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29 maggio 2016

Il legame genetico tra povertà e depressione.

Uno studio di tre anni su di un panel di adolescenti rivela le ragioni biologiche del rapporto tra povertà e depressione.
La povertà rende più concreto il rischio di incorrere in depressione: il collegamento scientifico (e di conoscenza popolare) tra queste due difficili realtà era noto, ma ora uno studio della Duke University (USA) chiarisce le ragioni biologiche di questo rapporto, e lo fa per una categoria particolarmente "a rischio", quella degli adolescenti.
IMPRONTA INDELEBILE. I ragazzi che provengono da famiglie con uno status socioeconomico basso accumulano maggiori quantità di marcatori chimici in corrispondenza di un gene collegato alla depressione e coinvolto nella regolazione della serotonina, un neurotrasmettitore implicato nella variazione dell'umore. Maggiori sono i marcatori ("tag") su questo gene, maggiori le probabilità che la sua attività risulti alterata, una condizione che porta più facilmente a sviluppare depressione negli anni a venire.

23 giugno 2013

Bambini e disabilità. Ci convivono 93 milioni.


UNICEF Italia hA presentato il Rapporto "La Condizione dell'infanzia nel mondo 2013- Bambini e disabilità". Uno su 20 di quelli al di sotto dei 14 anni sono disabili in misura moderata o grave. Sono gli ultimi tra gli ultimi nei paesi ricchi, i più trascurati e vulnerabili. Circa 165 milioni di bambini sotto i cinque anni hanno un ritardo nella crescita o siano cronicamente malnutriti.

23 maggio 2013

Don Gallo, prete di strada "Aiutare gli ultimi è un obbligo"


Prete sulla nave riformatorio, parroco nei quartieri poveri, anima della comunità di San Benedetto nata per accogliere tossicomani e prostitute, fino al G8 del 2001, sempre in prima linea ma mai sospeso a divinis, ha dedicato il suo ultimo libro a Papa Francesco.

22 aprile 2013

In Italia nel 2012 +9% delle famiglie chiedono aiuti alimentari



''Nel 2012 si registra un aumento del 9 per cento delle famiglie che hanno chiesto aiuto per mangiare con un totale di ben 3,7 milioni di persone assistite con pacchi alimentari e pasti gratuiti nelle mense''. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dal Piano nazionale di distribuzione degli alimenti agli indigenti nel 2012 realizzato da Agea da quale si evidenzia che ''molte famiglie sono cadute in poverta' con tanti bambini e anziani che hanno difficolta' economiche anche per garantirsi da mangiare''.

Povertà anche in USA numeri da brivido



Povertà: e anche in USA, numeri da brivido

di Debora Billi -
La povertà non è una disgrazia, ma ha sempre precisi responsabili. In Brasile, negli Stati Uniti o a Civitanova Marche.
La Boldrini va ai funerali di Civitanova Marche e, tra le contestazioni, fa annunci che finora avevamo ascoltato solo dal presidente brasiliano Lula: la povertà è un'emergenza nazionale. Chissà se è del tutto vero, o se responsabilizzare un concetto astratto come la "povertà" sia un modo per tacere che le tre persone che si sono suicidate erano, oltre che "povere", letteralmente perseguitate da esosissime richieste di INPS, Equitalia e Agenzia delle Entrate. Non ci si suicida perché si hanno pochi soldi, ma lo si fa se c'è chi ti chiede migliaia di euro che non hai - senza nessuna pietà. Non lo sapremo mai.
Ma intanto, la povertà non è un problema solo in Italia o in Brasile: lo sta diventando anche negli Stati Uniti. Le ultime statistiche sono davvero da brividi, ecco qualche esempio.

19 aprile 2013

Crisi, alimenti e affitto. I padri separati diventano i nuovi poveri

Sono i nuovi invisibili. Sono i genitori separati che travolti dalla crisi si ritrovano a rifugiarsi alla mensa della Caritas per poter mangiare un pasto caldo e avere un tetto sotto cui dormire. Nella rottura del matrimonio sono sempre di più gli uomini divorati dalle difficoltà economiche che faticano a ricostruirsi una vita da soli.

L’associazione matrimonialisti italiani ha calcolato che a Milano di uomini che vivono questo tipo di difficoltà ce ne sarebbero quasi cinquantamila. E molti sono costretti a passare le notti in dormitorio, come in via Saponaro, al Gratosolio. Con un mutuo da coprire (quello della vecchia casa), un assegno da versare, un affitto da pagare (per la nuova abitazione), si fa presto ad arrivare a una situazione ingestibile.

30 maggio 2012

Unicef: Italia,15,9% minori in povertà relativa

Per Unicef, il Paese e' agli ultimi posti 


di Angela Abbrescia

L'infanzia è una condizione difficile non solo nei Paesi del sud del mondo, ma anche nelle economie più avanzate: a confermarlo è il nuovo Rapporto dell'Unicef sulla povertà tra i bambini e gli adolescenti, presentato oggi. Dal quale emerge che l'Italia, che si colloca fra i 15 Paesi europei più ricchi, è agli ultimi posti per povertà infantile. Nel nostro Paese il 15,9% dei bambini e degli adolescenti tra 0 e 17 anni vive in una condizione di povertà relativa, cioé il tasso di povertà infantile è più alto rispetto al tasso di povertà della popolazione complessiva (11,5%), il che fa sprofondare il nostro Paese al 32.mo posto su 35. E si colloca al 20.mo posto su 29 per i minori (13,3%) che vivono una condizione di deprivazione materiale, intesa come l'inaccessibilità ad alcuni beni ritenuti "normali" nelle società economicamente avanzate come almeno un pasto al giorno contenente carne o pesce, libri e giochi adatti all'età del bambino, un posto tranquillo con spazio e luce a sufficienza per fare i compiti. Un dato che colpisce se confrontato con Islanda, Svezia e Norvegia che presentano percentuali inferiori al 2%. Questo tasso di deprivazione materiale, poi, sale al 17,6% tra i bambini che vivono in famiglie con un solo genitore, al 27,9% tra quelli che vivono con genitori con un basso livello di istruzione, al 23,7% tra i minori che vivono in famiglie di immigrati, al 34,3% tra quelli che hanno genitori che non lavorano. E' un fatto "intollerabile" che nei Paesi ricchi i bambini vivano ai margini della società" ha commentato il presidente di Unicef Italia Giacomo Guerrera. Il premier Mario Monti, in un messaggio, si dice "pienamente consapevole" del fatto che "una strategia di sviluppo efficace deve necessariamente includere la protezione dei minori dalla povertà" e sostiene che "proteggere l'infanzia dalla povertà è un dovere morale che dovrebbe essere fra le priorità di ogni governo, perché i bambini e gli adolescenti di oggi saranno i cittadini di domani". L'Italia secondo Monti sta facendo la sua parte, come dimostrano "i provvedimenti per combattere l'esclusione sociale e il disagio delle fasce più deboli della popolazione" varati in questi mesi. Ma secondo l'Unicef l'impatto sulla povertà minorile dell'intervento statale in Italia è pressoché nullo, o almeno lo è stato negli anni scorsi: l'Italia - ha detto il curatore del rapporto, Leonardo Menchini, facendo riferimento al 2007 - spende l'1,4% del pil per i bambini e le famiglie, contro, ad esempio, il 3,7% della Francia e il 3,5% del Regno Unito. "L'Italia è uno dei Paesi sviluppati dove i bambini rischiano di rimanere più indietro" ha denunciato Menchini. Molto critica la sociologa Chiara Saraceno, che ha sottolineato come uno dei motivi della poco invidiabile percentuale italiana di povertà infantile sia la scarsa occupazione femminile. Ma anche "la scarsa intelligenza nel fare le politiche, che sono fuori bersaglio, mal congegnate e non mirate su chi ha più bisogno". "In Italia la povertà minorile non è mai entrata nell'agenda politica, in un programma di governo" ha detto. Per questo, Guerrera ha annunciato oggi l'avvio di un gruppo, che si chiama "Gulp (gruppo Unicef di lavoro sulla povertà)", del quale fanno parte anche esponenti di Caritas, Istat, Ministero del Welfare ed esperti, che intende "affiancare il Governo nell'intercettare le strategie più opportune per l'infanzia".

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito

http://ansa.it/
Immagine di Lettera43.it

Leggi anche
Povertà dei Bambini - Diritti dell'Infanzia - Cosa facciamo - Unicef Italia

Redatto da Raimondo per Niente Barriere 
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25 aprile 2012

India, il governo “elimina” a tavolino i poveri

Troppi poveri? Aboliamoli. Questa la “brillante” idea del governo indiano per ridare smalto alle statistiche allarmanti che riguardano la situazione economica e sociale del Paese.
Il Presidente della Commissione quinquennale Montek Singh Ahluwalia, ha deciso di abbassare la soglia dell’indigenza a 22 rupie al giorno per le zone rurali e 28 per quelle urbane. L’equivalente di meno di 50 centesimi di euro al giorno.
Solo con questa trovata è riuscito a dimostrare che negli ultimi 5 anni la povertà in India è diminuita del 7,3%.

E non solo. Abbassando la linea di povertà è riuscito anche diminuire le richieste di assistenza statale, che interessano milioni di persone. Un risparmio notevole per le casse indiane.
Alle proteste della popolazione il primo ministro Manmohan Singh ha risposto ridimensionando lo scandalo ed assicurando che la linea di povertà non sarà l’unico parametro per l’accesso agli aiuti statali.
E pensare che Manmohan Singh è stato protagonista della grande rivoluzione degli anni Novanta che ha lanciato l’India verso i primati da potenza economica mondiale attuali.

Ora però non ha saputo trovare di meglio che rifarsi sugli oltre 300 milioni di poveri del suo Paese, il quale invece avrebbe bisogno di concrete misure economiche, assistenziali e progetti di sviluppo.
A Delhi, un’autista di risciò a pedali esprime l’incredulità generale “Prima di parlare di certi numeri”, dice “i ministri dovrebbero provare, almeno per un giorno, se riescono davvero a sopravvivere con 28 rupie. Ma non stando seduti in poltrona, piuttosto pedalando per 12-14 ore sotto il sole, e in mezzo al traffico”.
Un collega aggiunge “28 rupie non sono neanche la metà del “pizzo” che dobbiamo pagare tutti giorni alla polizia, solo per poter lavorare”.

Paola Totaro
La versione integrale di questo articolo è presente sul sito

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India dei poveri (noshonik)

10 marzo 2012

Crisi economica e indifferenza: anziani sempre più malnutriti

Effetto crisi economica, effetto «nessuno li controlla se mangiano o meno», effetto nessuno si interessa di che cosa mangiano. Risultato: un milione di anziani, tra i quali anche parte di quelli «parcheggiati» nelle residenze socio-sanitarie per anziani (Rsa), nelle case di riposo o in quant’altro subentrato (a volte solo nel cambio di denominazione) agli ospizi dei tempi passati. La cronaca di questi giorni ripropone casi di maltrattamenti e di parenti che non vogliono i loro anziani in casa. Addirittura esistono situazioni di degenze «coatte» durante quei periodi dell’anno in cui avere un malato di Alzheimer o di Parkinson, o a volte solo un anziano disabile, in casa rovina i progetti di ferie o quant’altro del parentado.

E quando gli anziani «abili» vivono soli, a volte si nutrono poco e male, spesso hanno il frigo vuoto e rischiano una vera e propria malnutrizione. Il male, spiegano gli specialisti, cresce nel silenzio, fra le mura domestiche, e salta fuori solo quando gli anziani finiscono al Pronto Soccorso. La denutrizione varca i confini dei Paesi più poveri e colpisce l’Occidente industrializzato, il regno dell’abbondanza dove l’obesità è un’epidemia. Pance gonfie e arti sottilissimi si cominciano a vedere anche nei Paesi ricchi. Non bambini, ma anziani le vittime ideali del «digiuno moderno». Un’emergenza. Secondo le stime della Sinpe (Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo), è denutrito fino a un paziente su due (dal 30 al 50%) di quelli che approdano in ospedale per un ricovero. E, durante la degenza, questa percentuale può arrivare a sfiorare il 75%.

In media agli anziani, siano a casa siano ospiti nelle strutture loro dedicate, mancano almeno 400 calorie al giorno specie di origine proteica. Anche un solo mese di dieta povera aumenta del 25% la probabilità di ricovero e accresce la mortalità. Secondo i dati, sottostimati, presentati al congresso della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg). Andrebbe fatta un’inchiesta approfondita tra gli anziani autonomi che vivono da soli, tra quelli seguiti da una badante, ma soprattutto tra quelli «ricoverati» in Rsa. Quante volte sono «visitati» da un dietologo, da un nutrizionista? Quante volte viene controllato se mangiano o meno? Se sono in grado di inghiottire o di masticare? E anche le badanti, spesso al nero, a quale tipo di preparazione sono sottoposte prima di essere assunte a svolgere questo ruolo importante? Di recente nella sola Torino, nell’ambito dell’Osservatorio istituito dalla procura per verificare i casi di tubercolosi, sono state individuate dieci badanti con la tbc. La metà mai visitate perché assunte al nero. E qui, a parte la salute del fragile anziano che dovrebbero assistere, ci va di mezzo anche l’evasione fiscale...

E’ bene sapere che una malnutrizione proteico-calorica severa è stata osservata nel 10-38% degli anziani non ospedalizzati, nel 5-12% di quelli che vivono al proprio domicilio, nel 26-65% di quelli ospedalizzati e nel 5-85% degli individui istituzionalizzati. Che le insufficienze d’organo (scompenso cardiaco, insufficienza renale cronica avanzata, insufficienza respiratoria) e le neoplasie, sono causa di fabbisogni nutrizionali aumentati. Che i numerosi farmaci che spesso vengono assunti dall’anziano possono interferire con l’assorbimento (antiacidi, lassativi) o con l’escrezione renale (diuretici) di alcune sostanze e possono determinare alterazioni del gusto. Che le ristrettezze economiche, l’isolamento, la solitudine, l’istituzionalizzazione, possono essere causa di inadeguata assunzione di cibo. Che la malnutrizione ha un impatto negativo sullo stato nutrizionale e psico-sociale dell’anziano e si correla ad un peggioramento di patologie croniche, maggiore incidenza di infezioni, piaghe da decubito, cadute.

Fonte http://pappagallo.posterous.com/

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04 marzo 2012

Grecia, patate anticrisi per abbassare i prezzi.

(foto LaPresse)
L'austerità si affronta anche così: patate a prezzi stracciati vengono distribuite davanti all'università di Salonicco, dove consumatori e agricoltori si sono uniti per questa iniziativa. Più di 50 tonnellate di tuberi sono stati venduti in sole 4 ore, al prezzo di 5 Euro per ogni sacco da 20kg (25 centesimi al kg), direttamente dal produttore al consumatore, eliminando passaggi intermedi e, quindi, aumenti dei costi. Il tutto è stato organizzato dalla facoltà di agronomia dell'ateneo insieme all'associazione agricoltori, come dimostrazione pratica di una lezione di marketing sulla possibilità di vendere a prezzi bassi mantenendo un margine di guadagno per i produttori, contrariamente a quanto accade solitamente a causa delle rigide regole del mercato UE, politiche inefficienti e tasse sui trasporti

fonte http://video.repubblica.it/

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22 dicembre 2011

Stanno uccidendo i greci

Articolo di http://crisis.blogosfere.it/




In Grecia ci sono già bambini che hanno fame, e malati che non hanno medicine. A pochi mesi dall'inizio della crisi, a pochi chilometri dalle nostre coste.

Quando ho letto questa notizia pensavo fosse l'esagerazione di qualche blog catastrofista, tanto mi sembrava incredibile.

Invece è l'ANSA. Vi riporto qualche estratto:

Parlando con il sito online Newsit.gr, la donna ha affermato che nelle ultime settimane "sono stati registrati circa 200 casi di neonati denutriti perche' i loro genitori non sono in grado di alimentarli come si deve", mentre gli insegnanti delle scuole intorno all'istituto da lei diretto fanno la fila per prendere un piatto di cibo per i loro alunni che non hanno da mangiare. Il ministero della Pubblica Istruzione, che in un primo momento aveva definito la denuncia come "propaganda", si e' visto costretto a riconoscere la gravita' del problema.

Come hanno detto alcuni insegnanti al quotidiano To Vima, il problema di denutrizione esiste e viene individuato piu' facilmente nelle scuole a pieno tempo: "Molti ragazzi vengono in classe senza il pranzo e dicono di averlo dimenticato a casa perche' si vergognano di dire la verita'". E non mancano nemmeno i casi di pazienti che, dopo essere guariti, non vogliono lasciare l'ospedale perche' non hanno dove andare a dormire.

Stanno uccidendo i greci, e non solo con la fame. L'Unità, qualche settimana fa:

I ricoveri nelle strutture private sono crollati del 30% tra il 2009 e il 2010, mente quelli negli ospedali pubblici sono aumentati del 24%. Contemporaneamente, gli ospedali pubblici hanno subito tagli per il 40% del loro budget, molti lavoratori sono stati licenziati e quindi il personale è carente. Le code per una visita o per un ricovero sono diventate lunghissime, tanto da scoraggiare i pazienti e da alimentare il sistema delle bustarelle elargite a medici e infermieri.

Inoltre, cominciano a scarseggiare alcuni medicinali. Molte ditte farmaceutiche hanno infatti deciso di sospendere l'approvvigionamento di farmaci agli ospedali greci perché le fatture non venivano pagate da anni. Un esponente della Roche ha dichiarato sempre al Wall Street Journal che il gruppo svizzero ha interrotto la fornitura di alcuni farmaci anticancro, Novo Nordisk ha smesso di mandare insulina e Leo Pharma non spedisce più un farmaco anticoagulante e uno contro la psoriasi.

Questo blog si occupa di Grecia da tempo. Nel dicembre 2008, tre anni fa, sapevamo già che i greci sarebbero stati "i primi". E Pietro cominciò a seguire da vicino la Grecia nel gennaio 2010, due anni fa. Malgrado ciò, sono stupita dalla rapidità con cui la situazione si sta deteriorando. Non possiamo fare altro che assistere inorriditi alla tragedia che si consuma a poche ore di navigazione dalle nostre coste, con la sempre più ineluttabile consapevolezza che i prossimi saremo noi.

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://crisis.blogosfere.it/

16 dicembre 2011

Disabili: tra 20 giorni migliaia di disabili senza reddito finiranno sotto i ponti


da Codacons

Il conto alla rovescia dei disabili senza reddito dei quali l'ex esecutivo si era dimenticato non inserendoli nel c.d. ''decreto mille proroghe'' scade il 31 dicembre, tra soli 20 giorni! In tale data, l'ultimo giorno dell'anno mentre la maggior parte di noi festeggerà in compagnia ed allegramente il capodanno, scadrà infatti l'ultima proroga agli sfratti.

L'On.Di Biagio (Fli) ha presentato però in Commissione Bilancio, presso la Camera dei Deputati, un emendamento che sposti le lancette dell'orologio avanti di altri dodici mesi, fissando il nuovo termini al 31 dicembre 2012.

Il Codacons chiede ai parlamentari tutti, ed ai nuovi ministri del governo Monti, di compiere un gesto doveroso ed evitare che si vengano a creare situazioni assurde e socialmente insostenibili. ''Non vogliamo neppure immaginare che la classe politica resti inerme dinanzi ai disagi dei più deboli, sarebbe grave e inaccettabile'', ha commentato il Presidente Codacons l'avv.Carlo Rienzi.

Letto su http://consumatori.myblog.it/

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18 ottobre 2011

Dalla povertà alla sostenibilità: le persone e lo sviluppo inclusivo


di Ban Ki-Moon***

È questo il tema centrale della Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Povertà del 17 ottobre, di fronte alla quale un preoccupato Segretario Generale delle Nazioni Unite dichiara che «solo ascoltando le persone e lottando per le loro speranze e le loro aspirazioni, costruiremo un mondo libero dalla povertà», sottolineando con forza che «in nome dell'austerità fiscale non possiamo ridurre i giusti investimenti sulla popolazione». Questioni fondamentali per l'intera umanità, così come il tentativo - che appare purtroppo difficilmente perseguibile - di raggiungere entro il 2015 gli otto Obiettivi del Millennio, fissati dall'ONU nel 2000, senza mai nemmeno dimenticare che i tanti milioni di persone con disabilità nel mondo sono quasi sempre "i più poveri tra i poveri"

Per decenni le Nazioni Unite hanno lavorato per liberare le persone dalla povertà. Abbiamo ottenuto grandi progressi, ma oggi questi risultati sono messi in dubbio.
Troppe persone, infatti, vivono nella paura: paura di perdere il loro lavoro; paura di non essere in grado di sfamare i propri familiari; paura di rimanere intrappolati per sempre in uno stato di povertà, privati del diritto fondamentale di vivere in buona salute, con dignità e speranza per il futuro.

Possiamo fronteggiare le sfide che incontriamo, dalla crisi economica al cambiamento climatico, dalla crescita dei costi del cibo e dell'energia, sino agli effetti dei disastri naturali.
Possiamo sconfiggerle mettendo le persone al centro del nostro lavoro. Troppo spesso, infatti, nei dibattiti che influenzeranno il nostro futuro, noto che mancano tre "grandi gruppi": i poveri, i giovani e... il pianeta.
Dato che lavoriamo per impedire un crollo finanziario, dobbiamo lavorare anche per impedire il crollo dello sviluppo globale e in nome dell'austerità fiscale non possiamo ridurre i giusti investimenti sulla popolazione.
La malaria può essere fermata, la crescita dell'AIDS può diventare un calo, milioni di madri possono essere salvate dalla mortalità in seguito al parto. Gli investimenti ecologici, infine, possono portare lavoro e crescita.

Queste non sono solo teorie, sta già succedendo e ora non è il momento di fare passi indietro, ora è venuto il momento di cercare ad ogni costo di raggiungere gli Obiettivi del Millennio*. Ora è il momento di prepararsi a sfruttare al massimo la cruciale Conferenza Rio +20** del prossimo anno sullo sviluppo sostenibile.
E insieme dobbiamo ascoltare le persone e lottare per le loro speranze e le loro aspirazioni. Solo così costruiremo un mondo libero dalla povertà.

*Gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals) compongono la campagna globale lanciata dall'ONU nel 2000 che ha fissato nel 2015 la fine del suo percorso. Essi sono i seguenti: "Eliminare fame e povertà estrema" - "Istruzione primaria per tutti" - "Pari opportunità fra i sessi" - "Ridurre la mortalità infantile" - "Migliorare la salute materna" - "Combattere HIV/AIDS e malaria" - "Assicurare la sostenibilità ambientale" - "Sviluppare un'alleanza globale per lo sviluppo". Vale poi sempre la pena ricordare come tali Obiettivi siano profondamente connessi alla condizione di milioni di persone con disabilità nel mondo, quasi sempre "i più poveri tra i poveri".

**La Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile si terrà appunto a Rio de Janeiro, in Brasile, dal 4 al 6 giugno 2012.

***Segretario generale delle Nazioni Unite. Messaggio diffuso in occasione della Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Povertà del 17 ottobre 2011. Traduzione e adattamento a cura di Chiara Elsa Odelli del Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite (UNRIC) per l'Europa Occidentale - Zona di Italia, San Marino, Malta e Santa Sede. Per approfondire cliccare qui, all'interno del portale ONU (testo in lingua inglese).

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://www.superando.it/

17 ottobre 2011

Caritas: in Italia 8,3 milioni di poveri

16/10/2011 - La fotografia del Paese nel rapporto realizzato con la Fondazione Zancan. Allarme giovani: il 20% è under 35.

Dalla fotografia del rapporto cambia il volto della povertà che
ora coinvolge "pesantemente l'intero nucleo familiare: tutti
si trovano a vivere, in modi diversi, una condizione di stress
e di sofferenza, anche le donne e i giovani pagano il prezzo
più alto". Ad esempio, nel 2004 il 75% dei problemi si riferiva
ai bisogni di carattere primario (casa, cibo, sanità, etc), nel 2010
tale valore ha raggiunto l'81,9% mentre le problematiche post
materiali (come disagio psicologico e dipendenze) passano dal 25
al 18,1%.
Hanno casa, macchina, lavoro. Eppure non riescono ad arrivare alla fine del mese. Il fenomeno dei nuovi poveri, in Italia, continua ad allargarsi e la conferma arriva dal rapporto Caritas-Fondazione Zancan. In quattro anni (2007-2010) le richieste di aiuto economico rivolte ai Centri di Ascolto delle Caritas Diocesane sono aumentate dell’80,8%. Fra gli italiani, con un +42,5% - afferma il rapporto dall’emblematico titolo ’Poveri di dirittì - si è registrato l’incremento maggiore delle persone che si sono rivolte ai centri mentre fra gli stranieri si è avuto il +13,9%. Al primo posto fra i problemi segnalati c’è la povertà economica, seguono i problemi occupazionali ed abitativi; al quarto posto, i problemi familiari.

Nel complesso, in 4 anni è aumentata dell’83,1% la richiesta di coinvolgimento di soggetti esterni (come gruppi di volontariato, enti pubblici o privati, persone o famiglie, parrocchie). Forte anche l’aumento delle richieste di sussidi economici (+80,8%) e di consulenze professionali (+46,1%). Diminuiscono invece le richieste di sostegno socio-assistenziale (-38,6%) ma anche quelle di lavoro (-8,5%). Rispetto alle risposte fornite dalla Caritas, aumenta il coinvolgimento di soggetti terzi (+90%) come anche l’erogazione di sussidi economici e di beni primari: rispettivamente, +70% e +40,8%.

La questione abitativa diventa «un’emergenza» i cui problemi in 4 anni sono aumentati del 23,6%. Altro dato in forte aumento: dal 2005 al 2010, il numero dei giovani che si è rivolto ai centri è aumentato del 59,6%; il 76,1% (era il 70% 5 anni prima) di questi non studia nè lavora.

Particolarmente vulnerabili si confermano gli stranieri che rappresentano il 70% delle persone che si rivolgono ai centri. Secondo un campione degli operatori della Caritas, il disagio maggiore è fra gli immigrati che vivono da soli in Italia, quelli di sesso maschile, con età compresa fra i 25 e 44 anni. In genere hanno problemi di lavoro (66,4%) e situazioni di povertà economica (62,5%).

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://www3.lastampa.it/

21 settembre 2011

L’Europa minaccia di tagliare l’aiuto alimentare ai più poveri


I ministri dell’agricoltura dei 27 non sono riusciti a mettersi d’accordo oggi sul mantenimento del Programma europeo di aiuto ai più poveri, che dall’87 interviene con aiuti alle banche alimentari, che servono pasti ai cittadini più poveri dell’Unione. 18 milioni di persone si rivolgono oggi a queste banche per mangiare in 19 paesi della Ue, e tra gli stati dove il programma è più sollecitato ci sono l’Italia, la Polonia e la Francia. La decisione, per il momento, è stata rimandata al prossimo consiglio agricoltura, ad ottobre.
Sei paesi – Germania, Gran Bretagna, Olanda, Repubblica Ceca, Danimarca e Svezia – contestano il Programma. Si sono rivolti alla Corte di giustizia d’Europa per farlo annullare. Nell’aprile scorso, la Corte ha dato loro ragione. E’ quindi in forse l’erogazione di 480 milioni di aiuti, che servono alle associazioni (in Francia, Croix Rouge, Secours catholique, Secours Populaire, Resto du coeur ecc.) per comprare i prodotti alimentari da distribuire. I sei paesi contestano  il meccanismo, che pesa sul bilancio della Pac, la politica agricola comunitaria. Osservano che questo programma non rispetta le regole della Wto. “Non abbiamo nulla contro gli aiuti ai poveri – spiega un diplomatico di uno dei paesi contrari – ma questo dipende dalle politiche sociali, che sono l’appannaggio degli stati” e non dell’Ue.
L’idea di creare questo Programma era venuta nell’87 all’allora presidente della Commissione, Jacques Delors. A quei tempi, la Pac, il più grosso bilancio della Ue, produceva degli “eccedenti”. Per non buttarli via, era stato deciso di devolverli all’aiuto ai poveri. Ma, nel corso degli anni, la Pac è stata riformata. Gli “eccedenti” non ci sono più. Il bilancio della Pac ha cosi’ continuato a finanziare il Programma, versando un contributo. L’Eliseo, con un comunicato, ricorda che la Francia “è molto legata al Programma di aiuto”, “prova tangibile del principio di solidarietà europea”. Sarkozy afferma che sarebbe “inaccettabile che l’Europa abbandoni i più deboli”. Ma mentre si riparla di intervenire per salvare le banche, i 18 milioni di poverissimi (e gli 80 milioni che potrebbero andare ad ingrossare la fila di coloro che si rivolgono alle banche alimentari, perché vivono sotto la soglia della povertà nella ricca Europa) interessano sempre meno. Le banche alimentari potrebbero non riuscire più a servire i milioni di pasti che distribuiscono ogni giorno. Gli stati non hanno nessuna intenzione di sostituirsi al finanziamento proveniente dal bilancio della Pac.

Anna Maria
Da il Manifesto