Quanto spreca l’Italia per l’accertamento dell’invalidità? E quanto deriverebbe in termini di risparmio dalla semplificazione amministrativa? È l’oggetto di una elaborazione propositiva che la Federazione per il Superamento dell’Handicap invierà nei prossimi giorni ai Ministeri della Salute, della Funzione Pubblica, del Lavoro e delle politiche sociali, e dell’Economia.
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04 luglio 2013
31 ottobre 2012
Disabili "Soldi a famiglie, non alle cliniche". Le associazioni protestano a Montecitorio
Fondi Azzerati per la non autosufficienza. Le associazioni protestano oggi a Montecitorio. “L’aiuto diretto costa meno dei ricoveri”. Il governo Monti ha azzerato il fondo per la non autosufficienza e tagliato del 90% le spese per le politiche sociali. Ma il modo per risparmiare, dicono le associazioni, c'è: i "progetti di vita indipendente", alternativi alle cliniche.
Leggi l'articolo da Il Fatto Quotidiano
Fondi azzerati, disabili in piazza 'Soldi a famiglie, non alle cliniche'
di Franz Baraggino e Thomas Mackinson
Leggi l'articolo da il Fatto Quotidiano:
L'aiuto diretto costa meno di un ricovero e migliora la vita. Ma in Italia non si fa
20 ottobre 2012
42 disabili gravi annunciano lo sciopero della fame
Sclerosi Laterale Amiotrofica: sciopero della fame a oltranza - di Giovanni Longo
La mia protesta insieme ad altri 42 Disabili gravi in Italia per l’Assistenza Domiciliare. Oggi la lista completa dei Malati e Disabili gravi e gravissimi che aderiranno da domenica 21 c.m., allo sciopero della fame è stata consegnata al Governo. “Se non riceveremo risposta, da domenica 21 ottobre saremo in 43 in tutta Italia, di cui 21 tracheostomizzati, ad interrompere gradualmente l’alimentazione”.
La mia protesta insieme ad altri 42 Disabili gravi in Italia per l’Assistenza Domiciliare. Oggi la lista completa dei Malati e Disabili gravi e gravissimi che aderiranno da domenica 21 c.m., allo sciopero della fame è stata consegnata al Governo. “Se non riceveremo risposta, da domenica 21 ottobre saremo in 43 in tutta Italia, di cui 21 tracheostomizzati, ad interrompere gradualmente l’alimentazione”.
17 ottobre 2012
I Disabili Gravissimi d'Italia mettono in atto la loro protesta
A partire
dal 21 ottobre p.v., disabili gravissimi di ogni Regione Italiana cominceranno
uno sciopero della fame per obbligare il Governo all'ascolto delle loro vitali
esigenze. Il Comitato 16 Novembre Onlus ritiene, dopo 3 presidi, che non sia
più sopportabile l'accanimento contro i più deboli, in particolare contro i
disabili.
Non si
può più procrastinare il diritto all'assistenza né giocare a rimpiattino sulla
pelle dei disabili gravissimi!
Il
Governo ha deciso di dedicare parte dei 658 milioni dell'art. 23 comma 8, legge
Spending Review, alla non autosufficienza, in particolare ai disabili
gravissimi ma a tutt'oggi, vi è la mancanza assoluta di un piano organico per
la non autosufficienza.
Questo
governo pare voglia giocare a nascondino, sostenuto da una maggioranza che
nulla obietta!!!
12 ottobre 2012
Spending Review, disabili costretti allo sciopero della fame
La situazione sta diventando giorno dopo giorno sempre più insostenibile ed è per questo che un gruppo di disabili, sempre più esasperati e disposti a tutto, insieme alle loro famiglie, hanno organizzato un presidio di protesta in Piazza Montecitorio a Roma. Sono li dal 10 Ottobre e stanno attuando anche lo sciopero della fame, che si protrarrà fino a quando il Presidente del Consiglio Mario Monti, non instaurerà con loro un tavolo di discussione.
30 settembre 2012
Scuola e disabili, tra sprechi e tagli. L'Italia al 31° posto su 32 secondo l'Ocse
Da tutta Italia giungono notizie di alunni disabili delle classi dell'obbligo cui l'assistenza a scuola viene ridotta, trasformata se non addirittura cancellata. I 215.000 bambini portatori di handicap che hanno appena cominciato l'anno scolastico hanno scoperto, come risulta da un'indagine di Tutti a Scuola, che dovranno fare a meno di 65.000 insegnanti di sostegno (circa 120.000 bambini scoperti)
di LUCA ATTANASIO - Sarà anche composto da tecnici, professori e personalità in gran parte provenienti dall'ambiente accademico, ma il governo non sembra darsi molta pena per l'istruzione degli italiani. Le statistiche OCSE 2 non lasciano spazio a fraintendimenti: siamo al 31° posto (su 32) della classifica per investimenti nella scuola. Una parabola discendente che non conosce sosta, se è vero che dal già allarmante 9,8% delle spese totali destinato alla scuola del 2000, siamo passati al 9, contro il 13 della media OCSE. Una delle istituzioni più democratiche e - almeno fino a un po' di tempo fa - più funzionanti del nostro Paese, arranca svilita tra tagli e poca considerazione. E tra le sue pieghe scopre, dopo anni gloriosi che l'hanno portata a modello di inclusione in tutto il mondo, una sempre più inquietante incapacità a farsi carico degli studenti più deboli.
Disabili a scuola: solo tagli.
di LUCA ATTANASIO - Sarà anche composto da tecnici, professori e personalità in gran parte provenienti dall'ambiente accademico, ma il governo non sembra darsi molta pena per l'istruzione degli italiani. Le statistiche OCSE 2 non lasciano spazio a fraintendimenti: siamo al 31° posto (su 32) della classifica per investimenti nella scuola. Una parabola discendente che non conosce sosta, se è vero che dal già allarmante 9,8% delle spese totali destinato alla scuola del 2000, siamo passati al 9, contro il 13 della media OCSE. Una delle istituzioni più democratiche e - almeno fino a un po' di tempo fa - più funzionanti del nostro Paese, arranca svilita tra tagli e poca considerazione. E tra le sue pieghe scopre, dopo anni gloriosi che l'hanno portata a modello di inclusione in tutto il mondo, una sempre più inquietante incapacità a farsi carico degli studenti più deboli.
Disabili a scuola: solo tagli.
29 settembre 2012
Lazio, centro con 30 disabili chiude a causa dei tagli
di Silvia D’Onghia - A causa dei 150 milioni di euro in meno sulla spesa sanitaria, un centro per disabili di Cassino non ce l'ha fatta. La situazione sarà sempre più difficile per tutte le prestazione e gli enti: dai soldi dei sussidi e ai centri diurni, alla continuità terapeutica; dagli organici nei servizi ai Centri di Salute Mentale fino ai piani di zona.
“Quando Chiara saliva sul pulmino, per prima cosa mi sedevo dieci minuti. Avevo bisogno di riposarmi. Poi tornavo a casa e mi dedicavo agli altri figli, oppure ai miei genitori di 80 anni. O qualche volta mi concedevo persino il lusso di una vetrina. Ora non so più dove sbattere la testa”. La signora Ivana Russo è un fiume in piena. Cinquantenne, moglie di un macchinista in pensione e madre di tre figli. Abitano in un piccolo centro della provincia di Frosinone, Pontecorvo, a due passi da Cassino. Chiara è la primogenita: “Ha avuto problemi durante il parto, 30 anni fa”. Chiara ha una grave disabilità: “È aggressiva, ha bisogno di continua assistenza, a casa spacca tutto. Io l’ho presa come una missione, mi aiuta tanto la fede. Ma sono stanca, e soprattutto ora che il centro ha chiuso non so più come fare. E io sono fortunata: ci sono mamme che hanno tentato il suicidio”.
“Quando Chiara saliva sul pulmino, per prima cosa mi sedevo dieci minuti. Avevo bisogno di riposarmi. Poi tornavo a casa e mi dedicavo agli altri figli, oppure ai miei genitori di 80 anni. O qualche volta mi concedevo persino il lusso di una vetrina. Ora non so più dove sbattere la testa”. La signora Ivana Russo è un fiume in piena. Cinquantenne, moglie di un macchinista in pensione e madre di tre figli. Abitano in un piccolo centro della provincia di Frosinone, Pontecorvo, a due passi da Cassino. Chiara è la primogenita: “Ha avuto problemi durante il parto, 30 anni fa”. Chiara ha una grave disabilità: “È aggressiva, ha bisogno di continua assistenza, a casa spacca tutto. Io l’ho presa come una missione, mi aiuta tanto la fede. Ma sono stanca, e soprattutto ora che il centro ha chiuso non so più come fare. E io sono fortunata: ci sono mamme che hanno tentato il suicidio”.
17 settembre 2012
Grazie ai continui tagli alla scuola alcuni bambini disabili rimarranno a casa!
Sono una mamma di Milano, mio figlio frequenta la 4 elementare in una scuola attenta, con docenti pronte all'integrazione e alla collaborazione ... in questi giorni mi sento mamma di tutti i bambini con disabilità che non hanno potuto iniziare, ancora una volta, la scuola in modo sereno ... come dovrebbe essere, come tutti i bambini senza bisogni educativi speciali.
La situazione è tragica: a Milano - per fare un esempio - nelle scuole mancano il 50-70% di insegnanti di sostegno, perchè non ancora nominati ... e spesso non corrispondono alle esigenze e richieste (fatte tramite GLHO e ratificate da GLH I) delle singole scuole ... da quest'anno nemmeno gli educatori hanno accolto i nostri ragazzi ... molte scuole cercano in tutti i modi di affrontare l'emergenza, accolgono i bimbi, seguono i più gravi con le risorse ormai al lumicino e gli altri????
... corso di sopravvivenza, oppure viene chiesto alle famiglie di tenerli a casa ... fino a data da definire!
16 settembre 2012
E' allarme per gli alunni disabili "I tagli impediscono di assisterli"
I presidi: "Non sappiamo davvero cosa fare". Palazzo Marino ha ridotto le ore degli educatori. E Colosio ha inaugurato l'anno fra le proteste dei dirigenti mancati per la vicenda del concorso.
Nei casi limite le ore sono state più che dimezzate. Ma l’allarme arriva anche dagli istituti dove il taglio è stato meno pesante: fra gli insegnanti di sostegno che mancano, le maestre ridotte all’osso e i bidelli che non bastano più per dare una mano, la situazione per i bambini disabili, in continuo aumento, ora rischia di diventare insostenibile. Dopo l’emergenza presidi - i vincitori del concorso annullato hanno protestato durante l’inaugurazione ufficiale dell’anno scolastico ricevendo la solidarietà del direttore regionale Giuseppe Colosio - ora è l’assistenza ai portatori di handicap a mettere a dura prova le scuole milanesi. In questi giorni sono state inviate da Palazzo Marino le lettere con cui a ogni istituto vengono comunicate le ore di disponibilità degli educatori che seguono i casi più gravi: alunni in carrozzella che hanno bisogno di qualcuno per muoversi, oltre all’insegnante di sostegno in classe. Bambini che devono essere imboccati, cambiati, seguiti in tutto. Lettere, però, che hanno scatenato le ire dei dirigenti.
Nei casi limite le ore sono state più che dimezzate. Ma l’allarme arriva anche dagli istituti dove il taglio è stato meno pesante: fra gli insegnanti di sostegno che mancano, le maestre ridotte all’osso e i bidelli che non bastano più per dare una mano, la situazione per i bambini disabili, in continuo aumento, ora rischia di diventare insostenibile. Dopo l’emergenza presidi - i vincitori del concorso annullato hanno protestato durante l’inaugurazione ufficiale dell’anno scolastico ricevendo la solidarietà del direttore regionale Giuseppe Colosio - ora è l’assistenza ai portatori di handicap a mettere a dura prova le scuole milanesi. In questi giorni sono state inviate da Palazzo Marino le lettere con cui a ogni istituto vengono comunicate le ore di disponibilità degli educatori che seguono i casi più gravi: alunni in carrozzella che hanno bisogno di qualcuno per muoversi, oltre all’insegnante di sostegno in classe. Bambini che devono essere imboccati, cambiati, seguiti in tutto. Lettere, però, che hanno scatenato le ire dei dirigenti.
26 aprile 2012
Il governo boccia il fondo per i disabili. L’assistenza a carico delle famiglie.
Che fine farà mio figlio quando io non ci sarò più? Chi lo assisterà? E’ questa una delle domande angoscianti che si pongono tutti i genitori che hanno un figlio disabile, in particolare con disabilità psichiche. La risposta, per ora, non verrà senz’altro dal Governo, che ha bocciato l’istituzione di un fondo ad hoc, da 150 milioni di euro, per i disabili gravi nel momento in cui restano senza familiari che li possano accudire, anche ribattezzato fondo per il ‘dopo di noi’. Nell’ultima audizione della commissione Affari sociali infatti, Cecilia Guerra, sottosegretario alle Politiche sociali, ha dato parere negativo al provvedimento che è all’esame dei deputati dal 2010.
Una decisione che, oltre a suscitare le critiche bipartisan dei membri della commissione, ha lasciato di stucco tutti quei genitori che attendevano una risposta. E non sono pochi. In Italia, secondo i dati del Censis, ci sono 4,1 milioni di persone disabili, pari al 6,7% della popolazione, e 2,6 milioni sono in condizioni particolarmente gravi, di cui oltre 200mila residenti in presidi socio-sanitari. “Le famiglie di questi ragazzi – spiega Pietro Barbieri, presidente della Fish (Federazione italiana superamento handicap – vorrebbero che i figli, una volta che loro non ci sono più, fossero seguiti in strutture di tipo familiare, con 6-8 posti letto, e non in residenze socio assistenziali (rsa) per anziani, dove ci sono molte più persone”. Finora in Italia sono sorte alcune case per il ‘dopo di noi’, ma in numero insufficiente al fabbisogno. I finanziamenti nazionali hanno dato il via “a start up – continua Barbieri – ma se ne sono sviluppate poche, perchè gli enti locali non hanno contribuito. Di fatto, mentre da Roma in su esistono delle reti, dalla capitale in giù c’è praticamente il deserto, o molto poco”. Il problema del dopo di noi riguarderebbe, secondo le stime della Fish, una parte dei 2,6 milioni di disabili gravi, composti per due terzi da anziani e per un terzo da giovani. “La questione coinvolge soprattutto quest’ultimo gruppo – continua Barbieri – pari a circa 860mila persone. Senza contare che, quando i loro genitori invecchiano, spesso diventano disabili anche loro e le difficoltà aumentano”.
Ma il sottosegretario, pur riconoscendo il “grande rilievo” del tema affrontato dal provvedimento, ha dato parere negativo perchè non è “stato seguito il metodo giusto” per risolvere il problema dell’assistenza a queste persone e ha chiesto un ripensamento alla Commissione sull’istituzione del fondo, perché è un tema molto importante “da affrontare però nell’ambito di una politica di programmazione più generale”. Parole ambigue, secondo i deputati, che avrebbero preferito una maggiore chiarezza e che il sottosegretario riconoscesse esplicitamente che non ci sono risorse sufficienti. Da qui l’invito dei democratici all’esecutivo “a ripensare il parere negativo” e a “tornare in commissione con una proposta”.
E mentre Giovanni Pagano, presidente della Fand (Federazione fra le associazioni nazionali dei disabili) si dice “profondamente deluso” e spera ancora che il governo cambi idea, magari grazie all’incontro che hanno chiesto proprio con il sottosegretario Guerra, per Pietro Barbieri ormai “il fondo per il dopo di noi è defunto. Anche perchè dal 2013 non dovrebbero più esserci fondi nazionali per le politiche sociali, in virtù del federalismo fiscale. E quindi o si provvederà con una quota percentuale tramite il federalismo fiscale, o il sostegno alla disabilità potrà contare solo sulla sensibilità dei Comuni”.
Il problema è che servono politiche sociali degne di questo nome, “visto che in questo momento, per via dei tagli decisi dagli ex ministri Tremonti e Sacconi, c’è il 37% delle risorse in meno – aggiunge – Hanno infatti sforbiciato il fondo per le politiche sociali, passato da 929,3 milioni di euro nel 2008 a meno di 220 milioni nel 2011, e non finanziato quello per la non autosufficienza con un taglio netto di 400 milioni. E gli effetti iniziano già a vedersi. Il comune di Torino sta tagliando il 30% dei servizi sociali, così come la Lombardia, mentre in Campania e nelle altre regioni meridionali si rischia di arrivare al 70% di tagli. La sostanza è che dallo Stato non arriva più un euro e la spesa per le politiche sociali che coinvolgono disabili, anziani, minori, rom, ecc ammonta solo allo 0,4% del Pil”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/
Per Approfondire leggi
L’assistenza integrale al disabile grave nel “dopo-di-noi” ovvero come realizzare un’assistenza di qualità familiare fuori dalla famiglia (da Associazione ABC)
Disabili, la protesta delle famiglie: «Ignorati dalla politica, aiutateci» (da roma.corriere.it)
Redatto da Raimondo per Niente Barriere
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Una decisione che, oltre a suscitare le critiche bipartisan dei membri della commissione, ha lasciato di stucco tutti quei genitori che attendevano una risposta. E non sono pochi. In Italia, secondo i dati del Censis, ci sono 4,1 milioni di persone disabili, pari al 6,7% della popolazione, e 2,6 milioni sono in condizioni particolarmente gravi, di cui oltre 200mila residenti in presidi socio-sanitari. “Le famiglie di questi ragazzi – spiega Pietro Barbieri, presidente della Fish (Federazione italiana superamento handicap – vorrebbero che i figli, una volta che loro non ci sono più, fossero seguiti in strutture di tipo familiare, con 6-8 posti letto, e non in residenze socio assistenziali (rsa) per anziani, dove ci sono molte più persone”. Finora in Italia sono sorte alcune case per il ‘dopo di noi’, ma in numero insufficiente al fabbisogno. I finanziamenti nazionali hanno dato il via “a start up – continua Barbieri – ma se ne sono sviluppate poche, perchè gli enti locali non hanno contribuito. Di fatto, mentre da Roma in su esistono delle reti, dalla capitale in giù c’è praticamente il deserto, o molto poco”. Il problema del dopo di noi riguarderebbe, secondo le stime della Fish, una parte dei 2,6 milioni di disabili gravi, composti per due terzi da anziani e per un terzo da giovani. “La questione coinvolge soprattutto quest’ultimo gruppo – continua Barbieri – pari a circa 860mila persone. Senza contare che, quando i loro genitori invecchiano, spesso diventano disabili anche loro e le difficoltà aumentano”.
Ma il sottosegretario, pur riconoscendo il “grande rilievo” del tema affrontato dal provvedimento, ha dato parere negativo perchè non è “stato seguito il metodo giusto” per risolvere il problema dell’assistenza a queste persone e ha chiesto un ripensamento alla Commissione sull’istituzione del fondo, perché è un tema molto importante “da affrontare però nell’ambito di una politica di programmazione più generale”. Parole ambigue, secondo i deputati, che avrebbero preferito una maggiore chiarezza e che il sottosegretario riconoscesse esplicitamente che non ci sono risorse sufficienti. Da qui l’invito dei democratici all’esecutivo “a ripensare il parere negativo” e a “tornare in commissione con una proposta”.
E mentre Giovanni Pagano, presidente della Fand (Federazione fra le associazioni nazionali dei disabili) si dice “profondamente deluso” e spera ancora che il governo cambi idea, magari grazie all’incontro che hanno chiesto proprio con il sottosegretario Guerra, per Pietro Barbieri ormai “il fondo per il dopo di noi è defunto. Anche perchè dal 2013 non dovrebbero più esserci fondi nazionali per le politiche sociali, in virtù del federalismo fiscale. E quindi o si provvederà con una quota percentuale tramite il federalismo fiscale, o il sostegno alla disabilità potrà contare solo sulla sensibilità dei Comuni”.
Il problema è che servono politiche sociali degne di questo nome, “visto che in questo momento, per via dei tagli decisi dagli ex ministri Tremonti e Sacconi, c’è il 37% delle risorse in meno – aggiunge – Hanno infatti sforbiciato il fondo per le politiche sociali, passato da 929,3 milioni di euro nel 2008 a meno di 220 milioni nel 2011, e non finanziato quello per la non autosufficienza con un taglio netto di 400 milioni. E gli effetti iniziano già a vedersi. Il comune di Torino sta tagliando il 30% dei servizi sociali, così come la Lombardia, mentre in Campania e nelle altre regioni meridionali si rischia di arrivare al 70% di tagli. La sostanza è che dallo Stato non arriva più un euro e la spesa per le politiche sociali che coinvolgono disabili, anziani, minori, rom, ecc ammonta solo allo 0,4% del Pil”.
di Adele Lapertosa
La versione integrale di questo articolo è presente sul sitohttp://www.ilfattoquotidiano.it/
Per Approfondire leggi
L’assistenza integrale al disabile grave nel “dopo-di-noi” ovvero come realizzare un’assistenza di qualità familiare fuori dalla famiglia (da Associazione ABC)
Disabili, la protesta delle famiglie: «Ignorati dalla politica, aiutateci» (da roma.corriere.it)
Redatto da Raimondo per Niente Barriere
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31 gennaio 2012
Nuovi ticket sanitari su pannoloni, prodotti per diabetici e cibi per celiaci
Balzello: «Il ticket sanitario serve per disincentivare prestazioni inutili». Le Regioni frenano sul documento tecnico. Chiudono gli ospedali con meno di 120 posti
Niente più pediatra per gli adolescenti tra 6 e 14 anni, colpo di acceleratore sulla chiusura dei 220 piccoli ospedali da riconvertire in strutture per l’assistenza territoriale e ticket nuovi di zecca per i così detti dispositivi medici: dai pannoloni all’ossigeno terapeutico, dai prodotti per i diabetici agli alimenti per i celiaci. Sempre chiamando gli assistiti a contribuire in misura commisurata al reddito, riveduto a corretto dal «sanitometro».
Si arricchisce di altri particolari il documento tecnico messo a punto mercoledì dal conclave degli assessori regionali alla sanità e del quale oggi, dopo le anticipazioni a mezzo stampa, nessuno vuole rivendicare la paternità. Uscito dalla Conferenza di ieri convocata proprio per discutere il nuovo Patto per la salute 2013-2015, il presidente delle Regioni Vasco Errani, si è affrettato a precisare «che non c’è nessun documento messo a punto dagli assessori sui ticket». Una smentita che non cancella le 51 pagine del documento discusso per un’intera giornata ieri l’altro, e che, del resto, parte dalla stessa considerazione di Errani, ossia che il finanziamento 2013-2014 della sanità, «così come previsto dalla manovra d'agosto è per le regioni insostenibile».
Come dire che qualche soluzione va trovata per tamponare il taglio da 8 miliardi per i prossimi due anni. O con nuove risorse, magari derivati dalla tassa sul cibo spazzatura o tagliando sprechi dove ancora c'è da tagliare, come negli ospedali da meno di 120 posti letto.
Soluzione, quest'ultima, sulla quale nessuno vuole metterci la faccia, ma alla quale le regioni «amiche» del Governo stanno lavorando per evitare il default del servizio sanitario nazionale.
Nel frattempo fa già discutere l’ipotesi di assegnare ai pediatri unicamente i bambini da 0 a 6 anni, affidando i ragazzi da 7 a 14 anni alle cure del medico di famiglia.
Ipotesi contro la quale insorge la federazione dei pediatri, la Fimp, per la quale il progetto «contrasta con i convincimenti di tutta la comunità scientifica internazionale, concorde nel ritenere inamovibile il principio che l'età pediatrica va da zero a 14 anni».
A preoccupare il presidente della Federazione di Asl e ospedali (Fiaso), Giovanni Monchiero, è invece il fatto che «già oggi la carenza di risorse rende difficili i rapporti con gli operatori sanitari e i fornitori delle aziende sanitarie».
Allarme che per la Fiaso rende «perfettamente condivisibile il richiamo delle regioni a partire dal fabbisogno sanitario per definire le risorse necessarie alla sanità». Fabbisogno che per le stesse regioni sarebbe da qui al 2015 di ben 17 miliardi superiore al fondo sanitario nazionale. Una voragine che non sarà facile coprire senza mettere mano alla leva dei ticket.
Ma di questo si tornerà a discutere l'8 febbraio, quando i Governatori si riuniranno di nuovo per definire una linea comune sul Patto per la salute.
La versione originale di questo articolo è presente sul sito:
http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/440038/
di PAOLO RUSSO
| (immagine di ilserpentedigaleno.blogosfere.it) |
Niente più pediatra per gli adolescenti tra 6 e 14 anni, colpo di acceleratore sulla chiusura dei 220 piccoli ospedali da riconvertire in strutture per l’assistenza territoriale e ticket nuovi di zecca per i così detti dispositivi medici: dai pannoloni all’ossigeno terapeutico, dai prodotti per i diabetici agli alimenti per i celiaci. Sempre chiamando gli assistiti a contribuire in misura commisurata al reddito, riveduto a corretto dal «sanitometro».
Si arricchisce di altri particolari il documento tecnico messo a punto mercoledì dal conclave degli assessori regionali alla sanità e del quale oggi, dopo le anticipazioni a mezzo stampa, nessuno vuole rivendicare la paternità. Uscito dalla Conferenza di ieri convocata proprio per discutere il nuovo Patto per la salute 2013-2015, il presidente delle Regioni Vasco Errani, si è affrettato a precisare «che non c’è nessun documento messo a punto dagli assessori sui ticket». Una smentita che non cancella le 51 pagine del documento discusso per un’intera giornata ieri l’altro, e che, del resto, parte dalla stessa considerazione di Errani, ossia che il finanziamento 2013-2014 della sanità, «così come previsto dalla manovra d'agosto è per le regioni insostenibile».
Come dire che qualche soluzione va trovata per tamponare il taglio da 8 miliardi per i prossimi due anni. O con nuove risorse, magari derivati dalla tassa sul cibo spazzatura o tagliando sprechi dove ancora c'è da tagliare, come negli ospedali da meno di 120 posti letto.
Soluzione, quest'ultima, sulla quale nessuno vuole metterci la faccia, ma alla quale le regioni «amiche» del Governo stanno lavorando per evitare il default del servizio sanitario nazionale.
Nel frattempo fa già discutere l’ipotesi di assegnare ai pediatri unicamente i bambini da 0 a 6 anni, affidando i ragazzi da 7 a 14 anni alle cure del medico di famiglia.
Ipotesi contro la quale insorge la federazione dei pediatri, la Fimp, per la quale il progetto «contrasta con i convincimenti di tutta la comunità scientifica internazionale, concorde nel ritenere inamovibile il principio che l'età pediatrica va da zero a 14 anni».
A preoccupare il presidente della Federazione di Asl e ospedali (Fiaso), Giovanni Monchiero, è invece il fatto che «già oggi la carenza di risorse rende difficili i rapporti con gli operatori sanitari e i fornitori delle aziende sanitarie».
Allarme che per la Fiaso rende «perfettamente condivisibile il richiamo delle regioni a partire dal fabbisogno sanitario per definire le risorse necessarie alla sanità». Fabbisogno che per le stesse regioni sarebbe da qui al 2015 di ben 17 miliardi superiore al fondo sanitario nazionale. Una voragine che non sarà facile coprire senza mettere mano alla leva dei ticket.
Ma di questo si tornerà a discutere l'8 febbraio, quando i Governatori si riuniranno di nuovo per definire una linea comune sul Patto per la salute.
La versione originale di questo articolo è presente sul sito:
http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/440038/
Argentin: “Ausili ai disabili: è allucinante che nessuno ne parli”
| (Ileana Argentin, deputata PD immagine di liberamentesemplice.wordpress.com) |
Argentin fa degli esempi concreti: “La batteria per una ruota di una carrozzina elettronica costa 220 euro, per muoversi ne servono dunque 440 euro e durano al massimo 60-80 giorni. Allo stesso modo cambiare una ruota costa 90 euro”.
“In nessun modo riusciamo ad aprire uno spiraglio per cui i giovani e gli stessi disabili si possano mettere a fare una cooperativa o un’azienda loro – conclude la deputata – Speriamo che i ministri tecnici abbiano consapevolezza che la liberalizzazione non tocca solo le lobbies piu’ consumate dal punto di vista politico, ma anche altre che si nascondono dietro il sociale e molte volte dietro alla disperazione”.
Fonte http://www.ileanaargentin.it/?p=735
30 ottobre 2011
Disabili si son gettati a terra e si sono finti morti per protestare contro i tagli (VIDEO)
Bologna, Piazza Maggiore. I disabili e le loro famglie protestano contro i tagli ai fondi per la disabilità e ai servizi. Video di Giovanni Stinco (da il canale di antefattoblog)
29 ottobre 2011
Oggi a Bologna flash mob dei disabili, si getteranno a terra fingendosi morti
E' prevista per oggi una clamorosa protesta annunciata da alcuni disabili, e da numerose associazioni del settore, che in piazza Nettuno a Bologna si getteranno a terra per cinque lunghissimi minuti, fingendosi morti, per contestare i pesantissimi tagli al welfare che stanno uccidendo i disabili e le loro famiglie.
Scenderanno in piazza e si immobilizzeranno simulando un olocausto che, nel silenzio assoluto dei media nazionali, si sta avvicinando su un'intera e numerosa generazione.
I protagonisti della giornata di oggi saranno i disabili e le loro famiglie, ma anche chi lavora con loro tutti i giorni, gli educatori sociali e le associazioni di volontariato in primis, ma anche tutte quelle persone, speriamo tante, che vorranno solidarizzare con una parte importante della società italiana.
24 settembre 2011
Manovra bis, Regioni: “Nel 2012 dimezzate risorse servizi sociali”
ROMA – “Nel 2012, con forte incertezza anche per gli anni che seguono, le risorse per i servizi sociali saranno dimezzate: non solo per la mancanza dei finanziamenti nazionali, ma per i pesanti tagli effettuati ai bilanci regionali e comunali”. Lo affermano in un documento gli assessori regionali e comunali alle Politiche Sociali e Sindaci.
Dal 2010 tra Regioni e Comuni, affermano gli amministratori, “sono stati eliminati oltre 10 miliardi a cui si aggiungono quelli dei Ministeri che contengono anche spese finalizzate per servizi sociali e altre attivita’ come il trasporto locale, il sostegno agli affitti”.
“Il mancato rifinanziamento del Fondo per le ‘Non Autosufficienze’ – si legge nel documento – ha tolto benefici ad oltre 50 mila anziani cosi’ come i tagli subiti al Fondo Minori e Famiglie, impediranno la conservazione dei benefici in atto: almeno 20 mila nuovi nati non avranno la possibilita’ di entrare nei nidi di infanzia o di avere servizi dedicati”. In sintesi, i tagli alle Politiche Sociali produrranno “impoverimento delle famiglie, particolarmente quelle con figli; Eliminazione di nuovi ingressi ai nidi e alle scuole materne con grossi problemi per le famiglie e per le donne lavoratrici; Diminuzione delle prestazioni per i disabili; Riduzione dell’assistenza domiciliare e residenziale agli anziani e ai non autosufficienti per i quali saranno diminuiti anche i supporti per il lavoro di cura privato, con l’aumento di uso inappropriato del Pronto Soccorso e di posti ospedalieri; Ricaduta sui Lea sociosanitari delle limitazioni alla spesa sanitaria, che con l’aggravio dei tagli al sociale, avra’ diretta influenza sui costi dei servizi integrati per minori, disabili e anziani; Impossibilita’ a avviare strutture costruite ex novo o riattivate; Estrema criticita’ a collegare misure di supporto sociale agli interventi per l’avvio al lavoro; Aumento delle marginalita’ che andra’ ad influire sull’incremento del disadattamento e della criminalita”‘.
“Le conseguenze dei tagli – concludono gli amministratori – non fanno altro che aggravare la situazione gia’ descritta nel quadro socio-economico, senza trascurare che i servizi sociali sono anche fonte produttiva e quindi, posti di lavoro che si cancellano. Ai tagli, va aggiunto anche il DDL di delega su Fisco e Assistenza che, particolarmente per la parte dell’assistenza richiede un profonda revisione attraverso un metodo condiviso tra i livelli istituzionali arricchito dal dibattito parlamentare. Continuare a tagliare indiscriminatamente senza valutare il quadro di insieme significa continuare a penalizzare i cittadini piu’ fragili ed in particolare le famiglie”.
La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito www.asca.it
06 settembre 2011
Contro i tagli allo Stato Sociale, e tanto altro. Sciopero generale!!
Tutti in piazza contro la manovra, con il governo che ogni ora aggiunge motivi per protestare: al primo posto la norma prevista dall’articolo 8 della manovra, che consente ai contratti aziendali e territoriali di operare in deroga alle disposizioni di legge (Statuto dei Lavoratori).
Sciopero generale di otto ore per ogni turno e manifestazioni in 100 piazze d'Italia.
I disabili e lo sciopero generale del 6 settembre: per rivendicare diritti e dignità
Rivendicare“Diritti e dignità”, una ondata di ingiustizia sociale è in procinto di travolgere le persone con disabilità e le loro famiglie, la manovra finanziaria di luglio 2011 e la manovra bis diagosto, se non modificate, avranno effetti devastanti, con tagli pesanti nella vita quotidiana delle persone disabili, nell'assistenza, nel percorso formativo, nell'inclusione scolastica, nell'inclusione sociale,nell'inserimento lavorativo.
Gli attacchi ultimi del Ministro Calderoli agli assegni di invalidità, nonché alle indennità di accompagnamento, sono la prova inconfutabile di come questo Governo voglia trasformare la giustizia sociale in un ibrido di assistenza compassionevole e caritatevole, delegando alla “bontà dei privati”i bisogni dei cittadini.
Il Ministro del Lavoro Sacconi, prosegue, inoltre, lo smantellamento della legge 68/99 (collocamento obbligatorio con le persone con disabilità), infatti, l'articolo 9della manovra bis, di cui la CGIL con forza ne chiede la soppressione, elimina le autorizzazioni degli uffici preposti del lavoro ad eventuali compensazioni territoriali delle aziende richiedenti.
L'articolo consegna alle imprese pubbliche e private la libertà di agire autonomamente sulle compensazioni territoriali previa semplice comunicazione. Inoltre, questa facoltà viene estesa a tutte le aziende facenti capo ad una unica società, anche se operanti in regioni e comuni diversi. In questa maniera si perde il controllo della presenza dei disabili all'interno delle grandi aziende rendendo impossibile la rivendicazione di ogni legittimo diritto.
Ed ancora, vengono penalizzate le regioni più povere e con alte percentuali di disoccupati disabili. Gravissimo però resta il rischio che con questo articolo si possa tornare ai“reparti confino”, ossia luoghi di lavoro con all'interno tutti i lavoratori disabili assunti obbligatoriamente per legge. Con questo articolo si rende impossibile il controllo e la rivendicazione di ogni legittimo diritto per le lavoratrici e i lavoratori con disabilità.
fonte Ufficio delle Politiche per la Disabilità della CGIL Campania - Napoli
02 settembre 2011
Lettera delle persone con disabilità a Giorgio Napolitano
Il nostro giudizio sui tagli al sociale previsti dalla manovra economica è chiaro e netto: si tratta di una catastrofe umana, oltre che sociale ed economica, che bisogna scongiurare a tutti i costi. Un disabile grave, attaccato 24 ore su 24 a un respiratore artificiale, che ha bisogno che il catarro gli venga aspirato ogni mezz’ora e che ha un familiare (in genere la madre, la moglie o la sorella) totalmente dedicato alla sua assistenza, ha visto già, con i recenti tagli al sociale, una riduzione delle poche ore di assistenza domiciliare, se non l’annullamento completo, lasciando tutto a carico della famiglia. Oggi, con i nuovi previsti tagli all’indennità di accompagnamento di 487,39 euro e alla pensione di invalidità civile di 260,27, euro si mette in serio pericolo la sopravvivenza non solo del disabile, ma di tutta la famiglia. Per non parlare delle negative conseguenze su badanti, assistenti, fisioterapisti e altre figure coinvolte.
Persino gli Istituti dove sono ricoverati non solo disabili gravi, ma anche anziani affetti da malattie senili come l’Alzheimer, saranno costretti a rimandare a casa molti pazienti, se non avranno una integrazione pari agli assegni che saranno cancellati. Si parla anche di tagli alla riabilitazione, come se per un ragazzo distrofico l’esercizio fisioterapico giornaliero fosse un inutile lusso, e non un trattamento fondamentale per la sopravvivenza stessa di un individuo permanentemente immobile a letto, per contrastare le retrazioni tendinee e la degenerazione muscolare, per il metabolismo stesso.
È un problema che con la disabilità coinvolge tutto un sistema economico, a partire dagli stessi lavoratori dei servizi e delle aziende sociali, passando per assistenti, cooperative, badanti, trasportatori, fino ad arrivare alle sanitarie e ai produttori di ausili, perché moltissimi ausili non sono forniti dalle ASL e i disabili devono acquistarli con i soldi propri.
Di questo passo, di taglio in taglio, anche la sopravvivenza stessa degli esseri umani sarà considerata come opzionale e facoltativa. È per questo motivo che manifestiamo il 31 agosto, consegnando al Prefetto la seguente lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, con la richiesta di intervento per scongiurare i tagli previsti.
Caro Presidente di tutti noi italiani,perdonaci se ti diamo del “tu”, ma questa familiarità ci viene spontanea in quanto ti consideriamo come un padre per tutti noi.Noi purtroppo siamo i figli che hanno problemi, quelli nati con qualche “difetto” o quelli che hanno avuto la sventura di incontrare, nella loro vita, la disabilità.
Dopo l’azzeramento del Fondo Nazionale per le Non Autosufficienze, dopo la riduzione del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali, avvenuti negli scorsi anni, ora si parla addirittura di intervenire sulle pensioni di invalidità e sulle indennità di accompagnamento. Oltre a ricordare che stiamo parlando di importi singoli molto bassi, motivo per il quale da anni ci aspettavamo un adeguamento, vogliamo portare alla tua attenzione che tutti, e sottolineiamo tutti, i disabili percettori, senza queste pur piccole somme avrebbero seri problemi di sopravvivenza.
Ti chiediamo solo un deciso intervento in favore di quei figli svantaggiati, che, sicuramente non sono causa del disastro finanziario esistente, ma rischiano di diventarne le vittime principali. Stiamo tentando di portare il problema all’attenzione dei media, e, contestualmente vorremmo evitare la consueta aria compassionevole e pietistica che, in genere, qualcuno ci attribuisce.
Non chiediamo nessun favore, vorremmo solo il rispetto di diritti come le Pari Opportunità e la Non Discriminazione, appellandoci alla Costituzione e alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.Confidiamo nella tua grande umanità e nel tuo senso di giustizia ed equità con la speranza di non dover subire una ennesima discriminazione che getterebbe nella disperazione più di due milioni di cittadini.
Un grande ed affettuoso abbraccio.
Camillo Gelsumini
Presidente Sezione UILDM di Pescara
31 agosto 2011
Alemanno: «Porterò i disabili in piazza ma non taglierò i servizi»
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| (Gianni Alemanno, il Sindaco di Roma) |
Ribelle Alemanno pronto ad «assediare» Palazzo Chigi per protestare contro il taglio dei fondi agli enti locali.
Ve lo immaginate il sindaco di Roma Gianni Alemanno a guidare la rivolta dei disabili davanti a Palazzo Chigi? Eppure lo ha promesso. «Se i tagli agli enti locali non verranno cancellati dalla manovra per il risanamento del bilancio dello Stato dovremo portare davanti a Palazzo Chigi i disabili e le persone che vanno alla mensa della Caritas». Perché saranno loro a rimetterci. «Roma avrà 270 milioni in meno - ha spiegato ieri Alemanno, a Milano nel corteo anti-manovra organizzato dall'Anci, l'associazione dei comuni italiani - L'impatto sarà devastante. I soldi che mancheranno peseranno su sanità, mobilità e servizi sociali». Per controbilanciare i tagli il Campidoglio dovrebbe aumentare a dismisura le imposte comunali, a partire da quella sull'immondizia. Ma non vuole farlo. Per scongiurare la débacle finanziaria, Alemanno è pronto a scendere in piazza. Finché i tagli alla spesa per gli enti locali non verranno depennati. Visto che al momento potrebbero essere soltanto ridotti. Per timore che la protesta dei sindaci monti? Chissà! «I Comuni non hanno paura - ha sottolineato Alemanno - Hanno mille anni di vita e ne hanno altri mille di fronte a loro». La dichiarazione di guerra del sindaco ha però scatenato una ridda di polemiche. Inevitabile. «La presa di posizione del sindaco Alemanno non convince», scrive Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà. «Ricorda la promessa, non mantenuta, di «buttar giù» i caselli se avessero messo il pedaggio sul Raccordo Anulare». «Alemanno con i sondaggi suoi e del Pdl in picchiata, pensa di rifarsi una nuova immagine», dichiara il segretario del Pd a Roma Marco Miccoli. «Non può avere il piede in due staffe, stare al governo e fare il contestatore», rincara la dose il consigliere regionale del Pd Enzo Foschi. «Alemanno chiede di cambiare la manovra? Bene! Allora sostengauna patrimoniale vera e aumenti l'Ici sulle case sfitte», propone Fabio Nobile, segretario romano del PdCi. Intanto Roma resterà in «mobilitazione permanente» con i Comuni ribelli finchè non saranno accolte le richieste dell'Anci, che oggi proprio nella Capitale tornerà a riunirsi per decidere il piano di una lotta che si annuncia dura e senza esclusione di colpi. I Ribelli minacciano l'interruzione del servizio anagrafico delle ordinanze urgenti.
La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito: http://www.iltempo.it/
07 giugno 2011
Tagli al sociale, dal 2012 molti disabili “privati di ogni assistenza”
La denuncia di Fand e Fish: i tagli “radicali e indiscriminati” priveranno di ogni assistenza il 20% dei disabili al nord, il 30% nel centro, il 50% al sud. Annunciata l’adesione alla manifestazione di protesta del Forum Terzo Settore
ROMA – I tagli “radicali e indiscriminati” alle politiche sociali avranno dal 2012 l’effetto di “privare di ogni assistenza il 20% delle persone con disabilità del nord, il 30% al centro e il 50% al sud: uno “scenario drammatico che penalizza le famiglie, sovraccaricandole e impoverendole ulteriormente”. E’ la denuncia di Fand e Fish, le due maggiori federazioni rappresentative delle persone con disabilità e dei loro familiari, che parlano di un vero e proprio rischio di “emarginazione” per un alto numero di persone anziane o con disabilità causato principalmente dai tagli al Fondo per le politiche sociali e a quello per la non autosufficienza.
Le due federazioni, che annunciano l’adesione alla manifestazione nazionale indetta a Roma il 23 giugno prossimo dal Forum del Terzo Settore e dalle associazioni aderenti alla campagna “I diritti alzano la voce”, rilevano che la diminuzione di impegno che l’Italia ha deciso verso il sociale comporta di fatto lo smantellamento del “pur minimo sistema di protezione” assicurato in precedenza, quando il nostro paese, in rapporto al Pil, “stanziava meno della Polonia ed era al passo con la Bulgaria”. Oggi la situazione è ancora peggiore e “gli effetti si sentiranno inclementi sull’emarginazione, sull’impoverimento, sul rischio di istituzionalizzazione”.
I presidenti Giovanni Pagano (Fand) e Pietro Barbieri (Fish) fanno notare che dal prossimo anno il Fondo per le politiche sociali sarà cancellato e nulla arriverà alle Regioni; che il Fondo per la non autosufficienza, già stato abrogato dal 2011, non verrà ripristinato; che il Fondo per il diritto al lavoro delle persone disabili (L. 68/99) sarà tagliato del 75% e che la riduzione delle risorse sulla scuola sarà causa di rinnovati gravi disagi per gli studenti con disabilità. Inevitabilmente, “i dati statistici pubblicati dall’Istat secondo i quali il 25% della popolazione, in Italia, vive un’esperienza quotidiana di emarginazione tenderanno a modificarsi in peggio”. Situazione alla quale si aggiunge la “implacabile, inefficace, costosa e infarcita di toni stigmatizzanti, crociata contro le presunte false invalidità che maschera, in modo malcelato, la volontà di tagliare le pensioni ai veri invalidi”. Le federazioni parlano di “quotidiane revoche indiscriminate”, con un contenzioso da 400mila cause giacenti con l’Inps, che peraltro “non riesce a gestire adeguatamente l’ordinaria amministrazione”, con “i tempi di attesa del riconoscimento dell’handicap e dell’invalidità che si sono ulteriormente allungati”.
Fand e Fish domandano dunque i ripristini dei fondi sociali (o almeno l’introduzione normativa di una quota di riserva sul prelievo fiscale di regioni e comuni e sul cosiddetto Fondo perequativo del federalismo fiscale, da destinare alla non autosufficienza), l’emanazione dei Livelli essenziali di assistenza sociale, la garanzia dell’integrazione scolastica, la revisione della normativa in tema di invalidità. (ska)
Fonte: redattoresociale.it
ROMA – I tagli “radicali e indiscriminati” alle politiche sociali avranno dal 2012 l’effetto di “privare di ogni assistenza il 20% delle persone con disabilità del nord, il 30% al centro e il 50% al sud: uno “scenario drammatico che penalizza le famiglie, sovraccaricandole e impoverendole ulteriormente”. E’ la denuncia di Fand e Fish, le due maggiori federazioni rappresentative delle persone con disabilità e dei loro familiari, che parlano di un vero e proprio rischio di “emarginazione” per un alto numero di persone anziane o con disabilità causato principalmente dai tagli al Fondo per le politiche sociali e a quello per la non autosufficienza.
Le due federazioni, che annunciano l’adesione alla manifestazione nazionale indetta a Roma il 23 giugno prossimo dal Forum del Terzo Settore e dalle associazioni aderenti alla campagna “I diritti alzano la voce”, rilevano che la diminuzione di impegno che l’Italia ha deciso verso il sociale comporta di fatto lo smantellamento del “pur minimo sistema di protezione” assicurato in precedenza, quando il nostro paese, in rapporto al Pil, “stanziava meno della Polonia ed era al passo con la Bulgaria”. Oggi la situazione è ancora peggiore e “gli effetti si sentiranno inclementi sull’emarginazione, sull’impoverimento, sul rischio di istituzionalizzazione”.
I presidenti Giovanni Pagano (Fand) e Pietro Barbieri (Fish) fanno notare che dal prossimo anno il Fondo per le politiche sociali sarà cancellato e nulla arriverà alle Regioni; che il Fondo per la non autosufficienza, già stato abrogato dal 2011, non verrà ripristinato; che il Fondo per il diritto al lavoro delle persone disabili (L. 68/99) sarà tagliato del 75% e che la riduzione delle risorse sulla scuola sarà causa di rinnovati gravi disagi per gli studenti con disabilità. Inevitabilmente, “i dati statistici pubblicati dall’Istat secondo i quali il 25% della popolazione, in Italia, vive un’esperienza quotidiana di emarginazione tenderanno a modificarsi in peggio”. Situazione alla quale si aggiunge la “implacabile, inefficace, costosa e infarcita di toni stigmatizzanti, crociata contro le presunte false invalidità che maschera, in modo malcelato, la volontà di tagliare le pensioni ai veri invalidi”. Le federazioni parlano di “quotidiane revoche indiscriminate”, con un contenzioso da 400mila cause giacenti con l’Inps, che peraltro “non riesce a gestire adeguatamente l’ordinaria amministrazione”, con “i tempi di attesa del riconoscimento dell’handicap e dell’invalidità che si sono ulteriormente allungati”.
Fand e Fish domandano dunque i ripristini dei fondi sociali (o almeno l’introduzione normativa di una quota di riserva sul prelievo fiscale di regioni e comuni e sul cosiddetto Fondo perequativo del federalismo fiscale, da destinare alla non autosufficienza), l’emanazione dei Livelli essenziali di assistenza sociale, la garanzia dell’integrazione scolastica, la revisione della normativa in tema di invalidità. (ska)
Fonte: redattoresociale.it
25 novembre 2008
Scuola tra tagli, crolli e crocifissi
Il recente crollo della Scuola di Rivoli, alle porte di Torino, e la sentenza di un tribunale spagnolo, ha riacceso il dibattito in Italia sui problemi della scuola, che si trascinano oramai da tanto tempo e son lontani di trovare una soluzione.
Ho molto apprezzato la relazione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Guido Bertolaso, svolta stamane alla Camera: «Ciò che è avvenuto nel liceo Darwin di Rivoli non è una situazione episodica nelle scuole italiane d'epoca. Le scuole andrebbero sistematicamente sottoposte a manutenzione straordinaria, ed è evidente che questi interventi siano ancora più urgenti nelle zone a rischio sismico. Per mettere in sicurezza i circa 57mila istituti scolastici italiani - pubblici e privati - servirebbero, 13 miliardi di euro.» Bertolaso è stato poi durissimo con chi in questi anni ha scelto di fare come Ponzio Pilato sulla scuola. Ovvero lavarsene le mani e scegliendo di fatto di non intervenire, e prorogando, verso gli istituti italiani, la famosa legge 626 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, «una vergogna che deve terminare, una condizione assolutamente inaccettabile» ha concluso il capo della Protezione Civile.
Pubblico questo perché finalmente, dopo molto tempo, ho sentito un briciolo di buon senso dentro un Palazzo Istituzionale.
Pubblico questo perché finalmente, dopo molto tempo, ho sentito un briciolo di buon senso dentro un Palazzo Istituzionale.
Ma qui finisce la mia euforia, ... perché sò benissimo che in Italia non si vuole mai risolvere niente. Questa è la tattica da sempre di chi ci Governa. Sinistra, Destra e Centro. Si aspetta che arrivi la tragedia annunciata, perché provocata volontariamente, per poter poi celebrare i soliti discorsi funebri, che vanno a braccetto con le chiacchere andate in onda precedentemente al disastro..
Per non parlare poi dei famosissimi ed ennesimi tagli alla scuola, alla ricerca e ai disabili di questo Governo...
Per non parlare poi dei famosissimi ed ennesimi tagli alla scuola, alla ricerca e ai disabili di questo Governo...
Consoliamoci, si fa per dire, con la Spagna. Dopo mesi, anzi anni di crescita economia, che l'ha portata ad un passo delle economie trainanti della vecchia Europa (Francia e Germania), ora grazie alla grave crisi economica mondiale, la nazione del Presidente Zapatero, si appresta a scendere molto rapidamente i gradini saliti in questi anni.
Zapatero è un abile politico, e sa benissimo che gli spagnoli hanno un gran desiderio di libertà, tra l'altro in questi giorni si celebrano i 30 anni dalla fine del regime franchista.
Quale occasione migliore per sollevare il morale e la voglia di libertà degli spagnoli, se non far togliere dai locali pubblici e dalle scuole il Crocifisso, per rafforzare la libertà e la laicità dello Stato (vendicandosi della Chiesa Spagnola in primis che ha aiutato il regime franchista)?
Un operazione questa che fa venire la saliva alla bocca a tanti italiani, e che al sottoscritto invece non entusiasma. Come mai? Semplice, ve lo spiego in poche righe, anche questo secondo me è buon senso.
Penso che siamo talmente indietro in tante cose, e non solo rispetto alla Spagna, che mi piacerebbe che in ambito scolastico seguissimo i passi di tanti paesi del mondo: dove la scuola funziona, produce qualità, le strutture non sono fatiscenti, i ricercatori sono malpagati e devono stare negli sgabuzzini, etc etc.Zapatero è un abile politico, e sa benissimo che gli spagnoli hanno un gran desiderio di libertà, tra l'altro in questi giorni si celebrano i 30 anni dalla fine del regime franchista.
Quale occasione migliore per sollevare il morale e la voglia di libertà degli spagnoli, se non far togliere dai locali pubblici e dalle scuole il Crocifisso, per rafforzare la libertà e la laicità dello Stato (vendicandosi della Chiesa Spagnola in primis che ha aiutato il regime franchista)?
Un operazione questa che fa venire la saliva alla bocca a tanti italiani, e che al sottoscritto invece non entusiasma. Come mai? Semplice, ve lo spiego in poche righe, anche questo secondo me è buon senso.
Parlando di religione e scuola sono favorevolissimo di togliere quegli assurdi privilegi che la Chiesa Cattolica, come Stato, ha nei confornti dello Stato Italiano; ad esempio la norma che fa aumentare lo stipendio dell'insegnante di religione mentre lo nega agli altri, e che mette al sicuro i primi da eventuali tagli, che invece toccano a tutti gli altri. Semplicemente vergognoso in uno stato Civile.
Altro che Crocefisso, simbolo peraltro di una civiltà cristiana la nostra, che piaccia o no, in Europa.
Per Approfondire:
dal Blog Diego Garcia: La sicurezza nelle scuole non c'è
Altro che Crocefisso, simbolo peraltro di una civiltà cristiana la nostra, che piaccia o no, in Europa.
Per Approfondire:
dal Blog Diego Garcia: La sicurezza nelle scuole non c'è
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