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06 aprile 2012

6 Aprile 2009 ore 3:32 a tre anni dal terremoto a l'Aquila si ricordano le 309 vittime



Sono passati 3 anni da quella notte maledetta ...e incredibilmente ... c'è ancora tantissimo da fare. La ricostruzione è ancora lontana e la popolazione continua a vivere nei prefabbricati. 

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La scossa, le tende, le case (fonte FreeMachinez)

Redatto da Raimondo Orrù per Niente Barriere

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08 dicembre 2011

Boom su Facebook del lavoro a maglia (che aiuta l'Abruzzo)

(immagine di only-one.myblog.it)



La maglia è chic, sferruzzare è chic: così, in questo Natale della Grande Crisi riesplode la pratica tanto cara alle nostre nonne e bisnonne. E il web lo conferma.

Mi scuserà la mia bisnonna, ma è storicamente provato che la prima testimonial ufficiale del lavoro a maglia è una tal Kore n.670, statua greca che fa bella mostra nel museo del Partenone ad Atene.
Correva più o meno il IV secolo avanti Cristo. La notte dei tempi, praticamente. La signora Kore n.670 vestiva con una certa classe un pull di non difficile realizzazione: costine di tre diritti e tre rovesci e di sette diritti e tre rovesci (e coi numeri allora non si scherzava, visto che il tre e il sette erano universalmente ritenuti magici).
Roba da principianti, per intenderci. Sta di fatto che la signora sfoggiava il suo bel maglione negli eventi importanti, le cerimonie sacre: la nostra attuale messa della Domenica. Premesso che quindi la prima sembra essere stata madame Kore, nemmeno Madonna o Lady Gaga sembrano aver nella storia aver avuto il suo seguito.
 Negli anni ‘70, ‘80 pullulavano magazine femminili con ogni sorta di istruzioni per fare la maglia. Oggi, li hanno doppiati blog, forum, gruppi su Facebook, Tutorial su You Tube e chi più ne ha più ne metta. Insomma, la maglia-mania impazza. Del resto Papa Innocenzo IV nel 1254 fu sepolto con guanti di maglia in seta e in filo d’oro. E che dire di Enrico II di Francia, che nel 1533 sposò Caterina de’ Medici, vestendo calze di seta fatte a mano, lavorate con quattro ferri senza cuciture.
La maglia è chic, sferruzzare è chic. E se ai giorni nostri una trendyssima vetrina di Corso Como, via supercool della Milano-Bene, sceglie per Natale di mettere in bella mostra due grandi ferri di legno e una maglia in fili dorati tipo quella del sotto-armatura, non si scappa: tricoter va ancora di moda. Di modissima, direbbe mia nonna.
E anche la mia amica Elena di Facebook, che fa a mano delle sciarpe glamour da pazzi (https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgFqSA5pY4PHad3ye7PqGYkykStmgbyVyC5u4vR8uVIV50YDol0YKdwXmck3cwnO6uO9I9EYIHjySGu-8UXb2zRZY3EMWf5NZYy_h3wxAGL41r0D7fZmF24O7MN8p6HuESNtf1yJQIWxpUf/s1600/_MG_5894.jpg) così precise da non sembrare fatte a mano.
Per Natale, facciamo la maglia. E’ una soluzione anti-crisi, servono solo due mani e due ferri. E la lana, meglio se quella d’Abruzzo (http://blog.newbabyberry.com/2010/12/lana-dabruzzo/) delle pecore Sopravissane: quando la Natura può aiutare la ricostruzione dell’economia di una Terra.

Valeria Barizza

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://qn.quotidiano.net/

29 agosto 2011

Quando la discriminazione è sottile e chirurgica


di Camillo Gelsumini * 


Basta infatti leggere con un minimo di attenzione i contenuti del progetto della Regione Abruzzo, denominato "Voucher Friendly" e consistente nel dare 300 euro al mese per sei mesi a delle donne che si occupino della cura di disabili, anziani e non autosufficienti, per capire le reali caratteristiche di un'iniziativa fatta solo per "alcuni" e che esclude a priori la stragrande maggioranza delle possibili fruitrici. Un'iniziativa che non può fare altro che accrescere la rabbia di chi a fatica arriva a fine mese, tra mille gravi problemi e in perfetta solitudine


Accade in Abruzzo, nel periodo che va dal 27 luglio al 16 agosto, cioè proprio quando, notoriamente, tutti sono attenti e al lavoro... Senza poi nessun preventivo accenno al mondo della disabilità (quando il caro Assessore Regionale sa che ha a disposizione fior di disability manager, consulenti gratis). E quando dal 1° luglio, "grazie" ai tagli ai fondi per i piani sociali, è stata quasi azzerata, nei fatti, l'assistenza. Tutto, insomma, come se si volesse "riparare". Sarà un caso? Un'ingenuità?


In sostanza, la Regione Abruzzo ha  avviato un progetto denominato Voucher Friendly (dubbia anche la correttezza del titolo inglese), consistente nel dare 300 euro al mese per sei mesi a delle donne che si occupino della cura di disabili, anziani e non autosufficienti.
Bellissima idea, è il primo pensiero. In un momento in cui non esistono più gli assegni di cura, sembra che si voglia tentare almeno di rimediare. Quando però si va a vedere nel dettaglio chi può usufruire di questa opportunità, ci si rende subito conto che essa è riservata, "chirurgicamente", solo a donne che lavorano o che, inoccupate, frequentano corsi di formazione o che sono titolari di borse lavoro.
E tutte le altre? In particolare quelle "legate" alla branda dei figli ventiquattr'ore al giorno che non hanno tempo per un lavoro dipendente e lo hanno abbandonato da anni perché senza scelta? O quelle che hanno un figlio minorenne o che da decenni sono al capezzale di figli che hanno avuto la "sfortuna" (?) di diventare maggiorenni? E le mogli o le compagne di disabili i quali oltre ad aver avuto il "cattivo gusto" di diventare maggiorenni hanno "perversamente proseguito", addirittura con l'aberrazione di farsi una famiglia e - ... orrore! - dei figli?


Ma andiamo avanti: quelle donne potranno avere rimborsi su spese documentate per assistenza, riabilitazione, trasporto ecc. ecc., naturalmente anticipando i soldi. Alcune considerazioni: mi si può spiegare quale famiglia che riesce a fatica a pagarsi alcune ore al giorno di assistenza, può pagare i contributi regolarmente? A mia conoscenza solo quelle ricche! E chi si può pagare autonomamente la riabilitazione - che oltretutto dovrebbe essere sanitaria e quindi un problema dell'ASL - se non ha disponibilità finanziarie?


A questo punto abbiamo più di qualche sospetto che, ben lungi dal trattarsi di ingenuità, la definizione "chirurgica" delle persone selezionate e degli oggetti rimborsabili (sarebbe forse meglio chiamarli Enti? Istituti?, Centri?), abbiano nomi e cognomi precisi. Come al solito, quindi, si agisce di nascosto, come al solito si fanno le cose solo per "alcuni", come al solito prendendo in giro tutti gli altri!
Cari Signori, alla luce soprattutto di quello che dovrà ancora accadere a settembre, della vera e propria "carneficina sociale" già in corso e che porterà a un peggioramento della situazione a livelli inaccettabili, volete per favore rendervi conto che non è possibile continuare come bellamente fate? Volete rendervi conto che ogni azione del gener diventa una provocazione?
E tuttavia capiamo anche che per chi non ha problemi di sopravvivenza, di schiene rovinate a furia di sollevare "pesi morti" (i disabili), di arrivare a fine mese trascinandosi tra mille problemi e soprattutto in solitudine, di vomito per i pannoloni da cambiare, di pappagalli o pale da svuotare, di piaghe da decubito da curare, di "matti" da seguire e inseguire tutto il giorno, soprattutto per chi, non avendo questi problemi, manca anche di un minimo di empatia, capiamo che non ci si possa nemmeno rendere conto che la rabbia cresce, monta come la marea, forse come uno tsunami. Ma uno tsunami, in genere, spazza via tutto ciò che incontra.

*Disability manager. Presidente della UILDM di Pescara (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare).

La versione integrale di questo articolo è disponibile su http://www.superando.it

09 aprile 2010

... Un Anno fa ... il terremoto ...


Matteo è un ragazzo di 21 anni che ha provato sulla propria pelle cosa vuol dire vedere e subire un terremoto. A l'Aquila e nell'Abruzzo, dopo un anno, molte cose non vengono raccontate dai media. La gente dopo un anno sta facendo una fatica bestiale per rialzarsi, per ritornare a vivere.
Nei media le notizie vengono filtrate, passa solo quello che fa comodo che si sappia. Quando si levano voci di disperazione, di protesta, assistiamo a un sciacallaggio mediatico da gente abituata a vivere nel lusso, all'ombra di qualcuno (vedi ad esempio Bruno Vespa), nella riserva indiana del benessere e dei salotti buoni.
La politica ha abbandonato gli aquilani e gli abruzzesi, loro lì non si fanno più vedere. Hanno paura, come al solito, di essere riconosciuti ....

ps. Mi sono permesso di segnalare in grassetto alcune cose:
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel García Márquez)

Un anno fa ho provato a raccontare le mie sensazioni ma rimango dell'idea che certe esperienze non possono essere comprese da chi non le ha mai vissute. Vi auguro di non viverle mai. In ogni caso se qualcuno non avesse letto quello che ho scritto e volesse saperne di più, troverà molto da leggere.
Pensare che è passato un anno non è motivo di sollievo, perchè c'è ancora troppo da fare. Sapevo che sarebbe stata dura ma non mi aspettavo questa situazione: peggio di così non si può.
Un anno fa eravamo persone ferite, eravamo in tenda, in auto, in albergo, in camper. Noi siamo fortunati perchè la nostra casa è A e ci siamo potuti rientrare quasi subito, la salute è abbastanza buona. Però non sono riuscito ad esser menefreghista nei confronti di coloro i quali sono rimasti senza casa. Oggi tantissime persone sono fuori dal progetto C.A.S.E e M.A.P. mentre altri che hanno le case classificate B o C non possono rientrare: perchè? Dicono i potenti che è colpa della 'burocrazia'; ma la burocrazia sono LORO! Sembra un gioco a dare la colpa a qualcun'altro, uno sport in cui l'italiano medio è campione olimpico. Tanto questi signori in giacca e cravatta, col sorriso stampato sulla faccia, non hanno problemi perchè sono ricchi e di case ne hanno anche troppe. Non gliene frega se i comuni mortali soffrono. Le istituzioni locali si sono fatte commissariare dalla Protezione Civile sin dal primo giorno e ormai sapete tutti con quali risultati. Non i risultati del TG1 o del TG5: quelle sono favole che potete ascoltare ma fate attenzione perchè una menzogna raccontata bene e spesso, può diventare realtà. Non fatevi fregare. Venite a L'Aquila se potete, venite nei paesi distrutti e mai visitati dalle troupe televisive. Questa è la realtà.

Niente lustrini. Ieri sono stato in città, al centro. Sono stato al presidio dei 'carriolati' in piazza Duomo, ho firmato un registro per far vedere che c'ero e ci sono anch'io: un registro pieno di nomi. Sono i nomi della gente che non ci sta a passare per ingrata, non ci sta a farsi prendere per il culo. Se non fosse stato per la protestata delle carriole, tutte le macerie sarebbero ancora dov'erano il 6 aprile. Sono entrato nella chiesa delle anime sante, per la prima volta nella mia vita. Sono entrato nella basilica di Colle Maggio: lì i vigili del fuoco (gli unici che hanno davvero faticato per noi) hanno sostituito la cupola che era crollata con un enorme tetto di vetro. Un lavoro incredibile, come tutti quelli fatti dai vf in questi mesi. Strano entrare per la prima volta in 2 chiese conosciute in tutto il mondo proprio ad un anno dal terremoto, strano farlo da ateo. Ne sentivo la necessità, perchè anche quella è vita. Per molte persone la chiesa è tutto. E perciò credo che prtoprio gli uomini di chiesa dovrebbero fare qualcosa di concreto per la gente. In piazza Duomo pioveva ma c'era molta gente, anche turisti, i quali non mancano mai in luoghi 'macabri'. Intendiamoci, macabro per lo stato di abbandono che è evidente nel cuore della città; macabro perchè quelle pietre sono state macchiate di sangue. Un anno dopo i ricordi pesano, riaffiorano. Penso alle notti in cui non ho dormito, penso all'energia che trovavo non so come e dove, penso a tante cose. Sono vivo ma non posso adagiarmi nella mia condizione 'fortunata'. Nel mio paese è da settembre che stanno lavorando per i MAP e ancora non hanno finito: un ritardo mostruoso rispetto ai tempi di consegna previsti. Però qui non arrivano le telecamere: non esistiamo. Molte persone si lamentano ma non fanno nulla per migliorare la loro situazione. Io capisco il dolore ma non capisco la non-protesta. Solo manifestando si può ottenere qualcosa e i primi a doverlo fare sono proprio i più sfortunati. Non si può aspettare la manna, non si può aspettare lo champagne con dedica dello zio Silvio.

Ci sono anche dati positivi, ad esempio quello sulle opere d'arte salvate, però ho l'impressione che si privilegi un'opera piuttosto che la vita umana. Molto ha fatto la provincia di Trento soprattutto ad Onna, i volontari di tutti i tipi e tutte le sigle. Abbiamo visto all'opera persone fantastiche. Però come sapete, c'era anche chi approfittava della disgrazia. Oggi in pochi sono rimasti a fare informazione (vera) da qui: Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, L'Unità (che per qualche giorno ha sede proprio in piazza Duomo), Radio 2 (anche loro in piazza). Per il resto c'è qualche comparsata di 'giornalisti' di varie testate che si rendono conto della realtà, constatando che è il contrario di ciò che gli fanno dire quando stanno seduti in studio.
L’indagato per corruzione Guido Bertolaso si autocelebra: "A L’Aquila vinta sfida gigantesca". Ma un anno dopo il sisma 33 mila famiglie aspettano una casa. La città è un cantiere: in ogni vicolo c'è una gru, ci sono settori per le macerie, ci sono TIR. Le macerie dove vanno a finire? Quelle che devono essere recuperate dove sono? Non è dato saperlo. Per il G8 sono stati spesi soldi che potevano, anzi dovevano essere utilizzati per la ricostruzione. Soldi buttati e anche in questo caso sappiamo perchè.

Il 5 aprile di un anno fa ero una persona come tante, poi son diventato un terremotato, un profugo (secondo qualcuno), ho vissuto un'esperienza che ti porta a 'vedere' la morte.
Il 5 aprile eravamo già da mesi sotto stress per le continue scosse, però la commissione grandi rischi aveva rassicurato tutti. Io non mi fidavo: avevo ragione.
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La libertà (da Fuori dal coro)


05 aprile 2010

Nella notte del 5-6 aprile a l'Aquila una fiaccolata per ricordare le vittime del terremoto, anche in diretta streaming

Niente Barriere aderisce all'iniziativa "Una candela per l'Aquila".


Alle 3.32 del 6 aprile 2009 una scossa di magnitudo 5.9 ha cambiato il volto dell’Abruzzo e la vita dei suoi abitanti: 308 vittime sotto le macerie, l’Aquila e decine di comuni devastati e sfigurati. Il primo anniversario del sisma prevede due giorni di celebrazioni solenni, che culmineranno con la lettura, nell’ora esatta del sisma, dei nomi delle vittime. A partire dalle ore 22 di questa notte gli aquilani scenderanno per strada con fiaccolate che partiranno da quattro quartieri della città, e convergeranno in conclusione in piazza Duomo. Qui appunto, alle 3:32, ora della disastrosa scossa, ci sarà la lettura dei nomi di tutte le vittime. Infine la S. Messa nella basilica di Collemaggio.

Questa notte gli aquilani non saranno soli. Su Facebook è sorto un gruppo denominato “Una candela per L’Aquila”, nel quale si sono iscritti, fino ad ora oltre 25.000 persone. Per chi non potrà essere lì stanotte, ma vuole unirsi spiritualmente agli aquilani, arriva l’invito degli organizzatori del Gruppo, perché più persone possibili si uniscano alla “Notte della Memoria”, accendendo una candela, o una luce, dovunque siano, in ricordo delle vittime e per ringraziare tutti gli angeli (i soccorritori) del sisma.


Per chi volesse seguire online in diretta streaming tutte le celebrazioni e la fiaccolata conclusiva da l'Aquila, può farlo attraverso la diretta di Sky TG24, a partire dalle ore 21


Anche attraverso RaiNews24 si potrà seguire online, in streaming, la commemorazione del terremoto di l'Aquila (clicca)