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05 maggio 2012

"Referendum tradito" Comitato per l'acqua restituisce le tessere


GUARDA IL VIDEO! 


A poche ore della giornata referendaria del 6 Maggio in Sardegna e delle Amministrative 2012, c'è una notizia che merita secondo me di essere divulgata, e commentata:
Ad un anno dal referendum sull’acqua pubblica, l'intero Comitato per l'Acqua Pubblica, quello di Aprilia, ha deciso di restituire la tessera elettorale al presidente della Repubblica. Una protesta "forte", contro la mancata attuazione della consultazione popolare del giugno 2011. Ad oggi, nessun gestore ha eliminato come avrebbe dovuto, secondo l'esito elettorale, la mercificazione dell'acqua pubblica.
E' intollerabile che la politica italiana spenda un fiume di denaro (per rimborsi e benefit vari) e non rispetti neanche gli esiti delle consultazioni elettorali e referendari. Tutto questo è chiaramente incostituzionale e dimostra ancora una volta il fatto che dobbiamo liberarci (democraticamente) di quest'ammasso di mantenuti.

13 gennaio 2012

APPELLO GIÙ LE MANI DALL’ACQUA E DALLA DEMOCRAZIA!

Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.
Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.
Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.
A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.
Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.

Noi non ci stiamo. 

L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.
I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.
Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.

Chiediamo con determinazione al Governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.
Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.
Chiediamo alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.

Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.


Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

26 novembre 2011

IL 26 NOVEMBRE IN PIAZZA PER L’ACQUA. I BENI COMUNI E LA DEMOCRAZIA




PER IL RISPETTO DELL'ESITO REFERENDARIO, PER UN'USCITA ALTERNATIVA DALLA CRISI 

Roma, ore 14.00 - Piazza della Repubblica


Il 12 e 13 giugno scorsi la maggioranza assoluta del popolo italiano ha votato per l'uscita dell'acqua dalle logiche di mercato, per la sua affermazione come bene comune e diritto umano universale e per una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico.
Un voto netto e chiaro, con il quale 27 milioni di donne e uomini, per la prima volta dopo decenni, hanno ripreso fiducia nella partecipazione attiva alla vita politica del nostro paese e hanno indicato un'inversione di rotta rispetto all'idea del mercato come unico regolatore sociale.
Ad oggi nulla di quanto deciso ha trovato alcuna attuazione: la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua continua a giacere nei cassetti delle commissioni parlamentari, gli enti locali - ad eccezione del Comune di Napoli - proseguono la gestione dei servizi idrici attraverso S.p.A. e nessun gestore ha tolto i profitti dalla tariffa.
Non solo. Con l’alibi della crisi e dei diktat della Banca Centrale Europea, il Governo ha rilanciato, attraverso l’art. 4 della manovra estiva, una nuova stagione di privatizzazioni dei servizi pubblici locali, addirittura riproponendo il famigerato”Decreto Ronchi” abrogato dal referendum.
Governo e Confindustria, poteri finanziari e lobbies territoriali, resisi conto che il popolo ha votato contro di loro, hanno semplicemente deciso di abolire il popolo, producendo una nuova e gigantesca espropriazione di democrazia.
IL RISULTATO REFERENDARIO DEVE ESSERE RISPETTATO
E TROVARE IMMEDIATA APPLICAZIONE
Per questo, il movimento per l’acqua si prepara a lanciare la campagna nazionale “Obbedienza civile”,ovvero una campagna che, obbedendo al mandato del popolo italiano, produrrà in tutti i territori e con tutti i cittadini percorsi auto organizzati e collettivi di riduzione delle tariffe dell’acqua, secondo quanto stabilito dal voto referendario.
Quello che avviene per l’acqua è solo il paradigma di uno scenario più ampio dentro il quale si colloca la crisi globale. Un sistema insostenibile è giunto al capolinea. I poteri forti invece di prenderne atto invertendo la rotta, ne hanno deciso la prosecuzione, attraverso la continua restrizione del ruolo del pubblico a colpi di necessità imposte dalla riduzione del debito e dai patti di stabilità, la consegna dei beni comuni al mercato, tra cui la conoscenza e la cultura, lo smantellamento dei diritti del lavoro anche attraverso l'art. 8 della manovra estiva, la precarizzazione dell’intera società e la conseguente riduzione degli spazi di democrazia.
Indietro non si torna. Dalla crisi non si esce se non cambiando sistema, per vedere garantiti: il benessere sociale, la tutela dei beni comuni e dell’ambiente, la fine della precarietà del lavoro e della vita delle persone, un futuro dignitoso e cooperativo per le nuove generazioni.
Un altro modello di società è necessario per l’intero pianeta. Insieme proveremo a costruirlo anche nei prossimi appuntamenti internazionali, come la conferenza sui cambiamenti climatici di Durban di fine novembre e a Marsiglia nel Forum Alternativo Mondiale dell'acqua a Marzo 2012.
Siamo vicini ai popoli che subiscono violenze, ingiustizie e vengono privati del diritto all’acqua come in Palestina, di cui ricorre il 29 novembre la Giornata internazionale di solidarietà proclamata dall’Assemblea della Nazioni Unite.
Per tutti questi motivi il popolo dell’acqua tornerà in piazza il prossimo 26 novembre e invita tutte e tutti a costruire una grande e partecipata manifestazione nazionale.
Vogliamo che sia il luogo di tutte e di tutti, da qui l’invito a costruirlo insieme, come sempre è stata l’esperienza del movimento per l’acqua. Un movimento che ha sempre praticato la radicalità nei contenuti e la massima inclusione, con modalità condivise, allegre, pacifiche e determinate nelle forme di mobilitazione, considerando le une inseparabili dalle altre.
Per questo, nel prepararci a costruire l’appuntamento con la massima inclusione possibile, altrettanto francamente dichiariamo indesiderabile la presenza di chi non intenda rispettare il modo di esprimersi di questa ricchissima esperienza.
Vogliamo costruire una giornata in cui siano le donne e gli uomini di questo paese a riprendersi la piazza e la democrazia, invitando ad essere presenti tutte e tutti quelli che condividono questi contenuti e le nostre forme di mobilitazione, portando le energie migliori di una società in movimento, che, tra la Borsa e la Vita, ha scelto la Vita.
E un futuro diverso per tutte e tutti.

01 settembre 2011

Lettera aperta del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

  • No alla privatizzazione dei servizi pubblici locali; 
  • NO ai profitti del mercato sui beni comuni essenziali. 
Al Presidente della Repubblica 
Alle forze politiche 
Il 12 e 13 giugno il voto referendario di ben 28 milioni di cittadine e cittadini italiani di ogni espressione politica ha chiaramente indicato la voglia di partecipazione attiva alle decisioni importanti per il Paese: servizi pubblici locali, beni comuni, energia, giustizia. Chiara è stata la risposta dei cittadini: NO alla privatizzazione dei servizi pubblici locali d'interesse generale, a partire dalla gestione dell'acqua ma non solo, NO ai profitti del mercato sui beni comuni essenziali. Le persone hanno chiaramente indicato alla rappresentanza politica una nuova stagione che metta al centro l'essere umano e i beni comuni e non le agenzie di rating e la speculazione finanziaria. Purtroppo il governo non solo non ha ancora attuato le indicazioni referendarie retrocedendo sulle privatizzazioni già attuate e abolendo i profitti sull'acqua ma, con la manovra economica in fase di discussione parlamentare e già approvata con Decreto Legge n. 138 del 13 agosto scorso, ha riproposto (negli articoli raggruppati sotto il Titolo II) in altra forma la sostanza delle norme abrogate con volontà popolare. Infatti, l'articolo 4 ripresenta il vecchio Decreto Ronchi e persino nuove date di scadenza per le prossime privatizzazioni dei servizi pubblici locali. Addirittura l'articolo 5 arriva a dare un premio in denaro agli enti locali pur di convincerli a lasciare al mercato delle privatizzazioni i propri servizi essenziali per le comunità. Un premio che dovrebbe servire per fantomatici investimenti infrastrutturali quando invece ai Comuni vengono sottratti trasferimenti essenziali per le loro funzioni. Tutto ciò - oltre a non rispettare la volontà di partecipazione e le decisioni che i cittadini impongono ai rappresentanti politici - è una chiara violazione della Costituzione poiché il popolo italiano si è pronunciato con referendum contro l'affidamento al mercato di tutti i servizi pubblici locali previsti dal Decreto Ronchi, e tale decisione è vincolante per almeno cinque anni (come affermato dalla giurisprudenza costante della Corte Costituzionale). Purtroppo ciò sta avvenendo in un colpevole silenzio politico generalizzato che non rispetta il voto dei cittadini (di qualsiasi colore politico). Ci rivolgiamo a tutte le forze politiche affinché non deformino l'esito referendario e rispettino l'indirizzo chiaro della volontà popolare. Ci rivolgiamo al Presidente della Repubblica affinché, in aderenza al Suo ruolo di garante della Costituzione, non permetta che siano riproposte leggi che violano l'esito dei referendum popolari.
FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA

La versione integrale di questo articolo è disponibile sul sito
http://www.acquabenecomune.org/

20 giugno 2011

Acqua: dopo il referendum la Regione Sarda decide il futuro di Abbanoa


Dopo il referendum la Regione decide il futuro di Abbanoa.
Con il referendum abrogativo è stata scongiurata la privatizzazione, ma il problema resta il debito della società.
La guerra dell'acqua in Sardegna non ci sarà: dopo il plebiscito nel referendum di domenica scorsa, Abbanoa continuerà a essere pubblica. Scongiurato il pericolo di un altro terremoto nella società sarda, nata sulle ceneri di una settantina di enti che gestivano ambiti territoriali, resta però da risolvere il problema di un'azienda, per qualcuno addirittura un «carrozzone politico», nata con un ingente debito addosso.
Il commissario dell'Autorità d'ambito, Francesco Lippi, ripone grande ottimismo nell'azione del Consiglio regionale che deve affrontare in questi giorni la ricapitalizzazione di Abbanoa: c'era un emendamento della Giunta che con 50 milioni di euro intendeva costituire un Fondo di garanzia da assegnare alla Sfirs per ripianare il debito di Abbanoa. Ma in realtà solo le banche creditrici ne chiedono almeno 80 e occorreranno circa duecento milioni.
Spiega Lippi: «Il sì al referendum significa solo una cosa che da adesso, con maggiore responsabilità per via del voto popolare, si deve rafforzare la posizione pubblica di Abbanoa che, peraltro, sarebbe rimasta sempre in mano pubblica. Ora gli azionisti dovranno valutare le condizioni più opportune per ricapitalizzare la società e metterla nella condizione di ottimizzare risultati e servizi». E la parola spetta al Consiglio regionale che solo qualche giorno fa aveva «stralciato» il caso Abbanoa per cercare di trovare le risorse indispensabili per rimettere l'azienda in sesto e non pregiudicare lo stato di salute delle imprese d'appalto. L'Ato - ha spiegato Francesco Lippi - ha atteso l'esito del referendum, rispettando la mozione che fu approvata dall'assemblea regionale contro ogni ipotesi di privatizzazione dell'acqua in Sardegna. «C'è la necessità davvero impellente», afferma Lippi, «di riprendere un ragionamento sul servizio idrico integrato. Anche perché una volta che viene meno la remunerazione del capitale al sette per cento qualsiasi privato avrebbe difficoltà anche a prendere una quota di minoranza nella società di gestione.
È un problema da manuale di economia, in realtà un po' datato: le teorie che vedono in campo solo lo Stato o il mercato, di chi concepisci solo una gestione pubblica o una privata. La grande vittoria referendaria dei Sì rafforza la tesi della «terza via» che vede la diretta partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche. Un modo perseguibile anche grazie alle nuove tecnologie e al social networking.
«Sono ottimista sulle decisioni che prenderà il Consiglio regionale», afferma Lippi. La realtà, però, è più sfaccettata come ha denunciato in aula il presidente della Commissione Bilancio, Paolo Maninchedda: «Mancano 300 milioni che avrebbero dovuto sostenere la gestione e gli investimenti del periodo 2005-2010. Il sistema precedente (sino al 2005 con Esaf, Govossai, Sim, Siinos e i Comuni) era sostenuto con circa 75 milioni di euro l'anno per la copertura delle perdite di esercizio». Senza considerare i debiti con il sistema bancario che vantando un credito di 130 milioni è il vero padrone di Abbanoa.
di Alfredo Franchini
Fonte La Nuova Sardegna
Quello che vi ho fatto leggere dimostra che ancora una volta che la politica dimostra di voler scavalcare il parere democratico dei cittadini. I cittadini italiani, non solo sardi, hanno chiesto a gran voce col Referendum del 12 e 13 Giugno, che l'Acqua venga gestita dagli enti locali, dai comuni in particolare, e non dalla solita cozzaglia di faccendieri intrallazzati con la finanza, i partiti e le multinazionali. L'acqua è un bene di tutti e deve essere pubblica e non trattata come una qualsiasi altra merce.

Mi augurio che nei prossimi giorni rinasca quell'informazione dal basso che ha portato alla grande partecipazione popolare che ha sconfitto chi vuol fare grandi profitti sull'acqua in Italia. Acqua pagata a peso d'oro dai cittadini che provvedono a saldare i vari costi di gestione e i debiti, mentre i profitti, gli utili, vanno a tutto vantaggio dei personaggi già citati.

Impegniamoci ancora una volta per finire il lavoro iniziato con i Referendum, e rompiamo loro il giochino (che ricorda quanto fatto con l'Alitalia).

Leggi anche: I trionfatori invisibili (PDF) da domenicofiniguerra.it

13 giugno 2011

Il voto a ostacoli dei disabili

(foto oltrelebarriere.net)
Archiviato con estrema soddisfazione il voto referendario, torniamo a pubblicare informando quanti ci leggono, dei post a valenza sociale che, speriamo, sensibilizzino maggiormente l'opinione pubblica verso i nostri bisogni. Bisogni che ci auguriamo, quanto prima, vengano messi al primo posto dalle istituzioni. Bisogni quindi che devono essere finalmente risolti da chi ci governa. In questo caso un'utopia bella e buona, anche perché questi non hanno fatto altro che trattarci come dei criminali. Mi consola pensare che considerando come stanno andando le cose ultimamente a quelli del PDL e della Lega che: "Chi semina vento, raccoglie tempesta."

Cari amici stasera parliamo ancora di Referendum... ma a modo nostro....

Voto a ostacoli per i disabili tra code e ascensori rotti e code. In molti seggi aperti per i referendum scheda negata ai rappresentanti di lista. Al liceo di via Giulia due persone con handicap hanno chiamato i carabinieri.
Andare a votare, peggio di una corsa ad ostacoli. Seggi chiusi, file infinite per ritirare il certificato elettorale, divieto di votare ai rappresentati di lista e accessi troppo faticosi per i disabili. Ieri in città per votare bisognava avere davvero una convinzione di ferro. Quella che ha avuto la giornalista Fiammetta Satta, disabile e costretta a chiamare i carabinieri per esprimere il suo parere sui quesiti.
Al liceo classico Virgilio, in via Giulia, l'ascensore era fuori uso e la sua sezione era al secondo piano. E il presidente si è rifiutato di scendere. Solo dopo l'intervento dei militari, due scrutatori hanno concesso alla giornalista e a una donna di 90 anni di votare al piano terra. Tante le segnalazioni di lettori, confermate anche dal segretario regionale dell'Idv, Vincenzo Maruccio, per denunciare che a molti rappresentanti dei comitati referendari è stato negato il diritto di votare nei seggi del comune di Roma dove prestano servizio. "Chiediamo - ha dichiarato Maruccio - che il sindaco ci dica se siamo di fronte ad un'azione di disturbo al voto o semplicemente a una scarsa conoscenza dei regolamenti da parte dei presidenti di seggio. È necessaria una circolare esplicativa dell'ufficio elettorale: è inaccettabile che centinaia di persone che stanno lavorando si vedano negato il diritto al voto". 
Caos, rabbia e code anche in via Flaminia, dove il varco per disabili, su via Fracassini, è stato aperto 3 ore dopo l'orario previsto e sotto la minaccia di rivolgersi al 112. In zona Quadraro quattro ragazzi sono stati costretti a fare gli ascensori umani, caricando gli anziani su una sedia. Disagi pure al VI Municipio: ieri mattina alle 8.30, un centinaio di persone erano in coda per ritirare il certificato elettorale. Il motivo? Un solo sportello aperto.
Roma.Repubblica.it

Personalmente posso testimoniare che al sottoscritto è andata benone. Sono andato a votare domenica mattina intorno alle 9. Un ottimo scivolo all'entrata del seggio e nella mia sezione dei bravi scutinatori, gentili e disponibili ad aiutarmi a votare senza problemi. Se proprio devo lamentarmi, mi lamenterei della cabina elettorale: scomoda (piccola e stretta) per la mia sedia a rotelle. In quel momento usavo la  mia carrozzina a motore, o meglio dire a batteria.

Abbiamo vinto NOI


Grazie a tutti per l'impegno profuso per questi Referendum. E' stata una grande vittoria, una vittoria straordinaria malgrado avessimo contro tutti i media e per lungo tempo la maggior parte dei partiti. Il risultato ottenuto è frutto di un gran lavoro di comunicazione porta a porta, tra la gente. Una ventata di aria fresca che dimostra che il cambiamento è possibile, basta volerlo realmente. E sottolineo che questo si può ottenere anche senza l'appoggio dei media e dei salotti buoni della politica, quest'ultima a mio parere oramai sull'orlo del precipizio. Abbiamo dalla nostra parte il buon senso, la voglia di aiutarci tra di noi e soprattutto La Rete. Non è poco ...
Chi ci ama ci segua, questo è lo slogan.
E non più il contrario.
Un abbraccio a tutti :)

20:18, 13 giugno 2011

Niente Barriere

11 giugno 2011

Io vado a votare i Referendum e Voto SI



Cari Amici, ancora poche ore e finalmente si andrà a votare. Come hanno fatto tantissimi altri Blog, anche io lancio il mio appello per andare a votare, e vi chiedo di votare quattro volte SI. Vi ricordo che i temi trattati nel Referendum sono importantissimi. Visto anche quello che noi cittadini abbiamo subito in questi ultimi anni, con il voto referendario di domenica e lunedì, ci giochiamo una grossa fetta del nostro futuro. Il rifiuto dell'acqua privatizzata e del folle progetto nucleare, sono temi importanti e di buon senso che accumunano, finalmente, la stragrande maggioranza dei cittadini italiani.

Come saprete certamente l'acqua é il bene più prezioso per noi in natura. Un bene prezioso che deve essere alla portata di tutti cioé dev'essere pubblica. Finiamola una volta per tutte di trattarla come una merce. Piantiamola di regalarla ai privati, a questa gente senza scrupoli che ha dimostrato di essere attenta solo ai grandi profitti che l'Acqua può dare. La ricerca del profitto ha per l'ennesima volta allontanato i veri obiettivi che devono contraddistinguere le politiche idriche. Ovvero l'alleggerimento delle bollette che arrivano ai cittadini, e quei lavori sempre rimandati che la rete idrica italiana necessita da troppo tempo, tutto questo per contrastare lo spreco enorme dell'acqua, che viene persa a causa delle tubature oramai vecchie e obsolete.

L'Italia non può permettersi il nucleare. L'Italia è una delle nazioni al mondo che ha il più alto debito pubblico e, segnalo, che la pressione fiscale già grava pesantemente sulle spalle dei cittadini e sulle imprese: questo è il vero motivo della stagnazione dell'economia italiana che sta per portare al collasso la nostra nazione.
Per costruire una centrale nucleare ci vuole in media una quindicina/ventina d'anni. Cosa succederebbe, nel mentre, se a causa dell'esoso progetto nucleare le tasse invece di diminuire, come dicono tutti in campagna elettorale, continuassero a salire? E' importantissimo far notare inoltre, che l'uranio finirà tra 60 anni. Quindi a maggior ragione è intollerabile che ci sia qualcuno che abbia anche un briciolo di cervello, che si voglia imbarcare un progetto cosi faraonico come il nucleare. Che tra l'altro inizierà a dare i suoi frutti limitati, se tutto va bene tra un ventina d'anni. Il Nucleare, lo sappiamo, è pericolosissimo per la salute. Le sue scorie sono attive per lunghissimo tempo (si parla di 25mila anni), e non c'è un posto al mondo dove queste possono giacere al sicuro per tutto questo tempo. L'Italia è una delle Nazioni ad altissimo pericolo sismico e gran parte del suo territorio è anche sotto osservazione per il pericolo crescente derivante da un pericolosissimo dissesto idrogeologico. Per pietà tralascio i morti e le persone che si sono ammalate e che si ammaleranno per colpa delle radiazioni. Tutto questo purtroppo durerà ancora per tanto tempo ...
A loro va solo una mia preghiera personale a Dio ...

Se non vi basta il detto che la legge deve essere uguale per tutti (che per me è sacrosanto), come possiamo motivare la nostra contrarietà ad una legge sbagliatissima come quella sul legittimo impedimento che di fatto fornisce l'immunità (l'impunità) a qualsiasi Presidente del Consiglio in carica e a tutti i suoi Ministri?
In questo campo mi riesce difficile elaborare un mio ragionamento, in quanto non essendo ne un avvocato ne un magistrato, non sono capace di esporre dei giudizi su cose tecniche. Quindi ho deciso di esporvi la mia contrarietà al Legittimo Impedimento, formulandovi delle semplici domande (a cui magari qualcuno di voi potrà rispondermi nei commenti a questo post):

  • E' vero o non è vero che l'Italia è il paese dove nasce la tristemente famosa Mafia, che tra l'altro tiene sotto scacco a tutt'oggi una sempre più grossa fetta dell'intero territorio nazionale, e che da decenni esporta il malaffare in tanti altri paesi del mondo?
  • Ma l'Italia è o non è un paese che ha il non invidiabile record di avere uno dei più alti tassi di corruzione al mondo nella pubblica amministrazione?

Concludo con una cosa che mi ha colpito in questa campagna elettorale sui referendum, in cui tra l'altro mi sono speso personalmente. Ho notato che molte persone, anche preparate dal punto di vista giuridico, motivavano la loro contrarietà al legittimo impedimento solamente per colpire il pluri indagato Silvio Berlusconi (dimenticandosi di fatto di quello che dice realmente quella Legge). Questo secondo me, spero di sbagliarmi, potrebbe rappresentare l'ennesimo regalo (stavolta possiamo farne davvero a meno) ad un uomo politicamente oramai finito. Il caro Silvio, sappiatelo cari amici del centro destra, oramai da molti anni pensa soltanto a godersi l'ultima parte della sua vita. Come? Beh, credo che sappiate abbondantemente come ....

Per questo e altro ancora, è fondamentale andare a votare e votare SI. 

I quesiti referendari del 12 e 13 Giugno 2011 esposti nella Lingua dei Segni Italiana:


Un saluto e Buon Voto a Tutti!!

07 giugno 2011

Wikileaks, e le mazzette sul nucleare italiano

E’ un articolo dell’Espresso che risale a oltre due mesi fa. Mi era sfuggito, ed era sfuggito a quasi tutti: visto che siamo in zona Cesarini per il referendum, è buona cosa leggerlo. Anche perché possiamo così smetterla di alludere con prudenza per parlare invece con cognizione di causa.
Dai cablo Wikileaks, esce finalmente la storia che riguarda il giro di mazzette, interessi ed intrallazzi intorno al nucleare italiano. Quello che appunto sospettavamo tutti.
Alcune perle:
Quando invece si parla delle nuove centrali da costruire, allora i documenti trasmessi a Washington diventano espliciti, tratteggiando uno scenario in cui sono le mazzette a decidere il destino energetico del Paese. Uno scontro di Stati prima ancora che di aziende, per mettere le mani su opere che valgono almeno 24 miliardi di euro e segneranno il futuro di generazioni.
Lo scontro più feroce però è quello che avviene per costruire i futuri impianti: almeno sei centrali, ciascuna del costo di circa 4 miliardi. Si schierano aziende-Stato, che sono diretta emanazione dei governi e godono dell’appoggio di diplomazie e servizi segreti. In pole position i francesi di Areva, quasi monopolisti nel Vecchio continente (…) E anche i russi, che nonostante Chernobyl continuano a esportare reattori in Asia, cercano di partecipare alla spartizione della torta. Negli Usa ci sono Westinghouse e General Electric che “sono interessate a vendere tecnologia nucleare all’Italia”.
Ed ecco la previsione: “La corruzione è pervasiva in Italia e temiamo che potrebbe essere uno dei fattori che dovremo affrontare andando avanti”. L’avversario è Parigi, che può sfruttare gli intrecci economici tra Enel ed Edf per stendere la sua trama. “Temiamo che i francesi abbiano una corsia preferenziale a causa della loro azione di lobbying ai più alti livelli e a causa del fatto che le compagnie che probabilmente costruiranno gli impianti in Italia hanno tutte un qualche tipo di French connection.
“L’intensa pressione dei francesi, che forse comprende tangenti (“corruption payment”) a funzionari del governo italiano, ha aperto la strada all’accordo di febbraio tra le aziende parastatali italiana e francese, Enel e Edf” Gli americani ipotizzano che dietro la scelta degli standard a cui affideremo il nostro futuro e la sicurezza del Paese ci possano essere state bustarelle.
Interessante anche ciò che segue, su cui c’era già qualche sospetto. Che in Italia ci sia il “partito ENEL” e il “partito ENI”, e che si combattano sotterraneamente, è quasi una certezza:
“Si dice che l’Eni stia facendo una dura azione di lobbying contro la riapertura della partita da parte di Enel”, registra nel 2005 l’ambasciatore Sembler, “perché ridurrebbe sia il mercato di Eni che la sua influenza politica”.
E poi le beghe elettorali locali:
L’ambasciatore Thorne scrive: “Noi abbiamo saputo che Scajola ha un’altra ragione per appoggiare il coinvolgimento delle aziende statunitensi. L’accordo con la Francia ha tagliato fuori dai contratti le società italiane che vogliono contribuire a costruire le centrali. Una di queste, Ansaldo Nucleare, ha sede nella regione di Scajola: la Liguria.”
Tutto l’articolo, e tutti i documenti, sono una sequenza incredibile di intrallazzi ad ogni livello planetario per spartirsi la torta nucleare italiana. E’ davvero deprimente, che ci sia ancora qualche ingenuotto a credere che facciano tutto ciò “per il futuro energetico dell’Italia”.

di Debora Billi.

fonte Informare Contro Informando

20 maggio 2011

Referendum, un'immagine vale di più ...


Loro hanno la pensione garantita di 3.100 euro al mese lavorando per solo 5 anni. Noi lavoreremo fino ai 65 anni per avere una pensione forse pari a metà dello stipendio!


Loro beneficiano gratis di aereo, treno, autostrada, cinema, ristoranti, ecc.. Noi paghiamo anche la carta igienica dei figli a scuola!


Loro hanno la casa in affitto in centro a Roma a 500 euro al mese con supporto statale! Noi abbiamo un mutuo fino alla terza età!


Il 12 e il 13 giugno pensate di andare al mare? Fate girare questo messaggio!!!!

E’ molto importante per NOI presentarsi al referendum abrogativo del 12-13 giugno 2011.

E’ l’unico strumento, oltre alle elezioni, che ci fa sentire parte attiva di questo stato.

Il referendum avrà quattro quesiti: in sintesi: 
  • Primo quesito (Acqua) Vuoi eliminare la legge che dà l’affidamento a soggetti privati o privati/pubblici la gestione del servizio idrico? VOTA SI
  • Secondo quesito (Acqua) Vuoi eliminare la legge che consente al gestore di avere un profitto proprio sulla tariffa dell’acqua, indipendente da un reinvestimento per la riqualificazione della rete idrica? VOTA SI
  • Terzo quesito (Centrali Nucleari) Vuoi eliminare la legge che permette la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano? VOTA SI
  • Quarto quesito (Legittimo Impedimento) Vuoi eliminare la legge che permette al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri di non comparire in udienza penale durante la loro carica? VOTA SI
Come per ogni referendum bisognerà raggiungere il quorum. 25 milioni di persone, il 50% + 1 degli aventi diritto perchè sia valido.

RICORDIAMOCI CHE DOBBIAMO PUBBLICIZZARLO NOI IL REFERENDUM 
perché non lo sarà ne’ in Rai ne’ a Mediaset.


Molti cittadini non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12-13 giugno. 

QUINDI I cittadini, non andranno a votare il referendum!

Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ?

Datti da fare! Pubblicizza il Referendum a parenti, amici e conoscenti.


Basta con i privilegi a questo ammasso di fannulloni!
La verità e che la politica in Italia la sta facendo fuori dal vaso da tanto tempo e sempre di più!!
E' ora di fermarli e di dire BASTA!!
Votiamo i Referendum e inizieranno
ad avere il terrore di NOI!!!

Vedi anche: I Quesiti del Referendum 12/13 Giugno 2011

Fonte: neuroniattivi