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02 maggio 2010

Centrali Nucleari e Acqua, quali rischi?



di Valentina Mangia

2.596.792. Sono i metri cubi di acqua che occorrono ogni giorno per raffreddare un ipotetico reattore nucleare che generi 1000 MegaWatt. 30,05 i metri cubi di acqua al secondo. Praticamente un terzo della portata del Po a Torino. Il dato, risultato di un'equazione, è stato elaborato dall'Union of Concerned Scientists degli Stati Uniti. Altra cifra sconcertante: in Francia il 40% di tutta l'acqua consumata è usata nelle centrali nucleari (Jeremy Rifkin, da un'intervista sul blog di Beppe Grillo).

Negli ultimi tempi se ne parla molto, dato l'accordo di cooperazione nel campo dell'energia nucleare firmato tra Francia e Italia. L'intesa prevede la costruzione nel nostro paese di quattro centrali nucleari entro il 2020. Se è vero che con il nucleare ridurremmo la dipendenza energetica dai paesi d'Oltralpe (benché saremmo sempre dipendenti per quanto riguarda le miniere di uranio e la fornitura di combustibile), ne abbasseremmo il costo (l'energia elettrica costa agli italiani il 40% in più della media europea) e ne avremmo in quantità superiore, non possiamo sottovalutare, tra i vari contro, i suoi problemi legati all'acqua.

La Francia, ad esempio, seppur con risorse idriche maggiori dell'Italia, ha dovuto più volte rallentare la produzione di energia elettrica delle proprie centrali per carenza della risorsa idrica. E noi siamo uno dei paesi europei con meno precipitazioni, specialmente il sud che è spesso a rischio siccità nel periodo estivo. Sarebbe logico privarci di una grossa percentuale di acqua per avere in cambio più elettricità? Il nucleare, tra l'altro, assorbirebbe le risorse economiche da utilizzare per il solare, l'eolico e altre fonti di energia.

Un altro problema di rilevanza fondamentale è che, a tutt'oggi, non esiste ancora una soluzione allo smaltimento delle scorie radioattive. Esse non possono essere distrutte e l'unica soluzione, al momento sembra essere lo stoccaggio per migliaia di anni in depositi geologici o ingegneristici. In poche parole, sottoterra. Sottoterra significa probabile contatto con le acque sotterranee, le stesse acque che poi possono essere prelevate dai pozzi per irrigare campi o abbeverare animali.

Non a caso la ricerca di un deposito sicuro èè tra i principali obiettivi della UE e degli Usa: Sono necessari anni di studi e grandi investimenti per l'individuazione delle soluzioni migliori. In Italia, recentemente, si sono avute grosse difficoltà nello smaltire i rifiuti urbani (la situazione della Campania su tutte), in particolare nella localizzazione di un sito adatto. Per il nucleare queste problematiche si moltiplicheranno certamente. D'altronde chi vorrebbe accanto alla propria abitazione un sito per la raccolta di scorie, per di più nucleari? L'esperienza di Scansano Ionico lo dimostra. Oltre ad avere come 'vicini di casa' il plutonio (che resta altamente radioattivo per 200.000 mila anni) e l'uranio (238 milioni di anni), i cittadini di Scansano avrebbero dovuto fare i conti anche con l'acqua radioattiva. Come è successo nel sito di stoccaggio in Normandia, La Hague, dove si conservano le scorie radioattive dei 58 reattori nucleari attivi in Francia; che esso non sia a tenuta così stagna come si pensava 30 anni fa, quando iniziarono a riempirlo. Greenpeace ha reso noti i risultati di una ricerca sulla radioattività delle acque sotterranee. Il livello medio di radioattività riscontrato è di 750 Bequerels (unitù di misura per la radioattività) per litro, mentre la normativa europea prevede un limite di soli 100 Bequerels.

O più recentemente, tra i primi di luglio e la fine di settembre 2008, sempre in Francia, presso la centrale nucleare di Tricastin: 300 chili di uranio sono fuoriusciti dalla centrale e si sono riversati in un canale vicino. Cento gli operai contaminati. Non si conosce ancora l'impatto sulle falde freatiche e sono state prese misure per il consumo di acqua potabile, la pesca e l'irrigazione; le popolazioni locali sono state avvisate circa 12 ore dopo: nel frattempo hanno bevuto certamente quell'acqua, hanno pescato, hanno innaffiato i loro prati.

Ed ancora nel novembre 2008: 300 chili di boro nello stesso corso d'acqua. Tuttavia questo «incidente», come i precedenti (se ne sono verificati quattro nell'arco di pochi mesi), sono stati classificati dalla AIEA, Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, «nella norma», o meglio, detta nei termini esatti, ad un livello accettabile. Ora, accettabile non significa il limite del non rischio, ma il limite di rischio accettabile. Per la gente comune accettabile equivale a dire che in un probabile incidente (nucleare o no) non vi sono morti, né impatti sanitari. Ma le cose non stanno così. Accettabile significa invece un certo numero di morti su un totale di migliaia di abitanti legati ai rischi delle centrali nucleari, scorie e miniere di uranio. Insomma, si desume che «accettabile» è un concetto alquanto relativo. Possiamo parlare di relativo e accettabile quando in ballo c'è la salute delle persone e quella del pianeta?

In Germania, alla fine degli anni '60, nella Bassa Sassonia si sono stoccati 126 mila fusti di scorie radioattive nel deposito di Asse, ricavato da una miniera di sale. Ebbene 10 anni dopo alla miniera si è avvicinata l'acqua, proveniente da una falda a sud, ed ha corroso i fusti (le perdite di sostanze radioattive sono state rilevate per la prima volta nel 1988 e rese pubbliche nel 2008) I geologi avevano detto che il sito era sicuro. Per estrarre queste scorie occorrono 2 miliardi di euro; ma soprattutto tanto è il tempo stimato: 20 anni. E non parliamo di settimane o mesi. Anni. In tutto questo tempo come si eviterà il contatto con le acque sotterranee?

Paghiamo una cifra elevata e per di più lasciamo un pesante eredità alle generazioni future. Stime indicano che nel 2020 tre miliardi di persone al mondo potrebbero non avere più acqua.

Non è il semplice «fanatismo ecologico» (come lo ha definito il nostro premier) che ci ha impedito la costruzione, sin'ora, delle centrali nucleari, ma forse giusto un po' di prudenza per difendere un bene di primaria importanza (a detta degli studiosi, la nuova risorsa fondamentale da proteggere nei prossimi anni) come lo è l'acqua.




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