MILANO - Poco più di un anno fa le era morto il marito, ora l'Inps le ha ulteriormente ridotto la pensione di 200 euro (da 800 a 600) e lei, Nunzia C., 78 anni, afflitta dall'incubo di non potercela fare a vivere con quei pochi soldi, ha deciso di morire, gettandosi dal terrazzo, al quarto piano. Viveva con i figli a Gela.
ANGOSCIATA - La donna si è lanciata dal terrazzo martedì mattina, poco dopo le 10, in via Amilcare, nel quartiere del cimitero monumentale. Eludendo la sorveglianza dei figli (tre femmine e un maschio) che la controllavano da quando aveva cominciato a dare segni di depressione, è andata nel terrazzo e si è buttata giù. Il tonfo ha richiamato l'attenzione dei vicini e degli stessi familiari, che hanno tentato di soccorrerla. Ma non c'era più nulla da fare. La polizia ha avviato gli accertamenti di rito. «Mia madre ha saputo ieri, da noi figli, che la sua pensione non era più di 800 euro ma di 600. E questa notizia l'ha letteralmente sconvolta. Non sapeva darsi pace perchè la riteneva un'ingiustizia» ha raccontato il più piccolo dei quattro figli della donna, Bruno, 43 anni, proprietario di una pizzeria in paese. «Già dopo la morte di mio padre, invalido al 100% - aggiunge - con diritto all'accompagnamento, l'Inps aveva sospeso la pensione per 6 mesi. Fu azzerata ogni indennità extra. Poi, effettuati i conteggi, venne assegnata a mia madre la pensione di reversibilità. Al minimo da lei riscosso, cioè ai suoi 350 euro di pensione sociale, si aggiungevano i 450 euro di quel che restava della pensione di papà. Ma tutto sommato le andava ancora bene. Il taglio improvviso e immotivato di 200 euro ha fatto scattare qualcosa di sconvolgente nella sua mente. Temeva di morire in povertà, specie ora che mio padre non c'era più. Si sentiva sola pur abitando con due mie sorelle nella stessa palazzina». E conclude: «Sapevamo tutti che le sue erano preoccupazioni infondate, ma non c'era modo di farla ragionare»
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11 aprile 2013
03 aprile 2013
INPS al collasso. Addio pensioni
Una azienda con un patrimonio di 41 miliardi che nel giro di un paio d'anni ne avesse persi così tanti da farlo scendere a soli 15, verrebbe considerata sana oppure oppure desterebbe se non altro l'interesse di andarne a capire il motivo? E ancora di più: nel caso in cui questa "azienda" fosse di importanza fondamentale non solo per i suoi azionisti ma per l'intero Paese del quale fa parte, sarebbe il caso, a livello informativo, di dare risalto alla notizia e di farla entrare nel dibattito pubblico? Le risposte sono scontate, ma le domande servono a introdurre l'argomento. Perché lo Stato del quale parliamo è l'Italia, e l'"azienda" con questi conti disastrati si chiama Inps.
L'istituto di previdenza, infatti, aveva a fine 2011 un patrimonio di 41 miliardi, come detto, il quale si è ridotto a soli 15 in 24 mesi. Ma è a livello tendenziale che le cose peggiorano e destano ancora più preoccupazione.
Ci sono due elementi importanti da tenere in considerazione più un terzo che è addirittura determinante.
Inpdap profondo rosso
Il primo, motivo principale di questo calo del patrimonio, è relativo alla fusione recente di Inpdap e Inps, cioè il fatto che il sistema pensionistico del settore pubblico sia stato fatto confluire all'interno di quello del settore privato (operazione datata appunto 2012). La fusione di questi due enti era stata prevista trionfalmente, comunicando che, per via dei tagli alle spese che tale operazione avrebbe comportato si sarebbero risparmiate alcune centinaia di milioni di euro. Cosa puntualmente ancora non verificata, visto che sia la prevista gestione unica degli immobili dei due enti sia la razionalizzazione del personale è ancora di là dal venire.
Nel frattempo, però, questo matrimonio ha portato in dote al sistema pensionistico del settore privato oltre 10 miliardi di rosso, contribuendo ad affossare ancora di più le riserve originarie dell'Inps conteggiate a fine 2011.
Lo Stato moroso
L'istituto di previdenza, infatti, aveva a fine 2011 un patrimonio di 41 miliardi, come detto, il quale si è ridotto a soli 15 in 24 mesi. Ma è a livello tendenziale che le cose peggiorano e destano ancora più preoccupazione.
Ci sono due elementi importanti da tenere in considerazione più un terzo che è addirittura determinante.
Inpdap profondo rosso
Il primo, motivo principale di questo calo del patrimonio, è relativo alla fusione recente di Inpdap e Inps, cioè il fatto che il sistema pensionistico del settore pubblico sia stato fatto confluire all'interno di quello del settore privato (operazione datata appunto 2012). La fusione di questi due enti era stata prevista trionfalmente, comunicando che, per via dei tagli alle spese che tale operazione avrebbe comportato si sarebbero risparmiate alcune centinaia di milioni di euro. Cosa puntualmente ancora non verificata, visto che sia la prevista gestione unica degli immobili dei due enti sia la razionalizzazione del personale è ancora di là dal venire.
Nel frattempo, però, questo matrimonio ha portato in dote al sistema pensionistico del settore privato oltre 10 miliardi di rosso, contribuendo ad affossare ancora di più le riserve originarie dell'Inps conteggiate a fine 2011.
Lo Stato moroso
23 ottobre 2012
“Due nuove proposte di legge in favore degli invalidi”
di Amalia Schirru - “Stiamo attraversando un periodo storico e politico difficile, di crisi profonda, di riforme e di tagli alle risorse anche, purtroppo, per le categorie più deboli. Tra queste, i disabili e gli invalidi. Per non dimenticare le loro difficoltà ho presentato due proposte di legge. La prima prevede la “Modifica all’articolo 13 della legge 30 marzo 1971, n. 118 , che riguarda la corresponsione dell’assegno mensile in favore degli invalidi civili. Un assegno incompatibile con il reddito di attività lavorativa e di importo esiguo (260€), che di fatto solo in minima parte allevia la sofferenza quotidiana di persone affette da menomazioni rilevanti e da molteplici problematicità. La norma prevede che, affinché venga corrisposto, non si debba superare il limite di reddito personale di 4.400 €, limite cosi basso che comporta difficoltà talora insormontabili a soggetti già posti in condizioni di estremo disagio. Ho proposto pertanto che venga e reso compatibile con l’esercizio di una attività lavorativa, anche di natura flessibile, che in molti casi può assumere importanti finalità terapeutiche e contribuire in maniera determinante allo svolgimento di una vita dignitosa.
11 ottobre 2012
Nicole Minetti in ansia per la pensione!!
AGGIORNAMENTO
In Rete ci sono dei siti che diffondono la notizia (è una colossale bufala) che la Minetti andrà in pensione a 27 anni. Non è vero e noi lo abbiamo scritto chiaramente ieri proprio in questo post (che vi invitiamo a leggere interamente).
Intanto per quanto riguarda la crisi della Regione Lombardia, Maroni (Lega Nord) da altri cento giorni a Formigoni, mentre il suo collega Salvini sembra più intasigente: Per noi si vota a primavera. (fonte corriere.it) Di conseguenza la Minetti e tutti i neo parlamentari regionali lombardi sono salvi ...
In Rete ci sono dei siti che diffondono la notizia (è una colossale bufala) che la Minetti andrà in pensione a 27 anni. Non è vero e noi lo abbiamo scritto chiaramente ieri proprio in questo post (che vi invitiamo a leggere interamente).
Intanto per quanto riguarda la crisi della Regione Lombardia, Maroni (Lega Nord) da altri cento giorni a Formigoni, mentre il suo collega Salvini sembra più intasigente: Per noi si vota a primavera. (fonte corriere.it) Di conseguenza la Minetti e tutti i neo parlamentari regionali lombardi sono salvi ...
02 ottobre 2012
Disabile, sussidio revocato e l’Inps vuole gli arretrati
Monica Martinelli, paraplegica, aveva il contributo d’accompagnamento Le è stato tolto e ora le trattengono 8mila euro avuti dopo l’esame di controllo.
di Francesco Seghedoni - PAVULLO. Oltre al danno, anche la beffa: Monica Martinelli, la disabile di Pavullo alla quale l'Inps ha revocato il sussidio di accompagnamento - caso di cui si è occupata la Gazzetta - deve anche restituire la somma di 8.224,86 euro percepiti dal 1 ottobre 2010 al 29 febbraio 2012. In pratica l'Inps ha fatto i conti, retroattivamente, a partire dal momento in cui Monica ha sostenuto la visita di controllo il 28 settembre del 2010. Solo nel febbraio 2012 (mentre nei mesi precedenti ha continuato a percepire l'assegno di accompagnamento) l'ente previdenziale le ha comunicato l'annullamento senza nessuna spiegazione.
di Francesco Seghedoni - PAVULLO. Oltre al danno, anche la beffa: Monica Martinelli, la disabile di Pavullo alla quale l'Inps ha revocato il sussidio di accompagnamento - caso di cui si è occupata la Gazzetta - deve anche restituire la somma di 8.224,86 euro percepiti dal 1 ottobre 2010 al 29 febbraio 2012. In pratica l'Inps ha fatto i conti, retroattivamente, a partire dal momento in cui Monica ha sostenuto la visita di controllo il 28 settembre del 2010. Solo nel febbraio 2012 (mentre nei mesi precedenti ha continuato a percepire l'assegno di accompagnamento) l'ente previdenziale le ha comunicato l'annullamento senza nessuna spiegazione.
29 settembre 2012
Ennesima beffa da parte del'Inps: aumento di appena 1 euro su di una pensione minima
In tutti questi anni abbiamo parlato spesso sul blog delle nefandezze dell'Inps. Incredibili revoche di pensioni, spreco di denaro pubblico per continui accertamenti su disabili gravi, senza contare i casi in cui sempre alcuni disabili hanno denunciato un comportamento da inquisizione delle stesse commissioni. Errori che hanno portato giustamente tanti a fare ricorso alla revoca subita e, ne siamo certi, questi ultimi, ma dopo una vera odissea giudiziaria, riusciranno ad ottenere il mal tolto, con gli interessi. Errori su errori che porterà un maggiore agravio sulle spalle proprio all'Inps. Aggiungiamo a questo la notizia di qualche giorno fà che sempre l'Inps ha revocato a 200mila pensionati, per un errore di calcolo proprio dell'ente di previdenza, la somma assegnatagli nella quattordicesima del 2009. Dunque questi pensionati dovranno restituire la somma ricevuta in quell'anno. Sottolineiamo che in tanti casi parliamo di pensioni minime da fame.
20 settembre 2012
Pensioni/ Inps, in 200.000 dovranno restituire la quattordicesima
Lo Stato vuole indietro le quattordicesime. Sono 200 mila i pensionati che dovranno restituire la quattordicesima mensilità indebitamente percepita nel 2009: tanti sono gli errori riscontrati nelle autodichiarazioni presentate in quel periodo.
A confermare le indiscrezioni dei giorni scorsi è stato il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, intervenuto questa mattina al programma Prima di tutto su Rai Radio 1.
"La quattordicesima è una bella iniziativa - ha detto Mastrapasqua - ma non può percepirla chi non ne ha diritto. Duecentomila persone hanno presentato dichiarazioni sbagliate: noi possiamo verificarle solo quando l'Agenzia delle Entrate rende disponibili i loro redditi per poi poter incrociare i dati. Per questo l'accertamento viene fatto quando questa somma è già stata versata.
A confermare le indiscrezioni dei giorni scorsi è stato il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, intervenuto questa mattina al programma Prima di tutto su Rai Radio 1.
"La quattordicesima è una bella iniziativa - ha detto Mastrapasqua - ma non può percepirla chi non ne ha diritto. Duecentomila persone hanno presentato dichiarazioni sbagliate: noi possiamo verificarle solo quando l'Agenzia delle Entrate rende disponibili i loro redditi per poi poter incrociare i dati. Per questo l'accertamento viene fatto quando questa somma è già stata versata.
21 aprile 2012
Sette anni, cieco e sordomuto: l’Inps nega l’indennità
di Cinzia Brancato - La sua vita non ha né colori né suoni. I suoi compagni di giochi sono il silenzio e la notte. Ciro ha sette anni e da quando è nato è cieco, sordo, muto. E non cammina. La sua vita poteva diventare un’occasione di riscatto per tanti. Come fai a non aiutare il bambino che non parla, non sente, non vede e ha un serio ritardo motorio?
In tanti, invece, si sono messi a schiaffeggiarlo. Come se la vita non l’avesse già abbastanza umiliato. Per la burocrazia Ciro non è un invalido al 100 per cento. Al bambino di Acerra che non conosce suoni né colori e non ha gambe per correre, l’Inps di Nola da quattro anni non riconosce l’assegno di accompagnamento. Quasi cinquecento euro al mese negati.
Al bambino viene riconosciuto soltanto un indennizzo per la cecità. La mamma e il papà hanno fatto richiesta perché gli venga riconosciuta anche la sordità, ma la pratica, da due anni, si è persa tra gli scaffali dell’Inps. Il decreto è stato anche accettato, ma del pezzo di carta non c’è più traccia. Dal 2009, intanto, il riconoscimento dell’indennizzo di accompagnamento è diventato la causa numero 15.706 del Tribunale di Nola. Ma di chiuderla non se ne parla.
La prossima udienza è stata fissata al 19 ottobre 2012. Tanto il tempo per Ciro passa lento.Non conosce colori né suoni nemmeno la vita della famiglia di Ciro. Il papà, Ferdinando Colombrino, 43 anni, ha dovuto cedere la macelleria, di cui era titolare, prima in mano alla camorra e poi agli usurai a cui si era rivolto per pagare il pizzo. Duemila euro al mese erano troppi perché potesse farcela a lungo. Ha avuto coraggio, Ferdinando, li ha denunciati i suoi strozzini, ma ha dovuto chiudere cassa e rimediare in un supermercato dove ha lavorato fino allo scorso ottobre quando poi è stato colpito da ictus celebrale.
Se l’è cavata, ma da allora non può più muoversi con la stessa agilità di prima. Ha fatto domanda anche lui per un assegno di invalidità, ma all’Inps di Nola gli hanno risposto che ne ha diritto, ma non subito. Non gode ottima salute nemmeno la mamma di Ciro, Luisa, 40 anni, casalinga, è attualmente ricoverata all’ospedale San Gennaro per accertamenti.
Hanno tanta dignità i Colombrino: «Noi non vogliamo pesare su nessuno – dice il papà di Ciro – non chiediamo l’elemosina. Vogliamo soltanto che ci venga riconosciuto quanto per legge dovrebbe esserci dato. Finora abbiamo potuto fidare soltanto sulla chiesa. La diocesi ci ha prestato 1500 euro. Appena sarà possibile cerceremo di restituirli».
In realtà a Ciro un assegno di accompagnamento è stato concesso fino ai tre anni di età poi è accaduto che una commissione dell’Asl di Casalnuovo, dove all’epoca i Colombrino abitavano, ha deciso che il bambino non ne avesse più diritto. «Si è trattato chiaramente di un errore – spiega Lucia Danese, consulente legale dell’avvocato Patrizia Ferro che difende i diritti del piccolo – a cui ci siamo opposti e a cui si sarebbe dovuto subito porre rimedio con il buon senso. L’Inps di Nola, a cui la pratica è finita per competenze territoriali, ha scelto, invece, di affidare la causa Colombrino ai suoi legali e di far decidere al Tribunale di Nola. Con i tempi dei Tribunali».
Della famiglia Colombrino si prende cura l’associazione il e il Centro Buonincontro di Casalnuovo. «La situazione di Ciro e della sua famiglia – dicono la psicologa Daniela Barberio e l’assistente sociale Giovanna Mosca – parla da sé. Qui non si tratta di criminalizzare nessuno. Serve solo giustizia dinanzi a diritti che vengono da anni lesi».La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.ilmattino.it/
Redatto da Raimondo per Niente Barriere
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13 aprile 2012
Invalido al 100% ma non ha la pensione. La denuncia: "E' in attesa da 18 mesi"
E' invalido al 100% ma da 18 mesi è in attesa della pensione.
La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.unionesarda.it/
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La lettera di un malato di cancro: “Costo troppo, mi scuso”
La paradossale situazione interessa un paziente oncologico che da sei anni combatte contro la malattia. "In 12 mesi ha subito tre accertamenti della Commissione Asl integrata con il medico Inps che gli hanno confermato la totale invalidità, di cui godeva precedentemente, e riconosciuto l'indennità di accompagnamento, ma dopo 18 mesi ancora non ha ricevuto un euro". Lo ha reso noto Maria Grazia Caligaris, presidente di Socialismo diritti Riforme, l'associazione a cui si è rivolto il cittadino, di 67 anni, raccontando la sua vicenda. "L'uomo, che ha scoperto la malattia due mesi dopo il collocamento in pensione ha iniziato immediatamente - ha spiegato Caligaris - le sedute di chemioterapia e le altre cure sottoponendosi anche a un trapianto autologo di midollo. Ogni fase della malattia è stata documentata con i resoconti dei ricoveri ospedalieri e dalle relazioni degli specialisti di ematologia. Purtroppo dopo una pausa di due anni, nel 2010, in seguito a una recidiva, il paziente ha presentato all'Inps domanda di aggravamento. Da quel momento in poi l'Istituto è andato in tilt. La Commissione, infatti, gli ha riconosciuto, con verbale provvisorio, l'invalidità totale e l'indennità di accompagnamento. Nel corso di una successiva verifica però l'Inps ha richiesto nuovamente la documentazione e ha riconvocato il cittadino per una visita di controllo. L'uomo ancora una volta si è visto confermare sia l'invalidità del 100% sia l'accompagnamento ma non ha ottenuto nulla. Allo scadere dell'anno la Commissione Asl ha fissato una nuova visita di controllo e confermato ulteriormente invalidità".
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"Per questa gente morire è un lusso" (On. Ileana Argentin)
Post redatto da Raimondo per Niente Barriere
24 febbraio 2012
L’Inps fa retromarcia e torna a dare la pensione alla 47enne totalmente invalida
TERMOLI - Segnalare disguidi e disagi funziona. Sono passati pochi giorni da quando abbiamo pubblicato l’articolo riguardante la 47enne Agnese Di Florio, la signora residente a Termoli, inabile al 100%, che soffre di una grave patologia mentale, oltre ad avere anche altri problemi fisici, a cui l’Inps, al culmine di una vicenda amministrativa piuttosto assurda, aveva deciso di sospendere, nel settembre scorso, il trattamento pensionistico dell’invalidità e anche l’accompagnamento.
Una storia legata alla visita medica di controllo, che fa emergere a volte anche come dinanzi all’evidenza più incredibile la burocrazia la faccia da padrona.
Ebbene, dopo la denuncia del caso avvenuta sabato scorso, la direzione dell’Inps ha subito contattato la famiglia Di Florio e ha finalmente disposto il ripristino dell’erogazione della pensione d’invalidità con l’accompagnamento, oltretutto scusandosi, pare, per quanto successo.
La versione integrale e originale di questo articolo è presente sul sito
http://www.termolionline.it/
Letto su
http://www.disablog.it/
06 febbraio 2012
Ripristinata la pensione di Salvatore Crisafulli
| Pietro, il fratello di Salvatore, annuncia su facebook il ripristino della pensione. |
Qualche giorno fa questo Blog aveva riportato l'incredibile notizia che all'amico Salvatore Crisafulli, il quale vive immobilizzato da oltre nove anni a causa di un incidente stradale, l'Inps gli aveva sospeso la pensione d'invalidità per colpa di un cavillo burocratico. Il provvedimento era stato determinato dalla mancata presentazione della dichiarazione dei redditi nei tempi previsti dall’articolo 13 comma 6 lettera C della legge 122/10. Questo fatto ha colpito tante persone, non solo noi, scatenando una vera e propria mobilitazione indignata che ha portato l'Inps a fare una doverosa retromarcia.
Nell'immagine in alto che vi mostriamo (grazie ad un screenshot) Pietro, il fratello di Salvatore, sul proprio profilo facebook diffonde la buona notizia.
28 gennaio 2012
Sospesa la pensione di invalidità a Salvatore Crisafulli
Dal 2003 immobile a letto a causa di un incidente stradale che lo ha reso praticamente un vegetale. Il fratello Pietro, grida allo scandalo.
Era già accaduto nel 2009 e nel 2010 e la famiglia aveva gridato allo scandalo. Nuovamente, Salvatore Crisafulli - 46 anni, dal 2003 immobile a letto a causa di un incidente stradale che lo ha reso praticamente un vegetale - ha ricevuto due lettere che comunicavano la sospensione della pensione di invalidità per Salvatore e anche quella di anzianità per la madre Angela Catania.
Quando la pensione era stata tolta in passato, il direttore dell'Inps succursale di Catania, Domenico Busciglio, si era scusato pubblicamente: "E' stato un errore del sistema informatico. Quella di Salvatore Crisafulli era una di quelle pensioni che non andavano revisionate".
Ora la famiglia, per voce del fratello Pietro, grida di nuovo allo scandalo contro l'istituto di previdenza di Catania.
"Se due anni fa trovavo clamoroso che l'istituto di prevideza chiedesse a Salvatore, inchiodato in un letto da nove anni, una visita medica di controllo, pena la revoca della pensione di invalidità - spiega Pietro Crisafulli - oggi è pazzesco che lo stesso istituto di previdenza sia passato ai fatti, ed infatti hanno sospeso l suo sostentamento per omissione di dichiarazione dei redditi nei tempi previsti dalla legge. E' lo stesso hanno fatto, con le stesse modalità, anche per sua madre, che è anche mia madre, azzerando entrambe le pensioni. La mia domanda, aggiunge Pietro Crisafulli, ora è: ma quale reddito puo' mai produrre mio frattello Salvatore che è immobile a letto? Almeno per una persona come lui paralizzata esiste la possibilità di mantenere sempre la stessa pensione, senza dover giustificare i propri redditi che, di fatto, non esistono? Siamo sconcertati. Delusi. Le provano tutte, non sanno come togliere la pensione ai veri disabili. Ora che dobbiamo fare per aiutare mio fratello? Non abbiamo piu' niente, nemmeno quel minimo che ci garantiva lo stato per andare avanti. Gli attacchi continui ed ingiusti da parte dell'Inps non hanno tregua. Mi chiedo con quale coraggio hanno potuto fare questo ad un povero cristo che vive in un baratro? Vi chiediamo per favore lasciateci in pace nel nostro immenso dolore. Quando Salvatore ci comunicherà di porre fine alle sue sofferenze sarete sicuramente i primi ad essere avvisati".
Con precisione, nella lettera che l'istituto di previdenza ha invitato alla famiglia Crisafulli - precisamente alla madre-, è stato scritto: "Gentile Signora, La informiamo che siamo costretti dalla legge vigente (art. 13 comma 6 lettera C della legge 122/10) a sospendere la prestazione collegata al suo reddito, per non averci comunicato il suo reddito per l'anno 2009. La avvisiamo che decorso il termine di 60 giorni senza nessuna comunicazione da parte vostra si procederà per legge alla revoca definitiva della prestazione collegata al suo reddito. In questo caso, le prestazioni collegate al suo reddito per le quali risultano rilevanti i redditi oggetto dell'omessa dichiarazione, saranno recuperati perchè considerate non più spettanti".
"Stavolta non accettiamo che l'Inps possa ancora giustificarsi sostenendo che si tratti di nuovo di un errore tecnico oppure informatico - conclude Pietro Crisafulli - siamo indignati e offesi e non vogliamo che questi casi possano ripetersi, per noi, ma anche per altre famiglie che vivono situazioni difficili come la nostra".
La famiglia Crisafulli, infatti, annuncia anche che per questo caso si sono affidati all'avvocato Gisella Scollo del foro di Catania.
La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.cataniatoday.it/
Leggi anche
Mediaset fa chiudere il canale youtube di Salvatore Crisafulli
di Redazione 27/01/2012
Era già accaduto nel 2009 e nel 2010 e la famiglia aveva gridato allo scandalo. Nuovamente, Salvatore Crisafulli - 46 anni, dal 2003 immobile a letto a causa di un incidente stradale che lo ha reso praticamente un vegetale - ha ricevuto due lettere che comunicavano la sospensione della pensione di invalidità per Salvatore e anche quella di anzianità per la madre Angela Catania.
Quando la pensione era stata tolta in passato, il direttore dell'Inps succursale di Catania, Domenico Busciglio, si era scusato pubblicamente: "E' stato un errore del sistema informatico. Quella di Salvatore Crisafulli era una di quelle pensioni che non andavano revisionate".
Ora la famiglia, per voce del fratello Pietro, grida di nuovo allo scandalo contro l'istituto di previdenza di Catania.
"Se due anni fa trovavo clamoroso che l'istituto di prevideza chiedesse a Salvatore, inchiodato in un letto da nove anni, una visita medica di controllo, pena la revoca della pensione di invalidità - spiega Pietro Crisafulli - oggi è pazzesco che lo stesso istituto di previdenza sia passato ai fatti, ed infatti hanno sospeso l suo sostentamento per omissione di dichiarazione dei redditi nei tempi previsti dalla legge. E' lo stesso hanno fatto, con le stesse modalità, anche per sua madre, che è anche mia madre, azzerando entrambe le pensioni. La mia domanda, aggiunge Pietro Crisafulli, ora è: ma quale reddito puo' mai produrre mio frattello Salvatore che è immobile a letto? Almeno per una persona come lui paralizzata esiste la possibilità di mantenere sempre la stessa pensione, senza dover giustificare i propri redditi che, di fatto, non esistono? Siamo sconcertati. Delusi. Le provano tutte, non sanno come togliere la pensione ai veri disabili. Ora che dobbiamo fare per aiutare mio fratello? Non abbiamo piu' niente, nemmeno quel minimo che ci garantiva lo stato per andare avanti. Gli attacchi continui ed ingiusti da parte dell'Inps non hanno tregua. Mi chiedo con quale coraggio hanno potuto fare questo ad un povero cristo che vive in un baratro? Vi chiediamo per favore lasciateci in pace nel nostro immenso dolore. Quando Salvatore ci comunicherà di porre fine alle sue sofferenze sarete sicuramente i primi ad essere avvisati".
Con precisione, nella lettera che l'istituto di previdenza ha invitato alla famiglia Crisafulli - precisamente alla madre-, è stato scritto: "Gentile Signora, La informiamo che siamo costretti dalla legge vigente (art. 13 comma 6 lettera C della legge 122/10) a sospendere la prestazione collegata al suo reddito, per non averci comunicato il suo reddito per l'anno 2009. La avvisiamo che decorso il termine di 60 giorni senza nessuna comunicazione da parte vostra si procederà per legge alla revoca definitiva della prestazione collegata al suo reddito. In questo caso, le prestazioni collegate al suo reddito per le quali risultano rilevanti i redditi oggetto dell'omessa dichiarazione, saranno recuperati perchè considerate non più spettanti".
"Stavolta non accettiamo che l'Inps possa ancora giustificarsi sostenendo che si tratti di nuovo di un errore tecnico oppure informatico - conclude Pietro Crisafulli - siamo indignati e offesi e non vogliamo che questi casi possano ripetersi, per noi, ma anche per altre famiglie che vivono situazioni difficili come la nostra".
La famiglia Crisafulli, infatti, annuncia anche che per questo caso si sono affidati all'avvocato Gisella Scollo del foro di Catania.
La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
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09 gennaio 2012
Non paga funerale madre, casa pignorata.
E' accaduto a invalido trentino, vive con 250 euro di pensione
Una fattura da 1.868 euro non pagata per il funerale della mamma, nel 2008, ora gli costera' la casa dove abita: e' quanto accade a un trentino di 56 anni, invalido al 78% per una grave malattia, che vive con 250 euro al mese per l'invalidita'. Del pignoramento ha dato notizia oggi il quotidiano locale 'Trentino', che spiega come la ditta Amnu, che nella zona dove l'uomo vive gestisce anche lo smaltimento dei rifiuti, abbia inviato più solleciti. (ANSA)
Una fattura da 1.868 euro non pagata per il funerale della mamma, nel 2008, ora gli costera' la casa dove abita: e' quanto accade a un trentino di 56 anni, invalido al 78% per una grave malattia, che vive con 250 euro al mese per l'invalidita'. Del pignoramento ha dato notizia oggi il quotidiano locale 'Trentino', che spiega come la ditta Amnu, che nella zona dove l'uomo vive gestisce anche lo smaltimento dei rifiuti, abbia inviato più solleciti. (ANSA)
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