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04 settembre 2012

Incensurato e disabile in carcere per due birre

L'assurda storia di un quarantenne nel Cilento, privo di una gamba, operatore sociale, che è finito in cella, dove ora è recluso, dopo essere stato denunciato tre anni fa per guida in stato di ebbrezza. Da allora un incubo di burocrazia e disattenzioni.
di CONCHITA SANNINO

Mandato in carcere per due birre, bevute tre anni fa, prima di mettersi al volante. "Trenta giorni di pena" è il prezzo che gli ha inflitto la malagiustizia. Malgrado quell'uomo sia incensurato e abbia una protesi al posto della gamba sinistra. Anzi: quando è entrato in cella, gli hanno tolto l'arto finto. "Mi dispiace, qua dentro può essere un'arma". Una storia che fotografa la cupa inefficienza, oltreché il volto disumano, della giustizia avviene tra Vallo della Lucania e Salerno. Un vergognoso sberleffo nel Paese degli indulti e delle carceri sovraffollate. È la storia di Marco Penza, originario di Casalvelino (Salerno), onesto cittadino, operatore del sociale, quarant'anni, disabile. Lui è ancora in carcere. Si aspetta che il magistrato titolare del fascicolo "torni dalle ferie".

Marco Penza è finito in carcere dieci giorni fa, prima nell'istituto di Vallo della Lucania, poi in quello di Fuorni, a Salerno, per l'incredibile evoluzione di una semplice e vecchia denuncia. Si tratta dell'alcool test a cui l'uomo è risultato positivo tre anni fa, un posto di blocco di una sera d'estate, 22 luglio del 2009. Può un semplice controllo trasformarsi in un incubo? I suoi amici, il tamtam di reazioni indignate che si è scatenato intorno alla sua vicenda, testimoniano di sì. Può diventare "una storia da paese incivile" se "alla burocratica gestione di un ufficio del pubblico ministero", si somma "la latitanza di un avvocato" e "l'indifferenza" che tanti pubblici uffici  -  compresi alcuni palazzi della giustizia  -  ostentano nel periodo delle vacanze.

13 aprile 2012

Invalido al 100% ma non ha la pensione. La denuncia: "E' in attesa da 18 mesi"

E' invalido al 100% ma da 18 mesi è in attesa della pensione.

La paradossale situazione interessa un paziente oncologico che da sei anni combatte contro la malattia. "In 12 mesi ha subito tre accertamenti della Commissione Asl integrata con il medico Inps che gli hanno confermato la totale invalidità, di cui godeva precedentemente, e riconosciuto l'indennità di accompagnamento, ma dopo 18 mesi ancora non ha ricevuto un euro". Lo ha reso noto Maria Grazia Caligaris, presidente di Socialismo diritti Riforme, l'associazione a cui si è rivolto il cittadino, di 67 anni, raccontando la sua vicenda. "L'uomo, che ha scoperto la malattia due mesi dopo il collocamento in pensione ha iniziato immediatamente - ha spiegato Caligaris - le sedute di chemioterapia e le altre cure sottoponendosi anche a un trapianto autologo di midollo. Ogni fase della malattia è stata documentata con i resoconti dei ricoveri ospedalieri e dalle relazioni degli specialisti di ematologia. Purtroppo dopo una pausa di due anni, nel 2010, in seguito a una recidiva, il paziente ha presentato all'Inps domanda di aggravamento. Da quel momento in poi l'Istituto è andato in tilt. La Commissione, infatti, gli ha riconosciuto, con verbale provvisorio, l'invalidità totale e l'indennità di accompagnamento. Nel corso di una successiva verifica però l'Inps ha richiesto nuovamente la documentazione e ha riconvocato il cittadino per una visita di controllo. L'uomo ancora una volta si è visto confermare sia l'invalidità del 100% sia l'accompagnamento ma non ha ottenuto nulla. Allo scadere dell'anno la Commissione Asl ha fissato una nuova visita di controllo e confermato ulteriormente invalidità".

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.unionesarda.it/

Leggi anche
La lettera di un malato di cancro: “Costo troppo, mi scuso”

GUARDA IL VIDEO
"Per questa gente morire è un lusso" (On. Ileana Argentin)


Post redatto da Raimondo per Niente Barriere 

11 aprile 2012

Niente comunione a un bambino disabile. Il prete: “E’ incapace di intendere e volere”

Questo post è stato modificato dopo la sua prima stesura
di Marco Zavagli -

Porto Garibaldi (Ferrara) - L'episodio è avvenuto nella chiesa di Porto Garibaldi. Il bambino, affetto da gravi disturbi, aveva seguito il catechismo. Il vicario della Diocesi: " Lo stesso papà ha riconosciuto che il figlio è totalmente incapace di intendere e volere e quindi non in grado di distinguere tra un pezzo di pane e un’ostia".

Niente comunione per il bambino disabile. Succede a Porto Garibaldi, uno dei sette lidi di Comacchio, in provincia di Ferrara. Al momento dell’eucarestia don Piergiorgio Zaghi non porge l’ostia a un piccolo affetto da gravi disturbi.
Era il momento propedeutico alla celebrazione della prima comunione. Dopo il percorso di catechismo i giovanissimi frequentatori della parrocchia dell’Immacolata concezione si accingevano a ricevere per la prima volta il “corpo di Cristo”. Era un momento al quale i genitori del piccolo diversamente abilesi erano avvicinati con preoccupazione.
Loro stessi avevano chiesto consiglio su come poter avviare a questo primo percorso spirituale il loro figlio. Il sacerdote avrebbe manifestato immediatamente le proprie perplessità in merito alla possibilità di dare il sacramento al piccolo, essendo incapace – questa la spiegazione riportata dalle cronache cittadine – di intendere e volere.
Di fronte all’insistenza della coppia, però il “don” accetta di occuparsi della giovane anima che gli viene affidata. È lui stesso prete che gli fa seguire una sorta di catechismo a distanza su supporti multimediali, dal momento che padre e madre non riescono ad accompagnarlo tutte le settimane in parrocchia.
Qui forse nasce il fraintendimento. Nelle intenzioni del sacerdote non si poteva andare oltre. E questa risoluzione viene comunicata direttamente ai genitori. Il bimbo viene comunque invitato alla cerimonia. Al termine della messa però, sarà l’unico tra i suoi coetanei a non ricevere l’ostia.
L’esclusione non è passata inosservata ai fedeli. Molti di loro, in particolare la madri dei compagni di classe, hanno scritto a don Piergiorgio chiedendo di tornare sui suoi passi. Il parroco risponderà con un’omelia nella quale spiegherà i motivi – a suo dire indipendenti dalla sua volontà – all’origine di quel “rifiuto”.
I motivi li spiega monsignor Antonio Grandini, vicario della diocesi di Ferrara-Comacchio, che ridimensiona il tutto a “un caso montato dalla famiglia”. “Padre e madre – fa sapere il monsignore – sono stati ricevuti in arcivescovado e ascoltati per più di un’ora. Lo stesso papà ha riconosciuto che il figlio è totalmente incapace di intendere e volere e quindi non in grado di distinguere tra un pezzo di pane e un’ostia. Che valore può avere a questo punto somministrare il sacramento?”.
Un tentativo di mediazione prevedeva che il bimbo ricevesse la “comunione nella fede della famiglia”, ma la mancata celebrazione del matrimonio religioso dei genitori non ha reso praticabile questa strada. “La famiglia – prosegue Grandini – è stata invitata alla messa di Comunione che si terrà a maggio; in quell’occasione il sacerdote potrà fare un segno della croce sulla fronte del piccolo come si fa per i bambini di pochi anni”.
“Nessuna discriminazione” è la conclusione del vicario, che si dice “dispiaciuto per quanto successo, anche se spero che alla fine prevalga la carità e che a maggio, se sarà possibile fargli concludere il suo percorso, il bambino possa anche ricevere il sacramento. Il piccolo ha bisogno di un’attenzione che la Chiesa non vuole negare, ma non possiamo pensare che una persona con disabilità fisica – questa la sua metafora – scali il K2”.
Dal canto suo, don Zaghi, contattato al telefono, non rilascia dichiarazioni. Forse, a chiarire la questione, potrebbe contribuire quanto affermato da Papa Benedetto XVI nell’esortazione apostolica “Sacramentum Caritatis”: “Venga assicurata anche la comunione eucaristica, per quanto possibile, ai disabili mentali, battezzati e cresimati: essi ricevono l’Eucaristia nella fede anche della famiglia o della comunità che li accompagna”.

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.ilfattoquotidiano.it/

Questa vicenda è davvero dolorosa. Faccio una fatica pazzesca a non scagliarmi contro questo sacerdote, l'ennesimo, che si è reso protagonista di un atto davvero ingiustificabile. Questa storia della Comunione negata ai disabili deve finire ... con le buone o con le cattive (una denuncia per discriminazione o razzismo). Il fatto che il Papa si è espresso (in modo chiaro e saggio) su queste tematiche, è una colpa ancora più grave per questo sacerdote che dunque ha disatteso nettamente le parole del Santo Padre. Infine fatemi fare un'ultima considerazione: Don Zaghi, settant'anni e chissà quanti anni da parroco ... come faceva a sapere ea non capire che Gesù amava in modo particolare i disabili e le persone sofferenti (Cristo è tra le tante cose soprattutto Amore, Carità e Misericordia)?! Pazzesco, quanta ignoranza ma soprattutto quanta superbia su questa terra ... che tristezza!! (Raimondo)
Per Approfondire leggi anche
Nega la comunione a un bambino disabile: “Non può capire” (da invisibili.corriere.it)

Post redatto da Raimondo per Niente Barriere 

28 marzo 2012

Lettere Usa: handicappati in Italia murati vivi, qui cittadini liberi

Ap-Lapresse

SAN FRANCISCO, CALIFORNIA – Una cosa che si nota molto presto vivendo in America è il gran numero di persone portatrici di handicap vari. Non è difficile incontrare donne e uomini sulla sedia a rotelle, alcuni quasi completamente immobilizzati, che se ne vanno in giro da soli e prendono l’autobus. Quando vivevo in Texas, ad Austin, nel quartiere dove abitavo mi imbattevo continuamente in non vedenti con il loro cane addestrato, così tanti che mi ero alquanto preoccupato.
Poi mi sono reso conto che abitavo vicino ad un centro specializzato per non vedenti, appunto (incluse persone affette da gravi limitazioni della vista), che imparavano tra le altre cose a prendere confidenza col cane facendo giretti nelle strade intorno. In realtà uno capisce presto che se si vedono in giro così tante persone portatrici di handicap ed in sedia a rotelle è perché la società americana si è messa a loro disposizione, creando città, palazzi ed infrastrutture su misura per loro. Essi perciò sono liberi veramente di muoversi, e non murati vivi nelle loro case come in Italia.
Questa preoccupazione affinché anche chi non ha la fortuna di essere “normale” possa vivere la propria vita è lodevole, e va riconosciuto come uno degli aspetti per cui la società americana andrebbe imitata. Ma non voglio sembrare un adulatore eccessivo di questo paese. Fra le persone con gravi difficoltà motorie in America (soprattutto nel mid-west) si incontra anche un gran numero di grandi obesi che sono il prodotto perverso di una cultura e di una industria alimentare ormai tristemente famosa.
Ma le strade americane sono piene soprattutto di barboni, gente senza tetto e senza speranze che si trascinano aggrappati ad una bottiglia. Molti di loro hanno perso totalmente il senno e gridano parole sconnesse. A San Francisco ce ne sono moltissimi. Sono appena stato a Rochester, una città vicino alle cascate del Niagara, e per strada non c’era nessuno se non questi poveracci, in genere neri.
Ammiro la meritocrazia americana, in Italia abbiamo molto (tutto) da imparare da questo punto di vista. Ma va ricordato anche quante persone sono il sottoprodotto di scarto di una società competitiva e spietata che non lascia scampo a chi rimane troppo indietro.

26 marzo 2012
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Leggi anche:

Redatto da Raimondo Orrù per Niente Barriere

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15 marzo 2012

Petizione popolare per chiedere assistenza gratuita ai disabili

Presentata una petizione popolare con la richiesta al presidente della giunta regionale Toscana di continuare «a salvaguardare il diritto all’assistenza sanitaria gratuita e universale nella nostra Regione escludendo la compartecipazione Isee dai servizi e le prestazioni sanitarie e sociosanitarie che rientrano nei Lea (Livelli essenziali di assistenza). Le associazioni promotrici sono Adina, Consulta comunale degli invalidi e handicappati Comune di Firenze; Consulta salute mentale Firenze; Os Club sanità; Medicina democratica Toscana; Associazione disabili psicofisici Empoli; Aniep-Siena; Coordinamento etico nazionale Caregiver; Diritti e società Toscana onlus. Questo l’obbiettivo della campagna regionale “No Isee” e della petizione popolare lanciata e presentata ieri da diverse associazioni promotrici, che si occupano di non autosufficienza, handicap, salute mentale, difesa del diritto alla salute.
La vicenda prende avvio dal fatto che con l’ultima finanziaria regionale per il 2012 la nostra Regione ha previsto la compartecipazione dei cittadini anche alla spesa sanitaria, tramite calcolo Isee, per i servizi e le prestazioni sanitarie e sociosanitarie. Scelta che le associazioni promotrici della petizione, ritengono in contrasto con il dettato costituzionale e che colpisce, nei fatti, “l’universalità del servizio sanitario che rappresenta uno dei pilastri della convivenza civile e della coesione sociale del nostro paese e della nostra Regione.” Nel concreto, si legge nella petizione «tali misure andrebbero a colpire le fasce di popolazione (anziani non autosufficienti, disabili) più deboli e le loro famiglie già fortemente gravate dal contributo per la quota sociale», col rischio concreto che per molti si arrivi «a farli rinunciare alle prestazioni per insostenibilità economica e a ricondurre la non autosufficienza e disabilità nella sfera del privato, nel chiuso delle mura domestiche e delle cure a carico delle donne». Da qui la richiesta al presidente della Regione Rossi di «continuare a salvaguardare il diritto all’assistenza sanitaria gratuito e universale nella nostra Regione escludendo la compartecipazione Isee dai servizi e le prestazioni sanitarie e sociosanitarie, che rientrano nei Lea (Livelli essenziali di assistenza)».
Per Rolando Terreni, membro dell’Associazione disabili psicofisici di Empoli: «Troppo diffusamente si ipotizza di considerare gli invalidi come se fossero ricchi e in grado di sostenere ticket tassando l’assistenza. Troppo spesso si diffonde il convincimento che bisogna prelevare sul reddito percepito dal disabile e costringerlo alla compartecipazione in cambio della assistenza offerta».

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://iltirreno.gelocal.it/

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13 marzo 2012

VIDEO INCREDIBILE: Ginnasta di 13 anni cieca gareggia senza svelare il suo problema ai giudici

A volte la passione e l’impegno fanno superare gli impedimenti che possiamo avere nell’esercitare un’attività.

Una ragazzina di origine bulgara di 13 anni, Lola Walters, non solo è da sempre appassionata di ginnastica, ma si allena dall’età di 3 anni ed è diventata una piccola campionessa. L’America intera è rimasta stupefatta dalle sue prodezze.

Ma c’è una novità, la ragazzina è cieca. Il suo disturbo fisico si chiama nistagmo, non le provoca una cecità assoluta ma i suoi bulbi oculari si muovono continuamente, vede doppio e poco e deve aiutarsi col tatto per calcolare le distanze che nella sua professione devono avere la massima precisione.

Lola ha partecipato di recente all’American Gymnastics Academy Long Beach Open senza che la giuria fosse al corrente del suo problema. Ha svolto il suo esercizio in modo ineccepibile e successivamente ha dichiarato che non voleva che il suo disturbo influenzasse i giudici, che potevano essere mossi da compassione, ma voleva essere trattata come le altre concorrenti.


03 marzo 2012

Mutui-beffa, occupato il palazzo di giustizia di Cagliari. In prima fila, davanti al tribunale, il disabile che presto sarà sfrattato dall'ufficiale giudiziario.

Mutui-beffa, occupato il palazzo di giustizia di Cagliari. In prima fila, davanti al tribunale, il disabile che presto sarà sfrattato dall'ufficiale giudiziario.

C'era anche lui, sulla sedia a rotelle, ieri al palazzo di giustizia per protestare contro i mutui-beffa che gli hanno portato via tutto, anche l'azienda. Il 29 marzo Salvatore Murgia, 71 anni, sa di non avere scampo: quel giorno sarà sfrattato dall'ufficiale giudiziario. La sua azienda è stata venduta all'asta e col ricavato sarà pagato il debito che ha con una banca.

Il suo, come quello di molti altri agricoltori, non è un debito personale, ma provocato dalla famigerata legge 44, che nel 1988 abbatteva gli interessi sui mutui e l'ha fatto fino a quando, nel 1996, non è stata bocciata da Bruxelles come «aiuto di stato». Ieri Salvatore Murgia non era solo. Davanti alle scalinate del Palazzo, si è schierato insieme a una delegazione degli indignados isolani, sono quelli che si riconoscono nella Consulta dei movimenti. Dai pastori alle partite Iva, al Presidio anti-tartassati di viale Trento sono scesi in piazza ancora una volta per contestare le banche e le aste giudiziarie. Lo faranno ogni giovedì, per «contrastare - dicono - quella che continua a essere un'aggressione».

Ieri hanno scelto una coreografia dal forte impatto. Dopo aver ribattezzato la piazza, «via degli amici delle banche», hanno steso un tappeto bianco, affisso striscioni e volantini alle colonne del Palazzo. Fra i tanti cartelli, uno su tutti: «Marco sarà il mese della nostra rivolta». Rivolta annunciata da Giuseppe Carboni, portavoce della Consulta: «Ci avevano detto che le aste erano sospese e invece non è così. Le banche continuano a pignorare e a gettare sul lastrico chi non ha colpe se non quella di aver sottoscritto, a suo tempo, quei contratti di mutuo da cui poi la Regione si è sfilata all'indomani della sentenza dell'Unione Europa, lasciando gli agricoltori in balia delle banche. Con gli istituti di credito che prendono di avere dai singoli, quanto già avuto in anticipo dalla Regione».

La Giunta Cappellacci ha cercato di fermare le azioni giudiziarie, ma il cosiddetto monitoraggio è in corso, mentre gli ufficiali giudiziari avanzano inesorabili. Nell'attesa di una soluzione definitiva - se mai arriverà - qualche spiraglio arriva dalla commissione agricoltura della Camera, che ha accolto all'unanimità la risoluzione presentata da Salvatore Cicu del Pdl. In sintesi, «il governo assumerà iniziative destinate a sospendere i giudizi pendenti e le esecuzioni forzate a danno di chi è indebitato a causa della legge 44». Un primo passo sarà lo spostamento, alla fine del 2012, della conclusione dei lavori della commissione nazionale incaricata di trovare una soluzione. Ma nel frattempo serve che il Governo blocchi le aste: lo farà?

di Umberto Aime

La versione integrale e originale di questo articolo è presente sul sito
http://lanuovasardegna.gelocal.it/

A cura di Raimondo per Niente Barriere 
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15 febbraio 2012

L’asilo va a casa dal piccolo Lorenzo


SARZANA (SP) – Lorenzo è contento quando vede un bel giocattolo in vetrina, se il regalo portato da papà e mamma gli piace o se intorno a lui sgambettano gli amichetti dell’asilo.
A tre anni e mezzo capisce perfettamente quel che gli succede intorno, anche se la vita per lui è stata un cammino in salita sin dal primo giorno. Al primo mese di vita i medici gli hanno diagnosticato la «Sma di tipo 1», acronimo di atrofia muscolare spinale: chi ne è affetto ha grandi difficoltà a muoversi, camminare, deglutire e spesso anche a respirare. Intatte invece le capacità cognitive e le possibilità di apprendimento.
Tante difficoltà che non hanno impedito a Lorenzo di viaggiare, muoversi e frequentare l’asilo, affrontate con amore e grande determinazione dai genitori Gabriele Costantini (avvocato) e Cristina Ponzanelli (avvocato e giudice onorario al tribunale di Carrara). E qui la storia di Lorenzo si aggiunge di un nuovo, meraviglioso capitolo colorato di solidarietà e amore.

«L’altro giorno — racconta Gabriele Costantini — sono tornato a casa e in sala ho visto… mio figlio giocare con altri due bimbi dell’asilo e la sua maestra di sostegno». Presto spiegato il motivo di tanta animazione all’interno della loro casa nel centro di Sarzana: se Lorenzo non può andare all’asilo, sono i suoi compagni a raggiungerlo tre volte la settimana e svolgere a casa sua la normale attività con la maestra. In gergo tecnico si chiama «istruzione domiciliare», nella realtà è una bella dimostrazione di come la scuola sappia andare incontro alle difficoltà delle famiglie.

«Il progetto — spiega Costantini — è rivolto ai bimbi affetti da patologie gravi». A giorni alterni la maestra e due bimbi (a rotazione fra quelli della classe) spostano l’allegria dell’asilo «Matazzoni» nel salone di casa Costantini, già attrezzato con palloncini, giochi e teatrini.
«Quando Lorenzo non si può spostare, fanno qui quello che farebbero all’asilo. Per noi è un ottimo esempio di ‘buona scuola’, dobbiamo ringraziare per la disponibilità gli insegnanti, la dirigente scolastica e i genitori: hanno tutti dimostrato grande sensibilità. E’ giusto pubblicizzare questi esempi di efficienza. Nostro figlio non ha problemi dal punto di vista cognitivo, può sviluppare al massimo le sue potenzialità di apprendimento e condivisione».
E dal prossimo anno scolastico a fare compagnia a Lorenzo alla «Matazzoni» arriverà anche la sorella più piccola. Per lui, un’altra occasione per essere contento.

Claudio Masseglia

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Letto su http://www.disablog.it/
Immagine da http://www.blogmamma.it/

02 febbraio 2012

Torino: prigioniero in casa perché gli spazzaneve non passano


Vorrebbe andare a lavorare, ad allenarsi, a fare le terapie e a comprare qualcosa da mettere nel frigo ormai vuoto. Da tre giorni, però, il giocatore della squadra di basket in carrozzina Hb Torino Riccardo Angelozzi non può muoversi.

28 gennaio 2012

Intralcio al traffico. I vigili multano il disabile



Con la carrozzella in carreggiata: ''Il marciapiede è largo''. 
Ma poi arrivano i carabinieri


FIRENZE – Un verbale da ventiquattro euro perché «circolava sulla propria sedia a rotelle sulla carreggiata nonostante la disponibilità di sufficiente marciapiede». Daut Zeqiri, kosovaro, 50 anni, disabile da 22 — cioé da quando finì accidentalmente sotto un treno alla stazione di Santa Maria Novella — ancora non ci crede. Eppure è vero. E’ successo il pomeriggio del 18 gennaio, a due passi dal Duomo, e l’altra sera, «all’ora di cena, mentre ero tranquillo con mia moglie e mio figlio di sette anni», i due agenti della polizia municipale di Palazzo Vecchio che gli avevano contestato l’infrazione gli hanno anche recapitato il verbale a casa. E ci è rimasto ancora più male. «Volevo raggiungere il bar dall’altra parte della strada. Oltretutto non sempre trovo il marciapiede libero da intralci», ha provato a giustificarsi, lì per lì. Niente. Ne nasce una discussione, Daut si rifiuta di firmare la contravvenzione e vuole il 112. Gli animi sono roventi. «I marciapiedi e gli smussi erano sgombri — replica Silvia Bencini, dalla Direzione di via delle Terme — e all’invito dei nostri operatori di togliersi dalla strada, il disabile ha cominciato ad inveire, rifiutandosi di dare il documento. Poi, con i carabinieri, si è deciso a darlo. Abbiamo fatto la comunicazione di notizia di reato in Procura per l’oltraggio a pubblico ufficiale. La visita dell’altra sera era per l’elezione di domicilio. A quel punto gli è stata contestata anche la violazione al codice della strada».

Ma non bastava la denuncia? Zeqiri ha infranto l’articolo 190 (comma 1 e 10), hanno constatato i due inflessibili accertatori. Aveva scelto la strada, quella riservata ai bussini, «nonostante la disponibilità di sufficiente marciapiede». Perché in quel punto, insistono i vigili, «il marciapiede di via dell’Oriuolo, nel tratto compreso tra via Folco Portinari e piazza del Duomo è fornito di scivolo ed è sufficientemente largo per il transito di persone disabili». Totale ventiquattro euro. «Ma non è per la cifra», precisa il disabile. E’ più uno schiaffo alla sua diversità, un tradimente della città «che mi ha accolto e mi ha salvato la vita».

Era il 1989. L’incidente, l’operazione al Cto, il ritorno in patria, poi di nuovo qui, per curarsi. Dal 1993 è regolare e l’Inps gli versa una pensione d’invalidità. Oggi ha famiglia e vive in una struttura del Comune. Quando non fa il papà, ama girare il centro. Anche se, su due ruote che non sono la bicicletta, nonostante la pedonalizzazione e le politiche “verdi”, non è sempre facile. Lui e la sua carrozzella contro le macchine, i bus, lo smog. «Ormai conosco a memoria ogni angolo. So in quali bar posso andare in bagno, in quali altri no. Ci sono molti posti in cui io non riesco passare, però non ho mai chiamato nessuno, mi sono abituato alle barriere».

Stefano Brogioni
La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito:
http://www.lanazione.it/

20 gennaio 2012

Disabile sulla Costa Concordia: “L’equipaggio mi ha abbandonato”

(immagine televisionando.it)


In questi giorni di tragedia le notizie relative al naufragio della Costa Concordia hanno fatto riaffiorare decine di voci: incredibili, inquietanti, disperate, eroiche. Frammenti raccolti un po’ a caso, tessere che non trovano posto in un mosaico e che, anche a distanza di giorni, continuano a lasciarci increduli. Ma ora cerchiamo di isolare una voce in mezzo al frastuono. E’ la voce di Lilli Knepeck, una signora di 73 anni, disabile, imbarcatasi sulla Costa insieme al marito e ad altri familiari per festeggiare le nozze d’oro. Una festa diventata tragedia: oggi Lili si considera viva per miracolo, ha la parte destra del corpo completamente immobilizzata a causa degli urti subiti e un trauma psicologico che certamente lascerà tracce durature. Ecco il suo agghiacciante racconto di quella notte, raccolto dall’agenzia di stampa Il redattore sociale.

“Avevamo appena finito di cenare ed era iniziato da pochi minuti lo spettacolo teatrale delle 21.30 – spiega la signora Lili, tedesca, ma con figli e nipoti italiani – Improvvisamente abbiamo sentito un forte crepitio e un grande botto. L’impatto della nave sullo scoglio ha fatto scivolare la mia carrozzina dall’altra parte della sala. Qui ho violentemente sbattuto la parte destra del corpo”. E’ l’inizio della follia. Il personale di bordo invita a mantenere la calma, ma in poco tempo la situazione diventa fuori controllo. Concitazione, angoscia, panico. Poi la corsa alle scialuppe: “Mio nipote e mio marito mi sono subito venuti in soccorso e mi hanno portato sul ponte – ricorda la signora – Urlavano entrambi per farsi largo tra le persone, c’era una calca spaventosa. Qualcuno dell’equipaggio, per rasserenarci, ci diceva di togliere i salvagente perché non servivano. Alcune persone stavano tentando di calare la scialuppa, ma era legata alla nave con catene arrugginite, è stato complicato farla scendere”. Dopo vari tentativi, tra urla e spintoni il nipote riesce a far salire sua nonna sulla scialuppa. La carrozzina rimane sulla nave.

“Oggi mi sento miracolata – commenta Lili – ma sono ancora profondamente scioccata e traumatizzata. Non riesco a superare questo choc incredibile”. E aggiunge: “Se non fosse stato per il coraggio di mio nipote sarei annegata. Non c’era nessuno dell’equipaggio che mi aiutava, erano tutti impreparati”. Un racconto analogo traspare dalle parole di Omar Brolli, il nipote diciannovenne della signora: “Nessuno sapeva come comportarsi. Qualcuno ci diceva addirittura di lasciare i salvagente perché non servivano. E una persona mi ha consigliato di portare a letto in cabina mia nonna, per farla tranquillizzare”.


20 gennaio 2012 

Autore: Lorenzo Montanaro 


Fonte http://www.quotidianopiemontese.it/pionierisilenziosi/2012/01/20/disabile-sulla-costa-concordia-lequipaggio-mi-ha-abbandonato/#more-180

Leggi anche
Naufragio Costa Concordia, studente salva 4 passeggeri disabili da universita.it

Per vedere in diretta (web cam) le immagini del relitto della Costa Concordia dall'isola del Giglio cliccate questo link http://www.meteoindiretta.it/costa_concordia_isola_del_giglio.php

28 aprile 2011

Disabili, poco applicata la Legge 67 Anti Discriminazione


In questi giorni il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso di 30 genitori (sostenuti dalla Lega per i diritti delle persone con disabilità) contro il taglio delle ore di sostegno scolastico ai loro figli e ha ordinato all'amministrazione scolastica la "cessazione della condotta discriminatoria" e il ripristino delle ore di sostegno di cui i bambini usufruivano nell'anno scolastico 2009-2010.

Il Tribunale ha applicato, finalmente, la legge 67, che sancisce non solo il diritto di chi vive una condizione di disabilità a non essere discriminato, ma prevede che lo stesso tribunale possa intimare la cessazione di un atto o di un comportamento discriminatorio. Tra l'altro se l'ordinanza dei giudici non fossero successivamente rispettate, la normativa prevede che scatti un'ulteriore procedimento penale nei confronti della parte inadempiente. Dunque chi ritiene di avere subito una discriminazione da un privato o dalla pubblica amministrazione può presentare il ricorso presso la cancelleria del tribunale civile. Inoltre se dopo le opportune indagini, viene accertata la discriminazione, può intervenire per fermarla è se nel caso fosse impossibile fermarla, il giudice adotterà un piano di rimozione delle discriminazione a tempo determinato, dopo di che, se la discriminazione continua, ci sarà un'altra sanzione.

Vi faccio un esempio, se il giudice accerta dopo una denuncia, che una stazione ferroviaria non possiede determinate caratteristiche (scivoli e altri servizi) che non permettono il loro utilizzo a delle persone disabili, questo può decidere di adottare un piano che in tempi brevi permetta l'utilizzo della stazione anche per le persone disabili. E cosi via ... ci siamo capiti?

23 aprile 2011

Nel Veronese giovane disabile aggredito con calci, pugni e sputi

foto da corrieredelveneto.corriere.it

Un giovane disabile mentre sedeva sulla propria carrozzina elettrica sarebbe stato aggredito, pare per futili motivi, mentre tornava a casa a Negrar nel veronese. Il ragazzo A.A. - riferiscono i carabinieri - sarebbe stato avvicinato da due ragazzi prima verbalmente poi con sputi e percosse, probabilmente perché questi li aveva urtati con la carrozzina elettrica lungo un marciapiede. Il giovane ha riportato la frattura di una falange ed al momento non ha sporto denuncia.

I carabinieri, alla luce delle modalità del fatto avvenuto in una zona tranquilla e che non avrebbe avuto testimoni, tendono ad escludere che alla luce del gesto vi siano motivi razziali o determinati dalla disabilità della vittima e che tutto sia riconducibile allo screzio dettato dalle circostanze. Il racconto del giovane parla di due ragazzi sui vent’anni, non del posto, che lo hanno colpito con spintoni prima, calci e pugni poi; violenze finite buttandolo a terra e quindi gli sputi e l’insulto di «brutto bastardo». La madre del ragazzo commentando l’accaduto ha detto: «Spero che un domani questi giovani possano capire anche loro di quanto stanno sbagliando». (Ansa)

22 aprile 2011

La Barbie in sedia a rotelle fa scandalo a Fucecchio (FI)

foto corrierefiorentino.corriere.it

Una Barbie sulla sedia a rotelle in un megacartellone. È questa la bellissima campagna pubblicitaria ideata dalla Fondazione «I care» che si occupa di solidarietà, che in questi giorni sta sconvolgendo gli abitanti di Fucecchio (FI). Da sempre la Barbie è considerata un simbolo di bellezza e di perfezione. Nei megacartelloni di Fucecchio la bambola disabile si può ammirare seduta mentre si fa pettinare, nelle vesti di ballerina e in quelle di tennista. In questi casi la scritta è «Un giorno della mia vita. Yes I Care». La Barbie sulla sedia a rotelle è ora accompagnata dalla scritta «Tutti possiamo diventare disabili. Ma ognuno di noi può aiutare. Disabili, non diversi. Yes I Care». «Vogliamo far riflettere i cittadini e ricordare loro che disabile è solo una parola - ha spiegato il presidente della Fondazione, Lorenzo Calucci -. Abbiamo scelto un’icona della perfezione per attirare l’attenzione».

Leggi anche un altro post: Tanja Kiewitz la modella disabile

06 dicembre 2010

In Spagna trovati i resti di un disabile di circa 500.000 anni fa

(foto http://www.express-news.it/)
Sono state rinvenute in Spagna, nella località chiamata Sima de los Huesos, alcune ossa fossilizzate (parte del bacino e la parte inferiore della colonna vertebrale) risalenti a circa 500.000 anni fa che apparterrebbero al primo uomo anziano disabile mai identificato dagli studiosi. L'uomo apparteneva alla specie Homo heidelbergensis, che alcuni ritengono sia vissuta solo in Europa, ultimo anello comune che congiungerebbe noi all'Uomo di Neandertal.
Le analisi dimostrano che il soggetto aveva più di 45 anni (gli studiosi non sono riusciti ad essere più precisi) e soffriva di una deformità spinale che doveva causagli dolori molto forti costringendolo a camminare ricurvo. "Doveva fare uso di un bastone" spiega Bonmati, ricercatore alla Universidad Complutense de Madrid e all'Istituto Sanitario Carlos III, "proprio come tanti anziani di oggi, e sicuramente non era in grado di cacciare e procurarsi il cibo da solo né trasportare carichi pesanti, quindi doveva dipendere dagli altri membri del gruppo". Questo ritrovamento sarebbe dunque la prova che anche tra questi primi gruppi esisteva soliderietà e compassione e rappresenterebbe una delle prime tracce di questi sentimenti sociali in comunità così antiche. L'Homo heidelbergensis aveva un cervello piuttosto grande e alcuni suoi aspetti anatomici, come la parte interna dell'apparato uditivo altamente sviluppata, suggerirebbero che avesse già una forma di linguaggio parlato che avrebbe permesso un legame più forte tra i vari individui.
Nell'ambito di queste ricerche è da menzionare anche lo studio recentemente pubblicato dalla rivista Time and Mind relativo ad altre forme di disabilità, che riguardano questa volta Uomini di Neanderthal. E' stato infatti rinvenuto un bambino con una anomalia cerebrale congenita che non è stato abbandonato ma è vissuto fino all'età di 6 anni e un individuo con un braccio atrofizzato, un piede deforme e cieco di un occhio, che è vissuto fino all'età di 20 anni a testimonianza del fatto che, come ha sostenuto Bonmati, "la compassione è forse l'emozione umana più basilare."
Fonte Antikitera

09 novembre 2010

Sexy nonostante la carrozzina: parola di Antonietta Laterza

“Chi sono io? Un’opera d’arte vivente. Un’installazione mobile, per di più. Sulla mia due ruote elettrica, vedi?”. E giù una risata che risuona forte sotto i portici. Quando gira in carrozzina per il centro di Bologna, Antonietta Laterza si diverte un mondo. “Soprattutto a vedere le facce della gente, se appena appena mi vesto un po’ scollata e appariscente. Niente di esagerato, eh? Non ho nemmeno la parrucca blu che uso spesso in scena. Eppure si voltano ancora a guardarmi: certe donne anziane di traverso, certe ragazze con gli occhi fuori dalle orbite, gli uomini poi… quelli sono sempre arrapati. Insomma, mi fanno sentire una Maddalena peccatrice. Ma perché, una donna in carrozzina non può essere sexy e mostrarsi un pochino? Le altre sì e io no? Ma andiamo!”.
Cantautrice (quattro dischi all’attivo), attrice (ha collaborato con Carlo Verdone nel film “Perdiamoci di vista”), performer teatrale e presidente dell’associazione Sirena project-arte e diversità, Antonietta Laterza è soprattutto se stessa. Su e giù dal palco, come direbbe Ligabue, la storia non cambia: è quella di una donna che non si fa imporre limiti dalla poliomielite che l’ha costretta sulla sedia a ruote fin dalla prima infanzia. La potete incontrare sul suo blog: http://www.antoniettalaterza.wordpress.com/. Intanto si racconta.
Lei sembra giocare a ribaltare tutti gli stereotipi e i tabù sulla sensualità e la bellezza, sul corpo e sul sesso…
Antonietta Laterza
foto da persinsala.it
“Io mi sento un po’ una sirena postmoderna. Come le creature dei miti greci che seducevano i naviganti, e che danno il titolo anche al mio nuovo spettacolo. Solo che ho la carrozzina al posto della coda. Sono per metà miss Mondo e per metà mostro: voi, mi raccomando, guardate solo la metà di sopra. Lo dico scherzando ma lo penso davvero: ognuno di noi dovrebbe fare della propria vita un’opera d’arte. Perché la vita può essere difficile, bisogna prenderla con ironia e sapersi valorizzare. Le barriere ce le costruiscono intorno, ma tante volte ce le abbiamo dentro”.
E Antonietta Laterza le barriere le butta giù a colpi di provocazioni?
“Ma se parlo tanto di eros e sesso, amore e diversità, non è in modo gratuito. Rovescio gli schemi, ma lo faccio quando mi sento colpita da una valutazione discriminante. Perché, ripeto, una donna in carrozzina non può essere sexy? Io ho cercato mille sfide nella vita, ho sedotto uomini e ne sono stata sedotta, ho avuto una figlia, sono salita giovanissima su un palco per cercare di conquistare gli altri con la mia voce, una chitarra e una carrozzina. E poi di recente ho capito una cosa”.
Cioè, si spieghi meglio…
“Oggi la mia ‘diversità’ è diventata veramente un valore aggiunto. Perché la presunta perfezione fisica ora si raggiunge facilmente con la chirurgia estetica, che ci rende tutte uguali. Le donne si rifanno il seno per diventare maggiorate. Poi magari, come è successo a una mia amica, se lo fanno nuovamente ridurre perché altrimenti viene la scoliosi. Ma il fatto è che rincorrere la perfezione fisica è un comportamento infantile. Le donne diventano tutte fotocopie, ‘bellezze’ stereotipate modello veline. Ma è una bellezza artificiale, costruita. E finisce che l’uomo si stufa. Così la diversità assume valore: sto diventando una merce rara! Magari fra un po’ le ragazze faranno a gara per imbruttirsi ed essere diverse. Ma scherzi a parte, sono ottimista. Un po’ sta passando il messaggio che la diversità è preziosa. E questo vale per tutti, non solo per le persone disabili”.
Ma dove sta di casa la bellezza autentica, quella che non si rimedia dal chirurgo?
“Ti rispondo con un luogo comune, ma io l’ho sempre trovato giustissimo. Più una persona è positiva, spiritosa e bella dentro, più diventa affascinante. La bellezza interiore migliora lo sguardo e l’aspetto fisico. Alla fine è tutta una questione di personalità, e quella non si compra. Non puoi mica fare un intervento chirurgico alla personalità”.
E le donne di carattere e positività ne hanno da vendere…
“Io ho la fortuna di conoscere donne ‘toste’ che sanno ribaltare i conformismi e gli stereotipi. Come le mie amiche Syusy Blady e Jo Squillo, la scrittrice Caterina Cavina e tante altre. In generale, però, oggi le donne sono in fase di transizione. Siamo come crisalidi, non ancora farfalle: dobbiamo cambiare pelle per realizzarci. Sul piano della parità sociale sono stati fatti passi avanti, ma resta tanto da fare per vincere l’insicurezza, l’aggressività… abbiamo molte barriere mentali da superare”.
A proposito, e con le barriere fisiche e architettoniche per i disabili come andiamo?
“Maluccio. Ne abbattono di vecchie, e intanto ne costruiscono di nuove. Anche qui, sarebbe ora di cambiare tutti mentalità. Proprio l’altro giorno, in un teatro dov’ero in scena, non c’era il gabinetto attrezzato per i disabili. Risultato: mi sono tenuta la pipì dalle due di pomeriggio, quando abbiamo iniziato le prove, fino a tarda sera dopo la fine dello spettacolo. Bella, eh, la vita da diva”.

Fonte Affari Italiani

07 novembre 2010

Disabile o Diversamente Abile?



“Ti ho mai parlato di quel mio amico disabile??”
“No. E comunque oggi si dice ’diversamente abile’. Sai, il politically correct e tutte quelle stronzate lì.”
“Ah, si. Io però non l’ho mai capita ‘sta storia. Credo sia più importante come tratti una persona piuttosto di come la definisci.”
“Appunto.”
“O come la consideri o anche solo il modo in cui dici disabile o handicappato. Il tono che usi.”
“Se dico ‘quello stronzo di un diversamente abile’, sai cosa se ne fa del politically correct…”
“E poi mi piacerebbe scoprire chi è il genio che si è alzato una mattina e ha partorito questa definizione”.
“Perché? Cosa ci trovi di sbagliato? Oltre al fatto che è inutile, dico, perché su quello direi che siamo d’accordo.”
“Pensaci, bene. Qual è il significato del politically correct? A cosa serve?”
“Be’, a non discriminare chi appartiene alle cosiddette minoranze. A considerarci tutti uguali oltre a evitare di utilizzare termini offensivi.”
“Esatto. E come annulli le diversità? Usando l’avverbio ‘diversamente’??? Non ti sembra una grande cazzata?”
“Effettivamente…”
“Pensaci bene. E’ come se chiamassi un uomo di colore ‘diversamente colorato’. Secondo te questo lo farebbe sentire più o meno uguale agli altri? Posto che gli interessi qualcosa di questa definizione ovviamente.”
“Hai ragione. E credo si potrebbe continuare. Chiamare un extracomunitario ‘diversamente civilizzato’ o un omosessuale ‘diversamente amato’.”
“Vedo che hai capito. Per cercare la massima integrazione la esasperano fino a usare termini discriminatori senza neanche rendersene conto.”
“Sai una cosa?”
“Cosa?”
“Il politically correct è proprio una grande stronzata!”

Redatto da Raimondo per Niente Barriere
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