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26 gennaio 2015

Ass. Luca Coscioni, Corso-seminario:"Soccorso civile per l'eliminazione delle barriere architettoniche"

Corso-seminario:"Soccorso civile per l'eliminazione delle barriere architettoniche". organizzato dall'Associazione Luca Coscioni e dedicato a Jasmine Ravaglia.
Ci sono leggi che impongono l'abbattimento delle barriere: 118 del 1971 (uffici e mezzi pubblici) 41 del 1986 (creazione di Piani di eliminazione [PEBA] nelle Amministrazioni Pubbliche) .
Non vengono rispettate. Il corso, che fa parte di un progetto finanziato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, si propone di far conoscere gli strumenti per ottenere il rispetto del diritto dei disabili.

Articolo interamente tratto da  www.radioradicale.it

05 ottobre 2012

Eutanasia in Italia, cercasi malati terminali

L'associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica presenta il suo IX Congresso e lancia una campagna di sensibilizzazione sul tema della dolce morte.
"AAA Malati terminali cercasi". L'associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica ha scelto per la campagna sull'eutanasia lanciata in occasione della presentazione del IX congresso dell'Associazione che si svolge a Milano il 6-7 ottobre. Obiettivo della campagna è quello di cercare testimonianze di persone che chiedono l'eutanasia.

10 ottobre 2010

Una mela per la vita, in tremila piazze d'Italia la raccolta fondi per la ricerca sulla sclerosi multipla

Cari amici, quest'oggi il Blog torna ad occuparsi della Sclerosi Multipla. Lo fa ricordandovi che da ieri fino a tutt'oggi (9 e 10 ottobre) in 3.000 piazze italiane l'AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) organizza la consueta manifestazione di solidarietà “Una Mela per la Vita“ . Saranno distribuite oltre 300.000 confezioni di mele (delle varietà Golden, Red Delicious e Granny Smith) per un totale di quasi 4 milioni di frutti (6.000 quintali di prodotto). Aderendo a "Una Mela per la Vita" aiuterete la ricerca su questa terribile malattia che colpisce solo in Italia circa 60.000 persone. Visto anche il grande interesse che ha suscitato in voi il post relativo alla nuova terapia del Professor Zamboni, quest'oggi vi propongo il video di un dibattito andato in onda recentemente su Radio Radicale.

Cura CCSVI e sue implicazioni con la Sclerosi Multipla
Partecipano: Marco Cappato (Segretario Ass. Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica) Paolo Zamboni (Direttore Centro Malattie Vascolari Università di Ferrara) Marco Salvetti (Professore associato di neurologia Ospedale S. Andrea) Gilberto Corbellini (Copresidente Ass. Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica) Maria Antonietta Farina Coscioni (Copresidente Ass. Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica) Valentina Piattelli (Presidente Ass. Radicale Andrea Tamburini di Firenze) e Adele La Pertosa (Giornalista Ansa Salute)


un saluto da Ray

27 maggio 2010

Amnesty International "Il bisogno di una giustizia globale"

Nel giorno dello "scambio di vedute" tra Amnesty International e il Ministro Frattini, pubblico il comunicato stampa di Amnesty International sulla presentazione del Rapporto Annuale 2010 dedicato alla Giustizia nel Mondo, che non va per niente bene.


CS049: 27/05/2010

Nonostante il 2009 sia stato un anno fondamentale per la giustizia internazionale, le lacune esistenti nella giustizia globale sono state acuite dal potere della politica. È quanto affermato da Amnesty International, che ha presentato oggi il Rapporto Annuale 2010.
Nella sua analisi sulla situazione dei diritti umani nel mondo nel periodo gennaio - dicembre 2009, Amnesty International segnala violazioni in 159 paesi e punta il dito contro quei governi potenti che stanno bloccando i passi avanti della giustizia internazionale, ponendosi al di sopra delle norme sui diritti umani, proteggendo dalle critiche gli alleati e agendo solo quando politicamente conveniente.
"La repressione e l'ingiustizia prosperano nelle lacune della giustizia globale, condannando milioni di persone a una vita di violazioni, oppressione e violenza" - ha dichiarato Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, nel corso della presentazione del Rapporto annuale (pubblicato in Italia da Fandango Libri), che si è svolta questa mattina presso l'Associazione della Stampa Estera di Roma.
"I governi devono assicurare che nessuno si ponga al di sopra della legge e che ogni persona abbia accesso alla giustizia, per tutte le violazioni dei diritti umani subite. Fino a quando i governi non smetteranno di subordinare la giustizia agli interessi politici, la libertà dalla paura e dal bisogno rimarrà fuori dalla portata della maggior parte dell'umanità" - ha affermato Weise.
L'organizzazione per i diritti umani ha pertanto rinnovato la richiesta ai governi di garantire che renderanno conto del loro operato, dare piena adesione alla Corte penale internazionale e assicurare che i crimini di diritto internazionale saranno sottoposti a procedimenti giudiziari ovunque nel mondo. Agli stati che rivendicano una leadership globale, tra cui quelli del G20, compete la responsabilità specifica di dare l'esempio.
Il mandato di cattura emesso nel 2009 dalla Corte penale internazionale nei confronti del presidente del Sudan, Omar Hassan Al Bashir, per crimini di guerra e contro l'umanità, è stato un evento epocale che ha dimostrato che anche un capo di stato in carica non è al di sopra della legge. Tuttavia, il rifiuto da parte dell'Unione africana di cooperare, nonostante la terribile violenza che ha colpito centinaia di migliaia di persone nel Darfur, è stato un crudo esempio di come i governi antepongano la politica alla giustizia.
A sua volta, la paralisi del Consiglio Onu dei diritti umani sullo Sri Lanka, nonostante il governo e le Tigri per la liberazione della patria Tamil si siano resi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e possibili crimini di guerra, è stata la prova dell'inazione della comunità internazionale nei momenti di bisogno. Infine, le raccomandazioni del rapporto Goldstone per accertare le responsabilità di quanto accaduto nel conflitto di Gaza attendono ancora di essere tenute in conto da parte di Israele e Hamas.
A livello mondiale, le lacune della giustizia hanno rafforzato un pernicioso reticolo di repressione. Le ricerche di Amnesty International hanno documentato torture e altri maltrattamenti in almeno 111 paesi, processi iniqui in almeno 55 paesi, restrizioni alla libertà di parola in almeno 96 paesi e detenzioni di prigionieri di coscienza in almeno 48 paesi.
Gli organismi per i diritti umani e le attiviste e gli attivisti che li difendono sono finiti sotto attacco in molti paesi, i cui governi hanno impedito loro di lavorare od omesso di fornire protezione.
Nella regione Medio Oriente e Africa del Nord, l'intolleranza dei governi nei confronti delle critiche è stata sistematica in Arabia Saudita, Siria e Tunisia e la repressione è aumentata in Iran. In Asia, il governo della Cina ha esercitato ancora più pressione verso chi provava a sfidare la sua autorità, attraverso arresti e intimidazioni di difensori dei diritti umani. Migliaia di persone, a causa della forte repressione e delle difficoltà economiche, hanno lasciato la Corea del Nord e Myanmar.
Lo spazio per le voci indipendenti e per la società civile si è ridotto in alcune parti della regione Europa e Asia centrale: inique limitazioni alla libertà d'espressione hanno avuto luogo in Azerbaigian, Bielorussia, Russia, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan. Il continente americano è stato tormentato da centinaia di omicidi illegali commessi dalle forze di sicurezza in vari paesi tra cui Brasile, Colombia, Giamaica e Messico, mentre negli Stati Uniti d'America è proseguita l'impunità per le violazioni dei diritti umani compiute nel contesto della lotta al terrorismo. Governi africani, come quelli di Guinea e Madagascar, hanno affrontato il dissenso con un uso eccessivo della forza e omicidi illegali, mentre le voci critiche sono state oggetto di repressione, tra gli altri, in Etiopia e Uganda.
Un impietoso disprezzo per le popolazioni civili ha caratterizzato i conflitti. Gruppi armati e forze governative hanno violato il diritto internazionale nella Repubblica Democratica del Congo, nello Sri Lanka e nello Yemen. Nel conflitto di Gaza e del sud d'Israele, le forze israeliane e i gruppi armati palestinesi hanno ucciso e ferito illegalmente i civili. Migliaia di persone hanno subito le conseguenze dell'escalation di violenza da parte dei talebani in Afghanistan e Pakistan, così come degli scontri in Iraq e Somalia. Nella maggior parte dei conflitti, le donne e le bambine sono state stuprate o sottoposte ad altre forme di violenza da parte delle forze governative e dei gruppi armati.
Tra gli altri dati che emergono dal Rapporto annuale 2010 di Amnesty International, si segnalano:
  • gli sgomberi forzati di massa in Africa, come in Angola, Ghana, Kenya e Nigeria, che spesso hanno fatto sprofondare ancora di più le persone colpite nella povertà;
  • l'aumento delle denunce di violenza domestica contro le donne, degli stupri, degli abusi sessuali, degli omicidi e mutilazioni successivi agli stupri in El Salvador, Giamaica, Guatemala, Honduras e Messico;
  • lo sfruttamento, la violenza e le violazioni che milioni di migranti della regione Asia e Pacifico hanno subito in paesi come Corea del Sud, Giappone e Malesia;
  • il profondo aumento del razzismo, della xenofobia e dell'intolleranza nella regione Europa e Asia centrale;
  • gli attacchi compiuti da gruppi armati in alcuni casi apparentemente affiliati ad al-Qaeda, che in paesi come Iraq e Yemen hanno acuito l'insicurezza.
La dimensione globale di milioni di persone spinte nella povertà dalle crisi alimentare, energetica e finanziaria, ha dimostrato l'urgente bisogno di contrastare gli abusi che determinano la povertà.
"I governi devono essere chiamati a rispondere per le violazioni dei diritti umani che causano e aumentano la povertà. La Conferenza Onu di revisione degli Obiettivi di sviluppo del millennio, che si terrà a New York a settembre, costituirà un'opportunità per i leader del mondo per passare dalle promesse a impegni vincolanti" - ha proseguito Weise.
Sulle donne, in particolare quelle povere, si abbatte il peso dell'incapacità dei governi di realizzare questi Obiettivi. Si stima che le complicazioni legate alla gravidanza siano costate la vita a circa 350.000 donne. La mortalità materna è spesso la conseguenza diretta della discriminazione di genere, della violazione dei diritti sessuali e riproduttivi e della negazione del diritto alle cure sanitarie.
"Se vogliono fare passi avanti negli Obiettivi di sviluppo del millennio, i governi devono promuovere l'uguaglianza di genere e contrastare la discriminazione contro le donne" - ha sottolineato Weise.
Amnesty International ha chiesto agli stati del G20 ancora inadempienti (Arabia Saudita, Cina, India, Indonesia, Russia, Stati Uniti d'America e Turchia) di ratificare lo Statuto della Corte penale internazionale. La Conferenza internazionale di revisione sulla Corte, che inizia a Kampala, in Uganda, il 31 maggio, è un'occasione per i governi per dimostrare il loro impegno nei confronti della Corte.
Nonostante i gravi insuccessi registrati nel 2009 nei tentativi di assicurare giustizia, molti avvenimenti hanno fatto segnare dei progressi. In America Latina sono state riaperte inchieste su crimini coperti da leggi di amnistia, come dimostrano le epocali sentenze riguardanti l'ex presidente del Perù Alberto Fujimori, condannato per crimini contro l'umanità, e l'ultimo presidente militare dell'Argentina Reynaldo Bignone, condannato per sequestri e torture. Tutti i processi celebrati dalla Corte speciale per la Sierra Leone si sono conclusi salvo quello, ancora in corso, contro l'ex presidente della Liberia, Charles Taylor.
"Il bisogno di giustizia globale è una lezione fondamentale da trarre dallo scorso anno. La giustizia porta equità e verità alle vittime, è un deterrente nei confronti delle violazioni dei diritti umani e, in definitiva, conduce verso un mondo più stabile e sicuro" - ha concluso Weise.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 27 maggio 2010

fonte
http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3638

Presentazione del Rapporto 2010 di Amnesty International



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