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26 maggio 2017

Il valore della sofferenza davanti a Dio

Tratto da:
In confidenza con Vicka La Madonna è spesso triste, ma nella speranza.
http://medjugorje.altervista.org/index.php/archivio/articolo/vicka/86/Vicka-Ivankovic-La-Madonna-e-triste-ma-nella-speranza

Immagine da lodeate.it
D. Perché tu parli sempre della Croce?

R. Una volta Maria è venuta col suo Figlio crocefisso. Basta vedere una volta a qual punto ha sofferto per noi! Ma noi non lo vediamo e continuiamo ogni giorno a offenderlo. La Croce è qualcosa di grande anche per noi, se l’accettiamo. Ciascuno ha la sua croce. Quando la si accetta, è come se scomparisse e allora si percepisce fino a che punto Gesù ci ama e quale prezzo ha pagato per noi. Anche la sofferenza è un dono tanto grande, di cui dobbiamo essere grati a Dio. Egli sa il perché ce l’ha data e anche quando ce la toglierà: chiede la nostra pazienza. Non dire: perché proprio a me? Noi non conosciamo il valore della sofferenza davanti a Dio: chiediamo la forza di accettarla con amore. La nostra Madre celeste ci indica una strada materna: la sua scuola è una scuola di Madre, e non si può essere madre che essendo semplice.

Fonte: Eco di Medjugorje 119 aprile/maggio 95

23 maggio 2013

Don Gallo, prete di strada "Aiutare gli ultimi è un obbligo"


Prete sulla nave riformatorio, parroco nei quartieri poveri, anima della comunità di San Benedetto nata per accogliere tossicomani e prostitute, fino al G8 del 2001, sempre in prima linea ma mai sospeso a divinis, ha dedicato il suo ultimo libro a Papa Francesco.

30 aprile 2012

Bagnasco: “La malattia non si risolve eliminando il malato”

«La malattia non si risolve eliminando il malato, ma curandolo e accompagnandolo. La malattia più temuta e il dolore più grande sono la solitudine e l’abbandono», scandisce all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana. Inaugurando lafondazione «Flyings Angels», Bagnasco lancia un pubblico appello contro l’eutanasia.
In privato, a colloquio in una saletta dell’ambasciata con i ministri del Welfare Elsa Fornero e della Salute, Renato Balduzzi, mette in guardia da tagli eccessivamente drastici alla spesa sociale e alla sanità, ribadendo la centralità della persona. A fornire l’occasione per l’incontro «fuori programma» con i due esponenti dell’esecutivo è stata la nascita della fondazione «Flyings Angels», istituita con lo scopo di trasferire rapidamente i bambini malati nei vari ospedali pediatrici, tra i quali l’Istituto «Gaslini» di Genova.
Nel presentare la conferenza, l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco ricorda che la precedente visita del presidente della Cei coincideva con le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità nazionale. «Da allora la crisi economica ha reso ancora più urgente un’etica condivisa», evidenzia Greco. In sala, tra gli altri, ilcardinale Giovanni Battista Re, il direttore dell’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, il direttore di «Avvenire», Marco Tarquinio e i testimonial dell’iniziativa: il presidente dell’associazione italiana calciatori e il campione argentinoHernan Crespo, appena passato dal Parma ad una squadra indiana. «Perché la sofferenza umana, ma soprattuttoperché la sofferenza dei bambini?- si chiede il cardinale Bagnasco-. Entrare con la propria sofferenza nella sofferenza di Cristo, significa dunque partecipare in modo unico alla redenzione dell'universo. Dio è amore, e l'amore genera e chiede libertà, proprio per questa ragione Gesù non ha tolto il dolore e la morte dal mondo, ma l’ha redenta abbracciandola Lui stesso, facendone luogo privilegiato del suo essere sulla terra, del suo incontro con gli uomini, perché il dolore non sia una strada senza uscita, di disperazione, ma diventi spazio di speranza».
E qui entra in campo il ruolo della società che «deve partecipare alla vita dei cittadini con rispetto e responsabilità, sia nelle gioie (ad esempio il matrimonio che fonda una nuova famiglia) come nelle difficoltà e nei dolori (ad esempio il lavoro, la casa, la malattia, la morte). Il rapporto però deve essere reciproco, nel senso che il soggetto ha verso lasocietà dei diritti e dei doveri e così lo Stato. «Non è né coerente né corrispondente alla costituzione dell'uomo avere delle pretese nei confronti della società, e nello stesso tempo tenerla fuori totalmente invocando la privatezza assoluta- ammonisce il porporato-. Una società di individui-monadi è solo un agglomerato, un coacervo di interessi, di sensibilità, di scopi individuali, dove la legge avrà il compito di tenere a bada i privati appetiti, anziché promuovere il bene comune. Questo richiede sempre leggi giuste ed eque, ma esige anche un'anima che non dipende dalla norma, ma dal cuore: l'amore».
Per questa ragione,«nessuna buona legislazione potrà fare a meno della "caritas", di quella legge non scritta che nella storia ha generato forme di dedizione, volontariato, eroismo». La vita di ogni persona è «un bene per il soggetto, ma anche per la società intera, è un tesoro per tutti». La persona non appartiene alla società come la parte al tutto,poiché ognuno, per principio, ha «un valore per se stesso e non può essere strumentalizzato da nessuno», ma nello stesso tempo, di fatto, «ognuno si realizza con e grazie agli altri». Dunque, «la sofferenza di uno tocca tutti, non solo l'interessato e i suoi cari, tocca la società intera nella sua legislazione e nei suoi apparati».
Come a dire, in sintesi, che bisogna portarlo insieme. Si apre l'orizzonte della solidarietà tra uomini, famiglie, società e Stato. Infatti, «il malato, colui che ha bisogno degli altri per uscire dalla difficoltà o semplicemente per portarla, di per sé è una provocazione, è una chiamata affinché la società stessa assuma lui così com'è». Se la società è fatta di persone, e senza di loro non sarebbe nulla, essa «ha il dovere di accogliere se stessa nelle singole persone che la compongono e che la fanno essere, così come le persone sono, senza selezioni di intelligenza, di censo, di salute: in una parola di efficienza». Altrimenti non sarebbe una società umana, ma una struttura che discrimina in base alla legge dei più forti. Questa accoglienza operosa che cura e si prende cura «non è frutto solo della giustizia, ma è animata dall'amore», mette in guardia Bagnasco. La presenza dell'altro che, con la sua indigenza si presenta a noi, è un richiamo, una richiesta di amore: stimola e rende possibile lo sprigionarsi di quella riserva di dedizione e sacrificio, di fedeltà e dono, che (se non ci fosse la sollecitazione concreta e urgente) resterebbe «rinchiusa e forse addirittura sconosciuta a noi stessi». Di fronte alla sofferenza altrui «non dobbiamo avere paura di non essere capaci di risposte»: in ciascuno esistono, a volte latenti, potenzialità inesplorate e sorprendenti di bene.

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://vaticaninsider.lastampa.it/

Redatto da Raimondo per Niente Barriere
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11 aprile 2012

Niente comunione a un bambino disabile. Il prete: “E’ incapace di intendere e volere”

Questo post è stato modificato dopo la sua prima stesura
di Marco Zavagli -

Porto Garibaldi (Ferrara) - L'episodio è avvenuto nella chiesa di Porto Garibaldi. Il bambino, affetto da gravi disturbi, aveva seguito il catechismo. Il vicario della Diocesi: " Lo stesso papà ha riconosciuto che il figlio è totalmente incapace di intendere e volere e quindi non in grado di distinguere tra un pezzo di pane e un’ostia".

Niente comunione per il bambino disabile. Succede a Porto Garibaldi, uno dei sette lidi di Comacchio, in provincia di Ferrara. Al momento dell’eucarestia don Piergiorgio Zaghi non porge l’ostia a un piccolo affetto da gravi disturbi.
Era il momento propedeutico alla celebrazione della prima comunione. Dopo il percorso di catechismo i giovanissimi frequentatori della parrocchia dell’Immacolata concezione si accingevano a ricevere per la prima volta il “corpo di Cristo”. Era un momento al quale i genitori del piccolo diversamente abilesi erano avvicinati con preoccupazione.
Loro stessi avevano chiesto consiglio su come poter avviare a questo primo percorso spirituale il loro figlio. Il sacerdote avrebbe manifestato immediatamente le proprie perplessità in merito alla possibilità di dare il sacramento al piccolo, essendo incapace – questa la spiegazione riportata dalle cronache cittadine – di intendere e volere.
Di fronte all’insistenza della coppia, però il “don” accetta di occuparsi della giovane anima che gli viene affidata. È lui stesso prete che gli fa seguire una sorta di catechismo a distanza su supporti multimediali, dal momento che padre e madre non riescono ad accompagnarlo tutte le settimane in parrocchia.
Qui forse nasce il fraintendimento. Nelle intenzioni del sacerdote non si poteva andare oltre. E questa risoluzione viene comunicata direttamente ai genitori. Il bimbo viene comunque invitato alla cerimonia. Al termine della messa però, sarà l’unico tra i suoi coetanei a non ricevere l’ostia.
L’esclusione non è passata inosservata ai fedeli. Molti di loro, in particolare la madri dei compagni di classe, hanno scritto a don Piergiorgio chiedendo di tornare sui suoi passi. Il parroco risponderà con un’omelia nella quale spiegherà i motivi – a suo dire indipendenti dalla sua volontà – all’origine di quel “rifiuto”.
I motivi li spiega monsignor Antonio Grandini, vicario della diocesi di Ferrara-Comacchio, che ridimensiona il tutto a “un caso montato dalla famiglia”. “Padre e madre – fa sapere il monsignore – sono stati ricevuti in arcivescovado e ascoltati per più di un’ora. Lo stesso papà ha riconosciuto che il figlio è totalmente incapace di intendere e volere e quindi non in grado di distinguere tra un pezzo di pane e un’ostia. Che valore può avere a questo punto somministrare il sacramento?”.
Un tentativo di mediazione prevedeva che il bimbo ricevesse la “comunione nella fede della famiglia”, ma la mancata celebrazione del matrimonio religioso dei genitori non ha reso praticabile questa strada. “La famiglia – prosegue Grandini – è stata invitata alla messa di Comunione che si terrà a maggio; in quell’occasione il sacerdote potrà fare un segno della croce sulla fronte del piccolo come si fa per i bambini di pochi anni”.
“Nessuna discriminazione” è la conclusione del vicario, che si dice “dispiaciuto per quanto successo, anche se spero che alla fine prevalga la carità e che a maggio, se sarà possibile fargli concludere il suo percorso, il bambino possa anche ricevere il sacramento. Il piccolo ha bisogno di un’attenzione che la Chiesa non vuole negare, ma non possiamo pensare che una persona con disabilità fisica – questa la sua metafora – scali il K2”.
Dal canto suo, don Zaghi, contattato al telefono, non rilascia dichiarazioni. Forse, a chiarire la questione, potrebbe contribuire quanto affermato da Papa Benedetto XVI nell’esortazione apostolica “Sacramentum Caritatis”: “Venga assicurata anche la comunione eucaristica, per quanto possibile, ai disabili mentali, battezzati e cresimati: essi ricevono l’Eucaristia nella fede anche della famiglia o della comunità che li accompagna”.

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.ilfattoquotidiano.it/

Questa vicenda è davvero dolorosa. Faccio una fatica pazzesca a non scagliarmi contro questo sacerdote, l'ennesimo, che si è reso protagonista di un atto davvero ingiustificabile. Questa storia della Comunione negata ai disabili deve finire ... con le buone o con le cattive (una denuncia per discriminazione o razzismo). Il fatto che il Papa si è espresso (in modo chiaro e saggio) su queste tematiche, è una colpa ancora più grave per questo sacerdote che dunque ha disatteso nettamente le parole del Santo Padre. Infine fatemi fare un'ultima considerazione: Don Zaghi, settant'anni e chissà quanti anni da parroco ... come faceva a sapere ea non capire che Gesù amava in modo particolare i disabili e le persone sofferenti (Cristo è tra le tante cose soprattutto Amore, Carità e Misericordia)?! Pazzesco, quanta ignoranza ma soprattutto quanta superbia su questa terra ... che tristezza!! (Raimondo)
Per Approfondire leggi anche
Nega la comunione a un bambino disabile: “Non può capire” (da invisibili.corriere.it)

Post redatto da Raimondo per Niente Barriere 

26 marzo 2012

Distrutta la tomba di un prete sotterraneo: "Pechino ha paura anche dei morti"

di Wang Zhicheng - I poliziotti hanno fracassato la lapide perché vi era scritto che il defunto era un "padre". Ma egli "non aveva diritto" al titolo perché non riconosciuto dal governo. Cerimonia funebre al cimitero permessa solo ai parenti e a qualche fedele del villaggio.
Pechino (AsiaNews/Ucan) - "Pechino ha paura anche dei morti": è il commento di un fedele dell'Hebei ad AsiaNews alla notizia che la polizia ha distrutto la lapide della tomba di un sacerdote sotterraneo.
Il 19 marzo scorso un gruppo di poliziotti ha sbriciolato con una mazza la lapide della tomba di p. Giuseppe Shi Liming, 39 anni, educatore del seminario clandestino di Baoding (Hebei), morto in un incidente automobilistico insieme a sei seminaristi (v. 02/01/2012 Lutto via web per un sacerdote e sei seminaristi morti in un incidente nell'Hebei).
Il 19 doveva esservi la cerimonia dei "100 giorni" dalla morte. Parenti e fedeli avevano programmato di visitare il cimitero di Damaquan (contea di Zhaoxian) e apporre la lapide con la scritta "tomba di p. Shi Liming". La polizia, che aveva già lanciato minacce contro i fedeli, ha preso la lapide è l'ha rotta: essendo p. Shi un sacerdote non riconosciuto dal governo, "non aveva diritto"  alla scritta che lo designava come "padre".
Le forze di sicurezza hanno anche vietato a fedeli di altri paesi vicini a partecipare alla cerimonia. Solo gli stretti familiari e alcuni cattolici del villaggio hanno ricevuto il permesso di entrare nel cimitero.

Fonte http://www.asianews.it/
Per approfondire clicca qua

Impaginazione a cura di Raimondo Orrù per Niente Barriere

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