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27 febbraio 2010

La scuola per i disabili costa troppo: meglio lasciarli a casa a vegetare

In Italia per i disabili è un emergenza continua, e il futuro che ci aspetta non è per niente roseo. In ambito scolastico la scure dei tagli dell'ultima riforma Gelmini, diventa ogni giorno sempre più tagliente, e porterà, giorno dopo giorno, pesantissime ripercussioni per chi la vita gli ha riservato degli ostacoli sempre più difficili da scavalcare.

L'obiettivo è permettere allo Stato di risparmiare un sacco di soldi, e pazienza se l'educazione dei nostri figli e nipoti, negli anni a venire sarà una chimera per molti di loro, visto che se vorranno studiare si dovranno rivolgere ad istituti sempre più legati a terzi, ma non statali.

Per chi in casa ha un figlio disabile andrà sempre peggio, visto che attualmente la situazione non è per niente positiva, tra strutture inaccessibili e insegnanti di sostegno che pesano troppo per i bilanci della scuola pubblica e privata.

La dimostrazione arriva leggendo questo articolo di ieri pubblicato da Corriere.it.

(immagine www.labilita.org)
DISABILI E SCUOLE PRIVATE: UN RAPPORTO DIFFICILE - «Signora, ma perchè non iscrive suo figlio in una scuola statale? Lì sono organizzati meglio. Noi i ragazzi disabili non li prendiamo, non sapremmo come gestirli, non abbiamo insegnanti di sostegno». Iscrivere un bambino alla scuola paritaria può diventare un percorso a ostacoli per un padre o una madre se quel figlio ha una disabilità. Non bastano le difficoltà quotidiane e il pensiero assillante di quel giorno in cui mamma e papà non ci saranno più. Ci si mettono pure le discriminazioni in ambito scolastico. Eppure la legge sulla parità del 2000 prevede che le scuole che ottengono il sì del ministero debbano accogliere tutti, disabili compresi. Tanto che ogni anno vengono stanziati dei fondi per il sostegno. Il concetto lo ha ribadito anche il tribunale di Roma nel 2002 e nel 2008 il ministro Mariastella Gelmini ha rincarato la dose con un decreto in cui si dice che si ottiene la parità solo se si rispettano le norme di inserimento degli alunni disabili.

OLTRE LA LEGGE IL «FAI DA TE» - Fin qui la legge, ma nella realtà regna il fai-da-te. Una giungla in cui la Dire ha deciso di avventurarsi. Telefono alla mano, abbiamo contattato numerose scuole private paritarie, scoprendo che molte volte il bambino disabile riceve un «no». Ma anche quando scatta il «sì» arrivano i problemi sul sostegno. E su questo punto la confusione è totale. C'è chi dice «noi non ci attiviamo neanche per averlo», scaricando la colpa sul ministero "che non garantisce i rimborsi, che stanzia pochi fondi", chi chiede rette aggiuntive per pagare l'insegnante in più, chi contributi parziali.

IL PROBLEMA DEL SOSTEGNO - Qualche esempio. Chiamiamo un noto istituto privato romano, di quelli che pubblicizzano la loro attività a forza di maxi cartelloni. Ci risponde una cortese segretaria a cui chiediamo di iscrivere alla prima elementare un bimbo affetto dalla sindrome di down. «Non credo ci siano problemi- risponde la donna in un primo momento- chiedo alla direttrice». Poi il verdetto cambia: «Non abbiamo l'insegnante di sostegno in questo momento. Può provare nelle scuole statali dove il sostegno c'è sempre. Le iscrizioni sono ancora aperte». Il no è condito da un «mi dispiace» che si ripete ad ogni diniego, con, appunto, il consiglio di mandarli alla statale, i bambini con disabilità, perchè lì, si sa, sono «più organizzati». Di fatto, uno scarica barile. Che penalizza le scuole pubbliche e, soprattutto, le famiglie, che non hanno liberta' di scelta su dove far studiare i figli.
Cambiamo ciclo scolastico, ci riproviamo con le superiori. Di nuovo scegliamo un istituto paritario romano dei più pubblicizzati. Anche qui scatta il no al ragazzo down: «Non sappiamo come gestirli- risponde un uomo al centralino- non abbiamo l'obbligo di prenderli, non ricadiamo nella legge della scuola pubblica. Non prendiamo ragazzi con disabilità».

«SI CREA UN PROBLEMA» - Il problema è il sostegno? Domandiamo. «No, è che non li prendiamo proprio perchè ci si viene a creare un problema. La cosa migliore, signora, è la statale, che è più organizzata di noi». Ci risiamo. In un istituto cattolico gestito da una grande fondazione (la struttura è a Roma e ha laboratori, centri sportivi, teatro, piscina) si aprono le porte per il nostro bambino che deve andare in prima, ma, ci dicono dalla segreteria, «noi siamo una scuola paritaria e vi dovete prendere l'onere del sostegno. In attesa che il ministero vi riconosca le ore e vi rimborsi, ma chissà quando avverrà». Scoraggiarsi è d'obbligo. In un'altra scuola cattolica blasonata della Capitale ci dicono che «non c'è un sì o un no a priori, certo poi bisogna vedere se si concretizzerà l'iscrizione». Ci lasciano nel dubbio.

RETTA INTEGRATIVA - Istituto di suore a Milano: il sostegno non c'è, il bambino non trova spazio. «Il fatto- ci dicono- è che il ministero paga solo un 'quid'...". Colpa di viale Trastevere, insomma, se un bambino non può scegliere la scuola che vuole. In un istituto di Verona ci dicono che anticipano loro la «retta integrativa per la disabilità». Poi la famiglia chiederà un sostegno alla Regione che andrà girato all'istituto. «E se non ce lo danno?». «Non è mai capitato, ma certo il rimborso si potrebbe fare in molte rate». Si parla, infatti, dello stipendio di un docente per un anno. E anche al Sud la musica non cambia: a Palermo ci invitano a portare il nostro bimbo alla statale, «da insegnante- ci dice una operatrice- le dico che è meglio». (Fonte agenzia Dire)
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2 commenti:

Michele ha detto...

La corte costituzionale ha ritenuto incostituzionale la norma che metteva dei limiti al numero degli insegnanti di sostegno.

Niente Barriere ha detto...

Ciao Michele, si lo so ma purtroppo da quasi vent'anni assistiamo ad uno scempio continuo di chi ci governa, da sinistra a destra. Ora con la "riforma Gelmini" hanno trovato la dose giusta ..di esplosivo... scommetto che quando ritornerà a governare il centro sinistra (in un futuro molto lontano.. e con gli stessi personaggi di oggi..) non faranno niente per risistemare un diritto fondamentale di ogni essere umano, il diritto ad accedere ad un'istruzione pubblica e gratuita. Che vergogna!!!