Visualizzazione post con etichetta Inps. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Inps. Mostra tutti i post

26 aprile 2013

E' disabile ma non le danno la pensione. Sfrattata dopo mesi senza acqua in casa



L'affitto della sua casa le costava 350 euro al mese. Ma la sua pensione da 546 non euro non bastava. Da qualche mese non riusciva a pagare. Così una ex funzionaria del comune di Perugia è stata sfrattata. Rosella, 53 anni, è affetta da una mielopatia degenerativa che le ha provocato tre infarti e l'ha messa in lista per un trapianto di reni. Le spetterebbe una pensione di invalidità. Ma da due anni aspetta invano. La burocrazia è un ostacolo invalicabile. Dopo qualche mese in cui non aveva neppure più gas e acqua calda è stata cacciata di casa.

21 aprile 2013

Roma, arrestata funzionaria Inps chiedeva tangenti ai disabili


ROMA - Chiedeva tangenti a persone disabili per la concessione dell'indennità di accompagno, una 55enne romana, funzionaria dell'Inps, arrestata, ieri pomeriggio, dai Carabinieri della Stazione di Lariano con l'accusa di concussione.

03 aprile 2013

INPS al collasso. Addio pensioni

Una azienda con un patrimonio di 41 miliardi che nel giro di un paio d'anni ne avesse persi così tanti da farlo scendere a soli 15, verrebbe considerata sana oppure oppure desterebbe se non altro l'interesse di andarne a capire il motivo? E ancora di più: nel caso in cui questa "azienda" fosse di importanza fondamentale non solo per i suoi azionisti ma per l'intero Paese del quale fa parte, sarebbe il caso, a livello informativo, di dare risalto alla notizia e di farla entrare nel dibattito pubblico? Le risposte sono scontate, ma le domande servono a introdurre l'argomento. Perché lo Stato del quale parliamo è l'Italia, e l'"azienda" con questi conti disastrati si chiama Inps.
L'istituto di previdenza, infatti, aveva a fine 2011 un patrimonio di 41 miliardi, come detto, il quale si è ridotto a soli 15 in 24 mesi. Ma è a livello tendenziale che le cose peggiorano e destano ancora più preoccupazione. 
Ci sono due elementi importanti da tenere in considerazione più un terzo che è addirittura determinante. 

Inpdap profondo rosso
Il primo, motivo principale di questo calo del patrimonio, è relativo alla fusione recente di Inpdap e Inps, cioè il fatto che il sistema pensionistico del settore pubblico sia stato fatto confluire all'interno di quello del settore privato (operazione datata appunto 2012). La fusione di questi due enti era stata prevista trionfalmente, comunicando che, per via dei tagli alle spese che tale operazione avrebbe comportato si sarebbero risparmiate alcune centinaia di milioni di euro. Cosa puntualmente ancora non verificata, visto che sia la prevista gestione unica degli immobili dei due enti sia la razionalizzazione del personale è ancora di là dal venire. 
Nel frattempo, però, questo matrimonio ha portato in dote al sistema pensionistico del settore privato oltre 10 miliardi di rosso, contribuendo ad affossare ancora di più le riserve originarie dell'Inps conteggiate a fine 2011.

Lo Stato moroso

08 ottobre 2012

Molti malati di Parkinson stanno perdendo la pensione

Per Giuseppina, la malattia progredisce, i sintomi peggiorano e i disagi aumentano. Ma l’Inps le aveva abbassato la percentuale di invalidità dal 91 al 67 per cento togliendole la pensione di invalidità. Ora, anche il ricorso presentato è stato respinto. Dev’esser vero quel che si dice, che l’Inps è l’unica cura che “guarisce” dal Parkinson!
Giuseppina Liparoti, 50 anni, di Imperia, colpita dal Parkinson, vive sulla sua pelle il giro di vite che l’Inps sta attuando nei confronti di chi percepisce pensioni di invalidità o quelle per l’accompagnamento. 
Da tutta Italia, riceviamo sempre più spesso notizie di parkinsoniani “guariti” miracolosamente – grazie all’Inps – da una malattia neurodegenerativa che non ha cura e che è progressiva.
La revisione segue anni in cui le pensioni si distribuivano a piene mani, ma adesso, con la stretta dovuta alla crisi, si rischia di tagliare dove non si dovrebbe.
Giuseppina Liparoti è però testarda di carattere e non vuole rinunciare a quello che ritiene un suo sacrosanto diritto. Si è rivolta alla Camera del lavoro per farsi assistere. Più che un ulteriore ricorso o addirittura una causa in Tribunale – che comunque durerebbe anni – il sindacato ha intenzione di rinnovare la domanda.

02 ottobre 2012

Disabile, sussidio revocato e l’Inps vuole gli arretrati

Monica Martinelli, paraplegica, aveva il contributo d’accompagnamento Le è stato tolto e ora le trattengono 8mila euro avuti dopo l’esame di controllo.

di Francesco Seghedoni - PAVULLO. Oltre al danno, anche la beffa: Monica Martinelli, la disabile di Pavullo alla quale l'Inps ha revocato il sussidio di accompagnamento - caso di cui si è occupata la Gazzetta - deve anche restituire la somma di 8.224,86 euro percepiti dal 1 ottobre 2010 al 29 febbraio 2012. In pratica l'Inps ha fatto i conti, retroattivamente, a partire dal momento in cui Monica ha sostenuto la visita di controllo il 28 settembre del 2010. Solo nel febbraio 2012 (mentre nei mesi precedenti ha continuato a percepire l'assegno di accompagnamento) l'ente previdenziale le ha comunicato l'annullamento senza nessuna spiegazione.

29 settembre 2012

Ennesima beffa da parte del'Inps: aumento di appena 1 euro su di una pensione minima

In tutti questi anni abbiamo parlato spesso sul blog delle nefandezze dell'Inps. Incredibili revoche di pensioni, spreco di denaro pubblico per continui accertamenti su disabili gravi, senza contare i casi in cui sempre alcuni disabili hanno denunciato un comportamento da inquisizione delle stesse commissioni. Errori che hanno portato giustamente tanti a fare ricorso alla revoca subita e, ne siamo certi, questi ultimi, ma dopo una vera odissea giudiziaria, riusciranno ad ottenere il mal tolto, con gli interessi. Errori su errori che porterà un maggiore agravio sulle spalle proprio all'Inps. Aggiungiamo a questo la notizia di qualche giorno fà che sempre l'Inps ha revocato a 200mila pensionati, per un errore di calcolo proprio dell'ente di previdenza, la somma assegnatagli nella quattordicesima del 2009. Dunque questi pensionati dovranno restituire la somma ricevuta in quell'anno. Sottolineiamo che in tanti casi parliamo di pensioni minime da fame.

27 settembre 2012

Inps, ecco le nuove invalidità

Proseguono le verifiche dell’Inps sui pensionati di invalidità civile, accompagnate dalle indagini della finanza e dei carabinieri. Oltre i rigori della legge, l’ente di previdenza presenta anche una disponibilità ad allargare il campo delle patologie invalidanti. Rientra fra queste l’endometriosi, una malattia tipicamente femminile che colpisce l’apparato riproduttivo, con effetti nella vita affettiva e lavorativa e che è spesso causa di infertilità. Alcuni studi statistici applicati al complesso dell’Unione europea stimano la presenza di questa patologia in circa tre milioni di donne italiane. Una diffusione tanto ampia da indurre il Parlamento Ue, sin dal 2004 (delibera 30), a dedicare una particolare attenzione al fenomeno e a segnalare la scarsa conoscenza della malattia sia tra i medici sia nella popolazione.
L’endometriosi è stata ora inserita dall’Inps nell’elenco delle malattie invalidanti. Si attende tuttavia una modifica ufficiale della tabella nazionale delle malattie invalidanti, la cui ultima pubblicazione risale al decreto del Ministro della sanità n. 329 del 28 maggio 1999.

20 settembre 2012

Pensioni/ Inps, in 200.000 dovranno restituire la quattordicesima

Lo Stato vuole indietro le quattordicesime. Sono 200 mila i pensionati che dovranno restituire la quattordicesima mensilità indebitamente percepita nel 2009: tanti sono gli errori riscontrati nelle autodichiarazioni presentate in quel periodo.

A confermare le indiscrezioni dei giorni scorsi è stato il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, intervenuto questa mattina al programma Prima di tutto su Rai Radio 1.

"La quattordicesima è una bella iniziativa - ha detto Mastrapasqua - ma non può percepirla chi non ne ha diritto. Duecentomila persone hanno presentato dichiarazioni sbagliate: noi possiamo verificarle solo quando l'Agenzia delle Entrate rende disponibili i loro redditi per poi poter incrociare i dati. Per questo l'accertamento viene fatto quando questa somma è già stata versata.

10 settembre 2012

Storia di Salvatore, disabile per tutti ma non per l’Inps

Salvatore è solo un nome di fantasia, la storia che lo riguarda, invece, è vera anche se, a ben vedere, va oltre l’immaginazione. Salvatore ha tredici anni ed è di Napoli. È affetto da una disabilità cromosomica. Ed è affetto da questa disabilità dal momento in cui è uscito dal corpo di sua madre che da allora lo accudisce e lo venera.
Salvatore è diverso perché, per un buffo scherzo del destino, il suo dna al momento della formazione ha fatto i capricci segnandolo nella mente e nel corpo. Perché tutte le diversità del cromosoma si vedono ad occhio nudo. Come per i bambini affetti da downismo anche per Salvatore questa malattia, per la quale i medici non hanno trovato ancora un nome, lo ha segnato nelle forme del viso. Salvatore, dunque, è al primo sguardo differente. È differente nelle fattezze ma non solo. Lo anche, nel linguaggio, nella comprensione di concetti apparentemente semplici per i suoi coetanei. Ha un ritardo mentale, un linguaggio approssimativo, ma a modo suo è un bambino sveglio e intelligente.
Salvatore è un bambino diversamente abile, appassionato tifoso del Napoli, pigro come tanti bambini e timido come me quando si aveva la sua età. Alla sua mamma hanno comunicato che, nonostante la sua evidente disabilità «genetica» e «multifattoriale» suo figlio non avrebbe avuto nemmeno un’ora di sostegno a scuola. Questo perché anche l’Inps voleva essere sicura che non si trattasse di un falso invalido.

21 aprile 2012

Sette anni, cieco e sordomuto: l’Inps nega l’indennità

di Cinzia Brancato - La sua vita non ha né colori né suoni. I suoi compagni di giochi sono il silenzio e la notte. Ciro ha sette anni e da quando è nato è cieco, sordo, muto. E non cammina. La sua vita poteva diventare un’occasione di riscatto per tanti. Come fai a non aiutare il bambino che non parla, non sente, non vede e ha un serio ritardo motorio?
In tanti, invece, si sono messi a schiaffeggiarlo. Come se la vita non l’avesse già abbastanza umiliato. Per la burocrazia Ciro non è un invalido al 100 per cento. Al bambino di Acerra che non conosce suoni né colori e non ha gambe per correre, l’Inps di Nola da quattro anni non riconosce l’assegno di accompagnamento. Quasi cinquecento euro al mese negati.
Al bambino viene riconosciuto soltanto un indennizzo per la cecità. La mamma e il papà hanno fatto richiesta perché gli venga riconosciuta anche la sordità, ma la pratica, da due anni, si è persa tra gli scaffali dell’Inps. Il decreto è stato anche accettato, ma del pezzo di carta non c’è più traccia. Dal 2009, intanto, il riconoscimento dell’indennizzo di accompagnamento è diventato la causa numero 15.706 del Tribunale di Nola. Ma di chiuderla non se ne parla.
La prossima udienza è stata fissata al 19 ottobre 2012. Tanto il tempo per Ciro passa lento.
Non conosce colori né suoni nemmeno la vita della famiglia di Ciro. Il papà, Ferdinando Colombrino, 43 anni, ha dovuto cedere la macelleria, di cui era titolare, prima in mano alla camorra e poi agli usurai a cui si era rivolto per pagare il pizzo. Duemila euro al mese erano troppi perché potesse farcela a lungo. Ha avuto coraggio, Ferdinando, li ha denunciati i suoi strozzini, ma ha dovuto chiudere cassa e rimediare in un supermercato dove ha lavorato fino allo scorso ottobre quando poi è stato colpito da ictus celebrale.
Se l’è cavata, ma da allora non può più muoversi con la stessa agilità di prima. Ha fatto domanda anche lui per un assegno di invalidità, ma all’Inps di Nola gli hanno risposto che ne ha diritto, ma non subito. Non gode ottima salute nemmeno la mamma di Ciro, Luisa, 40 anni, casalinga, è attualmente ricoverata all’ospedale San Gennaro per accertamenti.
Hanno tanta dignità i Colombrino: «Noi non vogliamo pesare su nessuno – dice il papà di Ciro – non chiediamo l’elemosina. Vogliamo soltanto che ci venga riconosciuto quanto per legge dovrebbe esserci dato. Finora abbiamo potuto fidare soltanto sulla chiesa. La diocesi ci ha prestato 1500 euro. Appena sarà possibile cerceremo di restituirli».
In realtà a Ciro un assegno di accompagnamento è stato concesso fino ai tre anni di età poi è accaduto che una commissione dell’Asl di Casalnuovo, dove all’epoca i Colombrino abitavano, ha deciso che il bambino non ne avesse più diritto. «Si è trattato chiaramente di un errore – spiega Lucia Danese, consulente legale dell’avvocato Patrizia Ferro che difende i diritti del piccolo – a cui ci siamo opposti e a cui si sarebbe dovuto subito porre rimedio con il buon senso. L’Inps di Nola, a cui la pratica è finita per competenze territoriali, ha scelto, invece, di affidare la causa Colombrino ai suoi legali e di far decidere al Tribunale di Nola. Con i tempi dei Tribunali».
Della famiglia Colombrino si prende cura l’associazione il e il Centro Buonincontro di Casalnuovo. «La situazione di Ciro e della sua famiglia – dicono la psicologa Daniela Barberio e l’assistente sociale Giovanna Mosca – parla da sé. Qui non si tratta di criminalizzare nessuno. Serve solo giustizia dinanzi a diritti che vengono da anni lesi».

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.ilmattino.it/

Redatto da Raimondo per Niente Barriere
SEGUICI SU FACEBOOK (CLICCA)
SEGUICI SU TWITTER (CLICCA)
SEGUICI SU GOOGLE+ (CLICCA)

13 aprile 2012

Invalido al 100% ma non ha la pensione. La denuncia: "E' in attesa da 18 mesi"

E' invalido al 100% ma da 18 mesi è in attesa della pensione.

La paradossale situazione interessa un paziente oncologico che da sei anni combatte contro la malattia. "In 12 mesi ha subito tre accertamenti della Commissione Asl integrata con il medico Inps che gli hanno confermato la totale invalidità, di cui godeva precedentemente, e riconosciuto l'indennità di accompagnamento, ma dopo 18 mesi ancora non ha ricevuto un euro". Lo ha reso noto Maria Grazia Caligaris, presidente di Socialismo diritti Riforme, l'associazione a cui si è rivolto il cittadino, di 67 anni, raccontando la sua vicenda. "L'uomo, che ha scoperto la malattia due mesi dopo il collocamento in pensione ha iniziato immediatamente - ha spiegato Caligaris - le sedute di chemioterapia e le altre cure sottoponendosi anche a un trapianto autologo di midollo. Ogni fase della malattia è stata documentata con i resoconti dei ricoveri ospedalieri e dalle relazioni degli specialisti di ematologia. Purtroppo dopo una pausa di due anni, nel 2010, in seguito a una recidiva, il paziente ha presentato all'Inps domanda di aggravamento. Da quel momento in poi l'Istituto è andato in tilt. La Commissione, infatti, gli ha riconosciuto, con verbale provvisorio, l'invalidità totale e l'indennità di accompagnamento. Nel corso di una successiva verifica però l'Inps ha richiesto nuovamente la documentazione e ha riconvocato il cittadino per una visita di controllo. L'uomo ancora una volta si è visto confermare sia l'invalidità del 100% sia l'accompagnamento ma non ha ottenuto nulla. Allo scadere dell'anno la Commissione Asl ha fissato una nuova visita di controllo e confermato ulteriormente invalidità".

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.unionesarda.it/

Leggi anche
La lettera di un malato di cancro: “Costo troppo, mi scuso”

GUARDA IL VIDEO
"Per questa gente morire è un lusso" (On. Ileana Argentin)


Post redatto da Raimondo per Niente Barriere 

24 febbraio 2012

L’Inps fa retromarcia e torna a dare la pensione alla 47enne totalmente invalida


TERMOLI -  Segnalare disguidi e disagi funziona. Sono passati pochi giorni da quando abbiamo pubblicato l’articolo riguardante la 47enne Agnese Di Florio, la signora residente a Termoli, inabile al 100%, che soffre di una grave patologia mentale, oltre ad avere anche altri problemi fisici, a cui l’Inps, al culmine di una vicenda amministrativa piuttosto assurda, aveva deciso di sospendere, nel settembre scorso, il trattamento pensionistico dell’invalidità e anche l’accompagnamento.

Una storia legata alla visita medica di controllo, che fa emergere a volte anche come dinanzi all’evidenza più incredibile la burocrazia la faccia da padrona.

Ebbene, dopo la denuncia del caso avvenuta sabato scorso, la direzione dell’Inps ha subito contattato la famiglia Di Florio e ha finalmente disposto il ripristino dell’erogazione della pensione d’invalidità con l’accompagnamento, oltretutto scusandosi, pare, per quanto successo.

La versione integrale e originale di questo articolo è presente sul sito
http://www.termolionline.it/
Letto su
http://www.disablog.it/

16 febbraio 2012

Pensioni di Invalidità, l’ora dei tagli: scatta la revoca per una su tre


Su 122 mila visite l'Inps rivede il trattamento per oltre 34 mila aventi diritto.

ROMA – Aumenta il numero delle prestazioni d’invalidità civile (pensioni e assegni di accompagnamento) revocate in seguito a visita medica di controllo. Aumenta sia in termini assoluti sia in percentuale. Nel 2011 il campione di invalidi sottoposto a verifiche è stato di 250 mila. Quelli effettivamente visitati dai medici dell’Inps sono stati, al 31 dicembre 2011, 122.284. A 34.752 di questi è stata revocata la prestazione perché il loro grado di invalidità è stato ritenuto inferiore al 74% necessario per la pensione e/o al 100% che serve per avere l’assegno di accompagnamento. La percentuale delle revoche è stata quindi del 28,42%.

A questi dati vanno aggiunte le circa 37 mila prestazioni sospese alle persone che, convocate per la visita, non si sono presentate. Sospensioni che si trasformeranno in cancellazioni se gli interessati non si presenteranno al controllo sanitario entro 60 giorni. Il risparmio previsto sulle 34.752 revoche già decise può essere stimato in 180 milioni di euro, dice l’Inps. Una goccia rispetto ai circa 16 miliardi di euro di spesa complessiva annua per quasi 3 milioni di invalidi civili, ma l’importante, dice il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua, è che si migliori di anno in anno il funzionamento di un sistema che fino a pochi anni fa era abbandonato a se stesso, senza alcun freno agli sprechi. «Voglio subito dire che qui non stiamo parlando di falsi invalidi, cioè di persone che hanno truffato lo Stato. Ma di controlli sanitari sull’evoluzione di patologie che possono migliorare in seguito, riducendo così il grado di invalidità e le prestazioni connesse», dice Mastrapasqua.

Nel 2010 le visite di controllo erano state 55.200 e gli assegni revocati 10.596, pari al 19,2%. Nel 2009 le revoche erano state l’11%. Dati, dice il presidente dell’Inps, che dimostrano come il campione per il programma straordinario di verifiche sia ogni anno selezionato con maggior cura. Altri 250 mila controlli sono previsti per quest’anno. Alle associazioni e ai singoli cittadini che lamentano criteri troppo rigidi da parte dei medici Inps, il presidente replica che «è giusto fare questi controlli in modo da poter concentrare le poche risorse a disposizione su chi ne ha davvero bisogno. Non dimentichiamo che si parla di appena 267 euro al mese per i pensionati d’invalidità, oltretutto subordinati a bassi requisiti di reddito, e di 492 euro al mese per l’indennità di accompagnamento». Il fatto poi che in certe Regioni, sempre le stesse, i tassi di cancellazione delle pensioni d’invalidità e degli assegni di accompagnamento siano molto superiori alla media conferma, secondo l’Inps, che soprattutto in alcune aree del Paese queste prestazioni siano state in passato concesse «con troppa generosità». Difficile infatti pensare che in queste stesse Regioni le persone siano curate meglio che altrove o abbiano una maggiore propensione a migliorare la salute. Nel 2011 il tasso di revoche ha raggiunto il 37-38% in Campania e Basilicata, il 35-36% in Molise, Umbria e Lazio. In fondo alla classifica ci sono invece le Marche, il Piemonte e la Lombardia, con percentuali tra il 14 e il 17. È evidente, comunque, che se alla visita si scopre che l’invalidità è del tutto inesistente, il titolare viene denunciato, «ma si tratta di eccezioni», dice Mastrapasqua. Dall’inizio del 2010 a oggi le persone indagate sono state 1.439 e quelle arrestate 301.

Per evitare di chiamare a visita di controllo persone con invalidità permanenti, per esempio il cieco o l’infermo in carrozzella, come purtroppo è avvenuto, l’Inps ha chiesto alle Asl i fascicoli sanitari degli invalidi selezionati nel campione, «ma solo nel 13% dei casi ci sono stati dati». È andata meglio con gli stessi invalidi, che hanno inviato la documentazione nel 58% dei casi. Ma i casi di visite inutili, oltre che inopportune, non sono stati ancora eliminati. Di qui le proteste, spesso giustificate. Fin qui per quanto riguarda i controlli. Ma forse dove più c’è da migliorare è nelle procedure di concessione delle prestazioni di invalidità. In media tra la domanda (se ne presentano 2 milioni l’anno e circa 500mila danno luogo a prestazioni economiche) e la riscossione passano 408 giorni, mentre la legge dice che non si dovrebbe superare il limite di 120 giorni. «Noi per velocizzare le pratiche – dice Mastrapasqua – abbiamo proposto a tutte le Regioni di fare delle convenzioni in modo che sia l’Inps a occuparsi delle visite anziché le Asl, ma nessuna ha accettato, nessuna vuole privarsi del potere di gestire la concessione di queste pensioni».

Infine, secondo il presidente dell’Inps, sarebbe ora di affrontare con «una riforma complessiva tutto il tema delle invalidità, tenendo conto che andiamo verso un forte invecchiamento della popolazione». C’è tutto un campo, aggiunge, quello delle invalidità tra il 34% e il 73%, che è poco conosciuto: non dà diritto a prestazioni economiche ma a tutta una serie di benefici, dal collocamento obbligatorio all’esenzione dai ticket, dal bollo auto gratis ai permessi di parcheggio all’Iva al 4%. Nessuno sa quanti siano, ma ogni anno più della metà delle domande di invalidità finisce in questa fascia, e quanto tutto ciò costi alla collettività. «Per carità, non mi sognerei di togliere alcun beneficio a chi ne ha diritto – dice Mastrapasqua – ma osservo che tra il 34% e il 73% il più delle volte l’invalidità viene concessa senza neppure una visita dell’Asl, ma dietro semplice presentazione di documentazione sanitaria. Ecco credo che tutte le prestazioni vadano razionalizzate e le risorse concentrate secondo i bisogni. In alcuni Paesi, per esempio, le prestazioni non sono in cifra fissa ma variano in base alle patologie e accanto alle prestazioni economiche sono garantiti anche i servizi alla persona».

Enrico Marro
La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.corriere.it/

Per approfondire leggi anche
E il refrain dei falsi invalidi colpisce ancora da superando
INVALIDITÀ, ANMIC: "L'INPS CI DICA QUANTO SI È SPESO PER LE VERIFICHE" da SuperAbile

06 febbraio 2012

Ripristinata la pensione di Salvatore Crisafulli

Pietro, il fratello di Salvatore, annuncia su facebook
il ripristino della pensione.  
Cari amici, oggi una buona notizia!
Qualche giorno fa questo Blog aveva riportato l'incredibile notizia che all'amico Salvatore Crisafulli, il quale vive immobilizzato da oltre nove anni a causa di un incidente stradale, l'Inps gli aveva sospeso la pensione d'invalidità per colpa di un cavillo burocratico. Il provvedimento era stato determinato dalla mancata presentazione della dichiarazione dei redditi nei tempi previsti dall’articolo 13 comma 6 lettera C della legge 122/10. Questo fatto ha colpito tante persone, non solo noi, scatenando una vera e propria mobilitazione indignata che ha portato l'Inps a fare una doverosa retromarcia.
Nell'immagine in alto che vi mostriamo (grazie ad un screenshot) Pietro, il fratello di Salvatore, sul proprio profilo facebook diffonde la buona notizia.

28 gennaio 2012

Sospesa la pensione di invalidità a Salvatore Crisafulli

Dal 2003 immobile a letto a causa di un incidente stradale che lo ha reso praticamente un vegetale. Il fratello Pietro, grida allo scandalo.

di Redazione 27/01/2012

Era già accaduto nel 2009 e nel 2010 e la famiglia aveva gridato allo scandalo. Nuovamente, Salvatore Crisafulli - 46 anni, dal 2003 immobile a letto a causa di un incidente stradale che lo ha reso praticamente un vegetale - ha ricevuto due lettere che comunicavano la sospensione della pensione di invalidità per Salvatore e anche quella di anzianità per la madre Angela Catania.

Quando la pensione era stata tolta in passato, il direttore dell'Inps succursale di Catania, Domenico Busciglio, si era scusato pubblicamente: "E' stato un errore del sistema informatico. Quella di Salvatore Crisafulli era una di quelle pensioni che non andavano revisionate".

Ora la famiglia, per voce del fratello Pietro, grida di nuovo allo scandalo contro l'istituto di previdenza di Catania.

"Se due anni fa trovavo clamoroso che l'istituto di prevideza chiedesse a Salvatore, inchiodato in un letto da nove anni, una visita medica di controllo, pena la revoca della pensione di invalidità - spiega Pietro Crisafulli - oggi è pazzesco che lo stesso istituto di previdenza sia passato ai fatti, ed infatti hanno sospeso l suo sostentamento per omissione di dichiarazione dei redditi nei tempi previsti dalla legge. E' lo stesso hanno fatto, con le stesse modalità, anche per sua madre, che è anche mia madre, azzerando entrambe le pensioni. La mia domanda, aggiunge Pietro Crisafulli, ora è: ma quale reddito puo' mai produrre mio frattello Salvatore che è immobile a letto? Almeno per una persona come lui paralizzata esiste la possibilità di mantenere sempre la stessa pensione, senza dover giustificare i propri redditi che, di fatto, non esistono? Siamo sconcertati. Delusi. Le provano tutte, non sanno come togliere la pensione ai veri disabili. Ora che dobbiamo fare per aiutare mio fratello? Non abbiamo piu' niente, nemmeno quel minimo che ci garantiva lo stato per andare avanti. Gli attacchi continui ed ingiusti da parte dell'Inps non hanno tregua. Mi chiedo con quale coraggio hanno potuto fare questo ad un povero cristo che vive in un baratro? Vi chiediamo per favore lasciateci in pace nel nostro immenso dolore. Quando Salvatore ci comunicherà di porre fine alle sue sofferenze sarete sicuramente i primi ad essere avvisati".

Con precisione, nella lettera che l'istituto di previdenza ha invitato alla famiglia Crisafulli - precisamente alla madre-, è stato scritto: "Gentile Signora, La informiamo che siamo costretti dalla legge vigente (art. 13 comma 6 lettera C della legge 122/10) a sospendere la prestazione collegata al suo reddito, per non averci comunicato il suo reddito per l'anno 2009. La avvisiamo che decorso il termine di 60 giorni senza nessuna comunicazione da parte vostra si procederà per legge alla revoca definitiva della prestazione collegata al suo reddito. In questo caso, le prestazioni collegate al suo reddito per le quali risultano rilevanti i redditi oggetto dell'omessa dichiarazione, saranno recuperati perchè considerate non più spettanti".

"Stavolta non accettiamo che l'Inps possa ancora giustificarsi sostenendo che si tratti di nuovo di un errore tecnico oppure informatico - conclude Pietro Crisafulli - siamo indignati e offesi e non vogliamo che questi casi possano ripetersi, per noi, ma anche per altre famiglie che vivono situazioni difficili come la nostra".

La famiglia Crisafulli, infatti, annuncia anche che per questo caso si sono affidati all'avvocato Gisella Scollo del foro di Catania.

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.cataniatoday.it/

Leggi anche
Mediaset fa chiudere il canale youtube di Salvatore Crisafulli

03 gennaio 2012

Aveva una pensione da 450 euro, si toglie la vita. l’Inps aveva chiesto la restituzione di 5000 euro.

Bari – Non dormiva più la notte, il pensionato di Bari gettatosi dal balcone di casa sua, ieri, dopo la richiesta dell’Inps di restituire 5000,00 euro. L’uomo, 74 anni, aveva lavorato tutta la vita tra Germania, Olanda e Bari. Viveva con una pensione sociale di 450,00 euro e una seconda da 250,00 euro, maturata durante il suo periodo di lavoro all’estero. In tutto 700,00 euro. Alcune settimane fa, poi, arriva una comunicazione dell’Inps. C’è stato un errore di calcolo e l’uomo deve restituire 5000,00 euro. Al pensionato è proposta una rateizzazione del debito, 50,00 euro al mese. Una cifra impossibile da pagare. Il pensionato perde il sonno, sta male, forse, cade in depressione. Il suo medico curante gli prescrive dei tranquillanti per aiutarlo a dormire la notte. Non bastano, quel debito con l’Inps lo ossessiona e pone fine alla sua vita.

La versione originale di questo articolo la potete trovare su http://bari.notizie.it/

26 dicembre 2011

Inps, chiamato a visita bimbo di 5 anni con distrofia di Duchenne



Il caso segnalato da Parent Project a Cittadinanzattiva. Ai genitori è stato confermato dal dirigente Inps che la visita è dovuta anche se si tratta di un minore e la sua è una patologia cronica e irreversibile.


ROMA – Deve comunque essere sottoposto a visita di verifica della propria condizione di invalidità. Pena, la revoca dell’indennità. Non importa che il bambino di 5 anni, in quanto minorenne, sia esonerato da questo iter previsto dal Piano straordinario sulle invalidità civili, in base alla circolare Inps n.76 del 22 giugno 2010. No, non importa: il referente della sede Inps, al quale i genitori si sono rivolti per chiedere spiegazioni a seguito della lettera di convocazione per la visita, è indefesso. Il piccolo è affetto da distrofia muscolare di Duchenne (patologia cronica ed irreversibile) ed è titolare di indennità di accompagnamento. Il suo caso, una delle tante testimonianze raccolte dal Pit di Cittadinanzattiva su questo argomento, è stato segnalato all’organizzazione da Parent Project, associazione di genitori e familiari di ragazzi con questo tipo di distrofia.

Nella lettera di convocazione, oltre alla data ed al luogo della visita, viene specificato che se il soggetto è beneficiario di accompagnamento o di indennità di comunicazione per le patologie previste dal decreto 2 agosto 2007, dovrà trasmettere entro la data fissata per la visita la documentazione sanitaria che attesta lo stato invalidante con indicazioni chiare e leggibili dei suoi dati. La commissione medica, accertati i requisiti richiesti, potrà disporre l’esonero dalla visita di revisione. Il cittadino, genitore del bimbo, ha pertanto inviato la documentazione come indicato dalla comunicazione, ma non ricevendo alcuna risposta nei giorni immediatamente successivi, ha contattato la sede Inps presso la quale era stata fissata la visita. Contattando il referente della sede Inps la risposta è stata che la lettera inviata è una lettera “tipo” che viene inviata in automatico senza valutare caso per caso; veniva aggiunto poi che tutti i soggetti convocati devono recarsi a visita, pena la revoca delle indennità. Nel caso in cui alla visita risultasse che il soggetto è di fatto affetto da patologie riconducibili al decreto 2 agosto 2007 allora potrà non recarsi ai nuovi controlli sulla revisione dell’invalidità. Rispetto al fatto che il figlio è minorenne, e quindi esonerato secondo la circolare Inps n.76 del 22 giugno 2010, il responsabile ha fornito lo stesso tipo di risposta: deve comunque essere sottoposto a visita di verifica. (ep)

La versione originale di questo articolo è disponibile su http://www.superabile.it/

A cura di Raimondo per Niente Barriere 
SEGUICI SU FACEBOOK !! 
SEGUICI SU TWITTER !! 
SEGUICI SU GOOGLE+ !!  

13 dicembre 2011

INPS in attivo di 27,6 miliardi: i dati truccati giustificare la patrimoniale all'incontrario



SIAMO SOMMERSI DA DATI TRUCCATI, UTILIZZATI PER GIUSTIFICARE UN «PRELIEVO» AI DANNI DEI LAVORATORI DIPENDENTI DI IERI, OGGI E DOMANI

Qualche conto sulla «spesa pensionistica» ci rivela che - a parità di regole statistiche - la spesa italiana è del tutto in linea con la media europea. Di più: è in attivo. Anche l'età pensionabile effettiva è da noi quasi «tedesca» Difficile, per un profano, far fronte alla marea montante degli opinionisti che ripetono tutti la stessa frase: «bisogna intervenire sulle pensioni, spendiamo troppo e usciamo dal lavoro troppo presto».
Intanto: cosa alimenta l'Inps? I soldi cui tutti noi, mensilmente, rinunciamo per avere un assegno quando smetteremo di lavorare. Sono «contributi previdenziali», una voce riconoscibile della busta paga di ciascuno di noi (se non siamo così sfortunati da lavorare «in nero»). Detta altrimenti, ma molto seriamente: i soldi dell'Inps sono i nostri. E nessuno dovrebbe poterci mettere le mani sopra.
Ma è vero che «i conti della spesa previdenziale sono insostenibili»? Dipende da come si fanno i conti. Se «all'italiana», sembra di sì. Infatti qui si calcola la spesa al lordo, senza conteggiare le «ritenute fiscali» sull'assegno pensionistico. Ovvero la percentuale che lo Stato trattiene per sé. Negli altri paesi europei questi calcoli li fanno sul netto; quindi sembra che Francia, Germania, ecc, spendano meno. Di fatto: secondo i conti del 2009, il «saldo» tra entrate contributive (le «trattenute») e le prestazioni pensionistiche (gli assegni effettivamente erogati, al netto) risulta dare un avanzo di 27,6 miliardi di euro. Traduciamo per i colleghi della stampa mainstream: i lavoratori versano più di quel che lo Stato distribuisce ai vecchietti. L'1,8% del Pil, non spiccioli. Se si calcola il lordo come «spesa pensionistica in rapporto al Pil», invece, c'è un passivo del 2,5%. È questo - guarda un po' - il calcolo preferito dai fustigatori di pensionati.
Cos'altro impedisce, dunque, di avere conti dell'Inps almeno in pareggio? Beh, per esempio è l'Inps che deve erogare il Tfr del pubblico
impiego e anche coprire quello dei lavoratori delle aziende private che falliscono senza poterlo pagare. Ma il tfr è un «prestito forzoso» dei lavoratori verso l'azienda (privata o pubblica che sia), soldi che restano lì fin quando non andiamo in pensione e ci vengono restituiti come «liquidazione». Soldi nostri anche questi, che normalmente non andrebbero conteggiati dall'Inps, ma da qualche altro ente. Comunque sia, è l'1% di Pil che gonfia in modo improprio le perdite di conti altrimenti in utile. E, soprattutto, in linea o migliori con quelli di altri paesi europei.
Ma ci sono anche altre voci a squilibrare i conti: i prepensionamenti, per esempio. Aziende in crisi che si liberano di lavoratori «maturi» e li mettono in conto allo Stato. Ma si prefigura sempre «l'aumento dell'età pensionabile». Non vi sembra una contraddizione palese, oltre che un costo «improprio» per l'Inps? Per non parlare di tutta l'assistenza (handicap, non autosufficienti, ecc). E sorvoliamo sulla «cassa di previdenza dei dirigenti di azienda», così ben gestita dai dirigenti stessi da fallire e dover essere caricata sulle spalle dei dipendenti...
Infine. È vero che «andiamo in pensione troppo presto»? Dipende, anche qui. Se guardiamo l'attuale età di pensionamento teorica (60 anni per le donne, 65 per gli uomini; 61 e 66 con le «finestre mobili» inventate da Tremonti), no. In Germania hanno i 65 anni, in Francia i 62. Ci viene detto a questo punto: «sì, ma solo qui c'è la possibilità di andare in pensione con 40 anni di anzianità, quindi prima dei 65».
Falso. Per gli uomini, almeno, in Italia l'età media di pensionamento è di 61,1 anni. In Francia è 59,1 anni; nella «supercompetitiva» Germania... 61,8. Siamo lì, nevvero? E se età pensionabile teorica ed età effettiva non corrispondono, evidentemente ci deve essere qualche forma di «anzianità» anche lì. La toglieranno? Vedremo, forse. Ma al momento la situazione è questa, quindi perché diffondere dati falsi?Per convincerci che «spendiamo troppo in pensioni»? Qui dobbiamo dividere il ragionamento in due parti. Sul piano economico, la produttività di un lavoratore anziano (tranne che nei ruoli decisionali o «professionalmente elevati») è più bassa di quella di un giovane. E i giovani sono molto disoccupati (diceva il Censis proprio ieri). Muoiono sul lavoro - magari «in nero» - più spesso (il 20% sono ultra-65enni). Soprattutto, le aziende non li vogliono tenere e li pre-pensionano (tranne che in determinati, pochi, ruoli). Logica economica vorrebbe che venisse quanto meno mantenuta, non aumentata, l'età pensionabile. Perché facendo il contrario si abbassa la produttività, si deprimono i consumi e - alla fin fine - si estende una dinamica di crisi.
In secondo luogo, però c'è la questione principale. Se i conti dell'Inps sono in attivo (una volta eliminate le «anomalie statistiche» e le uscite improprie), lo Stato non spende nulla di più di quanto non incassi con i «contributi previdenziali». Anzi, ha già programmato di dare sempre meno alle future generazioni (un assegno che coprirà il 50% circa dell'ultimo stipendio, invece dell'attuale 80%). Una nuova riforma delle pensioni, insomma, aumenterebbe l'attivo. Per farne cosa? Non è nemmeno interessante. L'unica cosa certa, dal punto di vista «proprietario» (ma guarda...), è che così facendo si metterebbero le mani su soldi nostri. Di lavoratori. Insomma di poveri. Una «patrimoniale» all'incontrario.

Francesco Piccioni

Fonte http://isegretidellacasta.blogspot.com/

Leggi anche L'INPS oscura la pensione dei precari, non l'avranno mai

06 dicembre 2011

Invalido senza pensione, è scattata la mobilitazione


TRIESTE – Tanta solidarietà spontanea. E la disponibilità ad offrire un aiuto concreto. La vicenda dell’invalido trentunenne Elvis ha suscitato molte reazioni, interventi, prese di posizione: tutte all’insegna dello sdegno per quella che viene definita una decisione «ingiusta». Elvis, lo ricordiamo, a causa di un tumore maligno dei tessuti molli (sarcoma sinoviale), si era visto amputare la parte inferiore della gamba sinistra. Dopo aver ottenuto il riconoscimento dell’invalidità al 100% si era visto revocare la pensione e, beffa delle beffe, richiedere quanto percepito a novembre.
Una vicenda che ha fatto scattare immediata la mobilitazione. Il primo a farsi sentire è stato il Comitato di tutela della famiglia e della persona guidato da Silvia Paoletti. «Ho letto con attenzione la vicenda di Elvis e, con altrettanta attenzione, la risposta dell’Inps sul giornale di ieri. L’Istituto di previdenza sociale dice che la protesi ha migliorato il deficit motorio della persona in questione che, quindi, non può più godere della pensione. Ma come si può definire un uomo a cui manca mezza gamba se non disabile o invalido? Come Comitato, siamo pronti ad aiutarlo a confezionare il ricorso contro la decisione dell’Inps. I nostri legali hanno manifestato piena disponibilità a dare una mano ad Elvis». Nelle prossime ore potrebbe esserci un contatto. «Devo dire che questa storia mi ha lasciato davvero con l’amaro in bocca», conclude Silvia Paoletti.
Ma non è l’unica disponibilità. «Ho letto su “Il Piccolo” l’articolo del ragazzo che ha perso la pensione Inps, pur invalido – scrive l’avvocato Liala Soranzio -. Mi pareva di aver inteso che è alla ricerca di un legale per proseguire con la causa. Se così fosse, essendo iscritta alle liste del Gratuito patrocinio in materia di lavoro, dò la mia disponibilità ad assisterlo, previa verifica del caso». Nella sua mail, il legale fornisce tutti i suoi dati e i numeri di telefono che, chiaramente, la redazione ha provveduto a “girare” ad Elvis, qualora volesse contattare il legale. E anche un noto avvocato goriziano si è detto disponibile ad aiutare l’invalido: tutte persone (sia i due avvocati che i vertici del Comitato di tutela della famiglia e della persona) con il medesimo e nobile obiettivo di riuscire a “far cambiare idea” all’Inps che ha deciso di revocargli la pensione di invalidità nonostante abbia la parte inferiore della gamba sinistra amputata. (fra.fa.)

Fonte: il Piccolo – 03 dicembre 2011

Letto su http://www.disablog.it/

23 novembre 2011

“Beffe, dinieghi e umiliazioni per chi ha diritti autentici”



ROMA – «Noi siamo i primi a combattere i falsi invalidi. Siamo la vera parte lesa in questa squallida vicenda, prima ancora dell’Inps». Ha un diavolo per capello Giovanni Pagano, presidente dell’Associazione dei mutilati e invalidi civili (Anmic) e della Fand, la Federdisabili. Non è una partita semplice quella che le associazioni hanno intavolato con l’Istituto di previdenza e vengono a galla spigolosità e mortificazioni.«Con l’Inps — spiega Pagano — è difficile il dialogo, perché purtroppo non c’è unità di pensiero. Ognuno va per conto suo. Abbiamo chiesto l’elenco delle 21mila persone escluse dal trattamento economico e di conoscere i motivi che hanno portato a questa esclusione, ma non abbiamo ottenuto risposta».

Rischiate di essere bastonati due volte in questa storia…«Forse anche tre, perché un’altra cosa che non possiamo accettare è questo meccanismo umilante delle verifiche annuali. È difficile che a un amputato possa ricrescere l’arto, che un paraplegico possa riprendere a camminare. Quello che ci manca e che ci negano sono i numeri: ci sono gli esclusi, bene, fateci vedere chi sono, perché se a una persona che aveva il 100% di invalidità e ora la percentuale è stata portata al 73%, non avrà più il trattamento economico, d’accordo, ma non si può parlare di falso invalido. Se andiamo a vedere le statistiche della magistratura a cui si è rivolto chi ha ritenuto di avere subito un torto, allora ci accorgiamo che il tribunale, nel 70% dei casi, ripristina il trattamento economico e dà torto all’Inps. Ecco perché tutti questi dati devono uscire dai cassetti».

Però è innegabile che il problema dei falsi invalidi esista, non crede? «Provocatoriamente dico che è un falso problema. In occasioni ufficiali al ministero del Lavoro, alle presenza dell’Inps, ho chiesto di quantificare i risparmi nel biennio 2010-2011, frutto della caccia al falso invalido. Nonostante io rappresenti 5 milioni di persone, non sono riuscito ad avere nemmeno quel dato. E altri incontri non ci sono stati concessi».

Non crede che soprattutto al Sud l’invalidità sia stata usata come welfare parallelo?«Se è accaduto, è stato col placet di chi determinava le percentuali di invalidità, parlo di medici di enti pubblici. Non si pensi, in ogni caso, che la gente si arricchisca con queste pensioni: parliamo di 8 euro e mezzo al giorno».

di Lorenzo Sani

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://qn.quotidiano.net/