Visualizzazione post con etichetta Tumori. Mostra tutti i post
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10 luglio 2013
Lo zucchero rende visibili i tumori
Una nuova tecnica per rilevare il cancro attraverso la risonanza magnetica, sviluppata dagli scienziati della university College London tiene conto del consumo di glucosio da parte delle cellule tumorali.
02 luglio 2013
Se farmaci oncologici sono a pagamento
12 giugno 2013
Caso Diana, la Asl corre ai ripari. Ma lui: “OSTACOLANO LA TERAPIA”
Ancora problemi per il maresciallo Marco Diana con la Asl del Sulcis. E continua la sua lotta contro la burocrazia.
10 giugno 2013
Cellulari e rischi per la salute
05 giugno 2013
Tumori, tre farmaci 'riattivano' gli anticorpi nuove speranze dal congresso Asco di Chicago
02 giugno 2013
Tumori: in Italia 175.000 morti nel 2012, ecco i nuovi biosimilari
Tumori: controlli ogni 6 mesi, ecco la scelta “Anti-Jolie”
13 maggio 2013
La vittoria di Jack, campione d'Italia con il Trentino volley dopo aver battuto il cancro
Giacomo Sintini, romagnolo, due anni dopo la scoperta di un tumore al sistema linfatico vince lo scudetto.
24 aprile 2013
La Monsanto e quei tumori troppo sospetti
Lo sapevate? Uno studio pubblicato sul Food and Chemical Toxicology,
riportato da The Grocer e Fanatic Cook ha dimostrato che la Monsanto,
prima produttrice mondiale di erbicida, insieme al mais geneticamente
modificato per resistere alla "doccia", potrebbe aver causato tumori,
danni multipli agli organi e portare ad una morte prematura.
23 aprile 2013
Bioscanner/Trimprob: la sonda scova-tumori definitiva?
Tutto quanto riportato in questo articolo proviene da http://www.molecularlab.it/ - OMG! Science
Bioscanner/Trimprob: la sonda scova-tumori definitiva? (Parte I: tutta la vicenda minuto per minuto)
Con questo articolo vi presentiamo un lavoro incredibile fatto da due nostri autori. Il loro sodalizio è nato perché una nostra lettrice si chiedeva cosa cavolo sono i bioscanner contro i tumori, e se funzionano davvero. Noi abbiamo messo in campo Umberto&Giuseppe, una sorta di Fruttero&Lucentini della scienza.
L’articolo di oggi racconta tutta la storia e i retroscena; quello di domani avrà tutti i dettagli scientifici e trarrà le dovute conclusioni. Buona lettura!
[Giovanni Argento]
Metti un giorno un fisico, la Marina Militare, un mal di stomaco e l’invenzione (forse) del secolo.
Potrebbe riassumersi così la storia della famosa (famigerata?) «sonda scova-tumori» Trimprob, prima osannata, poi messa fuori produzione e oggi nuovamente in commercio col nome di Bioscanner.
La sua creazione e tutte le vicende che l’hanno caratterizzata sono, infatti, legate indissolubilmente ad una serie di circostanze, personaggi ed enti di primo piano nella vita pubblica del nostro Paese. Tanto che ad oggi risultano ancora senza risposta, addirittura due interrogazioni parlamentari fatte al Governo in merito alla faccenda, dal senatore Lannutti (IDV) nel 2011 e dall’onorevole Girlanda (PDL) nel 2012.
Ma andiamo con ordine.
Trimprob: storia di un’invenzione per caso
Bioscanner/Trimprob: la sonda scova-tumori definitiva? (Parte I: tutta la vicenda minuto per minuto)
Con questo articolo vi presentiamo un lavoro incredibile fatto da due nostri autori. Il loro sodalizio è nato perché una nostra lettrice si chiedeva cosa cavolo sono i bioscanner contro i tumori, e se funzionano davvero. Noi abbiamo messo in campo Umberto&Giuseppe, una sorta di Fruttero&Lucentini della scienza.
L’articolo di oggi racconta tutta la storia e i retroscena; quello di domani avrà tutti i dettagli scientifici e trarrà le dovute conclusioni. Buona lettura!
[Giovanni Argento]
Metti un giorno un fisico, la Marina Militare, un mal di stomaco e l’invenzione (forse) del secolo.
Potrebbe riassumersi così la storia della famosa (famigerata?) «sonda scova-tumori» Trimprob, prima osannata, poi messa fuori produzione e oggi nuovamente in commercio col nome di Bioscanner.
La sua creazione e tutte le vicende che l’hanno caratterizzata sono, infatti, legate indissolubilmente ad una serie di circostanze, personaggi ed enti di primo piano nella vita pubblica del nostro Paese. Tanto che ad oggi risultano ancora senza risposta, addirittura due interrogazioni parlamentari fatte al Governo in merito alla faccenda, dal senatore Lannutti (IDV) nel 2011 e dall’onorevole Girlanda (PDL) nel 2012.
Ma andiamo con ordine.
Trimprob: storia di un’invenzione per caso
06 ottobre 2012
La dottoressa censurata perché ha parlato di Ilva e tumori
Provvedimento disciplinare a carico di Rossella Moscogiuri. ‘Noi ci rivolgiamo al presidente della Regione Nichi Vendola e all’assessore regionale alla Sanita’ Ettore Attolini perche’ venga fermato ogni procedimento a carico della dottoressa Rossella Muscogiuri’. Lo chiedono alcune associazioni ambientaliste di Taranto, Rosella Balestra (Donne per Taranto), Fabio Matacchiera (Fondo Antidiossina Taranto Onlus) e Alessandro Marescotti (PeaceLink) dopo aver appreso di un possibile provvedimento disciplinare a carico della responsabile del Controllo spesa farmaceutica della Asl, secondo la quale, sulla base di dati da lei elaborati e diffusi l’altro ieri nel corso di un convegno in Sardegna, nei primi sei mesi di quest’anno si e’ registrato un aumento dei ricoveri per tumore a Taranto pari a un +50% rispetto al 2011.
04 ottobre 2012
"Io uso il metodo di Bella in Africa"
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| foto wikipedia |
di Gioia Locati - Sei mesi l’anno fa il medico volontario a Capo Verde, a Murdeira. Gli altri sei lavora a Caserta. Domenico Biscardi, 44 anni, medico e farmacista, ha “esportato” il metodo Di Bella sull’arcipelago portoghese, cinquecento chilometri dall’Africa.
E ha stilato una sua casistica di pazienti guariti, “discutibile se guardiamo ai mezzi diagnostici perché qui possiamo fare solo ecografie e ago aspirato, non diamo i nomi ai tumori – ammette – ma quel tipo di analisi qui non ha senso: quel che conta è bloccare il male”. E in parecchi casi ci riesce.
28 dicembre 2011
"Io, oncologo vi spiego perché la Medicina esclude Di Bella"
di Gioia Locati -
Il reparto di oncologia di Monza è l’unico in Italia che offre, accanto alle tradizionali, una terapia “complementare”.
Ossia?
“Il campo delle terapie alternative anti-cancro (usate in abbinamento a chemio e radio) è estesissimo: vischio, aloe, graviola, veleno di scorpione, curcuma, mirra. Noi abbiamo dato la priorità alle sostanze naturalmente prodotte dal nostro corpo. La ghiandola pineale produce melatonina e altre quattro molecole derivate da aminoacidi. Sono molecole – fondamentali nel regolare il sistema immunitario, nel dosare le endorfine (che danno benessere) e nel favorire i processi di coscienza - che variano a seconda delle ore della luce”.
Quindi proponete la melatonina ai pazienti oncologici?
“Si sa da anni che un ammalato di cancro produce livelli bassissimi di queste sostanze prodotte dalla pineale, melatonina soprattutto. Tutti i processi psico-chimici sono alterati in chi ha un cancro”. Date melatonina dopo o durante la chemio? “Dopo e durante per ridurre la tossicità dei chemioterapici. La melatonina ha proprietà antiossidanti, azione anti-proliferativa, potenzia il sistema immunitario (accresce il rilascio dell’interleuchina 2 dai linfociti T), contrasta la carenza di piastrine e la cachessia che sono la debolezza e il dimagrimento tipici di chi fa una chemio…”
La scoperta di Luigi Di Bella…
“Esattamente, tutto il mondo deve essergli grato per questo. La melatonina mette in moto almeno 20 meccanismi antitumorali…”
Però non tutti gli oncologi ci informano di questo…
“Noi lo facciamo”.
Date la melatonina in ospedale?
“Anni fa sì, ora non più. La prescriviamo e si compra in farmacia fra i prodotti da banco”.
Parliamo di Di Bella?
“L’argomento mi coinvolge affettivamente. Negli anni Ottanta conobbi Luigi Di Bella, lo contattai per confrontare con lui i miei studi sulla ghiandola pineale. Trovai un terreno comune ma i miei tentativi di conciliare le due oncologie, la tradizionale e la dibelliana sono tristemente falliti…”
Come mai?
“Da un lato c’è l’ottusità mentale dell’oncologia tradizionale che non conosce o non vuol conoscere gli aspetti biologici, dall’altro la terapia Di Bella che ha avuto (e ha) il grosso limite di non essersi espressa attraverso una sperimentazione clinica”.
Però c’è chi guarisce dal cancro con la Di Bella.
“Non basta dire: uno è guarito. Quanti pazienti sono andati bene e quanti male? Questa situazione va avanti da 25 anni. La multiterapia Di Bella deve seguire la sperimentazione clinica che tutto il mondo segue. Sennò si fa confusione, non si comprenderà mai l’efficacia della cura tradizionale rispetto alla Di Bella”.
Se fosse lei a decidere come si comporterebbe?
“Raccoglierei i dati e unirei le forze: ai malati che non rispondono alle cure ufficiali darei la Di Bella”.
Quindi la proporrebbe dopo che si è accertato il fallimento della terapia tradizionale, perchè?
“Potrebbe essere un modo per conciliare le posizioni scientifiche e per poter testare finalmente i risultati sul campo. Anche lei mi sta confermando che ha raccolto molto storie di pazienti che dopo il fallimento della tradizionale si sono trovati bene con la Di Bella…”
C’è un altro limite del metodo Di Bella?
“L’aspetto immunologico nella cura del cancro è noto da pochi anni, so che Giuseppe Di Bella ogni tanto inserisce al cocktail anche le interleuchine 2 (sostanze prodotte dai linfociti T) per potenziare il sistema immunitario”.
Un aspetto positivo della terapia Di Bella (oltre alla melatonina?)
“Il fatto di somministrare chemioterapici a piccole dosi è stata una geniale intuizione di Luigi Di Bella, oggi si inizia a praticare la “metronomica” che significa appunto curare con dose minima di chemioterapici a intervalli di tempo brevi”.
Piccoli dosi per evitare il fenomeno della chemio-resistenza?
“Questo aspetto va ancora studiato. Quel che è certo però è che le piccole dosi non intossicano l’organismo e hanno effetti immunostimolanti e antiangiogenetici (ossia impediscono la formazione di nuovi vasi sanguigni necessari al tumore per crescere).
Allora pro o contro Di Bella?
“Non ha senso dire ‘pro o contro’, io direi: ognuno dia il meglio di sé e la cosa funzionerebbe se il dialogo fosse solo scientifico, ma è chiaro che entrano in gioco altri interessi. La terapia Di Bella è la punta dell’iceberg che dischiude una tematica immensa: il rapporto tra la scienza e la cultura umana”.
La versione originale di questo articolo è presente su http://www.ilgiornale.it/
Il reparto di oncologia di Monza è l’unico in Italia che offre, accanto alle tradizionali, una terapia “complementare”.
Ossia?
“Il campo delle terapie alternative anti-cancro (usate in abbinamento a chemio e radio) è estesissimo: vischio, aloe, graviola, veleno di scorpione, curcuma, mirra. Noi abbiamo dato la priorità alle sostanze naturalmente prodotte dal nostro corpo. La ghiandola pineale produce melatonina e altre quattro molecole derivate da aminoacidi. Sono molecole – fondamentali nel regolare il sistema immunitario, nel dosare le endorfine (che danno benessere) e nel favorire i processi di coscienza - che variano a seconda delle ore della luce”.
Quindi proponete la melatonina ai pazienti oncologici?
“Si sa da anni che un ammalato di cancro produce livelli bassissimi di queste sostanze prodotte dalla pineale, melatonina soprattutto. Tutti i processi psico-chimici sono alterati in chi ha un cancro”. Date melatonina dopo o durante la chemio? “Dopo e durante per ridurre la tossicità dei chemioterapici. La melatonina ha proprietà antiossidanti, azione anti-proliferativa, potenzia il sistema immunitario (accresce il rilascio dell’interleuchina 2 dai linfociti T), contrasta la carenza di piastrine e la cachessia che sono la debolezza e il dimagrimento tipici di chi fa una chemio…”
La scoperta di Luigi Di Bella…
“Esattamente, tutto il mondo deve essergli grato per questo. La melatonina mette in moto almeno 20 meccanismi antitumorali…”
Però non tutti gli oncologi ci informano di questo…
“Noi lo facciamo”.
Date la melatonina in ospedale?
“Anni fa sì, ora non più. La prescriviamo e si compra in farmacia fra i prodotti da banco”.
Parliamo di Di Bella?
“L’argomento mi coinvolge affettivamente. Negli anni Ottanta conobbi Luigi Di Bella, lo contattai per confrontare con lui i miei studi sulla ghiandola pineale. Trovai un terreno comune ma i miei tentativi di conciliare le due oncologie, la tradizionale e la dibelliana sono tristemente falliti…”
Come mai?
“Da un lato c’è l’ottusità mentale dell’oncologia tradizionale che non conosce o non vuol conoscere gli aspetti biologici, dall’altro la terapia Di Bella che ha avuto (e ha) il grosso limite di non essersi espressa attraverso una sperimentazione clinica”.
Però c’è chi guarisce dal cancro con la Di Bella.
“Non basta dire: uno è guarito. Quanti pazienti sono andati bene e quanti male? Questa situazione va avanti da 25 anni. La multiterapia Di Bella deve seguire la sperimentazione clinica che tutto il mondo segue. Sennò si fa confusione, non si comprenderà mai l’efficacia della cura tradizionale rispetto alla Di Bella”.
Se fosse lei a decidere come si comporterebbe?
“Raccoglierei i dati e unirei le forze: ai malati che non rispondono alle cure ufficiali darei la Di Bella”.
Quindi la proporrebbe dopo che si è accertato il fallimento della terapia tradizionale, perchè?
“Potrebbe essere un modo per conciliare le posizioni scientifiche e per poter testare finalmente i risultati sul campo. Anche lei mi sta confermando che ha raccolto molto storie di pazienti che dopo il fallimento della tradizionale si sono trovati bene con la Di Bella…”
C’è un altro limite del metodo Di Bella?
“L’aspetto immunologico nella cura del cancro è noto da pochi anni, so che Giuseppe Di Bella ogni tanto inserisce al cocktail anche le interleuchine 2 (sostanze prodotte dai linfociti T) per potenziare il sistema immunitario”.
Un aspetto positivo della terapia Di Bella (oltre alla melatonina?)
“Il fatto di somministrare chemioterapici a piccole dosi è stata una geniale intuizione di Luigi Di Bella, oggi si inizia a praticare la “metronomica” che significa appunto curare con dose minima di chemioterapici a intervalli di tempo brevi”.
Piccoli dosi per evitare il fenomeno della chemio-resistenza?
“Questo aspetto va ancora studiato. Quel che è certo però è che le piccole dosi non intossicano l’organismo e hanno effetti immunostimolanti e antiangiogenetici (ossia impediscono la formazione di nuovi vasi sanguigni necessari al tumore per crescere).
Allora pro o contro Di Bella?
“Non ha senso dire ‘pro o contro’, io direi: ognuno dia il meglio di sé e la cosa funzionerebbe se il dialogo fosse solo scientifico, ma è chiaro che entrano in gioco altri interessi. La terapia Di Bella è la punta dell’iceberg che dischiude una tematica immensa: il rapporto tra la scienza e la cultura umana”.
La versione originale di questo articolo è presente su http://www.ilgiornale.it/
28 novembre 2011
Tumori al seno curati in 10 minuti
I medici hanno messo a punto un nuovo trattamento che uccide le cellule cancerose al seno “cuocendole” e funziona in pochi minuti.
La procedura utilizza una corrente elettrica mirata per riscaldare i tumori a 70-90C (160-190F).
Gli studi dimostrano che questo metodo uccide le cellule tumorali in dieci minuti – la donna può allora tornare a casa o al lavoro poco dopo.
Il trattamento, noto come preferenziale ablazione a radiofrequenza e realizzato in anestesia locale, è stato sperimentato dai medici del Karolinska Institute in Svezia.
Il Dr Karin Leifland, radiologo che sovrintende la ricerca, dice che la tecnologia potrebbe diventare un’alternativa alla chirurgia per le donne con un tumore mammario al primo stadio.
Trattamenti simili con ablazione a radiofrequenza vengono già utilizzati per il trattamento di tumori ai reni, fegato e ossa.
“E’ come bollire un uovo”, spiega il dottor Leifland.
“Il tumore è scaldato a tal punto che le cellule tumorali muoiono, lasciando illeso il tessuto circostante.”
“Il trattamento è adatto soprattutto per le donne con tumori che sono più piccoli di 2 cm in un un’unica massa.
“Non vi è alcun dolore o cicatrice dopo il trattamento, le donne possono lasciare l’ospedale e tornare a casa o al lavoro.”
I medici usano gli ultrasuoni per guidare un sottile, aghiformi elettrodo all’interno del tumore al seno.
Una corrente elettrica viene fatta passare nell’elettrodo per riscaldare il tumore fino a 90C ed ucciderlo lasciando il tessuto circostante sano e salvo.
In seguito, il tessuto morto è rimasto all’interno del corpo e si trasforma in una cicatrice innocua. E’ necessario un solo trattamento.
Le donne sono controllate usando la risonanza magnetica, la mammografia ed l’ecografia, dopo uno, sei e dodici mesi e poi ogni anno, per assicurarsi che il tumore sia morto e si sia diffuso.
Se vengono richiesti ulteriori trattamenti come la chemioterapia, questa si svolge in modo normale dopo questa procedura.
Finora i pazienti sono stati seguiti per un massimo di due anni e nessuno ha avuto una recidiva della malattia.
Più di 80 pazienti sono stati sottoposti a questa tecnica nell’ambito di tre studi che mostrano che la terapia è efficace.
Il Dr Leifland dice che la tecnologia potrebbe essere particolarmente utile per le donne con crescita lenta di tumori al seno che non possono sottoporsi ad intervento chirurgico perché sono anziane o hanno alla base una condizioni di salute come il diabete o problemi respiratori.
E’ anche molto meno costoso rispetto la rimozione chirurgica di un nodulo.
“Entro cinque anni questo potrebbe diventare un trattamento ordinario.
Questo trattamento non è costoso, anche se le scansioni di controllo (successive all’intervento) a cui sono sottoposte le donne – in particolare la risonanza magnetica necessaria per avere un dettaglio maggiore rispetto ad altri tipi di scansione – sono costose.
‘Tuttavia, è ancora una scelta più economica rispetto alla chirurgia come la donna non ha bisogno di rimanere in ospedale durante la notte o di essere sottoposta ad anestesia”.
Una preoccupazione possibile è che se il tumore nei tessuti circostanti non viene rimosso chirurgicamente dal corpo, le cellule tumorali potrebbero rimanere randage e potrebbero diffondersi.
Tuttavia i medici sperano che i risultati delle ricerche in corso mostrino che questo non succeda.
Commentando la ricerca, Martin Ledwick (Cancer Research UK’s Head Information Nurse) dice: “E’ bello vedere che la ricerca simuove a ricercare alternative alla chirurgia per le donne con un cancro al seno”.
“Questo studio è ancora limitato ed in una fase iniziale, quindi è difficile dire se cambierà la maniera di trattare in futuro il cancro al seno”.
Traduzione e Foto CNJ
La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://codenamejumper.wordpress.com/
FONTE
La procedura utilizza una corrente elettrica mirata per riscaldare i tumori a 70-90C (160-190F).
Gli studi dimostrano che questo metodo uccide le cellule tumorali in dieci minuti – la donna può allora tornare a casa o al lavoro poco dopo.
Il trattamento, noto come preferenziale ablazione a radiofrequenza e realizzato in anestesia locale, è stato sperimentato dai medici del Karolinska Institute in Svezia.
Il Dr Karin Leifland, radiologo che sovrintende la ricerca, dice che la tecnologia potrebbe diventare un’alternativa alla chirurgia per le donne con un tumore mammario al primo stadio.
Trattamenti simili con ablazione a radiofrequenza vengono già utilizzati per il trattamento di tumori ai reni, fegato e ossa.
“E’ come bollire un uovo”, spiega il dottor Leifland.
“Il tumore è scaldato a tal punto che le cellule tumorali muoiono, lasciando illeso il tessuto circostante.”
“Il trattamento è adatto soprattutto per le donne con tumori che sono più piccoli di 2 cm in un un’unica massa.
“Non vi è alcun dolore o cicatrice dopo il trattamento, le donne possono lasciare l’ospedale e tornare a casa o al lavoro.”
I medici usano gli ultrasuoni per guidare un sottile, aghiformi elettrodo all’interno del tumore al seno.
Una corrente elettrica viene fatta passare nell’elettrodo per riscaldare il tumore fino a 90C ed ucciderlo lasciando il tessuto circostante sano e salvo.
In seguito, il tessuto morto è rimasto all’interno del corpo e si trasforma in una cicatrice innocua. E’ necessario un solo trattamento.
Le donne sono controllate usando la risonanza magnetica, la mammografia ed l’ecografia, dopo uno, sei e dodici mesi e poi ogni anno, per assicurarsi che il tumore sia morto e si sia diffuso.
Se vengono richiesti ulteriori trattamenti come la chemioterapia, questa si svolge in modo normale dopo questa procedura.
Finora i pazienti sono stati seguiti per un massimo di due anni e nessuno ha avuto una recidiva della malattia.
Più di 80 pazienti sono stati sottoposti a questa tecnica nell’ambito di tre studi che mostrano che la terapia è efficace.
Il Dr Leifland dice che la tecnologia potrebbe essere particolarmente utile per le donne con crescita lenta di tumori al seno che non possono sottoporsi ad intervento chirurgico perché sono anziane o hanno alla base una condizioni di salute come il diabete o problemi respiratori.
E’ anche molto meno costoso rispetto la rimozione chirurgica di un nodulo.
“Entro cinque anni questo potrebbe diventare un trattamento ordinario.
Questo trattamento non è costoso, anche se le scansioni di controllo (successive all’intervento) a cui sono sottoposte le donne – in particolare la risonanza magnetica necessaria per avere un dettaglio maggiore rispetto ad altri tipi di scansione – sono costose.
‘Tuttavia, è ancora una scelta più economica rispetto alla chirurgia come la donna non ha bisogno di rimanere in ospedale durante la notte o di essere sottoposta ad anestesia”.
Una preoccupazione possibile è che se il tumore nei tessuti circostanti non viene rimosso chirurgicamente dal corpo, le cellule tumorali potrebbero rimanere randage e potrebbero diffondersi.
Tuttavia i medici sperano che i risultati delle ricerche in corso mostrino che questo non succeda.
Commentando la ricerca, Martin Ledwick (Cancer Research UK’s Head Information Nurse) dice: “E’ bello vedere che la ricerca simuove a ricercare alternative alla chirurgia per le donne con un cancro al seno”.
“Questo studio è ancora limitato ed in una fase iniziale, quindi è difficile dire se cambierà la maniera di trattare in futuro il cancro al seno”.
Traduzione e Foto CNJ
La versione integrale di questo articolo è presente sul sito http://codenamejumper.wordpress.com/
FONTE
22 novembre 2010
Cancro al cervello, scoperte le cellule staminali cattive
| (foto consumatori.myblog.it ) |
13 luglio 2010
Il fisico svela tumori lascia l'Italia? (Video)
(L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale)
C’è una macchina unica al mondo, scopre i tumori come un metal detector, senza sonde da infilare nel corpo, ecografie, aghi, nè altri metodi invasivi. L’ha inventata un italiano, il fisico Clarbruno Vedruccio, un signore dall’aria mite ma dal carattere deciso. Uno così il mondo dovrebbe invidiarcelo e invece lui è sul punto di far le valigie e partire portando con sè la sua creatura. La sua è una di quelle strane storie di questi tempi non facili in Italia per chi ha dell’ingegno.
La sua macchina si chiama bioscanner, il nome commerciale è Trimprob, è in uso in decine di ospedali italiani: dal San Raffaele di Milano al Sant’Andrea di Roma. Calciatori ed ex-calciatori, politici e persone di spettacolo, e poi centinaia di migliaia di italiani da sette anni la usano per tenere sotto controllo il corpo e scoprire eventuali tumori proprio sul formarsi in modo da intervenire subito. Anche perché non si tratta della solita tecnica super-esclusiva che solo in pochi possono permettersi. E’ una prestazione regolarmente coperta dal Servizio Sanitario nazionale, si paga il ticket e si ha il diritto all’esame. Persino Girolamo Sirchia, allora ministro della Salute, ne era entusiasta.
E Umberto Veronesi nel 2006 l’ha promosso a pieni voti nella scoperta di tumori alla prostata chiedendo studi approfonditi per allargarlo anche ad altri organi.
Poi i tempi sono cambiati. Non perché sia stato inventato qualcosa di altrettanto efficace. Semplicemente perché la Galileo Avionica, una società che fa parte della Finmeccanica, ha annunciato la chiusura della Trim Probe Spa, l’azienda che produceva e vendeva la macchina capace di svelare i tumori. I motivi? Non è una produzione strategica per un gruppo internazionale che ha come sua attività principale il settore militare.
Poi è diventata anche un piccolo caso politico. A fine giugno la provincia Autonoma di Trento e l’Azienda Sanitaria del Trentino hanno dichiarato fuori legge il Trimprob. L’assessore provinciale alla Salute Ugo Rossi, autonomista, ha bocciato il tentativo della Lega Nord di chiedere con un’interrogazione perché l’apparecchiatura svela-tumori non fosse utilizzata nelle strutture sanitarie provinciali. La Lega Nord è una fan del Trimprobe dal 2004, quando anche Umberto Bossi la provò e fece i complimenti al suo inventore. Ma secondo l’assessore alla Salute del Trentino sostiene nella sua risposta formale che «allo stato attuale non ci sono né le condizioni regolamentari né le necessarie evidenze di efficacia per l’adozione».
Parole che non sono piaciute all’inventore che sta lottando per far riprendere la produzione del suo apparecchio. Un mese fa ha tenuto un intervento alla Biblioteca del Senato, due giorni fa era alla Sapienza fra dottori futuri e presenti. Ovunque vada parla della sua invenzione, dello stop ricevuto e provoca entusiasmo e stupore. «Non so come si possa dire che non esistono le condizioni regolamentari, visto che il bioscanner è omologato con certificazione valida in Europa, ed è addirittura presente nel Servizio Sanitario Nazionale».
Per quel che riguarda le evidenze scientifiche, invece, Marcello Tufano, radiologo e ricercatore, che ha realizzato oltre 17 mila visite a pazienti con il bioscanner elenca una serie di dati sull'efficacia di gran lunga superiori a quelli di qualsiasi ecografia o indagine con aghi o con altri metodi decisamente più invasivi. "Le sperimentazioni sono complete per i tumori a quasi ogni tipo di organo. Termineremo presto il lavoro".
Sempre che Clarbruno Vedruccio non si spazientisca prima. "Aspetterò ancora qualche mese, se non dovesse cambiare nulla lascerò l’Italia». Per andare dove? «Non negli Stati Uniti o in Cina, piuttosto in un altro paese europeo o in Sudamerica».
Articolo di Flavia Amabile, tratto dal quotidiano "La Stampa" del 5 luglio 2010.
Articolo di Flavia Amabile, tratto dal quotidiano "La Stampa" del 5 luglio 2010.
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