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06 marzo 2010

L'Italia è una Nazione Interpretativa (con Aggiornamento)

Aggiornamento ore 19:35

Eccomi qua ad aggiornare il post di oggi in quanto ci sono secondo me due notizie rilevanti.

La prima è che Antonio Di Pietro, attraverso il suo Blog, ha chiesto l'impeachment per il Presidente Giorgio Napolitano, colpevole secondo Di Pietro di firmare troppo spesso alcune leggi del nostro Governo, e in particolar modo di questa, che creerà in futuro ulteriore confusione istituzionale (ma ve lo immaginate un qualsiasi cittadino candidato in un qualsiasi centro urbano che si fa una lista e non rispetta le regole...solo perché secondo lui è tutto a posto?). Segnalo invece l'assoluzione piena del Presidente da parte del PD(meno)L;

La seconda è che il nostro Presidente Napolitano ha risposto prontamente, attraverso il sito internet del Quirinale a tutte quelle persone che lo contestano per aver firmato il Decreto Interpretativo, che ha riammesso le lista PDL in Lombardia e nel Lazio, dopo che questi non erano stati capaci (loro il primo partito italiano) di adempiere ad una normalissima regola amministrativa, che anche il partito più piccolo (!!!) ha in questi anni sempre rispettato.

In dettaglio ecco il testo di due lettere indirizzate (una a favore e una contro) al nostro Presidente, e di seguito, la pronta risposta di Napolitano:
Signor Presidente della Repubblica,
le chiedo di non firmare il decreto interpretativo proposto dal governo in quanto in un paese democratico le regole non possono essere cambiate in corso d'opera e a piacimento del governo, ma devono essere rispettate da tutte le componenti politiche e sociali per la loro importanza per la democrazia e la vita sociale dei cittadini italiani.
Confidando nella sua serenità e capacità di giudizio per il bene del Paese e nel suo alto rispetto per la nostra Costituzione.
Cordiali saluti
Alessandro Magni

Signor Presidente Napolitano,
sono a chiederle di fare tutto quello che lei può per lasciarci la possibilità di votare in Lombardia chi riteniamo che ci possa rappresentare. Se così non fosse, sarebbe un grave attentato al diritto di voto.
In fede
M. Cristina Varenna

La risposta del presidente:

Egregio signor Magni, gentile signora Varenna,
ho letto con attenzione le vostre lettere e desidero, vostro tramite, rispondere con sincera considerazione per tutte le opinioni dei tanti cittadini che in queste ore mi hanno scritto.
Il problema da risolvere era, da qualche giorno, quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici. Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall'ufficio competente costituito presso la corte d'appello di Milano. Erano in gioco due interessi o "beni" entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di "beni" egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico.
Si era nei giorni scorsi espressa preoccupazione anche da parte dei maggiori esponenti dell'opposizione, che avevano dichiarato di non voler vincere - neppure in Lombardia - "per abbandono dell'avversario" o "a tavolino". E si era anche da più parti parlato della necessità di una "soluzione politica": senza peraltro chiarire in che senso ciò andasse inteso. Una soluzione che fosse cioè "frutto di un accordo", concordata tra maggioranza e opposizioni?
Ora sarebbe stato certamente opportuno ricercare un tale accordo, andandosi al di là delle polemiche su errori e responsabilità dei presentatori delle liste non ammesse e sui fondamenti delle decisioni prese dagli uffici elettorali pronunciatisi in materia. In realtà, sappiamo quanto risultino difficili accordi tra governo, maggioranza e opposizioni anche in casi particolarmente delicati come questo e ancor più in clima elettorale: difficili per tendenze all'autosufficienza e scelte unilaterali da una parte, e per diffidenze di fondo e indisponibilità dall'altra parte.
Ma in ogni caso - questo è il punto che mi preme sottolineare - la "soluzione politica", ovvero l'intesa tra gli schieramenti politici, avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, in un provvedimento legislativo che intervenisse tempestivamente per consentire lo svolgimento delle elezioni regionali con la piena partecipazione dei principali contendenti. E i tempi si erano a tal punto ristretti - dopo i già intervenuti pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano - che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge.
Diversamente dalla bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedì sera, il testo successivamente elaborato dal Ministero dell'interno e dalla Presidenza del consiglio dei ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità. Né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione - comunque inevitabilmente legislativa - potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura.
La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l'acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali. E' bene che tutti se ne rendano conto. Io sono deciso a tenere ferma una linea di indipendente e imparziale svolgimento del ruolo, e di rigoroso esercizio delle prerogative, che la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica, nei limiti segnati dalla stessa Carta e in spirito di leale cooperazione istituzionale. Un effettivo senso di responsabilità dovrebbe consigliare a tutti i soggetti politici e istituzionali di non rivolgersi al Capo dello Stato con aspettative e pretese improprie, e a chi governa di rispettarne costantemente le funzioni e i poteri.
Cordialmente

Giorgio Napolitano

fonte sito del QUIRINALE.

Infine sottolineo che:

Non sono d'accordo con Napolitano quando scrive che non si potevano lasciare fuori le liste del PDL, in quanto quello che è successo è solo per colpa di chi si è occupato di costruire per il PDL quelle liste (evidentemente un incapace da allontanare assolutamente dalla politica). Poi quello che secondo me si poteva fare, era far slittare le elezioni nel Lazio a data di destinarsi, oppure fare come è stato fatto in Molise nel 2000, quando si è votato regolarmente nella data prevista, e poi essendoci stati degli errori madornali, sono state successivamente rifatte quelle elezioni.
Scatenare questo assurdo teatrino, ma soprattutto tirare fuori questo Decreto Interpretativo, porta tantissima benzina sul fuoco in un momento cruciale per la nostra Nazione.
Sto pensando seriamente che questa gente miri ad aizzare per bene una parte degli italiani ...tanto....l'altra dorme sogni tranquilli ...e se ne f............rega....
Sottolineo che all'estero ci stanno spertucciando e di brutto... speriamo che ...qualcuno da li... prima o poi, qualcuno torni a darci una mano ...

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Post del 6 Marzo 2010 ore 11:14

Buongiorno a tutti. Insomma .....

Da ieri sera l'Italia è una Nazione Interpretativa .... D'ora in poi i nostri politici (di oggi e di domani) in ogni paese, città, Provincia e Regione d'Italia potranno interpretare a loro piacimento qualsiasi cosa...

E' una vittoria schiacciante dei furbetti e dei potenti ... siete contenti??

L'opposizione promette di scendere in piazza... !!! :O

Il Governo vara decreto salvaliste - Il Quirinale firma
video utente youtube caleidoscoppio



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2 commenti:

Alessandro Cavalotti ha detto...

L'Italia si sta disfacendo, picconata dopo picconata. Credo che solo una massiccia adesione al voto potrebbe fermare questa degenerazione, soprattutto da parte di chi se ne starebbe a casa per protesta.

Niente Barriere ha detto...

Sono d'accordo con te. Sono strasicuro che tanta gente che ha votato il Pdl sia atterrita da quanto fatto negli ultimi tempi dai loro rappresentanti.
Se li indagano ...è colpa dei magistrati; se li critichi sei un giornalista sovversivo; se fanno la cazzata di non presentare la lista in tempo, c'è in ballo un golpe.
Ma questi, almeno una volta, una cacchio di responsabilità se la prenderanno mai? Li sentiremo mai dire, almeno una volta, "ragazzi, scusate, abbiamo fatto una minchiata..."?