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25 maggio 2016
ONU: forti criticità e richieste di spiegazioni per la mancata attuazione della Convenzione ONU da parte dell’Italia
13 maggio 2016
Il messaggio di Mattarella al convegno sui disabili: "C'è ancora poca attenzione all'inclusione"
Il monito inviato alla prima conferenza nazionale che si apre oggi alla Cavallerizza.
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| Foto Kikipedia |
TORINO - «All’inclusione delle persone con disabilità nella formazione universitaria è stata fino ad ora dedicata un’attenzione minore da parte delle istituzioni rispetto all’impegno sin qui manifestato nell’istruzione primaria e secondaria».
23 giugno 2013
Bambini e disabilità. Ci convivono 93 milioni.
24 settembre 2012
Quale futuro per le persone con disabilità ?
di Vincenzo Gallo - Le politiche di austerità in periodi di crisi economica sono state contestate anche da molti prestigiosi economisti, visto che alimentano la recessione con grave pericolo per l’ intero sistema economico.
Stanno mettendo però a grave rischio anche le persone più fragili e indifese e persino il diritto alla vita di quelle con gravi disabilità.
Nel 2010 il Governo Berlusconi ha tentato la soppressione anche delle indennità di accompagnamento di cui godono le persone con gravi disabilità dal 1980. Si tratta di una provvidenza in favore degli invalidi civili totalmente inabili a causa di minorazioni fisiche o psichiche, non in grado di deambulare autonomamente o di svolgere autonomamente gli atti quotidiani della vita. Nel 2012 l’importo è stato pari a 492 euro per 12 mensilità, una somma che non consente certo di assistere una persona 24 ore su 24.
Stanno mettendo però a grave rischio anche le persone più fragili e indifese e persino il diritto alla vita di quelle con gravi disabilità.
Nel 2010 il Governo Berlusconi ha tentato la soppressione anche delle indennità di accompagnamento di cui godono le persone con gravi disabilità dal 1980. Si tratta di una provvidenza in favore degli invalidi civili totalmente inabili a causa di minorazioni fisiche o psichiche, non in grado di deambulare autonomamente o di svolgere autonomamente gli atti quotidiani della vita. Nel 2012 l’importo è stato pari a 492 euro per 12 mensilità, una somma che non consente certo di assistere una persona 24 ore su 24.
10 aprile 2012
Bocciato il reality sugli appuntamenti tra disabili
Redattore sociale
Parte “The Undateables”, il programma che combina incontri galanti tra persone diversamente abili. Ma il Consiglio britannico dei disabili e il Forum europeo sulla disabilità lo giudicano “inappropriato”.
Unwatchable ovvero inguardabile. E inappropriato. È il giudizio del Consiglio britannico delle persone con disabilità (Ukdpc) e del Forum europeo sulla disabilità (Edf) su The Undateables, il nuovo reality show in onda dal 3 aprile su Channel 4 che ha suscitato polemiche fin dal suo annuncio.
Protagonisti del programma sono, infatti, alcuni disabili che non hanno mai avuto, se non con grandi difficoltà, incontri galanti. “Se il titolo è brutto sulla carta, appare ancora peggiore sui cartelloni pubblicitari in tutto il paese in cui svettano le immagini di persone con deformazioni o che si spostano su sedia a ruote con la scritta ‘undateable’ vicino a loro”, si legge in un comunicato delle due organizzazioni.
Undateable è un termine inglese, difficilmente traducibile in italiano, che significa più o meno persone alle quali sarebbe difficile organizzare un appuntamento galante. E l’obiettivo del programma è proprio quello di “combinare” incontri per queste persone e seguirle nel loro tentativo di trovare l’amore. Secondo le due organizzazioni, uno show così “indegno” non migliora l’immagine degli 80 milioni di cittadini europei disabili nei media dell’Europa. “Le persone disabili, come tutti gli altri cittadini, vogliono essere visibili sui mezzi d’informazione”, ha detto Jaspal Dhani, direttore di Ukdpc. “Ma un programma basato sul sensazionalismo e che ci ritrae come persone sole che cercano disperatamente di piacere è dannoso per l’immagine di tutti e corre il rischio di aumentare i pregiudizi”.
Per le associazioni delle persone con disabilità in Gran Bretagna e in Europa, questa serie e il modo in cui viene pubblicizzata tocca una questione cruciale di dignità e rappresentazione: i mezzi d’informazione hanno, infatti, un ruolo importante nelle relazioni tra persone disabili e non disabili e in molti paesi europei, nonostante gli sforzi a favore dell’integrazione o l’inclusione, le persone disabili continuano a essere invisibili e, come precisano Edf e Ukdpc, “quando finalmente vanno in onda, come è accaduto il 3 aprile su Channel 4, le persone disabili sono oggetto di un voyeurismo sgradevole”.
Nella prima puntata di The Undateables, Richard, un radioamatore affetto dalla sindrome di Asperger, ha incontrato una ragazza che abita a meno di 5 chilometri da casa sua e non ama mangiare al primo appuntamento; Luke, un attore con la sindrome di Tourette, ha conosciuto Lucy, una ragazza normodotata che non era a conoscenza dei tic improvvisi che gli provoca la malattia; e ad aspettare Penny, insegnante e trapezista dalle ossa fragili e alta appena 70 centimetri, c’era Max, un poliziotto alto quasi due metri. “In apertura un’indulgente voce fuori campo – si legge nel comunicato di Edf e Ukdpc – racconta agli spettatori che stanno per vedere un gruppo di ‘straordinari single’ quando in realtà vediamo l’opposto: alcune persone single a cui è capitato di essere disabili”.
La Gran Bretagna ha ratificato la Convenzione dell’Onu sui diritti delle persone con disabilità nel 2009. La convenzione è un trattato internazionale vincolante che si applica in tutti i contesti di vita e mira a promuovere la piena realizzazione di tutti i diritti umani delle persone con disabilità. “La convenzione è parte integrante dell’ordinamento giuridico nazionale e il governo britannico deve agire per migliorare la conoscenza delle persone disabili da parte della società e incoraggiare i mezzi d’informazione a ritrarre i disabili in modo dignitoso e rispettoso”, spiega Dhani. “Lo può fare attraverso l’organizzazione di campagne pubbliche di sensibilizzazione, ma non può evitare interventi più forti, come un’azione legale”.
Secondo le due organizzazioni, “la Gran Bretagna deve tutelare la dignità delle persone con disabilità e adottare misure immediate ed efficaci per proteggerle contro le discriminazioni da parte di privati, incluso Channel 4”. Inoltre ricordano ciò che è scritto nella Dichiarazione di Madrid adottata nel Congresso europeo sulla disabilità del 2002: “I mezzi d’informazione dovrebbero creare e rafforzare la partnership con le associazioni di persone con disabilità, per migliorare l’immagine dei disabili. Nei media dovrebbero essere incluse maggiori informazioni sui disabili per riconoscere la diversità umana. Quando trattano la disabilità, dovrebbero evitare qualsiasi approccio indulgente o umiliante ma concentrarsi al contrario sulle barriere che le persone disabili devono affrontare e sul contributo positivo che i disabili possono dare alla società una volta superate queste barriere”.
Visto su http://www.internazionale.it/
“The Undateables” su Channel 4
http://www.channel4.com/programmes/the-undateables
Parte “The Undateables”, il programma che combina incontri galanti tra persone diversamente abili. Ma il Consiglio britannico dei disabili e il Forum europeo sulla disabilità lo giudicano “inappropriato”.
Unwatchable ovvero inguardabile. E inappropriato. È il giudizio del Consiglio britannico delle persone con disabilità (Ukdpc) e del Forum europeo sulla disabilità (Edf) su The Undateables, il nuovo reality show in onda dal 3 aprile su Channel 4 che ha suscitato polemiche fin dal suo annuncio.
Protagonisti del programma sono, infatti, alcuni disabili che non hanno mai avuto, se non con grandi difficoltà, incontri galanti. “Se il titolo è brutto sulla carta, appare ancora peggiore sui cartelloni pubblicitari in tutto il paese in cui svettano le immagini di persone con deformazioni o che si spostano su sedia a ruote con la scritta ‘undateable’ vicino a loro”, si legge in un comunicato delle due organizzazioni.
Undateable è un termine inglese, difficilmente traducibile in italiano, che significa più o meno persone alle quali sarebbe difficile organizzare un appuntamento galante. E l’obiettivo del programma è proprio quello di “combinare” incontri per queste persone e seguirle nel loro tentativo di trovare l’amore. Secondo le due organizzazioni, uno show così “indegno” non migliora l’immagine degli 80 milioni di cittadini europei disabili nei media dell’Europa. “Le persone disabili, come tutti gli altri cittadini, vogliono essere visibili sui mezzi d’informazione”, ha detto Jaspal Dhani, direttore di Ukdpc. “Ma un programma basato sul sensazionalismo e che ci ritrae come persone sole che cercano disperatamente di piacere è dannoso per l’immagine di tutti e corre il rischio di aumentare i pregiudizi”.
Per le associazioni delle persone con disabilità in Gran Bretagna e in Europa, questa serie e il modo in cui viene pubblicizzata tocca una questione cruciale di dignità e rappresentazione: i mezzi d’informazione hanno, infatti, un ruolo importante nelle relazioni tra persone disabili e non disabili e in molti paesi europei, nonostante gli sforzi a favore dell’integrazione o l’inclusione, le persone disabili continuano a essere invisibili e, come precisano Edf e Ukdpc, “quando finalmente vanno in onda, come è accaduto il 3 aprile su Channel 4, le persone disabili sono oggetto di un voyeurismo sgradevole”.
Nella prima puntata di The Undateables, Richard, un radioamatore affetto dalla sindrome di Asperger, ha incontrato una ragazza che abita a meno di 5 chilometri da casa sua e non ama mangiare al primo appuntamento; Luke, un attore con la sindrome di Tourette, ha conosciuto Lucy, una ragazza normodotata che non era a conoscenza dei tic improvvisi che gli provoca la malattia; e ad aspettare Penny, insegnante e trapezista dalle ossa fragili e alta appena 70 centimetri, c’era Max, un poliziotto alto quasi due metri. “In apertura un’indulgente voce fuori campo – si legge nel comunicato di Edf e Ukdpc – racconta agli spettatori che stanno per vedere un gruppo di ‘straordinari single’ quando in realtà vediamo l’opposto: alcune persone single a cui è capitato di essere disabili”.
La Gran Bretagna ha ratificato la Convenzione dell’Onu sui diritti delle persone con disabilità nel 2009. La convenzione è un trattato internazionale vincolante che si applica in tutti i contesti di vita e mira a promuovere la piena realizzazione di tutti i diritti umani delle persone con disabilità. “La convenzione è parte integrante dell’ordinamento giuridico nazionale e il governo britannico deve agire per migliorare la conoscenza delle persone disabili da parte della società e incoraggiare i mezzi d’informazione a ritrarre i disabili in modo dignitoso e rispettoso”, spiega Dhani. “Lo può fare attraverso l’organizzazione di campagne pubbliche di sensibilizzazione, ma non può evitare interventi più forti, come un’azione legale”.
Secondo le due organizzazioni, “la Gran Bretagna deve tutelare la dignità delle persone con disabilità e adottare misure immediate ed efficaci per proteggerle contro le discriminazioni da parte di privati, incluso Channel 4”. Inoltre ricordano ciò che è scritto nella Dichiarazione di Madrid adottata nel Congresso europeo sulla disabilità del 2002: “I mezzi d’informazione dovrebbero creare e rafforzare la partnership con le associazioni di persone con disabilità, per migliorare l’immagine dei disabili. Nei media dovrebbero essere incluse maggiori informazioni sui disabili per riconoscere la diversità umana. Quando trattano la disabilità, dovrebbero evitare qualsiasi approccio indulgente o umiliante ma concentrarsi al contrario sulle barriere che le persone disabili devono affrontare e sul contributo positivo che i disabili possono dare alla società una volta superate queste barriere”.
Visto su http://www.internazionale.it/
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| The Telegraph |
“The Undateables” su Channel 4
http://www.channel4.com/programmes/the-undateables
Questa secondo me è una bella notizia. Abbiamo già tanti problemi per conto nostro, e non vedo il perchè dobbiamo permettere che la televisione si occupi di noi con dei programmi trash spazzatura. Questa notizia dovrebbe arrivare nella scrivania della De Filippi che secondo noi utilizza i disabili (i down) per scopi totalmente riferiti allo share ... (strano che nessuno glie lo hai mai fatto notare)
Redatto da Raimondo Orrù per Niente Barriere
17 marzo 2012
Disabili, meno lavoro, più precari
Pochi controlli: in un anno appena 195 sanzioni. Relazione al Parlamento sull'attuazione della legge
sul collocamento obbligatorio. Nel 2009 ci sono stati 20mila avviamenti: un terzo in meno rispetto al 2007.
MILANO - Quasi 80mila posti disponibili all'inizio del 2009, appena 20mila persone con disabilità avviate al lavoro nel corso dei dodici mesi successivi. Trovare un impiego per le persone disabili diventa sempre più difficile e, mentre calano in modo drastico i nuovi avviamenti, cresce il numero degli iscritti alle liste speciali che attendono un'opportunità lavorativa. Che quando arriva, è sempre più spesso precaria. Il tutto mentre le sanzioni comminate alle aziende inadempienti si fermano, in un intero anno e in tutta Italia, sotto quota 200 casi. Tutti questi dati, che si riferiscono agli anni 2008/2009, sono contenuti nella Relazione sullo stato di attuazione delle norme per il collocamento obbligatorio e mirato delle persone disabili (legge 68/99), curata dall'Isfol e consegnata nei giorni scorsi, con un ritardo di sette mesi sui tempi previsti, al Parlamento.
«Quote di riserva non vengono toccate»
POSTI DISPONIBILI - In termini generali, i dati relativi ai lavoratori disabili avviati al lavoro nel corso dell'anno mostrano una grave flessione, con un calo in due anni del 34%: erano stati 31.535 nel 2007, sono stati 28.306 nel 2008 e appena 20.830 nel 2009. Contemporaneamente, nel solo anno 2009 ci sono stati 83.148 nuovi iscritti alle liste speciali del collocamento, e quasi 100 mila (99.515) nel corso dell'anno precedente. Numeri che portano il totale dei disabili iscritti alle liste provinciali speciali del lavoro a quota 706.568 (dato riferito al 2009; nel 2008 erano 721.827). La gravità della situazione però risulta evidente se si confrontano questi dati con le scoperture accertate, cioè con i posti disponibili nei settori del pubblico e del privato: al 31 dicembre 2008, dunque all'inizio del 2009, erano 78.200 i posti scoperti, di cui 64.866 nel settore privato e 13.334 nella Pubblica Amministrazione. Quasi 80mila posti scoperti, che nel corso del 2009 sono stati occupati solamente per un quarto, con i 20.830 avviamenti al lavoro. Difficile dunque, nonostante l'ampia disponibilità sulla carta, trovare un posto di lavoro: ma anche la condizione di chi è così fortunato da trovarlo sconta non poche difficoltà: prima fra tutte, la crescente situazione di precarietà che interessa ormai anche le categorie protette. Per la prima volta, infatti, nel 2009 i rapporti di lavoro a tempo indeterminato scendono sotto il 50% e si attestano al 47,5%. Erano il 54,6% nel 2008.
TEMPO DETERMINATO - Aumentano d'altro canto i contratti a tempo determinato (erano il 41,6% nel 2008, esplodono fino al 48,5% nel 2009). Con tanti posti a disposizione che rimangono scoperti, importante è il dato relativo all'attività ispettiva e alle sanzioni comminate: sono solo 300, in tutta Italia, quelle effettuate nel 2008, e nel 2009 le sanzioni per non aver adempiuto agli obblighi di legge scendono ancora, fino a quota 195. Ce ne sono state sono due in Lombardia, venti nel Lazio, nessuna nelle Marche. Troppo poche per pensare che si sia trattato di una vera e propria politica di controlli: la differenza tra posti scoperti e avviamenti è così alto che non è ipotizzabile pensare che siano così pochi i non adempimenti e dunque le aziende sanzionate. Probabilmente il provvedimento (art. 40, comma 5, della legge 133/08) che ha sostituito il certificato di ottemperanza agli obblighi (art. 17 legge 68/99) con una mera autocertificazione da parte del datore di lavoro, non ha aiutato. La V relazione segnala inoltre l'aumento al 65% delle amministrazioni provinciali dotate di apposita banca dati per il collocamento mirato e per l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, e infine la netta demarcazione geografica, con il 60% degli iscritti alle liste speciali che risiede nelle regioni del Sud. (Fonte: www.redattoresociale.it)
La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.corriere.it/
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sul collocamento obbligatorio. Nel 2009 ci sono stati 20mila avviamenti: un terzo in meno rispetto al 2007.
MILANO - Quasi 80mila posti disponibili all'inizio del 2009, appena 20mila persone con disabilità avviate al lavoro nel corso dei dodici mesi successivi. Trovare un impiego per le persone disabili diventa sempre più difficile e, mentre calano in modo drastico i nuovi avviamenti, cresce il numero degli iscritti alle liste speciali che attendono un'opportunità lavorativa. Che quando arriva, è sempre più spesso precaria. Il tutto mentre le sanzioni comminate alle aziende inadempienti si fermano, in un intero anno e in tutta Italia, sotto quota 200 casi. Tutti questi dati, che si riferiscono agli anni 2008/2009, sono contenuti nella Relazione sullo stato di attuazione delle norme per il collocamento obbligatorio e mirato delle persone disabili (legge 68/99), curata dall'Isfol e consegnata nei giorni scorsi, con un ritardo di sette mesi sui tempi previsti, al Parlamento.
«Quote di riserva non vengono toccate»
POSTI DISPONIBILI - In termini generali, i dati relativi ai lavoratori disabili avviati al lavoro nel corso dell'anno mostrano una grave flessione, con un calo in due anni del 34%: erano stati 31.535 nel 2007, sono stati 28.306 nel 2008 e appena 20.830 nel 2009. Contemporaneamente, nel solo anno 2009 ci sono stati 83.148 nuovi iscritti alle liste speciali del collocamento, e quasi 100 mila (99.515) nel corso dell'anno precedente. Numeri che portano il totale dei disabili iscritti alle liste provinciali speciali del lavoro a quota 706.568 (dato riferito al 2009; nel 2008 erano 721.827). La gravità della situazione però risulta evidente se si confrontano questi dati con le scoperture accertate, cioè con i posti disponibili nei settori del pubblico e del privato: al 31 dicembre 2008, dunque all'inizio del 2009, erano 78.200 i posti scoperti, di cui 64.866 nel settore privato e 13.334 nella Pubblica Amministrazione. Quasi 80mila posti scoperti, che nel corso del 2009 sono stati occupati solamente per un quarto, con i 20.830 avviamenti al lavoro. Difficile dunque, nonostante l'ampia disponibilità sulla carta, trovare un posto di lavoro: ma anche la condizione di chi è così fortunato da trovarlo sconta non poche difficoltà: prima fra tutte, la crescente situazione di precarietà che interessa ormai anche le categorie protette. Per la prima volta, infatti, nel 2009 i rapporti di lavoro a tempo indeterminato scendono sotto il 50% e si attestano al 47,5%. Erano il 54,6% nel 2008.
TEMPO DETERMINATO - Aumentano d'altro canto i contratti a tempo determinato (erano il 41,6% nel 2008, esplodono fino al 48,5% nel 2009). Con tanti posti a disposizione che rimangono scoperti, importante è il dato relativo all'attività ispettiva e alle sanzioni comminate: sono solo 300, in tutta Italia, quelle effettuate nel 2008, e nel 2009 le sanzioni per non aver adempiuto agli obblighi di legge scendono ancora, fino a quota 195. Ce ne sono state sono due in Lombardia, venti nel Lazio, nessuna nelle Marche. Troppo poche per pensare che si sia trattato di una vera e propria politica di controlli: la differenza tra posti scoperti e avviamenti è così alto che non è ipotizzabile pensare che siano così pochi i non adempimenti e dunque le aziende sanzionate. Probabilmente il provvedimento (art. 40, comma 5, della legge 133/08) che ha sostituito il certificato di ottemperanza agli obblighi (art. 17 legge 68/99) con una mera autocertificazione da parte del datore di lavoro, non ha aiutato. La V relazione segnala inoltre l'aumento al 65% delle amministrazioni provinciali dotate di apposita banca dati per il collocamento mirato e per l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, e infine la netta demarcazione geografica, con il 60% degli iscritti alle liste speciali che risiede nelle regioni del Sud. (Fonte: www.redattoresociale.it)
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22 febbraio 2012
Disabili: «No allo sterminio dei nostri diritti»
La protesta contro il possibile taglio di servizi essenziali per l’autonomia, come l’indennità di accompagnamento. Una delegazione ricevuta dal Presidente della Camera.
ROMA - Roberta Luciani di Roma: «Ho la sclerosi multipla a uno stadio avanzato. Fino a qualche anno fa ero abbastanza autonoma; ora, con l’aggravarsi della malattia e le crisi epilettiche, ho bisogno dell’aiuto della mia assistente per alzarmi dal letto, fare la doccia, cucinare, mettere il catetere. Cosa succederà se per l’indennità di accompagnamento e altri servizi si terrà conto del reddito Isee (Indicatore della situazione economica equivalente)?». Michele Lastilla di Bari: « Se qualcuno di noi è più “ricco” perché ha lavorato qualche anno, non avrà più diritto all’assistenza domiciliare, all’assegno di cura, all’assistente? I costi ricadranno ancora una volta sulla famiglia oppure i non vedenti, come me, ma anche tanti altri disabili saranno costretti a stare a casa, agli arresti domiciliari. Così ci tolgono non solo quel po’ di autonomia che abbiamo, ma anche la dignità».
DIGNITÀ CALPESTATA - Protestano contro lo «sterminio dei diritti dei disabili» i manifestanti arrivati stamattina a Roma in piazza Montecitorio, sfidando le barriere architettoniche, sulle loro carrozzine, coi bastoni bianchi, i cani guida, gli accompagnatori. Una manifestazione organizzata, grazie a un vero e proprio tam tam attraverso la rete, dal gruppo facebook «Disabili in lotta dalla delega all’azione» e dal movimento disabili «Rinnovamento Democratico».
DIRITTI NEGATI - «Non vogliamo privilegi, ma i nostri cari non sono un costo inutile – dice una delle organizzatrici Maria Pia Savarese, che ha una sorella disabile -. Per questo chiediamo che l’indennità di accompagnamento rimanga un diritto acquisito, legato alla minorazione e non al reddito e, inoltre, e che gli ausili per la mobilità, la comunicazione, l’autonomia, la vita indipendente prevedano la compartecipazione in base al reddito personale e non dell’intera famiglia, come purtroppo sta già avvenendo in alcuni Comuni. Se si cancellano diritti acquisiti – incalza Savarese - altro che vita autonoma e pari opportunità, come prevede anche la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata anche dal nostro Paese».
LA MOBILITAZIONE CONTINUA - Stamattina a Roma c’era chi fisicamente poteva esserci. Ma protesta non si ferma. Oggi in tutta Italia le famiglie dei disabili e i cittadini con loro solidali hanno fatto lo “sciopero della spesa”, con una stringa al braccio: «Appoggio la lotta dei disabili contro lo sterminio dei loro diritti». Altri hanno inviato una lettera aperta al presidente del Consiglio Mario Monti e al ministro del Lavoro Elsa Fornero, come Cinzia Rossetti, 40 anni, con tetraparesi spastica: «Posso vivere o no? – chiede alle istituzioni - . A causa della mia patologia necessito di assistenza 24 ore al giorno e dipendo, a livello fisico, da una persona nelle attività quotidiane: alzarmi, lavarmi, vestirmi, mangiare, coricarmi, utilizzare i mezzi di trasporto. Da undici anni usufruisco del finanziamento per un progetto di vita indipendente, in base alla Legge n. 162/98, che mi permette di condurre una vita dignitosa e autonoma. Senza la presenza dell’assistente personale non potrei condurre la vita che svolgo: conosco i miei bisogni, posso organizzare la mia assistenza, prendere decisioni. Potrò continuare a farlo o dovrò andare in una comunità rinunciando alla vita?».
DELEGAZIONE DA FINI - In tarda mattinata il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, ha ricevuto una delegazione dei manifestanti, che gli ha consegnato simbolicamente la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Fini ha assicurato che informerà i Gruppi parlamentari sui motivi della protesta dei manifestanti.
La versione integrale e originale di questo articolo è presente sul sito
http://www.corriere.it/salute/disabilita/
ROMA - Roberta Luciani di Roma: «Ho la sclerosi multipla a uno stadio avanzato. Fino a qualche anno fa ero abbastanza autonoma; ora, con l’aggravarsi della malattia e le crisi epilettiche, ho bisogno dell’aiuto della mia assistente per alzarmi dal letto, fare la doccia, cucinare, mettere il catetere. Cosa succederà se per l’indennità di accompagnamento e altri servizi si terrà conto del reddito Isee (Indicatore della situazione economica equivalente)?». Michele Lastilla di Bari: « Se qualcuno di noi è più “ricco” perché ha lavorato qualche anno, non avrà più diritto all’assistenza domiciliare, all’assegno di cura, all’assistente? I costi ricadranno ancora una volta sulla famiglia oppure i non vedenti, come me, ma anche tanti altri disabili saranno costretti a stare a casa, agli arresti domiciliari. Così ci tolgono non solo quel po’ di autonomia che abbiamo, ma anche la dignità».
DIGNITÀ CALPESTATA - Protestano contro lo «sterminio dei diritti dei disabili» i manifestanti arrivati stamattina a Roma in piazza Montecitorio, sfidando le barriere architettoniche, sulle loro carrozzine, coi bastoni bianchi, i cani guida, gli accompagnatori. Una manifestazione organizzata, grazie a un vero e proprio tam tam attraverso la rete, dal gruppo facebook «Disabili in lotta dalla delega all’azione» e dal movimento disabili «Rinnovamento Democratico».
DIRITTI NEGATI - «Non vogliamo privilegi, ma i nostri cari non sono un costo inutile – dice una delle organizzatrici Maria Pia Savarese, che ha una sorella disabile -. Per questo chiediamo che l’indennità di accompagnamento rimanga un diritto acquisito, legato alla minorazione e non al reddito e, inoltre, e che gli ausili per la mobilità, la comunicazione, l’autonomia, la vita indipendente prevedano la compartecipazione in base al reddito personale e non dell’intera famiglia, come purtroppo sta già avvenendo in alcuni Comuni. Se si cancellano diritti acquisiti – incalza Savarese - altro che vita autonoma e pari opportunità, come prevede anche la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata anche dal nostro Paese».
LA MOBILITAZIONE CONTINUA - Stamattina a Roma c’era chi fisicamente poteva esserci. Ma protesta non si ferma. Oggi in tutta Italia le famiglie dei disabili e i cittadini con loro solidali hanno fatto lo “sciopero della spesa”, con una stringa al braccio: «Appoggio la lotta dei disabili contro lo sterminio dei loro diritti». Altri hanno inviato una lettera aperta al presidente del Consiglio Mario Monti e al ministro del Lavoro Elsa Fornero, come Cinzia Rossetti, 40 anni, con tetraparesi spastica: «Posso vivere o no? – chiede alle istituzioni - . A causa della mia patologia necessito di assistenza 24 ore al giorno e dipendo, a livello fisico, da una persona nelle attività quotidiane: alzarmi, lavarmi, vestirmi, mangiare, coricarmi, utilizzare i mezzi di trasporto. Da undici anni usufruisco del finanziamento per un progetto di vita indipendente, in base alla Legge n. 162/98, che mi permette di condurre una vita dignitosa e autonoma. Senza la presenza dell’assistente personale non potrei condurre la vita che svolgo: conosco i miei bisogni, posso organizzare la mia assistenza, prendere decisioni. Potrò continuare a farlo o dovrò andare in una comunità rinunciando alla vita?».
DELEGAZIONE DA FINI - In tarda mattinata il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, ha ricevuto una delegazione dei manifestanti, che gli ha consegnato simbolicamente la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Fini ha assicurato che informerà i Gruppi parlamentari sui motivi della protesta dei manifestanti.
Maria Giovanna Faiella
La versione integrale e originale di questo articolo è presente sul sito
http://www.corriere.it/salute/disabilita/
05 luglio 2011
Disabili e lavoro, c’è ancora molto da fare
Sono molteplici le considerazioni che possono essere fatte leggendo il “Quarto rapporto sull’implementazione della Convenzione ONU per i diritti delle persone disabili". Su tutte spicca la discordanza tra le intenzioni politiche e la realtà dei fatti, specie per ciò che concerne l’inclusione lavorativa dei diversamente abili.
Tra i 18 stati che hanno ratificato il documento delle Nazioni Unite, sono due quelli che, sotto questo punto di vista, meritano particolare attenzione: Francia e Italia.
Secondo i dati del Ministero del Lavoro e della Salute d’Oltralpe per i portatori di handicap che sono in età da lavoro, il tasso di disoccupazione infatti risulta essere doppio rispetto a quello dei normodotati (22% contro 10%), con ovviamente una doppia discriminazione in quanto le donne disabili sono meno occupate degli uomini.
In Italia la situazione è meno critica. Sono però le diverse politiche adottate o proposte dal Governo a far preoccupare i lavoratori disabili, che hanno visto minare più volte i loro diritti garantiti dalla Legge 68/99. Si ricordi il Decreto Sviluppo che modifica in parte l’articolo 17 della suddetta legge, oppure il tentativo di limitare la quota di riserva alla disabilità nei posti di lavoro pubblici. Infatti, attraverso la Legge 126/2010 si era tentato di modificare quanto statuito dall’articolo 18 della Legge 68 modificando così la priorità nell’attribuzione di posti di lavoro ai disabili.
Il punto cruciale è proprio questo. Risulta infatti da diverse fonti, che in entrambi i Paesi sia proprio il comparto pubblico a non rispettare gli obblighi di legge. Considerando appunto le normative nazionali dei due Stati, molto spesso risultano scoperte nelle aziende pubbliche le posizioni che per legge spetterebbero ai disabili attraverso l’istituto delle quote di riserva. Una contraddizione se si fa riferimento agli impegni che derivano dalla ratifica della Convenzione ONU sui diritti dei disabili e soprattutto una mancanza di responsabilità da parte dei Governi a rappresentare un reale cambiamento che guidi anche il settore privato al rispetto dei diritti di queste persone.
Fortunatamente il privato a volte si dimostra più virtuoso.
di Laura Zambrini da west-info.eu
Tra i 18 stati che hanno ratificato il documento delle Nazioni Unite, sono due quelli che, sotto questo punto di vista, meritano particolare attenzione: Francia e Italia.
Secondo i dati del Ministero del Lavoro e della Salute d’Oltralpe per i portatori di handicap che sono in età da lavoro, il tasso di disoccupazione infatti risulta essere doppio rispetto a quello dei normodotati (22% contro 10%), con ovviamente una doppia discriminazione in quanto le donne disabili sono meno occupate degli uomini.
In Italia la situazione è meno critica. Sono però le diverse politiche adottate o proposte dal Governo a far preoccupare i lavoratori disabili, che hanno visto minare più volte i loro diritti garantiti dalla Legge 68/99. Si ricordi il Decreto Sviluppo che modifica in parte l’articolo 17 della suddetta legge, oppure il tentativo di limitare la quota di riserva alla disabilità nei posti di lavoro pubblici. Infatti, attraverso la Legge 126/2010 si era tentato di modificare quanto statuito dall’articolo 18 della Legge 68 modificando così la priorità nell’attribuzione di posti di lavoro ai disabili.
Il punto cruciale è proprio questo. Risulta infatti da diverse fonti, che in entrambi i Paesi sia proprio il comparto pubblico a non rispettare gli obblighi di legge. Considerando appunto le normative nazionali dei due Stati, molto spesso risultano scoperte nelle aziende pubbliche le posizioni che per legge spetterebbero ai disabili attraverso l’istituto delle quote di riserva. Una contraddizione se si fa riferimento agli impegni che derivano dalla ratifica della Convenzione ONU sui diritti dei disabili e soprattutto una mancanza di responsabilità da parte dei Governi a rappresentare un reale cambiamento che guidi anche il settore privato al rispetto dei diritti di queste persone.
Fortunatamente il privato a volte si dimostra più virtuoso.
di Laura Zambrini da west-info.eu
18 giugno 2011
Fino in fondo per tutelare i nostri diritti
Raramente mi capita, cari amici, di rizzare le orecchie nel leggere un articolo. Questa mattina l'ho fatto grazie al post pubblicato sul sito superando. Merito del titolo azzeccato e provocatorio: Continueremo ad alzare la voce, ma saremo costretti ad abbassare le ali?"
Un titolo pieno di determinazione che descrivere al meglio una situazione per noi disabili al limite della sopportazione. In realtà la maggior parte di noi ha abbondantemente superato quel limite. Per chi non lo sapesse questa volta il mondo dei disabili gioca in anticipo e in previsione degli altri tagli allo Stato Sociale del Governo, nella prossima Finanziaria, cerca questa volta di marciare compatta verso la grande manifestazione nazionale che si svolgerà a Roma giovedì 23 giugno 2011 (in Piazza Montecitorio a partire dalle ore 11), manifestazione organizzata dal Forum del Terzo Settore e dalle associazioni aderenti alla Campagna "I diritti alzano la voce", che vedrà tra gli altri, la partecipazione attiva della FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) e della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).
Un appuntamento importantissimo che cercherà di far capire per l'ennesima volta ai nostri governanti che NOI non siamo più disposti a pagare per colpe non nostre, sottolineando quanto fatto fin'ora dal Governo Berlusconi verso NOI, e che rasenta la discriminazione e il razzismo (una netta violazione dei diritti umani).
"...Saremo costretti ad abbassare le ali?" Questa domanda suscita in me interesse. Alla fine risulteremo noi i vincitori o, come al solito, la Politica giocherà con noi come il gatto col topo? Sono sincero non so come andrà a finire, ma spero che questo periodo oscuro per la parte più debole del nostro paese sia agli sgoccioli. Tanti a parole ci rassicurano e si dicono pronti a sposare la nostra causa. Ma io non mi fido. Continuo a rimanere nelle mie posizioni, e le ribadisco anche in questo articolo. L'Italia vìola "da sempre" in modo subdolo la Convenzione dell'ONU per i Diritti delle Persone Disabili. Non si spiegherebbero i tanti silenzi omertosi di questi decenni, le tante inadempienze e irregolarità che ci hanno danneggiato in modo scientifico, sottraendoci la piena integrazione sociale, il lavoro e l'accessibilità a incominciare dai locali pubblici.
Tremonti è una persona intelligente e queste cose le sa perfettamente. Lui secondo me sapeva in partenza che poche persone gli avrebbero chiesto conto delle sue azioni. Una situazione paradossale che meriterebbe una diversa copertura mediatica, perfino su internet. E' doloroso constatare che le nostre istanze siano presenti nel web solo in alcuni siti specializzati (frequentatissimi per fortuna) e in alcuni piccoli blog come questo (che considero di nicchia). Ma cosa riesce a passare sui media ultimamente? Cosa sa di noi la gente, "sana"?
E' amaro sottolineare che di noi si parla spesso a sproposito. Fanno odiens soltanto i casi dei falsi invalidi che indignano principalmente proprio noi che invalidi lo siamo per davvero. La verità e che mai come adesso bisogna muoversi, ma facendo affidamento solo su noi stessi. Parte importante l'avranno le tante associazioni del settore sparse in ogni angolo del territorio; queste dovranno dimostrare che tengono a noi. Ci dimostrino con i fatti che per loro non rappresentiamo solo il numero della tessera che ogni anno dobbiamo rinnovare. Molte di queste sono figlie della politica, di quella politica marcia che è fatta di clienteralismo e servilismo verso i partiti.
Un dato deve far riflettere tutti. Sommandoci, siamo la terza regione per numero in Italia e tutta la politica deve capire che senza di noi non si governa. Facciamolo pesare una volte per tutte. E ripartiamo di slancio chiedendo tutto quello che ci è stato negato per troppo tempo. Vogliamo legalità e assistenza. Vogliamo contare nella società e non essere quel peso morto che fa presa soprattutto nella testa dei nostri detrattori e negli ignoranti. Vogliamo anche noi un lavoro e non contare sull'elemosina di uno Stato indirizzato oramai al fallimento per colpa della corruzione della sua classe dirigente.
Noi siamo una risorsa per l'Italia e non come dice il Ministro, quelli che stanno portato al fallimento la nostra nazione. Una bugia vergognosa smentita per fortuna dai fatti e dai numeri. Facciamo in modo che inizi una nuova rivoluzione culturale che abbia NOI DISABILI i protagonisti.
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