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20 maggio 2016

Tom Hanks ha il diabete: "Sono stato un totale idiota..."

foto wikipedia.org

Tom Hanks ha il diabete: "Sono stato un totale idiota. Tutta colpa della mia dieta poco sana"

"Sono stato un idiota totale" ha detto Tom Hanks ai microfoni di Radio Times ammettendo le sue colpe. "Se ho il diabete sono solo io il responsabile. È colpa della mia dieta poco sana".
La malattia era stata già diagnosticata all'attore nel 2013 e lui stesso aveva confessato nel salotto del David Letterman Show di soffrire di diabete di secondo tipo. Sono due infatti i tipi di diabete: tipo 1 e tipo2 . Il tipo 2 è il più comune, soprattutto tra gli anziani, ed è associato all'obesità. Può causare cecità, insufficienza renale, e persino amputazione degli arti inferiori. Inoltre aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.

01 luglio 2013

Un micobatterio causa della Sclerosi Multipla? «L'ipotesi è un vaccino»


Comprendere quale tipo di rapporto esiste tra Sclerosi multipla e altre malattie autoimmuni come il diabete di tipo 1 potrebbe far emergere il ruolo di un batterio nel meccanismo della patologia.

06 giugno 2013

Pancreas «ricostruito» nel midollo


Intervento su quattro pazienti con diabete al San Raffaele di Milano: il tessuto endocrino ha attecchito e funziona.

MILANO - Il midollo osseo può fare la "parte" del pancreas se quest'ultimo non c'è più. Per la prima volta al mondo un'equipe del San Raffaele di Milano ha ricostruito nel midollo una parte della funzione del pancreas dopo l'asportazione completa dell'organo per malattia.

23 marzo 2012

Si può morire di antiscienza a sedici anni?

Perché si combattono le pseudoscienze e le credenze idiote? Perché la gente ne muore. A sedici anni.

Clara Palomba. Clara. Palomba. Non dimenticate questo nome. Scanditelo bene. Scanditelo ogni volta che incontrate venditori di acque magiche, terapie miracolose e pastiglie curatutto, veggenti a raggi X e tutti quelli che promuovono questo schifo. Clara. Palomba.

Perché Clara è morta a sedici anni a causa della pseudoscienza e dell'ignoranza dei suoi genitori e degli amici che li hanno consigliati. Clara aveva il diabete. Il diabete, non una malattia esotica. Che si tratta benissimo. È morta perché i suoi genitori hanno sospeso le cure mediche che funzionavano e si sono rivolti a una ciarlatana, Marjorie Randolph, detta Maya. Non si sa bene se fosse una naturopata o omeopata o guaritrice o specialista in antroposofia. Importa poco: sono solo parole pompose per imbellettare una cloaca letale di scemenze.

Anche la Randolph è morta. Soffriva di ulcera gastrica e si è curata con le sue stesse stronzate. L'ulcera perforata che si è provocata l'ha fatta crepare di emorragia. Ben le sta. Spero sia stata una morte lenta e dolorosa. No, non ho pietà per i morti. Sono troppo incazzato e comunque non sono un ipocrita. Una deficiente in meno sulla Terra è sempre una buona cosa. Leggete tutti i dettagli nel blog Medbunker di WeWee, che è medico, e ditemi se non v'incazzate anche voi.

A volte mi chiedono perché mi accanisco contro le pseudoscienze. Perché spendo tempo e soldi a sbugiardare ufologi, astrologi, guaritori, sensitivi e chiaroveggenti. Perché sono così acido e tagliente nei miei giudizi. Mi chiedono "Ma che male fa? Sono credenze innocue...".

No. Non sono innocue. Perché tutto questo clima di rifiuto della scienza, del buon senso, della ragione, per abbracciare fantasie esoteriche gestite da una manica d'incoscienti e pubblicizzate da uno stuolo d'irresponsabili è quello che ha generato due imbecilli come i genitori di Clara e quegli altri imbecilli dei loro amici che hanno dato il consiglio di rivolgersi alla ciarlatana. Il processo a carico dei genitori, Dario Palomba ed Elisabetta Ontanetti, è terminato ieri, a due anni di distanza dalla morte di Clara, con la condanna per omicidio colposo aggravato per entrambi.

A tutti quelli che pubblicano oroscopi, vendono macchinette che producono acqua miracolosa, vanno in TV a parlare di alieni stupratori e di piramidi friulane, rifilano braccialetti per migliorare le prestazioni sportive, propinano pastigliette che contengono il nulla cosmico, diagnosticano le malattie guardando l'aura, a tutti quelli che dicono che la medicina è un grande complotto delle multinazionali e le cure mediche si possono sospendere e sostituire con parole magiche, talismani e pozioncelle, dico solo questo: Clara Palomba.

Voi, tutti voi ciarlatani e seminatori di paccottiglia, avete contribuito a uccidere una ragazzina di sedici anni. Possa il suo nome perseguitarvi per sempre. Io non vi darò il lusso di dimenticarlo.
di Paolo Attivissimo

Fonte Il Disinformatico

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05 marzo 2012

Diabete aumenta rischio di ictus

Più a lungo si ha il diabete, più alto sarà il rischio di ictus, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Stroke, un American Heart Association Journal.

Nello studio, il diabete aumentava il rischio di ictus del 3 per cento ogni anno e triplicava il rischio nelle persone che avevano il diabete per 10 anni o più, rispetto alle persone senza diabete.

“I risultati sottolineano la natura cronica del diabete e il fatto che danneggia i vasi sanguigni nel tempo”, ha detto Mitchell SV Elkind, autore senior dello studio e presidente associato di neurologia per la ricerca clinica e per la formazione presso la Columbia University Medical Center a New York City.

I risultati hanno implicazioni sulla salute pubblica.

“Sebbene i tassi di ictus siano diminuiti in generale, l’aumento dell’incidenza del diabete potrebbe comportare un aumento di ictus in futuro”, ha detto Elkind.

Mentre la ricerca precedente aveva esaminato la relazione tra diabete e ictus nelle donne, questo è il primo a esaminare se il diabete di tipo 2 in entrambi i sessi influisce sul rischio di ictus ischemico. L’ictus ischemico è il tipo più comune di ictus causato dal blocco del normale flusso di sangue al cervello. Mentre il diabete è un fattore di rischio noto per ictus, l’influenza della durata del diabete non è ancora chiara.

Dopo aver considerato altri fattori come l’età, abitudine al fumo, attività fisica, la storia di malattie cardiache, la pressione sanguigna e il colesterolo, i ricercatori hanno detto che rispetto alle persone senza diabete, il rischio di ictus è aumentato del 70 per cento nelle persone con diabete da meno di cinque anni, dell’80 per cento nelle persone con diabete per cinque a 10 anni e di ben tre volte (300%) nelle persone con diabete per 10 anni o più.

Per le persone con diabete, il rischio di ictus dipende da quando il diabete è stato diagnosticato, ha detto Elkind. Tuttavia, l’insorgenza di diabete può avvenire da quattro a sette anni prima della diagnosi. Una possibile soluzione è quella di ritardare l’insorgenza del diabete mettendo in atto comportamenti sani, in particolare tra i giovani, suggerisce Elkind.

“Eravamo soliti pensare al diabete di tipo 2 come una malattia che affligge una popolazione matura, magari dopo una vita di cattive abitudini alimentari”, ha detto Elkind, che è anche professore associato di neurologia ed epidemiologia alla Columbia. “Ma l’età della diagnosi è sempre più precoce a causa del problema dell’obesità tra i giovani.”

Pertanto, i giovani dovrebbero essere educati sul diabete e su come prevenirlo, conclude Elkind.

La versione integrale e originale di questo post è presente sul sito
http://gaianews.it/

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01 febbraio 2012

Da Ricerca Italiana passo avanti contro diabete giovani

Colpiti in 500mila. Una molecola migliora trapianto cellule pancreas.

Arriva dalla Ricerca italiana un contributo significativo per la cura del diabete giovanile, ovvero il diabete di tipo I che colpisce circa 500mila under-14 nel mondo (circa 20mila in Italia) e, in fase ritardata piu' rara, a volte anche gli adulti. Una nuova molecola (Reparixin), frutto della Ricerca dell'azienda farmaceutica Dompe', ha infatti dimostrato di migliorare l'efficacia del trapianto di cellule (isole) pancreatiche, nuova frontiera per la cura di tale patologia.

I risultati della sperimentazione clinica di fase II su pazienti della nuova molecola sono stati presenti a Innsbruck in occasione del Congresso internazionale Aidpit-Epita, appuntamento fondamentale della comunita' scientifica per l'approfondimento sul trapianto di isole, secondo gli esperti uno dei piu' promettenti approcci terapeutici (ancora in fase sperimentale) per la cura del diabete giovanile di tipo I.

Questa forma, la piu' diffusa tra le malattie croniche pediatriche, porta ad una rapida distruzione delle cellule pancreatiche che producono insulina a causa di un'anomala reazione del sistema immunitario, rendendo cosi' necessaria per questi pazienti la somministrazione esterna dell'insulina per il controllo della glicemia.

Varie possono pero' essere le complicanze, ed in questi casi il trapianto di pancreas e' stata finora la procedura di riferimento. Ma negli ultimi anni si e' affermato un piu' efficace metodo 'alternativo': il trapianto di isole pancreatiche (le cellule del pancreas che producono insulina) da donatore, che vengono impiantate nel fegato del ricevente attraverso una semplice infusione in vena. Il fegato, cosi' 'ingegnerizzato', assolve dunque anche alla funzione del pancreas iniziando a produrre insulina.

Oggi, grazie alla nuova molecola, e' possibile ridurre significativamente le frequenti reazioni infiammatorie ed il potenziale rigetto delle isole trapiantate. Attualmente, a livello internazionale, 10 pazienti sono in trattamento con la nuova molecola e 2 sono diventati totalmente indipendenti dalle iniezioni di insulina. Lo studio internazionale di fase III (su circa 60 pazienti) del nuovo farmaco partira' quest'anno.

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito:
http://ansa.it/

31 gennaio 2012

Nuovi ticket sanitari su pannoloni, prodotti per diabetici e cibi per celiaci

Balzello: «Il ticket sanitario serve per disincentivare prestazioni inutili». Le Regioni frenano sul documento tecnico. Chiudono gli ospedali con meno di 120 posti
di PAOLO RUSSO

(immagine di ilserpentedigaleno.blogosfere.it)

Niente più pediatra per gli adolescenti tra 6 e 14 anni, colpo di acceleratore sulla chiusura dei 220 piccoli ospedali da riconvertire in strutture per l’assistenza territoriale e ticket nuovi di zecca per i così detti dispositivi medici: dai pannoloni all’ossigeno terapeutico, dai prodotti per i diabetici agli alimenti per i celiaci. Sempre chiamando gli assistiti a contribuire in misura commisurata al reddito, riveduto a corretto dal «sanitometro».

Si arricchisce di altri particolari il documento tecnico messo a punto mercoledì dal conclave degli assessori regionali alla sanità e del quale oggi, dopo le anticipazioni a mezzo stampa, nessuno vuole rivendicare la paternità. Uscito dalla Conferenza di ieri convocata proprio per discutere il nuovo Patto per la salute 2013-2015, il presidente delle Regioni Vasco Errani, si è affrettato a precisare «che non c’è nessun documento messo a punto dagli assessori sui ticket». Una smentita che non cancella le 51 pagine del documento discusso per un’intera giornata ieri l’altro, e che, del resto, parte dalla stessa considerazione di Errani, ossia che il finanziamento 2013-2014 della sanità, «così come previsto dalla manovra d'agosto è per le regioni insostenibile».

Come dire che qualche soluzione va trovata per tamponare il taglio da 8 miliardi per i prossimi due anni. O con nuove risorse, magari derivati dalla tassa sul cibo spazzatura o tagliando sprechi dove ancora c'è da tagliare, come negli ospedali da meno di 120 posti letto.

Soluzione, quest'ultima, sulla quale nessuno vuole metterci la faccia, ma alla quale le regioni «amiche» del Governo stanno lavorando per evitare il default del servizio sanitario nazionale.
Nel frattempo fa già discutere l’ipotesi di assegnare ai pediatri unicamente i bambini da 0 a 6 anni, affidando i ragazzi da 7 a 14 anni alle cure del medico di famiglia.

Ipotesi contro la quale insorge la federazione dei pediatri, la Fimp, per la quale il progetto «contrasta con i convincimenti di tutta la comunità scientifica internazionale, concorde nel ritenere inamovibile il principio che l'età pediatrica va da zero a 14 anni».

A preoccupare il presidente della Federazione di Asl e ospedali (Fiaso), Giovanni Monchiero, è invece il fatto che «già oggi la carenza di risorse rende difficili i rapporti con gli operatori sanitari e i fornitori delle aziende sanitarie».

Allarme che per la Fiaso rende «perfettamente condivisibile il richiamo delle regioni a partire dal fabbisogno sanitario per definire le risorse necessarie alla sanità». Fabbisogno che per le stesse regioni sarebbe da qui al 2015 di ben 17 miliardi superiore al fondo sanitario nazionale. Una voragine che non sarà facile coprire senza mettere mano alla leva dei ticket.

Ma di questo si tornerà a discutere l'8 febbraio, quando i Governatori si riuniranno di nuovo per definire una linea comune sul Patto per la salute.

La versione originale di questo articolo è presente sul sito:
http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/440038/

07 gennaio 2012

I 90 anni dell'insulina, iniezione salvavita

Una farmacista informa i clienti della nuova unita' di misura 
dell'insulina in una foto del primo marzo 2000

L'11 gennaio 1922 primo trattamento su uomo per curare diabete

(ANSA) - ROMA, 7 GEN - Leonard Thompson ed Elizabeth Hughes. - Avevano poco piu' di 11 anni quando, nel 1919, cominciarono a soffrire di quella 'strana' malattia la cui diagnosi equivaleva, allora, ad una condanna a morte nel giro di poche settimane: il diabete. Ma a Leonard ed Elizabeth la scienza avrebbe riservato una 'sorpresa' in grado di sconfiggere un destino che pareva ineluttabile. E' la scoperta dell'insulina iniettabile, nel 1921, ed i due bambini furono i primi, nel 1922, a ricevere quel trattamento che avrebbe salvato, dopo le loro, milioni di vite in tutto il mondo.

L'insulina e' un ormone prodotto dal pancreas, la cui funzione fondamentale e' quella di regolare il livello di glucosio nel sangue. Se la sua quantita' o funzione nell'organismo e' alterata, oppure se l'ormone e' totalmente mancante, la conseguenza e' il diabete, malattia cronica caratterizzata appunto dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel circolo sanguigno (iperglicemia). Una malattia incurabile, fino al fatidico anno 1921, quando due medici canadesi - Fredrick Banting e Charles Best - riuscirono per la prima volta a isolare e produrre insulina estraendola dal pancreas del maiale o altri animali. L'anno successivo, l'11 gennaio 1922, l'insulina viene usata per la prima volta per curare il diabete in un essere umano. Il primo paziente fu proprio Leonard Thompson, e pochi mesi dopo, in agosto, anche Elizabeth inizio' il trattamento. Entrambi sono sopravvissuti anni grazie alla cura 'rivoluzionaria', per la quale nel 1923 Banting ricevette il Premio Nobel per la Medicina. Nel tempo gli studi proseguirono, fino ad arrivare alla messa a punto di insulina di derivazione sintetica. Oggi, a 90 anni dal primo trattamento con insulina sull'uomo, si sono fatti passi enormi nella cura di quella che si potrebbe definire una 'ex malattia incurabile'. E nuove formulazioni di 'insulina di nuova generazione' sono disponibili sul mercato, garantendo una maggiore efficacia e minori effetti collaterali.

Il diabete, pero', complice anche un peggioramento degli stili di vita, continua a diffondersi vertiginosamente. Gli esperti mettono in guardia: Sono 366 mln i malati nel mondo nel 2011 ma, secondo le previsioni, raggiungeranno il picco di 552 mln nel 2030. Si parla dunque di una 'epidemia globale' che sta interessando sempre di piu' anche i paesi dell'Asia e dell'Africa e che pone un grave problema di sostenibilita' economica: nell'arco di 10 anni, i vari sistemi sanitari nazionali non saranno infatti piu' in grado di 'reggere' i costi della 'emergenza diabete'. Anche il numero dei decessi resta alto - circa 3 mln ogni anno - perche', nonostante le migliori cure disponibili, pesano aggravanti come l'obesita' (sempre piu' diffusa nel mondo) e complicanze cardiovascolari. Oggi dunque la sfida contro il diabete sta, soprattutto, nella prevenzione, a partire dai corretti stili alimentari per ridurre i tassi di obesita', fattore strettamente collegato al diabete.

Ma di certo, la messa a punto della terapia insulinica ha segnato una svolta storica alla lotta contro questa malattia, aprendo la strada a nuove, possibili armi terapeutiche - dalle cellule staminali, ai trapianti di isole pancreatiche ai vaccini - che potrebbero portare, in futuro, ad una cura definitiva. (ANSA).

di Manuela Correra

08 novembre 2011

Diabete. Il 12 e 13 novembre in piazza per sensibilizzare

In più di 450 piazze presidi diabetologici per distribuire materiale informativo ed effettuare lo screening della glicemia. E poi spot in radio e video, locandine e brochure. Testimonial della campagna 2011 è il pluricampione olimpico di canoa Antonio Rossi.

03 NOV - Si celebra il 14 novembre in tutto il mondo la Giornata del diabete, ma già il 12 e 13 novembre, in Italia, il Consorzio diabete Italia, creato dalla Amd (Associazione medici diabetologici) e della Sid (Società italiana di diabetologia), darà vita a una serie di iniziative di sensibilizzazione e informazione in più di 450 piazze, dove saranno allestiti presidi diabetologici con medici infermieri e volontari con distribuzione di materiale informativo e verifiche attraverso screening della glicemia. E poi spot video nelle stazioni e nelle metropolitane, e radiofonici trasmessi dai network nazionali e da centinaia di emittenti locali.

Tutto questo per ricordare che battere il diabete sul tempo è possibile: diagnosi precoce, prevenzione, stile di vita corretto, consapevolezza ed educazione possono contribuire ad arginarlo. “Tre milioni di italiani adulti – ricorda il Consorzio diabete Italia - hanno il diabete e il costo per ogni  cittadino che ne soffre è in media 2.600 euro all’anno, più del doppio rispetto ai cittadini di pari età e sesso, ma senza diabete”.
Il diabete, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, entro il 2030, sarà la quarta causa principale di morte in Europa. “Gran parte dei casi di diabete di tipo 2 – continuano gli esperti del Consorzio - può essere prevenuta da un cambiamento di stile di vita: dieta sana, limitata quantità di grassi e trenta  minuti di moderato esercizio fisico al giorno. Uno screening per il diabete e per il pre-diabete è consigliabile in tutti i cittadini sopra i 40 anni. Un intervento precoce produce significati risparmi nei costi sanitari a lungo termine. Solo il 7 per cento, infatti, della spesa riguarda i farmaci antidiabete, il 25 per cento è legato alle complicanze. Il diabete è una delle cause principali di malattie cardiovascolari, renali e cecità e amputazione. Il 10 per cento delle persone con diabete soffre di cardiopatia ischemica, il 32 per cento di neuropatia, il 34 per cento di retinopatia. Due terzi delle persone con diabete di tipo 1 e oltre la meta di quelle con diabete di tipo 2 non presenta un adeguato controllo metabolico".

Testimonial della campagna 2011 per la lotta al diabete è il pluricampione olimpico di canoa Antonio Rossi.


La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://www.quotidianosanita.it/

30 luglio 2011

Il letale inganno del Diabete



Questo articolo vi farà arrabbiare, gli inganni non fanno piacere, soprattutto quando sono preposti a tenerci ammalati a scopo di lucro, pur essendoci la cura. In questo articolo informazioni su cosa è il diffusissimo diabete di tipo 2, quali patologie da origine, la sua storia nascosta al pubblico e soprattutto la cura che lo guarisce senza fallo con il 100% di successi e con la guarigione dalle patologie indotte da tale malattia. L’articolo è un po’ lungo, ma vale la pena di leggerlo, dopodichè diffondete questa conoscenza in quanto utilissima.

Se siete un diabetico il vostro medico non vi dirà mai che è curabile nella maggior parte dei casi, se solo nominate la parola cura probabilmente si irriterà, in quanto la sua preparazione medica contempla solo la parola trattamento, per lui la parola cura non esiste. Il diabete nella sua forma epidemica moderna è curabile da almeno 40 anni. Nel 2001 negli USA sono morti 934.550 per sintomi fuori controllo di tale malattia. Il vostro medico inoltre non vi dirà che un tempo gli infarti, sia ischemici che emorragici, i colpi apoplettici dovuti a neuropatie, gli eventi coronarici sia ischemici che emorragici, obesità, arteriosclerosi, alta pressione, alti livelli di colesterolo e trigliceridi, impotenza, la retinopatia, l’insufficienza renale ed epatica, la sindrome policistica ovarico, alti livelli sanguigni di zucchero, la candidosi sistemica, un compromesso metabolismo dei carboidrati e/o dei grassi, difficoltà di cicatrizzazione, neuropatie periferiche, nonché altrettanti disordini epidemici dei giorni nostri, un tempo venivano spesso considerati niente altro che sintomi del diabete, e curati curando il diabete di tipo 2. Se vi ammalate di diabete e vi affidate al trattamento medico tradizionale prima o poi con il peggioramento della malattia sperimenterete uno o più dei suoi sintomi. Attualmente è prassi comune fare riferimento a tali sintomatologie come fossero affezioni indipendenti e separabili, a cui corrispondono trattamenti separati e non collegati tra di loro, somministrati da specialisti in concorrenza fra di loro.
E’ vero che molti di questi sintomi possono derivare, come talvolta capita, da altre cause, ad ogni modo è altrettanto vero che tale aspetto è stato impiegato per giustificare inefficaci e costosi trattamenti dei sintomi in questione.
Il diabete di tipo 2 è curabile, una volta terminato di leggere il presente articolo ve ne sarete resi conto.

Attualmente l’industria del diabete rappresenta una cospicua comunità, che nel corso degli anni è riuscita a mettere a tacere in modo esemplare le voci contrastanti che cercano di evidenziare la frode che sta alla base della moderna cura della malattia che è diventata quasi una religione e che dipende fortemente dalla fede dei suoi credenti tale da rendere quasi blasfema la sola ipotesi che l’affabile medico, nella maggioranza dei casi è solo un ciarlatano e un truffatore, nella maggior parte dei casi costui non ha mai curato un solo caso di diabete in tutta la sua carriera.

L’influenza politica e finanziaria di questa comunità medica ha sovvertito la realtà delle cose e domina l’intero settore controllando virtualmente in tutto e per tutto ogni documento pubblicato sull’argomento diabete. Se mai le persone verranno a conoscenza della cura del diabete che esiste da 40 anni, l’intero settore crolla, ma è pura utopia il pensarlo. Da oltre 40 anni la ricerca medica dimostra coerentemente e con sempre maggiore chiarezza che il diabete è una malattia degenerativa provocata direttamente da forniture alimentari industriali improntate al profitto piuttosto che alla salute.

Breve storia del diabete
Nel 1922 i tre premi Nobel canadesi, Banting, Best e Macleod riuscirono a salvare la vita ad una giovane con una iniezione di insulina, un nuovo farmaco prodigio. Fu solo nel 1933 che in un documento pubblicato nell’America journal of medical Science, cominciarono ad emergere notizie relative ad una nuova forma di diabete che non reagiva al nuovo farmaco prodigio e ancora peggio a volte la terapia con insulina causava la morte del paziente. Questa nuova malattia divenne nota come “diabete resistente all’insulina” , in quanto presentava l’elevato tasso di zucchero tipico del diabete, ma reagiva scarsamente alla terapia insulinica. Negli USA agli inizi del 900 aveva un’incidenza pro capite pari allo 0,0028%, nel 1933 si impenno del 1.000%, sino a diventare negli anni 90 un’affezione sotto vari pseudonimi tale da rovinare la salute di oltre la metà della popolazione statunitense inabilitandone il 20%. E’ evidente che c’è qualcosa che ha provocato tale impennata della patologia.
Nel 1950 la comunità medica fu in grado test sierologici sull’insulina. Tali test rivelarono che questa nuova malattia non era il classico diabete, ma era caratterizzata da livelli di insulina sufficienti, spesso eccessivi, il problema era che l’insulina non riduceva il tasso di zucchero nel sangue. Se le intuizioni dietetiche dei precedenti 20 anni e sino agli anni 60 fossero state prese in considerazione, il diabete sarebbe stato curabile e non semplicemente controllabile. Invece nel 1950 è iniziata la ricerca di un altro farmaco prodigioso. Questo farmaco come tutti i farmaci doveva essere brevettabile, ovvero non una medicina naturale, in quanto queste non sono brevettabili e molto remunerativo. Sarebbero state necessarie approvazioni obbligatorie da parte delle autorità sanitarie. I test richiesti per tali autorizzazioni dovevano essere straordinariamente costosi per evitare che altri farmaci non autorizzati (naturali) diventassero competitivi. Questa è l’origine del classico protocollo medico relativo al “trattamento dei sintomi”, nessuno guarisce, solo liberazione temporanea dei sintomi. Inoltre i farmaci naturali che effettivamente curavano il diabete (e altre malattie ndr), avrebbero dovuto essere tolti dalla circolazione, incarcerando i loro propugnatori in quanto ciarlatani. Spesso le sostanze naturali hanno realmente curato la malattia, e questo è il motivo per cui si è fatto e si fa tuttora ricorso alla forza della legge per estromettere dal mercato farmaci naturali, spesso superiori.

Molte malattie degenerative possono essere ricondotte ad un consistente collasso del sistema endocrino, fenomeno ben noto ai medici degli anni 30 come diabete insulino-resistente. Questo fondamentale disturbo è conosciuto come un disordine del sistema di controllo dello zucchero sanguigno determinato da grassi e oli malamente lavorati. Grassi e oli non sono tutti uguali. Alcuni sono sani e salutari, molti altri sono dannosi. Sotto il profilo della salute la distinzione non riguarda quelli saturi e quelli insaturi, come erroneamente vuole fare credere l’industria che li produce. Nell’ambito della salute la distinzione va fatta tra naturale e manipolato.

La natura della malattia
Il diabete viene tipicamente diagnosticato come l’incapacità dell’organismo di metabolizzare adeguatamente i carboidrati, il suo sintomo distintivo è un elevato livello di glucosio nel sangue. Il diabete di tipo 1 deriva da un’insufficiente produzione di insulina da parte del pancreas, mentre il diabete di tipo 2 da insulina inefficace. In entrambi i tipi il livello di glucosio nel sangue resta elevato. L’insulina inefficace non differisce da quella efficace, la sua inefficacia si riferisce all’incapacità della popolazione cellulare di reagire ad essa. Oggi data la maggiore conoscenza di questi processi sembrerebbe più appropriato definire il diabete di tipo 2 in quanto fondamentale incapacità dell’organismo di metabolizzare grassi e oli, incapacità che determina una perdita di efficacia dell’insulina e il conseguente mancato metabolismo dei carboidrati. Ogni cellula si trova nell’incapacità di trasportare il glucosio dal sangue al proprio interno, il glucosio quindi rimane nel sangue, oppure si accumula come grasso corporeo o glicogeno, oppure viene espulso dalle urine. Sembra che quando l’insulina si lega ad un recettore della membrana cellulare esso dia inizio ad una complessa cascata di reazioni biochimiche all’interno della cellula, ciò fa sì che trasportatori del glucosio di una certa classe, noti come molecole GLUT4, abbandonino la propria area di sosta entro la cellula e si trasferiscono nella superficie interna della membrana cellulare del plasmocita. Una volta nella membrana, questi migrano verso specifiche aree della membrana stessa denominate domini caveolari dove in virtù di un’altra serie di reazioni biochimiche, individuano e agganciano molecole di glucosio, che poi trasportano all’interno della cellula tramite un processo chiamato endocitosi. All’interno della cellula questo glucosio viene quindi consumato dai mitocondri come carburante per produrre energia destinata ad alimentare l’attività cellulare, così questi trasportatori GLUT4 abbassano il glucosio nel flusso sanguigno trasportandolo all’esterno di quest’ultimo e dentro tutte le cellule dell’organismo. Molte molecole implicate in questi percorsi mediati da glucosio sono lipidi, vale a dire acidi grassi, in particolare omega 3. Quando a causa del nostro regime alimentare questi acidi grassi cis sono costantemente assenti, acidi trans e acidi grassi saturi a catena media e breve prendono il loro posto nella membrana cellulare; tali sostituzioni rendono la membrana più rigida ed inibiscono il meccanismo di trasporto del glucosio, e come conseguenza il glucosio nel flusso sanguigno resta elevato. In altre parti dell’organismo il pancreas secerne insulina in eccesso, il fegato produce grassi dallo zucchero in eccesso, non vi è sufficiente energia cellulare per l’attività dell’organismo e l’intero sistema endocrino risulta alterato, infine si verifica un’insufficienza pancreatica, il peso corporeo cala molto e la crisi precipita.

Trattamento medico convenzionale
Il moderno trattamento medico ortodosso prevede la somministrazione di agenti ipoglicemici orali che rientrano in 5 classificazioni o insulina.
Biguanidi, inibitori della glucosidase, meglitinidi, sulfoniluree, tiazolidinetdioni. Alcuni stimolano la produzione di insulina, ampiamente ignorando il fatto che un elevato livello di insulina sia dannoso quasi quanto un elevato livello di glucosio, altri sono famosi per provocare il cancro al fegato.

Insulina
Oggi si prescrive l’insulina per entrambi i tipi di diabete tipo 1 e tipo 2. L’insulina sostituisce quella che l’organismo non produce più. Questo trattamento per quanto necessario per preservare la vita ai diabetici di tipo 1 , è tuttavia assai discutibile quando somministrato ai diabetici di tipo 2. E’ importante sottolineare che né l’insulina né alcuno di questi agenti ipoglicemici orali esercita alcuna azione terapeutica su qualsivoglia tipo di diabete. Nessuna di queste strategie è progettata per normalizzare l’assorbimento cellulare di glucosio da parte delle cellule che ne abbisognano per alimentare la propria attività. La prognosi con questo trattamento ortodosso è crescente invalidità e morte prematura, determinate da infarto o insufficienza renale, oppure dal collasso di qualche altro organo vitale.

Terapie mediche alternative, diabete di tipo 1.
Per tale patologia è ora disponibile una metodologia di cura alternativa, elaborata nei moderni ospedali di Madras in India, già sottoposta a rigorosi studi a doppio cieco per attestarne l’efficacia, essa verte sul ripristino della normale funzione delle cellule beta del pancreas, di modo che tale organo sia nuovamente in grado di produrre insulina così come dovrebbe. Questo approccio si è apparentemente dimostrato capace di curare il diabete di tipo 1 in oltre il 60% dei soggetti. Per le ragioni economiche esaminate questa metodologia ha scarse probabilità di fare la sua compara in occidente, in quanto curando definitivamente mina i lucrosi affari dell’industria del diabete.
Terapie mediche alternative, che funzionano e guariscono, il diabete di tipo 2.
Lo scopo di qualsiasi efficace programma alternativo è quello di riparare e ripristinare il meccanismo di controllo sangue-zucchero proprio dell’organismo, è il suo funzionamento compromesso che con il tempo determina direttamente tutti i numerosi sintomi debilitanti, che rendono il trattamento ortodosso così economicamente redditizio. Per quanto riguarda il diabete di tipo 2, le fasi in programma sono.

1 - Riparare il sistema di controllo sangue-zucchero compromesso.
Ciò viene realizzato semplicemente sostituendo grassi ed oli sani, salutari e puri al mix trans-isomero (olio di semi) dall’aspetto puro ma in realtà tossico, presente in allettanti contenitori colorati sugli scaffali dei supermercati. Consumare solo olio di lino, olio di pesce ed occasionalmente olio di fegato di merluzzo, sino a quando lo zucchero sanguigno non inizia a stabilizzarsi; dopodichè aggiungere oli sani come: burro, olio di cocco, olio di oliva, e grassi animali puri.
Leggere le etichette e rifiutarsi di assumere economici oli di scarsa qualità quando sono presenti negli alimenti lavorati o nei menù dei ristoranti. I diabetici presentano una carenza cronica di minerali, quindi è necessario che aggiungano alla propria dieta integratori minerali ad ampio spettro e di buona qualità.

2 -Controllare manualmente il rapporto sangue-zucchero durante il ciclo di recupero.
Soto supervisione medica, interrompere gradualmente l’assunzione di tutti gli agenti ipoglicemici orali e di tutti i farmaci supplementari somministrati per contrastare gli effetti collaterali. Sviluppare un controllo naturale del sangue-zucchero tramite l’impiego di comprese glicemiche, il consumo di pasti leggeri e frequenti (comprendenti alimenti ricchi di fibre), regolare esercizio fisico dopo i pasti, la totale astensione da tutti gli zuccheri. Evitare il consumo di alcol sino a quando lo zucchero sanguigno non sia rientrato stabilmente nei parametri normali. Registrare i valori tramite un misuratore di glucosio ad ago, annotare su un diario medico tutto quello che si fa.

3 – Ripristinare un adeguato equilibrio di grassi ed oli salutari allorquando il meccanismo di controllo sangue-zucchero funziona nuovamente.
Eliminare in modo permanente dalla dieta tutti i grassi e oli economici, tossici e di scarsa qualità, nonché gli alimenti lavorati e i piatti dei ristoranti che li contengono. Quando il meccanismo di controllo del sangue-zuccero riprende a funzionare correttamente, integrare gradualmente la dieta con ulteriori alimenti sani. Controllare gli effetti di questi ultimi monitorando i livelli di zucchero sanguigno con l’apposito attrezzo ad ago. Ricordarsi di registrare tutto.

4 – Continuare il programma sino a quando non siano ripristinati anche i valori normali dell’insulina.
Una volta che i livelli di zucchero saranno rientrati nella gamma ordinaria, il pancreas smetterà gradualmente di produrre insulina in eccesso, Questo processo richiede un periodo un po’ più lungo e lo si può testare facendo inviare dal vostro medico un campione del vostro sangue ad un laboratori di analisi per determinare l’insulina nel siero. Una buona prassi è di attendere un paio di mesi dopo che il controllo dello zucchero sanguigno si è ripristinato.

5 – Riparare separatamente i danni collaterali provocati dalla malattia.
I problemi vascolari determinati da un elevato livello cronico di glucosio generalmente si risolveranno da sé senza sforzo cosciente. Gli effetti della retinopatia e della neuropatia periferica, solitamente si riparano da sé, I danni ai reni di solito non si riparano da sé. I danni vascolari ed alle arterie determinati da anni di elevato tasso di zucchero e insulina, regrediranno lentamente grazie ad una dieta appropriata e sana, tuttavia ripulire le arterie in questo modo può richiedere molti anni. Il danno alle arterie può essere corretto molto più velocemente ricorrendo ad una terapia di chelazione intravenosa, che nell’80% dei casi si sistema in sei mesi. Ovviamente non aspettatevi che il vostro medico per ovvi motivi la approvi, in particolar modo se è uno specialista in cardiologia.

6 – Tempi di recupero.
La prognosi solitamente prevede un rapido recupero dalla malattia ed il ripristino di un normale stato di salute e di energia nell’arco di alcuni mesi, un anno o anche più. Il tempo richiesto dipende da quanto a lungo si è permesso alla malattia di svilupparsi.
Per chi interviene precocemente i tempi di recupero sono di alcuni mesi o anche meno. Per coloro che soffrono della malattia da molti anni, i tempi di recupero potrebbero estendersi ad un anno o anche più.

Magnet

Tratto da:
Nexus N. 55

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www.Healingmatters.com

Fonte: Informarmy Il Blog dell'Informazione