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05 luglio 2011

Disabili e lavoro, c’è ancora molto da fare

Sono molteplici le considerazioni che possono essere fatte leggendo il “Quarto rapporto sull’implementazione della Convenzione ONU per i diritti delle persone disabili". Su tutte spicca la discordanza tra le intenzioni politiche e la realtà dei fatti, specie per ciò che concerne l’inclusione lavorativa dei diversamente abili.

Tra i 18 stati che hanno ratificato il documento delle Nazioni Unite, sono due quelli che, sotto questo punto di vista, meritano particolare attenzione: Francia e Italia.

Secondo i dati del Ministero del Lavoro e della Salute d’Oltralpe  per i portatori di handicap che sono in età da lavoro, il tasso di disoccupazione infatti risulta essere doppio rispetto a quello dei normodotati (22% contro 10%), con ovviamente una doppia discriminazione in quanto le donne disabili sono meno occupate degli uomini.

In Italia la situazione è meno critica. Sono però le diverse politiche adottate o proposte dal Governo a far preoccupare i lavoratori disabili, che hanno visto minare più volte i loro diritti garantiti dalla Legge 68/99. Si ricordi il Decreto Sviluppo che modifica in parte l’articolo 17 della suddetta legge, oppure il tentativo di limitare la quota di riserva alla disabilità nei posti di lavoro pubblici. Infatti, attraverso la Legge 126/2010 si era tentato di modificare quanto statuito dall’articolo 18 della Legge 68 modificando così la priorità nell’attribuzione di posti di lavoro ai disabili.

Il punto cruciale è proprio questo. Risulta infatti da diverse fonti, che in entrambi i Paesi sia proprio il comparto pubblico a non rispettare gli obblighi di legge. Considerando appunto le normative nazionali dei due Stati, molto spesso risultano scoperte nelle aziende pubbliche le posizioni che per legge spetterebbero ai disabili attraverso l’istituto delle quote di riserva. Una contraddizione se si fa riferimento agli impegni che derivano dalla ratifica della Convenzione ONU sui diritti dei disabili e soprattutto una mancanza di responsabilità da parte dei Governi a rappresentare un reale cambiamento che guidi anche il settore privato al rispetto dei diritti di queste persone.

Fortunatamente il privato a volte si dimostra più virtuoso.

di Laura Zambrini da west-info.eu

1 commento:

Ernest ha detto...

ce ancora da lavorare si!