16 maggio 2012

Emergency diventa maggiorenne, 18 anni spesi per la cura del prossimo


di Valentina Ersilia Matrascìa - Emergency diventa maggiorenne. Sono trascorsi 18 anni da quel 15 maggio 1994 in cui Gino Strada, fondatore insieme a sua moglie Teresa Sarti della Ong, propose ad un gruppo di amici in un ristorante di Milano quell’ “idea un po’ folle”. E’ lo stesso Strada a ricordare quella sera sulle pagine di E, il mensile di Emergency. Riconosciuta giuridicamente come Onlus nel 1998 e Ong dall’anno successivo, Emergency affianca già dalla fondazione al desiderio di cura che mettesse “a frutto l’esperienza di un gruppo di medici e infermieri nel campo della chirurgia di guerra per fondare una nuova organizzazione che potesse muoversi rapidamente, che potesse essere completamente indipendente dalle logiche dei governi e da interessi che non fossero quelli dei pazienti, che potesse portare aiuto – gratis e di qualità. A tutti quelli che ne avevano bisogno”, anche quello “di denuncia: vogliamo raccontare a tutti la vergogna delle mine antiuomo, che ogni giorno fanno strage di bambini, vogliamo raccontare che l’Italia è tra i maggiori produttori al mondo di questi ordigni micidiali, vogliamo che il nostro Paese smetta di produrle, subito”. Alla guida dell’Associazione dal 1 settembre 2009, in qualità di presidente, Cecilia Strada, figlia della coppia di fondatori. Prima di lei, sua madre, Teresa Sarti che lo ha ricoperto dalla fondazione alla sua morte avvenuta nel settembre 2009 all’età di 63 anni dopo una lunga malattia. La mission della ONG è quella della promozione di valori di pace e del rispetto dei diritti umani offrendo cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine anti-uomo e della povertà intervenendo, fino ad oggi, in 16 paesi con strutture mediche di base, di primo soccorso ed altamente specializzate per la chirurgia e la medicina di guerra, centri per la riabilitazione e portando aiuto a 4.668.900 persone (dati Emergency al 31 dicembre 2011).
Tra le pagine dei ricordi, non sempre piacevoli, di Emergency c’è, senza dubbio, nel agosto 2011 ilrapimento del volontario italiano Francesco Azzarà, a Nyala nel sud del Darfur mentre raggiungeva l’aereoporto locale. Un sequestro che per quattro mesi ha tenuto con il fiato sospeso l’Ong e il mondo intero e che ha trovato una felice conclusione con la liberazione del operatore dell’organizzazione medico-umanitaria, nel dicembre dello stesso anno. L’anno precedente invece, nell’aprile 2010, tre operatori di Emergency vengono arrestati a Lashkar-gah, in Afghanistan. L’accusa per Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani, successivamente risultati innocenti, è di aver complottato per uccidere il governatore della provincia; accusa sostenuta anche in base al ritrovamento da parte della polizia afghana di armi all’interno del Centro chirurgico per vittime di guerra gestito dall’associazione e intitolato al giornalista e scrittore Tiziano Terzani. Se in un primo momento l’ospedale era stato costretto a chiudere, al termine di quello che venne definito da più parti un tentativo di screditare e di mettere a tacere un “testimone scomodo” come Emergency, il 18 aprile 2010 i tre vennero rilasciati e la struttura venne riaperta.

Apertamente schierata contro la guerra e, sebbene da statuto ”indipendente e neutrale”, aspramente critica verso le scelte politiche di intervento nei conflitti fatte da governi italiani oltre che per le politiche sull’immigrazione e di respingimento e le ingenti spese militari che ogni anno l’Italia mette a bilancio. Posizioni più volte ribadite attraverso le campagne intraprese come quella del 2002 denominata “Fuori l’Italia dalla guerra” contro l’intervento italiano in Iraq e dal chirurgo di Sesto San Giovanni che, rispondendo all’accusa di essere un pacifista radicale, ha più volte affermato ”Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra”. 


Letto su Informazione Libera

15 maggio 2012

In un mondo triste dove non si ride più, gli uomini hanno inventato le "lezioni di risata"... che tristezza!

"Un giorno senza un sorriso è un giorno perso", diceva Charlie Chaplin. La pensano come lui le migliaia di persone che il 6 maggio scorso si sono riunite in una fragorosa risata collettiva, in occasione del World Laughter Day, la Giornata mondiale della risata. L'evento, promosso dalla French School of Laughter and Well-Being, fondata e diretta da Corinne Cosseron, ha poco a che fare con la goliardia. Secondo uno studio dell'Università del Maryland, ridere fa bene a corpo e anima. Il professor Michael Miller, direttore del centro di Cardiologia Preventiva dell'ateneo, ha provato che sbellicarsi dalle risate per due ore davanti a un film comico ha lo stesso potenziale benefico di mezz'ora di ginnastica: "Ridere di gusto - spiega Miller - provoca il rilascio di endorfine nel cervello, che, oltre a generare un diffuso senso di benessere, migliora la circolazione e la respirazione, regolarizza pressione e battito cardiaco".

A farne tesoro sono stati in tanti. E dagli Usa all'Europa è un fiorire di scuole della risata. Persino ad Harvard. Qui, con un tutto esaurito da mille studenti a lezione, il corso più gettonato è quello di Psicologia positiva di Tal Ben-Shahar. Il giovane professore insegna ad affrontare stress e ansia con creatività, empatia e senso dell'umorismo, puntando all'ottimismo. "La psicologia positiva - spiega - lavora sulle potenzialità di una persona per aiutarla a tirare fuori i suoi lati migliori. Insegna a star bene con se stessi e con gli altri, a circondarsi di affetti ed essere estroversi. Per stare bene bisogna cercare le novità perché ci mettono alla prova e ci risvegliano dalla quotidianità". Per 90 minuti, si ride di gusto in classe con Ben-Shahar: racconta barzellette, snocciola battute, fa meditare i suoi studenti o proietta serie televisive tra le più ilari.

Alla Sorbona non sono da meno. Nella prestigiosa università di Parigi è nata una vera scuola della risata, ribattezzata "Sorbonne drolatique" per migliorare la società e la vita, con relatori eccellenti come lo psicanalista Boris Cyrulnik o la fumettista Marjane Satrapi. Per alleggerire l'anima dallo stress, l'École Française du Rire et du Bien-etre di Lione si è inventata workshop che mescolano tecniche da clown, prove di creatività e la metodologia del buonumore di Annette Goodheart. Una valida alternativa è l'Hasya Yoga, lo yoga della risata, ideato dal medico indiano Madan Kataria, che nel '95 ha dato origine al primo Club della risata (oggi in 75 Paesi, Italia compresa). Questa ginnastica lavora sulla respirazione profonda, con esercizi di risata, vocalizzi e stretching. Ridere produce un benefico massaggio interno, che libera da stress e malumori. 

Fonte Repubblica.it - Letto su http://ilnavigatorecurioso.myblog.it/

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Riforma del Welfare in GB: non si è disabili senza un arto




500 mila disabili rischiano di perdere i sussidi

La nuova riforma del welfare colpira anche chi oggi gode di un sussidio di disabilità. Questa è la politica del governo conservatore britannico, 900.000 mila posti nel settore pubblico e meno tasse ai più ricchi. Il piano di auterity di David Camerun è inaccettabile,  si toglie alle classi medie per dare ai ricchi. E' pronto una bozza di programma che prevede come negli Stati Uniti di affidare la sanità alle compagnie di assicurazioni. In uno stato in forte crisi non si può accettare che ai redditi più alti si abbassino le imposte dal 50% al 45%. La politica di Camerun ha dell'incredibile vuole far stringere la cinghia a chi riesce a malapena ad unire il pranzo con la cena e agevolare chi ha redditi consistenti.

Dobbiamo in tutti i modi far slittare il piano proposto da questa banda al servizio delle grandi famiglie inglesi per dar modo a Tony Blair di rientrare in campo. Sintesi del piano Camerun

Taglio di 1.5 milioni di dipendenti in 5 anni nel settore pubblico, di cui 1 milione entro 3 anni, facendo credere agni ignari cittadini che con le agevolazioni concesse agli industriali e imprenditori i posti possono essere recuperati nel privato. Aggiungiamo noi una emerita "boiata", come è possibile con una inflazione all'8.6% e una disoccupazione che supera il milione di persone. A questo si aggiunge che si vuole togliere i sussidi ai portatori di handicap, ascoltate bene anche a quelle persone prive di arto. Ecco la proposta partorita dal folle ministro alle Pensioni e al Lavoro Ian Duncan Smith, che prepara la scure con la scusa di colpire frodi e sprechi.

"Bisogna cambiare radicalmente l'approccio ai sussidi. Chi ha perso un arto, deve vedersi ridotto - o non confermato - l'assegno se la protesi elimina o riduce l'handicap'. Come dire, non hai l'arto hai la protesi ti reggi in piedi, non hai diritto al sussidio. Secondo il ministro l'handicap ha un costo e il governo deve tagliare 2.2 mld di sterline. Vi consigliamo amici inglesi quando sarete chiamati a visita, perchè questo è previsto con un richiamo di massa di tanti portatori di handicap, presentatevi senza protesi così si rendono conto che non può essere uno strumento meccanico a ridarti la dignità. E' ora che vadano a casa la lezione alle comunali di Londra non gli sono bastate hanno bisogno di un'altra lezione. Redazione Popolari Londra

fonte http://www.ipopolari.it/

Leggi anche
Londra, protesta disabili contro i tagli ed aiuti

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13 maggio 2012

Alluminio nella nostra alimentazione

NEGLI ULTIMI 30 ANNI 
Si è visto un aumento costante di alluminio presente nella nostra dieta ed anche nell’ambiente. Molti cibi spazzatura, caramelle colorate, agenti lievitanti, aspirina tamponata contengono additivi a base di alluminio. E’ un comune additivo alimentare e si trova in alimenti come il formaggio fuso, sale da cucina, sottaceti, farina bianca, preparati per pasta, miscele di torte, panna non casearia, vaniglia in polvere e alcuni ciambelle e cialde ed alcuni tipi di latte per neonati. L’alluminio è dannoso a tutte le forme di vita. Danneggia tutti i tipi di tessuto.
L’ALLUMINIO E’ UN VELENO PROTOPLASMATICO e una neurotossina perniciosa e persistente. Nessun sistema vivente utilizza l’alluminio per i processi biochimici. Ha la tendenza ad accumularsi nel cervello e ossa. E’ in condizioni normali molto meno tossico del mercurio, arsenico, piombo o cadmio, ma è molto più comune nel nostro ambiente, e sembra anche essere più persistente rispetto alla maggior parte degli altri veleni metallici. Il pericolo è quello che si manifesta solo nei periodi di tempo lunghi. È quindi prudente evitarne il consumo. Evitarlo è attualmente il miglior modo per proteggerci dai gravi danni a lungo termine che possono derivare dalla ingestione.
LE DONNE IN GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO 
I giovani e gli anziani sono a rischio. Il modo più efficace per preservare la nostra acutezza mentale negli anni sembra essere quello di eliminare le fonti di alluminio dalla dieta.Si possono adottare misure per minimizzarne gli effetti.
La risposta più efficace è;
Evitarlo
Bloccarne la sua assunzione con integratori (calcio, magnesio, ferro)
Mangiare alimenti che aiutano ad eliminarlo dal corpo umano. Frutta, verdura ed alcune alghe.
Materiali di consumo in alluminio contaminati sono ormai molto comuni. Essere consapevoli delle fonti è il primo passo per l’eliminazione. La rimozione di alluminio dalla nostra dieta può essere abbastanza facile se viene assunto un approccio graduale.
IL SINTOMO PRINCIPALE
Di avvelenamento da alluminio, è la perdita della funzione intellettuale, smemoratezza, mancanza di concentrazione, e in casi estremi, la demenza conclamata. E’ anche noto per provocare rammollimento osseo e perdita di massa ossea, danneggiamento del rene e altri danni ai tessuti molli, in dosi elevate può causare arresto cardiaco. Molti che hanno assunto una dieta a basso contenuto di alluminio hanno segnalato una riduzione della irritabilità e di mal di testa e significativi miglioramenti nella memoria e capacità di concentrazione. I genitori hanno riportato miglioramenti nei bambini affetti da problemi comportamentali.
SUCCO D’ARANCIA IN CONTENITORI DI ALLUMINIO TRATTATO NON E’ CONSIGLIATO
Judie Walton, un ricercatore australiano ha scoperto che l’assorbimento da parte cervello potrebbe aumentare di dieci volte data la presenza di acidi di frutta. I composti di alluminio possono essere tossici come il piombo in determinate condizioni.Le fibre nervose aggrovigliate nel cervello di persone affette dal morbo di Alzheimer contengono una quantità insolitamente elevate di alluminio.L’ebollizione dell’acqua in pentole di alluminio produce tossine idro-ossidi, la pancetta fritta nella padella rilascia nitrati e la carne bollita cloruri.
Additivi da evitare :
Questi sono solo alcuni degli additivi usati nei prodotti alimentari:
E173, E520, E521, E523 E541, E544, E545, E546, E554, E555 E556, E559.

Fonte Eco(R)esistenza

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12 maggio 2012

Lacrime e ipocrisia, quelle dieci frasi da non dire a un malato di tumore

immagine di un tumore ai polmoni

Una giornalista del Guardian, appena uscita dalla terapia contro il tumore, affronta il difficile tema dell'empatia con chi è colpito dalla malattia. E consiglia a parenti e amici: "Siate positivi, propositivi, sereni. E non dite mai ti trovo benissimo, né: hai un aspetto orribile"

Qualcuno annuncia di avere un tumore. Cominciano interventi e terapie. E' un processo lungo, doloroso, faticoso. Ma alle sofferenze provocate dalla malattia se ne aggiungono spesse delle altre: i commenti di familiari ed amici, che spesso dicono la cosa sbagliata, sia pure in buona fede e non certo con l'intento di fare del male. Deborah Orr, nota cronista politica del Guardian, non ha smesso di comportarsi da giornalista nemmeno durante la sua lotta con il cancro, prendendo appunti proprio sulle frasi involontariamente nocive dei parenti e delle persone più care che venivan o a farle visita. E ora che la fase più dura della terapia post-operatoria è passata, ha scritto un lungo articolo per il suo quotidiano fornendo una specie di "decalogo" di quello che non si dovrebbe mai dire a chi ha un tumore, perché ha il significato opposto di quello desiderato. Dieci comandamenti da ricordare, per non ripetere gli stessi errori se un congiunto o un amico ne viene colpito.
"Il cancro è una malattia grave, che ti pone al centro di attenzioni affettuose da parte della tua famiglia e dei tuoi amici", racconta la Orr. "Ma sovente si diventa il bersaglio di parole dette con le migliori intenzioni che sortiscono l'effetto di farti sentire peggio". La prima della lista è: "Non sai quanto mi dispiace per te". Una frase, osserva la giornalista, "che ti fa sentire oggetto di pietà e compassione, non è esattamente una bella sensazione ascoltarla". La seconda è: "Se c'è qualcuno che può combattere questa malattia, sei proprio tu!", che in realtà non suona affatto rassicurante, perché "sottintende che solo chi ha un carattere di ferro può farcela, non è di grande conforto, specie se in quel momento ti senti fragile e demoralizzato, come è possibile o normale che sia". Un'altra espressione sotto accusa: "Ti trovo proprio bene". Commenta la Orr: "E' impossibile che non si noti l'affaticamento di qualcuno malato di cancro, dunque è un'uscita stucchevole, ipocrita, che non aiuta per niente". Così come lo è, naturalmente, l'affermazione del contrario: "Hai un pessimo aspetto". Se l'ipocrisia è fuori luogo, l'eccesso di sincerità pure: "Un malato  -  scrive la cronista del Guardian  -  non ha certo bisogno di ricevere una conferma del proprio stato".
La gaffe numero cinque dell'elenco è questa: "Fammi sapere i risultati degli esami". Avverte la reporter: "Nessun malato di tumore ha voglia di diffondere i stile social network i risultati delle analisi, di solito dopo esami lunghi e stressanti, che possono terminare con esiti che nessuno ha voglia di ripetere". Frase sbagliata numero sei: "Qualunque cosa io possa fare per aiutarti, sono a tua disposizione". Molto meglio, nota la Orr, dare direttamente un suggerimento su come aiutare l'amico o il familiare, tipo: che ne dici se vado a prendere io i tuoi bambini a scuola il martedì? Attendere una richiesta specifica di aiuto ricorda al malato che non è più autonomo e in grado di badare a se stesso. Altre parole da evitare: "Le tue preoccupazioni sono infondate". Secondo la giornalista è la tipica frase che si usa quando le preoccupazioni, invece, sono più che fondate, per cui è controproducente. Consiglio numero otto: non dare sfogo alla propria curiosità chiedendo "cosa si sente davvero con la chemioterapia?", a cui potrebbe venire voglia di rispondere: perché non la provi e poi mi dici? Numero nove: "Ho davvero bisogno di vederti", che non tiene conto del fatto che "gli ammalati sono implicati in mille spacevoli impegni, tra esami, analisi e medici, e non è così semplice trovare il tempo per vedere subito tutti". Infine, ultima frase sbagliata del decalogo: "Sono terribilmente sconvolto per la tua condizione". Meglio mordersi la lingua e stare zitti: "L'ammalato di tumore  -  conclude Deborah Orr  -  ha bisogno di spunti positivi e di avvertire una vicinanza serena, meglio regalare fiori e sorrisi che inondarlo di lacrime".

di ENRICO FRANCESCHINI

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito
http://www.repubblica.it/

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11 maggio 2012

La fine dei "Blogger Clandestini"

Oggi finalmente riportiamo una buona notizia: una vittoria della Rete e di noi Blogger in particolare. Infatti, la Corte di Cassazione ha per fortuna assolto nel terzo grado di giudizio, il Blogger e Giornalista Carlo Ruta. Egli era accusato dell'incredibile reato di “stampa clandestina”. Di Carlo Ruta, Niente Barriere ne parlò già nel 2008, quando scoppiò questa incredibile vicenda. Ecco alcuni passi del post di allora, intitolato BLOG STAMPA CLANDESTINA!?!
carlo ruta
Carlo Ruta è il protagonista di una faccenda che ha davvero l'aggettivo di grottesco. Il suo blog (http://www.accadeinsicilia.net/) 4 anni fa è stato chiuso a causa di una denuncia per diffamazione. Carlo non si è dato per vinto e ha trasferito tutti i contenuti del sito su un server americano e ha fondato un nuovo sito (http://www.leinchieste.com/prima_pagina.html), sempre su server "Made in USA", dove continua le sue battaglie contro il malaffare della sua terra natìa: la Sicilia.
Tutto questo non deve esser piaciuto alle persone a cui ha pestato i calli e incredibilmente lo scorso 8 maggio, il Tribunale di Modica, lo ha condannato per il reato di «stampa clandestina», ovvero per non aver registrato in Tribunale e in Italia il suo Blog!
«E’ la prima volta in Europa che un blogger viene condannato per stampa clandestina, un reato penale, retaggio del fascismo, che punisce con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 250 “chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta dall’art.5”. Ricevo solidarietà perchè tutti i blog sono a rischio» commenta Ruta, che è da anni, lui e tutta la sua famiglia sono oggetto di minacce mafiose.
«Gulag Sicilia», il titolo del suo libro sull’omicidio di Giovanni Falcone edito da Rubbettino, ha ricevuto 25 denunce per diffamazione ma come lui stesso dichiara: «ho vinto quasi sempre perchè ero ben documentato, sebbene le procure di Modica, Ragusa, Messina e Catania in questi anni abbiano fatto di tutto per screditarmi».
La condanna di Carlo Ruta ripropone dunque con prepotenza, la questione della libertà di espressione e dell'obbligatorietà della registrazione in tribunale dei blog, in quanto considerati stampa di informazione. 
Dunque i blog non registrati in tribunale potranno continuare a vivere senza che li si debba additare come clandestini. Ricordo infine che se i Giudici della Cassazione non avessero assolto Carlo, sarebbe inevitabilmente successo che tantissimi blog (fiutando il grave pericolo) avrebbero chiuso. Per oggi godiamoci questa vittoria ma vigiliamo per la prossima battaglia. I nemici della libertà d'informazione e della Rete non mancano di certo.

"Porte chiuse" per i disabili in cliniche e ospedali

Il Codacons presenta un esposto alla Procura della Repubblica di Catania. 

Niente scivoli per i disabili, ed enormi difficoltà dei portatori di handicap per entrare in ospedali pubblici e nelle case di cura private. A Catania il Codacons ha dichiarato guerra alle barriere architettoniche: ostacoli insormontabili come gli scalini, barriere per usare spazi ed attrezzature, mancanza di segnalazioni per sordi e non vedenti.
Dopo le numerose segnalazioni pervenute, il Codacons ha presentato un esposto alla Procura ella Repubblica in merito alla mancata rimozione delle barriere architettoniche negli ospedali e nelle cliniche private. Sono infatti numerose le strutture sanitarie pubbliche e private rispetto alle quali diversi pazienti hanno segnalato presso le sedi Codacons la presenza di barriere architettoniche costituenti ostacoli insormontabili per i degenti disabili, e l'assoluta carenza di strumenti idonei ad agevolare l'accesso dei portatori di handicap agli ospedali ed alle cliniche private.
La normativa, precisa una nota dell'Ufficio Legale Regionale del Codacons, prevede espressamente l'obbligo per le strutture sanitarie di rimuovere le barriere architettoniche che impediscono, limitano o rendono difficoltoso l'accesso e/o la mobilità di persone con una limitata capacità motoria. In particolare la Legge n. 41 del 1986 (Legge Finanziaria del 1986) impone agli Enti Locali territoriali, allo Stato, agli Uffici periferici dello Stato, agli Enti Pubblici, di dotarsi di un piano per l'abbattimento delle barriere architettoniche e di destinare a tal fine una quota annuale del bilancio d'esercizio. Il Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici n. 236 del 1989 contiene le prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche. In particolare, all'art. 3 il suddetto decreto statuisce che l'accessibilità agli edifici deve essere garantita per quanto riguarda: a) gli spazi esterni; il requisito si considera soddisfatto se esiste almeno un percorso agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotte o impedite capacità motorie o sensoriali; b) le parti comuni. Inoltre il Decreto del Presidente della Repubblica n. 503/96 definisce le "barriere architettoniche" stabilendo che: per barriere architettoniche si intendono: a) gli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea; b) gli ostacoli che limitano o impediscono a chiunque la comoda e sicura utilizzazione di spazi, attrezzature o componenti; c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.
Più recentemente il Decreto 17 giugno 2002 dell'Assessorato alla Sanità della Regione Siciliana individua, conformemente alla normativa nazionale, i requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l'esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private, definendo i requisiti minimi per le autorizzazioni e l'accreditamento delle strutture sanitarie. Il Decreto contiene le regole che consentono di riconoscere il possesso da parte della struttura sanitaria di prescritti specifici requisiti (standard di qualificazione), essenziali all'espletamento delle funzioni cui lo stesso organismo (ospedale, casa di cura, ecc.) è preposto. Nello stesso decreto si stabilisce che tutti i presidi, in relazione alla tipologia delle attività svolte, devono essere in possesso dei requisiti previsti dalle vigenti leggi in materia di: caratteristiche ambientali e di accessibilità solo per le nuove strutture; protezione antincendio; protezione acustica; […] eliminazione delle barriere architettoniche.
In ragione di quanto sopra il Codacons Sicilia chiede che presso ogni struttura sanitarie pubblica e privata si effettuino delle verifiche mirate a valutare la sussistenza dei requisiti di legge per il mantenimento dell'accreditamento regionale dell'organismo, facendo particolare attenzione all'esistenza presso la struttura di barriere architettoniche che impediscono, limitano o rendono difficoltosa l'accesso e/o la mobilità di persone con una limitata capacità motoria; il Codacons chiede l'applicazione delle sanzioni ai soggetti proposti ai controlli ed alle strutture stesse, anche per i danni arrecati ai portatori di handicap e la condanna dei responsabili alle sanzioni previste, ed anche all'immediata rimozione delle barriere architettoniche esistenti.
Allarme rosso anche per la carenza di infermieri in uno degli ospedali cittadini, il Ferrarotto. L'unità operativa sotto accusa è quella di Cardiologia, rinomata in tutto il mondo. Lo denuncia il sindacato regionale infermieri Cni-Fsi: "Il livello qualitativo dell'assistenza - spiega il sindacalista Calogero Coniglio - non può essere garantito se un infermiere si trova costretto a coprire due turni al giorno invece che uno, causato da un organico infermieristico insufficiente, non in grado di assicurare i turni di servizio. Questo malessere che si nasconde dentro le mura dell'ospedale cittadino, tra il personale infermieristico turnista che si sente completamente abbandonato, provoca grande preoccupazione". Per il sindacato, gli infermieri usano i rientri in servizio comprendo i turni scoperti durante le assenze. Chi va in pensione non viene sostituito, e nessuno copre maternità e malattie lunghe. Tutti rinunciano alle ferie, e nessuno fa più i riposi.

[Informazioni tratte da Codacons.it, Italpress - Corriere del Mezzogiorno]

La versione integrale di questo articolo è presente sul sito