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14 dicembre 2011

Manovra: disabili, vedove e nullatenenti le persone più colpite



di Emilia Urso Anfuso -


È una tecnica. Un metodo. Ben precisi. Si fa un gran bordello. E nessuno non capisce più niente. È il modo per compiere atti al riparo dalla comprensione globale. E sta accadendo ancora una volta. Attraverso la Manovra, orco nero ormai fonte di stress e tormento per la maggioranza dei cittadini Italiani.

Le repliche fra politici si susseguono a ritmi febbricitanti. Aumento dell’iva. No, niente aumento dell’iva. Tassa di solidarietà Sì. No, niente tassa di solidarietà. Togliamo le pensioni. No, le lasciamo, ma non a tutti. Accorpiamo le festività civili. No, forse è meglio di no. Togliamo le mini provincie. No, ci abbiamo ripensato...

Ecco: c’è di che far impazzire un santo. Ed è esattamente ciò che il sistema economico e politico vogliono. Il caos. Quel caos tanto amato da chi sa bene che è l'unico modo di fare ciò che si vuole a dispetto di tutti. Un caos tale, da far allontanare i cittadini a gambe levate dal voler accedere al Diritto di sapere, di conoscere e di capire.

Ogni ora c’è una nuova dichiarazione. Prontamente sostituita con un’altra a poco tempo di distanza.

Guardiamo ad esempio ciò che sta accadendo relativamente gli eventuali ed iniqui tagli alla spesa sociale, già pesantemente martorizzata negli anni.

Hanno detto di tutto, e continuano a farlo. Vogliono togliere le pensioni alle vedove, cancellando la reversibilità. Vogliono togliere le pensioni a chi non ha mai lavorato, esprimendo in questo caso un infame concetto: c’è chi non ha mai lavorato perché non ha potuto, per problemi legati alla propria salute. Vogliamo pure togliergli una fonte di sostentamento?

Ma una cosa è chiara, in tutto questo folle correre in un immenso caos: il sociale non produce. Di conseguenza, va tagliato. E’ questo il ragionamento di chi sta al Governo. Di destra, centro o sinistra che sia. E a chiarimento di questo concetto sia di riferimento, ad esempio, l’assoluta improduttività del Ministero del Welfare che, nel nostro paese, produce solo debito. Un esempio fra tutti: la “social card” che tanto ha fatto chiaccherare, è già un ricordo. Dopo il primo anno di test, peraltro miseramente fallimentare, è stata affidata ad eventuali “enti caritatevoli”. In pratica, il sociale in Italia non passa più attraverso lo Stato ma attraverso le organizzazioni. Profit o no profit. Che in effetti, stanno alacremente dibattendo e cercando di ostacolare queste eventuali ennesime vessazioni, come nel caso della Fish - la Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap - che anche in questo caso sta alzando, ovviamente, la voce.

Ed è chiara e lampante un’altra cosa: il rimpallo di dichiarazioni e contro dichiarazioni su questa o quella misura da inserire in Manovra, ha più la connotazione di un gioco al rialzo o al ribasso per i vari Partiti. La Lega propone, il PDL dispone, arriva il PD e fa strike e ricominciano daccapo. Un tourbillion che serve solo a fare fumo, accapparrarsi elettorato ed aumentare la propria visibilità. Nient’altro.
Intanto, senza poter in alcun modo proteggersi, milioni di cittadini vedono la loro vita in mano a degli stolti che non si preoccupano minimamente degli effetti eclatanti che questi rimpalli ottengono sulla vita e la sua qualità.


Per chi è chiamato a gestire la nazione, siamo numeri. Soltanto numeri. Che a seconda dei casi vanno addizionati, divisi, moltiplicati, sottratti. Ma mai presi in considerazione come meritevoli di dignità, equità ed umanità. E come fonte unica di ricchezza di un Paese che altrimenti – se posto nelle sole mani di chi governa – sarebbe già andato a scatafascio da tempo immemore.

E per comprendere quanto questo sia vero, pensate ad una cosa: vogliono anche accorpare le festività civili, oltraggio alla Repubblica ed ai Diritti di lavoratori e cittadini. Temono lo sciopero generale indetto dalla CGL. Hanno paura. Che il Paese si fermi per due o tre giorni. Loro, che in tutto l’arco di un anno a volte lavorano per due o tre giorni. Hanno paura, perchè sanno che la nazione la fanno i cittadini. E che un solo giorno di fermo, significa economicamente cifre enormi.

Di conseguenza, ci si renda conto di come senza cittadini chi governa non esisterebbe (Lapalisse docet, ma serve a comprendere) E di come invece, i cittadini potrebbero fare a meno di chi li governa. Almeno, di chi li governa così male.

Questa riflessione può essere portatrice di un inizio di cambiamento. Che farà bene a tutti. Politici compresi.

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://www.agoravox.it/

07 dicembre 2011

Disabilità, la Fish scrive a Monti

Alla cortese attenzione
Sen. Prof. Mario Monti
Presidente del Consiglio dei Ministri
e p. c. 
Prof.ssa Elsa Fornero
Ministro per il Lavoro e per le Politiche Sociali

Oggetto: articolo 5, decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201

Egregio Presidente,
è con estrema attenzione che seguiamo, come Cittadini e come organizzazione civile, l’elaborazione delle misure di importanza straordinaria per il nostro Paese e per l’Unione. Le nostre analisi, sia per un motivo di prossimità a determinati problemi che per esperienza storica, sono ovviamente concentrate su quegli aspetti che riguardano il sociale, le persone con disabilità, le loro famiglie, le persone non autosufficienti.
Sono riflessioni di parte, ma non particolaristiche, e che si pongono da un preciso angolo prospettico che non è distorto, ma – vogliamo crederlo! – arricchiscono un dibattito che, pur nell’emergenza, vuole essere serio e attento anche agli eventuali effetti inattesi che la manovra potrebbe ingenerare.
L’attenzione nostra è caduta soprattutto sull’articolo 5 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201. L’intento di modificare il criteri di calcolo e gli ambiti di applicazione dell’ISEE è senza dubbio condivisibile nella sua volontà perequativa. Noi stessi, per altri versi, crediamo nella necessità di adeguamento di quello strumento e di una applicazione più ampia, ma attenta alle disparità interne (applicare l’ISEE allo stesso modo per anziani o disabili giovani, comporta l’adozione di corretti).
Riteniamo poi meritevole di considerazione l’ipotesi di modificare anche i coefficienti relativi alla composizione dei nuclei, attribuendo maggiore peso alla presenza di persone con disabilità, in difficoltà o nell’impossibilità nel produrre reddito, e di persone non autosufficienti la cui permanenza nella famiglia di origine è motivo di costi – diretti ed indiretti – considerevoli.
Tuttavia, l’importanza e la delicatezza di questo intervento (che, come precisato nella relazione tecnica, non produce effetti finanziari) suggeriscono l’opportunità di enuclearlo dalla già serrata discussione di questi giorni, per approfondirne al meglio l’articolazione e gli ricadute in termini di impatto e di effetti. Questa è la nostra richiesta ferma e formale.
Il testo proposto, peraltro, considerato alla lettera offre il fianco a interpretazioni che potrebbero essere, successivamente, restrittive o negative, quali, ad esempio, l’equiparazione di prestazioni assistenziali per l’indigenza o per le minorazioni ai redditi da lavoro e alle rendite finanziarie. Al contempo, prevedendo l’estensione dell’ISEE a generiche agevolazioni fiscali e assistenziali, potrebbe comportare un effetto negativo per chi percepisce oggi assegni sociali, pensioni di invalidità o altri supporti per la non autosufficienza.
Peraltro, i conseguenti effetti negativi sarebbero su quegli stessi soggetti che l’articolo (e più in generale il decreto) considera più degni di attenzione: le famiglie numerose, le donne, i giovani. Un esempio per tutti: a causa della carenza di adeguati supporti, ancora oggi, nelle famiglie il carico maggiore della disabilità e della non autosufficienza si riversa sulla donna, spesso costretta a rinunciare al lavoro o a comprimere la propria carriera lavorativa.
Non va dimenticato un secondo elemento importante: la disabilità e la non autosufficienza sono e possono divenire le cause principali di impoverimento, in ispecie quando sono condizioni aggiuntive ad arretratezze territoriali, condizioni sfavorevoli del mercato del lavoro, carenza di servizi e di strumenti adeguati per la protezione sociale.
Su questo drammatico aspetto, nel 2010, l’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane ha pubblicato un interessante e qualificato studio sugli svantaggi reddituali delle persone con disabilità e delle loro famiglie. L’analisi delle condizioni economiche del totale delle famiglie ha messo in evidenza che quelle con almeno una persona con disabilità presentano un sensibile svantaggio rispetto al resto delle famiglie. L’analisi, fra l’altro, ha posto in luce che le famiglie con almeno una persona con disabilità si trovano più frequentemente in difficoltà o in grossa difficoltà ad affrontare le comuni spese mensili, rispetto al resto delle famiglie, il 49,0% contro il 33,0% (Il gap di reddito delle persone con disabilità: un’analisi regionale di Alessandro Solipaca, Fernando Di Nicola, Federica Mancini, Aldo Rosano in Rapporto OsservaSalute 2010; pagine 16 e seguenti).
Tutto questo per ripetere che affrontare l’emergenza della non autosufficienza, e delle politiche per la disabilità, appare complementare al sostegno alle donne e alle famiglie. In tal senso, la stessa indicazione del vincolo di destinazione dei risparmi meriterebbe un accento anche su tali aspetti.
In merito, invece, alle disequità interne, cioè di applicazione dell’ISEE in situazioni diverse, segnaliamo come l’attuale normativa non differenzi tra persone che vivono l’esperienza della disabilità dalla nascita o in età lavorativa disoccupati almeno nell’80 % dei casi, e coloro divenuti disabili in tarda età dopo aver prodotto reddito nell’intera vita lavorativa per se stessi e per la propria famiglia. I primi, invece, rappresentano solo un peso assistenziale oltrechè economico per il proprio nucleo familiare. Le esigenze e le necessità di supporto sono apparentemente simili, ma i contesti, gli scenari e le prospettive sono assolutamente diverse. Ripensare all’ISEE significa, a nostro avviso, considerare anche questi aspetti.
Il tutto – nuovi criteri, ambiti di applicazione, valutazione degli effetti e degli impatti – merita, come già detto, una più attenta riflessione e ampio confronto al fine di consentire una migliore equità ma anche una maggiore efficacia perequativa e redistributiva.
Rinnovando pertanto la richiesta di eliminare l’articolo 5 dal testo del decreto-legge 201, rimaniamo collaborativamente a disposizione per tutti i futuri confronti che deriveranno dall’adesione a questa indicazione.

Distinti saluti

Pietro Barbieri
Presidente della Federazione Italiana
per il Superamento dell’Handicap

06 dicembre 2011

Mario, Elsa e quelle lacrime italiane


Di L'Isola dei Cassintegrati -

Il Ministro Fornero ha pianto perché sotto scacco del Pdl, perché impossibilitata a fare diversamente, perché costretta da un veto sulla manovra a dover fare e poi dire – lei – ad alta voce, davanti agli italiani, dopo averci posto la firma su quel provvedimento che le costerà un giudizio storico pesantissimo, che un pensionato nella fascia che va da un reddito mensile minimo che sta sotto i 500 euro a quelli che arrivano a 900 euro circa, non avrà quella ventina di euro lordi di indicizzazione sull’inflazione.

La manovra, che forse per una volta ha ragione Berlusconi, brutta come è, solo con la fiducia su tutto il pacchetto potrà passare il vaglio delle camere, non colpisce solo i più poveri, ma i più deboli.

I giovani che troveranno meno lavoro, anche se era inevitabile una riforma delle pensioni, in fondo anche se contrari ne siamo tutti consapevoli, le donne colpite indirettamente da tutti i provvedimenti e gli anziani. Un anziano in Italia spesso è malnutrito. Pensate a una coppia di over 70enni con una pensione di 700 euro, quelli a cui sarebbe stato tolto l’adeguamento all’inflazione… come avrebbero fatto a vivere? A curarsi, ad aiutare i figli in cassa integrazione? A pagare le bollette?

Sono pochi soldi è vero, ma quando vedi che l’aumento Irpef sui redditi superiori ai 75mila euro non c’è, quando ti accorgi che è stato messo sui redditi scudati solo un vergognoso 1,5 % in più di tassazione… capisci che quella ventina di euro (anche meno) aiuta un anziano a vivere, a comprarsi la pasta, i pomodori per cucinarsi il sugo, per tutta una settimana.

La Fornero ha pianto e un po’ ha salvato la faccia ai suoi colleghi, a questo Paese ingiusto, a Mario Monti che ha improvvisato una manovra dentro la manovra per salvare la fascia intermedia di reddito che arriva fino ai 900 euro. Perché, anche se costretti a elaborare un documento a favore dei benestanti, da questo Parlamento in cui la maggioranza è ancora di Berlusconi, non scordiamolo, si sono resi conto in extremis che non si sarebbero più potuti guardare allo specchio compiendo un’ingiustizia così abominevole.

E ancora una volta, giudicatela come volete, una donna nonostante le lacrime, ha preso in mano la situazione, ci ha messo la faccia, e con coraggio ha raccontato con le sue emozioni, lo schifo che questo Parlamento di nominati li ha costretti a fare (Leggi il testo completo del decreto “Salva Italia”).

Salvata l’Italia dal fallimento, si vada al voto e si dia a forze nuove di governo, a persone con una dignità la possibilità di rifondare questo Paese su basi di equità e giustizia sociale. L’amnistia, l’indulgenza, la misericordia l’abbiamo già spesa negli anni ’50 verso chi era stato fascista e si era riciclato democratico nel giro di pochi mesi. Spero vivamente di non vedere mai più questi parlamentari, ex ministri, e compagnia cantante, rappresentarci in nessuna sede. La pazienza è terminata e le lacrime pure.

di Claudia Sarritzu
(6 dicembre 2011)

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05 dicembre 2011

Manovra, famiglie dei disabili gravi: "Pronti a incatenarci"


ROMA – Un impegno "h 24", che non finisce mai, con l'ansia di farcela a resistere nonostante il logoramento, perche' non si sa cosa puo' succedere ai propri cari se si soccombe: e' un incubo la vita quotidiana dei genitori di disabili gravissimi. Che aspettano da 17 anni una legge che gli conceda il pensionamento anticipato, e invece ora, con le nuove misure decise dal governo, vedono allontanarsi sempre piu' il momento in cui, smesso di lavorare, potranno dedicarsi alla cura dei familiari con piu' serenita'.
Simona Bellini e' la presidente del Coordinamento famiglie disabili gravi e gravissimi, che raccoglie piu' di 3.500 famiglie. Vive e lavora a Roma, ha un compagno disabile non grave e una figlia di 23 anni, ultima di quattro, colpita da cerebrolesione congenita e sindrome di Angelman. La ragazza e' incapace di fare qualsiasi cosa, ha un ritardo cognitivo, soffre di epilessia e non controlla le sue funzioni corporali. Non parla e non riesce quindi a comunicare le sue esigenze, se la madre non si ricorda di darle da bere rischia di morire disidratata.
"Il nostro enorme problema – spiega Simona all'ANSA – e' che la disabilita' gravissima non la conosce nessuno. Parliamo di soggetti che non sono in grado fare niente di cio' che gli serve per sopravvivere, hanno bisogno di un assistente 24 ore al giorno per 365 giorni l'anno. Ed e' quasi sempre un familiare, nel 95% dei casi un genitore".
"Quando e' stato formato il governo tecnico e si e' cominciato a parlare di riforma previdenziale, abbiamo pensato fosse il momento giusto per trovare finalmente una risposta al problema di chi assiste i disabili gravissimi. La legge sul prepensionamento di questa categoria e' il provvedimento con la piu' lunga gestazione della nostra Repubblica: sono 17 anni che l'aspettiamo. L'allora ministro della salute Livia Turco, nel 1997, parlo' di 'diritto sacrosanto'; ora siamo nel 2011".
Anche a livello europeo, spiega Bellini, mancano linee guida sulla disabilita' gravissima, e ogni Stato si regola a modo suo. "In Francia, ad esempio – racconta – chi lascia il lavoro per assistere un disabile gravissimo riceve uno stipendio di 1.600 euro se lo lascia del tutto e 800 se lo lascia part-time, e conserva il posto di lavoro. Questo e' welfare!".
"Da noi, invece – continua – il governo chiede ora ulteriori sacrifici sulle pensioni. Ma lo sanno che la ricerca con la quale Elizabeth Blackburn ha vinto il premio Nobel per la medicina nel 2009 ha dimostrato che le aspettative di vita di un genitore che assiste un figlio disabile cronico sono ridotte di 9-17 anni?".
"Di questo volevamo parlare con il ministro del welfare, Elsa Fornero. Le abbiamo anche mandato una lettera – continua Simona Bellini – ma per tutta risposta ci hanno mandati da un ufficio all'altro. Oggi abbiamo minacciato di incatenarci davanti al Ministero e abbiamo ottenuto un nome; abbiamo contattato questa persona ma non siamo riusciti a parlarci. Mi chiedo a cosa servono le lacrime del ministro, se poi non si ascoltano almeno le esigenze delle persone? I pensionati meritano le lacrime, ma noi cosa meritiamo?".
"Accudiamo i nostri figli 24 ore al giorno, ma come possiamo sopravvivere? E dopo di noi, sulle spalle di chi sara' questa assistenza? Ma tanto non ci ascoltano: noi non portiamo voti perche' siamo pochi, siamo invisibili" conclude.

5 Dicembre 2011

Fonte http://www.blitzquotidiano.it/

24 settembre 2011

Manovra bis, Regioni: “Nel 2012 dimezzate risorse servizi sociali”


ROMA – “Nel 2012, con forte incertezza anche per gli anni che seguono, le risorse per i servizi sociali saranno dimezzate: non solo per la mancanza dei finanziamenti nazionali, ma per i pesanti tagli effettuati ai bilanci regionali e comunali”. Lo affermano in un documento gli assessori regionali e comunali alle Politiche Sociali e Sindaci.

Dal 2010 tra Regioni e Comuni, affermano gli amministratori, “sono stati eliminati oltre 10 miliardi a cui si aggiungono quelli dei Ministeri che contengono anche spese finalizzate per servizi sociali e altre attivita’ come il trasporto locale, il sostegno agli affitti”.

“Il mancato rifinanziamento del Fondo per le ‘Non Autosufficienze’ – si legge nel documento – ha tolto benefici ad oltre 50 mila anziani cosi’ come i tagli subiti al Fondo Minori e Famiglie, impediranno la conservazione dei benefici in atto: almeno 20 mila nuovi nati non avranno la possibilita’ di entrare nei nidi di infanzia o di avere servizi dedicati”. In sintesi, i tagli alle Politiche Sociali produrranno “impoverimento delle famiglie, particolarmente quelle con figli; Eliminazione di nuovi ingressi ai nidi e alle scuole materne con grossi problemi per le famiglie e per le donne lavoratrici; Diminuzione delle prestazioni per i disabili; Riduzione dell’assistenza domiciliare e residenziale agli anziani e ai non autosufficienti per i quali saranno diminuiti anche i supporti per il lavoro di cura privato, con l’aumento di uso inappropriato del Pronto Soccorso e di posti ospedalieri; Ricaduta sui Lea sociosanitari delle limitazioni alla spesa sanitaria, che con l’aggravio dei tagli al sociale, avra’ diretta influenza sui costi dei servizi integrati per minori, disabili e anziani; Impossibilita’ a avviare strutture costruite ex novo o riattivate; Estrema criticita’ a collegare misure di supporto sociale agli interventi per l’avvio al lavoro; Aumento delle marginalita’ che andra’ ad influire sull’incremento del disadattamento e della criminalita”‘.

“Le conseguenze dei tagli – concludono gli amministratori – non fanno altro che aggravare la situazione gia’ descritta nel quadro socio-economico, senza trascurare che i servizi sociali sono anche fonte produttiva e quindi, posti di lavoro che si cancellano. Ai tagli, va aggiunto anche il DDL di delega su Fisco e Assistenza che, particolarmente per la parte dell’assistenza richiede un profonda revisione attraverso un metodo condiviso tra i livelli istituzionali arricchito dal dibattito parlamentare. Continuare a tagliare indiscriminatamente senza valutare il quadro di insieme significa continuare a penalizzare i cittadini piu’ fragili ed in particolare le famiglie”.

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito www.asca.it

19 settembre 2011

Rischio default per molti disabili e le loro famiglie dopo l’approvazione delle manovre


ROMA - Il parlamento ha definitivamente approvato l’ultima manovra, che insieme a quella di luglio comprimerà la spesa sociale a livello insopportabile per molte famiglie.

Secondo Barbieri presidente della Fish, Federazione Italiana Superamento Handicap “le stime più ottimistiche fanno ritenere che almeno un terzo dei disabili gravi perderà entro un anno ogni tipo di assistenza, in particolare l’indennità di accompagnamento” (IL LINK).

Sottolineo che soprattutto che per le persone con disabilità non autosufficienti e in stato di disagio estremo, rimaste sole, senza più il supporto dei familiari, l’indennità di accompagnamento (487 euro) e la pensione di invalidità (270 euro fino a 15.000 euro di reddito personale),  pari complessivamente a 757 euro mensili,  già ora non sono sufficienti a pagare una badante 24 ore su 24 e nemmeno per chiedere ospitalità in una struttura assistita.
Ci sono inoltre madri che sono state costrette a rinunciare al loro lavoro per assistere i loro figli, a volte con grave disabilità psichica o sensoriali, con impossibilità di girarsi nel letto da soli, con paralisi a volte pressochè totali.
Togliere fondi a persone con gravi disabilità, che saranno inevitabilmente  spinte alla disperazione, è incredibile, vergognoso e crudele.

Già a fine 2010 una iniqua e quasi certamente illegittima circolare INPS aveva ristretto i criteri per concedere indennità e pensioni, applicando di fatto un emendamento che il Parlamento aveva bocciato nel luglio 2010,  in seguito ad una manifestazione delle associazioni di categoria.
Da sottolineare che secondo una tabella elaborata dall’economista Tito Boeri e pubblicata sul sito www.lavoce.info (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002538.html) la manovra a regime sarà  nel 2014 di circa 60 miliardi di euro, di cui 20 si ricaveranno dal taglio delle agevolazioni fiscali (nb.: e dal taglio dell’assistenza sociale), altri 7,4 miliardi dalle minori spese nella sanità e 5,7 miliardi dai ticket sanità e dal contributo pensioni. Il contributo di solidarietà delle persone con oltre 300.000 euro di reddito sarà pari solo a 0,1 miliardi di euro.

Secondo alcuni esperti ci potrebbero essere, pertanto,  gli estremi per dichiarare queste norme incostituzionali e in contrasto con la convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità.  Mi auguro però che in un paese civile come l’Italia non si debba ricorrere alla magistratura per vedere tutelato il diritto alla vita delle persone più fragili ed indifese.


di  Vincenzo Gallo 


La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://www.dazebaonews.it/

15 settembre 2011

I Disabili scendono in piazza (VIDEO) "Il governo ci ha abbandonato"

A Montecitorio, davanti al Palazzo del potere, i disabili urlano tutto il loro sdegno contro i 40 miliardi di tagli.

(fonte video antefattoblog)

14 settembre 2011

Manovra. Azzeramento dei fondi per le persone con disabilità: un massacro sociale



La manovra economica continua a mietere vittime tra i più deboli e Vincenzo Gallo, padre di un ragazzo con disabilità, scrive a Dazebao parlando di “massacro sociale” fornendoci i dati sull’azzeramento dei fondi per le persone con disabilità e non autosufficienti:

ROMA - In base ad informazioni fornite da Carlo Giacobini direttore di www.HandyLex.org ed esperto della Fish (Federazione Italiana Superamento Handicap – www.fish.it)  "la manovra di luglio prevedeva di ricavare dalla riforma assistenziale e fiscale 4+12+20 miliardi di euro nei tre anni successivi al 2012. La manovra bis (quella in via di approvazione) aumenta la soglia a 4+16+20 miliardi e ne anticipa di un anno l'applicazione. La stessa manovra, in sede di decreto legge, prevedeva che l'aumento dell'IVA compensasse l'impatto della riforma assistenziale e fiscale; nella sostanza il Governo poteva aumentare l'IVA per poter diminuire quegli importi. Nel maxi emendamento l'aumento dell'IVA si è già usato per altro; pertanto non avremmo più quel salvagente. La spesa per provvidenze economiche agli invalidi civili (pensioni, assegni, indennità) ammonta a circa 17 miliardi di euro. 12 di questi sono per indennità, i rimanenti 5 per pensioni e assegni. Per completezza le pensioni di reversibilità sono circa 5 milioni per un ammontare complessivo di 38 miliardi di euro. Le prestazioni ai superstiti (reversibilità) sono prestazioni previdenziali e non assistenziali. La riforma assistenziale - in base alla bozza di delega calendarizzata per il 13 p.v. - non interviene solo sulle provvidenze agli invalidi civili (es. accompagnamento) - ma su tutto l'ambito dell'assistenza (partecipazione alla spesa, delega dei servizi alle no profit, ISEE ecc.)".
E' evidente pertanto che  la manovra, che secondo alcune stime è stata complessivamente di 63 miliardi di euro, peserà prevalentemente sulla riforma fiscale e assistenziale pari a 40 miliardi in tre anni.Il Governo ha ritenuto che non era possibile fare pagare di più a chi ha portato capitali all'estero e li ha fatti rientrare in Italia pagando solo il 5%, non era opportuno ridurre le spese militari, era troppo onerosa una patrimoniale anche dell'1 per mille sulle grandi ricchezze, era iniquo il contributo di solidarietà del 5% per i redditi a partire dai 90.000 euro, era impossibile togliere i  privilegi ai membri delle varie caste che esistono in questo paese ed era scorretto mettere le mani nelle tasche degli italiani.Ha invece ritenuto equa una patrimoniale, per usare un eufemismo, sulle persone più fragili ed indifese, prevedendo di revocare in un triennio pressoché il 100% dei fondi a disabili gravi e a persone non autosufficienti. Ciò facendo seguito già ad una recente  iniqua  restrizione dei criteri dell'INPS per la concessione delle indennità di accompagnamento.D'altra parte anche per alcuni autorevoli esponenti del centro destra i disabili veri sono pochi, mentre prevalgono i falsi invalidi !E' da sottolineare che ciò avrà un impatto devastante non solo sulle persone che attualmente hanno varie disabilità e le loro famiglie, ma anche su tutti coloro i quali che con l'avanzare dell'età potrebbero diventare non autosufficienti, come dimostrano le statistiche, senza poter godere più di nessuna assistenza sociale.Ritengo che queste decisioni siano gravissime ed incostituzionali, in contrasto anche con la convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Negano il diritto alla vita ed istigheranno probabilmente al suicidio persone già in stato di disagio estremo.Mi auguro pertanto che le due principali federazioni di associazioni di persone con disabilità, la FISH e la FAND, che hanno già raccolto oltre 20.000 firme contro la manovra,  ma eventualmente anche altre organizzazioni avviino in tutte le sedi le iniziative più opportune per tutelare i diritti delle persone con disabilità e contrastare questo vero e proprio massacro sociale. Spero nel sostegno dei media e in una presa di posizione da parte di tutti coloro i quali ritengono giusto ridurre e non aumentare ancor di più gli squilibri sociali già esistenti.
Vincenzo Gallo padre di un ragazzo con disabilità
La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://www.dazebaonews.it/

13 settembre 2011

Manovra: Auser, colpite le donne, le famiglie, i disabili e gli anziani


Dura presa di posizione sulla Manovra  e sull’operato del Governo da parte del Direttivo Nazionale di Auser, riunito a Roma il 13 settembre. “Il Governo, dopo tre anni di ritardo, ha capito che la cristi c’è. E’ forte e non durerà poco.  C’è bisogno di restituire fiducia e stabilità ai mercati - è stato sottolineato - ed equilibrare gli interventi in funzione di una crescita che dia lavoro e sviluppo in tutto il Paese e che non si accanisca sulle condizioni di vita dei cittadini più deboli,  quelli che hanno pagato e che continuano a pagare, e che non si oscurino o cancellino i diritti fondamentali delle persone. E’ necessario rilanciare la crescita e dare respiro al mondo del lavoro, per evitare una nuova pericolosa recessione. Un fronte dal quale non si vedono segni positivi. Mancano provvedimenti seri di lotta contro la corruzione dilagante, contro l’evasione e l’elusione fiscale e, soprattutto nulla è stato fatto, per abbattere drasticamente i costi della politica. Un segnale di equità e di giusta redistribuzione dei cariche e dei pesi per avviare il risanamento e la crescita del Paese, non può non partire da questi punti.”
Il Comitato Direttivo si è espresso inoltre sui contenuti della  legge delega sull’assistenza. ”Una legge  che mira indiscriminatamente a  tagliare; un’operazione di  particolare iniquità che colpisce le donne, le  famiglie, i disabili, gli anziani,  gli orfani, le vedove , parliamo di circa 7,2 milioni di percettori delle diverse provvidenze assistenziali.   Se si pensa al clamore sollevato sul contributo di solidarietà che riguardava meno di 600.000 persone con redditi superiori a 90.000 euro l’anno  – afferma il Direttivo Nazionale Auser-  la disattenzione dei media sulla riforma dell’assistenze sulle sue conseguenze appare intollerabile e scandalosa. Non si può inoltre pensare di  tagliare sull’assistenza  per trovare le risorse per realizzare la riforma fiscale. Il  rapporto fisco-assistenza va rovesciato: è dal prelievo e dalla lotta contro l’evasione e l’elusione che vanno reperite le risorse per una seria riforma dell’assistenza”.
“Questa Legge Delega – ha sottolineato il Direttivo Auser - prevede la  liquidazione della 328/2000 che fa seguito al ripetuto taglio, negli ultimi anni, esercitato sul fondo nazionale delle politiche sociali. L’attacco alla 328 diventa radicale, spariscono i livelli essenziali e si compromette il principio della universalità dei diritti, mentre compare un nuovo riferimento quello ai “soggetti autenticamente bisognosi”. Un’espressione che la dice lunga sulla indiscriminata criminalizzazione nei confronti di coloro che percepiscono assegni di invalidità ed accompagnamento. Ne deriva l’idea di un sistema pubblico di protezione sociale rivolto esclusivamente alle condizioni estreme, legato ad una concezione di sussidiarietà fortemente sostitutiva e nello stesso tempo assolutamente disorganico ed incompleto. Nulla si dice sulle misure di contrasto alla povertà, sui disagio giovanile, sulle famiglie con minori.”
Il Comitato Direttivo dell’Auser ha ribadito infine  la necessità di un intervento nazionale di riordino per evitare duplicazioni e sovrapposizioni e, in particolare, per perseguire una gestione integrata dei servizi sanitari, socio-sanitari e assistenziali. Occorre rilanciare la 328, e definire i livelli essenziali di assistenza ribadendo la competenza esclusiva delle regioni nell’organizzazione e nella gestione del sistema pubblico di protezione sociale. Una legge profondamente diversa da quella ipotizzata che dovrebbe essere affiancata dalla legge istitutiva del Fondo Nazionale  per la non Autosufficienza. Per tutte queste ragioni, l’Auser sarà in prima fila nelle iniziative di mobilitazione e di lotta, promosse dalla Cgil e dallo Spi per cambiare la politica economica e sociale del Governo Nazionale.

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://www.agenparl.it/

01 settembre 2011

La manovra? “Un attacco senza precedenti ai disabili”




Il 10-11 settembre, a Roma, saranno presenti molte delegazioni di disabili. Intervista a Nadia D’arco e Michele Lastilla del coordinamento “Disabili in viola”.


Per la manifestazione Piazza pulita gestirete un capannello (un tavolo) sul tema della disabilità. La vostra proposta di ordine del giorno ha già al primo punto il tema della manovra economica. Quanto e come inciderà sulla qualità della vita della persona disabile?
La manovra del governo non è che l’anticamera di qualcosa di piu’ grave che è il ddl 4566 del 29/7 presentato da Tremonti; questa volta ha come punto centrale un attacco senza precedenti alle persone con disabilità e alle loro famiglie.
Aveva cominciato Tremonti un anno fa che con una martellante campagna mediatica sui falsi invalidi su tv e giornali (calderoli recentemente) e nel maggio 2010 col tentativo poi fallito di alzare la soglia di riconoscimento della disabilità dal 74% a 85%, tagliando in questo modo il diritto alle provvidenze una consistente fascia di persone tra cui in primis le persone affette da sindrome di down.Ma i tagli arrivarono lo stesso alle prestazioni, ai servizi assistenziali, ai Comuni. Ora il fulcro della manovra che riguarda la riforma dell’assistenza è legare all’isee familiare tutte le competenze economiche che consentono al disabile di avere quel minimo di prestazioni indispensabili per la propria cura ed esistenza. Una vera mannaia che si abbatte sui servizi sociali, sull’assistenza, sulle prestazioni sanitarie, sul prepensionamento delle famiglie dei disabili gravissimi, sulle pensioni di reversibilità al disabile superstite. infatti con la riforma dell’assistenza in sostanza si monetizzano tutte le prestazioni con l’isee familiare, ivi compresa la pensione di reversibilita’, in ballo c’è la soppressione della indennità di accompagnamento, che era stata concessa proprio perchè lo Stato riconosce di essere incapace a fornire l’aiuto alla persona disabile tramite suoi servizi il che significa abbandonare totalmetne il disabile e la sua famiglia nel bisogno più totale.

Cosa è mancato in tutti questi anni nella legislazione italiana, quale obiettivo ritieni che non sia stato centrato?
Molte associazioni (tra cui le cosiddette storiche) hanno la grave responsabilità di aver assecondato una politica dell’assistenza fondata sulla pietà, sulla carità, sulla beneficenza. Il risultato è che i disabili sono soli in una società complessa come quella odierna. I disabili sono stati vittime di una pedagogia che ha educato alla passività. Insomma le associazioni hanno preteso la delega in bianco dei bisogni delle persone disabili e delle loro famiglie. Il risultato è quello che stiamo vedendo. La stampa, i partiti politici, le forze sociali, i mass media, i cittadini, non sanno assolutamente nulla della disabilità e della vita reale dei disabili e delle loro famiglie. Questo di fatto ha negato ai disabili di essere equiparata a una categoria rivendicativa di diritti negati (come da costituzione) al pari dei cassaintegrati, degli immigrati, dei diritti umani.
Noi abbiamo sempre avuto l’interesse ad essere accorpati dai movimenti, dai sindacati e dai partiti alle loro lotte ma di fatto siamo stati ignorati togliendoci anche la dignita’ di ”popolo disabile” con diritti e doveri relegandoci di fatto nel buco nero dell’assistenzialismo comunale o della sanita’.

Il nodo centrale è insomma trasformare la natura assistenzale dell’intervento statale nel rispetto dei diritti di una vera e propria minoranza. Come pensi che dovrebbe agire in tal senso il primo governo di una vera Seconda Repubblica?
Osservando e facendo osservare quanto prevede la convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità. Prima di tutto fornire servizi per che rendano possibile la vita indipendente, la mobilità, l’autonomia domestica e sul territorio, il trasporto pubblico, l’accompagnamento a persone che ne hanno bisogno e soprattutto per il disbrigo delle faccende della vita quotidiana, fornire prestazioni sanitarie pubbliche, realizzare serie strutture per il dopo di noi,quando il disabile grave resterà da solo senza un congiunto che pensi a lui, il diritto allo studio fornendo ausili e personale specializzato, il diritto al lavoro oggi pressochè negato, riconoscere il diritto al prepensionamento dei congiunti dei disabili gravi che ne curano 24 su 24 l’assistenza, favorire la vita indipendente, eliminare le barriere di ogni tipo (sensoriali, architettoniche, culturali, sociali) e potremmo continuare. Insomma noi disabili vogliamo essere cittadini fra i cittadini vogliamo essere riconosciuti come minoranza perchè la costituzione rispetta le minoranze e le loro rivendicazioni.
Noi siamo cittadini a tutti gli effetti e troppi si dimenticano della nostra esistenza creandoci uno stato di invisibili, invece anche grazie alle manifestazioni come quella di roma vogliamo esserci e partecipare come parte attiva e come parte rivendicativa.

di Franz Mannino


La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito: http://letteraviola.it/


31 agosto 2011

Alemanno: «Porterò i disabili in piazza ma non taglierò i servizi»

(Gianni Alemanno, il Sindaco di Roma)


Ribelle Alemanno pronto ad «assediare» Palazzo Chigi per protestare contro il taglio dei fondi agli enti locali.

Ve lo immaginate il sindaco di Roma Gianni Alemanno a guidare la rivolta dei disabili davanti a Palazzo Chigi? Eppure lo ha promesso. «Se i tagli agli enti locali non verranno cancellati dalla manovra per il risanamento del bilancio dello Stato dovremo portare davanti a Palazzo Chigi i disabili e le persone che vanno alla mensa della Caritas». Perché saranno loro a rimetterci. «Roma avrà 270 milioni in meno - ha spiegato ieri Alemanno, a Milano nel corteo anti-manovra organizzato dall'Anci, l'associazione dei comuni italiani - L'impatto sarà devastante. I soldi che mancheranno peseranno su sanità, mobilità e servizi sociali». Per controbilanciare i tagli il Campidoglio dovrebbe aumentare a dismisura le imposte comunali, a partire da quella sull'immondizia. Ma non vuole farlo. Per scongiurare la débacle finanziaria, Alemanno è pronto a scendere in piazza. Finché i tagli alla spesa per gli enti locali non verranno depennati. Visto che al momento potrebbero essere soltanto ridotti. Per timore che la protesta dei sindaci monti? Chissà! «I Comuni non hanno paura - ha sottolineato Alemanno - Hanno mille anni di vita e ne hanno altri mille di fronte a loro». La dichiarazione di guerra del sindaco ha però scatenato una ridda di polemiche. Inevitabile. «La presa di posizione del sindaco Alemanno non convince», scrive Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà. «Ricorda la promessa, non mantenuta, di «buttar giù» i caselli se avessero messo il pedaggio sul Raccordo Anulare». «Alemanno con i sondaggi suoi e del Pdl in picchiata, pensa di rifarsi una nuova immagine», dichiara il segretario del Pd a Roma Marco Miccoli. «Non può avere il piede in due staffe, stare al governo e fare il contestatore», rincara la dose il consigliere regionale del Pd Enzo Foschi. «Alemanno chiede di cambiare la manovra? Bene! Allora sostengauna patrimoniale vera e aumenti l'Ici sulle case sfitte», propone Fabio Nobile, segretario romano del PdCi. Intanto Roma resterà in «mobilitazione permanente» con i Comuni ribelli finchè non saranno accolte le richieste dell'Anci, che oggi proprio nella Capitale tornerà a riunirsi per decidere il piano di una lotta che si annuncia dura e senza esclusione di colpi. I Ribelli minacciano l'interruzione del servizio anagrafico delle ordinanze urgenti.

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito: http://www.iltempo.it/

27 agosto 2011

Disabili già colpiti ma alla Lega non basta

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MANOVRA. Il ministro Calderoli propone di modificare le regole per l’accompagnamento e la reversibilità. Ma i portatori di handicap sono già usciti bastonati dall’ultimo decreto di Ferragosto.
«La Lega se la prende con vedove e disabili», non usa mezzi termini Pietro Barbieri, il presidente della Fish, Federazione italiana superamento dell’handicap. L’ultima uscita del ministro Calderoli mostra un’apertura del suo partito alla modifica delle pensioni, ma solo quelle «di chi non ha mai lavorato». Nel mirino del responsabile per la Semplificazione c’è la reversibilità «eccessivamente alta» e chi prende «“accompagnamenti” che oggi vengono dati indistintamente a tutti senza limiti legati al proprio reddito». In entrambi i casi si colpisce i disabili e le loro famiglie. L’accompagnamento, un’indennità di poco meno di 450 euro al mese – che non copre neanche il costo di una badante - viene assicurata nei casi di assoluta incapacità di vivere da soli. Anche la reversibilità viene data al portatore di grave handicap in caso di morte del familiare che lo aveva a carico.
Ma le associazioni di disabili denunciano di essere già state pesantemente toccate da questa manovra. Innanzitutto con i tagli agli enti locali, che incidono sull’assistenza sociale, la sanità e il trasporto pubblico. Poi la manovra-bis (quella di Ferragosto) non fa altro che anticipare le misure punitive già previste nel decreto di luglio. Per recuperare 24 miliardi l’articolo 40 prevede un taglio lineare della quasi totalità delle agevolazioni fiscali per la maggioranza dei contribuenti, che con la nuova manovra viene anticipato di un anno. La diminuzione sarà pari al 5 per cento dal 2012 (prima era 2013) e al 20 per cento dal 2013 (prima era 2014). Ciò significa che le famiglie avranno meno sconti sulle badanti, i veicoli adattati, le spese sanitarie. L’unica “speranza” viene dall’approvazione della riforma del fisco e dell’assistenza entro il 30 settembre 2012.
Il decreto di luglio (rivisto solo per quanto riguarda le date) prevede espressamente che se questa verrà approvata, consentendo così di recuperare quei 24 miliardi, allora sarà possibile annullare le norme sulle detrazioni fiscali. Handilex avvisa che una bozza di legge delega è già pronta e passerà alle Camere in autunno. Sostanzialmente si tratterà di una vera e propria rivoluzione del settore, in cui si modificheranno i parametri per accedere alle prestazioni assistenziali sulla base di “indicatori di bisogno” e della situazione economica del nucleo familiare. Inoltre bisogna considerare che la legge delega contiene solo i principi, su cui poi il governo è libero di legiferare. La Cgil ha inoltre denunciato il rischio di ricreare i vecchi “reparti di confino”, uffici - magari collocati in una sola regione - dove saranno isolate le persone con disabilità. «In questo modo verrà pesantemente colpito il Sud» spiega a Terra Valerio Serino della Cgil «perché con le nuove norme le aziende tenderanno ad assumere persone con handicap solo al Nord, dove hanno un tasso di istruzione più elevato».
Eloisa Covelli
fonte Terra

16 agosto 2011

“In arrivo 24 miliardi di tagli su pensioni invalidi civili”


ROMA – ”Ecco la sorpresa che il governo non ha il coraggio di annunciare agli invalidi civili: sulle loro pensioni la manovra di luglio, anticipata di un anno, prevede subito tagli per 24 miliardi, quelli inizialmente spalmati tra il 2013 e il 2014. Per realizzare questo allucinante obiettivo, il Governo ha approvato un progetto di legge-delega per riformare l’assistenza, pubblicato in questi giorni e presto all’esame delle commissioni parlamentari. I contenuti della delega sono presto detti: azzeramento delle esili politiche assistenziali sopravvissute ai tagli effettuati dal 2008 e una controriforma che ci fa tornare indietro, affidando il sistema assistenziale alla beneficenza”. E’ quanto denuncia la capogruppo del Pd nella commissione Affari sociali della Camera, Margherita Miotto.

Tre sono le categorie prese di mira – aggiunge Miotto – invalidi civili, cioe’ le persone che percepiscono una pensione di 260 euro al mese, pari a 3.300 euro all’anno, la spesa complessiva e’ di circa 3,8 miliardi. La delega prevede riordino dei requisiti reddituali e patrimoniali: il Governo prova a giustificare la riforma a causa dei ‘falsi invalidi’, che ovviamente nessuno vuole proteggere, argomento pretestuoso visto che la mastodontica operazione di verifica messa in atto dal 2009 ha prodotto l’11% di pensioni revocate ma i ricorsi presentati hanno restituito il maltolto nel 70% dei casi, limitando i ‘falsi invalidi’ al 3%; ci sono poi i superstiti che percepiscono la pensione di reversibilita’: mediamente 600 euro al mese, 7.200 euro all’anno, per una spesa complessiva di circa 28 Md. di euro: anche per loro la delega parla di cambiamento dei criteri di accesso, ma quanto si puo’ ancora tagliare dopo la recente approvazione della ‘norma contro i matrimoni di comodo con le badanti’?; infine le persone non-autosufficienti al 100%, incapaci di deambulare, che percepiscono una indennita’ mensile di 487 euro al mese, pari a 5.848 euro all’anno: per loro sara’ creato un fondo da suddividere fra le Regioni che cancella l’assegno individuale, dunque scippando un diritto fondamentale”.

”Gli invalidi civili titolari di pensione ed i percettori dell’assegno di accompagnamento sono 2.700.000 in Italia e la spesa dell’Inps e’ di circa 16,5 md. di euro, mentre i superstiti sono 4.500.000 per una spesa di 28 Md.: con la delega il Governo intende riordinare pensioni di invalidita’, indennita’ di accompagnamento e pensioni di reversibilita’ che ammontano a complessivi 44,5 miliardi garantendo un risparmio di 24 miliardi: praticamente si dimezzano tutte queste provvidenze destinate a 7.200.000 italiani che vivono difficili condizioni esistenziali. Ora il governo dovra’ vedersela con le sacrosante proteste del vasto mondo associativo che fara’ sentire tutta la propria indignazione alle quali si aggiungera’ – conclude Miotto – il contributo del Partito Democratico che fara’ il possibile per impedire questo scempio”.


Fonte Asca

13 agosto 2011

"Con la manovra noi disabili finiamo ad Auschwitz". La denuncia


Di Muzio Antonio Del Vomano.
Spett.le Redazione o meglio ancora Gent.mo Sig. Direttore,
sono un diversamente abile (paraplegico al 100% con anche la Lg.104) 49enne di Pescara divenutoci da circa due anni a seguito di un problema cardiaco, e quindi ho la pensione di invalidità con l'accompagno ed una moglie a carico, in quando quest'ultima si deve interessare 24 ore su 24 di nostra figlia disabile dall'età di 18 mesi che, a seguito di due episodi di epilessia, ha riportato un ritardo neurocomportamentale che a tutt'oggi non la fa parlare, si comporta come un individuo autistico e porta il pannolone (d'altronde, purtroppo, anch'io) ed ha circa 12 anni (a ottobre) ed anch'ella è invalida al 100% ed ha la Lg. 104: l'unica cosa è che prende, essendo minorenne, solo la pensione di accompagno.
Comunque, premesso tutto ciò, con la nuova "manovra finanziaria" (a me sa tanto di "rubiamo e fuggiamo"!!!), noi diversamente abili che fine faremo: dovranno cominciare, forse, a pensare ad una struttura tipo Auschwitz ove portarci tutti e riciclare qualche miliardo mettendoci a fare delle belle "docce"!!! e poi spartirseli come hanno fatto finora con tutte le altre restrizioni!
Perdonate il mio sfogo, ma più che sfogo è rabbia perché alla fine chi pagherà realmente per tutti saremo noi del sociale che non siamo altro che "cittadini di serie B" (pensano loro!) e quindi dopo essersi spartita la torta, a noi (se ci saranno!!!!) daranno le briciole, e solo ai più meritevoli (agli amici degli amici, capite a me!!).
Quindi, quello che Vi chiedo è, rimanendo razionali e trasparenti come lo siete sempre stati, se noi del sociale avremo qualche chance con tutta questa manovra, nel senso se potremo continuare a sopravvivere con quello che prendiamo di pensione oppure ci toccherà una lenta depressione con bara a portata di handicap???
Certo in un Vs. gentile riscontro e fiducioso sulla trasparenza delle Vostre opinioni, VI saluto cordialmente augurandoVi anche un sereno buon Ferragosto e che Dio ci benedica tutti a priori degli eventuali errori che facciamo.
Da Affari Italiani http://affaritaliani.libero.it/sociale/disabile130811.html

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