09 novembre 2010

Sexy nonostante la carrozzina: parola di Antonietta Laterza

“Chi sono io? Un’opera d’arte vivente. Un’installazione mobile, per di più. Sulla mia due ruote elettrica, vedi?”. E giù una risata che risuona forte sotto i portici. Quando gira in carrozzina per il centro di Bologna, Antonietta Laterza si diverte un mondo. “Soprattutto a vedere le facce della gente, se appena appena mi vesto un po’ scollata e appariscente. Niente di esagerato, eh? Non ho nemmeno la parrucca blu che uso spesso in scena. Eppure si voltano ancora a guardarmi: certe donne anziane di traverso, certe ragazze con gli occhi fuori dalle orbite, gli uomini poi… quelli sono sempre arrapati. Insomma, mi fanno sentire una Maddalena peccatrice. Ma perché, una donna in carrozzina non può essere sexy e mostrarsi un pochino? Le altre sì e io no? Ma andiamo!”.
Cantautrice (quattro dischi all’attivo), attrice (ha collaborato con Carlo Verdone nel film “Perdiamoci di vista”), performer teatrale e presidente dell’associazione Sirena project-arte e diversità, Antonietta Laterza è soprattutto se stessa. Su e giù dal palco, come direbbe Ligabue, la storia non cambia: è quella di una donna che non si fa imporre limiti dalla poliomielite che l’ha costretta sulla sedia a ruote fin dalla prima infanzia. La potete incontrare sul suo blog: http://www.antoniettalaterza.wordpress.com/. Intanto si racconta.
Lei sembra giocare a ribaltare tutti gli stereotipi e i tabù sulla sensualità e la bellezza, sul corpo e sul sesso…
Antonietta Laterza
foto da persinsala.it
“Io mi sento un po’ una sirena postmoderna. Come le creature dei miti greci che seducevano i naviganti, e che danno il titolo anche al mio nuovo spettacolo. Solo che ho la carrozzina al posto della coda. Sono per metà miss Mondo e per metà mostro: voi, mi raccomando, guardate solo la metà di sopra. Lo dico scherzando ma lo penso davvero: ognuno di noi dovrebbe fare della propria vita un’opera d’arte. Perché la vita può essere difficile, bisogna prenderla con ironia e sapersi valorizzare. Le barriere ce le costruiscono intorno, ma tante volte ce le abbiamo dentro”.
E Antonietta Laterza le barriere le butta giù a colpi di provocazioni?
“Ma se parlo tanto di eros e sesso, amore e diversità, non è in modo gratuito. Rovescio gli schemi, ma lo faccio quando mi sento colpita da una valutazione discriminante. Perché, ripeto, una donna in carrozzina non può essere sexy? Io ho cercato mille sfide nella vita, ho sedotto uomini e ne sono stata sedotta, ho avuto una figlia, sono salita giovanissima su un palco per cercare di conquistare gli altri con la mia voce, una chitarra e una carrozzina. E poi di recente ho capito una cosa”.
Cioè, si spieghi meglio…
“Oggi la mia ‘diversità’ è diventata veramente un valore aggiunto. Perché la presunta perfezione fisica ora si raggiunge facilmente con la chirurgia estetica, che ci rende tutte uguali. Le donne si rifanno il seno per diventare maggiorate. Poi magari, come è successo a una mia amica, se lo fanno nuovamente ridurre perché altrimenti viene la scoliosi. Ma il fatto è che rincorrere la perfezione fisica è un comportamento infantile. Le donne diventano tutte fotocopie, ‘bellezze’ stereotipate modello veline. Ma è una bellezza artificiale, costruita. E finisce che l’uomo si stufa. Così la diversità assume valore: sto diventando una merce rara! Magari fra un po’ le ragazze faranno a gara per imbruttirsi ed essere diverse. Ma scherzi a parte, sono ottimista. Un po’ sta passando il messaggio che la diversità è preziosa. E questo vale per tutti, non solo per le persone disabili”.
Ma dove sta di casa la bellezza autentica, quella che non si rimedia dal chirurgo?
“Ti rispondo con un luogo comune, ma io l’ho sempre trovato giustissimo. Più una persona è positiva, spiritosa e bella dentro, più diventa affascinante. La bellezza interiore migliora lo sguardo e l’aspetto fisico. Alla fine è tutta una questione di personalità, e quella non si compra. Non puoi mica fare un intervento chirurgico alla personalità”.
E le donne di carattere e positività ne hanno da vendere…
“Io ho la fortuna di conoscere donne ‘toste’ che sanno ribaltare i conformismi e gli stereotipi. Come le mie amiche Syusy Blady e Jo Squillo, la scrittrice Caterina Cavina e tante altre. In generale, però, oggi le donne sono in fase di transizione. Siamo come crisalidi, non ancora farfalle: dobbiamo cambiare pelle per realizzarci. Sul piano della parità sociale sono stati fatti passi avanti, ma resta tanto da fare per vincere l’insicurezza, l’aggressività… abbiamo molte barriere mentali da superare”.
A proposito, e con le barriere fisiche e architettoniche per i disabili come andiamo?
“Maluccio. Ne abbattono di vecchie, e intanto ne costruiscono di nuove. Anche qui, sarebbe ora di cambiare tutti mentalità. Proprio l’altro giorno, in un teatro dov’ero in scena, non c’era il gabinetto attrezzato per i disabili. Risultato: mi sono tenuta la pipì dalle due di pomeriggio, quando abbiamo iniziato le prove, fino a tarda sera dopo la fine dello spettacolo. Bella, eh, la vita da diva”.

Fonte Affari Italiani

07 novembre 2010

Disabile o Diversamente Abile?



“Ti ho mai parlato di quel mio amico disabile??”
“No. E comunque oggi si dice ’diversamente abile’. Sai, il politically correct e tutte quelle stronzate lì.”
“Ah, si. Io però non l’ho mai capita ‘sta storia. Credo sia più importante come tratti una persona piuttosto di come la definisci.”
“Appunto.”
“O come la consideri o anche solo il modo in cui dici disabile o handicappato. Il tono che usi.”
“Se dico ‘quello stronzo di un diversamente abile’, sai cosa se ne fa del politically correct…”
“E poi mi piacerebbe scoprire chi è il genio che si è alzato una mattina e ha partorito questa definizione”.
“Perché? Cosa ci trovi di sbagliato? Oltre al fatto che è inutile, dico, perché su quello direi che siamo d’accordo.”
“Pensaci, bene. Qual è il significato del politically correct? A cosa serve?”
“Be’, a non discriminare chi appartiene alle cosiddette minoranze. A considerarci tutti uguali oltre a evitare di utilizzare termini offensivi.”
“Esatto. E come annulli le diversità? Usando l’avverbio ‘diversamente’??? Non ti sembra una grande cazzata?”
“Effettivamente…”
“Pensaci bene. E’ come se chiamassi un uomo di colore ‘diversamente colorato’. Secondo te questo lo farebbe sentire più o meno uguale agli altri? Posto che gli interessi qualcosa di questa definizione ovviamente.”
“Hai ragione. E credo si potrebbe continuare. Chiamare un extracomunitario ‘diversamente civilizzato’ o un omosessuale ‘diversamente amato’.”
“Vedo che hai capito. Per cercare la massima integrazione la esasperano fino a usare termini discriminatori senza neanche rendersene conto.”
“Sai una cosa?”
“Cosa?”
“Il politically correct è proprio una grande stronzata!”

Redatto da Raimondo per Niente Barriere
SEGUICI SU FACEBOOK !!
SEGUICI SU TWITTER !!
SEGUICI SU GOOGLE+ !!

06 novembre 2010

Trent’anni di bugie, vi svelo la truffa dei partiti. Tutti: destra e sinistra.

Come direbbe Beppe Grillo: ci hanno preso per i fondelli. Tutti: destra e sinistra. Politici impegnati a recitare nel loro teatrino elettorale, ma in realtà ridotti a semplici sudditi, servi ottusi e corrotti del pensiero unico, meri esecutori dei diktat del vero potere, quello dell’industria e della finanza, complice anche l’appoggio della politica cattolica. Firmato: Maurizio Pallante, il guru della Decrescita all’italiana. Che stavolta non tiene una conferenza e non firma un saggio sul dogma folle dello sviluppo illimitato, ma addirittura un romanzo: ambientato nell’hinterland di Torino, in un ex paese divenuto città. Un plastico perfetto per mettere in mostra, spietatamente, tutti gli orrori dei “trent’anni che sconvolsero il mondo”: una trappola dalla quale, ormai è evidente, non sappiamo più come uscire.

Destra e sinistra? Mentivano, entrambe: perché proclamavano di battersi per un umanesimo che nei fatti tradivano ogni giorno. Giuravano di lottare per l’uomo, invece erano agli ordini della Grande Macchina, il sistema stritolatore e irresponsabile fondato sulla produzione  suicida di consumi, veleni e rifiuti, in cambio di profitto a qualsiasi costo. Il Sol dell’Avvenire? Sarebbe sorto su un mondo ridotto a sterminata discarica per masse ormai inebetite dalla televisione .Un immondezzaio di tradimenti: contro la libertà, l’uomo, la felicità, la terra, l’acqua, l’aria. Hanno rubato tutto, anche il futuro. Senza mai dire la verità. Mai, neppure una volta, vittime com’erano – anche loro, i “mezzi uomini” della politica – di un sistema feudale, fondato sulla dittatura dell’economia e sorretto dal potere dei partiti che, attraverso le elezioni, regalavano al pubblico pagante l’illusione ottica del grande gioco chiamato democrazia.

Pallante si appella a Pasolini per mettere al bando lo sviluppo, nemico del progresso umano, e cita la celebre invettiva di Elémire Zolla contro l’impero totalitario dell’industria; sfiora il pensiero di un grande eretico come Guido Ceronetti e torna con affetto al lirismo di Tomasi di Lampedusa, che nel racconto “La Sirena” rimpiange la Sicilia antica, scomparsa dopo che l’isola «tanto scioccamente ha voltato le spalle alla sua vocazione, quella di servir da pascolo per gli armenti del sole», votandosi allo scempio di Augusta e di Gela in nome del miraggio petrolifero, annunciato da Enrico Mattei nel 1962, in un discorso che Pallante cita come pietra miliare di una storia, privata e pubblica, che muove proprio dalla Sicilia – terra d’origine della famiglia del politico democristiano protagonista del romanzo – per arrivare molto più a nord, sull’orlo del cratere che sta per eruttare il suo destino: il micidiale boom economico della metropoli Fiat, atroce emblema di ogni sulfurea contraddizione.

Nei panni di romanziere, il teorico italiano della Decrescita non risparmia nessuno: le tronfie architetture innalzate a Torino cinquant’anni fa per celebrare l’invasione sabauda della Penisola, spacciata per Unità d’Italia, e i salotti chic dell’arte contemporanea ridotta a specchio ossequiente della Casta e pronta a degradare l’opera artistica in vile merce “usa e getta”, piegando anche l’ingegno alla macchina del business controllato dal potere economico attraverso la politica. Non manca una severa analisi sul ruolo del Vaticano, che non si è vergognato, all’epoca, di straparlare di “miracolo” economico dopo aver agitato madonne pellegrine per controllare politicamente le sue pecorelle, salvo poi subire la ribellione mal tollerata dei preti operai; nel romanzo di Pallante l’unico religioso che lo scrittore assolve è un frate, che sceglie la terza via: meglio la solitudine dell’eremita, pur di non sentirsi più complici del sistema.

Tra ironie e sarcasmi che ricordano accenti calviniani, all’interno di un impianto da romanzo politico, Pallante mette in scena – alla periferia di Torino – un teatro di frammenti che insieme costruiscono una storia corale e polifonica, comicamente parallela: quella del politico di origine siciliana, figlio di immigrati devotamente democristiani, e quella dell’anonimo popolo della sinistra metropolitana, affollato di neo-assessori rozzi e sbrigativi, alle prese con appalti, prebende e spettacolari speculazioni edilizie. Dopo trent’anni di battaglie, vere o soltanto simulate, nelle quali ciascuno prendeva ordini dai rispettivi feudatari – la Casta dominante torinese, industriale e finanziaria, o viceversa i dominus delle coop rosse – finiranno ingloriosamente seduti alla stessa tavola, dopo aver predicato – di fatto – la medesima politica di espansione, per trenta lunghissimi anni. Salvo poi ritrovarsi assediati dai rifiuti e minacciati da una folla ormai impazzita dalle compulsioni consumistiche, pronta a dare l’assalto ai supermercati.

Un’opera narrativa, quella di Pallante, che diluisce con fluente ironia l’elevatissima densità di contenuto ideologico, distillando gli intenti quasi pedagogici – svelare al lettore quello che l’autore considera il grande imbroglio recitato per almeno tre decenni dalla politica sviluppista – nella piccola storia dell’hinterland torinese, specchio della vicenda sociale nazionale: un sociologo straniero che avesse visitato quella cittadina negli anni ’50 quando era ancora quasi un paese, poi negli anni ’60 quando stava diventando città e infine negli anni ’70 quando lo era ormai diventata, «non avrebbe mai sospettato che nel primo decennio l’amministrazione fosse stata di centro-destra, nel secondo di centro-sinistra, nel terzo di sinistra». Una continuità senza crepe né sbavature, scrive Pallante: nessuno di quelli che avevano amministrato la città, impegnandosi in dure battaglie elettorali, aveva «cantato la propria canzone». Al contrario: «Uno dopo l’altro si erano solo limitati a eseguire un karaoke».

di Giorgio Cattaneo

(Il libro: Maurizio Pallante, “I trent’anni che sconvolsero il mondo”, Pendragon, 221 pagine, 14 euro).

Redatto da Raimondo per Niente Barriere
SEGUICI SU FACEBOOK !!
SEGUICI SU TWITTER !!
SEGUICI SU GOOGLE+ !!

http://www.libreidee.org/2010/11/pallante-trentanni-di-bugie-vi-svelo-la-truffa-dei-partiti

05 novembre 2010

Nucleare, Greenpeace: «Siamo di fronte ad una vera e propria truffa»

Il direttore esecutivo Giuseppe Onufrio denuncia la manipolazione e le omissioni dei media italiani. Al via in tutta Italia iniziative per sensibilizzare il pubblico sui gravi rischi che implica il ritorno al nucleare. Gli italiani si erano già espressi contro l'energia atomica nel lontano referendum del 1987, dove oltre l'80% della popolazione disse no alla costruzione di centrali sul suolo italiano. Il problema oggi è la mancanza di un dibattito e di una informazione corretta. Giuseppe Onufrio, direttore tecnico di Greenpeace Italia, denuncia questa situazione (audio).
«Purtroppo stiamo assistendo alla messa in pratica di una previsione della legge n.99 del 2009 che prevede campagne di informazione a favore del nucleare. La situazione è paradossale», afferma Giuseppe Onufrio, direttore tecnico di Greenpeace Italia. Secondo i dati dell'Eurobarometro, gli italiani che pensano che i rischi del nucleare siano maggiori dei benefici sono il 55%, oltre la metà della popolazione. «Ma con i soldi di tutti» continua Onufrio «assistiamo a trasmissioni in radio con 12 interventi a favore e 1 solo contro. E' in atto una manipolazione dell'informazione, una campagna a senso unico che omette i fallimenti che il nucleare va registrando in questi mesi».
Ma perché il ritorno al nucleare è così fortemente voluto dal governo? Secondo il direttore, «ci sono gli interessi di alcune lobby che favoriscono il ritorno al nucleare. Non dimentichiamo che una centrale nucleare è fatta di svariate centinaia di migliaia di tonnellate di acciaio e cemento. E c'è un interesse anche politico nel sostenere il progetto francese del reattore EPR, che tuttavia è in chiara crisi: non solo gli unici 2 cantieri in Europa, che si trovano in Francia e in Finlandia, registrano enormi problemi di carattere economico, ma anche di sicurezza, perché non sono stati ancora approvati i sistemi di emergenza e sicurezza in caso di incidente».
Un esempio delle omissioni dei media italiani è la notizia data all'inizio di ottobre dal Washington Post, che riguarda un'azienda del Maryland negli Stati Uniti, la Constellation Energy Group. Questa azienda ha rinunciato alla costruzione progetto del primo EPR (reattore nucleare europeo ad acqua pressurizzata) negli Usa, nonostante i sussidi e le coperture pubbliche per 7 miliardi e mezzo di dollari messi a disposizione dal governo. «Questa è una notizia importante, perché è la stessa tecnologia sulla quale è stato fatto un accordo tra Enel e la francese Edf» continua Onufrio, «il problema grave è che questa vicenda non ha suscitato un dibattito, in Italia, dove non ci si è interrogati sul perché negli usa rinuncino alla tecnologia nonostante gli incentivi pubblici».
«Anche la nomina del professor Veronesi a capo dell'agenzia di sicurezza nucleare fa parte di questo inganno, di questa truffa», denuncia infine il direttore tecnico di Greenpeace, «il professore certamente un luminare nella cura del cancro ma il mestiere che lui va a fare riguarderà la qualità delle saldature, i sistemi di automazione e controllo, i sistemi di contenimento in caso di incidente. Sono competenze completamente diverse da quelle di un medico. Chissà Cosa succederebbe se un centro tumori venisse affidato ad un esperto di sicurezza nucleare? Io penso che i cittadini protesterebbero e non si farebbero curare da un ingegnere ma vorrebbero un medico».

fonte AMI

Anna Gioria, una storia che non sta in piedi

Un libro racconta le vicende di una donna di 42 anni malata di cerebro paralisi spastica, una vita difficile ma ricca e assolutamente degna di essere vissuta.


«Questa bambina non parlerà e non camminerà. Mai». Con questo verdetto, terribile, è cominciata la vita di Anna Gioria. Allora aveva sei mesi, oggi ha 42 anni: un lungo tempo in cui è riuscita a cambiare il corso delle cose, almeno in parte, con la sola forza della sua volontà. E ha scritto un libro in cui racconta la sua storia, "Una storia che non sta in piedi" (co-autore il giornalista di Visto Giorgio Caldonazzo), con il "non" mezzo cancellato. Così come Anna è riuscita a cancellare la parte più inaccettabile del suo "destino", ovvero a vivere una bella vita.

VITA AUTONOMA - «Durante la prima infanzia i migliori specialisti italiani mi hanno pronosticato una vita sulla sedia a rotelle, senza alcuna possibilità di parlare né di camminare. Grazie alle numerose terapie seguite - e al forte impegno quotidiano - la diagnosi infausta (per fortuna) si è rivelata sbagliata. Infatti, nonostante abbia delle difficoltà di movimento, ho una vita completamente autonoma e ricca di interessi» scrive l'autrice nella prefazione. Due lauree - in pedagogia e scienze dell’educazione -, un impiego al Centro documentazione della Rizzoli Periodici, Anna è stata anche presidente dell’associazione Angeli di Milano ed è costantemente impegnata nel sociale. Il libro è edito da due Onlus, FIABA e ANTHAI, ed è acquistabile online. La malattia di cui soffre Anna si chiama «cerebro paralisi spastica con distonie e atetosi parcellare».

IL CALENDARIO - Come è nata l'idea del libro? «Ritengo che possa essere di aiuto e soprattutto di stimolo a quelle persone che vivono in situazioni analoghe o peggiori della mia» spiega Anna, la cui scelta di "mostrarsi" alla società è nata nel 2000 con un calendario, "Angeli nudi", in cui è apparsa in pose provocanti davanti all'obiettivo di un giovane assistente del grande Bob Krieger. «La missione era quella di trasmettere il messaggio che una persona disabile può essere anche una star - racconta -. Poi molte persone si sono rivolte a me per chiedere consigli, suggerimenti o anche solo per la voglia di conoscermi e dimostrarmi la loro ammirazione e anche la gratitudine per essermi esposta». Ma la lavorazione del calendario non è stata facile: «Mentre posavo pensavo alla Ferilli, alla Marcuzzi, a Megale Gale. Dovevo essere bella, di una bellezza comunque complicata dal mio problema. Essere, insomma, l’emblema del bello e del brutto, della norma e dell’abnorme».

MEDICO IN RITARDO - Un passo indietro. La storia comincia il 12 luglio 1968, con un cesareo che bisognava fare e non è stato fatto (in barba al fatto che oggi se ne fanno troppi): il ginecologo che assisteva la mamma di Anna era a una festa, nonostante fosse stato avvertito dalle ostetriche della possibilità di complicazioni, ed è stato richiamato d'urgenza. Ma è arrivato troppo tardi. La bimba è nata con il forcipe, con grande sofferenza sua e della madre. L’asfissia patita al momento del parto ha colpito in modo irreversibile i centri motori. Anna era una bambina di intelligenza normale, ma quasi completamente incapace di muoversi: «una marionetta dai fili così ingarbugliati che era impossibile controllarla». Questo avrebbe pregiudicato anche le capacità intellettive, se non ci fossero state lunghe sedute di fisioterapia all'Istituto Besta di Milano, poi a casa e in altri centri di mezzo mondo. «Ma la mia prima cura sarebbe stata lei, mia madre», spiega Anna: la donna che l'ha accompagnata e sostenuta da quando è nata, «una donna che si è ritrovata il mondo in pezzi e si è messa di buona lena a rimontarlo, come meglio poteva».

BOTTONI E CINTURINI - Dai 5 anni ai 18 Anna ha fatto (calcolo suo) 5.265 ore di fisioterapia a domicilio: 3 ore al giorno per 3 giorni a settimana. «Le cellule nervose morte non recuperano, ma possono essere "vicariate" da quelle vicine - diceva la terapista -. I risultati si possono raggiungere». Ma le difficoltà non mancano. «Stringhe, bottoni, cinture, cinturini erano l’esame quotidiano a cui la vita mi sottoponeva senza pause» racconta la donna. Per non parlare dell'incubo masticazione: anche mangiare era un'impresa. E la scrittura? «Provate a scrivere con una mano che non sa star ferma, non può star ferma, che si muove quando vuole lei. Un po' come avere qualcuno alle spalle, che appena ti metti a scrivere ti dà un colpetto sul braccio». Inevitabili gli infiniti problemi e disagi a scuola. Come quelli con la preside e insegnante di italiano delle Magistrali, una suora: «Ai suoi occhi ero un nemico da combattere, una che non meritava nemmeno di studiare o tentare di farlo». La preside ingaggia una lotta con la ragazzina e cerca di farla sospendere dall'istituto, ma Anna e la sua famiglia non mollano e alla fine arriva la meritata promozione.

IL PRIMO BACIO - Poi ci sono stati i primi approcci con lo sport: bicicletta, nuoto, ippoterapia, sci. Il primo bacio e una lunga sfilza di amori impossibili. E un amico che le diceva: «Fra te e una donna normale, che parla normale, che cammina normale, un uomo sceglierà sempre la seconda che ho detto». «I miei sono amori difficili, complicati, di norma combattuti fra uomini che non vogliono legarsi troppo e la sottoscritta che è troppo possessiva» scrive Anna. E non è certo un problema che riguarda solo lei. Ma Anna non si fa mancare niente: è andata anche in Kosovo con un'associazione, per portare aiuti alle popolazioni balcaniche colpite dalla guerra. Ci sono stati incontri con persone speciali: medici, fisioterapisti, insegnanti. Persone capaci di vedere in lei la pare positiva e non solo quella "negativa". Le missioni con i genitori in Svizzera, Russia, Stati Uniti; a caccia di soluzioni, centri di eccellenza, nuove cure. Una «battaglia quotidiana per reggersi in piedi e muovere qualche passo sensato, alla lettera e in senso metaforico» scrive Giorgio Caldonazzo nella prefazione, «una vita che fra mille difficoltà è assolutamente degna di essere vissuta».

L. Cu.

Fonte Corriere

Redatto da Raimondo per Niente Barriere
SEGUICI SU FACEBOOK !!
SEGUICI SU TWITTER !!
SEGUICI SU GOOGLE+ !!

03 novembre 2010

Internet, danni alla memoria per chi ne abusa

Possibile che ogni scoperta, o un’ invenzione dell’uomo con l’intento di migliorargli e rendere più agevole la vita, debba finire per essere additata poi come conseguenza di successivi danni alla salute o pericolose conseguenze dall’utilizzo di quell’innovazione stessa?
Gli esempi non mancano, pensiamo all’auto, chi oggi potrebbe farne a meno, eppure, guardiamo a tutto quel tam tam che ci proviene dal mondo degli ambientalisti e non solo da quello, ricordandoci il pericolo rappresentato dalle automobili a causa dell’inquinamento atmosferico o a causa dei sinistri stradali e così via. E che dire del telefonino, da un lato si è radicato nella nostra vita assumendo un ruolo preponderante nelle nostre giornate facendo ormai parte non di noi stessi, ma del nostro stesso vivere quotidiano, dall’altro giungono segnali continui di pericolo dall’utilizzo di tale dispositivo; pericoli di tumori e via discorrendo a causa delle onde che tale apparato emanerebbe.
Ora tocca ad Internet, anche in questo caso, da una parte ci ha reso la vita più facile, ci ha avvicinato al mondo anche quello più difficile da esplorare, ci ha aperto orizzonti fino a ieri impensabili, ci ha anche permesso di allargare le conoscenze, ma ecco giungere i primi segnali d’allarme, Internet ci peggiorerebbe, aggraverebbe le nostre eventuali patologie agli occhi, aggraverebbe i nostri problemi articolari e, dulcis in fundo, non potevano mancare una sequela di danni alla memoria. Secondo Nicholas Carr, scrittore di fama mondiale, internet ci porta ad avere una vita “troppo comoda”, basta un click su un link e si arriva dove si vuole…. Dice Carr sulla rivista The Atlantic, internet offre opportunità straordinarie di accesso a nuove informazioni, ma ha un costo sociale e culturale troppo alto: insieme alla lettura, trasforma il nostro modo di analizzare le cose, i meccanismi dell’apprendimento. Passando dalla pagina di carta allo schermo perdiamo la capacità di concentrazione, sviluppiamo un modo di ragionare più superficiale, diventiamo dei pancake people, come dice il commediografo Richard Foreman: larghi e sottili come una frittella perché, saltando continuamente da un pezzo d’informazione all’altra grazie ai link, arriviamo ovunque vogliamo, ma al tempo stesso perdiamo spessore perché non abbiamo più tempo per riflettere, contemplare. Soffermarsi a sviluppare un’analisi profonda sta diventando una cosa innaturale.
Insomma, quando l’uomo scoprirà qualcosa che ci farà bene o per lo meno ci aiuterà a vivere meglio senza possedere controindicazioni di sorta?

Fonte: Tanta Salute

Redatto da Raimondo per Niente Barriere
SEGUICI SU FACEBOOK !!
SEGUICI SU TWITTER !!
SEGUICI SU GOOGLE+ !!

02 novembre 2010

Il sesto senso degli animali

Cari amici, oggi parliamo dei nostri amici a quattro zampe. Recentemente mi è capitato di vedere un bel film: Paranormal Activity 2. Nel film ogni qualvolta si manifesta un demone il cane percepisce la sua presenza. Si ritiene infatti da più parti, che gli animali abbiano una specie di sesto senso che gli fa percepire in anticipo l'approssimarsi di eventi futuri, specie catastrofici (ad esempio i terremoti, ma anche tanti altri). A rafforzare questa tesi vi posso raccontare per esempio che in Giappone sono le tortore le vedette per i terremoti, mentre in Brasile vengono utilizzati con successo i gatti per prevedere l'arrivo di tifoni e cicloni. Se facciamo una ricerca in Rete sul sesto senso degli animali, scopriremo un'infinità di documenti che dimostrano la loro vera capacità di prevenire in anticipo le catastrofi naturali.
Gli animali dunque hanno un potere oscuro: quello della premonizione.
Ritornando alla vicenda del film, è documentato da più parti che gli animali domestici riescano a percepire, in alcuni casi, anche delle "strane presenze". Molte testimonianze raccontano di cani e gatti che in casa diventano all'improvviso molto nervosi. Questi in particolare si agitano senza un perché, fissando un punto della casa dove all'apparenza sembrava non esserci assolutamente niente. Facendo poi successivamente delle ricerche, si è scoperto che in quell'abitazione in passato era accaduto qualcosa di strano (ad esempio una morte violenta).
Fin qui abbiamo parlato di fatti misteriosi. Ma per rafforzare la tesi secondo cui gli animali abbiano delle capacità particolari, estranee all'uomo, non posso non segnalare l'impiego dei cani subito dopo una calamità naturale nella vita di tutti i giorni. Parliamo di una valanga, di un terremoto, ma anche di un alluvione o di quant'altro. E' grazie all'utilizzo di questi cani, chiamati cinofili, altamente addestrati, che in ogni parte del mondo, si riescono a salvare ogni anno centinaia e centinaia di vite umane. I cani riescono a individuare in un vasto territorio una persona sepolta viva sotto metri e metri di terra, o di macerie, in pochissimo tempo. Se non fosse per loro (sono dei veri e propri eroi) le vittime sarebbero spacciate. E' infatti solo grazie a loro che si riescono a localizzare le vittime in pochissimo tempo, e dunque far partire i soccorsi immediati.

Redatto da Raimondo per Niente Barriere
SEGUICI SU FACEBOOK !!
SEGUICI SU TWITTER !!
SEGUICI SU GOOGLE+ !!