Niente Barriere sara'in manutenzione per qualche giorno, ci scusiamo per eventuali disagi.

30 maggio 2010

Disabili, Pensioni di Invalidità: Chi controlla i controllori?


Invalidità all'80% per aver diritto all'assegno. Cancellati alla fine i tetti di reddito ipotizzati come requisiti per l'indennità di accompagnamento.

di Sandra Amurri

Anche per la manovra “salva euro”, come è stato ribattezzato da Tremonti il decreto legge sulla manovra finanziaria 2011-2013 per fare fronte alla crisi economica, il governo ha utilizzato parole ingannatorie finalizzate a rendere la pillola meno amara guarda caso sempre a chi fa più fatica.

Agitando per giorni con furbizia lo spettro dei falsi invalidi, un problema risolvibile rafforzando i controlli e perseguendo penalmente coloro che si macchiano di questo reato, hanno elevato dal 74% all’80% la percentuale di invalidità per la concessione dell’assegno a partire dalle domande presentate dal 1° gennaio 2011. Ed è stato previsto un concorso delle Regioni alle spese per l’invalidità civile con un accantonamento dei trasferimenti, per il 2011, “nella misura del 45%”.

Nonostante dall’ultima bozza siano stati cancellati i nuovi tetti di reddito ipotizzati come requisiti per l’indennità di accompagnamento la decisione continua a gravare su una delle fasce più deboli della popolazione. La crisi dunque verrà pagata anche da tutte quelle persone che a causa di incidenti o di malattie invalidanti non sono più in grado di svolgere una vita normale.

Persone che comunque hanno bisogno di assistenza e che già pesano su famiglie in difficoltà che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Una manovra vergognosa, che il Presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto definisce “equilibrata socialmente e politicamente”, che sarà ragione nei prossimi giorni di uno scontro politico che si annuncia nelle parole di Nichi Vendola che definisce il decreto legge “la più grande opera di macelleria sociale della storia italiana. Hanno giocato a nascondere la crisi, con la retorica del non metteremo le mani nelle tasche degli italiani, ma ora gli mettono le dita negli occhi, un Paese in cui la ferocia si fa Stato.
Non è possibile scaricare 24 miliardi di euro per intero sul lavoro dipendente, sui pensionati e sulla povertà”.

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Esprimi il tuo parere anche sul post

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29 maggio 2010

DDL Intercettazioni - Appello ai Blogger!


Questo post è stato modificato dopo la sua prima stesura


Non si riesce a sapere da nessuna parte se nel DDL Intercettazioni sono state modificate le norme che parlano di blog e siti web. Vuoi vedere che questa volta la mossa di aiutare i giornalisti paladini dell'informazione italiana (ho partecipato anche io - vedi qui, qui, qui e qui), ci ha fatto dimenticare che il DDL Intercettazioni mette il bavaglio ANCHE a noi Blogger?

Sarà...ma ho la sensazione che i ben pensanti ...

stavolta c'è l'hanno davvero messa nel bip....

;(


MAI COME STAVOLTA CHIEDO
CHE QUALCUNO RISPONDA
A QUESTO MIO APPELLO

UN SALUTO



NO ALLA LEGGE AMMAZZA BLOG


28 maggio 2010

G8 di Genova 2001, giustizia è fatta ...in appello!

Ci sono dei fatti che ti segnano per sempre. Quelli accaduti a Genova nel 2001 durante il G8 hanno scatenato in me un terremoto, rovesciando tutte le mie convinzioni politiche passate. Rivedo ancora quelle immagini scorrere nella mia mente, già allora non ho avuto bisogno che qualcuno me le commentasse, erano chiare e parlavano da sole!

Ebbene, da allora ho avuto la sensazione e il sospetto che a Genova in quei giorni, qualcuno ha fatto in modo, volontariamente, che una città fosse battuta a ferro e a fuoco dai disordini. Qualcuno, forse magari una parte dei servizi segreti o chissà chi, ma comunque qualcuno molto in alto, voleva quel disordine, voleva che si scatenasse la guerriglia tra manifestanti e polizia. Voleva lo scontro e la caccia all'uomo, e magari ha fomentato la guerriglia, quella vera, ingaggiando e sostenendo i veri violenti: i quali si son infiltrare a piacimento senza aver nessun controllo nei cortei. L'intento era ed è chiaro, oggi come allora: Volevano che ci scappasse il morto, e magari più di uno!

A distanza di quasi dieci anni, quel qualcuno... una cosa ha certamente ottenuto: ha seminato odio, profondo e difficile da sradicare, e che rimarrà nelle coscienze di chi le ha viste o subite, quelle violenze.

Vi invito ora a guardare il video che l'utente ivitols di youtube a messo in Rete:




La Corte d’Appello di Genova ha rovesciato la sentenza di assoluzione, vergognosa, pronunciata in primo grado per l’irruzione della polizia nella caserma Diaz nel luglio del 2001. I fatti hanno dimostrato che lì sono stati commessi dei crimini efferati, compiuti di proposito, contro dei ragazzi innocenti e inermi. Tutti i vertici della Polizia che erano stati assolti hanno subito condanne comprese tra 3 anni e 8 mesi e 4 anni unitamente all'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Nel complesso le pene superano gli 85 anni. In totale sono stati condannati 25 imputati sui 27. Il capo dell'anticrimine Francesco Gratteri è stato condannato a quattro anni, l'ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini a cinque anni, l'ex vicedirettore dell'Ucigos Giovanni Luperi (oggi all'Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna) a quattro anni, l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola (ora vicequestore vicario a Torino) a tre anni e otto mesi, l'ex vicecapo dello Sco Gilberto Caldarozzi a tre anni e otto mesi. Altri due dirigenti della Polizia, Pietro Troiani e Michele Burgio, accusati di aver portato le molotov nella scuola, sono stati condannati a tre anni e nove mesi. Non sono stati dichiarati prescritti i falsi ideologici e alcuni episodi di lesioni gravi. Sono invece stati dichiarati prescritti i reati di lesioni lievi, calunnie e arresti illegali. Per i 13 poliziotti condannati in primo grado le pene sono state inasprite.


Photos: Han Soete

«Resteranno al loro posto. Un posto che non si limitano ad occupare, in quanto svolgono il loro ruolo con grande responsabilità e dedizione e rispetto al quale ci può essere solo gratitudine da parte delle istituzioni. Il sottosegretario al Viminale Mantovano assicura che questi uomini hanno e continueranno ad avere la piena fiducia del sistema sicurezza e del ministero dell'Interno; il che non significa dire che alla "Diaz" non sia successo nulla. Ma la sentenza di primo grado aveva individuato delle responsabilità e aveva distinto le varie posizioni, mentre in secondo grado questo giudizio è stato capovolto».

Aspetto con pazienza l'ultimo grado di Giustizia, se Niente Barriere sarà ancora online, non mancherò di commentare la sentenza della Cassazione.

Un saluto

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27 maggio 2010

Amnesty International "Il bisogno di una giustizia globale"

Nel giorno dello "scambio di vedute" tra Amnesty International e il Ministro Frattini, pubblico il comunicato stampa di Amnesty International sulla presentazione del Rapporto Annuale 2010 dedicato alla Giustizia nel Mondo, che non va per niente bene.


CS049: 27/05/2010

Nonostante il 2009 sia stato un anno fondamentale per la giustizia internazionale, le lacune esistenti nella giustizia globale sono state acuite dal potere della politica. È quanto affermato da Amnesty International, che ha presentato oggi il Rapporto Annuale 2010.
Nella sua analisi sulla situazione dei diritti umani nel mondo nel periodo gennaio - dicembre 2009, Amnesty International segnala violazioni in 159 paesi e punta il dito contro quei governi potenti che stanno bloccando i passi avanti della giustizia internazionale, ponendosi al di sopra delle norme sui diritti umani, proteggendo dalle critiche gli alleati e agendo solo quando politicamente conveniente.
"La repressione e l'ingiustizia prosperano nelle lacune della giustizia globale, condannando milioni di persone a una vita di violazioni, oppressione e violenza" - ha dichiarato Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, nel corso della presentazione del Rapporto annuale (pubblicato in Italia da Fandango Libri), che si è svolta questa mattina presso l'Associazione della Stampa Estera di Roma.
"I governi devono assicurare che nessuno si ponga al di sopra della legge e che ogni persona abbia accesso alla giustizia, per tutte le violazioni dei diritti umani subite. Fino a quando i governi non smetteranno di subordinare la giustizia agli interessi politici, la libertà dalla paura e dal bisogno rimarrà fuori dalla portata della maggior parte dell'umanità" - ha affermato Weise.
L'organizzazione per i diritti umani ha pertanto rinnovato la richiesta ai governi di garantire che renderanno conto del loro operato, dare piena adesione alla Corte penale internazionale e assicurare che i crimini di diritto internazionale saranno sottoposti a procedimenti giudiziari ovunque nel mondo. Agli stati che rivendicano una leadership globale, tra cui quelli del G20, compete la responsabilità specifica di dare l'esempio.
Il mandato di cattura emesso nel 2009 dalla Corte penale internazionale nei confronti del presidente del Sudan, Omar Hassan Al Bashir, per crimini di guerra e contro l'umanità, è stato un evento epocale che ha dimostrato che anche un capo di stato in carica non è al di sopra della legge. Tuttavia, il rifiuto da parte dell'Unione africana di cooperare, nonostante la terribile violenza che ha colpito centinaia di migliaia di persone nel Darfur, è stato un crudo esempio di come i governi antepongano la politica alla giustizia.
A sua volta, la paralisi del Consiglio Onu dei diritti umani sullo Sri Lanka, nonostante il governo e le Tigri per la liberazione della patria Tamil si siano resi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e possibili crimini di guerra, è stata la prova dell'inazione della comunità internazionale nei momenti di bisogno. Infine, le raccomandazioni del rapporto Goldstone per accertare le responsabilità di quanto accaduto nel conflitto di Gaza attendono ancora di essere tenute in conto da parte di Israele e Hamas.
A livello mondiale, le lacune della giustizia hanno rafforzato un pernicioso reticolo di repressione. Le ricerche di Amnesty International hanno documentato torture e altri maltrattamenti in almeno 111 paesi, processi iniqui in almeno 55 paesi, restrizioni alla libertà di parola in almeno 96 paesi e detenzioni di prigionieri di coscienza in almeno 48 paesi.
Gli organismi per i diritti umani e le attiviste e gli attivisti che li difendono sono finiti sotto attacco in molti paesi, i cui governi hanno impedito loro di lavorare od omesso di fornire protezione.
Nella regione Medio Oriente e Africa del Nord, l'intolleranza dei governi nei confronti delle critiche è stata sistematica in Arabia Saudita, Siria e Tunisia e la repressione è aumentata in Iran. In Asia, il governo della Cina ha esercitato ancora più pressione verso chi provava a sfidare la sua autorità, attraverso arresti e intimidazioni di difensori dei diritti umani. Migliaia di persone, a causa della forte repressione e delle difficoltà economiche, hanno lasciato la Corea del Nord e Myanmar.
Lo spazio per le voci indipendenti e per la società civile si è ridotto in alcune parti della regione Europa e Asia centrale: inique limitazioni alla libertà d'espressione hanno avuto luogo in Azerbaigian, Bielorussia, Russia, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan. Il continente americano è stato tormentato da centinaia di omicidi illegali commessi dalle forze di sicurezza in vari paesi tra cui Brasile, Colombia, Giamaica e Messico, mentre negli Stati Uniti d'America è proseguita l'impunità per le violazioni dei diritti umani compiute nel contesto della lotta al terrorismo. Governi africani, come quelli di Guinea e Madagascar, hanno affrontato il dissenso con un uso eccessivo della forza e omicidi illegali, mentre le voci critiche sono state oggetto di repressione, tra gli altri, in Etiopia e Uganda.
Un impietoso disprezzo per le popolazioni civili ha caratterizzato i conflitti. Gruppi armati e forze governative hanno violato il diritto internazionale nella Repubblica Democratica del Congo, nello Sri Lanka e nello Yemen. Nel conflitto di Gaza e del sud d'Israele, le forze israeliane e i gruppi armati palestinesi hanno ucciso e ferito illegalmente i civili. Migliaia di persone hanno subito le conseguenze dell'escalation di violenza da parte dei talebani in Afghanistan e Pakistan, così come degli scontri in Iraq e Somalia. Nella maggior parte dei conflitti, le donne e le bambine sono state stuprate o sottoposte ad altre forme di violenza da parte delle forze governative e dei gruppi armati.
Tra gli altri dati che emergono dal Rapporto annuale 2010 di Amnesty International, si segnalano:
  • gli sgomberi forzati di massa in Africa, come in Angola, Ghana, Kenya e Nigeria, che spesso hanno fatto sprofondare ancora di più le persone colpite nella povertà;
  • l'aumento delle denunce di violenza domestica contro le donne, degli stupri, degli abusi sessuali, degli omicidi e mutilazioni successivi agli stupri in El Salvador, Giamaica, Guatemala, Honduras e Messico;
  • lo sfruttamento, la violenza e le violazioni che milioni di migranti della regione Asia e Pacifico hanno subito in paesi come Corea del Sud, Giappone e Malesia;
  • il profondo aumento del razzismo, della xenofobia e dell'intolleranza nella regione Europa e Asia centrale;
  • gli attacchi compiuti da gruppi armati in alcuni casi apparentemente affiliati ad al-Qaeda, che in paesi come Iraq e Yemen hanno acuito l'insicurezza.
La dimensione globale di milioni di persone spinte nella povertà dalle crisi alimentare, energetica e finanziaria, ha dimostrato l'urgente bisogno di contrastare gli abusi che determinano la povertà.
"I governi devono essere chiamati a rispondere per le violazioni dei diritti umani che causano e aumentano la povertà. La Conferenza Onu di revisione degli Obiettivi di sviluppo del millennio, che si terrà a New York a settembre, costituirà un'opportunità per i leader del mondo per passare dalle promesse a impegni vincolanti" - ha proseguito Weise.
Sulle donne, in particolare quelle povere, si abbatte il peso dell'incapacità dei governi di realizzare questi Obiettivi. Si stima che le complicazioni legate alla gravidanza siano costate la vita a circa 350.000 donne. La mortalità materna è spesso la conseguenza diretta della discriminazione di genere, della violazione dei diritti sessuali e riproduttivi e della negazione del diritto alle cure sanitarie.
"Se vogliono fare passi avanti negli Obiettivi di sviluppo del millennio, i governi devono promuovere l'uguaglianza di genere e contrastare la discriminazione contro le donne" - ha sottolineato Weise.
Amnesty International ha chiesto agli stati del G20 ancora inadempienti (Arabia Saudita, Cina, India, Indonesia, Russia, Stati Uniti d'America e Turchia) di ratificare lo Statuto della Corte penale internazionale. La Conferenza internazionale di revisione sulla Corte, che inizia a Kampala, in Uganda, il 31 maggio, è un'occasione per i governi per dimostrare il loro impegno nei confronti della Corte.
Nonostante i gravi insuccessi registrati nel 2009 nei tentativi di assicurare giustizia, molti avvenimenti hanno fatto segnare dei progressi. In America Latina sono state riaperte inchieste su crimini coperti da leggi di amnistia, come dimostrano le epocali sentenze riguardanti l'ex presidente del Perù Alberto Fujimori, condannato per crimini contro l'umanità, e l'ultimo presidente militare dell'Argentina Reynaldo Bignone, condannato per sequestri e torture. Tutti i processi celebrati dalla Corte speciale per la Sierra Leone si sono conclusi salvo quello, ancora in corso, contro l'ex presidente della Liberia, Charles Taylor.
"Il bisogno di giustizia globale è una lezione fondamentale da trarre dallo scorso anno. La giustizia porta equità e verità alle vittime, è un deterrente nei confronti delle violazioni dei diritti umani e, in definitiva, conduce verso un mondo più stabile e sicuro" - ha concluso Weise.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 27 maggio 2010

fonte
http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3638

Presentazione del Rapporto 2010 di Amnesty International



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Trapianti "Samaritani"



Già in passato ho sottolineato quanto sia bello, ma estremamente complicato, donare un proprio organo. Per cercare di accorciare i tempi delle liste d'attesa, il Consiglio Superiore di Sanità ha stabilito che d'ora in avanti donare un organo a un sconosciuto è possibile. La “donazione samaritana” deve essere sottoposta a un rigido protocollo per evitare che l'atto di generosità e altruismo, si celi magari in un traffico d'organi a pagamento, e anche per tutelare la privacy. Inoltre si dovrà garantire che il donatore sia sano e non trasmetta, insieme all'organo, anche qualche malattia. Per scongiurare il rischio di commerci illegali, espressamente vietati dalla nostra legislazione, il parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità prevede in modo esplicito l'anonimato più totale: il donatore non può assolutamente sapere l'identità del ricevente e viceversa.

Video Storia Trapianti



Vi invito a leggere anche

26 maggio 2010

Il mistero dell'isola di Pasqua


I misteri di questo pianeta: Isola di Pasqua
In molti mappamondi e atlanti geografici non compare affatto: è l'Isola di Pasqua, Rapa Nui, appartenente al Cile. Eppure, questa isoletta insignificante di appena 162 kmq è uno dei luoghi più famosi del mondo in materia di misteri. Fu scoperta nel 1686, ma solo nel giorno di Pasqua del 1722, l'ammiraglio olandese Jacob Roggeveen, ebbe il coraggio di sfidare i bellicosi indigeni con un'esplorazione vera e propria; sull'isola c'erano enormi teste in pietra, i "MOAI", considerati dagli indigeni con grande disprezzo.
Attualmente ve ne sono circa 600. Più della metà, al momento della scoperta, erano stati rovesciati, altri giacevano incompiuti nelle cave. Si ritiene che un gran numero di MOAI siano stati gettati in mare o distrutti dagli indigeni e in tempi recenti altri siano stati rubati. Quel che oggi rimane in piedi della schiera di MOAI, nella loro posizione originaria, si erge con le spalle al mare e guarda verso l'interno dell'isola. Le sculture hanno una dimensione variabile e un'altezza da 90 cm fino ad 11 metri. Le più grandi, alte 20 metri, sono rimaste incompiute e giacciono nelle cave del vulcano Rano Kao, tuttora circondate dagli utensili necessari alla loro realizzazione. Riproducono quasi ossessivamente lo stesso modello (forse un antenato divinizzato) e originariamente erano dotati di un copricapo rosso. Degli scultori che, a quanto pare, abbandonarono in gran fretta il loro lavoro, non rimane alcuna traccia. L'isola stessa è un mistero impenetrabile: come hanno fatto gli indigeni a raggiungere un luogo così lontano con strumenti di navigazione tanto primitivi?La popolazione del luogo considerava l'isola "TE PITO TE HENUA" (l'ombelico del mondo) in quanto ritenevano di essere tutto ciò che restava al mondo in termini di sopravvissuti e di terre emerse, dopo il diluvio e la distruzione universale.
Sperduta nell'Oceano Pacifico, a 3700 chilometri dalla costa del Cile, l'Isola di Pasqua nasconde, nei suoi 400 chilometri quadrati di superficie, un grande numero di misteri e forse molti non sarebbero tali se, nel 1862, i trafficanti di schiavi peruviani non avessero deportato gran parte dei suoi già scarsissimi abitanti. Quando infatti si cominciò a studiare l'isola da un punto di vista antropologico e storico, la sua struttura sociale era completamente distrutta e l'origine della sua scrittura dimenticata insieme a quella degli affascinanti “MOAI”, i grandi volti di pietra. Tutte le informazioni che ora possediamo sull'isola giungono da una tradizione ormai confusa e contraddittoria. Secondo gli isolani superstiti, nell'isola abitavano due differenti razze: le “Orecchie Lunghe”, che provenivano dall'est, e le “Orecchie Corte”, che venivano dall'ovest.
Le Orecchie Corte erano sottoposte alle Orecchie Lunghe, finché, in una data situabile tra il 1680 e il 1774 (anche dopo la sua scoperta i visitatori dell'Isola di Pasqua furono pochissimi e non esistono notizie certe sulla cronologia degli avvenimenti), le Orecchie Corte si ribellarono, massacrarono le Orecchie Lunghe e abbatterono gran parte dei MOAI.

L’isola dei misteri
Chi erano le Orecchie Lunghe e le Orecchie Corte? Con ogni probabilità provenivano da aree diverse del Pacifico e appartenevano a ceppi etnici differenti; ma perché si erano rifugiati proprio in quella piccola isola e come mai erano rimasti così in pochi? Chi aveva edificato i MOAI, a che scopo e con che mezzi?La scultura dell'isola di Pasqua può essere divisa in tre periodi di cui il primo, forse, inizia intorno al 300 d.C. Allora l'architettura assomigliava a quella di TIAHUANACO ed era caratterizzata da statue di media grandezza e osservatori solari.
I “testoni” (secondo periodo) cominciarono ad apparire intorno al 1100; erano, e sono tuttora, appoggiati su piattaforme chiamate “AHUS”, spesso costruite con pietre ricavate abbattendo gli osservatori (il terzo periodo è associato con il culto di un dio uccello, rappresentato in diverse piccole sculture di legno e di pietra).Il MOAI più grande è alto venti metri e pesa circa 82 tonnellate: come poteva un popolo assai poco sviluppato tecnologicamente costruire simili colossi? Per quanto riguarda la scrittura (chiamata Rongo - Rongo, costituita da simboli e mai decifrata), perché presenta sconcertanti analogie con i segni che compaiono su certi antichi sigilli ritrovati a MOHENJO DARO, in Pakistan?Inutile dire che questi misteri hanno scatenato la fantasia di molti.
Per alcuni l'Isola di Pasqua avrebbe fatto parte del continente MU, e sarebbe stata collegata ad Asia e Americhe da immense GALLERIE. Dopo che MU si inabissò nelle acque del Pacifico, i sopravvissuti (appartenenti, appunto, a vari ceppi etnici) vi sarebbero rimasti isolati. E la loro scrittura sarebbe proprio la stessa usata nella valle dell'Indo, in quanto MU costituiva una specie di ponte sul Pacifico, come ATLANTIDE lo costituiva sull'Atlantico.
In realtà qualche enigma dell'isola di Pasqua è stato svelato: come si è ricordato nel congresso intitolato “Misteri risolti”, che si è svolto a Torino nel 1988, nel 1955 l'esploratore Thor Heyerdahl riuscì a mettere in piedi un MOAIin diciotto giorni, con l'aiuto di dodici nativi e, come unici strumenti, tronchi e pietre. È dimostrato, dunque (ma non è detto che sia successo realmente), che anche la modesta tecnologia locale avrebbe potuto realizzare quelle opera imponenti.

Segnale d’allarme
È recentissima, invece, la scoperta della causa della scarsità della popolazione dell'isola: studiando pollini fossili, alcuni ricercatori hanno rilevato che, secoli addietro, essa offriva tutti i necessari mezzi di sussistenza; successivamente l'eccessivo sfruttamento dei campi, l'uso indiscriminato del legno delle foreste, i numerosi incendi appiccati durante le guerre locali ne hanno distrutto completamente l'equilibro ecologico, riducendo alla fame i suoi abitanti. Un importante segnale d'allarme che viene da una piccola isola sperduta nel Pacifico...

Enigmi dell'ombelico del mondo
Il colore bianco della pelle e la barba degli abitanti originari è ancora più sconcertante, perché implica origini etniche geograficamente piuttosto distanti. Come hanno fatto a raggiungere via mare un luogo così lontano e ad acquisire l'abilità necessaria per fabbricare queste statue di pietra dura e di tale grandezza? Alcuni studiosi, fra cui Thor Heyerdahl, ritengono che gli isolani siano il risultato di una mescolanza di civiltà nordiche, peruviane e polinesiane che, in qualche modo, avvalendosi di zattere, sopravvissero al lungo viaggio e approdarono sull'isola. A questo punto, non riuscendo più a riparare le imbarcazioni a causa della mancanza di alberi sul luogo, vi si stabilirono.
In una prima fase le conoscenze di cui erano portatori dai luoghi d'origine, consentirono la costruzione dei MOAI, poi, debilitati dall'isolamento e dalla carenza di risorse sull'isola, regredirono, dimenticando anche il senso originario di quelle opere. Secondo un'altra teoria, l'isola fu disboscata successivamente proprio per la costruzione dei MOAI e per il sostentamento della popolazione, con una sorta di eco-disastro che portò alla desertificazione e alla decadenza culturale degli abitanti. Secondo una terza ipotesi, l'isola di Pasqua è un residuo emerso di Atlantide o di Mu o ancora di Lemuria (analoghi continenti che secondo le leggende antiche, si sono inabissati in tempi remoti) e i MOAI sono la rappresentazione dei suoi originari abitanti o della classe al potere.
Secondo una variante di questa teoria, i MOAI rappresentano esseri di un altro mondo (extraterrestri) che portarono la civiltà al continente perduto prima del diluvio universale. Una civiltà ed un progresso tecnologico dei quali i pochi superstiti in tutto il mondo, fra cui gli isolani di Pasqua, hanno perduto quasi completamente la memoria, conservandone testimonianze sporadiche in manufatti ed edifici antichi di gran lunga più evoluti del livello di conoscenze attualmente in loro possesso. è indubbio che i MOAI ricordino molto l'arte Inca, sia nella struttura che nella lavorazione; è indubbio che gli isolani abbiano la pelle bianca e caratteristiche somatiche sia degli europei che dei polinesiani, sebbene siano sperduti nell'oceano Pacifico. è certo che per la costruzione e la posa in opera di queste grandi statue sia stata necessaria una forte motivazione religiosa ed una struttura sociale organizzata in grado di porre al lavoro molte persone. è altrettanto certo che occorreva possedere una buona perizia tecnica per tagliare la pietra nella cava, scolpirla secondo un preciso progetto, trasportarla nel luogo di posa, quindi issarla e orientarla nella posizione voluta. Qualcosa deve necessariamente essere accaduto nel passato della storia dell'isola ed in seguito a tale evento, gli isolani debbono aver perduto la loro memoria storico – culturale.
Questa originaria cultura dell'isola di Pasqua prevedeva anche la conoscenza della scrittura, anch'essa perduta e dimenticata, visto che gli indigeni non sono più in grado di decifrare le antiche iscrizioni rongo - rongo sulle tavolette sacre. Forse però, i sacerdoti locali sono ancora in grado di decifrarle, ma preferiscono custodirne il segreto, visto il divieto assoluto per gli stranieri di ingresso ad alcune grotte sacre ove sono impresse delle iscrizioni. Proprio su questa scrittura risiede il più affascinante dei misteri di Rapa Nui. I suoi geroglifici sono praticamente identici a quelli dell'antica città di Mohenjo-daro, nella lontanissima India. Come si può vedere nell'illustrazione in basso, la somiglianza è tale da escludere una semplice coincidenza e l'India si trova letteralmente dall'altra parte del mondo rispetto all'isola di Pasqua.
Per raggiungerla via mare occorre circumnavigare metà del Sud-America, passare sotto l'Africa, per poi risalire fino a destinazione: un'impresa navale assolutamente inconcepibile per una zattera o per una canoa! Si tratta di percorrere via mare mezzo mondo (raggiunta l'India vi è poi un discreto percorso da compiere via terra, lungo la valle del fiume Indo). Le due iscrizioni sono rimaste indecifrate, anche se nel 1996 uno studioso americano, Steven Fisher, ha annunciato sulla rivista «New Scientist» di aver decifrato 22 tavolette dell'Isola di Pasqua. Secondo Fisher si tratta di scritti sacri che descrivono la creazione del mondo attraverso una serie di miti di carattere marcatamente erotico. Peccato che il giornalista del noto quotidiano romano che ha citato la scoperta, tutto preso dal dichiarare svelati gli arcani, non si sia premurato né di descrivere qualcuno di questi testi, né di occuparsi delle inquietanti e importanti analogie con le iscrizioni indiane. Di fatto i misteri di Rapa Nui rimangono tuttora ostinatamente intatti. Gli isolani, nei loro rituali, danno una grande rilevanza al culto dell'uomo uccello. Un culto che si ripropone insistentemente in numerosi antichi miti delle popolazioni celtiche, nordafricane, arabiche e mediorientali. Le rare sculture in legno raffigurano i corpi degli antenati esposti per la scarnificazione rituale, una cerimonia funebre strettamente connessa al culto dell'uccello (l'avvoltoio in particolare) ricorrente nelle antiche civiltà mediorientali e nordafricane.
Incisioni sulla roccia raffigurano l'uomo - uccello che sorregge un uovo, a ricordo di quando gli uomini facevano a gara per raccogliere il primo uovo deposto su un isolotto prospiciente le spiagge di Rapa Nui; lo stesso uomo uccello che ritroviamo in Nord-Africa, nel medio oriente e nella cultura celtica. Semplici coincidenze cerimoniali o residui sparsi di un'antichissima cultura comune in tutto il mondo?Ormai sempre più studiosi sono inclini ad ipotizzare che nell'evoluzione dell'uomo ci sia stato un momento di apice scientifico e tecnologico, circa 10.000 anni prima di Cristo, a cui, in seguito ad una catastrofe mondiale, è sopraggiunto un imbarbarimento repentino dei pochi superstiti che hanno dovuto ricominciare tutto da capo. I sopravvissuti, nel corso dei secoli e dei millenni, hanno lentamente trasposto nel mito i ricordi del loro passato. Questa teoria spiegherebbe un certo patrimonio culturale e mitologico comune in tutto il mondo antico. Per citare un esempio, il mito mondiale di un continente sprofondato nel mare da cui giunsero gli antenati, connesso con quello, anch'esso mondiale, di un diluvio universale dal quale si salvarono pochi eletti.

fonte
I Capolavori delle Grandi Civiltà: il Mistero dell'Isola di Pasqua
utente youtube: imrhail20


25 maggio 2010

Yogurt Industriale Vs Yogurt Fatto in Casa


Mangiare yogurt fa molto bene alla nostra salute. Lo yogurt è un alimento ricco di fermenti lattici che rinforzano il sistema immunitario, e migliorano la funzionalità e la salute generale del nostro organismo.
Il contenuto nutrizionale dello yogurt varia in base al tipo di latte utilizzato ed al suo contenuto in grassi, che può risultare ridotto, qualora abbia subito un processo di scrematura parziale o totale. I valori medi sotto riportati si riferiscono allo yogurt ottenuto da latte di vacca intero. Valori per 100 grammi:
  • Proteine: 3,7 gr.
  • Grassi: 3,2 gr.
  • Carboidrati: 4,6 gr.
  • Minerali (soprattutto calcio)
  • vitamine del complesso B
  • acido pantotenico
  • vitamina PP
(fonte Wikipedia)
Non tutti sanno che in Italia vengono prodotti circa 290 milioni di chilogrammi di yogurt industriale, mentre il fatturato mondiale della commercializzazione dello yogurt è di 7,7 miliardi di dollari. Inoltre, in media, un vasetto di yogurt percorre circa 9000 chilometri per arrivare nelle tavole e nei frigoriferi del consumatore finale, ovvero noi. L'alternativa allo yogurt industriale, che è ricco di conservanti e costa anche una certa cifra, è lo yogurt fatto in casa. Chi ha la possibilità, e il tempo di fare in casa lo yogurt, si accorgerà del notevole risparmio economico e dei benefici recati al proprio corpo. Fare lo yogurt in casa è molto semplice e veloce. Bastano 10 minuti come spiega il video dell'utente casaperlanonviolenza di youtube.

Istruzioni per la produzione di 1 litro di yogurt di yogurt fatto in casa
  • Far bollire in una pentola 2 litri d'acqua;
  • Versare l'acqua bollente in un thermos per disinfettarlo;
  • Versare in una pentola un litro di latte intero, fresco o a lunga conservazione;
  • Riscaldare il latte, stando attenti a portarlo alla temperatura di 42-44 gradi (si raccomanda l'utilizzo di un termometro da cucina), per non uccidere i fermenti lattici vivi
  • Aggiungere 2-3 cucchiai di yogurt naturale bianco (fatto eventualmente precedentemente in casa o, nel caso non ne avessimo, utilizzare quello industriale);
  • Mescolare il tutto per evitare che si formino grumi;
  • Svuotare l'acqua calda del thermos;
  • Tornare a riscaldare il composto del latte e dello yogurt nella pentola per riportarlo a 43-44 gradi (utilizziamo un termometro da latte);
  • Versare il latte nel termos e lasciare il composto per 6- 8 ore;
  • Alla conclusione di questa operazione versare lo yogurt in un barattolo di vetro;
  • Mettere lo yogurt in frigorifero per almeno 2 ore;
  • Dopo di che il nostro yogurt fatto in casa è pronto.



24 maggio 2010

Il Vespa World Days 2010 a Fatima in Portogallo


Nei primi giorni di Luglio (1-2-3-4) a Fatima, in Portogallo, si svolgerà il più grande motoraduno di Vespe del mondo.

Tutte le informazioni al riguardo le potrete trovare nel sito ufficiale del Vespa World Days 2010 cliccando su http://www.vespaworlddays2010.com/

Ricordatevi infine che le iscrizioni terminano il 31 Maggio 2010, perciò affrettatevi.







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23 maggio 2010

18° Anniversario della Strage di Capaci, per non dimenticare


Gli uomini passano, le idee restano.
Restano le loro tensioni morali
e continueranno a camminare sulle gambe
di altri uomini.
(Giovanni Falcone)

Sono passati 18 anni dalla Strage di Capaci. In quell'occasione persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Quelle immagini, ogni volta che le vedo ...mi danno un emozione fortissima. Pensare che a distanza di 18 anni alcuni responsabili di quelle morti siano ancora vivi e vegeti (e hanno ancora il potere di influenzare il destino di un popolo e di uno Stato) mi fa stare male.

Sono le 17,48 quando su una pista dell'aeroporto di Punta Raisi atterra un jet del Sisde, un aereo dei servizi segreti partito dall'aeroporto romano di Ciampino alle ore 16,40. Sopra c'è Giovanni Falcone con sua moglie Francesca. E sulla pista ci sono tre auto che lo aspettano. Una Croma marrone, una Croma bianca, una Croma azzurra. E' la sua scorta, erano stati raggruppati dal capo della mobile Arnaldo La Barbera.
Una squadra affiatatissima che aveva il compito di sorvegliare Falcone dopo il fallito attentato del 1989 davanti la villa del magistrato sul litorale dell'Addaura. La solita scorta con Antonio, Antonio Montinaro, agente scelto della squadra mobile che, appena vede il "suo" giudice scendere dalla scaletta, infila la mano destra sotto il giubbotto per controllare la pistola.
Tutto è a posto, non c'è bisogno di sirene, alle 17,50 il corteo blindato che trasporta il direttore generale degli Affari penali del ministero di Grazia e giustizia è sull'autostrada che va verso Palermo.
Tutto sembra tranquillo, ma così non è. Qualcuno sa che Falcone è appena sbarcato in Sicilia, qualcuno lo segue, qualcuno sa che dopo otto minuti la sua Croma passerà sopra quel pezzo di autostrada vicino alle cementerie.
La Croma marrone è davanti. Guida Vito Schifani, accanto c'è Antonio, dietro Rocco Di Cillo. E corre, la Croma marrone corre seguita da altre due Croma, quella bianca e quella azzurra. Sulla prima c'è il giudice che guida, accanto c'è Francesca Morvillo, sua moglie, anche lei magistrato. Dietro l'autista giudiziario, Giuseppe Costanza, dal 1984 con Falcone, che era solito guidare soltanto quando viaggiava insieme alla moglie. E altri tre sulla Croma azzurra, Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. Un minuto, due minuti, la campagna siciliana, l'autostrada, l'aeroporto che si allontana, quattro minuti, cinque minuti.
Ore 17,59, autostrada Trapani-Palermo. Investita dall'esplosione la Croma marrone non c'è più. La Croma bianca è seriamente danneggiata, si salverà Giuseppe Costanza che sedeva sui sedili posteriori. La terza, quella azzurra, è un ammasso di ferri vecchi, ma dentro i tre agenti sono vivi, feriti ma vivi. Feriti come altri venti uomini e donne che erano dentro le auto che passavano in quel momento fra lo svincolo di Capaci e Isola delle Femmine.
Fu Buscetta a dirglielo: "L'avverto, signor giudice. Dopo quest'interrogatorio lei diventerà forse una celebrità, ma la sua vita sarà segnata. Cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. Non dimentichi che il conto con Cosa Nostra non si chiuderà mai. E' sempre del parere di interrogarmi?".
Giovanni Falcone, "Cose di Cosa Nostra" (Rizzoli, 1991): "Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande".

Micotossine nella pasta per bambini


Avete figli o nipoti piccoli a cui date da mangiare, magari imboccandoli, della pasta per bambini? Ebbene io ho tre nipoti piccoli (due femmine e un maschio), che ogni tanto quando devono mangiare fanno i capricci e, per invogliarli a mangiare, mi capita di cucinare un bel piatto di pasta al pomodoro. La pasta in questione è quella per bambini, uguale nel tipo di pasta come la mangiamo noi grandi, ma più piccola nella forma.

Leggete cosa sono riuscito a scoprire leggendo un articolo pubblicato da Kata Web

La pasta per bambini? E’ uguale a quella dei grandi

In formato “mini”, confezionata in scatole abbellite con i personaggi dei cartoni animati, pubblicizzata come un prodotto studiato per i più piccoli. Ma in realtà la pasta “per bambini” è identica a quella per gli adulti. Lo ha scoperto il Salvagente, che ha testato 27 campioni scelti tra i pastifici più noti. Sin dal nome sembra la pasta per i bambini. Confezionata in scatole abbellite con i personaggi dei cartoni animati o pubblicizzata con il ricorso a teneri testimonial, è irresistibile per mamme e figli. Eppure, non è pasta per bambini. È quanto ha scoperto il Salvagente con un test su 27 prodotti diversi pubblicato nel numero in edicola da giovedì 20 maggio in cui si denuncia una diffusa contaminazione da micotossine che per i più piccoli può rappresentare un vero pericolo.
A dispetto delle suggestioni, la pasta di piccolo formato che acquistiamo per i bambini è infatti un prodotto per adulti. La pasta è pasta, si dirà. Ed è vero: è fatta sempre di acqua e semola. La differenza è nella qualità dell’ingrediente primario, il grano. Più in particolare, nel livello di contaminazione da micotossine, pericolose muffe che dal campo possono arrivare fino al piatto che mettiamo davanti ai nostri figli.

A norma di che
La gravissima insidia rappresentata dalle micotossine è nota. Sono tossiche per l’uomo, alcune sono manifestamente cancerogene. Per questo sono oggetto di controlli e monitoraggi, e sono ammesse dalla normativa soltanto in piccolissime dosi, espresse in parti per miliardo (ppb). Le norme dedicate alle pericolose muffe dei cereali dettano due livelli di sicurezza: uno per gli adulti e uno, molto più restrittivo, per lattanti e bambini. Una distinzione che intende mettere al riparo i delicati organismi dei più piccoli. Ma che si rivela solo teorica, quando si guarda alla pasta. A eccezione delle costose versioni dietetiche per la prima infanzia, infatti, l’industria osserva i limiti più alti indicati per gli adulti. Anche per i formati tradizionalmente usati per i bambini. E persino per quelli pubblicizzati con toni che inducono a credere che siano prodotti studiati per loro. Tutto legale, certo. Nessuna norma obbliga le aziende a elevare la qualità della semola per andare incontro alle esigenze di sicurezza essenziali ai primi anni di vita. E le conseguenze si vedono. Basta cercarle.

La carica dei 27
Per verificare il grado di contaminazione delle paste più mangiate dai bambini il Salvagente ha portato in laboratorio 27 campioni, scelti tra i pastifici più noti, tra le linee a marchio privato e prodotti da discount. Presenti, ovviamente, due prodotti di grande richiamo per bambini e genitori: i Piccolini della Barilla e i Topolino and Friends della Gs.
Gli esperti del Labs, Laboratorio di alimenti, benessere e sicurezza dell’Università Federico II di Napoli, hanno cercato le tre micotossine più significative per testare la qualità del grano: l’aflatossina B1 (AfB1), l’ocratossina A (OtA) e il deossinivalenolo (Don). La buona notizia è che una di queste, la più temuta, è risultata assente. Nell’intero campione non vi è traccia della AfB1, la micotossina classificata come cancerogena, e inserita nel gruppo 1, dallo Iarc, l’Agenzia dell’Oms che si occupa della ricerca sul cancro. La cattiva notizia è che le altre due muffe cercate sono state quasi sempre rintracciate. E, in molti casi, decisamente sopra al limite che la legge imporrebbe a questi prodotti se fossero espressamente destinati ai bambini. Non lo sono e ovviamente rientrano perfettamente nelle tolleranze di una legge un po’ paradossale. Ma chi spiegherà ai genitori che la pasta che tutti i giorni danno ai propri bambini è... solo per adulti?

Beh ... di certo è che la mini pasta non la farò più mangiare ai miei nipoti.

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22 maggio 2010

DDL Intercettazioni le mani sulla Costituzione: Art. 15, Art. 21 e Art. 112





Avrò sentito male ma nel servizio andato in onda su Sky Tg24, il telegiornale più obiettivo d'Italia, il nostro Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, per giustificare lo scellerato Decreto sulle Intercettazioni, ha usato dire: "ARMONIZZARE TRE DIRITTI DIVERSI" (?!).

Naturalmente stava parlando di 3 articoli della nostra Costituzione:
  • Art. 15, che tutela la riservatezza delle comunicazioni,
  • Art. 21 che tutela la libertà d'opinione,
  • Art. 112 che riguarda l'obbligo dell'esercizio delle sanzioni penali.

Sarò ignorante e non sono nè un avvocato, nè un Costituzionalista, ma a me è sembrato che volesse sintetizzare i 3 Articoli della Costituzione Italiana cosi: CONTROLLARE, CENSURARE E PUNIRE.


Saluti

21 maggio 2010

Santoro, il web ti chiama, cosa aspetti?


Ieri sera, dopo alcune dichiarazioni di Santoro, ho cercato di non perdermi la prima parte di Annozero (la puntata intitolata Segreti e Peccati si occupava dei tanti casi di pedofilia nella Chiesa, insabbiati dal Vaticano).

Santoro ha attaccato tutti partendo nel dire che non è un politico (ha la memoria corta in questo caso). Poi via via fa pesare, visto che è davvero bravo nel creare un format televisivo, il suo pensiero senza filtro: spara verbalmente contro tutti. Contro Vespa, il Corriere, la Repubblica, i giornali tutti, la Rai, Berlusconi (senza nominarlo), il PD e Bersani e l'Italia dei Valori. Santoro ha capito che per la Rai non c'è futuro (la stanno spolpando da anni pezzo dopo pezzo), che per la televisione, come l'abbiamo sempre vista, non c'è futuro (il digitale terrestre è un altra costosissima furbata ai danni dei cittadini).




Santoro lascia aperta uno spicchio di porta... se volete che io rimanga, chiedetemelo ...dice ai dirigenti Rai e ai partiti, ma in cuor suo sa cosa farà in futuro. Qualche partito lancerà un appello per farlo rimanere in Rai? Ieri intanto il Blog Beppe Grillo gli ha gia messo a disposizione il suo spazio. Santoro ha già traslocato sul Web ... la puntata di RAIPERUNANOTTE lo ha dimostrato, vediamo se cambierà idea, se non lo facesse rimarrei molto deluso.




Tocca all'editoriale di Travaglio. Niente da aggiungere, Travaglio è davvero bravo, se non che nel DDL Intercettazioni gli è sfuggito (anche a lui?) il fatto che d'ora in poi ogni volta che s'indaga su cose o qualcuno del Vaticano... quest'ultimo deve essere tempestivamente interpellato ... prima ...




Sapete non seguo spesso Annozero, lo reputo troppo spesso noioso, ma una cosa cerco di non perdermi: Vauro e le sue splendide vignette.




La Televisione, ma è meglio dire l'informazione, sopravviverà in futuro solo grazie a Internet dove, in barba alle future leggi italiane censorie, la Rete ha gli anticorpi per restare libera, e le censure possono essere in qualche modo scavalcate.

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20 maggio 2010

Lo sfruttamento delle acque del fiume Nilo fa salire la tensione tra alcuni Stati Africani




Mentre in Italia procede a gonfie vele la raccolta referendaria del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua (in un mese 516.615 firme), per far si che quest'ultima torni ad essere un bene pubblico, e non una merce da fatturare a piacimento, nel resto del mondo, e precisamente in Africa, sul grande fiume Nilo aumentano i malumori dovuti allo sfruttamento dell'uomo di questa indispensabile risorsa. Infatti tira proprio un'aria sempre più pesante tra i paesi a monte e a valle del grande fiume africano. Le mega-dighe in costruzione – finanziate in particolare dalla Banca europea e dall’Italia – al Sud rischiano di ridurre drasticamente le risorse idriche del Nord.

In molti sostengono che per “l’acqua”, probabilmente, si combatteranno il prossime guerre. Se un disgraziato giorno davvero dovesse essere così, uno scenario di guerra potenzialmente dirompente si presenterebbe tra i paesi a monte e a valle del fiume Nilo. Lo sfruttamento delle sue acque, già da adesso, sta causando non pochi attriti tra i paesi che ne condividono il suo ampio bacino. In particolare, i sette paesi che sono a monte del fiume ossia Etiopia, Uganda, Kenya, Tanzania, Burundi, Ruanda e Repubblica Democratica del Congo si dicono ormai pronti a creare un “Accordo quadro” di cooperazione, a cui però si stanno opponendo strenuamente i due paesi a valle, ovvero l’Egitto e il Sudan. Infatti, sia il governo egiziano sia quello sudanese temono che uno sfruttamento intensivo delle risorse idriche a monte possa ridurre drasticamente le disponibilità idriche a valle – e il loro conseguente sfruttamento – per i due paesi. Per ora il contrasto è ancora latente a livello politico ma non pochi osservatori internazionali temono che davanti ad un’ulteriore escalation si possa scatenare, prima o poi, una guerra tra poveri che però, come spesso capita, risultano armati fino ai denti proprio dai paesi occidentali oltre – ovviamente – alla solita Russia e Cina.


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19 maggio 2010

La libertà va sempre conquistata



I nodi stanno per venire al pettine. La politica, il Governo, con il Decreto Intercettazioni, ovvero l'ennesima legge creativa di questo Governo sta per compiere un passo importante per ottenere il controllo, a proprio piacimento, di questo paese.
E' questa la solita legge ad personam, ma questa volta nazionale, che interessa e tutela solamente tutte le persone importanti, ovvero tutte quelle persone che sopravvivono grazie alle più forti lobbies di questo paese.

I cittadini sono al corrente di quello che sta per accadere? Naturalmente no. O meglio, gli organi di informazione italiani sono controllati, e la lottizzazione partitica dell'informazione attuale, sta alla larga dal sottolineare i passi più importanti di questo Decreto. Sta molto attenta a non informare i cittadini, stando ben attenta a non raccontare che con questo decreto, va a farsi benedire uno degli articoli più belli della nostra Costituzione: l'Articolo 21.

I cittadini se fossero informati per bene, andrebbero contro questo Decreto? Molto probabilmente si, anche se da sempre gli italiani sono sempre più concentrati nelle cose della loro vita, e mal si prestano (salvo rare eccezioni) a essere il vigile e il controllore dei nostri governanti.

Leonardo Sciascia esporrerebbe molto meglio il mio pensiero e in poche e efficaci parole, ve le faccio leggere:
Ebbene, Le dirò questa – per me terribile – verità: ancora oggi credo che una buona parte degli italiani (di destra, di sinistra, di centro) vivrebbe nel fascismo come dentro la propria pelle. Magari dentro un fascismo meno coreografico, con meno riti, con meno parole: ma fascismo.
(Leonardo Sciscia)
  • Non si potrà intercettare i ladri, ma solo per reati gravi
  • Non si potranno fare riprese tv nei processi senza consenso,
  • Le ‘talpe’ che rivelano atti del processo rischiano da uno a 6 anni di carcere (GIUSTO),
  • I Blog verranno monitorati e verrà applicato il diritto di rettifica entro 48 ore: pene peculiari fino a 13000 euro per i trasgressori e cancellazione dei siti da parte dei provider,
  • immediato avviso al Vaticano se un pm intercetta un uomo di Chiesa.
Durante il dibattito a chi contestava il chiaro attentato al diritto di informazione e al libero pensiero il collega deputato Pdl Mariano Delogu (è sardo) è sbottato: «ci stanno rompendo i coglioni!», rivolto ai contestatori. La reazione dell’esponente della maggioranza ha scatenato critiche anche tra i senatori del Pdl. (Fonte)

DOVEVANO BATTEZZARLO DECRETO INSABBIAMENTO!!!

In conclusione vi metto a disposizione un video dell'utente citypork di youtube, guardatelo e se vi va, commentate pure quanto esposto in questo post.



Saluti

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18 maggio 2010

Dopo la legge ammazza Blog il Governo vuole regolamentare anche la Rete


Italia, il Governo vuole autoregolamentare la Rete. Stilata la bozza definitiva del codice di autodisciplina destinato agli operatori Internet italiani. Lo ha scritto il Ministro degli Interni. Obiettivo dichiarato: preservare la dignità dei cittadini (:O)

Roma - La "Bozza definitiva" del "Codice di autodisciplina a tutela della dignità della persona sulla rete Internet" è stato presentato agli operatori Internet dal ministro degli Interni Maroni e dal viceministro alle Comunicazioni Romani.

L'idea era stata avanzata da qualche mese (già a dicembre) dalla maggioranza, e rilanciata in concomitanza con il caso Vividown. Nel frattempo è stata cancellata la dicitura "Internet mi fido", nome con cui era conosciuta l'iniziativa, ma l'intento è il medesimo: costituire una sorta di bollino per spazi online che funga da "garanzia di rispetto dei principi fondamentali della libertà" e "contro l'uso malevolo delle informazioni e dei contenuti diffusi". Un modo per assicurare gli utenti che i contenuti non incitino "all'odio, alla violenza, alla discriminazione, ad atti di terrorismo, o che offendano la dignità della persona, o costituiscano una minaccia per l'ordine pubblico", e conciliare "la salvaguardia della sicurezza pubblica, la dignità della persona e il suo diritto alla privacy e alla riservatezza".

D'altronde, per il Governo italiano è "essenziale che sia assicurata da parte dei soggetti che vi operano, a titolo imprenditoriale o meno, un'azione di vigilanza sulla rete che renda possibile, a seguito delle segnalazioni opportunamente ricevute, un controllo ex-post dei contenuti, veicolati o ospitati, al fine di garantire la liceità degli stessi ed il pieno rispetto della dignità umana, il rifiuto di ogni forma di discriminazione". E l'autodisciplina è ritenuto un mezzo efficace.
Il principio è quello del marchio di qualità comunemente usato, per esempio, per i prodotti agroalimentari: in quel caso si tratta, a grandi linee, di determinate caratteristiche e processi produttivi che vengono riconosciuti come indice di qualità di prodotto tale da meritare un bollino di garanzia (su cui vigila un Comitato di qualità) il quale viene costruito ad hoc per distinguere il bene dai concorrenti meno efficienti e agevolare così il consumatore nella scelta.

Dell'autoregolamentazione come alternativa ad un intervento diretto o strumento complementare alla legislazione tradizionale parla anche il Parlamento europeo, tra l'altro con una raccomandazione sotto forma di "Consiglio sul rafforzamento della sicurezza e delle libertà fondamentali su Internet": la speranza per il Governo è che l'iniziativa italiana non rimanga un unicum, ma che altre realtà la seguano possibilmente creando un quadro di Internet di qualità a livello europeo che possa, meglio di un'ottica schiacciata sui confini nazionali, rappresentare un controllo realistico sui contenuti.

In Internet ciò si declina con diversi obblighi a carico dei soggetti che decideranno di aderirvi e la costituzione di un Comitato di Attuazione dl Protocollo, cui spetterà il compito di "definire le caratteristiche del logo identificativo del marchio di qualità" e concederne l'utilizzo agli aderenti vigilandone gli effettivi adempimenti e le modalità in cui verranno applicate. "I soggetti e le Associazioni di categoria - si legge nella bozza definitiva - firmatarie del presente Protocollo si impegnano ad applicare e far rispettare il Codice di Autodisciplina nell'ambito delle rispettive competenze".

Per i Web service provider ciò significa l'obbligo di "rimuovere tempestivamente i contenuti illeciti adottando procedure che garantiscano l'effettività di tale tutela", mettere a disposizione (chiaramente e direttamente) "un apposito link a modelli di segnalazione e di reclamo" e garantire la trasparenza in tutte queste operazioni in modo da escludere ipotesi di censura su segnalazioni non corrette. Inoltre loro compito sarà anche inserire le regole del Codice nelle condizioni generali sottoposte agli utenti.

Per gli access provider che decideranno di aderirvi, invece, il principale impegno è assicurare una "tempistica collaborazione con le autorità giudiziarie e le forze di polizia" qualora necessario.

L'adesione, i qualità di strumento di autoregolamentazione, resta volontario, ergo sarà il valore che gli attribuiranno utenti e operatori a garantirne il successo o decretarne la sconfitta. Nell'ultima riunione organizzata dal Governo che si è occupata del Codice erano presenti Microsoft e Google, ma mancavano altri importanti soggetti tra cui Facebook.

Claudio Tamburrino



Pubblico e aderisco all'appello lanciato in Rete dal Blog di Alessandro Tauro


PUBBLICA RESISTENZA CONTRO IL DDL INTERCETTAZIONI

Comunicato

Gentile Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi,
in questi giorni, in queste ore, il Parlamento della Repubblica Italiana è impegnato in una corsa contro il tempo per una più che rapida approvazione del disegno di legge firmato dall'Onorevole Ministro della Giustizia Angelino Alfano e noto come "ddl intercettazioni".
Il provvedimento rappresenta una delle più drastiche limitazioni al potere d'indagine che compete ai magistrati inquirenti del nostro paese e, al contempo, la più dura, feroce e devastante limitazione al diritto costituzionale di informazione; il diritto di farla e il diritto di riceverla.

Il progetto di legge, per mezzo dei suoi punti fondanti, impedisce il racconto giornalistico su fatti giudiziari di pubblico dominio e privi di segreto, stabilisce pene detentive e pecuniarie pesantissime verso chiunque osi divulgare verità giudiziarie, introduce nuovi obblighi di rettifica per i blog minandone la sopravvivenza, trasforma in crimine il diritto dei cittadini vittime di crimini di raccogliere prove audio e video a dimostrazione del reato e stabilisce odiose discriminazioni tra forme di giornalismo, all'interno di una drammatica limitazione del diritto ad effettuare inchieste giornalistiche.

Il diritto all'informazione nelle sue forme più elementari, il principio di legalità e la ricerca della giustizia vengono totalmente smantellati da tale provvedimento.

Pertanto questo sito internet dichiara sin da adesso che, per imprescindibili motivi etici e in ragione della difesa del diritto alla libertà di parola e di stampa, solennemente sancito dalla Costituzione italiana e dalle leggi vigenti, in caso di approvazione in via definitiva e di conversione in legge, non potrà attenersi in alcun modo alle norme che compongono il disegno di legge sulle intercettazioni.


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Il Decreto Intercettazioni continua ad avanzare, nel mirino giudici, blogger e giornalisti



Ieri sera il Senato ha dato il primo via libera al Decreto Intercettazioni. Questo vuol dire che tra pochi giorni, ad approvazione definitiva, per inserire nei processi le conversazioni telefoniche, d'ora in avanti saranno necessari solamente gravi indizi di reato. Ma non solo, questo decreto in un sol colpo ha fatto piazza pulita non solo delle intercettazioni, utilissime da sempre per scovare dei criminali, ma anche chi si azzarda a raccontare pubblicamente, notizie inerenti a indagini in corso. Questa ghigliottina censoria, un bavaglio bello e buono, colpirà non solo i giudici che saranno per l'ennesima volta impossibilitati ad indagare, ma anche i giornalisti che non potranno raccontare dei fatti criminosi. La mannaia di questo Decreto colpisce incredibilmente anche i blogger, malgrado questi, recentemente, abbiano incassato la sentenza a favore secondo il quale un blog non è equiparabile ad un giornale.
Non si capisce come mai, se non con la voglia di controllare e censurare, che questa parte della Decreto Intercettazioni vada a toccare proprio i siti internet e in particolare i blog. E' proprio l'equiparazione di tutti i siti informatici alle professionali testate giornalistiche (che non hanno niente a che vedere con i blog, come abbiamo precedentemente visto) è il fulcro della questione. I Blogger dovranno essere pronti ad eseguire, eventualmente, una rettifica su quanto scritto precedentemente, entro e non oltre le 48 ore dalla data di ricezione della richiesta.

In caso contrario cosa succede? I provider dovranno cancellare i contenuti incriminati, e per il Blogger sanzioni varie, tra le quali ricordo ben 13mila euro di multa.
Se questa cosa passerà, facile prevedere la scomparsa di tanti Blog, e forse anche di questo.




Per Approfondire leggi anche

Aderisci anche tu contro il Decreto Intercettazioni!


oppure aderisci all'iniziativa diventando fan del Gruppo Facebook
(IO HO ADERITO)

Leggi e aderisci a questo scritto in questo post:

16 maggio 2010

Did You Know ...? Sapevate che ...? (video)

Buongiorno e Buona Domenica.


Qualche tempo fa vi avevo fatto vedere un video che parlava di quanto e come era utilizzato internet in tutto il mondo. Oggi invece vi propongo un video che fa vedere quanto velocemente sta cambiando "La Rete", e quanto essa influenzi la vita di tutti gli esseri umani.

Buona Visione


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13 maggio 2010

Nucleare, sarà vietato dire No "Non ti permettere di dire che io guadagno dei soldi perché ti spacco la faccia, è chiaro?"

Il Nucleare non serve all'Italia e più passa il tempo ho la convinzione che sia un grandissimo business da propinare agli italiani in modo truffaldino, sfruttando le già esigue casse dello Stato. In poche parole l'unica considerazione, e promessa, che con esso diminuiranno le bollette, sarà e rimarrà, la solita chimera tutta Italiana. A rafforzare per l'ennesima volta la mia contrarietà al nucleare, come emerge chiaramente in questo Blog, vi propongo un interessantissimo dibattito televisivo andato in onda sul servizio pubblico qualche tempo fa. Emerge l'arroganza e la mancanza di argomentazioni di chi è a favore di questo inutile e pericoloso progetto per le popolazioni. Durante tutto il dibattito, il geologo Mario Tozzi (contrario al nucleare) fa un figurone: lucido e preciso nel svelare tutte le magagne di questa pericolosissima e costosissima energia radioattiva.

Probabilmente d'ora in avanti prevarrà la tattica, strumentale, di chi sostiene questo folle progetto: negare sistematicamente che chi sostiene il Nucleare, sia nel libro paga delle aziende che otterranno in futuro un fiume di denaro dal Nucleare, arrivando perfino a minacciare quanti affermano il contrario.


Cominciamo bene: Il Nucleare è l'energia del futuro?
Tra gli ospiti, tra gli altri, Mario Tozzi e Chicco Testa


Chicco Testa, favorevole al nucleare, è disperato: sbuffa, balbetta, innervosendosi ogni qualvolta che qualcuno lo incalza sulle sue argomentazioni, arrivando addirittura a minacciare il geologo Mario Tozzi, contrario al nucleare.

Nel proseguo della trasmissione il famoso oncologo Umberto Veronesi (cancronesi) in modo vergognoso che il nucleare è un energia pulita e sicura (censuro il mio pensiero al riguardo!).

Nell'ultima parte della trasmissione bella la testimonianza di alcuni cittadini che raccontano la loro testimonianza. Risiedono dove sono presenti le vecchie centrali nucleari italiane dismesse e testimoniano chiaramente una maggiore crisi, rispetto al resto del paese. Parlano di una profonda crisi del turismo e dell'agricoltura, e di perdite di valore di immobili e terreni.

Questo è il nucleare, NO AL NUCLEARE!