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25 maggio 2013

VANDANA SHIVA – I piccoli siano i custodi dei semi


Ai bambini chiediamo di salvare il pianeta e la biodiversità. Siano i piccoli custodi dei nostri semi.“Ai bambini chiediamo di salvare il Pianeta e la biodiversità. Siano i piccoli custodi dei nostri semi”.

09 aprile 2013

OGM, Italia chiede sospensione immediata per Mais Mon 810

OGM, Italia chiede sospensione immediata per Mais Mon 810. Apprezzamenti per l'azione del Movimento 5Stelle. 

Di Giovanni Tortoriello | Il Ministro della Salute Renato Balduzzi ha inviato ieri una lettera alla Commissione Europea chiedendo la sospensione della messa in coltura di sementi di mais Mon810. La richiesta, che riguarda sia l'Italia che gli altri Paesi membri dell'Unione, è dovuta secondo il Ministero alla necessità di redigere nuove linee guide su questi prodotti Ogm, misure da rendere poi obbligatorie per tutti i paesi UE. 


Soddisfazione è stata espressa dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Mario Catania che ha dichiarato: "Il Ministero della Salute ha dato seguito alla nostra richiesta e al dossier predisposto dal Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura (CRA), chiedendo alla Commissione europea la sospensione d'urgenza dell'autorizzazione alla messa in coltura di sementi di Mais Mon810 in Italia e nel resto dell'Unione europea". 

09 settembre 2012

Ieri l’Unione Europea ha imposto all’Italia di permettere la coltivazione del mais Ogm

L’Unione Europea impone all’Italia di permettere la coltivazione di Ogm. E’ il succo di una sentenza pronunciata ieri dalla Corte di Giustizia dell’Ue: alla faccia dell’autodeterminazione, alla faccia dellapromessa mai attuata di concedere agli Stati il potere decidere da sè sugli Ogm e alla faccia, soprattutto, del fatto che il 61% degli europei è contrario agli Ogm (rilevazione Eurobarometro del 2010, la più recente).
Eppure, niente da fare: il meccanismo con il quale l’Unione Europea approva la coltivazione di un Ogm è un’inarrestabile, pervasiva reazione a catena innescata dal parere favorevole emanato dall’Efsa, l’autorità per la sicurezza alimentare, anche se sulle procedure di questo parere ci sarebbe molto da ridire. E’ come un carro armato che passa su tutto e su tutti.
La sentenza di ieri (il link è in fondo) riguarda il contestatissimo mais Mon 810, ma ovviamente stabilisce un principio facilmente estendibile ad ogni varietà Ogm approvata dall’Unione Euopea.

01 aprile 2012

Comprare un pezzo di terra e ritirarsi

GUARDA IL VIDEO


di Enzo Di Frenna -

La crisi economica è strutturale. E’ una crisi del sistema e della sua struttura. Banche, lobby finanziare e multinazionali governano il mondo e sono drogati di potere. Sono impazziti e fuori controllo. Inseguono il dominio totale che non potranno mai avere. Una parte dell’umanità, il 99 per cento, subisce la crisi. Una piccola parte, l’1 per cento, se ne avvantaggia e concentra nelle proprie mani la ricchezza mondiale. Anche un deficiente si rendere conto che non può continuare a lungo così. E infatti, i Signori della Finanza non sono deficienti, ma peggio, sono corpi senz’anima, scollegati del tutto dalla loro scintilla interiore, in preda alle più tremende forze oscure che governano i loro cervelli. Non si rendono neppure conto che il crollo del sistema significa il crollo anche del loro mondo. Alcuni di loro, ne sono convinto, lo sanno e si sono costruiti bunker segreti dove hanno ammassato le loro ricchezze in caso di collasso della società. Nei ghiacci del polo nord hanno costruito una banca dei semi per affrontare un dopo-catastrofe!

La crisi dei debiti sovrani non si risolverà. La banche hanno costruito il loro business proprio sul debito, che vendono per far soldi. E’ loro interesse indebitare gli Stati. Quindi i cittadini. Può durare a lungo questa follia? Non credo.

Vado scrivendo spesso che bisogna ritirarsi. Comprare un pezzo di terra, abbandonare le città, seminare un orto, essere autonomi con l’energia solare, vivere con poco. Io mi sto muovendo in questa direzione. Vivo già in campagna da dieci anni,ma sto cercando un luogo ancora più isolato a contatto con colline e boschi. Non sono il solo che sta facendo questa scelta. Nel video sopra i GAT (Gruppo acquisti terreni) raccoglie cittadini che si ritirano in campagna, lavorano la terra, si riappropriano della loro sovranità alimentare ed economica, riscoprono i ritmi lenti. Ascoltate le persone intervistate. E fateci un pensierino anche voi, se potete.

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito

Redatto da Raimondo Orrù per Niente Barriere

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10 marzo 2012

L’Italia che specula sul cibo

Anche l’Italia fa la sua parte, piccola ma rilevante, nella speculazione sui generi alimentari. Land grabs e investimenti speculativi nei mercati delle materie prime sono due cause all’origine di numerosi conflitti ambientali che percorrono il sud del mondo e che, non di rado purtroppo, si trasformano anche in gravi conflitti alimentari. Infatti, anche se non tutti i conflitti ambientali si trasformano in conflitti alimentari, è generalmente vero il contrario: e cioè che ogni crisi alimentare nasce con la compartecipazione di un conflitto ambientale.
I due ambiti sono strettamente interconnessi: ad esempio, la tendenza all’accaparramento di larghi appezzamenti di terra, il land grabbing, da parte di imprese o Paesi stranieri come sta avvenendo in Africa senza regolamentazione alcuna, genera immediati conflitti ambientali con le popolazioni che ne usufruivano e scatena, sul medio termine, crisi alimentari.
Perché più terra cade nelle mani degli stranieri e meno cibo rimane per il consumo interno; più materie prime si trasformano in biocarburanti, più è difficile reperire gli alimenti locali; più aumentano i prezzi, più si specula sui mercati finanziari degli alimenti. Finché non si verificano le emergenze alimentari, che non sono affatto meno gravi che nel passato, nonostante sarebbe possibile nutrire meglio quel miliardo di persone che nel mondo soffre la fame.
Anche se l’Italia non compare nelle prime file dell’elenco dei responsabili, sempre più numerose sono le notizie circa il diffuso coinvolgimento anche delle aziende italiane nella speculazione sul cibo tramite l’acquisizione di terre fertili nel sud del mondo e la speculazione finanziaria sui mercati delle materie prime alimentari. Giulia Franchi della Campagna per una riforma della Banca Mondiale ha dichiarato al quotidiano Italia Oggi di stimare in 1,5 milioni gli ettari comprati da aziende italiane negli ultimi anni nel sud del mondo. Il fenomeno del land grabbing riguarda, infatti, anche grandi gruppi privati italiani come Eni e Benetton, Agroils e Green power attivi nel grande giro d’affari dei combustibili alternativi a quelli di origine fossile, in genere attratti dalla produzione a basso costo di agrocarburanti nel continente africano.
Secondo un rapporto pubblicato da "Action Aid" sui biocarburanti, nel 2010, il settore si è espanso rapidamente negli ultimi dieci anni anche per via degli obiettivi posti dall’Ue, e ad oggi l’Italia ne produce 2 milioni e 257 mila tonnellate l’anno. Definitivamente osteggiati dagli ambientalisti e non solo, i biocarburanti sono verdi nelle intenzioni e per nulla sostenibili nella pratica.
Secondo la ricerca “Coltivare denaro, come le banche europee e la finanza privata guadagnano dalla speculazione sul cibo e dall’accaparramento di terre”,  presentata da Friends of the Earth e da altre Ong europee, come da Campagna per una riforma della Banca Mondiale, anche due grandi banche italiane come Intesa Sanpaolo e Unicredit sono attivamente coinvolte nelle speculazioni sul cibo.
Si legge nel documento che Eurizon Capital Sgr, facente capo al gruppo Intesa Sanpaolo, gestisce ben 73 diversi fondi, molti dei quali investono in materie prime alimentari quotate in borsa. Così come Fonditalia, parte di Banca Fideuram, a sua volta in parte partecipata dal gruppo Intesa-Sanpaolo, gestisce numerosi investimenti in materie prime alimentari.
Sempre secondo il rapporto di Friends of the Earth, Unicredit investe direttamente o promuove investimenti in materie prime alimentari e accordi sulle terre, attraverso il gruppo Pioneer Investments e finanzia direttamente o indirettamente aziende che operano nel settore dell’agrobusiness nei mercati emergenti. Nel Novembre 2011, il documento riporta che Unicredit stessa ha dichiarato che la dimensione del loro coinvolgimento nei mercati dei derivati delle materie prime “coltivate” si aggira su un valore netto di 91 milioni di dollari in Pioneer S.F. - EUR Commodities e di 153 milioni in Pioneer Funds - Commodity Alpha.
C’è da stupirsi? Ovviamente no, visto che le banche e i fondi d’investimento di tutto il mondo partecipano alla speculazione sul cibo che già da qualche anno si è rivelata estremamente redditizia ed è ad oggi, non solo perfettamente legale, ma anzi completamente integrata in quell’approccio liberista all’agricoltura che ancora gode di grande influenza, nonostante i gravi danni provocati. Queste operazioni sono infatti avvenute negli anni con la sostanziale connivenza di una larga fetta di quegli operatori internazionali come la Banca Mondiale o la FAO che avrebbero dovuto difendere, e a volte addirittura creare, la sovranità alimentare dei paesi più poveri senza riuscirci.
I conflitti ambientali e alimentari generati dall’acquisto di terre in paesi stranieri si assomigliano tutti tra di loro: questo genere di massicci investimenti esteri non dimostrano attenzione per le comunità locali e le loro necessità. Di recente, l’associazione Crocevia impegnata sul tema del land grabbing ha raccontato la storia di un’azienda a partecipazione italiana, la Senathol Abe Italia, che è finita nel bel mezzo di aspre polemiche e proteste in Senegal per via della concessione da parte del consiglio rurale di 20.000 ettari di terre fertili per la coltivazione della jatropha su appezzamenti che prima erano terre comunitarie, utilizzate da tutti per i pascoli e per le attività agricole.
Attualmente, e anche per via della morte di una persona durante gli scontri, il progetto è stato sospeso, probabilmente solo per essere riproposto tra breve. Ciò non toglie che le comunità rurali necessitano di un quadro di riferimento normativo, al di là dei loro governanti, a cui appellarsi per difendere il loro utilizzo delle terre pubbliche anche quando non esistono leggi in patria. Ed è compito della comunità internazionale fornire queste indicazioni.
di Sara Seganti
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25 novembre 2011

Agricoltura: rete fattorie sociali da lavoro a 3mila disabili


AGRICOLTURA: 'RETE FATTORIE SOCIALI' DA' LAVORO A 3MILA DISABILI

(AGI) - Roma, 24 nov. - Dalla "rete delle fattorie sociali" lavoro in agricoltura per 3000 disabili. L'iniziativa e' partita sei anni fa grazie ad Alfonso Pascale, oggi presidente uscente della 'rete', con l'obiettivo, appunto, di mettere "in rete" agricoltori, operatori sociali, associazioni, famiglie e anche cittadini singoli, per favorire l'inserimento dei disabili all'interno delle aziende agricole. Offre assistenza, attraverso l'iscrizione al sito www.fattoriesociali.com, alle imprese che vogliono dedicarsi a questo tipo di attivita' e fornisce tutte le indicazioni utili per accreditarsi presso gli enti locali preposti, a seconda dei servizi sociali che si intendono fornire. Oggi la Rete e' una realta' concreta, fatta di oltre 2000 aziende agricole che affiancano alla propria attivita' principale, quella produttiva, progetti a sfondo sociale, che creano occupazione per categorie svantaggiate (persone diversamente abili, ex detenuti, ragazzi delle sezioni carcerarie minorili, ex tossicodipendenti) ed offrono servizi (ippoterapia, riabilitazione) alle categorie piu' deboli, come gli anziani. In Italia sono inseriti lavorativamente oltre 3000 disabili nelle fattorie sociali e 4000 persone usufruiscono dei servizi di assistenza. Le categorie svantaggiate, infatti, possono trarre grandi benefici sul piano fisico e intellettivo dal contatto con la natura e dal coinvolgimento attivo nei lavori tipici di un'azienda agricola e queste esperienze possono concorrere concretamente anche all'integrazione sociale di un individuo. Lontana da ogni forma di assistenzialismo, l'agricoltura sociale conserva la propria natura imprenditoriale, riproducendo in questo settore quel modello di economia solidale che mira a coniugare il profitto dell'azienda con il bene della collettivita', in particolare delle fasce piu' deboli. Nelle fattorie sociali queste persone sono regolarmente assunte e retribuite, con contratti di diversa tipologia, dopo aver effettuato un percorso di formazione agricola, accompagnato dal lavoro di un'equipe educativa, che aiuti i ragazzi ad acquisire le caratteristiche proprie di un lavoratore: autonomia, responsabilita', rispetto degli orari e ad individuare il tipo di attivita' piu' adatta ad ognuno di essi. Il nuovo presidente della Rete delle Fattorie Sociali si chiama Marco Berardo Di Stefano ed e' titolare della Fattoria Biosolidale del Circeo, ed e' socio della Confagricoltura. Di Stefano, 37 anni, appartiene ad una famiglia di imprenditori agricoli che da generazioni fa parte della Confagricoltura. Si e' avvicinato a questo mondo nel 2004, convertendo l'azienda in una Fattoria sociale, che oggi e' una cooperativa di formazione e lavoro, che occupa 19 persone disabili. Quattro di queste hanno un rapporto di lavoro continuativo e sono soci della cooperativa. L'azienda, 175 ettari in provincia di Latina, produce ortaggi e frutta, alleva vacche da latte e bufale, offre ospitalita' agrituristica. I ragazzi disabili lavorano nell'attivita' agricola, ma anche in quella di commercializzazione. Tutti i prodotti dell'azienda vengono confezionati e venduti alla grande distribuzione (Pam e Coop) e a gruppi di acquisto solidale (GAS). Non solo frutta e ortaggi, ma anche latticini, che vengono trasformati da un vicino caseificio, riconoscibili sul mercato grazie al marchio aziendale, che e' l'unico di agricoltura sociale registrato in Italia. Nel programma del nuovo presidente emerge l'esigenza di "far stare la Rete delle Fattorie Sociali al passo con i tempi che cambiano con una velocita' senza eguali nella storia del nostro settore e di farla diventare un punto di riferimento concreto per tutti quegli imprenditori agricoli che hanno intrapreso la via dell'agricoltura sociale e per tutti quelli che decideranno di intraprenderla. Tra i suoi compiti sara' fondamentale quello di fornire gli strumenti per raggiungere la sostenibilita' e la crescita economica delle aziende".

18:12 24 NOV 2011

www.agi.it