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08 aprile 2012

Imu, nessuno sconto per le famiglie di disabili adulti

Il decreto “Salva Italia” prevede una detrazione di 50 euro per ogni figlio a carico, ma solo fino a 26 anni. La protesta: «I nostri figli disabili li avremo a carico per tutta la vita»
ROMA – Nel passaggio dall’Ici all’Imu, anche le famiglie di persone disabili si troveranno a pagare conti salati. Il decreto Salva Italia, che pure prevede uno sconto di 50 euro per ogni figlio a carico fino a 26 anni, non concede nulla alle famiglie di disabili adulti, spesso gravi e gravissimi, a carico per tutta la vita. La casa, per queste famiglie, non rappresenta una scelta facoltativa, ma spesso un «obbligo sociale», visto che spesso non vengono concessi immobili in affitto alle persone con disabilità scrive Redattore Sociale.


L'ALLARME - A lanciare l’allarme e chiedere provvedimenti al sindaco di Torino, Piero Fassino, è l’associazione Claudia Bottigelli, che si fa portavoce, in questa come in molte altra cause, delle preoccupazione e dei bisogni delle famiglie di persone disabili. «Come associazione, visti gli ultimi avvenimenti che hanno previsto aumenti di tasse e l’introduzione di nuove, vogliamo sottoporre alla sua attenzione una problematica non indifferente che noi e le famiglie della nostra associazione ci troveremo ad affrontare oltre alle spese ingenti che già la gestione delle nostre famiglie comporta – scrive Marina Cometto, presidente dell’associazione - L’Imu , la nuova imposta municipale sulla casa che da giugno causerà un nuovo salasso nelle famiglie italiane per noi sarà un’ulteriore dimostrazione che quando si legifera non si tiene conto di noi , famiglie disabili. Il decreto Salva Italia ha previsto uno sconto di 50 euro per ogni figlio a carico fiscale fino a 26 anni di età. Noi famiglie con figli disabili gravi e gravissimi che avremo a nostro carico i nostri figli per tutta la loro e nostra vita anche ben oltre i 26 anni ci troviamo a non poter usufruire di questo sconto pur avendo a carico figli di 30, 40, 50 anni».

BASTA DISCRIMINAZIONI - L’acquisto della prima casa rappresenta, per queste famiglie, spesso «un obbligo sociale – continua la Cometto – e non una scelta dettata da dover investire del denaro superfluo. Infatti Lei forse non è a conoscenza che non vengono date case in affitto alle famiglie che hanno una persona con disabilità al suo interno, per cui siamo obbligati, per tutelare i nostri figli e assicurare loro un "tetto sopra la testa" anche dopo che noi non ci saremo più, ad acquistare l’alloggio in cui viviamo con loro e facendo sacrifici enormi». L’associazione chiede quindi, anche in vista dei prossimi tagli al sociale e ai servizi, «che per la quota di Imu a favore del Comune sia previsto lo sconto di 50 euro anche per i figli con disabilità di età superiore ai 26 anni. L’handicap è un "lusso" – conclude la Cometto - e noi famiglie ormai lo abbiamo capito molto bene: faccia in modo, signor Sindaco, che non sia ulteriormente discriminatorio l’essere genitore di un figlio non autosufficiente».

Redattore Sociale

Fonte http://www.corriere.it/

Non so cosa ne pensate voi ma questa cosa qui è davvero vergognosa. Già a nostro parere, la prima casa non si dovrebbe mai tassare, figuriamoci poi prendersela con le famiglie dei disabili e gli anziani per fare cassa. Questo non è da paese civile! Vergogna!! Monti Vergogna!! La politica e i partiti non i vergognano??? Con che coraggio poi chiederanno ancora il voto?

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Imu detrazioni disabili: una legge da correggere

Redatto da Raimondo Orrù per Niente Barriere

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24 marzo 2012

Imu detrazioni disabili: una legge da correggere

(Facebook)
Il 13 marzo scorso, durante le dichiarazioni di voto sul decreto Semplificazioni, il deputato della Lega, Marco Rondini, ha presentato all’ordine del giorno una proposta di emendamento del Decreto Semplificazioni approvata in aula con 499 voti favorevoli, 5 contrari e 7 astenuti che impegna l’esecutivo a “considerare la necessità di integrare le detrazioni ora previste dalla vigente normativa sull’IMU prima abitazione prevedendo, per gli anni 2012 e 2013 e con risorse a valere sul gettito spettante allo Stato, la riduzione del 50%, e fino alla completa concorrenza, dell’imposta municipale sulla prima abitazione per ciascun figlio disabile grave non autosufficiente”.

IMU DETRAZIONI PREVISTE DAL DECRETO ORIGINARIO
La considerazione di partenza è ovviamente quella che avere persone non autosufficienti in famiglie comporta spesso la scelta obbligata di optare per una casa con spazi più ampi o attrezzati. Questo spesso significa pagare di più: nell’ottica IMU aumenterebbe in percentuale l’importo della tassa. In un’ottica di equità peraltro non si vede come possano essere ammesse detrazioni di 50 euro per ogni figlio al di sotto dei 26 anni (anche nel caso in cui quest’ultimo lavori e produca reddito) e non essere considerate le necessità di nuclei familiari in cui convivano persone con handicap gravi. Il tutto peraltro aggravato dai tagli dei finanziamenti statali per gli enti locali di assistenza e di sostegno ai disabili. Un’altra stangata a carico delle famiglie, soprattutto di quelle con maggiori difficoltà.

LE PROTESTE DELLE FAMIGLIE
Le associazioni a rappresentanza di queste famiglie si sono attivate nel veronese e hanno chiesto ai Comuni competenti territorialmente di farsi carico, nei limiti delle possibilità, di questa ulteriore tassa e quindi di garantire l’esenzione o quantomeno la riduzione dell’IMU. Sarebbe un esempio da seguire anche nel resto d’Italia: l’isolamento economico infatti è prodromico a quello sociale e mina gravemente un percorso di rivalutazione e accettazione del “diverso” portato avanti con impegno da Onlus e Enti che tutelano i disabili e i loro cari. [...]
Alessandra De Angelis
La versione integrale di questo articolo è presente sul sito 
http://www.investireoggi.it/
Letto su http://www.disablog.it/

Impaginazione a cura di Raimondo by Niente Barriere

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18 dicembre 2011

Una nazione di privilegiati: ecco chi non paga l'Ici in Italia!

(immagine da oblioilblog.it) 

di Stop Censura -
Avevo trattato l'argomento già ne giorni scorsi, parlando in particolar modo del Vaticano e delle esenzioni di cui gode a danno dei cittadini Italiani ... ma ecco un riassunto di chi paga o non paga l' Ici in Italia, sfatando così anche quel falso tabù (a cui avevo abboccato anche io) sui sindacati che non pagherebbero l'imposta sulla casa (da Repubblica.it):

RELIGIONI
Musulmani e buddisti salvi come i cattolici
Tutti i luoghi di culto non pagano l'Ici. Vale per parrocchie, moschee, sinagoghe, anche per l'unico edificio in mano all'Unione Buddista Italiana. Per tutti vale l'esenzione dei beni utilizzati a fini "non esclusivamente commerciali". Con i Comuni incaricati di valutare eventuali abusi. Una recente sentenza della Commissione tributaria provinciale di Lecco, per dire, ha esentato dall'imposta un ex-opificio trasformato in "luogo di culto dalla locale comunità mussulmana".

CIRCOLI
Biliardini e ristoranti sfuggono alla gabella
I circoli ricreativi che fanno capo a organizzazioni non a fine di lucro non pagano l'Ici. Vale ad esempio per i 5.500 circoli e sodalizi Arci, anche se l'associazione – conferma il presidente Paolo Beni – paga l'imposta sulle parti di edificio legate ad attività commerciali come ristoranti. È forse una delle partite più delicate, visto che in molte di queste realtà operano attività di ristorazione. "Ma sono rette dal volontariato e funzionano solo per i soci", assicura Beni.

ONLUS
Molte cause in tribunale per gli immobili affittati
Tutte le Onlus e le Ong sono esentate dal pagamento dell'Ici, almeno per gli edifici che usano come sedi proprie e non a fine di lucro. Non paga Emergency (*), non paga Medici senza frontiere, non paga l'Associazione per la ricerca sul cancro e la Lega per il filo d'oro. Chi invece dispone di un patrimonio di immobili messi a reddito (cioè affittati) è costretto - almeno in teoria - a onorare con il fisco il pagamento dell'imposta, anche se la materia è ancor oggi oggetto di confronto giuridico.

SCUOLE
Niente tassa agli istituti legati agli enti no-profit
Un altro tema delicato è quello delle strutture sanitarie e scolastiche. Le cliniche private (convenzionate o meno con sistema sanitario nazionale) devono pagare l'Ici. Gli enti non commerciali convenzionati con la sanità pubblica - tra cui diverse istituzioni religiose o Onlus - invece no, almeno sui reparti ospedalieri mentre sul patrimonio immobiliare a reddito si paga tutto. Zero Ici anche per le scuole private che fanno capo a enti non a fine di lucro indipendentemente dal livello delle loro rette.

PARTITI
Pagano tutta l'imposta sulle abitazioni ereditate
I partiti politici non beneficiano di alcuna esenzione Ici. "Noi per la sede di Torre Argentina sborsiamo 2-3mila euro l'anno" mette i puntini sulle "i" Mario Staderini, segretario dei Radicali. Paga il Pd, pagano le fondazioni degli ex-Ds cui è stato dirottato il patrimonio di case (5.800 immobili) girato dai militanti. Fanno la loro parte - perché obbligati dalla legge - pure gli eredi della vecchia Democrazia Cristiana. Anche se durante i burrascosi anni di Tangentopoli e della diaspora della Balena bianca è svanita nel nulla una dote di qualche centinaio di edifici di pregio.

SINDACATI
Patrimonio milionario, non ricevono sconti
I sindacati (come Confindustria) pagano l'Ici. Sia per le loro sedi istituzionali che per gli altri immobili destinati a reddito. Si tratta di un patrimonio importante. Solo la Cgil ha oltre 3mila tra uffici e delegazioni lungo tutta la Penisola. La Cisl ne ha addirittura 5mila. Il mattone nel portafoglio della Uil ha un valore stimato di circa 35 milioni. Un "tesoretto" accumulato grazie a lasciti, donazioni e investimenti nel corso degli anni e cresciuto sullo zoccolo duro dei beni ereditati (esentasse) per legge dalle vecchie rappresentanze sindacali dell'era fascista.


(*) Per dovere di cronaca puntualizzo che nel caso specifico di Emergency, non viene pagato l’Ici, non per le agevolazioni sopra riportate ma perchè semplicemente non possiede proprietà immobiliari. Grazie a Ada Zangara per la puntualizzazione.

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://www.stopcensura.com/

nb. sottolineiamo che sulla leggenda metropolitana secondo il quale i Sindacati non pagano l'ICI ... purtroppo ci siamo cascati anche noi. Quindi con questo post vogliamo in qualche modo rettificare quanto riportato in passato in questo Blog.

15 dicembre 2011

Le 89 Fondazioni Bancarie: patrimonio di 50 miliardi, ma non pagano l’Ici

Le fondazioni bancarie  (nella foto il prestigioso palazzo Melzi d’Eril al centro di Milano, sede della Fondazione Cariplo, rigorosamente esente dall’Ici) sono in totale 89 e dispongono di un patrimonio complessivo di oltre 50 miliardi di euro, oltre la metà in mano alle prime 5 (Cariplo, MPS, Compagnia di S. Paolo, Ente CR di Roma e Fondazione Cariverona), due terzi in mano alle prime 11: le altre otto sono Fondazione CR di Torino, Ente CR di Firenze, CR di Cuneo, Fondazione Banco di Sardegna, Fondazione CR di Genova e Imperia, Fondazione CR di Padova e Rovigo.
Nel dicembre 2002 la quota impegnata nelle partecipazioni bancarie era del 33,7% (14.062,9 milioni di euro), 41% nel 2001, mentre il resto era investito in titoli di Stato ed in società private scelte esclusivamente secondo il criterio della redditività.
Da questo capitale le fondazioni ricavano ogni anno lauti guadagni, devoluti ad attività di utilità sociale: il settore maggiormente finanziato è quello artistico e culturale. E’ opinione diffusa che tale predilezione sia dovuta al fatto che le manifestazioni culturali siano un’ottima occasione per fare pubblicità alla propria banca. Questa la suddivisione dei comparti: Artistico e culturale 29%, Istruzione 16,5%, Assistenza sociale 12,5%, Filantropia e volontariato 12%, Sanità e ricerca 10% e 9%.
I soggetti privati hanno ricevuto il 57,4% degli importi, i soggetti pubblici il 42,6%.
Le storture di tutta questa falsa beneficenza
Prima della beneficenza, bisognerebbe pagare le tasse. Le fondazioni in questione beneficiano tutte dello status di no-profit, pertanto sono esentate dal pagare le tasse, persino degli utili usurai che ricevono dal prestare a strozzo il denaro ai cittadini.
La beneficenza, se non c’è prima la giustizia sociale, è solo restituzione del maltolto.
I contributi elargiti, oltre ad essere squilibrati rispetto alla destinazione d’uso, sono squilibrati anche da un punto di vista geografico. Infatti circa l’82% dei contributi è a favore di iniziative del nord, mentre al centro va il 16% ed al sud ed isole solo il 2% (Fonte: Acri). Ciò accade perché le fondazioni distribuiscono i contributi nel territorio in cui risiedono: poiché la maggior parte di esse ha sede al nord, ecco spiegata l’anomalia.
La Fondazione Cariplo è la seconda socia di maggioranza del Gruppo Intesa-San Paolo (dopo Goldman Sachs), da sempre nella lista delle banche che commerciano in armi.
Una domanda a tutti quelli che chiedono di far pagare l’Ici alla Chiesa, scimmiottando l’intellettuale affondo di MicroMega (organo ufficiale di Goldman Sachs in Italia): come mai vi è sfuggita questa anomalia delle fondazioni bancarie che incassano miliardi e pagano meno della Chiesa?

di: Oreste Tarantino

La versione originale di questo articolo è sul sito http://www.questaelasinistraitaliana.org/


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07 dicembre 2011

Sobrietà e i sacrifici fanno parte della vita? Al Vaticano ne sono convinti, aiutiamoli a farli anche loro: Si all'ICI al Vaticano

Lo sapevate che il Vaticano è il primo Stato al mondo possessore di beni immobili (case)? Pensate, solo in Italia il Vaticano possiede ben il 20% (uno su cinque) del totale dei beni immobili presenti nel nostro territorio nazionale. Che ne dite, non sarà arrivato il momento di chiedere tutti e a gran voce che l'Italia faccia pagare l'ICI ai numerosi beni immobili del Vaticano (al Governo Monti piacendo)? Non siete convinti? Vediamo se riesco a farvi cambiare idea.

Il telegiornale francese di TF1 il 29/08/11 manda in onda un 
servizio sui privilegi del Vaticano


Mario Staderini (segretario di Radicali Italiani) 
parla dei beni immobliari del Vaticano, esenzioni ICI, Propaganda Fide (RaiNews)


(Fonte TMNews) - 4 Dicembre 2011 - Il Papa, in occasione dell'Angelus, ha invitato i fedeli a scegliere la sobrietà come stile di vita, soprattutto in occasione della festività nataliziaLa strada indicata da Benedetto XVI è quella di scegliere la sobrietà come "stile di vita, specialmente in preparazione alla festa del Natale", perché "è importante che rientriamo in noi stessi e facciamo una verifica sincera sulla nostra vita".

(Fonte Adnkronos/Ign) - 6 Dicembre 2011 - ''I sacrifici fanno parte della vita. Avete visto i giudizi già espressi sulla manovra su Osservatore Romano e Avvenire''. E' quasi una benedizione quella che arriva dal Segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone alla Manovra messa a punto dal Governo Monti. Detto questo, il cardinale ha auspicato che le misure del governo relative allo sviluppo, con particolare riguardo ''a famiglie, imprese e giovani'', vengano prese dal governo "con lo stesso impegno con cui è stata fatta la prima parte della manovra e con quella tensione morale che riconosciamo al governo e al Parlamento''.
Quanto alla questione dell'Ici, da cui la Chiesa è esentata, il Segretario di Stato ha affermato che la Chiesa è impegnata in molte attività di sostegno alle fasce più povere della popolazione, la questione quindi va studiata e approfondita.
Bertone ha poi lanciato un appello al Parlamento a ''fare bene la sua parte per questo decreto salvezza-Italia''. Tutti si ''prendano la loro quota di responsabilità per sostenere tutti i provvedimenti''. Il porporato ha aggiunto che 'le parole giustizia, equità, corresponsabilità e condivisione devono essere parole che non servono solo a guidare l'azione del governo, ma a giudicare anche i nostri comportamenti per aiutare la società italiana ad uscire da questa crisi a testa alta e con il sostegno e l'aiuto a tutti''.

Dal libro "Vaticano S.p.A." di Gianluigi Nuzzi

"Si ha la sensazione netta che ci si trovi di fronte, tutti, a un potenziale esplosivo inaudito, che deve essere doverosamente portato a conoscenza delle più alte autorità." Lettera riservata di Angelo Caloia, presidente del Consiglio di sovrintendenza dello Ior, al segretario di Stato, cardinale Angelo Sodano. 
Spericolate operazioni finanziarie mascherate da opere di carità e fondazioni di beneficenza. La storia raccontata in questo libro è totalmente inedita. Parte da un archivio immenso, custodito in Svizzera e da oggi accessibile a tutti. Circa quattromila documenti. Lettere, relazioni riservate, bilanci, verbali, bonifici. La finanza del Vaticano come non è stata mai raccontata. 
Tutto grazie all'archivio di monsignor Renato Dardozzi (1922-2003), tra le figure più importanti nella gestione dello Ior fino alla fine degli anni Novanta. Sembrava una storia conclusa con gli scandali degli anni Ottanta. Con Marcinkus, Sindona e Calvi. Invece tutto ritorna. Dopo la fuoriuscita di Marcinkus dalla Banca del Papa, parte un nuovo e sofisticatissimo sistema di conti cifrati nei quali transitano centinaia di miliardi di lire. L'artefice è monsignor Donato de Bonis. Conti intestati a banchieri, imprenditori, immobiliaristi, politici tuttora di primo piano, compreso Omissis, nome in codice che sta per Giulio Andreotti. 
I soldi di Tangentopoli (la maxitangente Enimont) sono passati dalla Banca vaticana: titoli di Stato scambiati per riciclare denaro sporco. Depositi che raccolgono i soldi lasciati dai fedeli per le Sante messe trasferiti in conti personali, con le più abili alchimie finanziarie. 
Lo Ior ha funzionato come una banca nella banca. Una vera e propria "lavanderia" nel centro di Roma, utilizzata anche dalla mafia e per spregiudicate avventure politiche. Un paradiso fiscale che non risponde ad alcuna legislazione diversa da quella dello Stato del Vaticano. Tutto in nome di Dio.



Intervista a Gianluigi Luzzi (Dal Blog di Beppe Grillo)


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25 novembre 2011

Vignette di Vauro - Servizio Pubblico - Quarta Puntata


Fonte Video: GeorgeOrwell03

Il maltempo in Sicilia, la Sicilia devastata da Marchionne, Monti la Merkel e Sarkosy, Monti e la politica Italiana, Monti e i poteri forti, Monti e l'opposizione, Mani Pulite e l'UDC di Pierferdinando Casini, Napolitano e i figli degli immigrati, Alfano e i minori, il Natale e Monti, l'ICI e il Vaticano e il dopo Berlusconi

Quale vi è piaciuta di più?

28 agosto 2011

La Cgil: 3000 sedi in tutta Italia e neppure un euro di Ici


Altro che Vaticano. I sindacati vantano un patrimonio immobiliare immenso, ma non pagano un solo euro di Ici. Questo grazie ad una legge, la numero 504 del 30 dicembre 1992 (in pieno governo Amato), che di fatto impedisce allo Stato italiano di avanzare richieste ai sindacati. E i soldi sottratti, o meglio non percepiti, dalle casse statali sono davvero tanti: la Cgil, ad esempio, sostiene di avere circa 3mila sedi in tutta Italia, ma si tratta di una specie di autocertificazione, in quanto i sindacati non sono assolutamente tenuti a presentare i loro bilanci. Solo un altro dei tanti privilegi dell’”altra Casta”, come è stata brillantemente definita dal giornalista dell’Espresso Stefano Liviadotti, che con tale formula ha dato il titolo al suo libro/inchiesta sulla Triplice.
Se la Cgil dichiara 3mila sedi, la Cisl addirittura 5mila. E la Uil sarebbe in possesso di immobili per un valore di 35 milioni di euro.
La legge, però, paragona in modo del tutto immotivato i sindacati alle Onlus, ossia alle organizzazioni di utilità sociale senza scopo di lucro.
Senza scopo di lucro? I sindacati? Un paradosso.
Ma c’è di più. Cgil, Cisl, Uil, Cisnal (poi diventata Ugl) e Cida hanno ereditato immobili dai sindacati del Ventennio fascista, senza dover pagare tasse. Tutto secondo legge, in questo caso la 902 del 1977, che con l’articolo 2 disciplina la suddivisione dei patrimoni residui delle organizzazioni sindacali fasciste.
Non c’è da stupirsi: soltanto nella scorsa legislatura, 53 deputati e 27 senatori, quindi 80 parlamentari in totale, provenivano dalla Triplice. Logico che in parlamento si facciano leggi “ad personam”, o meglio ad usum sindacati.
I regali più importanti, inutile dirlo, arrivano però sempre quando al governo c’è una coalizione di centro-sinistra.
Eccone alcuni: nel maggio 1997 il governo Prodi, per iniziativa del ministro della Funzione pubblica, Franco Bassanini, ha tirato fuori dal cilindro la legge 127, la quale grazie all’articolo 13 libera le associazioni dall’obbligo di autorizzazione nelle attività e nelle operazioni immobiliari. Con la finanziaria del 2000 vengono invece istituiti fondi per la formazione continua gestiti da sindacati e associazioni degli imprenditori. Ancora con il governo Amato, nel 2001 è fissato l’importo fisso per i patronati calcolato su tutti i contributi obbligatori versati da aziende e lavoratori agli enti.
Attraverso i patronati, i Caf (Centri di assistenza fiscale) e le deleghe sindacali sulle pensioni giungono fiumi di denaro nelle casse dei sindacati. Un meccanismo infallibile: i patronati si occupano di previdenza, richieste di aumento e pratiche di invalidità. E per ogni pratica l’Inps rimborsa. L’assistito del patronato è però logicamente anche un potenziale cliente dei Caf: i Centri di assistenza fiscale, nati ovviamente con la sinistra al governo (Amato, anno 1992), compilano le dichiarazioni dei redditi e le spediscono via internet all’Inps. Ad ogni spedizione corrisponde un rimborso, anche se i costi sono pressoché azzerati.
In soccorso dei Caf è arrivato persino il decreto legislativo 241 del 1997, governo D’Alema, che concedeva loro l’esclusiva sulla verifica dei dati inseriti sui 730. Costringendo il Ministero delle Finanze a elargire un rimborso per ogni 730 inviato dai Caf.
Peccato che tale decreto sia stato “bastonato” nel 2006 dalla Corte di Giustizia Europea, senza che nessun quotidiano nazionale sempre attento alle sanzioni europee ne abbia dato notizia. Ma su internet la notizia si trova.
Alla fine le entrate che derivano dai tesseramenti, la cui revoca è pressoché impossibile, sono quelle meno importanti.
Allora, i sindacati davvero meritano agevolazioni fiscali?

fonte La pulce di Voltaire