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05 maggio 2017

Quando una vignetta fa capire i fatti più di mille discorsi ...

Ghisberto: Disegnatore di vignette satiriche.
(Personaggi di fantasia. Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale. Pagina Facebook https://www.facebook.com/Ghisberto1
I Fatti .. QUI (CLICCA)

25 giugno 2013

Disabile da tre anni senza lavoro eppure avrebbe diritto al posto

di Stefano Zanette
Zeme, 24 giugno 2013 - «Spesso le aziende private e anche gli enti locali omettono di assumere le persone disabili, ritenendo che siano dei pesi e degli ingombri per le aziende stesse».

10 giugno 2013

Fabrizio, 11 anni, il parroco gli nega la prima comunione: "É AUTISTICO"


Fabrizio, 11 anni, affetto da una forma di autismo, voleva fare la comunione con tutti i suoi compagni di classe. Un appuntamento - spiega Elda, la mamma - che aspettava da anni.

30 maggio 2013

23 aprile 2013

L'appello di Lucia: "Come è morto mio fratello #GiuseppeUva?"



Cinque anni fa mio fratello moriva a soli 43 anni, dopo essere stato fermato e trattenuto nella caserma dei carabinieri di Varese.
Nessuna indagine é stata conclusa su quanto accaduto quella maledetta notte, nessuna risposta mi è stata data sulla morte di Giuseppe, che ho visto all’obitorio con un pannolone e 78 macchie di sangue sul cavallo dei pantaloni. E a breve il processo andrà in prescrizione.
Chiedo che prima che questo succeda venga sentito il testimone di quella notte; io credo che mio fratello sia morto per pestaggio. Non è stato ascoltato infatti Alberto Biggiogero condotto in caserma insieme a mio fratello, il quale ha sempre raccontato di aver sentito le grida atroci di Giuseppe provenire dalla stanza dove era stato rinchiuso, tanto da chiamare dalla stessa caserma il 118 per chiedere un intervento.

11 aprile 2013

Si suicida dopo il taglio della pensione

MILANO - Poco più di un anno fa le era morto il marito, ora l'Inps le ha ulteriormente ridotto la pensione di 200 euro (da 800 a 600) e lei, Nunzia C., 78 anni, afflitta dall'incubo di non potercela fare a vivere con quei pochi soldi, ha deciso di morire, gettandosi dal terrazzo, al quarto piano. Viveva con i figli a Gela.
ANGOSCIATA - La donna si è lanciata dal terrazzo martedì mattina, poco dopo le 10, in via Amilcare, nel quartiere del cimitero monumentale. Eludendo la sorveglianza dei figli (tre femmine e un maschio) che la controllavano da quando aveva cominciato a dare segni di depressione, è andata nel terrazzo e si è buttata giù. Il tonfo ha richiamato l'attenzione dei vicini e degli stessi familiari, che hanno tentato di soccorrerla. Ma non c'era più nulla da fare. La polizia ha avviato gli accertamenti di rito. «Mia madre ha saputo ieri, da noi figli, che la sua pensione non era più di 800 euro ma di 600. E questa notizia l'ha letteralmente sconvolta. Non sapeva darsi pace perchè la riteneva un'ingiustizia» ha raccontato il più piccolo dei quattro figli della donna, Bruno, 43 anni, proprietario di una pizzeria in paese. «Già dopo la morte di mio padre, invalido al 100% - aggiunge - con diritto all'accompagnamento, l'Inps aveva sospeso la pensione per 6 mesi. Fu azzerata ogni indennità extra. Poi, effettuati i conteggi, venne assegnata a mia madre la pensione di reversibilità. Al minimo da lei riscosso, cioè ai suoi 350 euro di pensione sociale, si aggiungevano i 450 euro di quel che restava della pensione di papà. Ma tutto sommato le andava ancora bene. Il taglio improvviso e immotivato di 200 euro ha fatto scattare qualcosa di sconvolgente nella sua mente. Temeva di morire in povertà, specie ora che mio padre non c'era più. Si sentiva sola pur abitando con due mie sorelle nella stessa palazzina». E conclude: «Sapevamo tutti che le sue erano preoccupazioni infondate, ma non c'era modo di farla ragionare»

17 ottobre 2012

Auto nel canale, immigrato-eroe si tuffa Salva famiglia poi fugge perché irregolare

Un marocchino è diventato un eroe dopo aver salvato una famiglia romana, composta da quattro persone, che ha rischiato di morire finendo con l'auto in un canale della piana del Fucino. Una volta arrivati i soccorsi, l'uomo, clandestino è scappato.
Il giovane marocchino si è tuffato in acqua e ha salvato l'intera famiglia, padre, madre e un figlio, che stava annegando dopo essere finita in un canale della piana del Fucino a causa di un incidente stradale: l'autore dell'eroico gesto, probabilmente perché clandestino, una volta arrivati i soccorsi, si è allontanato facendo perdere le proprie tracce.

02 ottobre 2012

Dramma a Carovigno «L’Asl non mi permette di curare mio figlio»

di Pasquale Camposeo - “Oltre al danno anche la beffa. Ho chiesto un incontro con il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola”. Non si rassegna e non ha nessuna voglia di mollare Luisa Maldarella, mamma di Lillo Santoro il giovane militare di carriera del Battaglione San Marco del distaccamento di Brindisi che il 4 agosto scorso ha compiuto 33 anni, da nove in stato vegetativo persistente per conseguenze post- anossiche con danni cerebrali, parietali, temporali e corticali.
Da quando ha avuto inizio la disavventura di suo figlio Lillo nell’agosto del 2003 mentre in vacanza con i genitori, quando il suo cuore andò in arresto cardiaco, mamma Luisa continua la sua battaglia a tutti i livelli, anche legali, per dare a Lillo una migliore possibilità di stare meglio.

16 dicembre 2011

Pensionato 85enne tenta due rapine: "Ho Fame". I Carabinieri gli offrono il caffé


CUNEO - "La pensione non mi basta a mantenere la famiglia, ho fame". Questa la giustificazione di un pensionato di 85 anni che oggi a Cuneo ha tentato senza successo due rapine ai danni di altrettanti uffici postali. I carabinieri, una volta portato in caserma, gli hanno offerto la colazione alla mensa della caserma. L'uomo, P.G. classe 27, si è presentato nell'ufficio postale di frazione Spinetta con una pistola giocattolo e, di fronte ai clienti spaventati, ha ordinato all'impiegata, in modo assai concitato, di consegnargli il denaro che aveva in cassa, La donna però lo ha riconosciuto perchè - ha detto - in passato lo aveva già visto chiedere l'elemosina nei paraggi; ha preso tempo e ha chiamato con il telefonino le forze dell'ordine. Il pensionato, dunque, ha desistito e, in bicicletta, ha raggiunto le Poste centrali. Anche qui ha ripetuto la scena, ma l'impiegata, forse poco convinta dall'età avanzata e dall'aspetto dimesso dell'aspirante rapinatore, ha temporeggiato. L'uomo si è convinto che non sarebbe riuscito ad avere il denaro e si è allontanato, ma i carabinieri lo hanno individuato nel giro di pochi minuti.

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://www.leggo.it/

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13 dicembre 2011

Padova, anziano ruba tre bistecche. Il supermercato ritira la denuncia

(immagine corriere.it)

PADOVA - La direzione del supermercato di Piove di Sacco (Padova) dove un anziano di 77 anni nei giorni scorsi ha rubato delle bistecche, dicendo che non aveva il denaro per arrivare a fine mese, ha annunciato di aver ritirato la denuncia a suo carico. «Si è verificato un fatto grave, anche se increscioso. Non va dimenticato, infatti, che in casi come questo gli esercizi commerciali sono vittime di un reato - scrive la direzione dell'azienda di Sma Spa in una nota -. Ciò nonostante, abbiamo deciso di ritirare la denuncia sporta nei confronti del cliente, in quanto il nostro obiettivo era di dare un segnale forte a fronte della recidiva». «A tal fine, continueremo ad adottare le procedure di sicurezza più opportune a tutela non solo del nostro patrimonio - rileva l'azienda -, ma anche dei nostri collaboratori che lo custodiscono e dei milioni di clienti che ogni giorno ci accordano la loro preferenza». Nel frattempo, un uomo di Prato ha detto di voler pagare di tasca propria il corrispettivo delle tre bistecche, pari a 24 euro.

GARA DI SOLIDARIETA' Quando sono in difficoltà, si sa, gli italiani tirano il meglio di sé stessi. La notizia che conferma la regola arriva da Fosso, in provincia di Padova, dove è gara di solidarietà per aiutare l'anziano 77enne in difficoltà che è stato "pizzicato" mentre rubava tre bistecche in un supermarket di Piove di Sacco. L'anziano si era difeso dicendo di non farcela ad arrivare a fine mese, anche a causa della condizione del figlio, un invalido, e della moglie, che ha diversi acciacchi. La storia del signore ha commosso tutta Italia e in particolare il suo paesino.
Un cittadino di Prato, Alessandro Maiorano, dipendente pubblico, indignato dalla vicenda del fermo dell'anziano, si è addirittura offerto di pagarle lui, quelle bistecche: «Li pago io, gli euro di quelle bistecche».
«È stato l'elemento della recidiva, visto che aveva tentato di rubare altre due volte, a portare alla denuncia. Naturalmente non è sulle denunce che impostiamo il nostro rapporto con il cliente. Ma volevamo che a questa persona arrivasse un segnale», hanno spiegato in caserma.
«La vita è dura per tutti, me lo dice sempre. Mio marito è molto malato, non so cosa gli sia preso» lo difende la moglie. «Mio padre non ruba per avere qualcosa da mangiare - spiega invece il figliastro -, non è il pezzo di carne o il pane che gli interessano: quello a cui punta è riuscire a conservare intatti i soldi che ci entrano in casa per pagare il riscaldamento e le bollette varie. Non è facile vivere in tre con mille euro al mese».
L'anziano in passato era conosciuto con il soprannome di "boss", per le frequentazioni non proprio limpide. Non era proprio un santo, insomma, ma sul candiore del suo gesto nessuno ha dubbi a Fosso.

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://www.leggo.it/

11 dicembre 2011

Razzismo in una scuola di Caserta


Discriminazione da parte di una professoressa - A seguito di un'interrogazione andata molto bene la studentessa del secondo anno dell'Istituto di Scuola Media statale "Pietro Giannone" di Caserta, si è vista abbassare il voto da 9 a 7. Quando ha chiesto spiegazioni all'insegnante di geografia che le aveva immeritatamente ridimensionato la valutazione, paragonando la sua prova a quella di un altro studente della sua classe il cui compito risultava essere molto simile, si è sentita dare una risposta che sembra incredibile.

"Tu non sei come gli altri, tu sei nera" - Questa è stata la gravissima motivazione data dalla professoressa. La ragazzina ha raccontato l'episodio ai genitori che hanno subìto fatto denuncia alla dirigenza scolastica che, a sua volta, ha segnalato l'insegnante alle autorità competenti. La donna, dopo l'episodio si è messa a casa per malattia è non è ancora rientrata al lavoro.

C'erano stati dei precedenti - L'insegnante era già tenuta sotto osservazione dal direttore dell'istituto a causa di segnalazioni relative a episodi di razzismo fatte da altri bambini negli anni precedenti. Il dirigente scolastico regionale Diego Bouché vuole convocare le autorità provinciali e scolastiche per far piena luce sul gravissimo episodio impensabile nella società multirazziale nella quale viviamo, aggiungendo che, qualora i fatti raccontati venissero accertati, si dovrebbero prendere dei seri provvedimenti al riguardo.

Marta Lock 
La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://www.newnotizie.it/2011/12/razzismo-in-una-scuola-di-caserta/

22 novembre 2011

Nuovi italiani, la discriminazione vissuta sulla propria pelle

Una ricerca Arci-Unar sulle seconde generazioni, ragazzi nati in Italia da genitori migranti, o arrivati qui da piccolissimi, eppure considerati sempre "stranieri". Da Milano a Messina, gli autobus e le questure i luoghi dove più si annida il razzismo. Un film per raccontarsi.


di VLADIMIRO POLCHI
Alcuni degli atleti protagonisti del libro di Mauro Valeri, "Black Italians" (Foto Repubblica.it)

ROMA  -  "A scuola mi chiamavano cinesina e mi dicevano 'plego plego' facendo l'inchino. Io stavo zitta e mi allontanavo. Erano maschi e mi dicevano 'riesci a vedere con quegli occhi?'. Spesso mi facevano i versi come se fossi analfabeta". Sheena oggi ha 24 anni, è originaria delle Filippine, ma vive a Messina. "Una ragazza quando ha capito che ero tunisino ha detto che per lei era un problema frequentarmi". Francesco, 26enne di Tunisi, vive e lavora a Milano. Sheena e Francesco sono due dei 440 ragazzi d'origine straniera, residenti tra Milano e Messina, che hanno raccontato la propria storia a "Spunti di vista", la ricerca, promossa dall'Arci con il supporto dell'Unar, sulle discriminazioni subite dai "nuovi italiani", giovani nati qui da genitori immigrati o arrivati da piccolissimi in Italia.

Messina peggio di Milano - Guardando ai ragazzi coinvolti nel progetto, si nota come a Messina cresca il numero delle Seconde generazioni. Nella città siciliana il 27,6% del campione ha dichiarato di essere nato in Italia, contro il 9,1% di Milano. Il dato incide anche sulle discriminazioni percepite. A Messina dichiarano di aver subito discriminazioni il 74% dei maschi e il 65% delle femmine. A Milano le due percentuali scendono rispettivamente al 60% e al 38%. C'è una spiegazione: "Il fatto che a Messina la percezione di essere vittime di discriminazione sia sensibilmente più avvertita che a Milano - scrivono i ricercatori - non deve sorprendere visto che nella città dello Stretto sono più numerosi, rispetto alla metropoli lombarda, i nati in Italia o emigrati nei primi anni di vita. I giovani di seconda generazione vivono più intensamente le discriminazioni rispetto ai primo-migranti, avendo delle aspettative più elevate nei confronti della società in cui vivono".

Bus, discoteche, questure: i luoghi della discriminazione - E così  -  mentre il nuovo governo Monti crea un ministero ad hoc per l'integrazione e ne affida la responsabilità al fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi  - paiono moltiplicarsi nel Paese i luoghi delle discriminazioni. I mezzi pubblici innanzitutto: 48 intervistati a Messina e 47 a Milano hanno dichiarato di aver subito discriminazioni su autobus e metro. Poi i luoghi di svago (negozi, cinema, bar, locali notturni) indicati da 49 giovani a Messina e 16 a Milano. E poi la questura, un luogo dello Stato dove però molti ragazzi e ragazze (40 a Messina e 35 a Milano), fra quelli periodicamente costretti a rinnovare il permesso di soggiorno, hanno segnalato trattamenti discriminatori. E la polizia (20 e 31).

Non solo. Sempre stando alla ricerca Arci, luoghi di discriminazione sono anche la scuola, dove le seconde generazioni spesso subiscono i pregiudizi di insegnanti e compagni, e il posto di lavoro, dove gli "stranieri" dichiarano di ricevere stipendi più bassi dei colleghi italiani.

"Ora va meglio, mi sto schiarendo" - La ricerca Arci è ricca di testimonianze (con nomi di fantasia per garantire l'anonimato): "Ora va meglio nei locali, forse perché sto schiarendo", confida Karim, 18enne dello Sri Lanka, che vive a Messina. "I bambini italiani a volte dicono che noi stranieri puzziamo", lamenta Mustafà, 15 anni, "cinese di Messina". "L'autista del tram mi ha detto di andare dietro perché sentiva l'odore", ricorda Saul, 30 anni dello Sri Lanka, residente a Milano. "Non ho ancora trovato casa perché agli appuntamenti quando mi vedono nero non mi affittano", denuncia Akim, 25 anni, della Costa D'Avorio.

Il lungometraggio. Il progetto dell'Arci comprende anche un documentario con lo scopo dichiarato di "lasciare spazio alla creatività dei ragazzi d'origine straniera nel raccontare le diverse sfaccettature della discriminazione". Spazio, questo, che i ragazzi non hanno esitato a prendersi, realizzando invece del cortometraggio previsto un lungometraggio (Video-anteprima 1), dal titolo "LiberaTutti".

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://www.repubblica.it/

18 novembre 2011

Il giudice ordina l’abbattimento dello scivolo di un disabile

SINISCOLA (NU) – Al numero 7 di via Olbia qualche passante si ferma sotto la pioggia e non riesce a trattenere commenti densi di amarezza. Fa male a moltissime persone non vedere più lo scivolo che Giovanni Santo Bomboi, 69 anni, e da tredici affetto da sclerosi multipla, utilizzava per uscire di casa in maniera autonoma.
Come ordinato dal giudice, la rampa è stata demolita, seppur tra le critiche. Una vicina ha chiesto ed ottenuto l’abbattimento dello scivolo poiché ostruiva un passaggio in comune, impedendo il transito con la macchina. Un caso molto complicato, arricchito da quello che appare un nuovo colpo di scena. Una terza vicina, infatti, a sua volta esibisce un faldone di documenti, spiegando di aver vinto di recente una causa parallela, che vieterebbe l’accesso delle auto in quel minuscolo tratto di strada.
Lo scivolo è stato abbattuto, insomma, ma – stando a quanto riferisce questa vicina – nessun veicolo potrà comunque passare sulla superficie. La vicenda si fa sempre più complessa, e c’è c’è chi intende approfondire meglio la questione chiedendo l’aiuto di alcune associazioni per disabili.
«Mio marito è peggio che morto» si sfoga Lucia Todde. Per poter uscire di casa in carrozzina, Giovanni Santo Bomboi dovrà essere trasportato di peso da ben tre persone robuste. Il Comune, che aveva regolarmente autorizzato la costruzione della rampa, sta pensando di far sistemare una pedana amovibile. Ma anche in questo caso il pensionato affetto da sclerosi multipla dovrà dire addio alla sua indipendenza negli spostamenti. (salv.mart.)

Fonte: la Nuova Sardegna – 17 novembre 2011

Letto su http://www.disablog.it/

15 ottobre 2011

Rubano sedia a rotelle a disabile la comunità ispicese è indignata



"E' stata un'azione vergognosa"
 
Ispica - Forte indignazione e sgomento in città per il furto perpetrato nei giorni scorsi a danno di una giovane disabile alla quale hanno rubato la sedia a rotelle. L’episodio si è verificato in pieno centro storico nel quartiere SS Annunziata dove la ragazza abita con la famiglia.

La ragazza aveva l’abitudine di far sistemare la sedia a rotelle nel balconcino con cancelletto di una casa a piano terra vicina a quella in cui abita per evitare di ripiegarla al rientro in casa ma martedì mattina non l’ha trovata.

Nessuno dei vicini si è accorto di nulla ma lo sdegno di tutti è stato notevole soprattutto nel vedere che adesso la ragazza è condannata a casa da due giorni perché non può uscire.

“Possiamo, ha commentato la ragazza, pure capire ma non giustificare il furto di un mobile, di una scala, di un motore ma rubare la sedia a una disabile è quanto di più vergognoso si possa fare”. La famiglia della ragazza ha già denunciato il fatto ai carabinieri della stazione di Ispica e ha già avviato la pratica all’Asp di Ragusa per ottenere una nuova sedia attrezzata e realizzata secondo le esigenze e i problemi della ragazza.

I tempi non saranno quindi brevi e il disagio continuerà per la ragazza e per la sua famiglia. L’associazione Assod, Associazione Sostegno Disabili, guidata dal presidente Paolo Santoro ha messo a disposizione una sedia a rotelle per ovviare momentaneamente al disagio e ha espresso sdegno per il gesto e solidarietà alla ragazza e alla sua famiglia. “Definire ladri gli autori di un tale gesto, ha detto Santoro, è certamente poca cosa. La famiglia della ragazza è tra i nostri soci più anziani e troverà tutto il nostro sostegno. Ai malfattori un invito a pentirsi e restituire la sedia. La Città di Ispica e il nostro pluriennale impegno, ha concluso Santoro, lo meritano”


Giuseppina Franzò, Giovedì 13 Ottobre 2011 

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://www.ilgiornalediragusa.it/

06 ottobre 2011

“Vuoi il mio posto? Prenditi l’handicap”, Cartello offende: c’è una denuncia

Ci teniamo a precisare che questo non è il cartello in questione ma un immagine presa da Facebook


FOGGIA – « Vuoi il mio posto? prendi il mio handicap». È il cartello adottato dal comune di san Giovanni Rotondo per evitare che i parcheggi destinati ai portatori di handicap siano occupati abusivamente da chi non ha diritto. Un cartello che però non è piaciuto ad un romano di 50 anni, che giunto in pellegrinaggio con la sua famiglia e con suo figlio portatore di handicap ha annunciato un esposto all’amministrazione comunale garganica per far rimuovere quel cartello.

I LEGALI – «L’uomo e padre che vanta, e non si vergogna come suggerirebbe la scritta, di avere un figlio disabile – spiegano i suoi due legali, gli avvocati Lorenzo Amore Giacinto Canzona – dopo aver visto il cartello durante un pellegrinaggio, ha deciso di presentare un esposto al fine di far rimuovere quella scritta indecente e discriminatoria che lede la dignità ed il decoro di tutti coloro che, pur essendo portatori di handicap, non devono essere etichettati come handicappati. Un monito – proseguono i legali – che invece di funzionare come deterrente, finisce per turbare la sensibilità proprio di coloro che dovrebbero essere tutelati dalle strisce gialle. Quella scritta beffarda che si vorrebbe mettere in bocca ad un diversamente abile e che probabilmente nemmeno un insensato e rozzo feudatario del ‘300 avrebbe adottato per tutelare le sue terre – hanno aggiunto gli avvocati – suona come una minaccia discriminatoria, come a dire che lo stato di portatore di handicap è quasi una maledizione del cielo, anzi, è come la peggiore condanna che si possa paventare o infliggere al trasgressore, peggio della multa, peggio della perdita dei due punti sulla patente e persino peggio pure della rimozione dell’auto».

IL SINDACO – «Volevamo sensibilizzare al problema dell’handicap ma non in maniera offensiva». Così il sindaco di San Giovanni Rotondo Luigi Pompilio risponde sul cartello di parcheggio riservato ai diversamente abili ritenuto offensivo dal padre di un portatore di handicap che ha avviato un esposto all’ amministrazione comunale del centro garganico. «Se poi c’è qualche padre che ci è rimasto male – ha aggiunto il sindaco – noi non possiamo farci niente. Noi l’ abbiamo fatto come attenzione verso i diversamente abili. E’ un cartello provocatorio, che non viene utilizzato solo a San Giovanni Rotondo, per stimolare la coscienza civica ai diversamente abili».

Luca Pernice

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito www.corrieredelmezzogiorno.corriere.it

Nota Personale - Ci auguriamo al più presto che il signore di Roma tolga questa denuncia e, inoltre, facciamo i complimenti all'amministrazione comunale di San Giovanni Rotondo per aver adottato quel cartello, che riteniamo intelligente e che tocca direttamente al cuore un problema molto italico, a cui vorremo che un giorno si trovi finalmente una soluzione, senza adottare queste forme di sensibilizzazione creativa ma sacrosanta.

28 settembre 2011

Gabriella, disabile con 650 al mese: il Comune ne chiede 900 per l’assistenza



«Non ho questa somma, e senza assistenza non potrei alzarmi al mattino, coricarmi la sera, mangiare, vivere» 

CATANIA – Tira a campare con meno di 650 euro al mese, ma il Comune gliene chiede 900 per continuare a usufruire del servizio di assistenza domiciliare. Protagonista di questa storia paradossale è Gabriella Villari, donna catanese di 47 anni, costretta sulla sedia a rotelle dall’età di 19 a causa della sindrome di Arnold Chiari, una rara malformazione congenita della colonna cervicale che le ha compromesso il sistema nervoso centrale. Da anni si batte per contribuire a creare migliori condizioni di vita per tutti coloro che vivono il disagio dell’handicap.

Per dare voce alle sue proteste, la donna che è laureata in Filosofia e abilitata all’insegnamento ha dato vita anche a scioperi della fame e delle cure. È stata ospite del «Fatto» di Enzo Biagi. Ha inviato lettere a tutte le più alte cariche dello Stato e della Regione denunciando la mancanza di provvedimenti degli enti locali «per assicurare una vita dignitosa ai disabili che di fatto sono condannati a morte». Stavolta ha preso carta e penna per scrivere una lettera aperta al sindaco Stancanelli: «Non avendo ricevuto alcuna risposta dagli enti locali siciliani – si legge nella nota – sono ricorsa alle vie legali per far valere i miei diritti e ho fatto causa al Comune di Catania». La donna vive con una zia novantenne malata di Alzheimer, in un appartamento di proprietà «che non apporta – scrive nella lettera – nessuna entrata economica, contrariamente a ciò che si evince dalla valutazione Isee. Percepisco una pensione d’invalidità di 247 euro e l’indennità di accompagnamento di 400 Euro, per un totale di 647 euro mensili». In base alla certificazione Isee e al regolamento dell’ufficio Anziani del Comune ha diritto a 30 ore di assistenza domiciliare. Per usufruire del servizio, però, deve versare 900 euro al mese.

«Non possiedo questa somma – continua la Villari – e d’altra parte senza assistenza non potrei alzarmi al mattino, coricarmi la sera, fare pipì, la doccia, mangiare, bere e dunque vivere. Se è vero che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili della persona, (articolo 3 della Costituzione) un regolamento del Comune non può assassinarla. Io voglio vivere e non essere uccisa da un ingiusto regolamento. Per questo motivo affido nelle sue mani la mia vita». La replica del Comune è affidata all’Ufficio stampa che ha diffuso la relazione della direzione dei Servizi sociali, «richiesta immediatamente» dal sindaco Stancanelli, che non ha rilasciato finora dichiarazioni ufficiali al pari dell’assessore ai Servizi sociali. Nel dettagliato documento viene sottolineato che «la dottoressa Villari ha usufruito di molteplici servizi e interventi» e che dal 2010 le ore di assistenza settimanale sono passate da 24 a 30 «molto più della disponibilità prevista dal regolamento comunale, distribuite nell’arco di sei giorni la settimana, con prestazioni inerenti anche l’igiene personale e l’aiuto domestico, integrate con altre 9 ore di servizio infermieristico fornite dall’Asp, per complessive 39 ore settimanali. Per il servizio è stato richiesto di recente alla stessa Villari la compartecipazione al costo (così come da D.A.867/2003), nella misura di 900 euro mensili, considerato che l’Isee, riferito al nucleo familiare è pari a 20.246,86 euro per il 2010. Per i suoi spostamenti, la stessa si avvale del servizio ‘Pollicino’ dell’Amt e ha inoltre percepito nel 2009 un buono socio-sanitario di 1800 euro. La stessa richiesta è stata presentata nel 2010 e a breve verrà erogato il contributo».

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/

24 agosto 2011

Setta teneva prigioniera e in schiavitù un'invalida


Brescia, liberata invalida al 100% prigioniera e schiava di una setta. Blitz dei carabinieri nella sede dell'associazione 'Sergio Minelli' che faceva capo alla "santona"' Ersilia Tanghetti. La vittima era costretta a lavorare con turni che si protraevano per oltre 15 ore.

Una decina di carabinieri, con il pm Ambrogio Cassiani, hanno eseguito un decreto di perquisizione e sequestro nei confronti della cosiddetta 'santona' Ersilia Tanghetti e di altre 11 persone, appartenenti all'associazione 'Sergio Minelli', accusate di associazione per delinquere finalizzata al maltrattamento di bambini, riduzione e mantenimento in  stato di schiavitù e sequestro di persona. Ersilia Tanghetti e altre 13 persone sono già imputate in un altro procedimento a Brescia per la loro attività in una comunità in cui sarebbero accaduti abusi e maltrattamenti da parte di una presunta setta con a capo la stessa donna.

A rendere nota l'operazione, oltre agli avvocati di parte civile, sono gli stessi inquirenti, i quali spiegano che la riduzione o mantenimento in schiavitù è motivata dal fatto che gli indagati avrebbero tenuto un'invalida al 100 per cento, E.S., "in uno stato di soggezione continuativa cagionandole uno stato di totale annichilimento mediante brutali punizioni corporali, fornendole per diversi anni false informazioni sulla vita all'esterno della comunità, facendole pressioni affinché non parlasse delle questioni interne alla comunità e costringendola a prestazioni lavorative non retribuite con orari di lavoro che si protraevano per oltre 15 ore".

I lavori sarebbero stati svolti in varie strutture riconducibili alla Tanghetti in provincia di Brescia (Caino, Manerba del Garda, Muscoline e Prevalle). Gli investigatori sostengono anche che sia stata "commissionata
una consulenza tecnica depositata davanti al giudice tutelare di Salò, in cui falsamente si affermava che la vittima era stata oggetto di abusi sessuali da parte del padre, così determinando il giudice a ritenere l'associazione 'Sergio Minelli' luogo idoneo in cui tenerla". La perquisizione, a cui hanno partecipato anche il consulente psicologo della Procura e la madre della persona offesa, si è conclusa con il trasferimento della donna in una località protetta.

23 agosto 2011

fonte milano repubblica