13 gennaio 2012

APPELLO GIÙ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!

Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.
Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.
Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.
A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.
Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.

Noi non ci stiamo. 

L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.
I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.
Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.

Chiediamo con determinazione al Governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.
Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.
Chiediamo alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.

Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.


Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

12 gennaio 2012

Carceri attrezzate per disabili


C’è anche il supercarcere di Sulmona con i suoi 108 internati con problemi psichici nell’elenco delle strutture attrezzate per disabilità psico-fisiche.
La regione con il maggior numero di reclusi disabili e’ la Lombardia con 121 casi, seguita proprio dalla casa di reclusione di via Lamaccio. Sono 11 le strutture che dispongono di sezioni attrezzate per detenuti con disabilita’ motoria (disabili o, nei casi meno gravi, “minorati fisici”, come sono tuttora definiti nelle classificazioni ufficiali). Sono 175 i posti complessivi di cui queste sezioni dispongono, di cui pero’ ben 90 ancora inagibili. Molti di piu’ i detenuti che, per le loro condizioni fisiche, soffrono di un’autonomia limitata e pertanto richiedono un’assistenza particolare. Della disabilita’ dietro delle sbarre, dunque, si sa poco e niente, sebbene il fenomeno non sia affatto marginale, ne’ dal punto di vista quantitativo (il numero dei detenuti disabili) ne’ dal punto di vista qualitativo (le difficolta’ e i problemi che la disabilita’ incontra all’interno del carcere). Ma e’ il concetto stesso di disabilita’ che, nell’ambito del carcere, deve essere riconsiderato: una banale frattura al menisco, un trauma riportato in una partita di calcetto, una lesione: tutto questo, in carcere, puo’ produrre disabilita’, in molti casi anche permanente.
Nel dicembre del 2006 nelle carceri italiane erano presenti 483 detenuti con disabilita’ motoria o sensoriale (55.960 sono in tutti i detenuti in Italia rilevati al 7 settembre 2008). Questo il dato piu’ recente sulla presenza della disabilita’ in carcere in possesso dell’Ufficio Servizi sanitari del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Un’identica rilevazione per il 2007 manca. La regione italiana con il maggior numero di detenuti disabili risulta essere la Lombardia: alla fine del 2006 negli istituti di pena della regione risultavano reclusi 121 detenuti con disabilita’ fisica e motoria, di cui 13 a San Vittore e 82 a Opera. Fra le regioni piu’ “affollate” anche la Campania con 96 detenuti, il Lazio (51), le Marche (34, di cui 28 ipovedenti detenuti nella struttura di Fossombrone) e la Toscana (31). Seguono Sicilia (34), Piemonte e Valle d’Aosta (23), Veneto, Trentino e Fvg (20), Puglia (17), Emilia-Romagna (16), Sardegna (16), Calabria (14), Umbria, Abruzzo-Molise, Liguria (tutte con 3 detenuti) e, infine, Basilicata (1). Parzialmente diversi gli esiti di una seconda indagine relativa alla sola disabilita’ motoria, svolta sempre nel 2006 ma in cui periodo dell’anno non specificato. Con 65 detenuti, la Lombardia resta la prima regione nella classifica della numerosita’, ma e’ stavolta seguita dalla Sicilia, con 51 detenuti disabili, dalla Sardegna, con 42 detenuti, e poi da Campania (37), Lazio (36), Emilia-Romagna (30), Puglia (26), Piemonte e Abruzzo-Molise (25), Marche (17), Toscana (15), Basilicata (11), Veneto (10), Umbria (6), Calabria (4) e Liguria (1).
Minorati fisici. Secondo le classificazioni del Dap, per i minorati fisici sono attrezzate quattro strutture in tutta Italia, per una capienza complessiva di 143 posti e 21 presenze oggi registrate: per la precisione, Castelfranco Emilia, con una capienza di 90 posti ma attualmente inagibile; Parma, con una capienza di 25 posti e 6 presenze; Ragusa, con capienza 14 e 12 presenze; Turi, con 14 posti e 3 presenze.
Disabili fisici. Per i detenuti con disabilita’ fisica esistono sezioni attrezzate in 7 istituti, per una capienza complessiva di 32 posti e 16 presenze: Udine, con 3 presenze, pari alla sua capienza; Pescara, con 4 presenze e due posti; Parma, con 9 posti e 9 presenze. A queste si aggiungono 4 strutture le cui sezioni attrezzate risultano attualmente vuote: Perugia, Fossano, Castelfranco Emilia e Brindisi.
Internati in sezioni di osservazione. Le sezioni di osservazione sono destinate a detenuti con problemi psichici e sono funzionanti presso alcuni istituti: Bologna (2 presenze), Castelfranco Emilia (76), Favignana (37), Firenze Sollicciano (19), Isili (21), Livorno (8), Milano San Vittore (14), Modena Saliceta S. Giuliano (100), Monza (5), Napoli Secondigliano (9), Palermo Pagliarelli (5), Reggio Calabria (4), Roma Rebibbia (13), Sulmona (108), Torino Lo russo e Cutugno (35), Trani (0) e Venezia Giudecca (9).

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://www.rete5.tv/

Fonte Immagine http://www.gloker.com/

Haiti due anni dopo il terremoto ...


Haiti (TMNews) - Sono passati 2 anni dal terremoto che il 12 gennaio del 2010 distrusse Haiti provocando oltre 200mila morti, abbattendo migliaia di abitazioni e lasciando una persona su 7 senza una casa. La ricostruzione è ancora uno degli obiettivi da portare a termine per il Paese: mezzo milione di persone vive tuttora nelle tendopoli e nelle zone in cui si vuole ricostruire il primo lavoro da fare è togliere tutte le macerie ancora per strada. Clarent Belizare fa parte dell'associazione 16/6 che sta tentando di far tornare a delle case vere gli abitanti di sei tendopoli."Una volta che abbiamo riportato le persone nei loro quartieri dobbiamo anche riqualificarli, costruire le infrastrutture e i servizi di base". Due dei sei campi sono già stati svuotati grazie ad un fondo di 98 milioni di dollari. Eppure anche il già complesso impegno per la ricostruzione non basta secondo il capo della missione delle Nazioni Unite Nigel Fisher."Quello che stiamo cercando di fare non è solo ricostruire dopo il terremoto o superare un'epidemia di colera. Tutti questi problemi si sono aggiunti agli altri di un paese strutturalmente a pezzi".

11 gennaio 2012

Un mondo pieno di barriere



"Perché il passaporto? Perché restrizioni all'immigrazione? Perché non lasciare che gli esseri umani vadano dove vogliono andare, Polo Nord o Polo Sud, Russia o Turchia, Stati Uniti o Bolivia? Gli esseri umani devono essere tenuti sotto controllo. Essi non possono volare come gli insetti sul mondo in cui sono nati senza che lo abbiano chiesto. Gli esseri umani devono essere tenuti sotto controllo..., sotto passaporto, sotto impronte digitali. Per quale ragione? Solo per mostrare l'onnipotenza dello Stato, e del santo servo dello Stato, il burocrate. La burocrazia è venuta per rimanere. E' diventata il grande sovrano onnipotente del mondo. E' venuta per inchiodare gli esseri umani alla disciplina, per farli diventare dei numeri all'interno dello Stato. Ha cominciato con le impronte dei bambini, la prossima tappa sarà il marchio col numero di matricola sulla schiena, debitamente depositato, in modo che nessun errore possa essere fatto per quanto riguarda la vera nazionalità dell'insetto. Un muro ha reso la Cina quello che è oggi. I muri che tutte le nazioni hanno costruito dopo la guerra per la democrazia avranno lo stesso effetto. L'espansione dei mercati e profitti di dimensioni sempre più grandi sono una religione. È la più antica religione, forse, perché ha i sacerdoti meglio addestrati, ed ha le chiese più belle; sì, signore."
Tratto da  La nave della  morte (Das Totenschiff) di Berick Traven Torsvan meglio conosciuto come B. Traven  - 1926

Fonte Web sul Blog 

Il Futuro (Se Accettiamo i Microchip)

Paese di Azzarà si mobilita per Rossella: "Liberate la cooperante di Samugheo"

L'HOME PAGE DEL SITO DEL COMUNE DI MOTTA SAN GIOVANNI (foto Unione Sarda)


Il Comune di Motta San Giovanni, paese di origine di Francesco Azzarà, liberato quattro mesi dopo il suo sequestro in Sudan, ha avviato una campagna in favore della liberazione di Rossella Urru, la cooperante di Samugheo (Oristano) rapita insieme a due colleghi spagnoli il 23 ottobre scorso in un campo Saharawi a Tinduf, nel sud dell'Algeria.

Sulla sede del municipio di Motta San Giovanni è stata esposta una fotografia di Rossella con la scritta 'Liberatela'. Anche sul sito del Comune è comparso un banner con l'appello alla liberazione della cooperante italiana. Il sindaco di Motta, Paolo Laganà, ha affermato che "dopo la liberazione di Francesco Azzarà abbiamo tolto dalla sede del Comune lo striscione per la sua liberazione. Abbiamo pensato però di avviare una campagna in favore di Rossella Urru, la cooperante sequestrata in Algeria". Il Comune calabrese ha avviato anche i primi contatti con la famiglia Urru e il Comune di Samugheo per decidere una serie di "iniziative di solidarietà - ha aggiunto Laganà - in favore della liberazione di Rossella. E' nostra intenzione proseguire su questa strada perché dopo l'esperienza vissuta durante il rapimento di Francesco comprendiamo benissimo l'apprensione che stanno vivendo i familiari di Rossella e tutti i cittadini di Samugheo".

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://www.unionesarda.it/


Pedofili, in Grecia sono considerati disabili e percepiscono la pensione d’invalidità


E’ bufera in Grecia per la decisione del governo di inserire i pedofili nella lista delle persone disabili. L’opinione pubblica e le associazioni dei disabili del paese ellenico sono subito insorti chiedendosi il perchè di questa assurda decisione. Il ministero del Welfare greco ha spiegato che questa disposizione è stata presa in quanto l’inclusione dei pedofili in questa lista era necessaria per l’erogazione dei sussidi a queste persone. Ma un’altra domanda allora sorge spontanea. Perchè i pedofili dovrebbero avere diritto ad una pensione d’invalidità?

Accade qualcosa di incomprensibile‘, ha dichiarato il portavoce della principale associazione degli invalidi greci, Yiannis Vardakastanis. ‘Penso che ci sia stato un grosso, grosso errore. Il ministro dovrebbe avere un approccio ben diverso alla disabilità. La lista contiene cambiamenti non indifferenti ai quozienti di invalidità, che potrebbero effettivamente rimuovere molte persone dall’accesso a questi benefici‘.
Il governo, infatti, non si è limitato ad inserire la pedofilia nella lista delle invalidità, ma ha anche ritoccato al ribasso le percentuali di sussidio garantito e gli stanziamenti.
‘La nuova lista stabilisce per i piromani e i pedofili disabilità anche fino al 35%, paragonato all’80% dei trapiantati cardiaci. Davvero, non è serio garantire un’invalidità del 20/30% ai guardoni e del 10% ai diabetici, che devono sottoporsi al trattamento insulinico anche cinque volte al giorno‘, ha commentato Vardakastanis.
Come se non bastassero i pedofili, nella lista degli invalidi sono anche stati inseriti i cleptomani, gli esibizionisti, i piromani, i giocatori compulsivi, i feticisti e i sadomasochisti. Tutti questi soggetti avranno quindi diritto ad un sussidio statale. E meno male che la Grecia è in grave crisi economica e dovrebbe risparmiare un po’ di soldi!


La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://attualita.tuttogratis.it/

10 gennaio 2012

La chirurgia fetale della spina bifida è oggi una valida alternativa all’aborto


Ancora una volta la ricerca scientifica si muove a favore della vita. Da oggi aprire l’utero materno per operare un feto affetto da spina bifida e procedere con la gravidanza non è più un’idea folle. Uno studio sulla chirurgia fetale dimostra infatti che i bambini con spina bifida trattata con questo intervento sono più propensi a camminare senza aiuto ed esposti ad un minor rischio di sviluppare l’idrocefalia.
I sondaggi rivelano che nove donne su dieci scelgono l’aborto quando vengono a sapere che il bambino presenta questo grave difetto. Per le restanti, l’opzione più comune è quella di aspettare fino alla nascita per intervenire, quando il danno è però irreversibile. La ricerca, pubblicata sul “New England Journal of Medicine” e ripresa dal quotidiano spagnolo ABC, si basa sull’esperienza di 183 gravidanze. Lo studio dimostra che intervenendo in chirurgia fetale, è scesa al 30% la necessità di inserire una valvola per ridurre l’idrocefalo dopo la nascita.
Antinolo Guillermo, direttore del Fetal Medicine Unit dell’ospedale di Siviglia ritiene lo studio americano «la miglior notizia degli ultimi anni», rammaricandosi poi del fatto che la maggior parte delle donne sceglie di abortire solo perché non ha informazioni adeguate (o appositamente sbagliate).

La versione originale di questo articolo è presente sul sito http://www.uccronline.it/