenti contro il diritto di voto agli immigrati nella convinzione che sarebbero tutti «voti comunisti», che non è affatto vero che quei voti andrebbero automaticamente alle «sinistre». Anzi, con ogni probabilità le preferenze di chi si è già inserito premierebbero in buona parte chi vuole la chiusura delle frontiere all'ingresso di nuovi immigrati, visti come concorrenti disposti a mettersi sul mercato del lavoro a prezzi stracciati. Niente da fare. Eppure, la stessa storia dei nostri emigrati è piena di testimonianze in questo senso. Ne ricordiamo due. Particolarmente dolorose.

La prima è quella dei sentimenti di calloso razzismo manifestati nei confronti dei nostri nonni, a cavallo fra Ottocento e Novecento, dagli irlandesi che in Australia e negli Stati Uniti ci avevano preceduto nella malinconica casella delle etnie più combattute, odiate, disprezzate dagli abitanti che si ritenevano gli unici padroni «autoctoni» delle terre occupate dai bisnonni. Dice tutto l'ostilità contro ogni manifestazione di cattolicesimo popolare (le processioni con le statue dei santi, le invocazioni urlate, i fuochi artificiali...) visto come primitivo, bigotto, «pagano». C'è una frase di un prete irlandese, Bernard Lynch, che sintetizza un mondo intero di sentimenti. Ridendo di come i nostri emigranti si accatastavano nei «block» newyorkesi di Mulberry Street o Bayard Street (dove il fotografo Jakob Riis contò 1324 italiani ammucchiati in 132 stanze), quel prete arrivò a dire in un rapporto al vescovo: «Gli italiani riescono a stare in uno spazio minore di qualsiasi altro popolo, se si eccettuano, forse, i cinesi». Di più: «Dove l'uomo non potrebbe vivere, secondo le teorie scientifiche, l'italiano si ingrassa.»
Ancora più straziante, e indicativo del rapporto malato fra i penultimi e gli ultimi, è il ricordo di quanto accadde nel 1891 a New Orleans. Dove il sindaco Joseph A. Shakespeare, convinto che gli immigrati italiani e soprattutto siciliani fossero il peggio del peggio («Sono sudici nella persona e nelle abitazioni e le epidemie, qui da noi, scoppiano quasi sempre nei loro quartieri. Sono codardi, privi di qualsiasi senso dell'onore, di sincerità, di orgoglio, di religione e di qualsiasi altra dote atta a fare di un individuo un buon cittadino...») scaricò contro la nostra comunità l'accusa di avere organizzato l'omicidio del capo della polizia, David C. Hennessy.

L'ondata di arresti che seguì alla campagna anti-italiana («La polizia li trascinò in carcere sottoponendoli a un trattamento abbastanza pesante, ma la principale accusa che si poteva muover loro era quella di non saper parlare in inglese», ammise il New York Times che pure era molto duro con i nostri) non riuscì tuttavia a placare l'odio razziale del sindaco e dei razzisti da cui si era circondato.

Dopo l'abolizione della schiavitù, in realtà, spiega nel libro «Vendetta» Richard Gambino, «la manodopera italiana parve un dono di Dio, la soluzione che avrebbe consentito di sostituire tanto i neri quanto i muli. I siciliani lavoravano accontentandosi di bassi salari e, in contrasto con lo scontento dei neri, dimostravano di essere più che soddisfatti dei quattro soldi che riuscivano a raggranellare. E quel che più contava, sottolineavano i piantatori, erano di gran lunga più efficienti come lavoratori e meno turbolenti come individui». Anzi, adattandosi a condizioni di vita bestiali, riconobbe la «Federal Commission for Immigration» (smentendo implicitamente l'accusa che fossero «tutti mafiosi e fannulloni») i nostri nonni erano arrivati a produrre pro capite il 40% di zucchero e di cotone in più.

Fatto sta che il processo, nonostante sembrasse destinato ad annientare gli otto siciliani accusati dell'omicidio, finì con un'assoluzione generale: non c'erano prove. A quel punto, prima che gli accusati fossero rimessi in libertà, il giornale «New Delta» pubblicò un appello: «Tutti i buoni cittadini sono invitati a partecipare a un raduno di massa, sabato 14 marzo alle dieci del mattino, alla Clay Statue, per compiere i passi necessari atti a porre rimedio all'errore giudiziario nel caso Hennessy. Venite e tenetevi pronti ad agire». E ventimila persone (immaginate quanto odio ci vuole per muovere una folla così) diedero l'assalto al carcere della contea per tirar fuori gli italiani assolti e linciarli. Tra i «giustizieri», che trovarono pace secondo Gambino solo dopo l'allineamento dei cadaveri sul marciapiede dove in tanti sfilarono per sputare sui corpi, c'erano diversi neri. Poveracci vittime quotidiane del razzismo che videro in quel linciaggio l'occasione per dimostrare, come dicevamo, di essere «più americani» loro degli ultimi arrivati. Che li avevano sostituiti nei campi di cotone e di canna da zucchero.

Gian Antonio Stella

La versione integrale e originale di questo articolo è presente sul sito
http://www.corriere.it/

11 dicembre 2011

Razzismo in una scuola di Caserta


Discriminazione da parte di una professoressa - A seguito di un'interrogazione andata molto bene la studentessa del secondo anno dell'Istituto di Scuola Media statale "Pietro Giannone" di Caserta, si è vista abbassare il voto da 9 a 7. Quando ha chiesto spiegazioni all'insegnante di geografia che le aveva immeritatamente ridimensionato la valutazione, paragonando la sua prova a quella di un altro studente della sua classe il cui compito risultava essere molto simile, si è sentita dare una risposta che sembra incredibile.

"Tu non sei come gli altri, tu sei nera" - Questa è stata la gravissima motivazione data dalla professoressa. La ragazzina ha raccontato l'episodio ai genitori che hanno subìto fatto denuncia alla dirigenza scolastica che, a sua volta, ha segnalato l'insegnante alle autorità competenti. La donna, dopo l'episodio si è messa a casa per malattia è non è ancora rientrata al lavoro.

C'erano stati dei precedenti - L'insegnante era già tenuta sotto osservazione dal direttore dell'istituto a causa di segnalazioni relative a episodi di razzismo fatte da altri bambini negli anni precedenti. Il dirigente scolastico regionale Diego Bouché vuole convocare le autorità provinciali e scolastiche per far piena luce sul gravissimo episodio impensabile nella società multirazziale nella quale viviamo, aggiungendo che, qualora i fatti raccontati venissero accertati, si dovrebbero prendere dei seri provvedimenti al riguardo.

Marta Lock 
La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://www.newnotizie.it/2011/12/razzismo-in-una-scuola-di-caserta/

22 novembre 2011

Nuovi italiani, la discriminazione vissuta sulla propria pelle

Una ricerca Arci-Unar sulle seconde generazioni, ragazzi nati in Italia da genitori migranti, o arrivati qui da piccolissimi, eppure considerati sempre "stranieri". Da Milano a Messina, gli autobus e le questure i luoghi dove più si annida il razzismo. Un film per raccontarsi.


di VLADIMIRO POLCHI
Alcuni degli atleti protagonisti del libro di Mauro Valeri, "Black Italians" (Foto Repubblica.it)

ROMA  -  "A scuola mi chiamavano cinesina e mi dicevano 'plego plego' facendo l'inchino. Io stavo zitta e mi allontanavo. Erano maschi e mi dicevano 'riesci a vedere con quegli occhi?'. Spesso mi facevano i versi come se fossi analfabeta". Sheena oggi ha 24 anni, è originaria delle Filippine, ma vive a Messina. "Una ragazza quando ha capito che ero tunisino ha detto che per lei era un problema frequentarmi". Francesco, 26enne di Tunisi, vive e lavora a Milano. Sheena e Francesco sono due dei 440 ragazzi d'origine straniera, residenti tra Milano e Messina, che hanno raccontato la propria storia a "Spunti di vista", la ricerca, promossa dall'Arci con il supporto dell'Unar, sulle discriminazioni subite dai "nuovi italiani", giovani nati qui da genitori immigrati o arrivati da piccolissimi in Italia.

Messina peggio di Milano - Guardando ai ragazzi coinvolti nel progetto, si nota come a Messina cresca il numero delle Seconde generazioni. Nella città siciliana il 27,6% del campione ha dichiarato di essere nato in Italia, contro il 9,1% di Milano. Il dato incide anche sulle discriminazioni percepite. A Messina dichiarano di aver subito discriminazioni il 74% dei maschi e il 65% delle femmine. A Milano le due percentuali scendono rispettivamente al 60% e al 38%. C'è una spiegazione: "Il fatto che a Messina la percezione di essere vittime di discriminazione sia sensibilmente più avvertita che a Milano - scrivono i ricercatori - non deve sorprendere visto che nella città dello Stretto sono più numerosi, rispetto alla metropoli lombarda, i nati in Italia o emigrati nei primi anni di vita. I giovani di seconda generazione vivono più intensamente le discriminazioni rispetto ai primo-migranti, avendo delle aspettative più elevate nei confronti della società in cui vivono".

Bus, discoteche, questure: i luoghi della discriminazione - E così  -  mentre il nuovo governo Monti crea un ministero ad hoc per l'integrazione e ne affida la responsabilità al fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi  - paiono moltiplicarsi nel Paese i luoghi delle discriminazioni. I mezzi pubblici innanzitutto: 48 intervistati a Messina e 47 a Milano hanno dichiarato di aver subito discriminazioni su autobus e metro. Poi i luoghi di svago (negozi, cinema, bar, locali notturni) indicati da 49 giovani a Messina e 16 a Milano. E poi la questura, un luogo dello Stato dove però molti ragazzi e ragazze (40 a Messina e 35 a Milano), fra quelli periodicamente costretti a rinnovare il permesso di soggiorno, hanno segnalato trattamenti discriminatori. E la polizia (20 e 31).

Non solo. Sempre stando alla ricerca Arci, luoghi di discriminazione sono anche la scuola, dove le seconde generazioni spesso subiscono i pregiudizi di insegnanti e compagni, e il posto di lavoro, dove gli "stranieri" dichiarano di ricevere stipendi più bassi dei colleghi italiani.

"Ora va meglio, mi sto schiarendo" - La ricerca Arci è ricca di testimonianze (con nomi di fantasia per garantire l'anonimato): "Ora va meglio nei locali, forse perché sto schiarendo", confida Karim, 18enne dello Sri Lanka, che vive a Messina. "I bambini italiani a volte dicono che noi stranieri puzziamo", lamenta Mustafà, 15 anni, "cinese di Messina". "L'autista del tram mi ha detto di andare dietro perché sentiva l'odore", ricorda Saul, 30 anni dello Sri Lanka, residente a Milano. "Non ho ancora trovato casa perché agli appuntamenti quando mi vedono nero non mi affittano", denuncia Akim, 25 anni, della Costa D'Avorio.

Il lungometraggio. Il progetto dell'Arci comprende anche un documentario con lo scopo dichiarato di "lasciare spazio alla creatività dei ragazzi d'origine straniera nel raccontare le diverse sfaccettature della discriminazione". Spazio, questo, che i ragazzi non hanno esitato a prendersi, realizzando invece del cortometraggio previsto un lungometraggio (Video-anteprima 1), dal titolo "LiberaTutti".

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://www.repubblica.it/

09 settembre 2011

Casa in affitto negata quando lo vedono su una sedia a rotelle.



Roberto Murgia, 43 anni, di Olbia, da 8 mesi vive su una carrozzina. Vorrebbe una casa al piano terra, ma appena si presenta la casa non è più disponibile. «Ho fatto chiamare ad altri ed era di nuovo libera. Perché fanno così?»

di Luca Rojch

OLBIA. Roberto è un eroe. Un superuomo inchiodato in una carrozzina da otto mesi. E per sempre. Un giorno la sua aorta è esplosa, scoppiata come un palloncino. Il suo corpo si è spento e solo per caso è sopravvissuto alla morte. La sua fortuna gli ha regalato una vita a rotelle. Paralizzato dal torace in giù. Lui che a 45 anni mangiava la vita, con una moglie e tre figli piccoli. Un lavoro. Ora riesce a sorridere anche in questo tratto in salita dell'esistenza.

Roberto Murgia non ha tempo per disperarsi. Deve affrontare un altro paradosso della sua nuova condizione. Deve trovare casa in affitto. Nella città con 3mila appartamenti sfitti, nessuno è disposto a dare un letto e un tetto a lui e alla sua famiglia.

«Da sei mesi vado alla ricerca di una casa, ma succede sempre la stessa cosa - racconta Roberto -. Al telefono sono disponibili, ma appena mi vedono scatta uno strano meccanismo. Sono gentilissimi e cortesi. Ma quando richiamo per chiudere l'accordo l'appartamento è già stato affittato. In sei mesi ho visto 15 case, ed è sempre accaduta la stessa cosa. Le prime volte non ci ho badato. Ho creduto alla buona fede, poi la coincidenza mi è sembrata sospetta. Continuavo a vedere nelle riviste specializzate gli stessi annunci. Così ho fatto chiamare qualche mio conoscente. E come per miracolo la casa che per me era affittata, per chi arrivava sulle proprie gambe all'appuntamento era disponibilissima. Nei mesi mi sono quasi abituato a questa pratica selvaggia. Qualcuno è arrivato anche a tirare dritto al luogo dell'appuntamento, senza fermarsi. I soldi non sono un problema. Sono in condizione di pagare un prezzo di mercato. Ma non trovo nessuno disposto a darmi una casa in affitto. Non credo che non ce ne siano».

Poi ruvido aggiunge. «Tutti pensano che se fai entrare un handicappato in casa, non lo butti più fuori. Anche se nessuno ha il coraggio di dirlo in modo schietto». Per un atroce destino Roberto fino a novembre assisteva le persone bloccate in casa da patologie gravi. «Lavoravo in una ditta che faceva ossigeno-terapia a domicilio per conto della Asl - spiega -. Un'azienda di Cagliari. Vivevo là e per un lungo periodo ho viaggiato ogni giorno verso Olbia. Lavoravo come un disperato. 17 ore al giorno. Poi ho deciso di trasferirmi, ho preso una casa a Cugnana, sulla campagna che si affaccia sul golfo. Ma per arrivare nella villetta in cui ancora oggi sto bisogna fare tre chilometri di strada bianca. Una via accidentata in cui anche chi mi fa assistenza fa fatica a domare. Per questo sono alla ricerca di una nuova casa».

Roberto ricorda il giorno che ha cambiato la sua esistenza. La rottura dell'aorta ha creato un'emorragia devastante che ha causato una lesione spinale irreversibile. «Ero qua, alle 7 del mattino mi sono sentito male - racconta -. Sono arrivato alla strada principale, là c'era l'ambulanza. Poi mi hanno salvato la vita a Sassari. Ma sono rimasto paralizzato». La sua voce è limpida, con l'entusiasmo di chi ritorna alla vita. Neanche un'ombra di paura di chi deve affrontare una esistenza inchiodata. «Sono fortunato - spiega -, ho una famiglia stupenda. Accanto a me ho una persone fantastica, e o tre figli. Il più grande ha 9 anni, i gemelli ne hanno 7. Mi secca solo non riuscire a rispondere alle loro domande. Mi chiedono perché nessuno voglia darci in affitto una casa. Se devo essere sincero non so cosa dire. Non voglio pensare che questa magnifica città sia capace di tanto cinismo. Io non mi arrendo. Sono combattivo per carattere».

Il volto scavato trasmette serenità, come se non ci fosse spazio nella sua mente per la sfiducia, l'abbattimento. Come chi vive in modo ordinario una condizione straordinaria. «Spero che qualcuno mi possa venire incontro. Non ho grandi pretese - conclude Roberto -. Certo mi serve una casa al piano terra con un piccolo giardino che possa essere raggiunta in modo semplice. Una casa in cui ci possa stare la mia famiglia. E possa ritrovare la serenità per andare avanti. Ma non mi sembra qualcosa di troppo complicato». Viene avanti e saluta tutti con un sorriso, con la forza di un superuomo più forte di qualsiasi diversità.

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://lanuovasardegna.gelocal.it/

Aggiornamento 9 settembre 2011 ore 20:12

Quello che avete letto sopra a quanto pare non è un caso isolato. Nel corso della giornata ho ricevuto diverse segnalazioni di persone con disabilità che hanno subito lo stesso trattamento razzistico. Su  youtube ho trovato un video di un inchiesta che l'emittente televisiva Retesole fece a Roma nel 2008. Grazie alla segnalazione di un ragazzo disabile, di nome Francesco, fu presentato un esposto alla Procura di Roma, in quanto fu documentato senza alcun dubbio che a Roma (ripeto nel 2008) ben 7 agenzie immobiliari su 10 negavano l'affitto ad un ragazzo disabile.

Ecco il video


Non va per niente bene, tutto questo è inaccettabile e ogni singolo caso deve essere denunciato all'autorità giudiziaria!