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19 maggio 2017

Allarme Oms, due miliardi di persone bevono acqua contaminata

L’acqua a disposizione di una grande fetta di umanità è contaminata, nella migliore delle ipotesi da inquinanti fecali. «L’alimento più prezioso è spesso causa di morte», spiega Maria Neira, responsabile del dipartimento di sanità pubblica dell’Oms che insieme a Un-Water presentano «Glaas 2017», quarto rapporto periodico proposto dopo le relazioni precedenti del 2010, 2012 e 2014 che presenta un’analisi dei dati più affidabili e aggiornati da 75 Paesi e 25 agenzie esterne di supporto sui finanziamenti universali per l’acqua e i piani per raggiungere le popolazioni vulnerabili. L’Oms afferma che centinaia di migliaia di persone muoiono ogni anno perchè costrette a bere acqua contaminata.

10 maggio 2016

Zanotelli: acqua ai privati, tradimento di Stato firmato Renzi

Quello che è avvenuto il 21 aprile alla Camera dei Deputati è un insulto alla democrazia. Quel giorno i rappresentanti del popolo italiano hanno rinnegato quello che 26 milioni di italiani avevano deciso nel referendum del 12-13 giugno 2011 e cioè che l’acqua deve uscire dal mercato e che non si può fare profitto su questo bene. I deputati invece hanno deciso che il servizio idrico deve rientrare nel mercato, dato che è un bene di “interesse economico”, da cui ricavarne profitto. Per arrivare a questa decisione (beffa delle beffe!), i rappresentanti del popolo hanno dovuto snaturare la legge d’iniziativa popolare (2007) che i Comitati dell’acqua erano finalmente riusciti a far discutere in Parlamento. Legge che solo lo scorso anno (con enorme sforzo dei comitati) era approdata alla Commissione Ambiente della Camera, dove aveva subito gravi modifiche, grazie agli interventi di Renzi-Madia. Il testo approvato alla Camera obbliga i Comuni a consegnare l’acqua ai privati. Ben 243 deputati (Partito Democratico e Destra) lo hanno votato, mentre 129 (Movimento Cinque Stelle e Sinistra Italiana) hanno votato contro. A nulla è valsa la rumorosa protesta in aula dei pentastellati.
Ora il popolo italiano sa con chiarezza sia quali sono i partiti che vogliono privatizzare l’acqua, ma anche che il governo Renzi è tutto proteso a regalare l’acqua ai privati. «L’obiettivo del governo Renzi – afferma giustamente Riccardo Petrella – è il Alex Zanotelliconsolidamento di un sistema idrico europeo, basato su un gruppo di multiutilities su scala interregionale e internazionale, aperte alla concorrenza sui mercati europei e mondiali, di preferenza quotate in Borsa, e attive in reti di partenariato pubblico-privato». Sappiamo infatti che Renzi vuole affidare l’acqua a quattro multiutilities italiane: Iren, A2A, Hera e Acea. Infatti sta procedendo a passo spedito l’iter del decreto Madia (Testo unico sui servizi pubblici locali) che prevede l’obbligo di gestire i servizi a rete (acqua compresa) tramite società per azioni e reintroduce in tariffa “l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito” (la dicitura che il referendum aveva abrogato!). Tutto questo è di una gravità estrema, non solo perché si fa beffe della democrazia, ma soprattutto perché è un attentato alla vita. E’ infatti Papa Francesco che parla dell’acqua come “diritto alla vita” (un termine usato in campo cattolico per l’aborto e l’eutanasia).
L’acqua è Vita, è la Madre di tutta la Vita sul pianeta. Privatizzarla equivale a vendere la propria madre! Ed è una bestemmia! Per cui mi appello a tutti in Italia, credenti e non, ma soprattutto alle comunità cristiane perché ci mobilitiamo facendo pressione sul Senato dove ora la legge sull’acqua è passata perché lo sgorbio fatto dai deputati venga modificato. Inoltre mi appello: al presidente della Repubblica, perché ricordi ufficialmente al Parlamento di rispettare il referendum; alla Corte Costituzionale, perché intervenga a far rispettare il voto del popoloitaliano; alla Conferenza Episcopale Italiana (Cei), perché si pronunci, sulla scia dell’enciclica “Laudato Si’”, sulla gestione pubblica dell’acqua; ai parroci e ai sacerdoti, perché nelle omelie e nelleRenzi con Marianna Madiacatechesi, sensibilizzino i fedeli sull’acqua come “diritto essenziale, fondamentale, universale” (Papa Francesco); ai Comuni e alle città, perché ritrovino la volontà politica di ripubblicizzare i servizi idrici come Napoli (penso a città come Trento, Messina, Palermo, Reggio Emilia).
Il problema della gestione dell’acqua è oggi fondamentale: è una questione di vita o di morte per noi, ma soprattutto per gli impoveriti del pianeta, per i quali, grazie al surriscaldamento del pianeta, l’acqua sarà sempre più scarsa. Se permetteremo alle multinazionali di mettere le mani sull’acqua, avremo milioni e milioni di morti di sete. Per questo la gestione dell’acqua deve essere pubblica, fuori dal mercato e senza profitto, come sta avvenendo a Napoli, unica grande città italiana ad aver obbedito al referendum. Diamoci tutti da fare perché vinca la Madre, perché vinca la Vita: l’Acqua.
(Alex Zanotelli, “Acqua, tradimento di Stato”, da “Coscienze in Rete” del 2 maggio 2016).

06 maggio 2013

La Nestlè “Gli esseri umani non hanno diritto all’acqua”


Nel documentario del 2005, We Feed the World, l’allora amministratore delegato di Nestlé, la più grande azienda alimentare del mondo, Peter Brabeck, condivise alcuni dei suoi punti di vista e ‘perle di saggezza’ sul mondo e l’umanità. Brabeck ritiene che la natura non sia “buona”, che non ci sia nulla di cui preoccuparsi riguardo ai cibi OGM, che i profitti importino più di ogni altra cosa, che la gente dovrebbe lavorare di più e che gli esseri umani non abbiano diritto all’acqua. Oggi, ha spiegato, “che la gente crede che tutto ciò che viene dalla natura sia buono”, marcando una grande differenza rispetto a ciò che è percepito, come già [aveva detto ndt] in precedenza, abbiamo sempre imparato che la natura può essere spietata.”

26 aprile 2013

E' disabile ma non le danno la pensione. Sfrattata dopo mesi senza acqua in casa



L'affitto della sua casa le costava 350 euro al mese. Ma la sua pensione da 546 non euro non bastava. Da qualche mese non riusciva a pagare. Così una ex funzionaria del comune di Perugia è stata sfrattata. Rosella, 53 anni, è affetta da una mielopatia degenerativa che le ha provocato tre infarti e l'ha messa in lista per un trapianto di reni. Le spetterebbe una pensione di invalidità. Ma da due anni aspetta invano. La burocrazia è un ostacolo invalicabile. Dopo qualche mese in cui non aveva neppure più gas e acqua calda è stata cacciata di casa.

06 settembre 2012

Acqua, un buon bicchiere di arsenico e altri veleni

Corrado Clini, ministro dell'ambiente del governo Monti, in questo fine settimana a 40 gradi non si è trattenuto dal rendere pubbliche le cinque mosse della sua strategia per uno sviluppo sostenibile del Paese. E nell'elencare le priorità, durante il primo consiglio dei ministri post-ferragostano, ha fatto sapere che la gestione delle risorse idriche c'è, ma è all'ultimo posto della sua strategia.

E' infatti il quinto ed ultimo punto che ha elencato. E non credo sia stato un caso. Se non altro per una questione di coerenze e coincidenze che fanno capo allo stesso governo che rappresenta.

08 maggio 2012

Cittadinanzattiva "Acqua, in Sardegna in cinque anni prezzo cresciuto del 22%"

Cittadinanzattiva: "Acqua cara nell'Isola. In cinque anni prezzo cresciuto del 22%"
In Sardegna acqua sempre più cara negli ultimi cinque anni: +22,8%, mentre la dispersione della rete si attesta sul 44%.
Sono alcuni dei dati diffusi dall'annuale indagine dell'Osservatorio Prezzi&Tariffe di Cittadinanzattiva sui costi dei servizio idrico. In particolare sono stati rilevati aumenti importanti nel 2011 rispetto al 2010, infatti le tariffe sono cresciute su base nazionale in media del 5,8% mentre in Sardegna del 6,7%. Nei capoluoghi dell'isola l'acqua per uso domestico costa 285 euro per un consumo medio, cioè 175 euro in più di quanto la si paghi a Isernia, città in cui il servizio costa meno a livello nazionale. L'indagine, anche on line su www.cittadinanzattiva.it, è stata realizzata in tutti i capoluoghi di provincia. L'attenzione si è focalizzata sul servizio idrico integrato per uso domestico: acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, quota fissa (o ex nolo contatori). I dati sono riferiti ad una famiglia tipo di tre persone, con un consumo annuo di 192 metri cubi di acqua, e sono comprensivi di Iva al 10%.


Per approfondire

05 maggio 2012

"Referendum tradito" Comitato per l'acqua restituisce le tessere


GUARDA IL VIDEO! 


A poche ore della giornata referendaria del 6 Maggio in Sardegna e delle Amministrative 2012, c'è una notizia che merita secondo me di essere divulgata, e commentata:
Ad un anno dal referendum sull’acqua pubblica, l'intero Comitato per l'Acqua Pubblica, quello di Aprilia, ha deciso di restituire la tessera elettorale al presidente della Repubblica. Una protesta "forte", contro la mancata attuazione della consultazione popolare del giugno 2011. Ad oggi, nessun gestore ha eliminato come avrebbe dovuto, secondo l'esito elettorale, la mercificazione dell'acqua pubblica.
E' intollerabile che la politica italiana spenda un fiume di denaro (per rimborsi e benefit vari) e non rispetti neanche gli esiti delle consultazioni elettorali e referendari. Tutto questo è chiaramente incostituzionale e dimostra ancora una volta il fatto che dobbiamo liberarci (democraticamente) di quest'ammasso di mantenuti.

14 aprile 2012

Acqua avvelenata

By DonneViola -
Nel corso di una trasmissione su una tv locale (MONITOR) si parlava di Poligoni militari in Sardegna. Tra i vari interventi quello di Monica Pisano ha certamente catturato l’attenzione dei telespettatori e dei partecipanti alla trasmissione ed e’ stato un vero peccato che il conduttore non si sia soffermato su quanto lei diceva.
Monica ha raccontato una pericolosa realta’ che possiamo ascoltare direttamente dalle sue parole.

Si parla di Decimomannu, un paese di circa 7.500 abitanti che sorge a meno di 20 km da Cagliari e che contiene nel proprio territorio, praticamente adiacente al centro abitato, la base aerea militare che porta il suo nome. Base divenuta famosa dopo la guerra in Libia ma che da anni permette atterraggi in numero considerevolmente elevato, circa 400-500 al giorno.
Un anno fa, in seguito ad una ordinanza del sindaco di Decimomannu che vietava l’utilizzo dell’acqua dei pozzi, alcuni cittadini si sono riuniti in una comitato (comitato su sentidu) per cercare di capire le ragioni che motivavano questo divieto.
Da quanto hanno appurato c’e’ stato un inquinamento di cherosene che sarebbe finito nelle falde d’acqua del sottosuolo dell’aeroporto militare di Decimomannu a causa di due perdite nell’impianto di rifornimento in pista degli aerei della base militare, sia nel 2007 che nel 2009.
Dopo circa 7 mesi dalla costituzione del comitato e dopo insistenze,  si è finalmente riusciti ad avere nel mese di febbraio di quest’anno i dati sulle analisi delle acque che pericolosamente contengono benzene in una quantità superiore alla norma di ben 643.500, circa 3 grammi per litro. Il benzene, come ben si sa, e’ altamente oncogeno, non volatile ed essendo oleoso impregna il terreno causando danni inimmaginabili all’ambiente per centinaia di anni.
Come giustamente ha detto Monica in occasione di un recente intervento al parlamento europeo, anche i media hanno il loro peso di responsabilità poiche’ ascoltano poco le richieste dei cittadini e quasi impongono gli argomenti di cui si deve parlare.
Monica ha illustrato il problema dell’inquinamento delle acque di Decimomannu alle istituzioni europee chiedendo inoltre come si pensa di far fronte ai problemi delle località disagiate, agricole e civili che, non raggiunte dalla rete idrica, devono la loro sopravvivenza all’acqua dei pozzi.
Conclude dicendo che questo evento merita a buon diritto di essere gestito come una emergenza alla quale la politica deve rispondere per la tutela della salute dei cittadini.
A questo proposito è necessaria l’istituzione di indagini epidemiologiche anche nelle zone adiacenti alla base militare, le stesse che vengono effettuate nelle aree dei poligoni militari, perche’ un inquinamento di questa portata compromette l’intero ciclo biologico.
I cittadini del comitato  su sentidu chiedono ancora di essere informati di ciò che accade nei poligoni militari. Recentemente si parla di nuove forme di guerra che impiegano tecnologie elettromagnetiche per le quali e’ lecito chiedersi se per queste è previsto l’impiego di radar.
Aurora Pigliapochi interviene a proposito delle stragi di civili in territori militarizzati ribadendo che e’ un impegno di tutta la società garantire salute e benessere dei giovani e di chi nascerà per non passare alla storia come la peggior generazione che ha permesso lo scempio del territorio per portare guerra e non pace.
Davanti a problemi di questa portata chiediamo anche noi assieme alle donne del comitato “su sentidu” che venga tutelato sopra ogni altra cosa il diritto alla salute e che si faccia definitivamente luce su questi problemi onde poter rapidamente provvedere al ripristino ecologico dell’ambiente.
La Sardegna ha pagato a caro prezzo la situazione di insularità centro mediterranea.
Basti pensare che sono ben 35 mila gli ettari occupati tuttora da servitù militari e da aree demaniali connesse: da sola infatti possiede l’80 per cento del territorio italiano complessivamente riservato a questi scopi.
Inoltre durante le esercitazioni viene interdetto alla navigazione, alla pesca ed alla sosta uno specchio di mare di oltre 20 mila chilometri quadrati intorno all’isola, poco meno della sua stessa superficie.
Mariella Cao, del comitato gettiamo le basi, dice che le attività militari in Sardegna permettono discreti guadagni allo stato Italiano che, oltre ad utilizzare i poligoni per esercitazioni proprie o congiunte con altri stati, affitta i poligoni alle imprese al costo di circa un milione e duecento al giorno ed in genere le ditte che operano sono almeno tre al giorno.
Sara’ per questo buon profitto che troppi sono così affezionati a questa terra, di per se pacifica ma dove ogni giorno scoppia una guerra?

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito

NB. Se avete sete, vi andrebbe un bicchier d'acqua di Decimomannu?


Post redatto da Raimondo per Niente Barriere 

22 marzo 2012

E' illegale raccogliere l'acqua piovana - Il governo statunitense ha privatizzato l'acqua

Nella trasformazione della nazione da terra di libertà a terra di schiavitù, molte delle libertà di cui godiamo qui negli Stati Uniti si stanno velocemente sgretolando, ma quello che voglio condividere con voi sferra un assalto alle nostre libertà a un livello completamente diverso.
Probabilmente non ti interessa nulla ma molti stati occidentali, inclusi Utah, Washington e Colorado hanno vietato alle persone di raccogliere l'acqua piovana nelle loro stesse proprietà, perché ufficialmente "appartiene a qualcun altro".
Anche se questo sembra bizzarro le leggi che limitano i privati nel raccogliere l'acqua nelle loro case e terre sono state oggetto di discussione per molto tempo negli stati occidentali. Ma solo recentemente, a causa degli aumenti di siccità e interessi nei metodi di conservazione dell'acqua, le persone hanno incominciato a sbattere le proprie teste contro l'inasprimento delle leggi che riguardano la pratica della raccolta dell'acqua piovana per utilizzo personale.
Guardate questo video girato a Salt Lake City (Utah) riguardante questo tema.
In Utah è illegale raccogliere l'acqua piovana senza una concessione valida e Mark Miller della Mark Miller Toyota lo ha imparato a sue spese.

Giornata Mondiale dell'Acqua - Water World Day 2012

Cari Amici, oggi è la Giornata mondiale dell'acqua 2012. Il Water World Day è stato istituito dall'ONU già dal 1992 per sensibilizzare i cittadini e le istituzioni sull'importanza della risorsa naturale più preziosa della terra. Nel mondo non c'è acqua a sufficienza per tutti e le statistiche dicono che ognuno di noi beve dai 2 ai 4 litri di acqua ogni giorno. Il tema dell'edizione 2012 del Water World Day è "Acqua e sicurezza alimentare". Nel mondo, lo ricordiamo, ogni 17 secondi un bambino muore per le conseguenze di mancanza di acqua pulita e il 40% della popolazione globale pensate un pò non ha accesso ad acqua potabile. 


Per approfondire vi invitiamo alla lettura di questi post che hanno per tematica dell'Acqua

13 gennaio 2012

APPELLO GIÙ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!

Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.
Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.
Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.
A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.
Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.

Noi non ci stiamo. 

L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.
I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.
Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.

Chiediamo con determinazione al Governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.
Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.
Chiediamo alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.

Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.


Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

20 dicembre 2011

La ragazza allergica all’acqua: non può piangere e farsi la doccia è una tortura

(Una ragazza allergica all'acqua - immagine di mo24.it)


di Simona Vitale -

Triste storia quella di Katie Dell, 26enne gallese che soffre di orticaria acquagenica, una malattia molto rara (ne soffrono attualmente 35 persone in tutto il mondo) che la rende allergica all'acqua. Katie non può piangere: le lacrime le bruciano il viso. Anche farsi la doccia è un'esperienza terribile: la donna sta male per almeno due ore, vittima di pruriti irresistibili e bruciori estremamente dolorosi.

La vita della 26enne Katie Dell, di Flint, nel Galles del Nord, è per molti aspetti un vero e proprio incubo. La donna, infatti, è allergica all’acqua. Questa giovane donna non può nemmeno piangere, perchè le lacrime le bruciano il viso. Oltre a questo Katie ha anche dovuto rinunciare al suo lavoro di insegnante di danza perchè il sudore le provocava delle dolorosissime eruzioni cutanee.

Il Sole 24 Ore riportò un caso analogo, in cui la protagonista è Michaela Dutton.

A Katie fu diagnosticata due anni fa un‘orticaria acquagenica, una forma di orticaria della pelle così rara che solo 35 persone al mondo ne sono affette. “Non posso guardare un film romantico o commovente. Se sento che sto per piangere, devo spegnere il televisore. Ho perso la fine di tanti film” ha dichiarato Katie. Suo marito Andy deve anche aiutarla nel fare la doccia: ”Devo essere molto veloce, lui mi lava i capelli, mentre io lavo il mio corpo. Non posso andare da nessuna parte per almeno due ore dopo, perché è troppo doloroso” ha aggiunto Katie.

I primi sintomi comparvero quando Katie aveva sedici anni, subito dopo l’operazione alle tonsille. “Presi la penicillina, a cui solo dopo scoprii di essere allergica. I medici pensano che questo potesse aver alterato il livello di istamina nel mio corpo” ha aggiunto Katie. Inzialmente si pensava che le sue eruzioni cutanee fossero dovute all’allergia ad alcuni prodotti per la pulizia, come shampoo o bagnoschiuma, ma pur cambiando prodotti la situazione non migliorava affatto. Katie provò anche a cambiare regime alimentare, pensando a qualche intolleranza, ma nulla. Solo due anni fa le è stata diagnosticata, correttamente, l’orticaria acquagenica, che le provoca pruriti irresistibili e terribili bruciori. “Gli inverni umidi sono terribili per me. Se voglio uscire di casa sono costretta a guardare le previsioni del tempo. È difficile per me avere una vita sociale e non credo che le cose miglioreranno  nel corso del tempo”. Purtroppo per questa rara malattia non può essere curata completamente e Katie, per forza di cose, sta imparando a conviverci.

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://attualissimo.it/

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26 novembre 2011

IL 26 NOVEMBRE IN PIAZZA PER L’ACQUA. I BENI COMUNI E LA DEMOCRAZIA




PER IL RISPETTO DELL'ESITO REFERENDARIO, PER UN'USCITA ALTERNATIVA DALLA CRISI 

Roma, ore 14.00 - Piazza della Repubblica


Il 12 e 13 giugno scorsi la maggioranza assoluta del popolo italiano ha votato per l'uscita dell'acqua dalle logiche di mercato, per la sua affermazione come bene comune e diritto umano universale e per una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico.
Un voto netto e chiaro, con il quale 27 milioni di donne e uomini, per la prima volta dopo decenni, hanno ripreso fiducia nella partecipazione attiva alla vita politica del nostro paese e hanno indicato un'inversione di rotta rispetto all'idea del mercato come unico regolatore sociale.
Ad oggi nulla di quanto deciso ha trovato alcuna attuazione: la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua continua a giacere nei cassetti delle commissioni parlamentari, gli enti locali - ad eccezione del Comune di Napoli - proseguono la gestione dei servizi idrici attraverso S.p.A. e nessun gestore ha tolto i profitti dalla tariffa.
Non solo. Con l’alibi della crisi e dei diktat della Banca Centrale Europea, il Governo ha rilanciato, attraverso l’art. 4 della manovra estiva, una nuova stagione di privatizzazioni dei servizi pubblici locali, addirittura riproponendo il famigerato”Decreto Ronchi” abrogato dal referendum.
Governo e Confindustria, poteri finanziari e lobbies territoriali, resisi conto che il popolo ha votato contro di loro, hanno semplicemente deciso di abolire il popolo, producendo una nuova e gigantesca espropriazione di democrazia.
IL RISULTATO REFERENDARIO DEVE ESSERE RISPETTATO
E TROVARE IMMEDIATA APPLICAZIONE
Per questo, il movimento per l’acqua si prepara a lanciare la campagna nazionale “Obbedienza civile”,ovvero una campagna che, obbedendo al mandato del popolo italiano, produrrà in tutti i territori e con tutti i cittadini percorsi auto organizzati e collettivi di riduzione delle tariffe dell’acqua, secondo quanto stabilito dal voto referendario.
Quello che avviene per l’acqua è solo il paradigma di uno scenario più ampio dentro il quale si colloca la crisi globale. Un sistema insostenibile è giunto al capolinea. I poteri forti invece di prenderne atto invertendo la rotta, ne hanno deciso la prosecuzione, attraverso la continua restrizione del ruolo del pubblico a colpi di necessità imposte dalla riduzione del debito e dai patti di stabilità, la consegna dei beni comuni al mercato, tra cui la conoscenza e la cultura, lo smantellamento dei diritti del lavoro anche attraverso l'art. 8 della manovra estiva, la precarizzazione dell’intera società e la conseguente riduzione degli spazi di democrazia.
Indietro non si torna. Dalla crisi non si esce se non cambiando sistema, per vedere garantiti: il benessere sociale, la tutela dei beni comuni e dell’ambiente, la fine della precarietà del lavoro e della vita delle persone, un futuro dignitoso e cooperativo per le nuove generazioni.
Un altro modello di società è necessario per l’intero pianeta. Insieme proveremo a costruirlo anche nei prossimi appuntamenti internazionali, come la conferenza sui cambiamenti climatici di Durban di fine novembre e a Marsiglia nel Forum Alternativo Mondiale dell'acqua a Marzo 2012.
Siamo vicini ai popoli che subiscono violenze, ingiustizie e vengono privati del diritto all’acqua come in Palestina, di cui ricorre il 29 novembre la Giornata internazionale di solidarietà proclamata dall’Assemblea della Nazioni Unite.
Per tutti questi motivi il popolo dell’acqua tornerà in piazza il prossimo 26 novembre e invita tutte e tutti a costruire una grande e partecipata manifestazione nazionale.
Vogliamo che sia il luogo di tutte e di tutti, da qui l’invito a costruirlo insieme, come sempre è stata l’esperienza del movimento per l’acqua. Un movimento che ha sempre praticato la radicalità nei contenuti e la massima inclusione, con modalità condivise, allegre, pacifiche e determinate nelle forme di mobilitazione, considerando le une inseparabili dalle altre.
Per questo, nel prepararci a costruire l’appuntamento con la massima inclusione possibile, altrettanto francamente dichiariamo indesiderabile la presenza di chi non intenda rispettare il modo di esprimersi di questa ricchissima esperienza.
Vogliamo costruire una giornata in cui siano le donne e gli uomini di questo paese a riprendersi la piazza e la democrazia, invitando ad essere presenti tutte e tutti quelli che condividono questi contenuti e le nostre forme di mobilitazione, portando le energie migliori di una società in movimento, che, tra la Borsa e la Vita, ha scelto la Vita.
E un futuro diverso per tutte e tutti.

01 settembre 2011

Lettera aperta del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

  • No alla privatizzazione dei servizi pubblici locali; 
  • NO ai profitti del mercato sui beni comuni essenziali
Al Presidente della Repubblica 
Alle forze politiche 
Il 12 e 13 giugno il voto referendario di ben 28 milioni di cittadine e cittadini italiani di ogni espressione politica ha chiaramente indicato la voglia di partecipazione attiva alle decisioni importanti per il Paese: servizi pubblici locali, beni comuni, energia, giustizia. Chiara è stata la risposta dei cittadini: NO alla privatizzazione dei servizi pubblici locali d'interesse generale, a partire dalla gestione dell'acqua ma non solo, NO ai profitti del mercato sui beni comuni essenziali. Le persone hanno chiaramente indicato alla rappresentanza politica una nuova stagione che metta al centro l'essere umano e i beni comuni e non le agenzie di rating e la speculazione finanziaria. Purtroppo il governo non solo non ha ancora attuato le indicazioni referendarie retrocedendo sulle privatizzazioni già attuate e abolendo i profitti sull'acqua ma, con la manovra economica in fase di discussione parlamentare e già approvata con Decreto Legge n. 138 del 13 agosto scorso, ha riproposto (negli articoli raggruppati sotto il Titolo II) in altra forma la sostanza delle norme abrogate con volontà popolare. Infatti, l'articolo 4 ripresenta il vecchio Decreto Ronchi e persino nuove date di scadenza per le prossime privatizzazioni dei servizi pubblici locali. Addirittura l'articolo 5 arriva a dare un premio in denaro agli enti locali pur di convincerli a lasciare al mercato delle privatizzazioni i propri servizi essenziali per le comunità. Un premio che dovrebbe servire per fantomatici investimenti infrastrutturali quando invece ai Comuni vengono sottratti trasferimenti essenziali per le loro funzioni. Tutto ciò - oltre a non rispettare la volontà di partecipazione e le decisioni che i cittadini impongono ai rappresentanti politici - è una chiara violazione della Costituzione poiché il popolo italiano si è pronunciato con referendum contro l'affidamento al mercato di tutti i servizi pubblici locali previsti dal Decreto Ronchi, e tale decisione è vincolante per almeno cinque anni (come affermato dalla giurisprudenza costante della Corte Costituzionale). Purtroppo ciò sta avvenendo in un colpevole silenzio politico generalizzato che non rispetta il voto dei cittadini (di qualsiasi colore politico). Ci rivolgiamo a tutte le forze politiche affinché non deformino l'esito referendario e rispettino l'indirizzo chiaro della volontà popolare. Ci rivolgiamo al Presidente della Repubblica affinché, in aderenza al Suo ruolo di garante della Costituzione, non permetta che siano riproposte leggi che violano l'esito dei referendum popolari.
FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito
http://www.acquabenecomune.org/

11 luglio 2011

Acqua potabile inquinata, miete vittime. L'Oms pubblica nuove regole.

L’acqua inquinata da arsenico, fluoro e piombo, miete ogni anno due milioni di vittime e fa ammalare miliardi di persone. Tutto questo, però, potrebbe essere evitato e non solo nei paesi più ricchi, ma anche in quelli in via di sviluppo, se si seguisse il protocollo stilato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.
«Se guardiamo alle epidemie più recenti di malattie portate dall’acqua, sia nei paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati, è chiaro che la maggior parte di queste avrebbe potuto essere evitata attraverso l’attuazione dei piani di sicurezza» ha detto Robert Bos, coordinatore acqua, sanità, igiene e salute del World Health Organization.
Ed è proprio questo l’intento dell’Oms che da poco ha pubblicato le nuove linee guida per migliorare gli standard di qualità e sicurezza dell’acqua potabile e che sono destinate ai governi.
L’obiettivo è quello di far adottare a loro il “Water Safety Planning”, un vero e proprio piano per la sicurezza dell’acqua. Quando questo programma viene implementato dalle singole nazioni può portare a significativi miglioramenti di salute pubblica. L’adesione necessita un cambio di paradigma nella gestione dell’acqua potabile per molti paesi. Le linee guida costringono i fornitori a valutare sistematicamente  il potenziale rischio che agenti contaminanti possano inquinare l’acqua, dalla fonte al consumatore, li obbliga a prendere provvedimenti adeguati in base alle rilevazioni effettuate e a documentare tutto il processo.
«I diversi paesi hanno l’opportunità di fare un progresso sostanziale nella salute pubblica applicando gli standard appropriati per assicurare la tutela dell’acqua e la sua qualità» ha detto Maria Nera, direttore Salute Pubblica e Ambiente del Who. «Approcciare un sistema di prima prevenzione garantisce una maggior efficacia, costa di meno, e dà la possibilità di affrontare nuove urgenze come il cambiamento climatico, la crescita della popolazione e l’urbanizzazione» ha aggiunto.

da Virgilio Go Green

20 giugno 2011

Acqua: dopo il referendum la Regione Sarda decide il futuro di Abbanoa


Dopo il referendum la Regione decide il futuro di Abbanoa.
Con il referendum abrogativo è stata scongiurata la privatizzazione, ma il problema resta il debito della società.
La guerra dell'acqua in Sardegna non ci sarà: dopo il plebiscito nel referendum di domenica scorsa, Abbanoa continuerà a essere pubblica. Scongiurato il pericolo di un altro terremoto nella società sarda, nata sulle ceneri di una settantina di enti che gestivano ambiti territoriali, resta però da risolvere il problema di un'azienda, per qualcuno addirittura un «carrozzone politico», nata con un ingente debito addosso.
Il commissario dell'Autorità d'ambito, Francesco Lippi, ripone grande ottimismo nell'azione del Consiglio regionale che deve affrontare in questi giorni la ricapitalizzazione di Abbanoa: c'era un emendamento della Giunta che con 50 milioni di euro intendeva costituire un Fondo di garanzia da assegnare alla Sfirs per ripianare il debito di Abbanoa. Ma in realtà solo le banche creditrici ne chiedono almeno 80 e occorreranno circa duecento milioni.
Spiega Lippi: «Il sì al referendum significa solo una cosa che da adesso, con maggiore responsabilità per via del voto popolare, si deve rafforzare la posizione pubblica di Abbanoa che, peraltro, sarebbe rimasta sempre in mano pubblica. Ora gli azionisti dovranno valutare le condizioni più opportune per ricapitalizzare la società e metterla nella condizione di ottimizzare risultati e servizi». E la parola spetta al Consiglio regionale che solo qualche giorno fa aveva «stralciato» il caso Abbanoa per cercare di trovare le risorse indispensabili per rimettere l'azienda in sesto e non pregiudicare lo stato di salute delle imprese d'appalto. L'Ato - ha spiegato Francesco Lippi - ha atteso l'esito del referendum, rispettando la mozione che fu approvata dall'assemblea regionale contro ogni ipotesi di privatizzazione dell'acqua in Sardegna. «C'è la necessità davvero impellente», afferma Lippi, «di riprendere un ragionamento sul servizio idrico integrato. Anche perché una volta che viene meno la remunerazione del capitale al sette per cento qualsiasi privato avrebbe difficoltà anche a prendere una quota di minoranza nella società di gestione.
È un problema da manuale di economia, in realtà un po' datato: le teorie che vedono in campo solo lo Stato o il mercato, di chi concepisci solo una gestione pubblica o una privata. La grande vittoria referendaria dei Sì rafforza la tesi della «terza via» che vede la diretta partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche. Un modo perseguibile anche grazie alle nuove tecnologie e al social networking.
«Sono ottimista sulle decisioni che prenderà il Consiglio regionale», afferma Lippi. La realtà, però, è più sfaccettata come ha denunciato in aula il presidente della Commissione Bilancio, Paolo Maninchedda: «Mancano 300 milioni che avrebbero dovuto sostenere la gestione e gli investimenti del periodo 2005-2010. Il sistema precedente (sino al 2005 con Esaf, Govossai, Sim, Siinos e i Comuni) era sostenuto con circa 75 milioni di euro l'anno per la copertura delle perdite di esercizio». Senza considerare i debiti con il sistema bancario che vantando un credito di 130 milioni è il vero padrone di Abbanoa.
di Alfredo Franchini
Fonte La Nuova Sardegna
Quello che vi ho fatto leggere dimostra che ancora una volta che la politica dimostra di voler scavalcare il parere democratico dei cittadini. I cittadini italiani, non solo sardi, hanno chiesto a gran voce col Referendum del 12 e 13 Giugno, che l'Acqua venga gestita dagli enti locali, dai comuni in particolare, e non dalla solita cozzaglia di faccendieri intrallazzati con la finanza, i partiti e le multinazionali. L'acqua è un bene di tutti e deve essere pubblica e non trattata come una qualsiasi altra merce.

Mi augurio che nei prossimi giorni rinasca quell'informazione dal basso che ha portato alla grande partecipazione popolare che ha sconfitto chi vuol fare grandi profitti sull'acqua in Italia. Acqua pagata a peso d'oro dai cittadini che provvedono a saldare i vari costi di gestione e i debiti, mentre i profitti, gli utili, vanno a tutto vantaggio dei personaggi già citati.

Impegniamoci ancora una volta per finire il lavoro iniziato con i Referendum, e rompiamo loro il giochino (che ricorda quanto fatto con l'Alitalia).

Leggi anche: I trionfatori invisibili (PDF) da domenicofiniguerra.it

11 giugno 2011

Io vado a votare i Referendum e Voto SI



Cari Amici, ancora poche ore e finalmente si andrà a votare. Come hanno fatto tantissimi altri Blog, anche io lancio il mio appello per andare a votare, e vi chiedo di votare quattro volte SI. Vi ricordo che i temi trattati nel Referendum sono importantissimi. Visto anche quello che noi cittadini abbiamo subito in questi ultimi anni, con il voto referendario di domenica e lunedì, ci giochiamo una grossa fetta del nostro futuro. Il rifiuto dell'acqua privatizzata e del folle progetto nucleare, sono temi importanti e di buon senso che accumunano, finalmente, la stragrande maggioranza dei cittadini italiani.

Come saprete certamente l'acqua é il bene più prezioso per noi in natura. Un bene prezioso che deve essere alla portata di tutti cioé dev'essere pubblica. Finiamola una volta per tutte di trattarla come una merce. Piantiamola di regalarla ai privati, a questa gente senza scrupoli che ha dimostrato di essere attenta solo ai grandi profitti che l'Acqua può dare. La ricerca del profitto ha per l'ennesima volta allontanato i veri obiettivi che devono contraddistinguere le politiche idriche. Ovvero l'alleggerimento delle bollette che arrivano ai cittadini, e quei lavori sempre rimandati che la rete idrica italiana necessita da troppo tempo, tutto questo per contrastare lo spreco enorme dell'acqua, che viene persa a causa delle tubature oramai vecchie e obsolete.

L'Italia non può permettersi il nucleare. L'Italia è una delle nazioni al mondo che ha il più alto debito pubblico e, segnalo, che la pressione fiscale già grava pesantemente sulle spalle dei cittadini e sulle imprese: questo è il vero motivo della stagnazione dell'economia italiana che sta per portare al collasso la nostra nazione.
Per costruire una centrale nucleare ci vuole in media una quindicina/ventina d'anni. Cosa succederebbe, nel mentre, se a causa dell'esoso progetto nucleare le tasse invece di diminuire, come dicono tutti in campagna elettorale, continuassero a salire? E' importantissimo far notare inoltre, che l'uranio finirà tra 60 anni. Quindi a maggior ragione è intollerabile che ci sia qualcuno che abbia anche un briciolo di cervello, che si voglia imbarcare un progetto cosi faraonico come il nucleare. Che tra l'altro inizierà a dare i suoi frutti limitati, se tutto va bene tra un ventina d'anni. Il Nucleare, lo sappiamo, è pericolosissimo per la salute. Le sue scorie sono attive per lunghissimo tempo (si parla di 25mila anni), e non c'è un posto al mondo dove queste possono giacere al sicuro per tutto questo tempo. L'Italia è una delle Nazioni ad altissimo pericolo sismico e gran parte del suo territorio è anche sotto osservazione per il pericolo crescente derivante da un pericolosissimo dissesto idrogeologico. Per pietà tralascio i morti e le persone che si sono ammalate e che si ammaleranno per colpa delle radiazioni. Tutto questo purtroppo durerà ancora per tanto tempo ...
A loro va solo una mia preghiera personale a Dio ...

Se non vi basta il detto che la legge deve essere uguale per tutti (che per me è sacrosanto), come possiamo motivare la nostra contrarietà ad una legge sbagliatissima come quella sul legittimo impedimento che di fatto fornisce l'immunità (l'impunità) a qualsiasi Presidente del Consiglio in carica e a tutti i suoi Ministri?
In questo campo mi riesce difficile elaborare un mio ragionamento, in quanto non essendo ne un avvocato ne un magistrato, non sono capace di esporre dei giudizi su cose tecniche. Quindi ho deciso di esporvi la mia contrarietà al Legittimo Impedimento, formulandovi delle semplici domande (a cui magari qualcuno di voi potrà rispondermi nei commenti a questo post):

  • E' vero o non è vero che l'Italia è il paese dove nasce la tristemente famosa Mafia, che tra l'altro tiene sotto scacco a tutt'oggi una sempre più grossa fetta dell'intero territorio nazionale, e che da decenni esporta il malaffare in tanti altri paesi del mondo?
  • Ma l'Italia è o non è un paese che ha il non invidiabile record di avere uno dei più alti tassi di corruzione al mondo nella pubblica amministrazione?

Concludo con una cosa che mi ha colpito in questa campagna elettorale sui referendum, in cui tra l'altro mi sono speso personalmente. Ho notato che molte persone, anche preparate dal punto di vista giuridico, motivavano la loro contrarietà al legittimo impedimento solamente per colpire il pluri indagato Silvio Berlusconi (dimenticandosi di fatto di quello che dice realmente quella Legge). Questo secondo me, spero di sbagliarmi, potrebbe rappresentare l'ennesimo regalo (stavolta possiamo farne davvero a meno) ad un uomo politicamente oramai finito. Il caro Silvio, sappiatelo cari amici del centro destra, oramai da molti anni pensa soltanto a godersi l'ultima parte della sua vita. Come? Beh, credo che sappiate abbondantemente come ....

Per questo e altro ancora, è fondamentale andare a votare e votare SI. 

I quesiti referendari del 12 e 13 Giugno 2011 esposti nella Lingua dei Segni Italiana:


Un saluto e Buon Voto a Tutti!!

01 giugno 2011

Il Referendum sul Nucleare si farà! Andiamo tutti a votare il 12/13 Giugno i Referendum!

E' decisamente un discreto momento per la democrazia italiana. Per carità siamo da sempre lontani anni luce da una democrazia normale, ma finalmente dopo i ballottaggi dello scorso fine settimana, circola una ventata di aria fresca nel nostro paese, che coinvolge il nord e il sud. Un vento poderoso che incomincia a spazzare via quella cappa di nuvole minacciose per la democrazia, che sostano oramai da troppo tempo sul nostro territorio. A confermare e sostenere il buon momento e la voglia di cambiamento del popolo italico, ci ha pensato a sorpresa oggi la Corte di Cassazione che ha letteralmente buttato nel cestino, il goffo tentativo del Governo di cancellare il quesito referendario sul ritorno all'energia atomica in Italia. Una decisione questa che ha reso felici decine di milioni di persone, pronte a sostenere il referendum contro il nucleare il 12/13 Giugno, votandolo e facendolo votare (barrando il SI).

Che la direzione del vento e il parere della Corte non fossero favorevoli al Governo lo aveva già capito anche il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che parlando con i giornalisti si è lasciato andare in questi giorni con delle dichiarazioni (non riportate dai media tradizionali) che facevano presagire cosa sarebbe accaduto stamattina:
"Chi è al governo prende atto di ciò che vuole il popolo": così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi risponde ai cronisti che gli domandano del prossimo referendum all'annuale ricevimento ai giardini del Quirinale per la festa della Repubblica. "Non mi sono occupato mai di referendum - ha detto il premier - vedremo cosa dice la gente". Berlusconi ha precisato: "Sono personalmente convinto che il futuro sia dell'energia prodotta dalle centrali nucleari, ma se la gente non lo vuole non lo vuole". fonte: virgilio notizie
Subito dall'Agcom è partito un richiamo urgente alla RAI per informare al meglio i cittadini sui quesiti referendari. Cosa questa che al momento, e voi cari amici di Niente Barriere lo sapete bene, non è stata fatta.

Personalmente sono felicissimo, e sono motivatissimo più che mai nel rafforzare il mio sostegno per la campagna elettorale per i referendum del 12/13 Giugno.

  • Vota SI contro il Nucleare
  • Vota Si per l'acqua pubblica
  • Vota SI per ripristinare che la legge è uguale per tutti

11 maggio 2011

Preti e suore si mobilitano per il sì al referendum sull’acqua

(padre Alex Zanotelli, foto auditoriumcasatenovo.com)

Anche la Chiesa si mobilita per i referendum del 12 e 13 Giugno, e in particolare per i due che parlano dell'acqua. A lanciare l'appello è come al solito Padre Alex Zanotelli, da sempre molto sensibile alle tematiche dell'acqua, insieme stavolta all'altro missionario Padre Adriano Sella che dalle pagine del sito nigrizia.it, invitano religiosi e religiose a partecipare alla giornata del 9 Giugno 2011 dedicata per l'appunto alle problematiche dell'acqua. In particolare i due missionari invitano non solo a recarsi in quel giorno a Piazza San Pietro, ma anche a una giornata di preghiera, di digiuno (a pane e acqua) e penitenza, sempre per il bene dell'acqua.

Ecco l'appello firmato da Padre Alex Zanotelli e da Padre Adriano Sella:
Carissimi sacerdoti, missionari(e) e religiosi(e).

Ci stanno rubando l'acqua!

Come possiamo permettere che l'acqua, nostra madre, sia violentata e fatta diventare mera merce per il mercato? Per noi cristiani, l'acqua è un grande dono di Dio, che fa parte della sua straordinaria creazione e non può mai essere trasformata in merce.

«Dammi da bere», chiede un Gesù, stanco e assetato, alla donna samaritana, nel Vangelo di Giovanni (4,7), letto durante la Quaresima in tutte le chiese cattoliche del mondo. «Dateci da bere!», gridano oggi milioni di impoveriti.

In un pianeta dove la popolazione sta crescendo e l'acqua diminuendo per il surriscaldamento, questo "dateci da bere" diventerà un grido sempre più angosciante. Nei volti di tutti gli assetati del mondo, noi credenti vediamo il volto del povero Cristo, che alla fine dei tempi di dirà: «Ho avuto sete e non mi avete dato da bere» (Mt 25,42).

L'Onu afferma che, entro la metà del nostro secolo, 3 miliardi di esseri umani non avranno accesso all'acqua potabile. È un problema etico e morale di dimensioni planetarie, che ci tocca direttamente. Di fatto, per noi cristiani l'acqua è sacra, è vita, è la madre di tutta la vita sulla terra; l'acqua ha un enorme valore simbolico e sacramentale.

Papa Benedetto XVI, nella sua enciclica Caritas in Veritate, ha affermato: «Il diritto all'alimentazione, così come quello all'acqua, rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, a iniziare, innanzitutto, dal diritto primario alla vita. È necessario, pertanto, che maturi una coscienza solidale che consideri l'alimentazione e l'accesso all'acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni» (37).

Nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa si afferma: «L'acqua, per la sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale... Il diritto all'acqua, come tutti i diritti dell'uomo, si basa sulla dignità umana, e non su valutazioni di tipo meramente quantitativo, che considerano l'acqua solo come un bene economico. Senza acqua la vita è minacciata. Dunque, il diritto all'acqua è un diritto universale e inalienabile» (485).

Il segretario della Conferenza episcopale italiana, mons. Mariano Crociata, durante il convegno ad Assisi su "Sorella Acqua" (aprile 2011) ha affermato: «In questo scenario, conservano tutto il loro peso i processi di privatizzazione, che vedono poche multinazionali trasformare l'acqua in affare, a detrimento dell'accesso alle fonti e quindi dell'approvvigionamento, con conseguente perdita di autonomia da parte degli enti governativi. Il tema va affrontato dalla comunità internazionale, per un uso equo e responsabile di questa risorsa, bene strategico - l'oro blu! - attorno al quale si gioca una delle partite decisive del prossimo futuro. Richiede un impegno comune, che sappia orientare le scelte e le politiche per l'acqua, concepita e riconosciuta come diritto umano, come bene dalla destinazione universale (...). A dire quanto queste problematiche tocchino la sensibilità comune, la Corte costituzionale ha ammesso a referendum due quesiti, sui quali il popolo italiano sarà chiamato a esprimersi nel prossimo mese di giugno».

Come cristiani, non possiamo accettare la Legge Ronchi, votata dal nostro parlamento (primo in Europa) il 19 novembre 2009, che dichiara l'acqua come bene di rilevanza economica. Il referendum del 12 e 13 giugno sarà molto importante per bloccare questo processo di privatizzazione dell'acqua e per salvare l'acqua come un grande dono per l'umanità.

Scendiamo in piazza!
Come hanno fatto i monaci in Myanmar (ex Birmania) contro il regime che opprime il popolo.

Invitiamo, quindi, i sacerdoti, le missionarie e i missionari, i consacrati e le consacrate a trovarsi in Piazza San Pietro, a Roma, giovedì 9 giugno alle ore 12, per fare un grande digiuno.

Venite con i vostri simboli sacerdotali e religiosi, ma anche con i vostri manifesti pastorali, per gridare a tutto il popolo italiano: "Salviamo l'acqua!".
Padre Adriano Sella e padre Alex Zanotelli

Per chi vuole dare la propria adesione all'iniziativa: il sito da visitare e cliccare per mettere il nome della propria adesione è: www.nigrizia.it oppure, inviare una e-mail a: adrianosella@virgilio.it o forum@nigrizia.it

Per informazioni: 346 2198404