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06 giugno 2013

Se il Festival del Giornalismo dimentica le violazioni USA dei diritti umani


In questi giorni in cui si svolge a Perugia il Festival internazionale di giornalismo dove la stella è Yoani Sanchez, la blogger cubana che, come hanno mostrato i documenti di Wikileaks, lavora esplicitamente per il Dipartimento di Stato americano e per le agenzie della Cia, un recluso in attesa di processo da dieci anni, con un magistrale articolo di opinione ospitato sul New York Times, denuncia la perdurante violazione dei diritti umani nella base di Guantanamo da parte dell’Amministrazione nordamericana. Una violazione alla quale il Presidente Obama aveva promesso, nel suo precedente mandato, di porre fine, senza essere riuscito però a mantenere la parola.

22 aprile 2011

Per Freedom House il web in Italia è libero



Questa volta sul fronte Freedom House giungono buone notizie. Il web in Italia è libero. A dirlo è la classifica stilata da Freedom House, una famosa società di ricerca americana, che monitora e classifica il livello di libertà nel mondo. Pensate è la prima volta che il nostro paese compare nelle prime posizioni della classifica, al sesto posto per la precisione, e dunque, viene catalogato come nazione libera.

Una buona notizia senz'altro che però bisticcia con un altra classifica stilata da Freedom House recentemente. Stiamo parlando della libertà di stampa, che vede l'Italia pensate al 72simo posto, e dunque paese parzialmente libero.

Al primo posto sulla libertà della Rete si piazza (ed è una sorpresa) l'Estonia. Il sorpasso degli Estoni ai danni degli USA, è dovuto al fatto che ai primi ha giovato una serie di sentenze e di leggi a difesa dei diritti degli utenti internauti (al contrario degli USA dove il Governo ogni giorno che passa "per motivi di sicurezza", sorveglia e controlla i cittadini che usano internet). Subito dopo l'America troviamo la Germania, l'Australia, la Gran Bretagna e l'Italia. Da segnalare che dopo di noi troviamo il Sud Africa e il Brasile, che chiudono di fatto la classifica dei paesi totalmente liberi nel web.

La classifica di Freedom House poi continua classificando quelle nazioni in cui la rete è meno libera e in quelle che non lo è affatto (“parzialmente free” e “non free”). Nel primo caso troviamo 18 paesi, tra cui spicca la Russia di Medvedev e Putin e il Venezuela di Hugo Chavez. Di questo gruppo fanno parte anche il Kenya, l'Egitto, la Turchia e diversi stati latino-americani. Ad un passo nell'essere declassati a “non liberi” troviamo il Pakistan, che ha visto l'anno scorso il proprio governo impegnato a decidere se bloccare o no siti sulla base di “offese molto vaghe allo Stato o alla religione”.

11 sono gli Stati in cui non esiste libertà di rete, i cosiddetti “not free”: Thailandia, il Bahrein, l'Arabia Saudita, la Tunisia e Cuba. Al terzultimo posto c'è la Cina, che ottiene il triste riconoscimento di nazione con i metodi di repressione “più sofisticati”. Maglia nera della censura online, ultima, è l'Iran di Muhammad Ahmadinejad. In Iran internet è stato reso quasi completamente inaccessibile dopo l'ondata di proteste del 2009.

Per Approfondire leggi anche il post Giornata Mondiale della Libertà di Stampa. Italia al 72° posto

04 maggio 2010

Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, Italia al 72° posto


Ieri 3 Maggio era la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa. Secondo i dati resi noti anche quest’anno da Freedom House, un organizzazione non governativa che si occupa del grado di “libertà” dell’informazione nei singoli Stati, nel mondo anche quest'anno c'è stata meno libertà d'informazione. Secondo il rapporto di Freedom House, a livello globale, solo una persona su sei vive in paesi dove c'è piena libertà di espressione. L'Europa, secondo il rapporto, è un'isola felice ma con l'eccezione dell'Italia!! Da noi la libertà è solo parziale, e questo a causa del conflitto d'interesse che vede il proprietario dei principali media italiani nonché Presidente del Consiglio (leggi Silvio Berlusconi), gestire e controllare, interferendo di fatto in prima persona, sulla politica e sull'informazione italiana.
"In Italia la situazione è peggiorata." scrive Katin Deutsch Karlekar, cofondatrice e presidente onoraria di Freedom House nel suo rapporto, specificando come questo severo giudizio trova fondamento nel fatto che "il Primo Ministro Silvio Berlusconi si è scontrato con la stampa per la copertura della sua vita personale, che ha portato a querele contro i media esteri e locali e alla censura di ogni contenuto critico da parte della TV di stato. Il ritorno al potere di Berlusconi - si legge nel rapporto – nell’aprile 2008 gli ha permesso nuovamente di poter controllare fino al 90% delle emittenti televisive nazionali, mediante gli sbocchi alle televisioni pubbliche e le sue partecipazioni ai media privati". Soffermandosi poi sul noto conflitto d’interessi che, come sappiamo, oramai crea scandalo soltanto all’estero, la Karlekar scrive: “Il primo ministro risulta essere il principale azionista di Mediaset, del principale editore nazionale Mondadori e della più grande concessionaria di pubblicità Publitalia". Un ulteriore causa del nostro declassamento secondo l’organizzazione americana sarebbero: “le limitazioni imposte dalla legislazione, per l’aumento delle intimidazioni nei confronti dei giornalisti da parte del crimine organizzato e di gruppi dell’estrema destra, e a causa di una preoccupante concentrazione della proprietà dei media". Secondo Freedom House, nella classifica sulla libertà di stampa l’Italia ottiene solo 32 voti su 100. E’ l’unico Paese europeo a perdere posizione e soprattutto a retrocedere dalla categoria dei Paesi “free” a quella dei paesi “partly free,” ossia dove la libertà di stampa è parziale, in compagnia d’Israele e Taiwan.
L'Italia nel mondo si piazza al 72° posto mentre in Europa abbiamo il triste primato di essere al 24° posto. Se andiamo a leggere la classifica globale, noteremo che siamo in compagnia di Benin, Hong Kong e India. Inoltre se leggiamo i dati vedremo che gli altri grandi paesi industrializzati del mondo, sono lontanissimi dall'Italia: la Germania è 15ma, l’Inghilterra è al 17° posto, la Francia al 21°, gli USA sono al 24° posto. Infine vi ricordo che nel 2009 sono state uccisi 77 giornalisti, mentre solo nei primi 4 mesi del 2010, già 22 persone tra reporter e tecnici del settore hanno perso la vita.



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