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21 giugno 2012

Allarme Google, aumentano le richieste di censura da parte dei governi


Dopo una pausa durata una decina di giorni torniamo a postare, sempre contro ogni discriminazione e ingiustizia. Un saluto a chi passa di qua.

Le richieste di censura sul web effettuate dai governi aumentano in maniera allarmante: è questo il monito lanciato da Google, secondo cui spesso il fenomeno riguarda "democrazie occidentali non tipicamente associate con la censura". Nel rapporto riguardante gli ultimi sei mesi del 2011 (parte di uno studio iniziato nel 2010) - secondo quanto riportato dal quotidiano Wall Street Journal - il gigante di Cupertino ha detto di aver ricevuto un totale di 1.007 richieste riguardanti la rimozione di contenuti online e consegna di informazioni su persone che utilizzano il motore di ricerca o il sito di video YouTube. 


Nello specifico, in 461 casi la domanda è stata inoltrata da un tribunale, chiedendo la cancellazione di 6.989 voci, mentre 546 casi riguardano richieste informali, per esempio attraverso telefonate da parte di funzionari di polizia, su 4.925 elementi. In totale, Google ha soddisfatto il 54% delle pretese. I dati non comprendono Paesi come Cina e Iran, dove il blocco dei contenuti arriva direttamente dai governi. "E' davvero preoccupante, perché molte delle voci di cui viene chiesta la rimozione riguardano discorsi politici - ha spiegato Dorothy Chou, analista di Google - Ed è un problema non solo perché la libera espressione è a rischio, ma anche in quanto riguarda nazioni da cui davvero non ce lo si aspetta". Chou ha spiegato che in molti casi il gigante del web opera localmente con propri uffici ed impiegati, in modo da essere in grado di rispettare le leggi del Paese in questione.

Immagine di Terra Real Time

E cosa dobbiamo dire noi che grazie alla mossa di spostare il dominio da .com a .it ci ha fatto perdere fino all'80% delle visite giornaliere? Questa a casa mia si chiama CENSURA

1 commento:

@enio ha detto...

se passasse questo discorso di censura dovremmo incominciarci a preoccupare per le nostre libertà, sopratuttu su quello di essere informati.