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10 aprile 2012

La vita dei bambini greci ai tempi della crisi “Gli alunni svengono a scuola per la fame”


Rapporto dell'Unicef: i minori poveri nel Paese ellenico sono mezzo milione. Sono debilitati e abbandonano la scuola: le famiglie li mandano a lavorare. Mentre gli adulti restano disperati: in due anni oltre 1700 suicidi. L'ultimo era un farmacista in pensione: "I tagli hanno azzerato la mia capacità di sopravvivere. Non trovo alternative a una conclusione dignitosa prima di finire a rovistare tra la spazzatura"

Quatrocentotrentanovemila tra bambini e ragazzi nella miseria, alunni che svengono a scuola perché affamati e il cui corretto sviluppo psicofisico è considerato seriamente a rischio. Sono alcuni degli angoscianti contenuti del recente rapporto realizzato da Unicef Grecia e Università di Atene che accende i riflettori su una delle categorie da sempre e ovunque più a rischio in situazioni di crisi economica: quella dei minori. I bambini presi in esame fanno parte di quel 20% di famiglie greche considerate povere dalle statistiche ufficiali. Nuclei familiari che si trovano ad affrontare problemi come l’impossibilità di riscaldare la casa a sufficienza (nel 37% dei casi), il dover abitare in abitazioni malsane (50%) o addirittura l’insufficienza dell’alimentazione (21%). Il rapporto stigmatizza anche l’incremento degli abbandoni scolastici dovuto probabilmente anche al fatto che circa 100 mila minori sono costretti a lavorare per contribuire al sostegno della famiglia.

Il problema è però anche un altro: lo studio si basa sulle statistiche ufficiali europee che sono ferme al 2010 e incorpora pertanto solo in parte gli effetti della crisi andata intensificandosi nel corso del 2011. Lo scorso anno il Pil è calato del 7%, la disoccupazione è balzata dal 14 al 21% (50% quella giovanile) e secondo la Commissione Ue i salari si sono ridotti mediamente del 22%. Per di più pensioni, stipendi pubblici e prestazioni sociali sono stati tagliati con l’accetta per venire incontro alle richieste di Unione europea, Bce ed Fmi. Le stime di Bruxelles presentano inoltre un rischio: viene infatti considerato povero chi vive con meno del 60% del reddito medio nazionale. Pertanto se tutti guadagnano meno e il reddito medio si abbassa scende anche la soglia di indigenza e dunque il numero di “ufficialmente poveri” non cambia. Questo spiega perché non ci siano praticamente variazioni rispetto ai valori pre-crisi.

Rilevazioni più accurate hanno calcolato la povertà ancorando il reddito ai valori del 2009. Risulta così come solo nel 2010 con un Pil in calo del 4,5% oltre mezzo milione di greci, il 5% della popolazione, sia scivolato nella povertà. E’ probabile che nel 2011 sia accaduto lo stesso se non peggio. Appaiono dunque ragionevoli stime che collocano la quota di poveri almeno al 30% della popolazione. Significa che quasi 3 milioni e mezzo di persone, ossia un cittadino greco ogni tre, vivono una situazione di grave indigenza. Di questi almeno 500mila sono bambini o ragazzi.

Il deterioramento delle condizioni sociali è fotografato anche da altri indicatori indiretti. Una ricerca della rivista The Lancet segnala un grave deterioramento delle condizioni sanitarie del paese dal 2007 ad oggi. Mentre le strutture mediche pubbliche hanno subito tagli nell’ordine del 40% quasi un greco su tre si rivolge ai presidi sanitari delle organizzazioni non governative originariamente pensati per gli immigrati. In forte aumento anche il consumo di eroina, salito del 20% mentre i programmi di sostegno e recupero per tossicodipendenti sono stati ridotti di un terzo.

Non può stupire che l’insofferenza verso le misure di austerità imposte per tentare di risanare i conti sia in crescita esponenziale. Un’insofferenza che o esplode in proteste e scontri di piazze o trascina le persone nella più cupa disperazione. Secondo un’indagine del Parlamento greco da inizio 2010 si sono registrarti 1725 suicidi, con un aumento del 40% all’anno. L’ultimo a togliersi la vita è stato un farmacista in pensione che si chiamava Dimitris Christoulas. Si è ucciso mercoledì scorso davanti al Parlamento lasciando un biglietto indirizzato al governo in cui si legge “i tagli hanno azzerato la mia capacità di sopravvivere, basata su una pensione rispettabile che avevo versato in 35 anni. Non trovo alternative a una conclusione dignitosa prima di finire a rovistare tra la spazzatura per vivere”.



La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.ilfattoquotidiano.it/

Redatto da Raimondo Orrù per Niente Barriere 

14 marzo 2012

MSF “Gli aiuti internazionali continuano a fornire cibo scadente ai bambini”

“Il sistema degli aiuti alimentari internazionale continua a fornire ogni anno su larga scala cibo scadente a milioni di bambini malnutriti”. Lo denuncia un comunicato di Medici Senza Frontiere (MSF) alla vigilia della Giornata mondiale dell’Alimentazione di domenica 16 ottobre. “La maggior parte degli aiuti alimentari, compresi quelli verso paesi con alti tassi di malnutrizione - come intere zone dell’Africa Subshariana - comprendono farine a base di mais e soia (Corn Soy Blends - CSB), che non contengono i nutrienti vitali e le proteine di cui hanno bisogno i bambini per la loro crescita. Solo gli Stati Uniti ogni anno inviano ai Paesi in via di sviluppo circa 130.000 tonnellate di aiuti alimentari inadeguati come il CSB, coltivato e processato in piantagioni americane” - afferma l'associazione.
La malnutrizione – una malattia prevenibile e curabile – colpisce 195 milioni di bambini in tutto il mondo ed è la causa nascosta di almeno un terzo degli otto milioni di decessi di bambini al di sotto dei 5 anni, la maggior parte dei quali nei paesi del Sud del mondo. I bambini al di sotto dei due anni sono i più vulnerabili e senza l’accesso a cibo altamente nutritivo necessario per la loro crescita e sviluppo – come il cibo terapeutico pronto all’uso ora disponibile – soffriranno di conseguenze debilitanti per tutta la vita. “È stato provato al di là di ogni dubbio che assicurare aiuti alimentari adeguati ai bambini più piccoli e vulnerabili salva le loro vite, ma nonostante ciò il sistema globale degli aiuti alimentari non è ancora al passo con i rivoluzionari progressi fatti dalla scienza della nutrizione” - dichiara Unni Karunakara, presidente internazionale di MSF.
“Molti Paesi, tra cui quelli europei, hanno risolto con successo il problema della malnutrizione a casa propria adottando strategie che assicuravano l’accesso a cibi nutrienti per le persone più vulnerabili” - prosegue Karunakara. “Ma stiamo ancora aspettando che applichino le stesse strategie quando si tratta di mandare aiuti alimentari agli altri Paesi”. I paesi europei sono tra i principali donatori di aiuti alimentari al mondo. “Mentre alcuni Stati europei hanno provveduto individualmente a includere prodotti adeguati nel pacchetto di aiuti alimentari, la Commissione Europea è in ritardo” - sottolinea MSF. “Nonostante le ripetute promesse circa la necessità di garantire che i bisogni nutritivi dei bambini sotto i due anni di età siano soddisfatti, la Commissione Europea deve ancora pubblicare linee guida chiare su come intende implementare le riforme necessarie. Inoltre, le politiche degli aiuti alimentari della Commissione Europea sono incoerenti perché impongono ostacoli per l’ottenimento dei fondi per l’acquisto di prodotti adeguati che possano prevenire la malnutrizione, mentre spianano la strada a quei programmi finanziati dall’Europa che forniscono prodotti molto meno nutrienti ed efficaci”. “La Commissione Europea deve andare oltre le generiche dichiarazioni d’intenti e mostrare la propria determinazione nel miglioramento della qualità degli aiuti alimentari europei” - evidenzia Unni Karunakara.
Alcuni attori chiave del sistema degli aiuti alimentari hanno iniziato a cambiare. Il Programma Alimentare Mondiale (PAM), per esempio, adesso utilizza alimenti supplementari che rispondono ai bisogni nutritivi dei bambini sotto i due anni come cardine della propria azione durante le emergenze umanitarie. Questi prodotti hanno giocato un ruolo chiave nel 2010 nella risposta alle crisi nutrizionali che hanno colpito il Niger, durante le inondazioni in Pakistan e il terremoto a Haiti. I Paesi donatori e le altre organizzazioni coinvolte hanno migliorato la qualità degli alimenti inviati in Somalia e Kenya per rispondere all’attuale crisi nutrizionale che ha colpito i due paesi. Ma a oggi, i bambini che vivono fuori da queste grandi emergenze continuano a ricevere prodotti dai principali donatori alimentari internazionali che non soddisfano i loro specifici bisogni nutrizionali. “Le grandi emergenze, come quelle che stanno colpendo in questi giorni la Somalia e il Kenya, rappresentano solo la punta dell’iceberg della malnutrizione” - continua Unni Karunakara. "La maggior parte dei bambini malnutriti sono invisibili e non dovrebbero essere vittime di guerre o catastrofi naturali per poter avere accesso al cibo di cui hanno bisogno”.
Nel 2008, un vertice internazionale di esperti organizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha esaminato il crescente volume delle evidenze scientifiche e ha concluso che gli standard nutrizionali degli aiuti alimentari dovevano essere migliorati. Ma tre anni dopo, l’OMS, a cui fanno riferimento i Ministeri della Salute dei Paesi in via di sviluppo per le politiche di orientamento, non ha ancora emesso linee guida ufficiali per garantire il miglioramento degli alimenti per i bambini malnutriti. “Le linee guida dell’OMS sono cruciali per incoraggiare i paesi donatori ad adottare standard migliori per gli aiuti alimentari e per i Paesi beneficiari per predisporre misure migliori per garantire che i loro bambini abbiano accesso ad alimenti di qualità,” afferma Karunakara. “I bambini non possono tollerare il ritardo causato dal fatto che debba essere dimostrata l’efficacia e la sicurezza di questi nuovi alimenti specifici da ogni singolo governo durante ogni crisi” - nota Karunakara. “Ciò serve solo a ritardare il lancio di programmi salva-vita”.
Mentre iniziative come la campagna “1000 giorni” o “Scaling Up Nutrition” (SUN), - che riuniscono paesi colpiti da alti livelli di malnutrizione insieme ai principali donatori alimentari internazionali – dimostrano che esiste un consenso scientifico e politico sulla necessità di investire sui bambini al di sotto dei due anni d’età: la maggior parte degli aiuti alimentari non fornisce cibi adeguati ai bambini più piccoli. “La gamma dei prodotti disponibili per gli aiuti alimentari ancora ignora i bisogni dei più vulnerabili” - conclude Unni Karunakara. “Non ci sono più scuse per aspettare; i più importanti paesi donatori di aiuti alimentari del mondo devono finalmente cambiare rotta”.
Il 12 ottobre, a nome di più di 125mila persone di oltre 180 paesi che hanno firmato la petizione sul sito www.starvedforattention.org, MSF ha inviato una lettera a tutti i rappresentanti dei principali paesi donatori, compresi gli Stati Uniti, gli Stati membri dell’Unione Europea, il Canada e il Brasile, per chiedere di “porre fine alla fornitura di aiuti alimentari inadeguati ai bambini malnutriti e ai bambini a rischio malnutrizione nei Paesi in via di sviluppo”. [GB]

Fonte http://www.unimondo.org/

Maggiori Informazioni su
http://www.medicisenzafrontiere.it/

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