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02 novembre 2012

Niente fondi per i malati di Sla e Fornero piange un’altra volta

ROMA – Scorrono ancora le lacrime del ministro Elsa Fornero. Questa volta non in pubblico, ma nel chiuso di Palazzo Chigi. È un Consiglio dei ministri a singhiozzo, iniziato martedì pomeriggio e poi interrotto, ripreso ieri mattina e quindi ancora sospeso per ripartire ieri sera. Pause dettate dagli impegni del premier Mario Monti. Ma nella sessione di ieri mattina oltre che del taglio delle Province si è parlato anche di altri temi, come quello legato ai fondi per l’assistenza dei malati di Sla. Discussione che ha visto il ministro Fornero (oltre al Welfare ha la delega alle Politiche sociali) e il collega Renato Balduzzi (Sanità) insistere per trovare i soldi e ripristinare l’assistenza delle persone colpite da Sclerosi Laterale Amiotrofica.

01 novembre 2012

Lettera a Maria Antonietta Farina Coscioni

Maria Antonietta Farina Coscioni (Foto) Deputata radicale eletta nelle liste del PD, segretario della XII Commissione Affari Sociali. Socia fondatore della associazione che porta il nome del marito: Luca Coscioni. È inoltre Presidente Onorario dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica (fonte Wikipedia). 
Cara Maria Antonietta,

vedo già da anni che le dimostrazioni in piazza non servono ad altro che a dare visibilità e voce a chi dovrebbe non partecipare alle dimostrazioni, ma rendersi testimone e prendere parte con il proprio corpo al disagio e alla vera battaglia propositiva e non disfattista.
Maria Antonietta, credo che ancora ci sarà da combattere insieme al Ministro Fornero che si è espresso così: "i soldi ci sono. Bisogna costringere le Regioni per vincolarli per gli ammalati".

26 maggio 2012

Fornero: privatizzare la disabilità

Dopo Tremonti anche la Fornero vuol far piangere i disabili?
“Non si può pensare che lo Stato sia in grado di fornire tutto in termini di trasferimenti e servizi’’. Lo ha dichiarato il Ministro del Lavoro Elsa Fornero durante il convegno Autonomia delle persone con disabilità: un nuovo contributo per assicurarla (Reatech, Milano, 25 maggio).

Il Ministro ha poi aggiunto: “Sia il privato che lavora per il profitto sia il volontariato no profit sono necessari per superare i vincoli di risorse. Il privato, in più del pubblico, possiede anche la creatività per innovare e per creare prodotti che aiutino i disabili. La sinergia tra pubblico e privato va quindi rafforzata”.

I prodotti di cui si parla sarebbero quelli assicurativi. Infatti la Fornero prosegue: “Per evitare accuse di raggiro o frodi, il ruolo pubblico dovrebbe dare credibilità inserendosi nella relazione tra la persona e il mondo assicurativo. C’è bisogno di innovazione finanziaria e creatività”.

Parole che lasciano sconcertate le organizzazioni delle persone con disabilità, per la loro crudezza e per l’evocazione di una “cultura” che non si pensava potesse penetrare nel nostro Paese risalendo fino ai vertici di un Governo che si appella ad ogni piè sospinto all’equità.

Con la prima affermazione la Fornero gela qualsiasi ipotesi e speranza di innovazione sociale, di garanzia dei diritti civili, di efficacia ed efficienza dei servizi sociali, di miglioramento delle prestazioni per i disabili gravissimi e per i non autosufficienti.

Tradisce il retropensiero che gli stanziamenti per l’autonomia personale delle persone con disabilità siano una spesa morta, un sovraccarico insostenibile, un capriccio di pochi, e non già invece un investimento. Ricorda tragicamente alcune brutali dichiarazioni del Ministro Tremonti (“Come può un Paese con due milioni e mezzo di disabili essere davvero competitivo?”).
“Lo Stato rinuncia ad attuare quanto previsto dall’articolo 38 della Carta costituzionale – annota Pietro Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – e quanto sancito dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Getta la spugna invocando un intervento caritatevole (o interessato) dei privati. Un lesto e mesto ritorno alle opere pie… o a qualcosa di peggio”.

Ma la seconda parte delle affermazioni del Ministro ha risvolti non meno inquietanti.

Lo Stato, pur di liberarsi della spesa per la disabilità e la non autosufficienza, diventa procacciatore d’affari per le Assicurazioni e le eventuali risposte assistenziali sarebbero erogate in virtù di una polizza pagata in vita dai Cittadini.

Una privatizzazione assicurativa del welfare che inizia dalle persone con disabilità per spingersi fin dove la “creatività” può consentire.

A chi non giovi tutto ciò è presto detto: a chi non può permettersi di pagare una polizza assicurativa e a chi nasce con una grave menomazione o la contrae in tenera età.

A chi giova invece questa prospettiva oltre che allo Stato? Sicuramente il giro d’affari per le Compagnie assicuratrici è notevolissimo e, in periodo di crisi, un vero toccasana. Nuovi introiti e nuove prospettive anche sul fronte immobiliare. Tradiscono l’attesa le stesse parole della Fornero: “Qualche volta le persone anziane si trovano intrappolate in una casa che costa troppo e hanno difficoltà ad ottenere aiuti”. Un patrimonio immobiliare che fa gola a molti.

“Sono dinamiche e logiche che, ovviamente, non ci appartengono – conclude Barbieri – ma che rischiano di stritolare ogni prospettiva di reale inclusione sociale o di condizionarla al censo, al patrimonio, all’età più che ad un diritto costituzionale e, prima ancora, umano”.

25 maggio 2012

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.fishonlus.it/

Redatto da Raimondo per Niente Barriere
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25 gennaio 2012

Pensionati di serie A e B

E' una guerra tra poveri quella dichiarata dalla modifica alla riforma Fornero, perché non importa che sei povero, ma interessa il motivo per il quale sei povero. Se sei disoccupato perché hai avuto la possibilità di concordare il licenziamento con la tua azienda e di conseguenza in relazione a ciò hai avuto l'incentivo all'esodo puoi andare in pensione, se sei in mobilità e di conseguenza percepisci la relativa indennità hai diritto alla pensione, ma se sei disoccupato perché non lavori in una grande azienda e non lavori a tempo indeterminato allora sono guai amari; come se fosse colpa tua se esiste il precariato.
Mio padre ha cominciato a lavorare a 15 anni, ha sempre fatto l'operaio e fino al 1996 ha lavorato in ditta che faceva manutenzione presso un'importante azienda, purtroppo quella ditta nel momento in cui passò in mano ai figli del fondatore andò in fallimento.
Chiusa l'azienda mio padre ha sempre svolto lavori precari, inizialmente anche di un anno, ma poi sempre di meno, tre, massimo quattro mesi e tutto questo fino al 2009 quando il contratto non gli è stato più rinnovato e arrivederci e grazie. Con l'emendamento di oggi si è infatti pensato solo agli esodati, ma come si fa a non sapere che la maggior parte dei lavoratori ultracinquantenni perso il posto di lavoro svolge solo lavori precari, questi contratti li hanno fatti loro, ma nonostante ciò mio padre ha maturato 39 anni di contributi e fino al 4 dicembre sarebbe andato in pensione quest'anno con la quota d'anzianità.

Il 4 dicembre è stato il giorno più brutto della nostra vita quando il titolo principale dei telegiornali è stato "Abolite le quote di anzianità", da allora non si vive più. Dal 2009 viviamo senza lavoro e già prima con redditi discontinui, senza ammortizzatori e ora anche senza la pensione. Per favore fate qualcosa per sensibilizzare Governo e Parlamento affinché capiscano che ci sono persone che hanno perso il lavoro e basta e che hanno il sacrosanto diritto alla pensione che hanno profumatamente pagato.

Un lettore

Sabato 21 Gennaio 2012 - 18:52

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=178017&sez=HOME_MAIL