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28 marzo 2012

Lettere Usa: handicappati in Italia murati vivi, qui cittadini liberi

Ap-Lapresse

SAN FRANCISCO, CALIFORNIA – Una cosa che si nota molto presto vivendo in America è il gran numero di persone portatrici di handicap vari. Non è difficile incontrare donne e uomini sulla sedia a rotelle, alcuni quasi completamente immobilizzati, che se ne vanno in giro da soli e prendono l’autobus. Quando vivevo in Texas, ad Austin, nel quartiere dove abitavo mi imbattevo continuamente in non vedenti con il loro cane addestrato, così tanti che mi ero alquanto preoccupato.
Poi mi sono reso conto che abitavo vicino ad un centro specializzato per non vedenti, appunto (incluse persone affette da gravi limitazioni della vista), che imparavano tra le altre cose a prendere confidenza col cane facendo giretti nelle strade intorno. In realtà uno capisce presto che se si vedono in giro così tante persone portatrici di handicap ed in sedia a rotelle è perché la società americana si è messa a loro disposizione, creando città, palazzi ed infrastrutture su misura per loro. Essi perciò sono liberi veramente di muoversi, e non murati vivi nelle loro case come in Italia.
Questa preoccupazione affinché anche chi non ha la fortuna di essere “normale” possa vivere la propria vita è lodevole, e va riconosciuto come uno degli aspetti per cui la società americana andrebbe imitata. Ma non voglio sembrare un adulatore eccessivo di questo paese. Fra le persone con gravi difficoltà motorie in America (soprattutto nel mid-west) si incontra anche un gran numero di grandi obesi che sono il prodotto perverso di una cultura e di una industria alimentare ormai tristemente famosa.
Ma le strade americane sono piene soprattutto di barboni, gente senza tetto e senza speranze che si trascinano aggrappati ad una bottiglia. Molti di loro hanno perso totalmente il senno e gridano parole sconnesse. A San Francisco ce ne sono moltissimi. Sono appena stato a Rochester, una città vicino alle cascate del Niagara, e per strada non c’era nessuno se non questi poveracci, in genere neri.
Ammiro la meritocrazia americana, in Italia abbiamo molto (tutto) da imparare da questo punto di vista. Ma va ricordato anche quante persone sono il sottoprodotto di scarto di una società competitiva e spietata che non lascia scampo a chi rimane troppo indietro.

26 marzo 2012
La versione integrale di questo articolo è presente sul sito

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Redatto da Raimondo Orrù per Niente Barriere

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02 febbraio 2012

Intouchables, l’handicap sbanca il botteghino

(foto cinefilos.it)
PARIGI – I primi a stupirsi sono stati loro, Olivier Nakache e Eric Toledano, registi del film-fenomeno «Intouchables» che ha sbancato i botteghini francesi raggiungendo 130 milioni di incassi e quasi oscurando il primato del campione Bienvenue chez les Ch’tis. Non avrebbero mai immaginato che la storia (vera) di un aristocratico tetraplegico e del suo badante di colore piovuto nella residenza del malato direttamente dalla banlieu, avrebbe incantato il pubblico francese e risvegliato, a catena, l’interesse di produttori europei e d’oltreoceano. Medusa, che distribuisce il film in Italia (dal 24 febbraio) con il titolo Intouchables – Quasi amici, pensa già al remake, proprio come accaduto per Benvenuti al Sud. Stessa cosa in Germania e negli Stati Uniti dove il soggetto è già nelle mani dei fratelli Weinstein.

Il successo, su cui da settimane s’interrogano critici, sociologi, commentatori, parte dall’idea semplice di affrontare una vicenda tragica attraverso l’insostenibile leggerezza della commedia, senza paura di apparire scorretti e irriverenti, restando sempre in contatto stretto con la verità: «Abbiamo voluto raccontare la condizione dell’handicap nella maniera più realistica possibile. Per questo, prima di girare, abbiamo raccolto il massimo delle informazioni sul lavoro di chi assiste queste persone, non volevamo che si sentissero traditi e non ci piaceva dare l’idea di parlare di cose che non conoscevamo bene».

Tutto è partito dal documentario A la vie, à la mort di Jean-Pierre Devillers, cronaca della vita in coppia di Philippe Pozzo di Borgo, finito sulla sedia a rotelle dopo un incidente con il parapendio, e del suo assistente magrebino Abdel, le due persone che, alla fine della pellicola, appaiono in un breve fotogramma strappato alla vita vera. Colpiti dalla vicenda, i registi sono andati a incontrare il nobile a Essaouira, in Marocco, dove vive con i figli e con la seconda moglie: «Di quel periodo, ci ha detto, ricordava soprattutto una cosa, e cioè che l’umorismo gli aveva salvato la vita».

L’alchimia tra i protagonisti nasce dallo scontro tra diversità, l’impossibile collisione fra gli antipodi tiene in piedi la narrazione. Da una parte c’è il dolore, spesso elegantemente represso, di Philippe, dall’altra c’è il vitalismo sfrenato di Abdel. Da un lato la ricchezza e la cultura, dall’altro l’esatto contrario. Gli attori chiamati a interpretare i personaggi, Omar Sy, popolarissimo comico televisivo, e François Cluzet (scelto al posto del divo Daniel Auteuil), dovevano essere in grado di esprimere tutto questo: «Per me – dice Sy – la cosa più interessante della storia è la comunicazione che si stabilisce tra queste due persone, l’idea che, nonostante le diversità, riescano a parlarsi semplicemente, in modo diretto, da uguali».Philippe Cluzet recita l’intero film con la forza degli occhi, uno sguardo che tradisce un infinito arcobaleno di emozioni, dalla rabbia alla disperazione, dall’ironia all’umorismo: «Quando ho visto le prime foto di Cluzet nel film – ha raccontato Philippe Pozzo di Borgo – ho provato una sensazione fortissima, ho avuto l’impressione di guardarmi in faccia».

Le battute grevi del badante Driss, il ballo in cui si scatena nel giorno del compleanno di Philippe, gli spinelli divisi a metà, le corse con la sedia a rotelle, gli interventi sul look del malato (compreso il gioco di trasformarlo in un quasi sosia di Hitler) provocano nel pubblico una specie di effetto valanga, risate e risate, in un contesto che, sulla carta, non avrebbe assolutamente nulla di allegro: «Questo film – dichiara il sociologo Emmanuel Ethis sul numero di gennaio di «Studio Cinelive» – offre delle indicazioni sul modo di confrontarsi non solo con l’handicap, ma anche, semplicemente, con “l’altro” da noi, con la diversità. Insomma, ci dà delle chiavi di comportamento, è una lezione di vita».Una cosa, dice Ethis, che succede quando il cinema ha la forza di arrivare dritto al cuore degli spettatori riuscendo «a insegnarci un modo per affrontare le situazioni». Un vademecum indispensabile e universale, utile a ogni latitudine del mondo, soprattutto in tempi di crisi: «La recessione favorisce film che richiamano il grosso pubblico. In quest’epoca, ritrovarsi in tanti dentro la stessa sala, ha una funzione rassicurante».

FULVIA CAPRARA

Fonte http://www3.lastampa.it/
Letto su http://www.disablog.it/

28 novembre 2011

Cinzia Chiarini sfila con modelle in carrozzina e non

PONTEDERA – La moda proposta da “Modelle & Rotelle” è quella che unisce e favorisce l’integrazione. Cinzia Chiarini, 49 anni, di Pontedera, partecipa alla prima sfilata evento riservata a indossatrici disabili, che sfileranno in carrozzina, e non.

«Sono orgogliosa di partecipare a questo evento – spiega Cinzia, costretta da anni su una sedia a rotelle dopo un incidente stradale e fortemente impegnata per abbattere le barriere della diversità – è la prima volta che viene organizzata una sfilata “mista” con modelle che non sfilano in carrozzina. Penso che sarà utile per favorire l’integrazione». La vera bellezza non ha limiti, spiegano gli organizzatori dell’evento. Che aggiungono: le convenzioni esistono per essere superate. Con questo spirito Vertical – Fondazione italiana per la cura della paralisi (onlus) con il patrocinio di Roma Capitale – Municipio IV ed il sostegno di Reha Group e Pikkio accessori di moda ha organizzato la sfilata “Modelle & Rotelle”. L’appuntamento è previsto per il 10 dicembre nella cornice del Crystal un locale della capitale. Dalle 19.30 saranno presentate alcune collezioni inedite di stilisti che hanno deciso di aderire all’iniziativa benefica. Scopo della sfilata, oltre alla promozione delle attività di Vertical, è lanciare un messaggio: il vero handicap è nella testa, la volontà può tutto. Una donna sulla sedia a rotelle deve dedicarsi a sé stessa, coltivando la sua femminilità. Basta volerlo. Una giuria composta da giornalisti, professionisti del settore e vip sceglierà, tra le modelle, la prima “Miss Vertical 2012″, colei che rappresenterà la Fondazione nelle varie occasioni istituzionali. Cinzia Chiarini, protagonista di più calendari ideati per fare conoscere il tema del disagio e come superarlo, è tra i fondatori dell’associazione “Il mondo di Oz”.

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito: http://iltirreno.gelocal.it/

28 ottobre 2011

Simoncelli: da famiglia donazioni ad Associazioni di Handicap


Marco Simoncelli (foto Guerin Sportivo)

La famiglia Simoncelli ha espresso il desiderio che tutte le donazioni in memoria del figlio Marco siano devolute alle associazioni No Profit ‘Rimini Autismo’ e ‘La Piccola Famiglia di Montetauro’. “A queste due Associazioni il campione era particolarmente legato, avendo un cugino di primo grado con diagnosi di autismo - ha dichiarato il presidente di Rimini Autismo Onlus, Enrico Maria Fantaguzzi - Per volonta’ della famiglia, tutto il ricavato verra’ diviso equamente tra le Associazioni che ringraziano infinitamente, fin d’ora, i familiari per la loro grande sensibilita’ e generosita’”. La Piccola Famiglia di Montetauro si trova a Coriano ed e’ una comunita’ fondata da don Lanfranco Bellavista nel 1985 in cui un gruppo di persone, consacrati e coniugi, condividono la scelta di una vita di preghiera e di servizio con gli ultimi: bambini e portatori di handicap, ma anche ragazze-madri ed ex prostitute. Rimini Autismo Onlus e’ un’associazione nata nel 2004 dall’unione di padri e madri di bambini e ragazzi della provincia di Rimini affetti da disturbo pervasivo dell’apprendimento, meglio conosciuto come autismo. L’associazione, che e’ ospitata presso la struttura Villa Del Bianco di Misano Adriatico a pochi passi dall’autodromo, ha avviato una serie di iniziative e progetti per favorire la crescita dei ragazzi che all’interno della struttura sono seguiti da personale specializzato, ed al contempo ha contribuito a migliorare la situazione sociale delle famiglie.
Le donazioni possono avvenire tramite versamento diretto ai banchetti presenti al Teatro di Coriano, dove domani verranno celebrate le esequie, e al Misano World Circuit di Santamonica a Misano Adriatico. Per chi lo desidera sara’ possibile effettuare la propria donazione anche tramite bonifico bancario sul conto IT56B0857824100000100101441 (specificando la causale: Per Marco Simoncelli).

Coriano (Rimini), 26 ott. - (AGI) Vic

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://www.disabili-oggi.it/