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07 giugno 2016

Il Premio Nobel Carlo Rubia smonta la teoria del Riscaldamento Globale


Ogni tanto questo blog ha dato spazio alla teoria del Riscaldamento Globale. Siamo convinti che sia una bufala o peggio una truffa ben organizzata dai Governi più potenti del mondo, gli USA in primis, che hanno cosi messo dei veri e propri paletti (a piacimento) nell'utilizzo energetico di carbone e petrolio.
Nel video che vi mostriamo il premio Nobel Carlo Rubia (video girato in una commissione parlamentare nel 2014) smonta dati alla mano la teoria del Riscaldamento Globale.

Un saluto festoso!!

10 maggio 2013

Fracking, GasLand (Documentario)



GasLand è un film documentario del 2010 diretto da Josh Fox. È mirato a mostrare l'impatto negativo del processo di fratturazione idraulica o fracking (metodo di estrazione di shale gas, una particolare varietà di gas naturale) su alcune comunità rurali e realtà cittadine negli U.S.A.. Il regista statunitense intraprende un personale viaggio attraverso gli states per documentare, attraverso testimonianze dirette, i disagi provocati alla popolazione, mostrando danni cronici alla salute di persone e animali e all'ambiente, in particolare attraverso l'immissione nel terreno e nell'aria di sostanze chimiche spesso sconosciute agli stessi addetti ai lavori che finiscono per contaminare le falde acquifere e i corsi d'acqua.

09 maggio 2013

Petrolio, Gas, Geotermico e Fracking, l'INGV comunica che ....

In questi giorni in questo Blog abbiamo dato spazio alle novità in campo energetico che stanno interessando l'Italia. Come vedrete non c'è da star sereni. Abbiamo visto che tra l'abbondanza di parchi fotovoltaici, parchi eolici (che in Italia iniziano ad abbondare), pozzi per accaparrarsi gas naturale e petrolio, in questi ultimi tempi si sono avviate numerose e, a nostro parere, pericolose sperimentazioni geotermiche e geofisiche che stanno allarmando, non poco, le popolazioni delle aree interessate dalla ricerca.

06 maggio 2013

Il fracking anche in Sardegna?

Continuo a scovare progetti su progetti per fare fracking in Italia.

Come detto, non e' da scisti, ma da carbone - tramite questa tecnica del Coal Bed Methane, abbreviato in  CBM, e se ne parla da anni, anni, senza che nessuno di noi abbia saputo niente.

Qui ci sono i primi che abbiamo scovato - sono quelli della Independent Resources - che vogliono fare CBM a Ribolla, in provincia di  Grosseto. Sono inglesi e hanno sono gli stessi che vogliono trivellare in Emilia per lo stoccaggio di San Felice sul Panaro.

Qui invece ci sono quelli della European Gas Limited - che vogliono tirare fuori il CBM a Siena e a Grosseto. Sono australiani.

Oggi e' la volta del Sulcis.

Infatti, mi sono posta proprio questa domanda, ieri: se vogliono tirare fuori il metano dalle miniere toscane, che faranno alle miniere sarde - ben ricordando che il Sulcis e' stato un tempo la zona mineraria piu' importante d'Italia?

Non a caso Carbonia si chiama cosi!

E voila' - digiti le parole giuste su google.com e tutte le tue domande hanno risposte - CBM anche nel Sulcis!

In questo caso, i signori che propongono di fare fracking per estrarre questo CBM nel Sulcis sono quelli della "CarboSulcis Spa" che sono in possesso della Miniera di Monte Sinni. Ce ne sono diverse di presentazioni simili a quella linkata quassopra.

Ecco qui una delle prime sul destino delle miniere sarde:



Questa presentazione e' del 2007 - gia' da allora offrivono questa bella spiegazione a Cracovia - mica a Cagliari! - sulla possibilita' di estrarre CBM in Sardegna.

Fabrizio Pisanu della CarboSulcis dice

"The most significant project in Italy about exploitation of Coal Bed Methane, is developing in the coal basin of the SW of Sardinia."

"Il principale progetto in Italia per lo sfruttamento del Coal Bed Methane e' lo sviluppo del bacino di carbone nel sud-ovest della Sardegna."

In un altra presentazione del 2004 addirittura un certo Giraldi dell'ENEA dice che per questo progetto del Sulcis vogliono usare una tecnica di ECBM - Enhanced Carbon Bed Methane:




E' scritto nella freccia 1:

Main goals of the project:

"to exploit an ECBM technique throughout the Sulcis Coal Province"

"sfruttare una tecnica ECBM in tutta la provincia carbonifera del Sulcis"

e poi nella freccia 4 parlano di inieizione di anidride carbonica sottoterra e di produzione di metano.

Quindi, gia qui un po di mancanza di rispetto, da come la vedo io. Il Giraldi e il Pisanu, chiunque siano, non possono non sapere che questo CBM  (o ECBM dove la E sta per "enhanced") involve pratiche di hydraulic fracturing.

Perche' hanno detto queste cose alle loro belle conferenze in giro per in mondo e non le hanno dette agli italiani? Ai sardi? In Italiano? In modo semplice?

Mistero.

Ecco invece cosa dice una coalizione di NGO-s in giro per il mondo, il 24 Aprile 2012, sul fracking per shale gas, shale oil e coal bed methane


Sono preoccupati degli impatti del fracking da gas di scisti, metano e coal bed methane a causa di effetti sui cambiamenti climatici, il risparmio di energia, l'inquinamento dell'acqua, l'uso di acqua, l'inquinamento dell'aria, del terreno, l'uso del suolo, il rumore, l'attivita' sismica, i danni alla salute delle comunita' e dei lavoratori nell'industria del gas non-convenzionale, gli effetti socio-economici sulle collettivita'.

Bastano?

Ci sono Greenpeace, che tutti conoscono in Italia, ma anche le filiali europee di Friends of the Earth and Food and Water Watch che vanno abbastanza forti qui negli USA.

Mi si dice: ma questi sono solo progetti, sono solo cose "una tantum", e' solo sulla carta. Beh, io dico che e' proprio perche' e' tutto sulla carta e che non ancora siamo nel baratro del fracking e' necessario istruire la gente e vietare queste pratiche - prima che sia troppo tardi!

Dopo non puoi piu' fare granche' - vedi Basilicata.
Sono sicura che oltre a quelli della Toscana e del Sulcis ci sono in giro mille altri che vogliono venire a trivellare l'Italia - i nostri mari, i nostri campi, i nostri parchi, i nostri boschi - e ora anche le nostre miniere!

Nel silenzio generale di una classe politica assolutamente ignorante in materia, incapace di prendere decisioni, di guardare al futuro, di avere coraggio di guardare oltre il portafoglio.

Ci piace sempre copiare dagli altri - caro Passera, caro Monti, caro Clini.

Perche' non copiamo dalla Francia e non lo banniamo anche noi il fracking, prima che sia troppo tardi?

O dobbiamo aspettare altre tragedie - che siano terremoti, inquinamento delle falde acquifere o scoppi?

Fonte No all'Italia petrolizzata

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Trivelle di Sardegna: l'elenco definitivo 

05 maggio 2013

Trivellazioni: nuova frontiera della speculazione energetica in Sardegna


di Paolo Piras*
Sette permessi di ricerca per risorse geotermiche, due permessi di ricerca per idrocarburi a terra, un permesso di ricerca attivo e due attualmente respinti per ricerche di idrocarburi a mare, per un totale di oltre 200mila ettari di territorio sardo da sottoporre, o in parte già sottoposti, a sondaggi geognostici.
Se negli ultimi anni sono stati i parchi eolici e fotovoltaici la nuova frontiera della sperimentazione energetica in Sardegna, ora sembra arrivato il momento di passare dalla superficie alla crosta terrestre, e al posto dei pannelli solari si vede in lontananza l’arrivo delle trivelle.

19 maggio 2011

Si profila una guerra globale per l'energia?

Si profila minacciosamente una guerra globale per l'energia. 

Ecco un grafico allarmante su cui riflettere. HSBC ha calcolato cosa succederebbe al consumo di energia entro il 2050 date previsioni plausibili per la crescita economica e supponendo che non ci siano limiti alle risorse, o che gli esseri umani continuino ad utilizzare l'energia nel modo "dato per scontato" come fanno al momento.

Come si può vedere nel grafico, la domanda in Cina, India e negli altri mercati emergenti vola, ma c'è anche una crescita abbastanza rilevante delle economie avanzate. Il quadro generale è che con un ulteriore miliardo di automobili sulla strada, la domanda di petrolio dovrebbe crescere da 110 a più di 190 milioni di barili al giorno. La domanda globale di energia aumenterà di un ordine di grandezza simile, raddoppiando la quantità di carbonio nell'atmosfera e per più di tre volte e mezzo l'ammontare dei cambiamenti climatici, gli scienziati pensano che si possano comunque mantenere le temperature a livelli di sicurezza.

C'è quasi bisogno di dire che a prescindere dalle conseguenze ambientali, le industrie energetiche stenterebbero a farvi fronte, e più probabilmente sarebbe impossibile. Si può o non si può essere già pericolosamente vicino al picco del petrolio - o al massimo della capacità produttiva - ma nessuno crede che l'industria potrebbe produrre il doppio di quello che fa al momento, per quanto intelligente diventa nell'attingere alle riserve in precedenza non commercializzate o inaccessibili.

Se qualcosa non può accadere, non accadrà, così tutte le previsioni di crescita nel mondo in via di sviluppo sono solo una questione di pio desiderio che saranno presto deluse dai limiti dell' energia finita? Non necessariamente, dice il team economico di HSBC. Il mondo può ancora ospitare una crescita elevata, ma solo se vi è un cambiamento nel comportamento collettivo, tra cui una maggiore efficienza energetica, un grande cambiamento nel mix energetico, un urgente sviluppo di tecnologie di cattura del carbonio in modo da limitare i danni derivanti dall'utilizzo dei combustibili fossili.

Come ho scritto più volte in precedenza, il grande premio va qui agli Stati Uniti, dove l'uso pro capite di petrolio è molto più alto che in qualsiasi altra parte del mondo. Se questo consumo si riducesse ai livelli europei, come è perfettamente possibile senza danni per gli standard di vita, sarebbe come rimuovere una fonte di domanda pari all'intera produzione attuale di petrolio dell'Arabia Saudita.

Così dovrebbe essere effettivamente possibile ospitare l'ascesa della Cina e degli altri mercati emergenti, senza esaurire le risorse o distruggere il pianeta. Ma è andando a richiedere una grande volontà collettiva, di un tipo di cui gli Stati Uniti e altri non sono stati disposti a contemplare fino ad ora.

La causa più comune dello shock dei prezzi dell'energia è l'interruzione dell'approvvigionamento. E' il timore di una tale distruzione, a causa delle turbolenze in Medio Oriente, che sta guidando il prezzo del petrolio in questo momento. Ma in futuro è molto più probabile che sia la pressione della domanda sull'offerta limitata. Non importano gli sviluppi in Nord Africa e altrove nella regione. Questa è una bagattella rispetto a ciò a cui si può arrivare. Queste tensioni sulla domanda potrebbero creare una molto più ampia instabilità geo-politica, con conseguenze intercontinentali potenzialmente catastrofiche.

Il prezzo dell'energia sarà di per sé, naturalmente, portato ad una maggiore efficienza e una crescita più lenta, ma può anche richiedere qualcosa di ben più traumatico per portare le nazioni ai loro sensi e galvanizzare al necessario cambiamento nel comportamento collettivo. Ci stiamo rapidamente avvicinando ad un'era in cui l'energia dovrà essere razionata. Questo può essere fatto in modo pacifico, o possiamo andare avanti come facciamo, nel qual caso è fin troppo probabile che finisca per essere risolto con la canna di una pistola.

Tradotto da un articolo di Jeremy Warner, vicedirettore del Daily Telegraph

da Musculus

21 giugno 2010

Petrolio, bucare e deturpare indiscriminatamente l'Italia

Dopo qualche giorno di "vacanza non vacanza" torno a postare su Niente Barriere. Chiedo scusa a quanti leggono Niente Barriere tutti i giorni ma, dopo 5 mesi intensi, avevo bisogno di staccare qualche giorno da l'immenso schifo a cui sto assistendo quotidianamente.

un saluto



L'Italia nasconde sotto le sue viscere 100 milioni di tonnellate di petrolio, magari scandente, ma pur sempre petrolio. Il dovere di noi poveri cittadini è quello di lasciar fare alle compagnie petrolifere tutto quello che vogliono, a partire dall'Eni o la Saras, per citarne due illustri. In nome del profitto, ai cittadini si chiede di chiudere gli occhi, di tapparci la bocca e le orecchie anche quando assisteremo, magari potrà capitare, a spettacoli apocalittici, come quello che ha causato la marea nera nel Golfo del Messico.

E' questo in sintesi il pensiero scellerato che ricorre nelle menti di chi oggi tiene in scacco l'Italia. L'unica cosa che sanno fare e continuare a spolpare un paese oramai in ginocchio, in attesa che, una volta terminato il saccheggio, questi toglieranno finalmente il disturbo. Li rivedremo in qualche paradiso fiscale, vivranno come nababbi alla faccia nostra. E benediranno il fatto di aver avuto a che fare con la razza italica, che li ha lasciati fare.

Vi faccio sapere di piu:

Dossier: trivellazioni petrolio off-shore
CON BERLUSCONI PIU’ TRIVELLE NEI MARI ITALIANI.
“Escalation impressionante di attività petrolifere in 7 regioni italiane”.

In un futuro non troppo lontano i mari che bagnano il nostro Paese potrebbero assumere una fisionomia del tutto nuova, andando a somigliare sempre più al Mar del Nord, costellato di piattaforme petrolifere.
Questo è la scenario che realisticamente si prospetta alla luce delle attività di ricerca e estrazione petrolifera offshore che l’esecutivo Berlusconi ha autorizzato nei suoi anni di governo.

In particolare il mar Adriatico pare essere avviato ad una pesantissima petrolizzazione: è notizia di pochi settimane fa che il Tar di Lecce ha ordinato la sospensiva del decreto ministeriale su lavori preliminari per la ricerca di idrocarburi nel mare pugliese. La Regione Puglia, insieme col Comune di Fasano (Brindisi), si era associata al ricorso presentato dal Comune di Ostuni (Brindisi) contro un provvedimento del ministero dell’Ambiente sulla compatibilità ambientale di lavori per l’estrazione di idrocarburi in favore della società britannica Northern Petroleum.
Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare aveva emesso pronuncia positiva di compatibilità ambientale nei confronti della multinazionale inglese all’inizio del 2009 ma l’opinione pubblica ne era venuta a conoscenza solo dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale N. 267 del 16 Novembre 2009. La Northern Petroleum era stata quindi autorizzata a svolgere sondaggi in mare per la ricerca di petrolio a 25 km a est di Monopoli, a sud di Bari.
Il numero delle decisioni di compatibilità ambientale dei lavori di estrazione di petrolio come dicevamo ha avuto un’escalation impressionante negli ultimi anni: le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare sottoposti alle procedure di VIA o alla verifica di assoggettabilità a VIA con i governi Berlusconi che hanno avuto esito positivo sono ben 16. Nel frattempo 10 procedure di VIA e 3 verifiche di assoggettabilità a VIA sono in corso.
Proprio guardando le verifiche di assoggettabilità a VIA concluse che, negli ultimi due anni, ovvero da quando è in carica il Governo Berlusconi, si rimane sbalorditi dalla quantità di progetti di ricerca di idrocarburi offshore che interessano i nostri mari. In questi casi, e sono ben nove, non è stato nemmeno necessario appunto attivare la procedura di VIA, perché la verifica di assoggettabilità da il via libera senza la necessità di passare per la Valutazione di impatto ambientale.
A far la parte del leone sono le aziende petrolifere straniere, Norther Petroleum, Petroceltic e la Puma Petroleum. Il mare più battuto è l’Adriatico ma non sono esclusi altri tratti del Mediterraneo: nel mare incantevole della Sardegna, al largo delle spiagge del Sinis, in un angolo di paradiso che dall’isola di Mal di Ventre corre fino alle coste di Bosa, si stanno per mettere in moto le attrezzature della Puma petroleum di alta tecnologia a caccia di gas e petrolio.
Sempre in Sardegna la Saras ha invece un permesso di prospezione nel golfo di Oristano e nelle acqua a sud dell’isola.
Occorre ricordare che la valutazione di impatto ambientale (VIA) è una procedura amministrativa strumento di supporto per l’autorità decisionale finalizzato a individuare, descrivere e valutare gli effetti dell’attuazione o meno di un determinato progetto. Con “impatto ambientale” si intende l’insieme degli effetti causati da un evento, un’azione o un comportamento sull’ambiente nel suo complesso .L’impatto ambientale - da non confondere quindi con inquinamento o degrado - mostra quali effetti può produrre una modifica all’ambiente circostante inteso in senso lato (sociale, economico ecc.). Si cerca cioè di prevedere quali saranno i costi ed i benefici nel caso in cui si verifichino delle modifiche di uno stato di fatto. Una ricerca di idrocarburi inizia sostanzialmente da studi geologici seguiti da indagini geofisiche per individuare, su aree vaste, particolari situazioni nel sottosuolo (trappole), che possono risultare mineralizzate ad olio, a gas o ad olio e gas. Le indagini geofisiche si possono fare, oltre che in regime di permesso di prospezione, anche liberamente, invece la ricerca di nuovi giacimenti, comprendente indagini geofisiche ma soprattutto perforazioni di ricerca, si può fare solo avendo ottenuto un permesso di ricerca. La prospezione geofisica è una tecnica di indagine non distruttiva del sottosuolo, che consiste nella misurazione tramite apparecchi di alcune proprietà fisiche del terreno che possono rivelarne la struttura, così come la presenza di oggetti sepolti.
La produzione petrolifera italiana è attorno ai 130.000 barili al giorno, mentre quella gassifera è di circa 17.5 miliardi di metri cubi. Il picco di produzione petrolifera in Italia è stato raggiunto nel 1997, e la velocità di esaurimento corrente è del 3,1%. La produzione nazionale rappresenta circa il 7% del nostro consumo totale di petrolio, il rimanente 93% è pertanto importato dall’estero; la produzione italiana, infine, corrisponde all’1% della produzione mondiale, con le riserve rimanenti, circa 1 miliardo di barili, che rappresentano lo 0.1% delle riserve mondiali di greggio.
Le procedure di VIA in corso, che hanno tutte per oggetto il permesso di ricerca, hanno,in sette casi su dieci, come azienda proponente, la Petroceltic Elsa, una controllata al 100% dalla società irlandese Petroceltic International PLC, e si concentrano tutte nel basso adriatico, di fronte alle coste abruzzesi e pugliesi, mentre le altre aziende interessate sono la Northern petroleum, con ricerche nelle acque siciliane, Edison (mare di fronte all’Abruzzo e il Molise) e Consul Service(di fronte alle coste della Basilicata).
Tra le sei procedure di Via concluse tre sono di fronte alle coste dell’Emilia Romagna e contemplano la concessione di coltivazione, ovvero la vera e propria estrazione di petrolio.
Sempre la Northern Petroleum, molto interessata invece al petrolio nei fondali antistanti la Puglia, ha in quella zona ottenuto altri tre permessi di ricerca.
Un permesso di ricerca può riguardare un’area molto vasta: ad esempio è inerente ad un’area marina di ben 127 kmq., di fronte alle coste abruzzesi quello da cui Petroceltic conta di estrarre 80 milioni di barili di greggio in 3 anni (2009-2001).
Va premesso che quando si parla di petrolio bisogna pensare alla qualità dello stesso, il petrolio del basso Adriatico è di pessima qualità perché bituminoso con un alto grado di idrocarburi pesanti e ricco di zolfo (praticamente simile a quello albanese che non ha portato nessuna ricchezza sul loro territorio). Il prodotto di scarto più pericoloso è l’idrogeno solforato (H2S) dagli effetti letali sulla salute umana anche a piccole dosi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non superare 0.005 parti per milione (ppm), mentre in Italia il limite massimo previsto dalla legge è pari a 30 ppm : ben 6000 volte di più. In mare addirittura non ci sono limiti in Italia. Le attività di perforazione e produzione di petrolio dal fondo marino contribuiscono per il 2% all’inquinamento marino. Questo 2% va sommato al 12% dovuto agli incidenti nel trasporto marittimo, si aggiunge il 33% per operazioni sulle navi relative a carico e scarico, bunkeraggio, lavaggio, scarichi di acque di sentina o perdite sistematiche, che porta al 45% l’apporto complessivo di inquinamento dovuto a perdita dalle navi. Un consistente apporto di inquinamento da petrolio, stimato al 37%, è quello che proviene da scarichi urbani e industriali, sistematici o accidentali, e perdite da raffinerie, oleodotti, depositi. Inoltre le ricadute atmosferiche di idrocarburi evaporati o parzialmente incombusti danno un apporto del 9%, sorgenti sottomarine rilasciano per trasudamento naturale un apporto del 7%.Per potere trivellare nel mare, ed altrove, le compagnie petrolifere hanno bisogno di speciali “fluidi e fanghi perforanti”per portare in superficie i detriti perforati (cutting). Quali sono le caratteristiche di tali materiali? Questi fanghi sono tossici e difficili da smaltire. Lasciano, infatti, tracce di cadmio, cromo, bario, arsenico, mercurio, piombo, zinco e rame. Questi elementi pesanti sono nocivi e si bioaccumulano nei corpi del pesce che mangiamo. Date le condizioni di lavoro in mare, con condizioni spesso variabili e difficili, è lecito porsi alcune domande: quanto materiale si disperde? Chi controlla che il suddetto fango, costoso da smaltire, raccolto in vasconi appositi, non strabordi in mare? Diversi studi redatti da agenzie governative dimostrano i livelli di mercurio è molto alto nei pesci pescati vicino le piattaforme petrolifere. L’estrazione del petrolio e la sua raffinazione comportano, inoltre, un notevole dispendio di acqua, che sarà prelevata dall’acquedotto pubblico, già perennemente carente in estate. Queste acque contaminate dallo zolfo e metalli pesanti saranno poi reimmesse nel terreno con un rischio gravissimo di contaminazione delle falde. A tutto questo va aggiunto che con le perforazioni c’è il rischio subsidenza, che è l’abbassamento del terreno a causa delle estrazioni di idrocarburi. Questo fenomeno è qualche volta accompagnato da micro terremoti e dissesti geologici, pericolosi in zone in cui la maggior parte delle abitazioni non sono antisismiche. Il nostro paese, a causa dell’utilizzo delle fonti fossili come gas e petrolio, ha sforato di gran lunga le proprie quote di emissioni. Attualmente noi italiani paghiamo diversi milioni di euro al giorno per lo sforamento delle emissioni di Anidride Carbonica rispetto all’obiettivo previsto dal Protocollo di Kyoto. Invece di pensare ad un aumento dell’offerta e del consumo si dovrebbe pensare di attuare una logica di risparmio energetici e delle risorse. Se si consentirà l’inserimento di piattaforme petrolifere sul mare pugliese, si avvallerà l’ennesima operazione che avvantaggia e arricchisce poche lobby a scapito dell’impoverimento collettivo. Altro aspetto è il rischio incidenti, paragrafo spesso omesso in molti progetti. Si individuano tre tipologie di possibili incidenti:- Blow-out di gas durante la perforazione; -Blow-out con fuoriuscita di petrolio incontrollata; -Collisioni di Navi con la Piattaforma. Il rischio subsidenza del terreno, è così noto nel nord dell’Adriatico da aver portato alla sospensione delle attività di estrazione per lunghissimi periodi.
Il Mediterraneo è già un’immensa pattumiera marina. E’, difatti, il mare più inquinato da idrocarburi, essendo uno dei mari più solcati da petroliere che lavano le cisterne al largo, sporcando le nostre spiagge a svantaggio del turismo locale. Si spera che il governo nazionale e locale tengano conto non solo degli aspetti economici, che sono marginali considerata la bassa qualità del petrolio sabbioso ad alto contenuto di zolfo e la difficoltà di estrazione off-shore, ma anche delle esternalità negative provocate da questi progetti, ossia il costo che la collettività dovrà sostenere per ripagare i danni causati alla salute dell’uomo, all’agricoltura, al turismo, alla pesca, ecc.
Costi e benefici: per un Paese come L’Italia per il quale il mare rappresenta una delle attrattive turistiche fondamentali l’installazione di numerose piattaforme petrolifere, con il conseguente impatto paesaggistico e le ricadute in fatto di inquinamento da idrocarburi è logico considerare come i benefici per la collettività, per il comparto dell’industria turistica siano assolutamente nulli, mentre sarebbero altissimi i costi.

ALCUNE ZONE INTERESSATE
  • EMILIA ROMAGNA: COLTIVAZIONE, ADRIATICO, RIMINI (COMPAGNIA ENI)
  • EMILIA ROMAGNA: COLTIVAZIONE, ADRIATICO, RAVENNA (COMPAGNIA ENI)
  • MARCHE: COLTIVAZIONE, ADRIATICO, ANCONA (COMPAGNIA ENI)
  • MARCHE: COLTIVAZIONE, ADRIATICO, PESARO (COMPAGNIA ENI)
  • ABRUZZO: POZZO ESPLORATIVO, ADRIATICO, FRANCAVILLA AL MARE (COMPAGNIA VEGA)
  • MOLISE : POZZO ESPLORATIVO, ADRIATICO, ISERNIA, CASTEL DEL GIUDICE (COMPAGNIA ENI)
  • PUGLIA: PERMESSO DI RICERCA, ADRIATICO, FOGGIA (COMPAGNIA PETROCELTIC)
  • PUGLIA: PERMESSO DI RICERCA, ADRIATICO (COMPAGNIA NORTHERN PETROLEUM)
  • CALABRIA: PERMESSO DI RICERCA, MAR IONIO-CROTONE (COMPAGNIA PUMA PETR.)
  • SICILIA: PERMESSO DI RICERCA LARGO ISOLA DI LAMPEDUSA (COMPAGNIA PUMA PETR.)
  • SICILIA: POZZO ESPLORATIVO CANALE DI SICILIA - LICATA (COMPAGNIA ENI)
  • SICILIA: PERMESSO DI RICERCA CANALE DI SICILIA - RAGUSA (COMPAGNIA PEAL PETR.)
  • SICILIA: PERMESSO DI RICERCA, CANALE DI SICILIA, POZZALLO-RAGUSA (COMPAGNIA PEAL PETR.)
  • SARDEGNA: PERMESSO DI RICERCA, MAR DI SARDEGNA-CAPO MANNU (OR) (COMPAGNIA PUMA PETR.)
  • SARDEGNA: PERMESSO DI PROSPEZIONE, MAR DI SARDEGNA- CAPO DI SPARTIVENTO (COMPAGNIA SARAS)
  • SARDEGNA: PERMESSO DI PROSPEZIONE, MAR DI SARDEGNA-GOLFO ORISTANO (COMPAGNIA SARAS)
Il Dossier da Francesco Ferrante
Caccia al petrolio: 700 trivelle bucano l'Italia
Riparte la corsa all'oro nero. Il videoreportage di Luigi Carletti
(riprese e montaggio di Marco Modafferi)