12 maggio 2010

In Italia calano i donatori di midollo osseo




Stamattina leggendo un articolo del Corriere ho saputo che in Italia sono in forte calo le donazioni di Midollo Osseo. Una notizia questa che mi ha colpito. Dovete sapere che qualche tempo fa, quasi casualmente, sono venuto a contatto con la sezione oristanese dell'ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo) e ho potuto verificare in prima persona quali sono i problemi che caratterizzano tutte quelle persone che sono alla ricerca di un trapianto di midollo osseo.

Soltanto una persone su centomila è compatibile, è questa la spaventosa sentenza di una persona che ha fortemente bisogno di un trapianto di midollo.

I donatori volontari in Italia sono circa 330mila e l’anno scorso i trapianti di cellule staminali ematopoietiche da non consanguinei sono stati 654. Gli esperti sono preoccupati, stanno assistendo ad un rallentamento delle nuove iscrizioni. I veterani invecchiano (si resta donatori fino ai 55 anni) e i giovani non si iscrivono.

Nicoletta Sacchi, direttore del Registro italiano donatori di midollo osseo presso gli Ospedali Galliera di Genova, delinea la situazione: «Oggi la risposta dei ragazzi è drammaticamente scarsa, qualche anno fa non era così. Il donatore-tipo è donna, con un’età fra i 35 e i 40 anni, mentre sono sempre meno i maschi ventenni che, per caratteristiche fisiche consentirebbero trapianti efficaci su un maggior numero di malati, compresi quelli di peso maggiore per i quali spesso è difficile trovare donatori adatti».

Nel periodo 2003-2009 i donatori fra i 18 e i 25 anni sono passati da 17.198 a 13.360, quelli fra i 26 e i 35 anni da 121.526 a 85.099. Restano molte di più le donne (175.710 contro 154.027 maschi nel 2009). Le nuove iscrizioni al registro sono calate da 13.489 del 2001 a 8.492 del 2009. Al contrario, il numero dei donatori fuoriusciti (soprattutto per raggiunti limiti d’età, nel 64 per cento dei casi, ma c’è pure un 10 per cento che si perde perché diventa irreperibile!) è salito da 1.828 a 7.168.

Nove Regioni registrano già un bilancio negativo di potenziali donatori (2008-2009): Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Sicilia, Toscana, Umbria. In forte controtendenza invece la Campania (più 278), Puglia (più 337), Veneto (più 506).


Vi prego diventate donatori di midollo osseo (non fa male), potrete cosi dare una mano a chi nella vita è stato più sfortunato di voi.

11 maggio 2010

Disabili, shopping? Meglio al centro commerciale



Arrivare al ristorante autonomamente, ma non poter entrare perché il gradino è troppo alto o il bagno non è accessibile. Riuscire a varcare l’ingresso del negozio ma non potersi muovere all’interno, a causa di piccole scalinate o porte troppo strette. Boutique, mercerie, negozi di calzature, bar o ristoranti sono spesso ancora poco adatti ad accogliere clienti in carrozzina, soprattutto nei centri storici. Nella maggior parte delle città italiane l’accessibilità ai locali è garantita più in modo formale che sostanziale. Non resta che rinunciare allo shopping se non si è accompagnati da qualcuno, oppure optare per centri commerciali e megastore.

NORME DA VENT’ANNI – Una legge che risale a circa 20 anni fa, la n. 13 dell’89, stabilisce che devono essere privi di barriere architettoniche tutti gli edifici privati costruiti o ristrutturati dopo quella data. Quindi, anche negozi ed esercizi commerciali, che di solito sono ubicati in edifici privati. In particolare, «in base al regolamento di attuazione della legge, il Decreto Ministeriale n. 236/‘89, i negozi devono essere “visitabili” - chiarisce l’avvocato Giuseppe dell’Aquila, consulente della Confesercenti una delle principali associazioni delle imprese del commercio, turismo, servizi e artigianato -. Anche una persona su sedia a rotelle, quindi, deve poter accedere agli spazi di relazione, intesi come gli ambienti aperti al pubblico destinati alle funzioni che caratterizzano quell’attività». Se poi la superficie dell'unità immobiliare supera i 250 mq deve essere previsto almeno un servizio igienico accessibile. Nei casi in cui non è possibile eliminare le barriere, per esempio se si tratta di edifici vincolati, la norma prevede che sia garantita la «visitabilità condizionata». In pratica, spiega l’avvocato: «In prossimità dell'accesso va apposto un campanello con l’apposito simbolo internazionale di accessibilità, in modo da poter chiedere l’’assistenza del personale. Non si parla quindi di pedana mobile, che invece assicura la visitabilità completa».

CENTRI COMMERCIALI ACCESSIBILI – La normativa in vigore è vincolante in caso di ristrutturazioni dell’immobile o di nuove costruzioni; per questo, molti centri commerciali sono provvisti di scivoli, ascensori, servizi accessibili. «Altrimenti non ottengono le autorizzazioni necessarie - sottolinea l’architetto Fabrizio Mezzalana, consulente della Fish, la federazione italiana per il superamento dell’handicap - . Inoltre, nei centri commerciali ogni giorno centinaia di carrelli devono poter circolare senza ostacoli, come per esempio un gradino. Avendo poi di solito una superficie superiore a 250 mq devono prevedere almeno un bagno accessibile. Per i locali già esistenti, invece, la presenza o meno di servizi igienici accessibili dipende dai regolamenti comunali - continua Mezzalana -. Così anche per il gradino all’ingresso dei negozi, che si trova un po’ dappertutto. Si è sempre costruito in questo modo, col pavimento rialzato rispetto all’esterno. È un problema tecnico che difficilmente il negoziante riesce a risolvere. Per esempio: mettere una pedana all’ingresso del negozio significherebbe occupazione del suolo pubblico. Va quindi concordato un piano col comune, che ha competenze in materia».

«PEBA» ANCORA SCONOSCIUTI – Per garantire l'accessibilità degli spazi urbani le amministrazioni comunali avrebbero dovuto predisporre i Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche, i cosiddetti Peba (legge n. 41/1986), integrandoli nei loro piani urbanistici, pena il commissariamento. Ma, a distanza di più di vent’anni, non tutti i comuni li hanno, oppure i Peba sono rimasti nel cassetto, o mancano i fondi necessari per realizzarli. «Le asl dovrebbero vigilare con ispezioni e controlli - afferma Carlo Rienzi, presidente Codacons -. Se la presenza di barriere architettoniche impedisce l’accessibilità, il cittadino può fare una diffida agli organi competenti e chiedere interventi adeguati». Così hanno fatto a Roma l’estate scorsa le associazioni dei consumatori, che hanno denunciato la non accessibilità di un bed & breakfast ristrutturato di recente.

CHIUSO BED & BREAKFAST – Il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso, ha disposto la chiusura dell’affittacamere. «Alcune strutture ricettive dispongono di regolare autorizzazione rilasciata dal Comune, ma non rispettano affatto le disposizioni in materia di barriere architettoniche - dice Rienzi - . Per questo abbiamo diffidato il sindaco Alemanno, responsabile dei controlli su tali esercizi, perché disponga la chiusura dei bed & breakfast realizzati o ristrutturati senza rispettare le leggi sull’accessibilità». La normativa è ancor più «una preziosa alleata dopo la convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità – sottolinea Mezzalana - . Ora, un giudice potrebbe anche decidere che un disabile è stato discriminato».

ALLEANZA «VIRTUOSA» – Certo, controlli e sanzioni spesso non bastano. A Parma, città promotrice del Libro bianco su «accessibilità e mobilità urbana», Comune, architetti, ingegneri e associazioni dei commercianti stanno cercando insieme soluzioni «virtuose». «Il campanello all’ingresso rende il negozio accessibile ma non rende la persona autonoma», fa notare Benedetta Squarcia, responsabile dell’agenzia per le politiche a favore dei disabili del comune di Parma. Dovrebbero essere varati a breve incentivi - quali per esempio esenzioni o sgravi sulla tassa per l’occupazione del suolo pubblico o sulla tassa dei rifiuti - per quei commercianti che decidono di rendere accessibili i propri esercizi, anche quando non sono obbligati dalla normativa. «Il Libro bianco contiene indicazioni per gli amministratori - come per esempio controllare, al momento del rilascio o del rinnovo delle licenze commerciali, se vengono rispettate le norme sull’accessibilità -, ma anche per ingegneri e architetti che devono progettare “per tutti” - afferma Paolo Bernini, assessore all’Agenzia per le politiche a favore dei disabili - . Le indicazioni tecniche, però, non bastano; serve un salto culturale nella formazione dei professionisti dei vari settori. Il concetto è semplice: la disabilità varia in relazione all′ambiente e, se ci sono meno ostacoli, avrà meno impatto sulla vita delle persone».

QUESTIONE DI CULTURA – Conferma Tommaso Daniele, presidente dell’Unione italiana ciechi: «È un problema di sensibilizzazione e cultura: molti ancora non conoscono le norme in vigore. Per esempio, anche se la legge prevede che i cani guida possano andare in taxi, al ristorante o in albergo – e sono previste multe salate per chi non la rispetta -, non tutti la conoscono. Qualcuno ancora impedisce l’ingresso dei cani nei negozi, come è capitato di recente a Treviso. Se glielo fai notare, alla fine ti chiedono scusa». Non mancano buoni esempi. «Alcuni esercenti hanno messo fuori al negozio le targhette in braille». E a Monza, qualche mese fa, amministrazione comunale e associazione Stefania di Lissone, nell’ambito del progetto “tempo senza barriere” hanno avviato una mappatura degli esercizi commerciali per verificarne l’accessibilità. Alla fine sarà attribuito un riconoscimento simbolico, un bollino blu da esporre sulle vetrine dei pubblici esercizi accessibili.

di Maria Giovanna Faiella

---

Il cane come ausilio per i disabili motori



I cani non aiutano solo i disabili visivi e gli audiolesi, ma anche i disabili motori. Possono rappresentare l’ausilio fondamentale per il raggiungimento dell’autonomia del disabile fornendo un aiuto pratico per fare cose che risultano troppo faticose, possono mettere a disposizione i loro occhi, oppure il loro udito acuto.
Oggi vi raccontiamo di U-dog, neonata associazione con sede a Compodoro, in provincia di Padova. Nata dalla collaborazione di due vicentini, Igor Facco (addestratore di professione) e Massimo Ricatti (tecnico cinofilo), U-dog si dedica alla formazione del cane da lavoro. Con questa locuzione si intendono i cani per non vedenti, i cani da assistenza per audiolesi e i cani protesi.
Cani protesi? Proprio così, un cane può diventare un ausilio fondamentale per l’autonomia delle persone con ridotta capacità motoria. L’animale può aiutare il suo padrone a fare tante piccole cose che sembrano banali, ma non lo sono di certo per chi non può agire in completa autonomia. Raccogliere un oggetto caduto senza rischiare di cadere dalla carrozzina, portare il telecomando del televisore al padrone senza farlo alzare dal divano, sono piccole cose che rendono la vita più facile. E i cani in cambio chiedono solo un bocconcino e qualche carezza.
Senza coercizione, lavorando sullo sviluppo della relazione uomo-cane, è possibile esaltare le naturali inclinazioni del cane senza particolari imposizioni. Con la metodologia proposta da U-dog è possibile collaborare con qualsiasi cane di qualsiasi razza e taglia, compresi i meticci.
Spesso vengono scelti i cani di piccola taglia, perché più adatti a collaborare con chi abbia disabilità motorie. La piccola taglia dell’animale spesso facilita la relazione e il cane non rappresenta mai un intralcio per chi si muova in carrozzina.

Per il momento chi desisidera addestrare il proprio cane per questo tipo è costretto a sostenere in prima persona tutte le spese, ma U-dog sta cercando degli sponsor per permettere a chiunque ne abbia bisogno di accedere a questa preziosissima risorsa.

u-dog.org dimostrazione cane protesi


Abbiamo intervistato per voi Alessia Tessari, che ha avuto un’importante ruolo nella progettazione di questa nuova forma di utilità sociale del cane, sperimentandolo in prima persona.

Alessia da quanto tempo sei a conoscenza della possibilità di “utilizzare” il cane come ausilio? Hai sempre avuto un rapporto con i cani oppure hai deciso di averne uno solo in relazione a questo tipo di addestramento?
L’idea del cane ausilio è nata quasi per caso, l’incontro con Igor è stato determinante, lui ha portato la sua esperienza come addestratore di animali e io le mie idee sull’utilità del cane come veicolo e facilitatore di comunicazione e di integrazione nei rapporti fra chi è disabile e chi non lo è. Da questi nostri scambi di opinione e di esperienze è nata l’idea di sperimentare nuovi modi per interagire con il cane, al fine di aumentare l’aiuto che l’animale può dare nella quotidianità. Il cane non più solo amico e compagno di vita, io ho sempre avuto cani fin da bambina, ma vero e proprio ausilio per aumentare l’autonomia pratica dell’amico/ padrone.
Hai avuto una parte attiva nella formazione del tuo “cane-ausilio”? E’ stata dura?
Certo, ho partecipato gli ultimi giorni per testare Dafne, é stato divertente e il mio impegno non richiedeva più mezz'ora al giorno. Il cane ha lavorato con me nella mia casa in modo da rendere l’addestramento il più funzionale e realistico possibile.

Alessia con l’aiuto di Dafne riesci a vivere da sola?
Certamente Dafne non riesce a fare tutto come mettere la mia carrozzina in auto, in questo caso ho sempre bisogno di qualcuno ma certamente riduce in modo considerevole la necessità di avere una persona che si occupi di alcune cose per me tipo raccogliere un oggetto che cade o che mi sono dimenticata di prendere una volta scesa dalla carrozzina (si veda il filmato), purtroppo manca ancora uno sponsor che si accolli la spesa di Dafne e del suo addestramento quindi non posso ancora avere il mio cane protesi...

A chi consiglieresti un cane per amico... e per ausilio?
Un cane per amico lo consiglierei a tutti. Un cane d'Ausilio lo consiglierei a tutte le persone con disabilità motorie come la mia così come ai non udenti e non vedenti. Per tutte queste diverse casistiche la U-Dog lavora con molti altri tipi di cani e inoltre é disponibile a valutare qualunque tipo di situazione, senza impegno,per creare cani ad hoc a seconda delle necessità dell'utente, che sono molteplici e dipendono sia gravità e tipologia di disabilità, sia dal contesto famigliare e logistico in cui si vive. Spero che questa mia testimonianza possa essere utile a molte altre persone che come me desiderano avere accanto un amico fedele e dolcissimo che oltre a riempire la vita di affetto permetta anche di migliorare e incrementare la propria autonomia per essere un po’ meno “diversamente abili “ e molto molto più felici.


---

08 maggio 2010

Vento di Mafia, le tangenti del vento

Mentre noi discutiamo animosamente, anche in questo Blog, sull'imminente ritorno del nucleare, in Italia, mai come in questo periodo c'è un fortissimo business delle fonti rinnovabili, alimentato un pò da tutti: sia da normali cittadini e da piccoli e grandi Comuni, sia da tantissime piccole aziende che stanno spuntando come funghi sull'intero territorio italiano. Sono questi risultati importanti in fatto di energia ottenuta, che alimenta giorno dopo giorno il No deciso al Nucleare in quanto, come spesso abbiamo sottolineato, non serve all'Italia perché peggiorerebbe i conti della nostra spesa pubblica, e inoltre creerebbe enormi problemi di salute ai cittadini, come viene spesso riportato in questo Blog.

I recenti fatti giudiziari che coinvolgono alcuni esponenti politici sta dimostrando che il mercato fiorente delle fonti rinnovabili fa gola a tanti, specie a chi vuole lucrare da esse, ottenendo finanziamenti e concessioni a buon prezzo, per poi rivendere l'intera energia ottenuta a terzi, infischiandosene sia della salvaguardia del territorio, sia delle popolazioni che risiedono nei pressi di questi nuovi impianti, che dovrebbero avere in cambio un forte sconto sull'energia domestica consumata. Al riguardo pubblico un interessante inchiesta de l'Espresso che ha messo in risalto cosa sta succedendo nella mia Regione la Sardegna:

Denis Verdini, uno dei tre coordinatori nazionali del Pdl, è indagato dalla procura di Roma per corruzione nell'ambito dell'inchiesta riguardante un presunto comitato d'affari che si sarebbe occupato, in maniera illecita, di appalti pubblici, in particolare i progetti sull'eolico in Sardegna.

Il business dell'eolico nell'isola è da tempo al centro di indagini giudiziarie e pochi giorni fa la questione era stata sollevata da L'espresso (nel numero ancora in edicola) grazie a un'inchiesta di Fabrizio Gatti che riproponiamo qui di seguito

Vento di mafia di Fabrizio Gatti
L'espresso" del 6 maggio 2010

Ci siamo giocati anche la Sardegna. Stanno cadendo uno dopo l'altro gli ultimi territori liberi dalla mafia. Gli interessi di imprenditori in contatto con gli uomini di Cosa nostra sono arrivati fin qui, nel cuore più antico dell'autonomismo.
Da queste parti gli amici degli amici non sparano. Vengono armati di mappe meteorologiche, anemometri e soldi. Montagne di calcare e granito rosso, di pascoli e sughereti sono state sventrate per innalzare eliche e torri. Ovunque. L'entroterra incontaminato dell'isola non sarà più lo stesso che abbiamo visto o sentito raccontare. L'energia eolica regala elettricità pulita in tutto il mondo. Non nell'Italia del malaffare certificato. Bastano 10 mila euro per conquistare il diritto a demolire il paesaggio. È il capitale necessario per costituire una piccola srl. E per accaparrarsi poi le concessioni e i milioni di finanziamento pubblico.
Si possono vedere all'opera a Cagliari amministratori di società che a Napoli si occupano di noleggio di pedalò: in fondo si tratta sempre di fonti alternative. Oppure capita di inciampare nelle aziende del capitalismo nazionale. E scoprire che l'ex socio che ha aperto la via del vento ai fratelli Gianmarco e Massimo Moratti è stato condannato il 9 marzo a Palermo per corruzione. Con l'aggravante di avere favorito proprio Cosa nostra. Si chiama Luigi Franzinelli, 66 anni: ha disseminato l'Italia di pale e piloni.
Bisogna percorrere le coste e i crinali esposti al maestrale. Dalla provincia di Cagliari a quella di Sassari. Non si incontrano soltanto burattinai che portano in Sicilia. Si finisce in mezzo all'ultimissima inchiesta avviata dalla Procura di Roma su affari e politica.
Al centro degli accertamenti per corruzione ci sono le attività di
Ignazio Farris, direttore generale dell'Agenzia regionale sarda per la protezione dell'ambiente, nominato il 6 agosto 2009 dalla giunta di centrodestra di Ugo Cappellacci. E c'è il lavoro dell'ex assessore ai Servizi sociali della provincia di Cagliari, Pinello Cossu (Udc). L'indagine porta al progetto per un parco eolico nella zona industriale di Cagliari e coinvolge pure l'ex assessore socialista al Comune di Napoli, Arcangelo Martino, l'imprenditore che ha raccontato al 'Corriere della Sera' di avere presentato Silvio Berlusconi a Benedetto Letizia, padre di Noemi, l'amica allora minorenne del presidente del Consiglio.
E ancora altri nomi: il magistrato Pasquale Lombardi e Flavio Carboni, 78 anni, il famoso faccendiere che in Sardegna ha venduto Villa Certosa a Berlusconi. E che da decenni si muove nelle ombre italiane, fuori e dentro i processi: dalla bancarotta del Banco Ambrosiano all'omicidio di Roberto Calvi, ai legami con i boss della banda della Magliana. Secondo le notizie trapelate, Lombardi e Carboni parlano più volte al telefono dei loro interessi sardi, dei contatti con il senatore Marcello Dell'Utri, sotto processo per mafia a Palermo, e del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, già sotto inchiesta a Firenze per gli appalti della Protezione civile. La corsa italiana alle energie alternative al petrolio è soltanto all'inizio. Ed è facile immaginare cosa si rischia con i progetti per il nucleare. Perché proprio in Sardegna, per la sua tranquillità sismica, si prevede la costruzione di una o più centrali.
L'ex socio del gruppo Moratti in contatto con la mafia verde ha combattuto anni per trasformare lo splendido altopiano che separa Ulassai da Perdasdefogu, nella provincia dell'Ogliastra. Il risultato del lavoro di Luigi Franzinelli sono le gigantesche eliche piazzate dappertutto lungo la strada provinciale 13. E altre sorgeranno ancora. È il più grande parco eolico con 48 generatori su un totale previsto di 96. Quando la nebbia primaverile si dirada, da qui si vede il mare che bagna Arbatax, sulla costa orientale. Ulassai è un paese di 1.500 abitanti appeso alle nuvole. Una meta che grazie a Internet richiama speleologi e arrampicatori dal Nord Europa per le grotte e le pareti di calcare a picco sulle case. Perdasdefogu, 2.300 abitanti, è invece famosa per il vicino poligono sperimentale interforze di Salto di Quirra e per gli allarmi dopo l'esplosione di bombe e missili con uranio impoverito. Tra i due paesi, 27 chilometri di pascoli. Prima dell'arrivo da queste parti di Franzinelli c'erano soltanto secoli di pastorizia e giornate di vento impetuoso.


L'imprenditore viene condannato in primo grado poco più di un mese fa dal giudice di Palermo, Daniela Troja. Due anni con rito abbreviato: corruzione, aggravata dall'avere agevolato Cosa nostra. Il processo riguarda la costruzione del parco eolico intorno a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Secondo l'accusa, i boss hanno scelto e favorito la società Sud wind di Franzinelli. In cambio di tangenti versate a un esponente locale di Forza Italia, candidato alle Regionali del 2006. Condannato a un anno e 10 mesi anche uno dei soci, Antonio Aquara, 52 anni, salernitano di Ottati. Otto anni e quattro mesi per associazione mafiosa invece a Giovan Battista Agate, 68 anni, fratello del boss massone Mariano. A processo, funzionari del Comune di Mazara e imprenditori vicini al capo dei capi, Matteo Messina Denaro.
Luigi Franzinelli è accusato di reati commessi tra il 2004 e il 2007. Quello che sfugge alle cronache giudiziarie è che proprio in quegli anni Franzinelli e alcuni suoi familiari sono in affari con Corrado Costanzo, l'attuale direttore finanziario della Saras di Cagliari, il gruppo petrolifero dei fratelli Moratti. Insieme si occupano della realizzazione del parco eolico di Ulassai per conto della Saras. Né i Moratti né Costanzo, come risulta dall'inchiesta, erano al corrente dell'attività in Sicilia dell'ex socio finito nei guai per avere aiutato la mafia. E dal 2008 hanno interrotto ogni rapporto con l'imprenditore e con i suoi familiari.
Quello di Franzinelli è il classico identikit dello 'sviluppatore': una figura tutta italiana nell'affare delle energie alternative. Lo sviluppatore è come un incursore: fonda o amministra società a responsabilità limitata da 10 mila euro, si accaparra i terreni, convince i Comuni, spiana la strada ai progetti, ottiene le concessioni e alla fine cede la società o l'attività alle grandi imprese che gestiranno i generatori e venderanno l'elettricità al gestore del servizio elettrico nazionale. Una sorta di testa di legno. E come per le più misteriose teste di legno, il passato non è custodito in Sicilia ma al Nord. Franzinelli è nato in provincia di Trento, a Molina di Ledro. Prima di diventare imprenditore dell'energia, si fa notare come segretario della Cgil in Trentino.
Negli atti dell'inchiesta sulla mafia di Mazara oltre alla Sud wind, che non ha nessun legame con il gruppo Saras dei Moratti, si accenna al suo ruolo di amministratore delegato nella Sarvent di Cagliari. Questa è una srl da 10 mila euro costituita il 14 giugno 2001 da Franzinelli e da Antonio Aquara, il socio condannato con lui a Palermo. Nel 2002 parte delle quote vengono vendute alla Ensar srl, la società elettrica dei Moratti. E poco dopo, a un'altra società del gruppo Saras, la Sardeolica nella quale Franzinelli viene nominato amministratore delegato e Aquara consigliere, accanto al presidente Corrado Costanzo. Nel 2003 la Sarvent viene incorporata nella Sardeolica e scompare. E a fine 2004 Franzinelli e Aquara escono dal consiglio di amministrazione. Nello stesso periodo però il gruppo dei Moratti costituisce a Cagliari con Luigi Franzinelli e i suoi familiari una società di progettazione nel settore eolico, la Nova Eolica srl, passata nel 2008 sotto il controllo totale del gruppo Saras. L'uscita dei Franzinelli avviene proprio mentre l'imprenditore trentino è sotto inchiesta per i rapporti con la mafia.
Alla fine del balletto di quote e cariche, la concessione sul terreno comunale del parco eolico di Ulassai, finanziato dal fondo europeo di sviluppo per un totale di 2.900 ettari, rimane alla Sardeolica. Nel bilancio 2008 la società dichiara un giro d'affari di 23 milioni e 800 mila euro grazie all'elettricità ricavata dal vento e una produzione in grado di soddisfare il fabbisogno di 160 mila famiglie. Il Comune di Ulassai, per la concessione, incassa ogni anno da Sardeolica 761mila euro. Il progetto ha creato 20 posti di lavoro. Ma le famiglie e le imprese del paese non hanno nessuna agevolazione sui consumi elettrici.


Da quando l'alleanza trasversale centrodestra-centrosinistra ha bocciato il piano paesaggistico e due anni fa ha provocato le dimissioni del governatore Renato Soru, gli 'sviluppatori' investono ovunque. Cercano accordi direttamente con i Comuni a caccia di soldi e posti di lavoro o con le altre amministrazioni locali. Così ha fatto nei mesi scorsi Stefano Rizzi, 48 anni, genovese residente a Montecarlo. È l'amministratore unico di una società con capitale in Lussemburgo, la Is Arenas renewable energies, che vorrebbe costruire una piattaforma eolica proprio davanti alla spiaggia gioiello di Is Arenas, vicino a Oristano. Rizzi è anche socio in provincia di Bergamo di un'azienda del gruppo K. R. Energy di Milano, che nel 2008 a sua volta si è fusa con la Kaitech spa. Secondo un'interrogazione alla Camera presentata lo scorso ottobre dall'ex presidente della Regione Mauro Pili (Pdl), nelle casse della Kaitech sarebbero passati soldi del tesoro dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. L'inchiesta della Procura di Palermo è del 2005. In quell'anno presidente del consiglio di amministrazione della Kaitech è Stefano Camilleri, sindaco di Palermo nel 1984 e dimissionario dopo appena 22 giorni.
Già tre anni fa Italia nostra e altre associazioni ambientaliste intuiscono cosa sta accadendo: "L'approssimazione e la mancanza delle più elementari regole di pianificazione stanno caratterizzando la proliferazione degli impianti di produzione energetica da fonte eolica", è scritto nel dossier 2007 sull'Italia: "Assistiamo alla progressiva perdita di grandi valori territoriali legati al paesaggio, nonché alla decadenza delle regole democratiche nelle piccole comunità sotto la spinta di interessi economici". Un allarme che oggi può essere trasferito in Sardegna. Dove le imprese pronte a dare l'assalto al vento raramente sono sarde. Come la Vento Macchiareddu tirata in ballo nell'inchiesta sul faccendiere Flavio Carboni: sede a Napoli e interessi nei progetti eolici del Consorzio per l'area di sviluppo industriale nella zona Macchiareddu a Cagliari. Le quote societarie fanno riferimento a Francesco Azzarito, Cristina La Marca, Angela Leone, imprenditori napoletani che tra le loro attività vantano anche il noleggio di barche e pedalò. E che dopo essersi occupati delle discariche campane, danno la caccia al vento e ai finanziamenti. Dalla Puglia alla Sicilia.
Non sono sardi nemmeno i proprietari della Geopower Sardegna srl. L'impresa che sta cambiando i connotati alle montagne di granito rosso tra Buddusò e Alà dei Sardi è stata costituita con 10 mila euro e appartiene alla britannica Falck renewables limited, dell'omonimo gruppo milanese. È uno dei progetti curati direttamente dai committenti, senza interventi di mediatori e 'sviluppatori' sospetti. I lavori sono tuttora in corso. Nel 2007, durante la presidenza Soru, la Regione ha fermato il cantiere. Contava sul piano paesaggistico che prevedeva la costruzione di torri eoliche soltanto nelle zone industriali o già compromesse. Nove mesi dopo il Tar ha dato ragione alla Geopower, che aveva ottenuto tutte le autorizzazioni richieste. Così sopra i sughereti della Gallura vedremo presto 69 eliche alte novanta metri. Daranno lavoro a 25 persone del posto e, secondo i sindaci dei due Comuni favorevoli al progetto, forniranno elettricità a buon mercato. In Sardegna maestrale e libeccio non mancano. Ma grazie agli aiuti pubblici, l'eolico italiano è anche un affare. Che troppo spesso soffia nella direzione sbagliata: invece di produrre energia pulita e proteggere l'ambiente, alimenta l'economia sporca e il potere dei clan.

Infine vi segnalo un altro interessantissimo articolo sull'argomento intitolato Sardegna, i tentacoli della mafia sull'eolico sul sito Terranauta.it

Aggiornamento Domenica 9 Maggio 2010 ore 14:00


---

07 maggio 2010

Ha la Spina Bifida, è disabile. Via dalla Rai e da un esercizio pubblico

Una madre di Napoli denuncia: «Mia figlia è stata cacciata dalla trasmissione di Antonella Clerici perché ha la spina bifida». L'episodio è avvenuto sabato scorso all'Auditorium di Napoli. Nessuna reazione per ora né dalla tivù di Stato né dalla conduttrice Dal sito di Repubblica Napoli: «Sei invalida e non puoi entrare, qui abbiamo solo posti a terra».
Mariarosaria Del Giudice sognava una serata in platea ad applaudire Gigi D'Alessio, tra gli ospiti del varietà "Ti lascio una canzone", condotto da Antonella Clerici, in onda dagli studi Rai di Napoli. Invece, sabato scorso, è rimasta in balìa dell'inefficienza e dei soprusi degli addetti alla sicurezza.
Mariarosaria è affetta da una malformazione, la spina bifida, cammina con le stampelle. Per questo le è stato impedito di entrare, pur se lei e sua madre esibivano un regolare biglietto-invito - su cui era scritto: "Valido per due persone, fino ad esaurimento dei posti".
Denuncia sua madre, Anna: «Ancora una volta Napoli ha mostrato il suo volto peggiore, cattivo. Com'è possibile che sia impedito l'accesso a una persona invalida? Un arbitrio? E se non è così, come si può immaginare che in un luogo come l'auditorium Rai si diano biglietti per stare a terra?».

Dal blog Piovono Rane di Alessandro Gilioli

Un paio d'anni fa una mamma-blogger riuscì a piantare un casino infernale perché il suo bambino autistico era stato maltrattato in un ipermercato di Carrefour: fece benissimo, naturalmente. Ma aveva un computer, un blog e anche gli strumenti culturali per incazzarsi pubblicamente.
L'altro giorno un'altra mamma si è vista rifiutare l'ingresso per sé e la figlia negli studi Rai di Napoli – pur essendo in possesso di due regolari biglietti – per far parte del pubblico di un varietà televisivo condotto da Antonella Clerici. Il motivo: la figlia ha la spina bifida. Formalmente, gli addetti alla sicurezza sostenevano di non avere un posto dove farla sedere: forse pensavano anche che sarebbe venuta male in tivù.
Temo che la mamma di Mariarosaria Del Giudice non abbia un blog – né la stessa capacità di Black Cat di piantare casino. Quindi lo pianto io.
Questo è l'indirizzo mail della trasmissione, per chiedere alla Rai e Antonella Clerici di scusarsi pubblicamente: tilasciounacanzone@rai.it

Questi sono i numeri della Rai di Napoli:
081 5931094 081 5931094 | 081 2390248 081 2390248 |
081 7251111 081 7251111 | 081 2390122 081 2390122

(27 Aprile 2010)



La risposta dell’ufficio stampa:
In merito alla lettera del signor Scarpato che denuncia una presunta violenza subita dalla nipote portatrice di handicap, alla quale sarebbe stato impedito l’accesso all’Auditorium della Rai di Napoli per il programma “Ti lascio una canzone”, è necessario precisare che
La Rai ha sempre manifestato la massima attenzione a tali situazioni, tant’è che ha adeguato l’Auditorium con spazi riservati e attrezzati che consentono di accogliere i portatori di handicap nelle migliori condizioni possibili.
Tali spazi sono da sempre messi a completa disposizione per consentire a questo pubblico di poter assistere a tutti gli spettacoli televisivi e non, realizzati presso il Teatro, ne sono testimonianza singoli cittadini ed associazioni che ci richiedono la possibilità di essere presenti e che con continuità vengono invitati, senza la necessità di presentare il biglietto.
Essendo, com’è ovvio, la disponibilità limitata, un preavviso ci consente di poter accogliere al meglio ospite ed accompagnatore, evitando loro code e situazioni a “rischio”, quali la ressa all’ingresso dei fans degli ospiti di puntata, così come è avvenuta sabato scorso, ma, ancor quando tale preavviso non sia giunto, il Centro di produzione si è sempre attivato per facilitare ingresso e sistemazione in sala, o per concordare un invito alla prima data possibile.
Questo avvenimento perciò ci lascia increduli e dispiaciuti almeno quanto la famiglia Scarpato, che ci ha segnalato il problema soltanto lunedì mattina, e una volta chiarito l’equivoco abbiamo concordato che la signora sarà nostra ospite già nella puntata di sabato prossimo.
La controreplica dello zio:
Egegio dr. Gilioli, sono lo zio dell’interessata e mi preme precisarLe che la frase del comunicato dell’Ufficio Stampa della Sig.ra Clerici “abbiamo concordato che la signora sarà nostra ospite già nella puntata di sabato prossimo” non risponde in modo assoluto al vero in quanto non è intervenuto alcun accordo in proposito ma soltanto una telefonata da parte di una funzionariadella sede RAI di Napoli che nell’invitare il padre di mia nipote a recarsi comunque presso i loro Uffici, adduceva spiegazioni e giustificazioni assai poco convincenti come del tipo di quelle riportate nel comunicato stesso.
Infatti, anche la circostanza riferita, secondo cui “ancor quando tale preavviso non sia giunto, il Centro di produzione si è sempre attivato per facilitare ingresso e sistemazione in sala” non risponde al vero.
Grazie ancora per l’attenzione


Dalla brutta storia di “Ti lascio una canzone” – una disabile a cui è stato impedito di entrare nell’auditorium della Rai – Giuseppe Scarpato (parente della ragazza) sta cercando di tirar fuori qualcosa di buono: un gruppo che boicotti i pubblici esercizi dove – per barriere architettoniche o altro – chi è affetto da problemi motori non riesca a entrare.
Condivido, e mi auguro che presto dal gruppo nascano iniziative concrete e anche aggressive: tipo un bell’adesivo:

“Questo locale è contro i disabili” da appiccicare sulle vetrine.

06 maggio 2010

Stop alle trivellazioni selvagge nel Mediterraneo



Nei giorni scorsi alcune Organizzazioni Ambientali come Greenpeace, i Verdi e Marevivo hanno lanciato l'allarme su una possibile futura "marea nera" nelle acque del Mediterraneo, che potrebbe portare ad un disastro ambientale catastrofico, per intenderci, come quella che sta interessando le coste della Luisiana.

Le continue concessioni date a Società dedite alla ricerca ed all'estrazione del petrolio, secondo questi enti ambientalistici, stà già modificando e di molto il fragile ecosistema marino del Mediterraneo, specie nell'Adriatico, e la recente spiaggiagione di sette capodogli sulle coste del Gargano, sta avvalorando questa tesi. Da parte sua il Governo e il in particolare il CNR hanno smentito quanto riportato sopra, sostenendo che nel Mediterraneo sono poche le piattaforme petrolifere, mentre sono in numero maggiore quelle dedite alla ricerca e all'estrazione di gas naturali.

Una delle Regioni maggiormente interessate allo sfruttamento indiscriminato delle proprie risorse naturali è l'Abruzzo. Una terra martoriata dal terremoto dove malgrado l'emergenza umanitaria ancora presente, non si è fermata, anzi si è rafforzata, la speculazione ambientale di gente senza scupoli che pur di fare una montagna di soldi, se ne infischiano sia della salvaguardia dell'ambiente e sia delle popolazioni che vivono nei pressi dei siti interessati all'estrazione del petrolio. Al riguardo vi invito a visitare il Blog No all'Abruzzo petrolizzato dalla California.


---

05 maggio 2010

Niente finale di Champions, il Santiago Bernabeu è off limits per i disabili

Aggiornamento Giovedì 6 Maggio 2010 ore 15:29

Dopo l'appello di Franco Bomprezzi, disabile e tifoso dell'Inter, preoccupato di non poter assistere alla finale di Champions, per la grave disorganizzazione dell'Uefa (che dava scarsissime informazioni al riguardo), e ancora di più per la mancanza di biglietti a disposizione per i disabili, ecco arrivare oggi una buona notizia. L'inter è riuscita a farsi dare 41 posti da destinare ai soli spettatori disabili. Né da notizia lo stesso Franco Bomprezzi, sul Corriere di oggi (clicca qui), e la società nerazzurra, sul proprio sito internet (clicca qui).

Ecco invece due articoli in spagnolo che confermano la pessima accessibilità del mitico Stadio Bernabeu per tutti i tifosi portatori di handicap


---

Ieri, leggendo un articolo del Corriere, sono venuto a conoscenza, rimanendone allibito, del fatto che il mitico Stadio Bernabeu di Madrid non è attrezzato adeguatamente per i disabili. La notizia non farà certamente piacere a tutti quei tifosi interisti, portatori di handicap che vorrebbero recarsi a Madrid per assistere alla finale della Champions League del 22 Maggio, tra l'Inter e il Bayern.

E dire che pensavo che il problema dell'accesso difficoltoso in una struttura pubblica, in questo caso di uno stadio, fosse solo esclusivamente italiano. Ebbene questa volta la pecca, ma chiamiamola pure discriminazione, viene proprio dalla nazione paladina dei diritti civili: la Spagna. Una situazione assurda, che mi fa ricordare dei tanti problemi che ho avuto personalmente, ogni qualvolta che mi è capitato di recarmi allo Stadio Sant'Elia di Cagliari: montagne enormi da scalare, chiamate erroneamente "scivoli", dove il miglior scalatore farebbe una gran fatica, e spazio di appena mezzo metro scarso per me e per la mia carrozzina, con l'assillo di non agitarmi troppo, stando attento a non finire di sotto, anche per non dare una craniata a qualcuno comodamente seduto nella poltroncina (mi è capitato e ho ancora in mente il dolore provato e la vergogna che ho avuto).

Cari amici ora vi lascio alla testimonianza di Franco Bomprezzi, il quale ha lanciato un appello per far si che il suo sogno possa realizzarsi: assistere in prima persona alla finale di Champions.
Tutto è cominciato molto banalmente. Ho consultato le mappe di Google, e ho scoperto che in fondo andare a Madrid in automobile non è un’impresa eroica. Meno di milleseicento chilometri. Una passeggiata, se ci si mette una tappa in mezzo, magari a Barcellona, per tornare sul luogo della «grande impresa». Sì, sono tifoso dell’Inter. Ma sono anche una persona con disabilità, vivo, lavoro e mi sposto in sedia a rotelle. Ciò non mi impedisce di vivere normalmente e di fare tante cose. Tra queste c’è anche la frequentazione assidua di San Siro, per seguire i nerazzurri quando giocano in casa. Nel vecchio e glorioso Meazza ci sono oltre 200 posti destinati alle persone disabili, e di questi 110 per le sedie a rotelle, con la possibilità di avere accanto un accompagnatore, che ha un posto a sedere. Una buona sistemazione in tribuna arancio, appena sopra il parterre, ottima visuale, dignitosissima accoglienza. La stessa per Inter e per Milan, con modalità di accredito leggermente diverse, ma molto chiare e semplici, consultabili con facilità nel sito internet.
IL GRANDE VIAGGIO - Perciò, appena ho finito di gioire per la fallita «remuntada» del Barcellona, ho cominciato a progettare il Grande Viaggio. Una piccola epopea, per me, a 57 anni, per la prima volta in grado di emozionarmi per una finale di Champions con l’Inter (38 anni fa non era pensabile un viaggio simile, e comunque ero un ragazzo…). Il viaggio sarebbe semplice, autostrada e poi un albergo senza barriere, nessun problema troarlo in Spagna, dove per molti aspetti mi dicono che le persone disabili vivano meglio che in Italia. Grande e amara sorpresa, quindi, quando mi sono imbattuto nelle scarne informazioni trovate in Internet sull’accessibilità del mitico Santiago Bernabeu. Scopro con raccapriccio che ci sono sì e no una settantina di posti per i tifosi in sedia a rotelle, raggiungibili a fatica, e con l’aiuto di volontari, che di questa generosità d’animo si gloriano nel sito del Real Madrid. Nessuna informazione, in ogni caso, su come prenotare un posto per la finale. Dopo un giorno scopro che la questione è nelle mani della Uefa, che al momento non fornisce alcuna informazione, tanto meno nel sito Internet. Perciò, mentre i tifosi senza disabilità stanno soffrendo in attesa di sapere come accedere ai biglietti che saranno messi a disposizione di Inter e Bayern Monaco, ma comunque possono tranquillamente andare in qualsiasi posto dello stadio, io, e come me tutti i tifosi disabili, restiamo con un palmo di naso.
DISCRIMINAZIONE E CONVENZIONE ONU - Impossibile programmare un viaggio senza avere la benché minima speranza di trovare un posto accessibile e con una visuale dignitosa. In mancanza di questi requisiti minimi dovrò rinunciare al viaggio, e subirò una piccola discriminazione, in barba alla convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, approvata da quasi tutti i Paesi europei, Spagna e Italia compresi. Che fare? Attendere notizie, che forse non arriveranno mai. Solidarietà su facebook tanta, consiglieri comunali di Milano che presentano un’interrogazione per chiedere al sindaco Moratti di impegnarsi a risolvere il caso. Mi fa effetto aver creato la notizia, di solito noi giornalisti ci limitiamo a raccontarle. Dopo una vita da mediano, stavolta gioco in attacco, ma temo che non riuscirò a fare gol. A meno che…
Insomma siamo alle solite, paese che vai... problemi che trovi ... ovunque...