Approvato in via definitiva l'11 maggio 2016 il disegno di legge “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”.
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12 maggio 2016
Unioni civili e disciplina delle convivenze
Approvato in via definitiva l'11 maggio 2016 il disegno di legge “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”.
08 giugno 2013
Europei U21: stadi costruiti sulle macerie dei villaggi palestinesi
Pubblichiamo l’intervento di Graziella Adwan apparso su Frontiere News che illustra come sotto ogni stadio in cui si giocherà la coppa d’Europa ci siano i resti di interi quartieri palestinesi
29 maggio 2013
Expo dei popoli sgombera i Rom
In una città distratta dalla crisi e poco attenta anche al clima elettorare, Expo sembra un mantra ripetuto per evocare benefici ad un evento sempre più asfittico. In questo clima di totale disinteresse, alla periferia della metropoli il cantiere preliminare di Expo da mesi lentamente trasforma il territorio, cancellando paesaggi, storie, diritti. Riportiamo una lettera, chiara ed efficace, dal campo Rom di Baranzate, il cui annunciato sgombero segue quelli dei campi di Via Triboniano e Via Novara a Milano sempre per opere connesse a Expo.
26 maggio 2013
Droghe, carcere e diritti umani: Ascanio Celestini a sostegno delle 3 leggi
Carceri: Spot di Ascanio Celestini a sostegno delle 3 leggi per la giustizia e i diritti.
20 maggio 2013
COLDIRETTI – L’Italia per anni ha importato i pomodori coltivati nei “lager” cinesi
LA DENUNCIA DI COLDIRETTI
Importati 85 milioni di chili di merci prodotte nei cosiddetti “Laogai”, i campi di lavori forzati della Repubblica Popolare Cinese.
Importati 85 milioni di chili di merci prodotte nei cosiddetti “Laogai”, i campi di lavori forzati della Repubblica Popolare Cinese.
21 aprile 2013
M.O. 236 bimbi palestinesi detenuti in Israele
RAMALLAH - Tra i quasi 5 mila palestinesi detenuti nelle carceri israeliane almeno 236 sono bambini fino ai 12 anni: lo ha reso noto oggi l'Autorita' nazionale palestinese in occasione del 'Prisoners Day', secondo quanto scrive l'agenzia Maan.
17 maggio 2012
Giornata mondiale contro l'omofobia e la transfobia
Oggi è la Giornata Mondiale contro l'Omofobia e la Transfobia. Perché il 17 maggio? La data è stata scelta per ricordare la rimozione dell’omosessualità dalla lista delle malattie mentali, avvenuta appunto il 17 maggio 1990. La prima giornata Internazionale contro l’omofobia (o IDAHO acronimo di International Day Against Homophobia and Transphobia) si è tenuta nel 2005 e nel 2007 l’Unione Europea ha istituito ufficialmente la giornata sul suo territorio. (fonte agoravox)
A cura di Raimondo per Niente Barriere
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26 marzo 2012
Distrutta la tomba di un prete sotterraneo: "Pechino ha paura anche dei morti"
di Wang Zhicheng - I poliziotti hanno fracassato la lapide perché vi era scritto che il defunto era un "padre". Ma egli "non aveva diritto" al titolo perché non riconosciuto dal governo. Cerimonia funebre al cimitero permessa solo ai parenti e a qualche fedele del villaggio.
Pechino (AsiaNews/Ucan) - "Pechino ha paura anche dei morti": è il commento di un fedele dell'Hebei ad AsiaNews alla notizia che la polizia ha distrutto la lapide della tomba di un sacerdote sotterraneo.
Il 19 marzo scorso un gruppo di poliziotti ha sbriciolato con una mazza la lapide della tomba di p. Giuseppe Shi Liming, 39 anni, educatore del seminario clandestino di Baoding (Hebei), morto in un incidente automobilistico insieme a sei seminaristi (v. 02/01/2012 Lutto via web per un sacerdote e sei seminaristi morti in un incidente nell'Hebei).
Il 19 doveva esservi la cerimonia dei "100 giorni" dalla morte. Parenti e fedeli avevano programmato di visitare il cimitero di Damaquan (contea di Zhaoxian) e apporre la lapide con la scritta "tomba di p. Shi Liming". La polizia, che aveva già lanciato minacce contro i fedeli, ha preso la lapide è l'ha rotta: essendo p. Shi un sacerdote non riconosciuto dal governo, "non aveva diritto" alla scritta che lo designava come "padre".
Le forze di sicurezza hanno anche vietato a fedeli di altri paesi vicini a partecipare alla cerimonia. Solo gli stretti familiari e alcuni cattolici del villaggio hanno ricevuto il permesso di entrare nel cimitero.
Fonte http://www.asianews.it/
Per approfondire clicca qua
Impaginazione a cura di Raimondo Orrù per Niente Barriere
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Pechino (AsiaNews/Ucan) - "Pechino ha paura anche dei morti": è il commento di un fedele dell'Hebei ad AsiaNews alla notizia che la polizia ha distrutto la lapide della tomba di un sacerdote sotterraneo.
Il 19 marzo scorso un gruppo di poliziotti ha sbriciolato con una mazza la lapide della tomba di p. Giuseppe Shi Liming, 39 anni, educatore del seminario clandestino di Baoding (Hebei), morto in un incidente automobilistico insieme a sei seminaristi (v. 02/01/2012 Lutto via web per un sacerdote e sei seminaristi morti in un incidente nell'Hebei).
Il 19 doveva esservi la cerimonia dei "100 giorni" dalla morte. Parenti e fedeli avevano programmato di visitare il cimitero di Damaquan (contea di Zhaoxian) e apporre la lapide con la scritta "tomba di p. Shi Liming". La polizia, che aveva già lanciato minacce contro i fedeli, ha preso la lapide è l'ha rotta: essendo p. Shi un sacerdote non riconosciuto dal governo, "non aveva diritto" alla scritta che lo designava come "padre".
Le forze di sicurezza hanno anche vietato a fedeli di altri paesi vicini a partecipare alla cerimonia. Solo gli stretti familiari e alcuni cattolici del villaggio hanno ricevuto il permesso di entrare nel cimitero.
Fonte http://www.asianews.it/
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03 agosto 2011
Comitato ONU per i Diritti rompe 43 anni di tabù israeliani su Gaza
- di Thalif Deen – IPS -
Il nuovo governo egiziano ha facilitato la visita attraverso il valico di Rafah, rompendo il vecchio tabù di Israele. La visita ha rafforzato la continua condanna del Comitato per le terribili condizioni di vita nei Territori Occupati e per l’impatto devastante del blocco economico israeliano, come riportato in vari report precedenti del Comitato.
In una relazione critica rilasciata venerdì, il Comitato ha espresso costernazione per “il continuo disprezzo di Israele verso gli obblighi previsti dal diritto internazionale”.
“Purtroppo, ciò che abbiamo trovato (a Gaza) è che le restrizioni oppressive imposte da Israele su Gaza hanno l’effetto di una punizione collettiva della popolazione”, si legge nel rapporto.
Con circa il 35% del territorio di Gaza escluso dall’agricoltura a causa della poco chiara “buffer zone” (zone cuscinetto) di Israele lungo il confine, e con l’area di pesca limitata a sole tre miglia nautiche dalla costa (85% della pesca), la popolazione di Gaza può difficilmente sostenersi, e men che meno rianimare un’economia decimata attraverso le esportazioni, ha detto il Comitato.
“Siamo preoccupati per le accuse secondo cui Israele impone queste politiche impiegando le armi, anche, in alcuni casi, contro bambini ed anziani” sostiene il Comitato.
Il Comitato, di cui fanno parte l’Ambasciatore Palitha T.B. Kohona, rappresentante permanente dello Sri Lanka alle Nazioni Unite (presidente), l’Ambasciatore Hussein Haniff, rappresentante permanente della Malaysia, e l’Ambasciatore Fod Seck, rappresentante permanente del Senegal alle Nazioni Unite con sede a Ginevra, dovrà presentare un rapporto più approfondito ai 193 membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in settembre.
L’Ambasciatore Kohona ha dichiarato ad IPS che le condizioni nella Striscia di Gaza sono “a dir poco insoddisfacenti, ed il blocco è da condannare per questo”.
“Le condizioni economiche, educative, psicologiche, sanitarie e sociali sono influenzate dal blocco” ha dichiarato.
L’eliminazione del blocco avrà una ricaduta immediata e positiva sulla popolazione di Gaza, sia dal punto di vista economico che da quello psicologico, e contribuirà alla costruzione della fiducia, ha affermato.
Il mantenimento del blocco su Gaza viola i diritti umani della popolazione di Gaza, il diritto internazionale e gli standard umanitari, ha ribadito Kohona, uno dei capi della Sezione Trattato delle Nazioni Unite.
“E’ oppressivo e limita l’esistenza della popolazione di Gaza, e dev’essere immediatamente eliminato”, ha dichiarato.
Nel rapporto, il Comitato ha riferito di aver ascoltato le vittime, i testimoni ed alcuni funzionari delle Nazioni Unite che hanno sottolineato il terribile impatto del blocco imposto da Israele sui diritti umani.
Case, scuole ed altre infrastrutture che sono state distrutte dall’attacco israeliano di dicembre 2008-gennaio 2009 (operazione Piombo Fuso, NdT.) non hanno potuto essere ricostruite a causa delle restrizioni sulle importazioni di materiali edili.
L’economia ha avuto un calo significativo ed è sostenuta da importazioni illegali attraverso i tunnel. “Dovrebbe essere responsabilità della forza occupante sostenere la ricostruzione a Gaza” osserva il Comitato.
Oltre alle case, alle scuole ed alle aziende che sono state distrutte, c’è un bisogno urgente di impianti per la depurazione dell’acqua, strade, impianti per il trattamento delle acque reflue e ripristino del potere, ha osservato.
Il Comitato ha anche sottolineato le importanti attività svolte da ONG locali ed internazionali, in particolare dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Profughi palestinesi (UNRWA).
Per molti bambini di Gaza, la vita è difficile ed il futuro senza speranza, ha sottolineato il Comitato, facendo riferimento alla testimonianza su preoccupanti problemi sanitari, psicologici e sociali, all’aumento del tasso di abbandono scolastico nonché all’aumento dell’incidenza del lavoro minorile.
“Ci auguriamo che il governo di Israele voglia seriamente considerare le potenziali conseguenze di una generazione di bambini di Gaza che cresce in una situazione di quasi totale deprivazione e mancanza di opportunità di poter condurre una vita produttiva e piena di speranza” ha affermato.
Le politiche e le pratiche del governo di Israele che violano i diritti dei bambini palestinesi sono state un tema costante durante le audizioni a Gaza. Testimoni e funzionari hanno riferito che l’accesso all’istruzione per i bambini di Gaza viene impedito, tra le altre cose, dalle limitazioni alla libertà di movimento e dalle difficoltà di accesso dovute al muro di sicurezza, alla mancanza di scuole soprattutto a Gerusalemme Est e a Gaza ed alle minacce e alla violenza reale da parte dei coloni israeliani.
Il Comitato ha sostenuto che l’attenzione è stata attirata dal gran numero di minori detenuti e, a tal proposito, vi è una seria preoccupazione per una serie di pratiche tra cui dure tecniche di interrogatorio, tortura ed espulsione dai loro villaggi.
Il Comitato ha anche sottolineato la propria profonda preoccupazione relativamente a rapporti secondo cui le forze di sicurezza israeliane fanno incursioni nelle case palestinesi nel cuore della notte per arrestare bambini, presumibilmente dell’età di soli sette anni.
La missione investigativa del Comitato nella regione, durata nove giorni, ha incluso anche audizioni nella capitale giordana di Amman, dove sono state incontrati vittime, testimoni e funzionari che lavorano nel campo dei diritti umani in Cisgiordania e nel territorio siriano delle Alture del Golan.
Interrogato sulla sicurezza e sulle personali impressioni su Gaza, Kohona ha detto ad IPS “Abbiamo viaggiato con mezzi blindati e ci è stata fornita una sicurezza di alto livello da parte delle Nazioni Unite”.
Dalla terrazza dell’albergo, ha detto, “potremmo immaginare come sarebbe Gaza senza l’attuale blocco. Famiglie felici che pranzano in terrazza mentre il rosso cerchio del sole scende lentamente verso il Mediterraneo, zaffate di shisha nell’aria, bambini che giocano, lo sciabordio dei pescherecci in mare, ecc. Magari un giorno!”
Traduzione per Megachip a cura di Elena Bellini.
Fonte: gazatvnews - Informare Per Resistere
05 giugno 2011
Diritti Umani, la Cina sospende la pena di morte
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(Hu Jintao e Barack Obama) |
Come mai a parte un buon articolo della “Repubblica” (a pagina 19 del cartaceo, online c’è una breve delle 19 del 25 maggio) nulla si trova sul “Corriere della Sera”? Come mai “La Stampa” preferisce avere tra i titoli degli Esteri un pezzullo sul golf a Cuba (un evergreen) e nulla su un notizia così importante? “Google news”, che in queste cose non mente, ci spiega che in chiave Cina quella sulla moratoria è solo la quinta notizia del giorno, dopo il viaggio della Lagarde in quel paese per perorare la sua causa all’Fmi, l’acquisto cinese di titoli del debito portoghese, la visita del dittatore nordcoreano Kim Jong-il e un attentato terroristico.
Oltre alla “Repubblica” e agli ovvi siti del Partito Radicale non c’è nessun altro grande giornale che si occupi del caso. Sorge spontaneo pertanto un retropensiero. Si occupavano di pena di morte perché erano davvero contro la pena di morte o perché la notizia della pena di morte in Cina era funzionale alla costruzione retorica occidentalista mentre la moratoria non lo è?
fonte Libre
fonte primaria “La Cina, la moratoria sulla pena di morte e quello strano silenzio dei media” di Gennaro Carrotenuto
16 ottobre 2010
04 ottobre 2010
Una donna muore lapidata a Novi di Modena. L'Italia come l'Iran?
Sentendo le urla furibonde e poi strazianti, i vicini sono accorsi per vedere cosa stava succedendo, ma sono stati respinti e invitati a farsi gli affari loro. Questi non avrebbero mai immaginato che da li a poco, una lite familiare, sarebbe sfociata in un orrore che in un paese civile non si dovrebbe neanche immaginare. I protagonisti di questa vicenda sono un uomo pakistano e suo figlio, che accecati da un qualcosa che personalmente non riesco a spiegarmi (non me la sento in questo caso di usare il termine ignoranza), hanno ucciso a colpi di mattoni una donna (rispettivamente moglie e madre dei protagonisti) e ferito gravemente a sprangate una ragazza (figlia e sorella dei protagonisti). I motivi che hanno spinto a questo atto barbarico, sono da ricercare nel rifiuto della ragazza di frequentare e poi successivamente sposare, un uomo scelto dal padre... Da qui il tragico litigio che ha visto la madre della ragazza schierarsi al fianco della figlia. Quest'ultimo gesto d'amore, le è costato la vita.
Questa assurda vicenda non è capitata a Kabul o a Teheran, ma a Novi di Modena in Italia nell'Emilia Romagna. Per una volta mi trovo d'accordo con il Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, che ha dichiarato che al processo chiederà di essere ammessa come parte civile: "Chi compie violenze e abusi contro le donne, chi addirittura pensa di disporre della loro vita, non può e non deve trovare accoglienza nel nostro Paese, perché l'Italia rifiuta e respinge con decisione qualunque forma di prevaricazione degli uomini sulle donne. E, non a caso, punisce severamente chi, italiano o no, si macchia di questo genere di reati. Non ci sono alibi né scusanti di alcuna matrice, né etnica, né religiosa dinanzi questi 'deliri patriarcali'". E' bello e giusto facilitare l'inserimento degli immigrati, sempre che questi rispettino al 100% le nostre usanze e tradizioni e le nostre leggi."
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