04 settembre 2011
Era «troppo occidentale» la ragazza marocchina frustata dal padre a Pesaro
Pesaro: frustata dal padre perché ”troppo occidentale” - La storia di una giovane marocchina segregata in casa per i suoi comportamenti. Il ministro Mara Carfagna:”inaccettabile, la giustizia sia severa”.
Roma – 1 settembre 2011 - Frustata dal padre e segregata in casa perché troppo "occidentale".
Una di quelle storie di cui si stenta a credere ma che invece è la dura realtà vissuta da una giovane marocchina in provincia di Pesaro.
La ragazza da giorni rimaneva segregata in casa, chiusa a chiave nella soffitta, ogni qual volta i genitori uscivano per lavoro, dopo aver subito le violenze del padre che l’aveva punita per le sue scelte considerate ”troppo occidentali” come le t-shirt che la ragazza indossava.
Il padre, un 52enne con regolari documenti per il soggiorno, è stato arrestato mentre la madre è stata denunciata per concorso in maltrattamenti in famiglia. Nella loro casa i carabinieri hanno trovato, nascosta tra i vestiti della camera da letto, il filo elettrico usato dal padre come frusta. La giovane ora si trova presso una comunità mentre il padre, dopo tre giorni in carcere a Villa Fastiggi, gli sono stati concessi gli arresti domiciliari.
I primi rimproveri iniziano quando la ragazza comincia a indossare abiti considerati "occidentali" dai genitori. Ma a far infuriare padre e madre è la storia d'amore con un connazionale, iniziata due anni fa: prima le impediscono di vederlo e poi le vietano di uscire di casa in alcuni orari. Da quel momento comincia un vero e proprio calvario per la giovane, che subisce continue prevaricazioni ed umiliazioni da parte dei genitori fino all’arrivo dei carabinieri, venerdì scorso, che hanno posto fine all’incubo della giovane.
Durissima la posizione del ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, che ha richiesto una pena esemplare: ” In Italia le donne possono godere di tutti i diritti, al pari degli uomini. Nessuno può pensare di riportare indietro le lancette della civiltà, chiudere la propria figlia in un solaio, prenderla a frustate e farla franca. Mi auguro - prosegue il Ministro - che la posizione del padre e della madre della diciassettenne marocchina sia valutata con la necessaria severità dalla magistratura; non vada persa l'occasione di dimostrare ancora una volta alle giovani donne immigrate che il Paese sta dalla loro parte e che possono rivolgersi con fiducia alle autorità".
“Questi atteggiamenti, - conclude Mara Carfagna - bisogna dirlo in maniera molto chiara e dimostrarlo con fermezza, sono in contrasto con la Costituzione Italiana, le nostre leggi e sono per questo sono inaccettabili”.
Dello stesso avviso anche il presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, Antonio Marziale, definendo l’accaduto come un “crimine contro l’umanità” e aggiungendo come non esista “ragione al mondo che possa giustificare la violenza, soprattutto contro i minorenni.” Il presidente si è anche augurato che si trovino le condizioni affinché “la ragazza sia tutelata in una casa famiglia perché ha diritto di asilo” mentre profila per il padre la possibilità di “rimpatriarlo senza possibilità di ritorno, ma solo dopo avere scontato qui la pena adeguata”.
La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://www.stranieriinitalia.it/
03 settembre 2011
Movimento Italiano Disabili, assurda raccolta firme
In questi giorni è apparso il link da parte delle due associazioni Fish e Fand dove si chiede la firma delle persone tramite mail per una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Economia, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali nonché ai capigruppo parlamentari del Senato ed ai segretari politici dei Partiti Politici.
In questa lettera si chiede “timidamente” e citiamo testuali parole della lettera “una sola richiesta: sganciare la riforma assistenziale da ogni automatico vincolo pregiudiziale di cassa “, e quindi di firmarla.
Ora a noi del Movimento Italiano Disabile ci sembra veramente ridicola questa farsa, in quanto queste due associazioni che tutti ben conosciamo, invece di fare la voce grossa e farsi sentire a nome dei loro tesserati chiedono questo a tutta la politica in generale cercando ovviamente di non inimicarsi alcuna fazione.
Questo dovrebbe fare riflettere le persone disabili, i loro familiari, ed ecco perché noi del Movimento Italiano Disabili non accettiamo di firmare tale documento in quanto non ci sembra assolutamente giusta questa linea di condotta.
E’ giustissimo voler escludere la riforma assistenziale, da qualsiasi riforma, ma non troviamo di logica giusto proporre in questo modo la questione in quanto toccando tali principi si viene meno agli articoli 2 e 3 della nostra Costituzione che dicono:
art.2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
art.3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Invece noi ci chiediamo come mai tali associazioni che oggi stranamente si fanno promotrici di questa lettera, non lo sono mai state quando noi del Movimento siamo scesi in piazza rivendicando la dignità delle classi più disagiate con i nostri punti che ritorniamo ad elencare.
1) Aumento assegno sociale
2) Aumento delle pensioni minime.
3) Aumento assegno di accompagnamento.
4) Prepensionamento per i familiari con disabili gravi e gravissimi.
5) Assegno per il familiare che assiste il disabile.
6) Esenzione dei ticket per i disabili e le fasce più deboli.
7) Riconoscimento delle malattie rare.
8) C.C.S.V.I. contro la sclerosi multipla.
9) Una vera politica contro le barriere architettoniche.
10) Dipartimento unico della disabilità, per far smettere il continuo
sperpero di risorse da parte di regioni, enti, province e comuni.
Troppo facile, nascondersi dietro una lettera retorica per far vedere di essere presenti come associazioni e non intervenire su altre problematiche urgenti come queste, dimenticate dall’attuale governo e dalle passate legislature.
Scendiamo in piazza insieme, chiediamo un tavolo di confronto con il governo anche su questo non vi pare il caso?
La presidenza e i coordinatori Nazionali del
Movimento Italiano Disabili
http://www.ilmid.it/
Revocata pensione ad un ragazzo che soffre di Tetraparesi Spastica dalla nascita in Sardegna
Teulada, pensione revocata a un tetraplegico di 21 anni.
TEULADA (CA) – Soffre di tretaparesi spastica sin dalla nascita e anche di cecità ed epilessia ma l’Inps gli sospende tutte le indennità. Dal primo settembre ai familiari di Mattia Montei, 21 anni, una vita da invalido totale, non saranno corrisposti gli assegni per l’assistenza. Nessun miracolo, purtroppo, ma è il triste effetto della burocrazia che non ha sentimenti e applica ciecamente le procedure anche quando provocano delle grandi ingiustizie.
Ora la madre, per vedere rispettati i diritti di quel figlio tanto sfortunato, ha decio di fare lo sciopero della fame e della sete. Da perte dell’Inps il provvedimento è stato assunto solo perché i familiari di Mattia, chiamato a visita medica di controllo, non hanno potuto esibire il verbale del 1992 col quale era stata riconosciuta la gravissima invalidità. Quel verbale era stato rilasciato dalla Prefettura e neppure l’Inps è in grado di reperirne una copia nei propri archivi. Per bloccare le procedure è sufficiente un’inezia: senza quel foglio l’iter di verifica dell’invalidità al quale è stato sottoposto l’invalido si blocca. Risultato: niente soldi. Ma ciò che più ferisce i genitori del ragazzo è la disumanità del trattamento a cui è stato sottoposto.
Un autentico calvario che dovrebbe riempire di vergogna i responsabili. Ripercorrerne le tappe può essere utile per capire questa vicenda kafkiana. L’Inps nell’ambito dei controlli avviati da qualche anno chiede che il ragazzo, non trasportabile, sia sottoposto a visita oculistica. I genitori lo portano al poliambulatorio Asl di Giba, dove la visita specialistica conferma la cecità totale. Tutta la documentazione viene spedita all’Inps. Tutto a posto? «Neanche per sogno – dice il padre, Pancrazio Montei, maresciallo dei carabinieri – arrivano due nuove raccomandate che ci impongono di presentarci presso l’Inps di Cagliari per ulteriori verifiche mediche. Specificano, tuttavia, che se l’assistito non è deambulante è sufficiente spedire la documentazione e richiedere la visita a domicilio. Abbiamo fatto tutto quanto richiesto con la massima diligenza, ma non è servito a niente».
Nonostante le raccomandate, la ricevuta di ritorno regolarmente recapitata agli interessati, l’Inps, solerte, comunica che le pensioni spettanti sono sospese perché l’assistito non s’è presentato a Cagliari e non ha prodotto idonea documentazione per le visite domiciliari. Il referto del medico curante che attestava la non trasportabilità del paziente non è stato neppure preso in considerazione: «Abbiamo deciso allora pur attraverso disagi incredibili di accompagnare il ragazzo a Cagliari – aggiunge il maresciallo Montei – affinché la pratica si potesse chiudere definitivamente. Qui sottopongono il ragazzo a visita legale, il medico fotocopia tutta la documentazione da noi prodotta e si rende conto di persona delle gravissime patologie di mio figlio che sin dalla nascita è ridotto ad uno stato di immobilità assoluta».
A questo punto non dovevano esserci più problemi: «Ma i soldi sono bloccati – conclude Montei – a settembre non avremo neppure un euro. Come si possono tollerare simili atteggiamenti che feriscono la nostra dignità e vanno contro i diritti di un malato gravissimo, debole ed indifeso? Sono deciso a sporgere querela perché sono convinto che qualcuno non ha agito correttamente o perlomeno ci sono stati dei comportamenti privi della necessaria attenzione». Tanta amarezza, dunque, ma altrettanta voglia di avere giustizia. La situazione potrebbe però sbloccarsi sin dal mese di ottobre: «Sono venuto a conoscenza del problema solo oggi -dice Girolamo Deffenu, direttore regionale dell’Inps – credo che dal primo ottobre potrà essere ripristinato il pagamento delle indennità. Mi dispiace per questa situazione ma in seguito alla visita di controllo effettuata, e che ha confermato l’invalidità totale, per poter ripartire era indispensabile inserire i dati del primo verbale. In assenza di questi la procedura non è potuta andare avanti».
Sembra che il ripristino si possa fare anche in assenza di questi dati. E’ nelle prerogative del direttore, infatti, adottare soluzioni che possano superare le ferree e disumane barriere burocratiche. All’Inps fanno notare che la mole delle pratiche e dei provvedimenti registrati negli ultimi anni è impressionante: nel biennio 2009/2010 sono stati 5mila gli accertamenti di invalidità; nel 2011 s’è già superata la quota dei 2mila e 500. In tutta l’isola si viaggia sui 4.500 accertamenti all’anno. La provincia di Cagliari e il Sulcis Iglesiente rappresentano il 50 per cento del totale. La promessa del direttore regionale dell’Inps non ha però rasserenato i genitori di Mattia.
«Non ho fiducia in questa burocrazia – dice la madre, Luciana Gallus – lotterò pe questo povero figlio. Da oggi per questo vergognoso trattamento inizierò lo sciopero della fame e della sete. Non toccherò cibo né acqua sino a quando non sarà restituita la pensione e tutti gli emolumenti che spettano».
La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito lanuovasardegna.gelocal.it
02 settembre 2011
Dormire in macchina. E morirci.
"A Torino un uomo di 65 anni è morto. Dormiva in macchina, insieme a sua sorella, perché da qualche mese non aveva più una casa. Se n'era andato a 30 chilometri dal suo quartiere per evitare che i conoscenti potessero vederlo in quello stato. Lui, che aveva sempre lavorato e vissuto in modo dignitoso. Invece ultimamente si cibava di scarti. Non aveva più un euro, dopo anni di lavoro. Lo Stato doveva garantirgli una pensione, o quanto meno un sussidio, vista l'età. E invece è morto in macchina, quella macchina che era diventata casa sua. Questa storia di povertà è insopportabile. Sempre più italiani stanno perdendo il lavoro, campando con i risparmi messi da parte per anni. Quando finiranno anche quelli, cosa faranno? Quante altre automobili diventeranno abitazioni? Quante altre storie come questa saremo costretti a sentire?"
Teodoro S.La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito http://www.beppegrillo.it/
Lettera delle persone con disabilità a Giorgio Napolitano
Il nostro giudizio sui tagli al sociale previsti dalla manovra economica è chiaro e netto: si tratta di una catastrofe umana, oltre che sociale ed economica, che bisogna scongiurare a tutti i costi. Un disabile grave, attaccato 24 ore su 24 a un respiratore artificiale, che ha bisogno che il catarro gli venga aspirato ogni mezz’ora e che ha un familiare (in genere la madre, la moglie o la sorella) totalmente dedicato alla sua assistenza, ha visto già, con i recenti tagli al sociale, una riduzione delle poche ore di assistenza domiciliare, se non l’annullamento completo, lasciando tutto a carico della famiglia. Oggi, con i nuovi previsti tagli all’indennità di accompagnamento di 487,39 euro e alla pensione di invalidità civile di 260,27, euro si mette in serio pericolo la sopravvivenza non solo del disabile, ma di tutta la famiglia. Per non parlare delle negative conseguenze su badanti, assistenti, fisioterapisti e altre figure coinvolte.
Persino gli Istituti dove sono ricoverati non solo disabili gravi, ma anche anziani affetti da malattie senili come l’Alzheimer, saranno costretti a rimandare a casa molti pazienti, se non avranno una integrazione pari agli assegni che saranno cancellati. Si parla anche di tagli alla riabilitazione, come se per un ragazzo distrofico l’esercizio fisioterapico giornaliero fosse un inutile lusso, e non un trattamento fondamentale per la sopravvivenza stessa di un individuo permanentemente immobile a letto, per contrastare le retrazioni tendinee e la degenerazione muscolare, per il metabolismo stesso.
È un problema che con la disabilità coinvolge tutto un sistema economico, a partire dagli stessi lavoratori dei servizi e delle aziende sociali, passando per assistenti, cooperative, badanti, trasportatori, fino ad arrivare alle sanitarie e ai produttori di ausili, perché moltissimi ausili non sono forniti dalle ASL e i disabili devono acquistarli con i soldi propri.
Di questo passo, di taglio in taglio, anche la sopravvivenza stessa degli esseri umani sarà considerata come opzionale e facoltativa. È per questo motivo che manifestiamo il 31 agosto, consegnando al Prefetto la seguente lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, con la richiesta di intervento per scongiurare i tagli previsti.
Caro Presidente di tutti noi italiani,perdonaci se ti diamo del “tu”, ma questa familiarità ci viene spontanea in quanto ti consideriamo come un padre per tutti noi.Noi purtroppo siamo i figli che hanno problemi, quelli nati con qualche “difetto” o quelli che hanno avuto la sventura di incontrare, nella loro vita, la disabilità.
Dopo l’azzeramento del Fondo Nazionale per le Non Autosufficienze, dopo la riduzione del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali, avvenuti negli scorsi anni, ora si parla addirittura di intervenire sulle pensioni di invalidità e sulle indennità di accompagnamento. Oltre a ricordare che stiamo parlando di importi singoli molto bassi, motivo per il quale da anni ci aspettavamo un adeguamento, vogliamo portare alla tua attenzione che tutti, e sottolineiamo tutti, i disabili percettori, senza queste pur piccole somme avrebbero seri problemi di sopravvivenza.
Ti chiediamo solo un deciso intervento in favore di quei figli svantaggiati, che, sicuramente non sono causa del disastro finanziario esistente, ma rischiano di diventarne le vittime principali. Stiamo tentando di portare il problema all’attenzione dei media, e, contestualmente vorremmo evitare la consueta aria compassionevole e pietistica che, in genere, qualcuno ci attribuisce.
Non chiediamo nessun favore, vorremmo solo il rispetto di diritti come le Pari Opportunità e la Non Discriminazione, appellandoci alla Costituzione e alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.Confidiamo nella tua grande umanità e nel tuo senso di giustizia ed equità con la speranza di non dover subire una ennesima discriminazione che getterebbe nella disperazione più di due milioni di cittadini.
Un grande ed affettuoso abbraccio.
Camillo Gelsumini
Presidente Sezione UILDM di Pescara
01 settembre 2011
Lettera aperta del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
- No alla privatizzazione dei servizi pubblici locali;
- NO ai profitti del mercato sui beni comuni essenziali.
Al Presidente della Repubblica
Alle forze politiche
Il 12 e 13 giugno il voto referendario di ben 28 milioni di cittadine e cittadini italiani di ogni espressione politica ha chiaramente indicato la voglia di partecipazione attiva alle decisioni importanti per il Paese: servizi pubblici locali, beni comuni, energia, giustizia. Chiara è stata la risposta dei cittadini: NO alla privatizzazione dei servizi pubblici locali d'interesse generale, a partire dalla gestione dell'acqua ma non solo, NO ai profitti del mercato sui beni comuni essenziali. Le persone hanno chiaramente indicato alla rappresentanza politica una nuova stagione che metta al centro l'essere umano e i beni comuni e non le agenzie di rating e la speculazione finanziaria. Purtroppo il governo non solo non ha ancora attuato le indicazioni referendarie retrocedendo sulle privatizzazioni già attuate e abolendo i profitti sull'acqua ma, con la manovra economica in fase di discussione parlamentare e già approvata con Decreto Legge n. 138 del 13 agosto scorso, ha riproposto (negli articoli raggruppati sotto il Titolo II) in altra forma la sostanza delle norme abrogate con volontà popolare. Infatti, l'articolo 4 ripresenta il vecchio Decreto Ronchi e persino nuove date di scadenza per le prossime privatizzazioni dei servizi pubblici locali. Addirittura l'articolo 5 arriva a dare un premio in denaro agli enti locali pur di convincerli a lasciare al mercato delle privatizzazioni i propri servizi essenziali per le comunità. Un premio che dovrebbe servire per fantomatici investimenti infrastrutturali quando invece ai Comuni vengono sottratti trasferimenti essenziali per le loro funzioni. Tutto ciò - oltre a non rispettare la volontà di partecipazione e le decisioni che i cittadini impongono ai rappresentanti politici - è una chiara violazione della Costituzione poiché il popolo italiano si è pronunciato con referendum contro l'affidamento al mercato di tutti i servizi pubblici locali previsti dal Decreto Ronchi, e tale decisione è vincolante per almeno cinque anni (come affermato dalla giurisprudenza costante della Corte Costituzionale). Purtroppo ciò sta avvenendo in un colpevole silenzio politico generalizzato che non rispetta il voto dei cittadini (di qualsiasi colore politico). Ci rivolgiamo a tutte le forze politiche affinché non deformino l'esito referendario e rispettino l'indirizzo chiaro della volontà popolare. Ci rivolgiamo al Presidente della Repubblica affinché, in aderenza al Suo ruolo di garante della Costituzione, non permetta che siano riproposte leggi che violano l'esito dei referendum popolari.
FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA
http://www.acquabenecomune.org/
La manovra? “Un attacco senza precedenti ai disabili”
Il 10-11 settembre, a Roma, saranno presenti molte delegazioni di disabili. Intervista a Nadia D’arco e Michele Lastilla del coordinamento “Disabili in viola”.
Per la manifestazione Piazza pulita gestirete un capannello (un tavolo) sul tema della disabilità. La vostra proposta di ordine del giorno ha già al primo punto il tema della manovra economica. Quanto e come inciderà sulla qualità della vita della persona disabile?
La manovra del governo non è che l’anticamera di qualcosa di piu’ grave che è il ddl 4566 del 29/7 presentato da Tremonti; questa volta ha come punto centrale un attacco senza precedenti alle persone con disabilità e alle loro famiglie.
Aveva cominciato Tremonti un anno fa che con una martellante campagna mediatica sui falsi invalidi su tv e giornali (calderoli recentemente) e nel maggio 2010 col tentativo poi fallito di alzare la soglia di riconoscimento della disabilità dal 74% a 85%, tagliando in questo modo il diritto alle provvidenze una consistente fascia di persone tra cui in primis le persone affette da sindrome di down.Ma i tagli arrivarono lo stesso alle prestazioni, ai servizi assistenziali, ai Comuni. Ora il fulcro della manovra che riguarda la riforma dell’assistenza è legare all’isee familiare tutte le competenze economiche che consentono al disabile di avere quel minimo di prestazioni indispensabili per la propria cura ed esistenza. Una vera mannaia che si abbatte sui servizi sociali, sull’assistenza, sulle prestazioni sanitarie, sul prepensionamento delle famiglie dei disabili gravissimi, sulle pensioni di reversibilità al disabile superstite. infatti con la riforma dell’assistenza in sostanza si monetizzano tutte le prestazioni con l’isee familiare, ivi compresa la pensione di reversibilita’, in ballo c’è la soppressione della indennità di accompagnamento, che era stata concessa proprio perchè lo Stato riconosce di essere incapace a fornire l’aiuto alla persona disabile tramite suoi servizi il che significa abbandonare totalmetne il disabile e la sua famiglia nel bisogno più totale.
Cosa è mancato in tutti questi anni nella legislazione italiana, quale obiettivo ritieni che non sia stato centrato?
Molte associazioni (tra cui le cosiddette storiche) hanno la grave responsabilità di aver assecondato una politica dell’assistenza fondata sulla pietà, sulla carità, sulla beneficenza. Il risultato è che i disabili sono soli in una società complessa come quella odierna. I disabili sono stati vittime di una pedagogia che ha educato alla passività. Insomma le associazioni hanno preteso la delega in bianco dei bisogni delle persone disabili e delle loro famiglie. Il risultato è quello che stiamo vedendo. La stampa, i partiti politici, le forze sociali, i mass media, i cittadini, non sanno assolutamente nulla della disabilità e della vita reale dei disabili e delle loro famiglie. Questo di fatto ha negato ai disabili di essere equiparata a una categoria rivendicativa di diritti negati (come da costituzione) al pari dei cassaintegrati, degli immigrati, dei diritti umani.
Noi abbiamo sempre avuto l’interesse ad essere accorpati dai movimenti, dai sindacati e dai partiti alle loro lotte ma di fatto siamo stati ignorati togliendoci anche la dignita’ di ”popolo disabile” con diritti e doveri relegandoci di fatto nel buco nero dell’assistenzialismo comunale o della sanita’.
Il nodo centrale è insomma trasformare la natura assistenzale dell’intervento statale nel rispetto dei diritti di una vera e propria minoranza. Come pensi che dovrebbe agire in tal senso il primo governo di una vera Seconda Repubblica?
Osservando e facendo osservare quanto prevede la convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità. Prima di tutto fornire servizi per che rendano possibile la vita indipendente, la mobilità, l’autonomia domestica e sul territorio, il trasporto pubblico, l’accompagnamento a persone che ne hanno bisogno e soprattutto per il disbrigo delle faccende della vita quotidiana, fornire prestazioni sanitarie pubbliche, realizzare serie strutture per il dopo di noi,quando il disabile grave resterà da solo senza un congiunto che pensi a lui, il diritto allo studio fornendo ausili e personale specializzato, il diritto al lavoro oggi pressochè negato, riconoscere il diritto al prepensionamento dei congiunti dei disabili gravi che ne curano 24 su 24 l’assistenza, favorire la vita indipendente, eliminare le barriere di ogni tipo (sensoriali, architettoniche, culturali, sociali) e potremmo continuare. Insomma noi disabili vogliamo essere cittadini fra i cittadini vogliamo essere riconosciuti come minoranza perchè la costituzione rispetta le minoranze e le loro rivendicazioni.
Noi siamo cittadini a tutti gli effetti e troppi si dimenticano della nostra esistenza creandoci uno stato di invisibili, invece anche grazie alle manifestazioni come quella di roma vogliamo esserci e partecipare come parte attiva e come parte rivendicativa.
di Franz Mannino
La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito: http://letteraviola.it/
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